I contadini indiani vincono la battaglia con la PepsiCo sulle patate brevettate

Vittoria per i contadini del Gujarat: la PepsiCo ha deciso di ritirare le richieste di risarcimento nei confronti di nove contadini indiani, accusati di avere coltivato, senza permesso, varietà di patate registrate o brevettate dalla multinazionale.

Vittoria per i contadini del Gujarat: la PepsiCo ha deciso di ritirare le richieste di risarcimento nei confronti di nove contadini indiani, accusati di avere coltivato, senza permesso, varietà di patate registrate o brevettate dalla multinazionale. Lo ha reso noto un portavoce del gigante globale dell’alimentazione. La PepsiCo, che usa quel tipo di patate per le chips vendute sul mercato indiano col marchio Lays, ha accettato di addivenire a un accordo dopo l’intervento del governo del Gujarat, che si è schierato con gli agricoltori e ha affermato che rivestirà un ruolo di controllo. La soluzione è stata salutata dalle associazioni dei coltivatori con grande soddisfazione, perché rappresenta un successo: “in questo modo” dicono gli attivisti “si è evitato un pericoloso precedente che avrebbe minacciato i contadini di tutta l’India”.

A fine aprile era uscita la notizia che la multinazionale aveva fatto causa ai contadini indiani chiedendo un risarcimento che li avrebbe messi in ginocchio, ma la sollevazione a difesa degli agricoltori ha sortito per loro effetti positivi. Quella in questione è la varietà di patata detta FC5, che ha un livello di umidità inferiore alla patata media. Ciò la rende particolarmente adatta a essere impiegate per preparare snack, quelli che Pepsi imbusta sotto il nome Lay’s. La PepsiCo aveva chiesto 125mila euro a ciascun agricoltore accusandoli di aver violato il diritto di copyright. L’azione della compagnia, avevano denunciato gli attivisti è “contro la sovranità alimentare” e la “sovranità delle nazioni”, come aveva detto Kapil Shah del gruppo Jatan, impegnato nella difesa degli agricoltori.

Fonte: ilcambiamento.it

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Amianto, presentato il Piano nazionale

Questa mattina a Casale Monferrato (Al) si è tenuto l’incontro di presentazione del primo Piano Nazionale Amianto.

FIRMA ACCORDO TRA CARABINIERI N.A.S E REGIONE TOSCANA

 

Un momento storico, atteso da oltre trent’anni, al quale era presente anche il Ministro della Salute Renato Balduzzi; approvato il 21 marzo scorso, il Piano si pone nobili obiettivi di cura, conoscenza, informazione e bonifica sul tema amianto:

Abbiamo risollevato la questione dei danni dell’amianto da un certo oblio, mentre dobbiamo tenere sempre alta l’attenzione per vincere una battaglia molto difficile come quella della ricerca.

ha dichiarato stamattina Balduzzi.

Il Piano Nazionale Amianto, attualmente in fase di rifinitura sul tavolo della Conferenza unificata (Stato, Regioni, Province e Comuni) definisce le linee di azione da intraprendere nel medio e nel lungo periodo rispetto alla tutela della salute, dell’ambiente e della sicurezza sul lavoro; le considerazioni della Conferenza unificata sono attese giovedì prossimo e, successivamente, sarà materia per il Parlamento. Balduzzi ha inoltre annunciato che al tavolo di confronto coordinato dal Ministero del Lavoro, per l’istruzione e l’attuazione dell’area di intervento su lavoro e tutela previdenziale, prenderà posto anche l’Avvocatura generale dello Stato, in modo tale da valutare anche come si possano aiutare legalmente le parti lese nel processo Eternit.

Il Piano Nazionale Amianto pone l’Italia, secondo Balduzzi, ad essere un riferimento europeo nella lotta all’asbesto:

[…] tutto l’amianto è considerato dalla comunità scientifica internazionale come pericoloso. […] Negli ultimi vent’anni non erano stati fatti molti passi avanti e abbiamo voluto dare una svolta, consentendo a tutti gli specialisti, non solo a livello nazionale, di lavorare insieme. Per questo abbiamo posto il problema a livello europeo e l’Italia è diventata il punto di riferimento del cammino europeo su questi temi, avendo avuto il mandato di organizzare la rete europea dei centri nazionali di riferimento per quanto riguarda la cura e la ricerca sul mesotelioma pleurico. […] Abbiamo coinvolto l’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro di Lione e l’Organizzazione mondiale della Sanità perché non dobbiamo farci strumentalizzare.

Obiettivi primari del Piano sono quello di migliorare la conoscenza epidemiologica del fenomeno e la sua dimensione sul piano nazionale (in Italia il 99% dell’amianto presente è ancora da bonificare, ma buona parte di questo va prima individuato), migliorare la qualità della valutazione del rischio e la sorveglianza socio-sanitaria, aumentare la capacità di diagnosi precoce delle malattie correlate all’asbesto incrementando anche una maggior conoscenza civile del problema e delle patologie e attraverso l’istituzione di banche di campioni biologici. Balduzzi ha lodato inoltre il lavoro che i media fanno sul tema amianto, grazie al quale è potuto emergere il problema dell’asbesto in tutto il suo terribile dramma, anche se la disinformazione, a livello planetario, sul tema resta ancora troppo viva. Ma quando sarà pronto il Piano ufficiale?

Spero che, se la Conferenza unificata darà parere favorevole, tra la fine di aprile e l’inizio di maggio si possa fare la presentazione “ufficiale” del Piano nazionale amianto, con il coinvolgimento sia degli organi istituzionali e degli enti locali e di ricerca, sia delle rappresentanze dei cittadini e dei familiari delle vittime.

ha spiegato Balduzzi.

Fonte: Agi

L’EMILIA ROMAGNA E’ LA PRIMA REGIONE ITALIANA A VIETARE LA DETENZIONE A CATENA PER I CANI

Canecatena

 

Il burrascoso iter del progetto di modifica della Legge N.5 del 2005 sul benessere animale in Emilia Romagna è giunto ieri all’epilogo sperato e caldeggiato da tutti coloro che combattono per il rispetto dei diritti animali: la nuova legge regionale vieta infatti, per la prima volta in Italia, la detenzione dei cani alla catena. Questa vergognosa forma di detenzione, purtroppo molto diffusa, provoca gravi danni fisici e psichici e rappresenta a tutti gli effetti un maltrattamento.

La battaglia ingaggiata dagli animalisti per ottenere questo importantissimo risultato era partita alcuni mesi fa con lo sciopero della fame di un animalista di Ravenna, Davide Battistini, e portata poi avanti dalle associazioni che hanno raccolto firme e si sono battute fino all’ultimo affinché non venissero apportate modifiche peggiorativa alla legge.

Un’altra importante innovazione è rappresentata dalla possibilità di ricevere la visita del proprio cane o animale da compagnia per le persone ricoverate in ospedali, case di cura o di riposo: un provvedimento illuminato che prende finalmente in considerazione l’importanza e il valore del rapporto uomo-animale.

L’Emilia Romagna ha creato un precedente di civiltà che ci auguriamo possa diventare il termine di paragone per tutte le altre regioni italiane. A tutti coloro che hanno dato voce a chi non può difendere da solo i propri diritti, va il nostro più sentito GRAZIE!

 

Fonte: oipa – Coscienze in rete

 

Aria, l’appello di GenitoriAntiSmog: “Firma la petizione per l’intervento UE contro le infrazioni italiane”

Continua la battaglia di GenitoriAntiSmog (GAS): una petizione per raccogliere le firme affinché la UE avvii una nuova procedura contro l’Italia per le infrazioni della Direttiva Europea 2008/50/CE sulla qualità dell’aria, legate ai limiti di emissioni inquinanti non rispettati ormai da 8 anni e senza sanzioni

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L’Italia continua a violare le norme europee sulla qualità dell’aria a tutela della salute umana e secondo GenitoriAntiSmog la minaccia di sanzioni comunitarie è l’unico strumento che come cittadini gli italiani hanno per risolvere il problema inquinamento atmosferico. “Visto che l’Italia non si dà le regole da sola, facciamocele dare dall’Europa e almeno otteniamo di condurre i nostri politici a fare qualcosa”, sostiene GAS. Se l’Italia e le Regioni rispettassero le norme e i limiti sugli inquinanti dell’aria, continua l’appello di GAS, ogni anno nel nostro paese si risparmierebbero migliaia di morti e decine di migliaia di ricoveri causati dall’esposizione agli inquinanti. Eppure da anni quasi nulla viene fatto per rientrare nei limiti e l’Italia è già stata condannata dalla Corte Europea di Giustizia nel dicembre 2012. L’Italia vìola, costantemente e ormai da 8 anni, le norme della Direttiva Europea sulla qualità dell’aria, senza sanzioni. GenitoriAntiSmog chiede ai cittadini di obbligare l’Italia a rispettare le norme sulla qualità dell’aria, firmando la petizione alla Commissione e Parlamento europei presente sul suo sito.

Fonte: eco dalle città