Il Giappone torna a uccidere le balene. Allora boicottiamo i prodotti giapponesi!

Il Giappone ha annunciato che riprenderà a uccidere le balene, senza se e senza ma. Come fa la Norvegia. Ma possiamo fare di più che restare semplicemente a guardare. Boicottiamo i prodotti giapponesi, ce ne sono un’infinità! E scriviamo al governo norvegese. Facciamo sentire le nostre voci e facciamo pesare il nostro denaro.

Le balene sono animali socievoli, pacifici, intelligenti. Somigliano dunque ai migliori tra gli esseri umani. Sono perfino in grado di immedesimarsi empaticamente in esseri di altre specie, come testimoniano tutti quelli che le hanno studiate vivendo per lungo tempo a contatto con loro. Le balene allevano i loro piccoli con attenzione e amore, li proteggono, giocano con loro, li educano; formano branchi che sono grandi famiglie allargate e hanno relazioni affettuose e solidali che durano tutta la vita. Le balene sono longeve, non si sa esattamente quanto; si sa che ci sono balene di sessanta e ottanta anni, e si sa che le balene hanno ricordi tenaci e sentimenti profondi. Le balene franche abbracciano i loro piccoli con le pinne laterali, li tengono sul ventre mettendosi a pancia in su e con una delle pinne li accarezzano a lungo per calmarli quando sono agitati. Le balene hanno una cultura complessa; i maschi delle megattere compongono lunghe canzoni, che durano dai quindici ai trenta minuti, che seguono le stesse regole musicali delle canzoni e composizioni umane, che spesso sono in rima come i nostri poemi, che si trasmettono e vengono ripetute da tutti i maschi della tribù con piccole variazioni e abbellimenti che ognuno apporta; canzoni che hanno significati precisi anche se noi non li abbiamo ancora capiti, e le rime servono, come servivano a noi umani, per ricordarle meglio.

Le balene sono state portate sull’orlo dell’estinzione da una caccia spietata condotta furiosamente per più di un secolo a scopo di lucro. Dall’invenzione del cannone spara arpione, nel 1864, all’anno della moratoria sulla caccia alla balena, nel 1986, le balenottere azzurre sono passate da 250.000 a 10.000, le balenottere comuni da 600.000 a 50.000, le megattere dalle lunghe canzoni da 150.000 a 25.000.

Oggi le balene sono minacciate dall’apocalittico inquinamento degli oceani e dalla pesca industriale che sta svuotando i mari e le fa morire di fame; si calcola che 300.000 balene vengano uccise ogni anno dall’inquinamento, dalla fame, dalle reti lunghe decine di chilometri della pesca industriale, dagli scontri con navi e navigli vari, ciononostante i giapponesi hanno deciso di  infischiarsene di tutto ciò, di uscire dalla Commissione Baleniera Internazionale, l’organismo che regola e pone dei freni alla caccia alle balene, e di riprendere a cacciarle senza se e senza ma.

Questo comportamento potrebbe essere una sintesi del capitalismo estremo dei tempi in cui viviamo: non si molla una fonte di profitto, non si rinuncia a una preda, non si retrocede di fronte alla distruzione del bene comune, anzi, ci si accanisce per distruggerle e farne un possesso esclusivo. E la balena, con la sua pacifica maestà, i difensori delle balene con la loro umana compassione, sono nemici da togliere di mezzo per dominare e trionfare. Soldi, privilegi, potere: questo è il sistema in cui viviamo e il sistema che ci sta uccidendo; un sistema demente e disumano che selezione ai suoi vertici i più disumani e dementi. La compagnia di pesca industriale Kyodo Senpaku Kaisha, con la complicità del governo giapponese che la sovvenziona abbondantemente e ne porta avanti gli interessi, e con l’acquiescenza delle istituzioni sovranazionali, ha perpetrato finora il massacro delle balene mascherato da ricerca scientifica. Non è la sola, ci sono anche i norvegesi a massacrare le balene, e senza neanche mascherarsi. Ora anche i giapponesi hanno deciso di gettare la maschera e sfidare con arroganza e disprezzo ambientalisti e scienziati che da decenni lottano per la sopravvivenza e la salvaguardia dei cetacei. D’altro canto, come i pirati che sono, gli equipaggi delle baleniere giapponesi solcano gli oceani armati fino ai denti, tanto che Sea Shepherd ha rinunciato a contrastarli: non aveva più i mezzi per farlo, il governo giapponese ha fatto una legge che equipara i difensori delle balene a terroristi internazionali, dando agli assassini di balene la facoltà legale di uccidere anche gli umani difensori delle stesse. Il consumo di carne di balena è ormai residuale anche in Giappone, le flotte baleniere costano ai contribuenti di ogni dove molto di più di quello che guadagnano i loro padroni. Perché dunque tanta ostinazione norvegese e giapponese? Proviamo a pensarci un po’ su. Intanto, dando per scontato che la malattia mentale circoli allegramente nel mondo moderno e soprattutto nei ceti dominanti di tale mondo, uccidere le balene li fa sentire potenti, padroni della vita, supereroi negativi, che è la cosa che gli piace di più. Poi, qualcosa ci avranno investito nella flotta baleniera, e dunque bisogna che l’investimento renda a tutti i costi e, se adesso non rende, domani chissà. Infatti governo giapponese e governo norvegese si pongono l’obiettivo di diffondere e pubblicizzare il consumo di carne di balena e, avendo per ora la quasi esclusiva di questa caccia, far fare tanti soldini ai loro capitalisti-balenekillers. Stanno già studiandosi di esportare la carne di balena in tutto il mondo, dopo aver modificato le leggi internazionali che ne proibiscono  l’esportazione, la vendita e il consumo negli altri paesi. Come faranno? Ma è semplice! Come il capitalismo globale ha ottenuto tante altre leggi: corrompendo, minacciando, accordando e accordandosi. I soldi non hanno odore, non si sente il puzzo di morte e decomposizione nelle carte di credito e nelle azioni bancarie. E poi, però, come faranno a convincere el pueblo a consumare carne di balena? Che domanda. In una società in cui buona parte della gente è quasi totalmente sconnessa dalla realtà, dove convinti animalisti mangiano bistecche di manzi allevati intensivamente, ambientalisti viaggiano in SUV, difensori dei diritti umani si vestono con le magliette fatte dalle schiave del Bangladesh, volontarie del canile indossano giacconi col collo di pelo di cane o di coyote trucidati crudelmente, antimperialisti vanno su e giù per il pianeta in aereo consumando ettolitri di petrolio per il quale sono stati distrutti interi paesi dall’imperialismo… che problema ci sarà? Qualche film in cui gente di successo mangia delle belle bistecche di balena, qualche cuoco famoso che le cucina in televisione, un esperto dietologo che dice quanto fa bene la carne di balena per mantenerci giovani e in forma anche a cent’anni… et voilà, l’ennesimo sporco gioco è fatto! Ma noi, che del tutto sconnessi dalla realtà non siamo, vediamo di non farci prendere in contropiede. Dunque, per questi signori (chiamiamoli così, anche se non lo pensiamo) l’unica cosa che conta è il denaro, e allora solo nel denaro possiamo colpirli e, visto che governo giapponese e governo norvegese sono attivi complici della carneficina a scopo di lucro, boicottiamoli. Boicottiamo le loro economie. Una bella letterina all’ambasciata norvegese (emb.rome@mfa.no) per dire che non andremo in Norvegia e non compreremo i loro prodotti fino a che non cesserà la caccia alla balena. Forse non inciderà molto sull’economia di un paese che vive di petrolio ma, visto che tengono così tanto anche ai soldi che procura la carne di balena, forse ci faranno un pensierino. Quanto al Giappone, i prodotti delle sue multinazionali sono tra noi, in quasi tutte le case (o i garage) occidentali. Casio, Sony, JVC Kenwood, Pentax, Nikon, Canon, Mitsubishi, Panasonic, Epson, Toshiba, Seiko, Honda, Mazda, Nissan, Subaru, Suzuki, Toyota, sono tra quelle più conosciute.

Non compriamo più i loro prodotti finché il governo giapponese sosterrà la caccia alla balena. “Dividi et impera” è il motto dei dominatori, ma possiamo dividere anche loro. “Dividi l’Impero” è lo scopo dei boicottaggi. Sarà meglio per il governo giapponese perseguire gli interessi della Kyodo Senpaku Kaisha o quelli delle altre compagnie giapponesi? E questi interessi dipendono da noi consumatori. Il 2019 forse sarà l’anno del massacro indiscriminato delle balene. O forse sarà l’inizio della fine di un capitalismo piratesco giunto ormai alla pazzia furiosa, e che sta contagiando la cultura e i sentimenti di tutti. Solo noi possiamo deciderlo, con le nostre lotte ma anche coi nostri comportamenti coerenti e consapevoli. Non sarà comodo ma sarà felicemente liberatorio, umano e dignitoso.

Fonte: ilcambiamento.it

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Australia “delusa” dalla ripresa della caccia alle balene giapponese

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La mattanza delle balene è ricominciata e in tanti si stanno mobilitando per salvare i grandi cetacei. L’Australia si è detta “estremamente delusa” dalla decisione del Giappone di riprendere la caccia alla balena nell’Oceano antartico. Il primo ministro australiano Malcolm Turnbull, nell’imminenza di colloqui col premier nipponico Shinzo Abe, ha rilasciato, in merito alla questione, una dichiarazione molto severa. La flotta di baleniere giapponesi dovrebbe navigare questo mese nell’Oceano antartico dopo un anno di pausa. Questa decisione ha provocato la protesta formale di 33 paesi, a partire da Australia e Nuova Zelanda. Nella prima visita in Giappone del premier australiano si discuterà di diversi argomenti, dalla cooperazione nella difesa all’economia, ma la questione balene è comunque in agenda. “Noi riconosciamo che questo è un punto sul quale c’è una differenza di opinioni”, ha detto Turnbull. E ha aggiunto che nonostante Giappone e Australia siano “buoni amici”, le due parti “saranno franche sulle differenze di opinione che verranno poste sul tavolo e cercheranno di risolverle”. Contrariamente alla posizione della Corte di giustizia internazionale che nel 2014 aveva messo in dubbio le finalità scientifiche della caccia, il Giappone ha ribadito nelle scorse settimane il proprio diritto alla caccia, spiegando che non esiste alcun dato secondo il quale questo tipo di attività metta a rischio la sopravvivenza delle balene. Quattro le baleniere che hanno preso la rotta del Sud: secondo quanto annunciato saranno 333 gli esemplari cacciati in questa stagione, vale a dire circa un terzo di quanto fatto negli scorsi anni.

Fonte:  Askanews

Massacro di balene pilota alle Isole Far Oer, ancora una denuncia del Capitano Paul Watson

La foto che vedete in alto è stata postata dal capitano Paul Watson di Seashepherd sulla pagina Fb. Si riapre così lo scenario sulla strage di balene pilota che si compie ogni anno alle Isole Far Oer, che continua a indignare il mondo.strage-delfini-2-620x350

L’usanza è vecchia di secoli e corrisponde un po’ alla nostra mattanza, in quanto vi prendono parte un po’ tutti gli abitanti delle Isole Far Oer. I cetacei oggetto della caccia sono globicefali conosciuti con il nome di balene pilota e la caccia è regolamentata per cui deve avvenire con l’uso di coltelli. Gli abitanti delle Far Oer si oppongono alle richieste di sospensione della caccia poiché rivendicano la loro tradizione dell’uso dei cetacei nell’economia locale. La mattanza si compie ogni estate e proprio il fondatore di Sea Shepherd dalla sua pagina personale ha rilanciato pochi giorni fa l’appello a sospendere questa usanza.strage-delfini-620x350

La questione è ancora molto aperta e dibattuta e sotto trovate le parole scritte dal Capitano Paul Watson così come postate sulla sua pagina Fb come bilancio di un anno di attività di Sea Shepherd:

Il mese di luglio sta volgendo al termine. Un anno fa proprio in questa settimana ho lasciato l’Europa per dirigermi attraverso l’Atlantico del Nord. Da allora ho attraversato l’Atlantico del Sud, Nord e Sud Pacifico, l’Oceano del Sud, l’Oceano Indiano e poi di nuovo al centro del Sud Pacifico. E ’stato un anno pieno di mare e di certo un’esperienza epica. Sea Shepherd deve affrontare molte sfide da quest’anno e ci saranno molte più sfide negli anni a venire, ma mi incoraggiano i cambiamenti all’interno di Sea Shepherd non più organizzazione ma oggi un movimento globale, un movimento cooperativo di numerosi enti nazionali tutti incentrati sulla tutela di quella parte del nostro pianeta che ci dà la vita : gli oceani. Sì, abbiamo più nemici che mai e siamo più sotto pressione con le nazioni dei rinnegati ecologici come il Giappone, l’Islanda, le isole Færøer, Costa Rica, Namibia e altri. Questo è naturalmente indica più di ogni altra cosa che Sea Shepherd sta avendo un impatto. Se ciò che facciamo è stato facile, allora tutti saprebbero farlo. C’è un famoso detto che se non si vuole fare i nemici – non fare nulla. Sea Shepherd è per fare le cose: sia se è da prenderne atto, sia per interventi, sia per difendere habitat, sia per salvare la vita dei cittadini del mare. Sea Shepherd USA sta combattendo le baleniere giapponesi nei tribunali americani. Australia e Nuova Zelanda stanno combattendo i balenieri giapponesi presso la Corte internazionale di giustizia dell’Aia. Sea Shepherd UK sta combattendo i bracconieri di tonno maltesi nei tribunali britannici. Sea Shepherd Francia si batte per gli squali in La Reunion e contro bracconieri nei tribunali francesi. Sea Shepherd USA continua a rispettare l’ingiunzione concessa ai balenieri giapponesi e non interverrà contro la baleniera giapponese illegale e continuerà a farlo fino a quando il provvedimento resterà in vigore. Abbiamo Guardiani dall’ in Oregon al Giappone e Stiamo lottando per la protezione dei pesci al di fuori delle barriere delle Hawaii e siamo al lavoro con i vari governi di tutto il mondo per difendere gli squali dai bracconieri. I nostri programmi di ricompensa sono sempre attivi. Nel mese di giugno ho messo una ricompensa 30.000 dollari per la cattura della persona o delle persone responsabili dell l’omicidio di Jairo Mora Sandoval in Costarica. Abbiamo una ricompensa per chi fornisce informazioni che portino alla cattura della persona o delle persone che hanno ucciso un delfino questo ultimo fine settimana in Cornovaglia. Abbiamo una ricompensa in Florida,Nuova Zelanda e California per chi fa catturare le persone che hanno commesso crimini contro la fauna selvatica. Sea Shepherd Bretagna sta salvando uccelli marini e portando bracconieri in tribunale. Sea Shepherd Hong Kong sta lavorando duramente contro il commercio di squali. Altri progetti sono in corso in Cile, Brasile, Spagna, Italia, Sud Africa, Paesi Bassi, Danimarca, Germania, Ungheria, Belgio, Costa Rica e in Nuova Zelanda. Sea Shepherd Olanda questa estate sta lavorando in collaborazione con Ocean Alliance sulla nave Odyssey per operazioni di ricerca nel Golfo del Messico come parte dell’Operazione Toxic Golfo. Sea Shepherd Ecuador continua a lavorare in collaborazione con i rangers del Parco Nazionale delle Galapagos e la polizia federale ecuadoriana per pattugliare il Parco Nazionale Riserva Marina delle Galapagos. Sea Shepherd Australia ha la responsabilità di organizzare e finanziare l’Operazione Relentless per cui torna per il 10 ° anno nell’Oceano Antartico per difendere le balene dal massacro illegale da parte del Giappone nel Santuario delle Balene. Sea Shepherd Malesia è nato proprio questo mese e abbiamo persone che lavorano per stabilire sedi in Ucraina e Maldive. Non vi è dubbio che la Sea Shepherd è un movimento completamente internazionale che opera nelle acque di tutti i continenti del pianeta, tra cui l’Antartide naturalmente. I documentari di Operation No Compromise sino attualmente in corso di modifica per la sesta stagione di Whale Wars su Animal Planet, che dovrebbe andare in onda alla fine di quest’anno prima del ritorno delle navi nell’Oceano Antartico per Operation Relentless. La flotta di Sea Shepherd ha cinque navi per una stazza lorda di 2.250 tonnellate. Questo ci fa competere con Marine come quelle della Namibia, con 1.762 tonnellate, Ghana con 1.324 tonnellate e la Nigeria con 2.170 tonnellate. Soprattutto Sea Shepherd continua a mantenere un record impeccabile di non-violenza. Non una singola persona ferita o uccisa da quando siamo nati nel 1977. Né abbiamo avuto una sola condanna penale. Sea Shepherd sostiene la legge non va contro. Operiamo in conformità con le linee guida della Carta mondiale delle Nazioni Unite per la Natura che permette interventi da parte di organizzazioni non governative. Quello che trovo veramente sconcertante è che le stesse persone che accusano Sea Shepherd di essere pirati supportino una organizzazione mercenaria come Blackwater, non governativa che uccide le persone e che è di proprietà di Monsanto. E ‘un mondo complesso quello della politica, della cultura, del diritto e dell’economia che va in opposizione alle leggi naturali di ecologia. Sea Shepherd ha lavorato per trovare soluzioni in modo aggressivo ma non violento e abbiamo fatto progressi significativi nel corso degli anni. Siamo più forti oggi di quanto siamo stati un anno fa e saremo più forti tra un anno di quanto non siamo oggi.

Fonte: ecoblog