Come si recuperano gli avanzi? Rispondono le formichine salvacibo della classe IV D

Per ogni alimento che avanza c’è una seconda vita, “basta pensarci e rimboccarsi le maniche”, parola delle formichine salvacibo della VI D dell’Istituto comprensivo “T.Grossi”381357

La classe IV D continua il suo viaggio tra il mondo degli sprechi e su come evitarli. I bambini e le bambine si trasformano in piccole formichine e raccontano come nelle proprie case cercano di sfruttare ciò che si avanza, con l’aiuto di formiche adulte, mamme, papà, nonni…..

Alcune domande ci incuriosiscono e cerchiamo le risposte, confrontandoci:
1) Cosa fare quando comperiamo troppo PANE e diventa raffermo?
2) Cosa fare quando avanza l’ARROSTO e ci stanchiamo di mangiarlo?
3) Cosa fare quando c’è troppo LATTE FRESCO e sta per scadere?
4) Cosa fare se abbiamo TANTA E TANTA FRUTTA?

Troppo PANE???? Rispondono alcune formichine:
Emanuele: “BRUSCHETTE e PANGRATTATO”
“CROSTINI AL FORNO, per il brodo o il passato di verdura”, dice Pietro
“MINESTRA DI PANE, SFORMATO DI PANE” aggiunge Alessandro, un vero intenditore
“L’OTTIMA TORTA DI PANE!” esclama Dario

Ancora ARROSTO? Ecco i suggerimenti di…
Derick: “POLPETTE, RAGU’, TRITA”, lo dice una formichina filippina
Giulia: “Sicuramente il POLPETTONE!”
“Gli SPIEDINI” diventano una squisitezza, consiglia Giada insieme alla “formica sorella maggiore”

Ma quanto LATTE abbiamo comprato, oggi?
Nessuna paura: non si consumerà nemmeno una goccia perché diventerà PURE’, BUDINO, BESCIAMELLA, PANNACOTTA, RISO E LATTE, GELATO, CIOCCOLATA dicono tutti in coro.

E la fantasia non manca nemmeno se abbiamo in casa troppa frutta.
“La MARMELLATA…” lavoro un po’ lungo ma golosissimo…dice Andrea
“Per fare più in fretta, preparo una MACEDONIA” afferma Anna
Carolina invece gusta un buon FRULLATO
“TORTA o CROSTATA DI FRUTTA” gnam,gnam,gnam…per Giovanni, Elena, Ginevra, Giulia
“FRUTTA COTTA per il nonno e GELATO per me”, aggiunge Alessandro
” La SPREMUTA, come hai fatto tu maestra l’anno scorso con le arance della refezione…” ricordano Mattia e Veronica.

(to be continued…..)

Fonte:  ecodallecitta.it

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Le ricette della nonna per riciclare gli avanzi: #nunsijettalumangià

Nella settimana europea della riduzione dei rifiuti ecco un dolcissimo video di una nonnina che insegna al giovane nipote a riciclare gli avanzi

Lei è nonna Concetta (in alto nel video) e per la Settimana Europea per la riduzione dei rifiuti 2014 (SEER 2014) dedicata quest’anno alla lotta allo spreco alimentare, ci svela un paio di ricette veramente interessanti per riciclare gli avanzi in cucina. La pasta che resta nelle buste può essere spezzata per comporre la “pasta del monaco” mentre se la pasta avanza dal pranzo già cotta la si riscaldata con passata di pomodoro e pane duro diventa una splendida zuppa, detta pancotto, perfetta per le fredde sere invernali. La sapienza dei nostri nonni, in fatto di lotta allo spreco alimentare era proverbiale: in passato gettare via il cibo era considerato un peccato mortale perché il cibo era poco e non solo andava diviso ma anche era importante non sprecarlo. L’idea di coinvolgere i nonni, gli anziani, nelle ricette di riciclo degli avanzi di cucina è del gruppo Positivo Si Cambia che invita tutti gli internauti a partecipare alla sfida: creare una ecoRicetta in cui vi sia almenti un ingrediente derivato da un avanzo. Poi bisogna scrivere gli ingredienti e spiegare la ricetta condividendo o un video o la foto della preparazione sulla pagina del gruppo facebook usando gli hastag #nunsijettalumangià e ‪#‎serr14. Tra le proposte giunte anche le ricette di nonna Teresa che racconta come non gettare via il pane vecchio di uno o due giorni con la preparazione di uno squisito dolce.

Voi avete ricette da suggerire per non gettare via il cibo?

Fonte: ecoblog.it

Unione Italiana Ristoratori: “Portarsi a casa gli avanzi? E’ giusto. Gli italiani si vergognano, i turisti no”.

“Se un cliente chiede di potersi portare a casa il cibo avanzato non c’è nessun motivo per non fornirgli questo servizio. Il problema è che non lo fa quasi nessuno, si teme la brutta figura. E invece è un modo intelligente per non sprecare, né cibo né denaro” Intervista a Mario Palmieri (Vicepresidente UIR)380127

Andare al ristorante, non riuscire a terminare il cibo ordinato, e non trovare il coraggio di fermare il cameriere che porta via il piatto, perché chiedere di incartarci gli avanzi “pare brutto”. Una scena tanto comune in Italia quanto incomprensibile per un turista americano, fedele alla filosofia della doggy bag.  Di doggy bag si cominciò a parlare negli anni Settanta, quando il termine divenne di moda fra la stampa statunitense. Fin dall’inizio però, il riferimento al presunto cane in trepidante attesa di una pappa da chef, ebbe un carattere sostanzialmente ironico: non sempre le pietanze contenute nelle doggy bags finivano nella ciotola del quadrupede. Soprattutto quando l’avventore era perfettamente consapevole di non possedere alcun quadrupede.

Ma allora perché in Italia la prassi di portarsi a casa gli avanzi fa così fatica a farsi strada? Sono gli italiani che si vergognano o i ristoranti che non collaborano? Ne abbiamo parlato con Mario Palmieri, Vicepresidente di Unione Italiana Ristoratori.  “Il cliente ha tutto il diritto di portarsi a casa il cibo che non è riuscito a terminare, e – sempre che ne faccia richiesta – la cosiddetta doggy bag, per quanto il termine sia fuorviante, è una prassi condivisa e diffusa fra i ristoratori. Ma è la domanda ad essere scarsissima. Non ci dovrebbe essere nessuna preclusione da parte dei ristoratori, e infatti non c’è, ma sono i clienti a non avere questa abitudine, che invece in altri Paesi, e negli Stati Uniti in particolare, è assolutamente banale. In Italia ci si vergogna. Si ha paura del giudizio, e non solo del ristoratore, ma anche di chi è seduto agli altri tavoli. Farsi impacchettare il cibo avanzato viene ancora percepito come un segno di povertà, di bisogno”.

Secondo un sondaggio on line pubblicato da Coldiretti, un italiano su tre si sarebbe portato a casa gli avanzi almeno qualche volta, e il 10% lo farebbe regolarmente. Un risultato che sembrerebbe trovare ben pochi riscontri empirici…

Infatti non è assolutamente così. Può capitare nei locali più frequentati dai turisti, soprattutto in città come RomaFirenze o Venezia, dove forse si arriverà ad un 15-20% di richieste, ma non certo fra i locali, soprattutto se non sono giovanissimi. Fra i ragazzi è un po’ diverso, ci si fa meno problemi, ma non parlerei certo di una prassi a cui gli italiani siano avvezzi. Va anche detto però che l’opportunità di chiedere una doggy bag dipende anche dal genere di ristorante. Di solito ci si fa incartare il pesce, un buon secondo, piatti di qualità e serviti in porzioni abbondanti. Non avrebbe molto senso farlo in un luogo dozzinale o in un ristorante dalla cucina minimal insomma…
Al di là della timidezza del cliente, i ristoratori sono sempre attrezzati per venire incontro a un’eventuale richiesta?
Sarebbe un guaio se non lo fossero: per impacchettare gli avanzi di un pasto bastano delle vaschette di alluminio, mi sembra improbabile che una cucina di un ristorante non sappia dove trovarle. Oltretutto non sono necessari contenitori che garantiscano particolari prestazioni termiche, a differenza degli imballaggi da asporto per il take away. Se ordino una pizza mi aspetto che il cartone in cui è contenuta non la lasci raffreddare, ma se chiedo che mi mettano da parte gli avanzi di un pasto non pretendo certo che arrivino a casa ancora caldi.

Poco a poco cambieranno idea gli italiani?

Io credo di sì, ma sarebbe importante riuscire a diffondere una nuova filosofia della ristorazione, che in qualche modo aiuti il cliente a fare la richiesta, magari esplicitando questa possibilità per vincere l’imbarazzo.
Se la parola doggy bag è fuorviante, come si potrebbe chiamare?

Forse non ci ha ancora pensato bene nessuno. Così su due piedi, mi viene in mente qualcosa di un po’ buffo, come “fruizione del pasto risparmioso”. O “Spending review menu”. No, non è facile. Ma il concetto deve essere questo: non c’è nulla di cui vergognarsi a portarsi a casa gli avanzi. Al contrario, è un bel messaggio contro lo spreco, di denaro e di cibo.

Fonte: ecodallecitta.it

TU QUANTO CIBO SPRECHI? LA GIORNATA MONDIALE DELL’AMBIENTE

LA BATTAGLIA DELL’ONU CONTRO GLI ALIMENTI BUTTATI VIA

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Si è celebrata in tutto il mondo la Giornata mondiale dell’ambiente, dedicata agli sprechi di cibo. La Fao stima che ogni anno nel mondo vengano buttate via 1,3 miliardi di tonnellate di avanzi, cioè un terzo di tutto il cibo prodotto. E’ il quadruplo di quanto servirebbe a nutrire gli 868 milioni di persone che nel mondo soffrono la fame. Quanto spreca ciascuno di noi? Secondo un istituto di ricerca della Barlla, rivela Panorama, sotto accusa Nord America ed Europa. L’americano medio butta nel cestino ogni giorno una quantità di cibo pari a 1.334 chilocalorie, mentre un europeo ne spreca 720. Quindi due cittadini occidentali sprecano in un giorno 2054 chilocalorie: l’intero fabbisogno calorico medio di una persona. E non finisce qui. Stando alle stime di Last Minute Market, per produrre il cibo che poi nei Paesi ricchi ciascuno di noi butta nella spazzatura sono stati impiegati 60 metri cubi d’acqua (pari a 40.000 bottiglie da litro e mezzo) e 832 metri quadri di terra arabile, che corrispondono a due campi da basket.  Allarmanti, poi, i dati sugli sprechi alimentari italiani. Perché sono responsabili di 4 milioni di tonnellate di CO2 l’anno, circa un quarto dei tagli richiesti dal Protocollo di Kyoto. Le risorse che vanno sprecate nell’industria alimentare equivalgono ad un totale di 186 mila tonnellate equivalenti di petrolio, abbastanza per riscaldare 122 mila appartamenti da 100 metri quadri per un anno. Per il Programma ambientale dell’Onu (Unep), ancora, la produzione alimentare globale è responsabile del 70% del consumo di acqua dolce e dell’80% della deforestazione, oltre a creare almeno il 30% delle emissioni globali di gas a effetto serra. Ecco allora che Think.Eat.Save , la campagna contro gli sprechi alimentari promossa dall’Unep e dalla Fao, ha stilato un decalogo. 

1) Fare la spesa attenendosi alla lista di ciò che serve senza farsi tentare da acquisti compulsivi.

2) Comprare la frutta anche con qualche difetto.

3) Fare attenzione alle date di scadenza e ricordarsi che “da consumarsi preferibilmente entro” non indica una data oltre la quale il cibo diventa tossico. 

4) Finire di consumare quello che c’è in frigo prima di comprare altro cibo.

5) Avanzi e cibo vicini alla scadenza possono essere surgelati se non si riescono a consumarli subito.

6) Comprare le quantità giuste, anche al ristorante.

7) Utilizzare gli avanzi per il compostaggio. 

8) Applicare la regola del “first in first out”: consumare per primi gli alimenti acquistati per primi per evitare che vadano a male.
9) Trovare modi creativi di riciclare gli avanzi: si risparmia e si evitano gli sprechi.

10) Informarsi sulle associazioni che raccolgono alimenti non deperibili, oppure deperibili ma in buono stato allo scopo di ridistribuirli a chi ne ha bisogno.

Fonte:animale e ambiente nel cuore