Il miglior reddito di cittadinanza è insegnare l’autonomia energetica e alimentare

La miglior politica per garantire il giusto benessere per tutti è educare i cittadini a risparmiare, autoprodurre e a liberarsi dei bisogni indotti dalla pubblicità. Allora sì, si può essere liberi e vivere dignitosamente senza essere schiavi di nessuno.

Si fa un gran parlare di reddito di cittadinanza, reddito universale o simili. Di per sé non è una idea sbagliata, infatti chi ha troppo poco deve avere di più e io aggiungo che chi ha troppo dovrebbe avere meno, anche perché quando si ha troppo lo si utilizza spesso male e sprecando. Comunque sia, tutto è sempre legato al reddito cioè ai soldi, che sono la pietra angolare di qualsiasi azione e ragionamento. Ma pensandoci bene, sono proprio i ragionamenti solo ed esclusivamente sui soldi che ci stanno portando all’autodistruzione. Quello che ieri era sufficiente per vivere dignitosamente,  oggi non lo è e domani lo sarà ancora meno; ma questo non accade solo perché i salari si contraggono e i prezzi crescono ma perché la pubblicità, ormai invasiva ovunque come mai lo è stata nella storia, crea costantemente bisogni indotti di cui magari nessuno prima sentiva l’esigenza. Poi, a forza di martellamenti, ci si convince che senza quegli oggetti si è poveri o non si è all’altezza. Se con i vari redditi elargiti dallo Stato l’obiettivo fosse veramente supportare quelli che hanno meno o sono in difficoltà, la prima cosa da fare sarebbe insegnare loro a ridurre le spese basilari, che sono il cibo e l’energia. Infatti, aumentando l’autonomia in queste direzioni si risparmiano tanti soldi e non si è in balìa di governi vari, che oggi fanno una cosa e domani faranno l’esatto contrario. Dare autonomia reale alle persone sarebbe esattamente come la famosa storiella che dice che è meglio insegnare a pescare a qualcuno piuttosto che dargli dei pesci. Quindi prima, durante o dopo il reddito di cittadinanza, si faccia formazione per aumentare l’autonomia delle persone. Però attenzione, perché se rendiamo più autonome le persone e di conseguenza più libere attraverso l’autoproduzione alimentare ed energetica, il prodotto interno lordo non aumenta (cioè non si “cresce”) e questo per la politica, che ancora crede all’impossibile crescita economica infinita in un mondo dalle risorse finite, è un grosso problema. Se bisogna sempre mostrare un segno più anche per sperare di poter essere rieletti, difficilmente si faranno azioni in tal senso. Eppure sarebbe una soluzione più duratura e utile per le persone, piuttosto dei vari redditi legati a questa o quella condizione. Essere poi più autosufficienti sia per gli alimenti che per l’energia potrebbe diventare anche un mestiere per chi usufruisse di questa specifica formazione.  Inoltre, visto che andiamo verso un futuro di scarsità di risorse e problemi di ogni tipo legati al loro sfruttamento indiscriminato, di continua produzione di rifiuti e aumento dell’effetto serra, sarà sicuramente importante avere maggiori opzioni su come sopravvivere di fronte ai prossimi grandi problemi. Sarebbe quindi assai utile stanziare una parte del reddito di cittadinanza per insegnare, a giovani e non, tecniche e metodologie preziose, cioè sostanzialmente fornire le “canne da pesca” o comunque strumenti per una maggiore autonomia. Ma chissà che non sia proprio l’autonomia che spaventa. Una persona autonoma pensa con la sua testa, non la si compra né la si ricatta facilmente, non si riesce a farle comprare tutte l’immondizia che propina la pubblicità e quindi diventa un potenziale disertore del consumismo, figura terribile e temutissima. Diventa una persona che intraprende una strada di libertà ed emancipazione, cioè la peggior figura per chi ci vede solo ed esclusivamente come consumatori pronti a spendere sempre di più, per cui i redditi di cittadinanza non basteranno mai e sarà sempre una corsa al rialzo a richiedere e dare più soldi; anche perché nel sistema attuale basato sulle disuguaglianze, i ricchi saranno sempre più ricchi, quindi per forza di cose sarebbe il caso di fermare la ruota.

Fonte: ilcambiamento.it

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Solar impulse 2 nel 2015 volerà intorno al mondo senza soste e solo con il fotovoltaico

Il nuovo modello avrà un’autonomia energetica illimitata, permettendo il giro del pianeta in cinque giorni e mostrando cosa possono fare le energie rinnovabili.

Solar Impulse, l’aereo alimentato solo a energia fotovoltaica, è pronto per il prossimo grande balzo in avanti: il giro del mondo. Dopo aver realizzato, grazie ai sistemi di accumulo, il volo in notturna, aver attraversato il Mediterraneo e volato coast to coast negli USA,  ora l’aereo solare è stato reso più potente, efficiente, leggero e vivibile per il pilota per poter girare intorno al globo senza soste. I numeri di Solar Impulse 2 sono abbastanza impressionanti: 72 metri di apertura alare permetteranno di sostenere le 2,3 tonnellate del velivolo; 17000 celle solari (6000 in più del vecchio modello) provvederanno l’energia per i 4 motori ad elica; l’energia verrà immagazzinata in batterie ad alta densità di energia (260 Wh/kg). Le maggiori sfide riguardano però la vivibilità dell’aereo dal punto di vista del pilota, che al pari di un astronauta dovrà vivere in uno spazio di 3,8 m³ per i circa cinque giorni di durata del volo planetario. Il seggiolino reclinabile funziona anche da cuccetta e WC, permette di fare esercizi fisici ed è equipaggiato con paracadute e canotto. A disposizione provviste e acqua per una settimana, bombole di ossigeno e isolamento termico per sopportare le enormi escursioni termiche previste (da -40 a + 40 °C). «Non è il modo più semplice di volare intorno al mondo», ha scherzato Bertrand Piccard (1), durante la presentazione del progetto, «ma è probabilmente il modo più spettacolare per generare la consapevolezza di cosa si può fare con le energie rinnovabili». Questo aereo è cioè il simbolo di cosa può fare la ricerca quando persegue obiettivi di leggerezza e sostenibilità e non solo di velocità e potenza.Solar-Impulse-2

(1) Bertrand è il nipote di Auguste Piccard che raggiunse la stratosfera nel 1932 e il figlio di Jacques Piccard che scese nella fossa delle Marianne nel 1960

Fonte: ecoblog.it