Soluzioni concrete per non morire di inquinamento in città

Se c’è un terrorismo costante, una sciagura paragonabile alla peggior epidemia o guerra e che colpisce ogni anno, questa si chiama inquinamento. Possiamo attrezzarci per non morire?9679-10454

Essendo il prodotto di interessi economici vari, non è molto osteggiato; anzi, si fa poco e nulla per combatterlo, nelle città al massimo si aspetta il vento che porti lo smog altrove e si continua come se nulla fosse. Mica si vorranno intaccare i sacri e inviolabili interessi dei costruttori di automobili e degli spacciatori di energia fossile? I quali avendo in mano gran parte dei media, non solo minimizzano il problema ma ad esempio continuano a sfornare costantemente pubblicità di auto nonostante siamo già strapieni e non si capisce chi le deve comprare e dove le dobbiamo ancora mettere. Le soluzioni per evitare molte delle 70 mila morti premature in Italia sono assai facili da applicare ma non lo si vuole evidentemente fare. Si dovrebbe iniziare da subito, spiegando chiaramente con una diffusa e puntuale informazione e formazione, che il miglior modo per non morire nelle nostre camere a gas cittadine è usare il meno possibile l’automobile. Se c’è un mezzo inefficiente per spostarsi in città dove tutto è relativamente vicino è proprio l’auto. Anche perché se poi tutti si spostano con l’auto ovviamente si rimarrà perennemente imbottigliati, così come puntualmente succede. Proprio per come sono strutturate le città, è ottimale l’uso dei mezzi pubblici e della bicicletta nelle sue varie forme e declinazioni. Ad Hannover in Germania stanno addirittura studiando progetti di mobilità di carico con le biciclette per poterle utilizzare anche se si devono fare trasporti di oggetti. E’ evidente che per scoraggiare l’uso dell’automobile in città, i mezzi  pubblici devono essere potenziati e circolare in maniera capillare, efficace, coprire ogni fascia oraria ed essere molto frequenti. Inoltre devono avere tariffe agevolanti per chi li prende spesso. E per aumentarne decisamente l’uso bisogna  informare i cittadini sui benefici e chiudere al traffico di mezzi privati sempre più ampie zone del centro o di altre zone che verrebbero appunto massicciamente coperte dai mezzi pubblici. Il quartiere Vauban di Friburgo in Germania è un esempio efficacissimo, dove le automobili sono una percentuale estremamente bassa se rapportate a coloro che usano i mezzi pubblici e la bicicletta. Ricordiamo che non usare l’auto ha benefici non solo ambientali ma anche sanitari ed economici considerando i costi dei ricoveri, delle medicine e cure, dei carburanti, delle assicurazioni e della costante manutenzione dei mezzi. Altro elemento di emissione di inquinamento sono gli impianti di riscaldamento. Basterebbe un’azione di coibentazione di tutti gli edifici per dimezzare da subito i consumi e relative emissioni. Il Comune dovrebbe fare da regia per queste azioni e dare le linee guida e assieme alle associazione di categoria , le imprese e le banche fornire tutte le informazioni e agevolazioni possibili affinchè qualsiasi cittadino di qualsiasi reddito sia messo in grado di coibentare la sua casa. Con un’attenta opera di formazione bisognerebbe andare nelle case di tutti i cittadini, negozi e strutture di ogni tipo pubbliche e private e spiegare loro come diminuire i consumi di acqua, elettricità e riscaldamento. Agendo in questo modo si ridurrebbe l’inquinamento, i costi e si aumenterebbe l’occupazione. Tra le decine di esempi negativi in città, è un insulto allo spreco e un ode alla stupidità vedere costantemente negozi che hanno in estate il condizionamento a tutta forza e in inverno riscaldamento al massimo, il tutto sempre con le porte aperte. A livello energetico bisogna passare alle famose smart grid (sul serio non solo in teoria) e fare di ogni condominio, gruppo di case o  quartiere un produttore di energia, attraverso l’uso di fonti rinnovabile e sistemi di produzione energetica ad alta efficienza come la micro cogenerazione.  Occorre invertire totalmente la logica che bisogna pagare necessariamente la bolletta a qualcuno, meglio produrre e scambiare le eccedenze con la rete. Tutto ciò è tecnologicamente possibile già da tempo e sono pronte tutte le conoscenze e le applicazioni. Inoltre, per dare una reale ripulita all’aria e creare microclimi favorevoli, senza aspettare o sperare che arrivi il vento che porti l’inquinamento altrove, si devono piantare più alberi possibile. Alberi di non eccessive dimensioni  e soprattutto alberi da frutta di antiche cultivar locali e più resistenti delle varietà moderne che, non si sa mai, visto che in futuro andiamo verso la sempre maggiore autosufficienza, potranno sempre servire.

Ricapitolando, quindi le azioni da fare per ridurre realmente l’inquinamento in città sono tre e assai semplici:

1)     Puntare sui mezzi pubblici, sull’uso della bicicletta e sulla drastica riduzione dell’uso dell’auto privata

2)     Almeno dimezzare i consumi degli edifici pubblici e privati attraverso un’efficace opera di coibentazione e farli diventare dove possibile auto produttori di energia elettrica e termica

3)     Piantare alberi, produttori di ossigeno, di verde e di cibo.

Tutto ciò non va sognato e fatto forse nei prossimi decenni, perché nel frattempo saranno morte altre centinaia di migliaia di persone. Speriamo che prima di girare con le bombole di ossigeno, gentilmente offerteci dalle case automobilistiche come gadget, magari firmate da qualche stilista, ci si convinca che è la strada da seguire e si agisca. A meno che non si faccia nulla perché con l’inquinamento alle stelle anche solo le spese sanitarie sono così alte che danno una bella spinta al PIL e se non sia mai si dovesse ripulire l’aria, il PIL con meno ricoverati e malati ne risentirebbe.  Ma non sarà che i paladini della crescita siano i veri sponsorizzatori dell’inquinamento? Che poi questi significhi la morte di migliaia di persone, ai paladini interessa poco, trattandosi di un trascurabile effetto collaterale.

Fonte: ilcambiamento.it

Annunci

Clima e emissioni CO2: la carne per cani e gatti inquina come 13 milioni di auto

Secondo uno studio pubblicato su PlosOne, nei soli Stati Uniti, per sfamare cani e gatti si emettono 64 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno.http _media.ecoblog.it_c_c81_clima-e-emissioni-co2-la-carne-per-cani-e-gatti-inquina-come-13-milioni-di-auto

In un periodo di cambiamenti climatici e riscaldamento globale, in una delle estati più torride degli ultimi decenni con ondate di caldo che stanno creando danni economici enormi, arriva come un fulmine a ciel sereno uno studio scientifico che ci costringe a riesaminare il nostro modo di guardare alle emissioni di CO2. Da anni puntiamo il dito soprattutto su tre grandi fonti di emissioni di gas climalteranti: il settore energetico (in particolare le centrali elettriche alimentate da fonti fossili come petrolio, gas e carbone), quello dei trasporti (in particolare il trasporto privato, basato su auto di proprietà con motore a benzina o diesel a gasolio) e quello dell’alimentazione (con un occhio e un dito puntati sull’eccessivo consumo di carne). Tutto vero, ma se ci soffermiamo sull’ultimo settore, quello delle emissioni di CO2 derivanti dall’alimentazione carnivora, spunta adesso uno studio pubblicato su PlosOne che fa riflettere da cui si evince che, negli Stati Uniti, tra il 25% e il 30% delle emissioni di CO2 dipendenti dalla produzione di carne provengono dalla carne destinata al pet food. Il cibo per cani e gatti, insomma, da solo causa oltre un quarto delle emissioni del “comparto carne” americano. In questi calcoli sono incluse anche le emissioni derivanti dalle feci degli animali. Negli USA, spiega l’autore dello studio Gregory Okin, ci sono 77,8 milioni di cani e 85,6 milioni di gatti (dati 2015). Se questi 163 milioni di animali domestici fossero considerati uno Stato sovrano, esso sarebbe il quinto al mondo per consumo di carne, dopo Russia, Brasile, USA e Cina. Venendo al “lato sporco” dello studio, Okin ha stimato in 5,1 milioni le tonnellate di feci prodotte da cani e gatti in un anno negli Stati Uniti. Più o meno quante ne producono 90 milioni di americani. In totale le emissioni equivalenti di CO2 attribuibili a cani e gatti sono pari a circa 64 milioni di tonnellate. Che, più o meno, è quanto emettono 13,6 milioni di auto negli Stati Uniti ogni anno.

Okin fa notare che “Comparata a una dieta a base di piante, quella carnivora richiede più energia, territorio e acqua e ha un impatto ambientale superiore in fatto di erosione, pesticidi e rifiuti prodotti“. E di cani gatti vegani, aggiungiamo noi, ce ne sono ben pochi. Tuttavia, è lo stesso Okin che precisa che molto spesso i mangimi per cani e gatti sono prodotti partendo dagli scarti della filiera della carne e quindi non si tratterebbe, o almeno non del tutto, di tonnellate di CO2 aggiuntive rispetto a quelle emesse dall’americano medio con la sua dieta altamente carnivora. Ma lo stesso Okin, analizzando il pet food per ottenere i dati su cui iniziare il suo studio, ha notato che i “mangimi premium” contengono percentuali di carne superiore a quelli più economici. Per non parlare del fatto che l’umanizzazione degli animali domestici porta sempre più spesso i loro padroni a cucinare per loro, utilizzando alimenti utili per il consumo umano.

Questo, secondo Okin (che tra l’altro specifica e ribadisce di amare cani e gatti), può essere realmente dannoso per l’ambiente: “Un cane non ha bisogno di mangiare bistecche, un cane può mangiare cose che un umano sinceramente non può mangiare“.

Credit foto: Flickr

Fonte: ecoblog.it

Lo stoccaggio energetico ha raggiunto la massa critica

La rivoluzione dell’energia pulita è pronta a decollare in California, non riguarda solo le auto ma anche le case.

Milioni di batterie ubicate in punti diversi che, messe assieme, contribuiscono ad immagazzinare e produrre energia e abbattere l’uso di combustibili fossili: è il principio seguito dai grandi centri di stoccaggio energetico costruiti da aziende come Tesla, AES e Altagas, che hanno eletto la California del sud come luogo ideale per lo stoccaggio energetico. Tesla ha realizzato l’impianto più grande del mondo, a Reno, e messi insieme gli impianti di tutte e tre le aziende rappresentano ben il 15% del totale dell’energia immagazzinata nel pianeta: qualcosa che Bloomberg ha definito “una rivoluzione appena iniziata”: tutti e tre i centri di stoccaggio saranno aperti questa settimana e, tutti, sono stati ideati, sviluppati e creati nel giro di 10-12 mesi. Un vero record. Una rivoluzione che ha visto un’accelerata notevole negli ultimi anni: grazie anche alla facilità con cui possiamo leggere notizie da tutto il mondo, gli ultimi anni si sono caratterizzati da una serie numerosa di incidenti legati all’estrazione ed allo stoccaggio di combustibili fossili (incidenti, ad esempio, a diverse centrali di stoccaggio gas in California, ma se pensiamo a casa nostra viene in mente la famosa “torcia” del centro oli di Viggiano e in generale le perdite di petrolio dalle condotte in Basilicata, come anche nel delta del Niger) e da una nuova spinta a trovare un rimedio sostenibile a questi incidenti. Southern California Edison (SCE), ad esempio, è stata la prima azienda a distribuire batterie per accumulo di energia per assottigliare il rischio di trovarsi impreparati in un black-out invernale. Fino a pochi anni fa creare un centro di stoccaggio energetico con batterie agli ioni di litio sarebbe stata una follia antieconomica: molto meglio investire nel gas, mercato che invece oggi vede una notevole flessione proprio relativamente ai costi. Dalla metà del 2014 i prezzi delle batterie agli ioni di litio, il meglio del meglio ad oggi in commercio – ma ci sono già test per altri sistemi, come i polimeri di litio, sono crollati ed oggi si attestano su circa il 50% del valore di allora. Ed entro il 2020, lo abbiamo scritto qualche giorno fa, la Gigafactory di Tesla sarà la regina dello stoccaggio energetico. L’obiettivo dello stato della California è immagazzinare 1,32 Gigawatt al giorno entro il 2020. Gli scettici ci sono anche in questo caso: secondo gli analisti di Bloomberg per esempio la tecnologia e la società si stanno sviluppando più velocemente delle gigafactory e dei grandi magazzini di stoccaggio energetico ma c’è anche da dire che, fino ad ora, aziende come Tesla ne hanno sbagliate davvero poche, con una crescita lenta ma inesorabile verso la vetta dell’automobilismo (e non solo) mondiale. Secondo il BNEF invece l’abbattimento costante dei costi delle materie prime e delle batterie sarà una vera manna dal cielo per il settore, già in rapida ascesa: se in futuro ogni chilowattora costerà 275 dollari (prodotto e stoccato in batterie) lo stesso chilowattora costerà 500 dollari se da fonti fossili. Se a questo si aggiunge il fatto che le fonti fossili sono finite mentre le rinnovabili sono, appunto, rinnovabili le conclusioni si traggono da sole. Sicuramente è interessante notare come in alcune zone del mondo stiano cercando di porre rimedio al problema energetico guardando all’elettricità prodotta da fonti rinnovabili e ai centri di stoccaggio di energia come del futuro della sostenibilità: sarà possibile alimentare automobili e intere case, quartieri e città. Tutto elettrico a impatto zero, o quasi.

Fonte: ecoblog.it

Nel centro di Copenhagen le bici hanno superato le automobili

386556_1

Grazie a una serie di investimenti mirati, nella zona centrale della capitale danese il numero di velocipedi è oggi superiore a quello dei mezzi a motore. Le autorità di Copenhagen, capitale della Danimarca, hanno misurato il traffico in entrata e in uscita dal centro città a partire dal 1970: per la prima volta, il numero delle biciclette ha superato il numero delle automobili. Quest’anno, infatti, nella metropoli danese sono entrate 252.600 automezzi e 265.700 velocipedi. Rispetto all’anno scorso, le biciclette sono aumentate di 35.080 unità, con un incremento del 13 per cento.

Nel lontano 1970, a Copenhagen circolavano circa 100.000 biciclette nel centro citta, contro 340.000 automobili. Nel 2000 il numero di mezzi a due ruote ammontava a 170.000, mentre le macchine erano 320.000. Oggi, stando a quanto riportato da copenhagenize.com. il 41 per cento dei pendolari raggiunge il centro pedalando, il 27 per cento utilizza i mezzi pubblici e il 26 per cento l’automobile: una vera rivoluzione su due ruote! Il fatto è che Copenhagen ha investito moltissimo sulle biciclette. Più di un milione di corone sono state messe in progetti infrastrutturali che includono 17 ponti ciclabili che rendono l’accesso in città più semplice per i ciclisti, che non devono passare in mezzo al traffico dei veicoli motorizzati. Un punto dolente, però, c’è. Mentre nel centro di Copenhagen i ciclisti sono aumentati, nelle aree periferiche e suburbane il loro numero resta stabile, inalterato negli ultimi venti anni mentre l’utilizzo della bicicletta in Danimarca leggermente diminuito.

Fonte: ecodallecitta.it

Aquarius Engines: il motore delle auto del futuro

multimedia-161028163805

Il motore per auto sviluppato da Aquarius Engines, un’azienda israeliana, potrebbe rappresentare il futuro per la mobilità su gomma (almeno fino a quando le auto non fluttueranno nel vuoto alimentate dalla luce solare): l’azienda assicura che il prodotto, una volta immesso sul mercato, non costerà più di cento dollari e permetterà di percorrere 1.600 km con un pieno. La metà dei consumi medi dei motori attuali. Il motore si presenta come un prodotto ultra-performante che non ha nulla da invidiare ai motori benzina o diesel ma che avrebbe quindi il vantaggio di una riduzione dei consumi, e dei costi di gestione, decisamente notevole:

“Eccolo il nostro nuovo motore lineare. Questo è tutto, le dimensioni sono minime. Nel futuro potrà sostituire tutti i motori”

spiega Shaul Yaakoby, direttore della tecnologia di Aquarius Engines, nel video diffuso da Askanews. Gal Fridman, cofondatore dell’azienda, è entrato più nello specifico per descrivere le qualità di questo prodotto innovativo:

“Questo motore è composto da meno di quindici pezzi e uno solo di questi è in movimento. La sua efficacia è del 45 per cento e sarà utilizzato per generare elettricità. È un piccolo motore, leggero, e grazie a questo è destinato a soppiantare una tecnologia datata, che ha 150 anni di vita.”

E se la storia dovesse dar loro ragione? Attualmente l’azienda di Tel Aviv è alla ricerca di nuovi finanziamenti da 50 milioni di dollari per perfezionare il motore e per convincere i più scettici.  Continueranno invece ad essere esentate le vetture elettriche e quelle ibride.Il motore Acquarius Engines promette di essere ecologico e pulito in termini di emissioni di gas di scarico, oltre che economico in termini di acquisto. Per sviluppare il motore Aquarius Engines ha eliminato i pistoni multipli a spinta verticale, sostituendoli con un unico pistone a movimento laterale: alcuni test della tedesca Fev hanno mostrato che il motore ha una efficacia due volte superiore alle macchine tradizionali, performance talmente positive che alcuni costruttori di auto – rigorosamente anonimi per il momento – sarebbero interessati a questo motore.

“Oggi un generatore di 45 kw è enorme. Il nostro è leggero, potrà essere utilizzato in Africa, Cina e in India” dice l’azienda. I cambiamenti che implicherebbe questo motore nella catena di montaggio potrebbero tuttavia far esitare i grandi costruttori in un settore che non ama certo i rischi.

Fonte: ecoblog.it

Amburgo, via le automobili nel giro di 20 anni

Si chiama Grünes Netz ed è un progetto di riorganizzazione della città che prevede l’unione di vie pedonali e piste ciclabili. Obiettivo ambizioso quello di eliminare del tutto le automobili.cover_amburgo

Distano 330 km ma oggi sembrano essere più vicine di ieri. Amburgo mira al modello Copenaghen per rafforzarsi come città verde e sempre più a misura d’uomo. Circa il 40% della superficie di Amburgo, la seconda città più grande della Germania, è costituito infatti da aree verdi, cimiteri, impianti sportivi, giardini, parchi e piazze. Per la prima volta in assoluto, la città ha deciso di unire insieme via pedonali e piste ciclabili, attraverso il progetto Grünes Netz (in tedesco),Green Network Plan (in inglese), che mira a eliminare, nel corso dei prossimi 20 anni, la necessità di prendere le automobili per spostarsi in città. Secondo la portavoce della metropoli, Angelika Fritsch, il progetto contribuirà a trasformare Amburgo in un sistema integrato unico nel suo genere: «Altre città, tra cui Londra, hanno anelli verdi, ma la nostra rete sarà unica nel suo genere, perché ricoprirà una superficie che si estende dalla periferia al centro della città. In 15 o 20 anni sarete in grado di esplorare tutta Amburgo esclusivamente in bicicletta e a piedi». Non solo, l’intera area comprenderà anche gli habitat degli animali, evitando così incidenti stradali in caso di un loro attraversamento della città. Oltre ad una pedonalizzazione estesa, c’è un altro obiettivo in questo progetto, non secondario al primo. L’intera area sarà un polmone verde in grado di assorbire le emissioni di anidride carbonica, contribuendo a prevenire le inondazioni nel caso di forti ed inevitabili tempeste. Il cambiamento climatico infatti lascia poca scelta alla città di Amburgo, la quale sorge sulle rive del fiume Elba ed è attraversata da una fitta rete di canali: secondo Insa Meinke, Direttore del North German Climate Bureau all’Institut für Küstenforschung, «oggi la temperatura media annuale è di nove gradi Celsius, 1,2 gradi in più di quanto non fosse 60 anni fa. Quando abbiamo un inverno freddo ci sono sempre persone che dicono, “quindi dov’è il tuo cambiamento climatico ora?”. Ma gli inverni freddi sono semplicemente fluttuazioni. Rispetto a 60 anni fa, il livello del mare qui si è innalzato di 20 centimetri. Essendo una grande città, Amburgo è veramente a rischio. Le mareggiate potrebbero far salire il livello di altri 30-110 centimetri entro il 2100».
Oltre agli effetti naturali, ci sono anche quelli economici. Sven Schulze, analista presso l’Institute of International Economics di Amburgo, osserva che la rete verde potrebbe portare occupazione, perché «attira sicuramente investitori». Anche se, fa notare Jens Kerstan, leader del Partito dei Verdi nel Parlamento della città di Amburgo, «dal disastro di Fukushima, l’attenzione in Germania è focalizzata sul nucleare, anziché sul cambiamento climatico».
Il progetto è formato da un gruppo di lavoro di 30 unità, aiutati dal personale dei singoli sette distretti in cui è divisa la città. La rete verde coprirà circa 7.000 ettari ed offrirà l’opportunità di vivere modernamente Amburgo, facendo escursioni e picnic, praticando sport acquatici, osservando la flora e la fauna. Con questa rete, Amburgo seguirà un trend, forse meglio esemplificato da Copenhagen, delle città costruite su piste ciclabili, al fine di collegare le zone periferiche al centro città. E, soprattutto, il piano renderà inutile l’automobile – attualmente l’unica opzione di trasporto per andare da una parte all’altra della città –  a favore di un pendolarismo sostenibile.das-gruene-netz

Fonte: ilcambiamento.it

Soldi sprecati, rubati e inutilizzati, dov’è la crisi?

In Italia tanti lamentano una povertà a livelli da terzo mondo eppure sono vari i segnali che indicano che la morte per fame di milioni di italiani non è prossima.denaro

In Italia tanti lamentano una povertà a livelli da terzo mondo eppure sono vari i segnali che indicano che la morte per fame di milioni di italiani non è prossima. Il lamento maggiore è che non ci sono più soldi, la qual cosa potrebbe anche essere un bene visto come normalmente vengono utilizzati. Ma ammettendo che i soldi adesso non ci siano più o comunque ne girino di meno, facciamoci una domanda: quando i soldi c’erano come sono stati utilizzati?

È illuminante da questo punto di vista citare un recente film del regista Daniele Ciprì intitolato È stato il figlio che fornisce un panorama eloquente di come gli italiani, da nord a sud, abbiano utilizzato i propri soldi negli ultimi decenni.

Il film descrive una storia realmente accaduta negli anni ’70 a una famiglia “povera” del Sud Italia, una famiglia cioè che tira a campare e alla quale improvvisamente in seguito all’uccisione incidentale di una figlia per mano della mafia, arriva un risarcimento di vari milioni delle allora lire. Come decide di utilizzare i soldi il capofamiglia? Comprando una Mercedes fiammante per dimostrare a tutti finalmente che loro ce l’hanno fatta. Quante montagne di soldi hanno buttato gli italiani inseguendo il mito dell’automobile nuova da mostrare ad amici e parenti? Tanti piccoli Fantozzi che hanno raggiunto il grande risultato di fare diventare il nostro paese un immenso garage e fargli raggiungere l’invidiabile posizione numero due al mondo per numero di automobili ogni mille abitanti.

E poi è entrato in scena l’altro grande protagonista del nostro tempo: il mutuo per la casa. Scusa valida a se stessi e al mondo per incatenarsi a una vita fatta di sacrifici, routine, lavori mediocri, miti pretese. Argomento perenne che assieme al “tengo famiglia” è l’architrave della sofferenza autoimpostasi di milioni di persone. Grazie anche ai mutui abbiamo cementificato ogni angolo del paese per soddisfare un singolare bisogno di sicurezza laddove la percentuale di case di proprietà è fra le più alte in Europa con oltre il 70%.

E chi ha arricchito a dismisura Berlusconi e i vari magnati d’Italia guardando le sue televisioni e comprando i loro prodotti superflui e/o inutili?

Veniamo ai commercianti. Qualcuno ha mai sentito dire a un commerciante che gli affari vanno a gonfie vele? Io mai. Eppure in tempi di vacche grasse hanno guadagnato assai, sperperato in ogni modo, comprando e spendendo a più non posso: case, Suv e macchine di ogni tipo, vacanze in giro per il mondo, vestiti di marca, acquisti folli, investimenti sballati ecc.

Questi soldi non si potevano utilizzare meglio o risparmiare anche in previsione dei cosiddetti periodi di vacche magre?

E adesso si ha pure il coraggio di dire che non ci sono più soldi? Dopo tutto quello che si è sperperato?

Ma in fondo è lo stesso sistema della pazzia economica che induce a spendere, altrimenti l’economia non cresce; peccato che poi quando il sistema va inevitabilmente in crisi non si sa come fare per continuare a spendere come e più di prima. Si pensava forse che fosse Natale tutto l’anno per sempre? Chi aveva i soldi in passato, tanti o pochi che fossero, e li ha utilizzati in maniera direi alquanto discutibile, ritengo che oggi non possa lamentarsi, quindi in teoria ben pochi sarebbero autorizzati a farlo. Quando non si vedranno più esempi come l’acquisto di insalata lavata in busta di plastica a 15 euro al chilo o quando la moda diminuirà le vendite del 90% e centinaia di altri esempi simili, inizierò a credere che forse siamo in crisi. Fino al momento in cui gli acquisti fatti senza alcuna razionalità e senso avranno il sopravvento, parlare di crisi mi sembra decisamente fuori luogo. In questa sagra del lamento si distinguono le istituzioni pubbliche, campioni assoluti del pianto e che dicono ovviamente che soldi in cassa non ce ne sono. Lo dicevano comunque anche prima ma adesso hanno una scusa pronta all’uso: c’è la crisi. Soldi non ce ne sono nello Stato, in qualsiasi istituzione, nelle Regioni, nelle Provincie e nei Comuni di ogni grandezza e latitudine. Peccato però che non passi giorno dove in queste stesse istituzioni altre montagne di soldi vengano rubati, sprecati o non utilizzati. Scandali, corruzioni e ruberie a non finire, cantieri, cattedrali nel deserto ovunque con costi che lievitano ogni giorno di più, archistar pagate a peso d’oro per opere vergognose da ogni punto di vista estetico ed economico, affitti stratosferici pagati ai privati quando ci sono strutture pubbliche inutilizzate, sprechi di qualsiasi materiale, energia, lavoro, da nord a sud senza grosse differenze e con qualche macroscopica problematica come gli eserciti di dipendenti pubblici pagati per non fare letteralmente nulla o per misurare i metri di neve in Sicilia o mille alte diavolerie inventate solo per spillare soldi alla collettività e quindi anche a se stessi.

E le amministrazioni pubbliche oggi si svendono tutto (e spesso li beccano con le mani nella marmellata subito dopo che hanno parlato di tagli e sacrifici) con la scusa della crisi ma poi ben poche di queste amministrazioni approntano programmi di lotta senza quartiere allo spreco e quindi risultano del tutto non credibili in quello che dicono, per quanto falsamente possano piangere miseria.

Che dire poi dei soldi dell’Unione Europea che non vengono utilizzati e ritornano indietro, spesso per colpa della stessa burocrazia che avendo appunto eserciti di servitori, rende gli interventi difficili da realizzare.

Alla luce di questi fatti sotto gli occhi di tutti quotidianamente, il ragionamento è assai semplice, direi matematico: come si fa ad affermare che non ci sono soldi quando questi vengono sistematicamente sprecati, rubati o inutilizzati?

Soldi ce ne sono, e pure tanti, ma gli italiani, sia nel loro privato che nelle loro istituzioni, hanno deliberatamente deciso, senza che nessuno gli puntasse una pistola alla tempia, che i soldi dovevano e devono essere utilizzati sempre nel peggiori dei modi. Prima di dire che siamo alla fame si facciano i conti in tasca davvero agli italiani e si chieda loro quanto hanno speso per farci diventare il paese/garage di cui sopra, quanto cibo commestibile buttano, quanti soldi vanno nelle slot machine e in giochi d’azzardo, quante decine di cellulari hanno collezionato in questi anni e quante comunicazioni inutili che costano si fanno attraverso gli stessi, quanti quintali di vestiti “alla moda” giacciono inutilizzati nei loro armadi, quanta energia è quotidianamente sprecata e pagata per non avere voluto mai pensare a come risparmiare una delle spese più alte nell’abitazione e così via in un elenco assai lungo. Tutta questa lamentela, questo modo di agire distorto e insensato non cambierà di un millimetro la situazione perché qualora la crisi finisse, e speriamo invece che si aggravi così forse per davvero saremo costretti a non sprecare, si riprenderebbe tutto come prima e paesi che in teoria non sono in crisi come la Germania sono lì a dimostrarlo dove la corsa all’acquisto e quindi allo spreco è più sfrenata che mai, basta farci un giretto proprio in questi giorni di orgia natalizia.

Altro che crisi economica: spreco, opportunismo, ladrocinio, ipocrisia, tutto ciò deve essere messo in discussione e rifiutato alla radice, solo allora inizierà l’uscita dalla vera crisi che è quella ben più grave dei valori e della perdita di senso.

Fonte: il cambiamento

La gentilezza gratuita non ha età

Combs1-620x350

 

La gentilezza non ha età: non è mai troppo tardi per fare un gesto disinteressato, come ha dimostrato una coppia non più giovanissima, residente a Grandville, cittadina del Michigan (USA). Un sabato pomeriggio, Riley e Hermi Combs (nella foto sotto) sono usciti di casa e si sono piazzati al centro di un incrocio molto trafficato della loro città ed hanno cominciato a fermare gli automobilisti di passaggio non per chiedere loro soldi, ma – al contrario – per regalarli. La simpatica coppia ha stazionato al semaforo tra Byron Center Avenue e la 44th Street ed ha elargito 100 banconote da 1 dollaro l’una a 100 automobilisti, dapprima sbalorditi e poi divertiti.Combs3-150x150

E i due coniugi hanno fatto tutto questo tenendo in mano un cartello con la scritta: “NO, NON sono un senzatetto e NON ho fame.Posso darti 1 dollaro?“. La nipote della coppia ha dichiarato alla stampa che i nonni avevano maturato l’idea del semaforo già da qualche settimana e che la nonna si è divertita da matti a metterla in pratica. Mentre Ami, la figlia di Riley e Hermi, ha spiegato che questa non era affatto la prima volta che i suoi genitori distribuivano regali o denaro a perfetti sconosciuti. “Hanno comprato anche biglietti dell’autobus che valevano un mese e li hanno distribuiti in modo del tutto causale”, ha detto Ami. “Sono molto attivi nella nostra comunità. Sono persone davvero fantastiche”.

Fonte: buonenotizie.it

Roma, Censis: poche ciclabili, troppe macchine

È ancora modesto l’uso delle piste ciclabili da parte dei romani: solo il 16% le usa, anche saltuariamente. L’automobile invece è l’unico mezzo di spostamento per il 64% dei cittadini.375805

La fatica del vivere in città come Roma deriva in gran parte dalla notevole congestione del traffico urbano che ruba tempo alla vita delle persone, produce un grave inquinamento atmosferico ed acustico, sottrae spazio libero alla città riempita da migliaia di autovetture in sosta, determina costi economici notevoli alle famiglie. È quanto emerge dall’indagine “Un’agenda urbana per Roma” realizzata dal Censis e Rur (Rete urbana delle Rappresentanze) tra il mese di dicembre 2012 e gennaio 2013 su un campione rappresentativo di romani. A Roma, un terzo di studenti e lavoratori si sposta abitualmente facendo uso di una combinazione di mezzi. A dimostrazione di come lo squilibrio modale penalizzi il sistema della mobilità romano, l’automobile oltre ad essere naturalmente grande protagonista degli spostamenti di coloro che utilizzano un solo mezzo (nel 64% dei casi), ha un peso molto importante anche in chi ricorre ad un mix di modalità di spostamento (46,9%). Ad aggravare la situazione, oltre a tale ruolo centrale del mezzo privato, vi è l’organizzazione oraria degli spostamenti che registra, soprattutto nelle ore di avvio della giornata, una sincronizzazione molto forte degli spostamenti abituali di lavoratori e studenti. Se a ciò si somma l’incoerente distribuzione della residenza rispetto sia alla rete infrastrutturale che alla localizzazione dei centri attrattori, si ha l’effetto di congestionamento delle arterie di accesso dall’hinterland alla città e dalla periferia al centro che, quasi quotidianamente, penalizza i cittadini romani allungandone incredibilmente i tempi di spostamento. Gravi carenze in termini di dotazioni riguardano non soltanto le reti ferroviarie, tranviarie e metropolitane, ma anche quelle infrastrutture di secondo livello, complementari ad esse e necessarie ad un passaggio ad un modello di mobilità più equilibrato basato su una intelligente intermodalità. In particolare, dall’indagine emerge che a Roma l’uso dei parcheggi di interscambio, che dovrebbero permettere di utilizzare in modo combinato il mezzo privato con quello pubblico, è ancora abbastanza limitato, pari solo ad un 16% dei romani, mentre una quota più che doppia di intervistati fa uso dei più classici parcheggi in struttura (37%). In entrambi i casi il dato di Roma è comunque superiore a quello medio nazionale (10% e 24%). È invece ancora modesto l’uso da parte dei romani delle piste ciclabili. Complessivamente afferma di utilizzarle, anche solo saltuariamente, appena il 16% del campione. Ma un ulteriore 12% si dichiara interessato all’utilizzo, se nella propria zona vi fosse l’infrastruttura. Un dato che sale tra i giovani, tra i
quali dichiara di avere utilizzato le piste ciclabili della città circa un quarto degli intervistati (24%).

Fonte: eco dalle città

Più biciclette che automobili: nelle vendite 2012 storico sorpasso delle due ruote

Secondo i dati Ancma nel 2012, in Italia, sono state vendute 1,6 milioni di bici contro 1,4 milioni di auto168021549-586x390

Il sorpasso è storico. Nel 2012 sono state vendute più biciclette che automobili. L’Italia va verso una lenta demotorizzazione? No, il fatto è che in Italia c’è uno dei tassi di motorizzazione più alti del mondo, basti pensare che si superano le 60 auto ogni 100 abitanti, mentre in Germania si è al 50% e in Europa mediamente sul 47%.

La notizia è buona, ma questa premessa è d’obbligo. Il trend, comunque, è molto interessante. L’esigenza di risparmiare non solo in denaro, ma anche in tempo e salute, spinge sempre più italiani a muoversi in bici. Del sorpasso se n’era parlato molto negli scorsi anni, ora a certificarlo sono i dati dell’Ancma (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori): 1,6 milioni le biciclette vendute a fronte di 1,4 milioni di auto immatricolate. A dominare sono le mountain bike che rappresentano il 30% del mercato, le biciclette da trekking e da città insieme si prendono una fetta del 32%, mentre le bici da bambini sono al 18% del totale. Decisamente in calo le vendite della biciclette da corsa ferme al 7%. Fra i trend di crescita più significativi va senz’altro segnalato quello delle biciclette a pedalata assistita che nel 2012 hanno venduto il 9,5% in più rispetto al 2011. Le bici prodotte nel nostro Paese continuano a essere universalmente riconosciute come una delle eccellenze mondiali nel campo delle due ruote. Se colossi come Giant, Cannondale, Specialized e Trek dominano sulla scena globale, i tre “tenori”ColnagoPinarello e De Rosa continuano a diffondere il made in Italy con prodotti di altissima qualità, per non parlare di artigiani come Pegoretti, autori di veri e propri capolavori che sconfinano nell’arte.

Fonte:  Omniauto