Parcheggi custoditi o automatizzati per biciclette, alcuni esempi in Europa

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Nell’ambito del progetto Giovani&SenzaMotori è emerso il tema della custodia delle bici parcheggiate. L’architetto Matteo Dondè ci illustra alcuni parcheggi custoditi in Europa, ottimo incentivo per la diffusione della mobilità ciclabile

di Matteo Dondè

La paura del furto è in qualsiasi città del mondo uno dei fattori di maggior disincentivo all’uso della bicicletta in ambito urbano. Quante volte vi è stata rubata la bicicletta? Quante volte avete rinunciato ad utilizzarla se nel luogo da raggiungere non c’era un parcheggio sicuro? Il tema è tanto importante che diverse città nel mondo si sono attrezzate con parcheggi per biciclette custoditi o automatizzati. In qualsiasi area in cui è presente, attesa o auspicata una concentrazione di biciclette parcheggiate, dovrebbe esserci la possibilità di parcheggiare in spazi pubblici dedicati, ben organizzati, comodi e sicuri. Questa soluzione di per sé incoraggerà la mobilità ciclistica. Come riportato dall’interessante scheda tecnica realizzata da Presto, esistono piccoli parcheggi distribuiti in modo capillare che consentono ai ciclisti di parcheggiare le bici per brevi periodi in prossimità della loro destinazione, per esempio quelli costituiti da supporti a U rovesciata, in modo da poter legare sia telaio che ruota; esistono poi depositi più grandi, complessi e sicuri che permettono ai ciclisti di lasciare le biciclette per periodi più lunghi, un’intera giornata, tutta la notte o perfino diversi giorni. La prima volta che vidi un parcheggio automatizzato fu a Berna nel 2004. In un viaggio studio organizzato dalla Fiab, l’ing. Balsiger dell’Ufficio Strade Cantonale di Berna ci mostrò un piccolo edificio di cemento, posizionato vicino ad una delle piazze centrali della città, dove era possibile parcheggiare molte biciclette con un sistema automatizzato a due livelli: l’accesso era possibile unicamente con una tessera personale il cui utilizzo consentiva di liberare unicamente la propria bicicletta. Il sistema risultava pratico, comodo e sicuro, utilizzabile da tutti gli utenti con facilità.bici2

Tale struttura consente un buona capacità di parcheggio e ottimizzazione degli spazi, ma l’offerta da allora si è molto sviluppata, consentendo interventi anche più “leggeri” ed economici, e con dimensioni adeguate a seconda delle necessità. La gestione e la sorveglianza degli accessi possono essere di competenza di personale apposito, oppure parzialmente o totalmente automatizzate. Una recente novità ha visto la comparsa di depositi per biciclette totalmente automatizzati posizionati lungo le strade. Come riporta la scheda tecnica sopracitata, il principio di base è che le biciclette vengono consegnate a un sistema che le parcheggia automaticamente in un deposito sotterraneo. Il vantaggio è che il sistema funziona 24 ore su 24 e garantisce la massima sicurezza sia alla bicicletta che al ciclista. Spesso c’è anche lo spazio sufficiente per depositare casco e giacca. Inoltre questi sistemi sono accessibili allo stesso livello della strada e possono essere posizionati in luoghi visibili e ben illuminati di notte. bici3

Un esempio molto interessante è quello realizzato dalla Biceberg: un sistema totalmente automatizzato per il parcheggio sotterraneo delle biciclette (moduli da 23, 46, 69 o 92 biciclette). In Spagna sono già operativi diversi tipi di Biceberg nelle città di Zaragoza, Victoria, Huesca e Girona. Come detto in precedenza, esistono tuttavia anche soluzioni a basso costo, come ad esempio la custodia delle biciclette affidata ad associazioni in occasione di eventi particolari, oppure l’uso di strutture trasportabili come la Container Shelter Box di Milano che propone, anche in affitto, strutture metalliche economiche, sicure, movimentabili facilmente presso i principali punti chiave di qualsiasi città.
Anche in Italia sono state realizzate e sono in corso di realizzazione diverse bicistazioni, più custodite che automatizzate, ma prevalentemente ubicate nei pressi delle stazioni ferroviarie. Come insegnano le migliori esperienze, è però necessario iniziare a realizzarle anche nelle zone più centrali delle città o comunque nei pressi dei principali attrattori di traffico. E per rendere comprensibile a tutti di cosa si tratta, forse è meglio utilizzare l’italiano per evitare che la domanda che mi è stata recentemente posta da un anziano si moltiplichi senza controllo: “Ma cos’è sta VELOstazione?”

fonte:  ecodallecitta.it

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