Agricoltura e lavoro cambiano la vita dei giovani con autismo

In occasione della Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo raccontiamo le storie di due realtà della rete di Agricoltura Sociale Lombardia che hanno vinto la scommessa dell’inclusione superando luoghi comuni e timori. Ecco le testimonianze dirette di alcuni ragazzi con autismo, esempi in carne ed ossa di impegno e voglia di imparare. “Il ricordo più bello di questa esperienza è stato iniziarla” racconta Luca. Coltivare opportunità concrete di inclusione per dare valore alle capacità che esistono in ognuno di noi. Questa la missione di Agricoltura Sociale Lombardia che fin dalla sua nascita ha dimostrato un’attenzione particolare alla condizione dell’autismo e della disabilità intellettiva sviluppando percorsi in grado di dare riscatto sociale e formazione alle persone che con questa condizione complessa ci convivono ogni giorno. Tutto ciò con un obiettivo preciso: far germogliare la bellezza e le competenze che esistono oltre ogni fragilità. In occasione della giornata mondiale dedicata alla consapevolezza sull’autismo, la rete regionale dà così voce ad alcune storie capaci di sgretolare quei luoghi comuni che vedono inconciliabile un’attività lavorativa e formativa con questo tipo di disturbo. L’ultimo report parla di ben 1.967 persone con svantaggio che hanno trovato un’opportunità di riscatto grazie ad Agricoltura Sociale Lombardia. Di questi si registrano 1.096 disabili e 871 soggetti in condizione di difficoltà coinvolti a vario titolo nelle attività della rete. Ma sono soprattutto i riscontri dei diretti protagonisti delle esperienze a far brillare questo traguardo.

elilu: a Pavia l’inclusione è la ricetta vincente, come ci dimostra Luca

Un titolo che ha il sapore di una fiaba e che agisce ogni giorno all’insegna della concretezza. La storia dell’azienda agricola elilu – Agricultura Familiare (rete Agricoltura Sociale Pavia) scaturisce dal nome dei suoi fondatori: Elisa Gastaldi e Luca Benicchi, coppia nel lavoro così come nella vita. “elilu, scritto per nostro volere con la minuscola, è il luogo nato il 21 dicembre 2015 dal nostro incontro – spiegano – Fare agricoltura sociale significa realizzare oggi l’autenticità del mondo rurale di ieri: mutualità, crescita personale e interpersonale, solidarietà, valorizzazione dei singoli e della comunità, in tutte le mille sfumature della biodiversità, vegetale, animale, umana”. elilu intreccia così la coltivazione di un modello lavorativo e insieme relazionale che coinvolge la gestione di diverse attività tra cui coltivazione, allevamento, trasformazioni agricole (mulino a pietra, caseificio e laboratorio multifunzionale), vendita diretta e mercati, agriturismo e ristorazione, fattoria sociale e didattica, agricampeggio. Un ventaglio di iniziative dove l’agricoltura sociale detiene un posto d’onore per rendere forti le basi di tutto il resto. E proprio qui germoglia la storia di Luca: sguardo profondo e limpido, poco più di 20 anni sulle spalle e tanta voglia di fare oltre che di imparare. Luca convive da anni con la condizione autistica e tutte le difficoltà che la riguardano, riuscendo però a cogliere diverse soddisfazioni oltre la tempesta e diventando un esempio di riscatto in carne ed ossa. Fondamentale per il suo percorso inclusivo la sinergia tra elilu e “Una mano per…”, associazione fondata nel 2015 da genitori di bambini diversamente abili. Genitori che dopo aver preso coscienza del difficile percorso di vita che stavano affrontando, hanno deciso di mettere a disposizione la loro esperienza a favore di altre famiglie che si trovavano nelle stesse condizioni. Nel 2016 inizia così per Luca un’esperienza didattica all’interno del ciclo produttivo, con attività pienamente concordate con la famiglia al fine di rendere ogni tappa consona alle sue attitudini. “Inizialmente il progetto ha coinvolto Luca nella cura dell’intera filiera di raccolta della materia prima che riguardava alberi da frutto, ortaggi, oltre alla semina stessa – racconta Elisa Gastaldi – Il percorso si è poi sviluppato con diverse attività come quella di accudimento degli animali: Luca ha scelto in particolare i cavalli occupandosi della pulizia dei box e della strigliatura”. Un’attività che poi ha incrementato ulteriori competenze. I traguardi sono stati impreziositi anche da un lavoro speciale rappresentato da un vero e proprio ricettario di quotidianità.

Luca a lavoro presso l’azienda agricola elilu – Agricultura Familiare

“Luca si occupa della pulizia e del nutrimento degli animali come cavalli, mucche, maiali: settore in cui si è specializzato e che gestisce molto bene – sottolinea Elisa – Da tempo sta realizzando un manuale redatto in prima persona in cui esplicita i compiti che esegue ogni giorno e di cui è responsabile in prima persona. Si tratta di un’attività molto importante dal punto di vista del potenziamento dell’autonomia e della responsabilizzazione. Fare esperienze inclusive di agricoltura sociale non significa, infatti, parcheggiare una persona in attività ripetitive ma coinvolgerla in un progetto in cui essa stessa diventa utile e indispensabile. Luca sa che se non riesce a venire a lavorare deve avvisarci perché la sua presenza è per noi preziosa e fondamentale, così come accade per ogni persona che lavora e che diventa utile agli altri. E lui lo è”. 

“Avere un figlio con un disturbo dello spettro autistico ti costringe a fare un viaggio importante: dentro di te e attraverso una nuova vita – racconta Barbara, tenace mamma di Luca che da anni si impegna per dare al proprio figlio un futuro migliore – Quando Luca ha finito le scuole superiori, come spesso accade, ci siamo trovati di fronte al vuoto. Ci siamo chiesti: e ora che cosa possiamo fare? La grande opportunità è arrivata grazie a questo percorso che ha migliorato tantissimo Luca. Certo, non sono mancate le difficoltà, come in ogni esperienza, ma i risultati positivi superano tutto il resto e hanno dato una grande spinta di crescita e responsabilizzazione a Luca oltre che positività e formazione. Elisa e Luca di elilu sono davvero straordinari nel gestire questo progetto: gli hanno insegnato un mestiere”. 

Luca è di poche parole, almeno a voce, di lui raccontano i fatti e l’impegno che ci mette ogni giorno innaffiando di luce e bellezza le attività che compie. Eppure con le parole ci sa fare molto e per noi ha rilasciato questa intervista – in esclusiva – tramite lo scritto che sa comprendere e gestire molto bene. 

Luca, qual è il tuo ricordo più bello in questi 3 anni di esperienza?

“Il ricordo più bello è sicuramente essere entrato a far parte di questa esperienza e lavorare”.

Le tue attività preferite?

“Le attività che mi piacciono di più sono pulire le mucche”.

So che stai scrivendo un manuale dedicato al tuo lavoro quotidiano: ti piacerebbe farlo leggere ad altri?

“Se posso sì, mi piacerebbe e sono contento di scrivere il manuale perciò devo dire che tutto sta funzionando alla perfezione”.
Poi Luca si rende disponibile per l’estate a insegnare ai bambini come accudire i cavalli regalandoci un sorriso finale che guarda al futuro e dimostrando che al di là di ogni disturbo respira un mondo intero.

Green Smiles fattoria “La Cavallina”: a Como l’autonomia vien lavorando

Da anni sul territorio comasco si distingue una realtà impegnata nel costruire occasioni di formazione e inclusione per ragazzi e ragazze con fragilità. Parliamo della fattoria sociale “La Cavallina” (rete Agricoltura Sociale Como) che concretizza tirocini finalizzati all’apprendimento delle mansioni di allevamento degli animali e della gestione del verde e dell’orto. “Gli sbocchi possono essere nel settore agricolo e in quello del florovivaismo, ma anche dei servizi di agricoltura didattica – racconta Ambrogio Alberio, titolare e operatore della fattoria sociale – L’agricoltura sociale dà benessere sia psicologico che fisico rappresentando un supporto al terzo settore per gli obiettivi di inclusione e per i progetti mirati all’autostima e all’autonomia”. 

Nel 2015 la cooperativa “Il Granello – Don Luigi Monza”, in collaborazione con “La Cavallina”, ha dato vita ad un Centro Socio Educativo diverso dagli altri: il CSE Green Smile in fattoria. Il Centro è un servizio per persone adulte con disabilità medio grave che mira al mantenimento delle competenze acquisite durante l’arco della vita. “La particolarità di questo servizio è dato dal fatto che, oltre i tradizionali laboratori in un CSE, le attività svolte principalmente sono il lavoro in fattoria e nell’orto e la cura del giardino e degli spazi verdi – spiegano i referenti del progetto – In fattoria sociale sono previsti due operatori con funzione educativa”. 

Nell’ambito di Green Smiles hanno trovato occasione di crescita anche ragazzi con autismo come Davide e Vladimir che svolgono attività di gestione dell’orto, del giardino e degli animali. “Con queste esperienze sfatiamo davvero tanti luoghi comuni dimostrando che questi ragazzi possiedono delle abilità importanti che emergono proprio se offri loro la possibilità di coltivarle, con fiducia e giusta formazione – evidenzia Ambrogio Alberio – Così come accade in agricoltura sociale ogni progetto lavorativo dovrebbe indirizzarsi sulle attitudini individuali: un discorso che vale per tutti noi, al di là della disabilità che possiamo avere o meno”. 

Visto il successo della collaborazione tra i due enti, a gennaio è stato inoltre aperto anche SFArm, un Servizio di Formazione all’Autonomia rivolto a persone con disabilità lieve e che mira allo sviluppo di competenze nell’ambito delle autonomie personali e della sfera lavorativa. “Prendersi cura degli animali, pulire i loro box, dare loro da mangiare e bere, coltivare ortaggi e piccoli frutti e utilizzarli nel laboratorio di cucina o regalarli ai propri genitori, arrivare al mattino trovando il giardino ordinato e pieno di colori permette alla persona di toccare con mano il frutto del proprio lavoro”, sottolineano gli educatori.

“L’essere a contatto con la natura ed essere soddisfatti del risultato aumenta il livello di benessere e di autostima. In particolare i ragazzi con disturbo dello spettro autistico traggono giovamento dalla routine su cui si basa il lavoro in fattoria: lavori ben precisi e conosciuti, che possono essere svolti in piena autonomia. La collaborazione con i compagni è necessaria per portare a termine correttamente il lavoro, allenando e affinando quotidianamente le proprie capacità relazionali. Infine l’avvicinamento agli animali, soprattutto per chi ha difficoltà comunicative, permette di sfruttare il canale non verbale”.  

A testimoniare la positività dell’esperienza vissuta ecco alcuni resoconti dei ragazzi con autismo coinvolti nelle attività, uno di questi è Davide, 24 anni: “Riesco a gestire gli animali e a pulire i loro box e gli spazi. Preferisco dividere i compiti di gestione dell’orto così da poter lavorare bene. A volte faccio fatica a farmi ascoltare dai compagni”. Non mancano esperienze di ippoterapia che preparano al contatto con gli animali: “Faccio equitazione e partecipo a diverse gare”, racconta soddisfatto Vladimir. La cooperativa “Il Granello – Don Luigi Monza” ha inoltre un alloggio per l’autonomia nel comune di Turate: “Questa è una casa dove con altri ragazzi svolgo numerose attività come cucinare, pulire la casa, preparare il letto e i miei vestiti” spiega Davide.  Green Smiles sta organizzando con il Comune di Guanzate un evento dove i ragazzi con autismo avranno un ruolo importante in veste di arbitri nell’ambito di giochi didattici. Inoltre saranno presto coinvolti in lavori di manutenzione conservativa sul territorio comasco, al di là dei confini della fattoria sociale: un’ulteriore conferma di inclusione sociale e lavorativa.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2019/04/agricoltura-lavoro-cambiano-vita-giovani-con-autismo/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

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I “Bambini delle Fate”: un nuovo modo di fare “sociale”

Di autismo si comincia, ormai, a parlare molto. Si sa poco, però. Si sa poco del problema, poco delle sue cause, delle sue molte forme e, soprattutto, pochissimo di come vivano le famiglie che si trovano ad affrontarlo. Perché in Italia le famiglie coinvolte sono sempre di più e si parla di un caso ogni 60 nuovi nati.9500-10255

Nella vita di Franco e Andrea Antonello l’autismo entra prepotentemente un giorno di qualche anno fa, quando Andrea ha due anni e mezzo, attraverso le parole di un medico. Autismo, la diagnosi. La famiglia viene travolta dalla forza di un terremoto, dice Franco. Un terremoto che non passa ma dura tutta la nostra vita e quella dei nostri figli, anche dopo di noi. Il colpo è fortissimo e la vita comincia a cambiare, a prendere una strada diversa, aprendo scenari e prospettive prima completamente sconosciuti. Franco inizia a rendersi conto di cosa sia l’universo del Sociale, dei suoi problemi, dei suoi punti deboli, cercando di elaborare nuove possibilità e soluzioni. Lui, imprenditore da sempre, non si capacità del fatto che si tratti di una realtà costretta a contare sulla carità della gente, sulle donazioni sporadiche quando ci sono, su modalità che, di fatto, non funzionano e non permettono di assicurare alle persone che ne hanno bisogno, il sostegno adeguato e continuativo necessario. Così, ha un’idea: coniugare la realtà di impresa a quella del Sociale per perseguire tre obiettivi fondamentali: aiutare l’inserimento delle persone autistiche, sostenere le loro famiglie attraverso progetti sul territorio, organizzare raccolte fondi per attivare i progetti di inclusione. Da questa intuizione, nel 2005 nasce a Castelfranco Veneto, la fondazione I Bambini delle Fate che aiuta, al momento, 44 tra Associazioni, Enti ed Ospedali in 12 Regioni: Veneto, Trentino Alto Adige, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Abruzzo, Lazio Puglia e Sicilia. Sono molti i progetti in Veneto: 4 in provincia di Treviso, 4 in provincia di Vicenza, 2 nel Padovano e 1 in provincia di Venezia. Nel solo 2016 sono stati distribuiti 1.930.000 euro. Le famiglie coinvolte ricevono i finanziamenti erogati dalla fondazione proprio attraverso quelle associazioni e strutture e, in questo modo, riescono ad avere accesso gratuito a terapie, trattamenti e percorsi riabilitativi che sarebbero altrimenti inaccessibili per via dei costi troppo alti. Franco e Andrea Antonello, che oggi ha 23 anni, hanno al loro attivo diversi libri scritti a quattro mani e viaggi in giro per il mondo

Incontriamo Franco Antonello

Che tipo di progetti finanzia l’Associazione I Bambini delle Fate?

Qualsiasi tipo di progetto che riguardi la disabilità infantile. Fino ad ora la maggior parte dei progetti sono relativi all’autismo ma semplicemente perché la fondazione nasce dall’esperienza di Andrea. Finanziamo qualsiasi progetto in questa direzione.

Perché è nata l’associazione?

E’ nata perché ho visto troppi gruppi e progetti, di solito formati dalle famiglie, non decollare per mancanza di fondi che non arrivano né dallo stato né dai comuni. Se arrivano lo fanno sotto forma di sms ma sono forme che non condivido. Noi lo  facciamo senza chiedere donazioni né versamenti una tantum.

In che modo l’associazione trova i finanziamenti?

La Fondazione realizza i suoi obiettivi attraverso il coinvolgimento delle imprese sul territorio dove si realizzano i progetti. Le aziende fanno versamenti costanti. In questo modo garantiscono sviluppo e continuità alle attività in corso oltre ad assumersi un fondamentale ruolo di responsabilità sociale, facendosi carico delle difficoltà del territorio in cui producono ricchezza.

Come è riuscito a coinvolgere gli imprenditori?

Tutte le persone sono disponibili ad aiutare. Il problema è che non si sa mai dove vadano a finire i contributi versati. Noi chiediamo agli imprenditori una quota mensile e ogni mese ci impegniamo a pubblicare, sui quotidiani che ci danno pagine a disposizione, tutte le informazioni relative all’uso di quei fondi. Ciascuno può verificare attraverso un numero di telefono in che modo sono stati impiegati i soldi. Rendiamo conto, quindi, di tutto ciò che ci viene dato, pubblicando i nomi dei ragazzi sostenuti, nomi e recapiti dei responsabili delle associazioni e degli enti che gestiscono i fondi erogati, una puntuale rendicontazione sull’utilizzo delle somme. Un Comitato Medico Scientifico, inoltre, supervisiona i progetti. Quindi, la trasparenza di ogni operazione è massima. Al momento le aziende che ci sostengono sono oltre 700 in tutta Italia, da Bolzano a Ragusa. Abbiamo in piedi 50 progetti. Sono un imprenditore da sempre e mi sono chiesto che cosa  vorrei sapere se donassi dei soldi. Quello che  vorrei è semplicemente trasparenza e serietà. E’ quello che chiede chiunque si impegni economicamente: sapere dove vanno a finire i propri soldi. Quello che sto facendo è cercare di portare la gestione di impresa nel Sociale. Ci sono fabbriche di qualsiasi genere di prodotto che fanno utili spaventosi mentre il Sociale ha bisogno di carità. Questo non va. Sono convinto che il nostro sia un modo efficace per sostenere le persone che ne hanno bisogno.

Se anche un privato volesse  aiutarvi?

Anche i privati possono dare il loro contributo attraverso l’iniziativa Sporcatevi Le Mani: la modalità è sempre attraverso donazioni mensili che aiutano bambini e ragazzi con autismo a crescere con percorsi personalizzati.

Quante famiglie vengono sostenute attraverso la Fondazione?

Al momento oltre 2000 famiglie in tutta Italia.

Come mai avete scelto questa modalità di “donazione continua”?

Il nostro obiettivo è realizzare insieme dei progetti che offrano soluzioni e benefici garantiti nel tempo. Qualche sporadica donazione non ci permetterebbe di mantenere questa promessa.

L’autismo è in aumento. Quali sono al momento i dati? E come mai, nonostante questo, se ne sa ancora così poco?

Ormai si parla di un caso ogni 60 nuovi nati. Il problema è che ci sono tante forme di autismo. Se ne parlerà sempre di più perché diventerà la piaga del secolo. Non se ne parla perché viviamo in una società che ci obbliga a guardare sempre avanti senza fermarci a guardare indietro e a chi si è perso. Fino a quando non ci tocca direttamente.

Qual è la difficoltà più grande che devono affrontare le famiglie?

Quando arriva un bambino con autismo in una famiglia è come se arrivasse un terremoto. Un terremoto che durerà tutta la tua vita e anche quella di tuo figlio quando non ci sarai più. Mi fa male vedere che chi ha le possibilità economiche si salva. Con le possibilità economiche, infatti, si possono migliorare molto le condizioni delle persone autistiche. Chi non ha i mezzi, invece, si trova ad affrontare problemi grandissimi. In Italia sono 400000 le famiglie che hanno a che fare con questo problema. La maggior parte di loro non ha le possibilità di accedere ai percorsi terapeutici e riabilitativi necessari.

Come si pensa al futuro?

Tutti i genitori pensano al “dopo di noi”. E mi fa profondamente male parlare di questo. Il “dopo di noi” significa centri o strutture, che una volta si chiamavano manicomi, in cui i ragazzi vengono sedati per calmarli o vengono usati metodi non sempre controllati per tenerli fermi. E’ inutile che si raccontino storie. Non voglio più parlare del futuro perché è una tragedia. Personalmente sono convinto che se ogni azienda donasse il suo contributo e se le persone donassero due ore alla settimana alle famiglie che ne hanno bisogno, la situazione sarebbe molto diversa. Si potrebbe iniziare a parlare, così, di un altro modo di pensare il futuro delle persone autistiche. Il “dopo di noi” deve cominciare da ognuno di noi perché non sarà certo lo Stato a pensarci. Deve cominciare dalla società dove ciascuno può fare qualcosa di concreto.

Che cos’è la Banca del Tempo Sociale?

E’ un progetto in cui mettiamo insieme, in un sistema molto organizzato, ragazzi delle scuole superiori con i ragazzi con disabilità. Troviamo per ogni ragazzo disabile tre amici che si impegnano con due ore settimanali a fargli compagnia. Partirà a marzo ma esiste già con la collaborazione di un centro per ragazzi disabili di Bolzano che si chiama Il Cerchio e con due scuole superiori. Tale esperienza fa si che gli alunni partecipanti possano ricevere crediti scolastici.

Lei e Andrea, nel 2010, avete fatto un lungo viaggio negli Stati Uniti e in America Latina a bordo di una moto. Perché? E che cosa è cambiato dopo?

Quello che è cambiato è la presa di coscienza di Andrea. Prima era chiuso nel suo mondo e non sapeva come uscirne. Adesso si è reso conto che anche lui può fare cose come viaggiare, incontrare tante persone e fare esperienze nuove. Adesso Andrea è completamente diverso rispetto a sette anni fa, quando abbiamo fatto il viaggio.  Nel film Forrest Gump si dice che la vita è come una scatola di cioccolatini e non puoi mai sapere quello che ti capita. Se ci tocca quello amaro è inutile restare troppo a piangere. Piangere va bene ma poi da lì si deve partire per andare avanti. Oltre a fare le cose che mi interessano e cioè i contratti con le aziende, ci prestiamo molto ai media perché non vogliamo parlare dell’autismo come problema. Non ci ascolterebbe nessuno se lo facessimo. Per questo ne stiamo parlando su una moto, facendo un viaggio, dal palco di una rockstar o cose simili.

Quali sono i prossimi progetti dell’Associazione I Bambini delle Fate?

Finanziare progetti come stiamo già facendo e portare in tutta Italia la Banca del Tempo. Altri progetti che riguardano la comunicazione sono, al momento, top secret. Abbiamo in previsione di girare un film tratto dal libro che uscirà nel 2018 con il fine di sensibilizzare le persone a capire il mondo dell’autismo.

Per chi volesse saperne di più:www.ibambinidellefate.it

Fonte: ilcambiamento.it

 

Pet therapy: lo speciale legame tra Kainoa, bimbo autistico, e il suo cane Tornado

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La foto di Kainoa e il suo cane Tornado commuove il web. Il bambino affetto da autismo stringe il suo primo legame con un altro essere vivente grazie alla pet therapy. Le lacrime e le parole di sua madre che non l’avrebbe mai creduto possibile. 845.000 like, 303.478 condivisioni e 33mila commenti. Questi sono i numeri di una foto postata sulla pagina Facebook Love What Matters lo scorso 20 ottobre. La foto ritrae una donna in lacrime, commossa perché suo figlio è sdraiato vicino a un bel cane dal pelo color miele. Cosa ha reso questa scena di vita quotidiana così virale?

È il potere della pet therapy. 

Suo figlio Kainoa di cinque anni è affetto da autismo e rifiuta il contatto con chiunque, persino con lei, che non può toccarlo, né abbracciarlo, vestirlo o lavarlo. Finché la ong statunistense Four Paws for Ability non gli ha donato un cane, addestrato per due anni per interagire con bambini affetti da disabilità nel programma Autism Service. La donna non trattiene la commozione vedendo il piccolo Kainoa fare amicizia con il suo nuovo amico.

La lettera di una mamma commossa

Di fianco alla foto, la donna scrive:

Vedete questo momento? Non ho mai sperimentato un momento come questo! Ieri è stato il primo giorno in cui mio figlio di cinque anni ha incontrato il suo cane Tornado, dal Servizio per l’autismo. Siamo americani che vivono oltreoceano in Giappone e abbiamo atteso almeno due anni di incontrare Tornado. Questa foto cattura la foto di una madre che ha visto suo figlio, che non può abbracciare, lavare, vestire, coccolare e toccare liberamente, sdraiarsi vicino al suo cane di sua spontanea volontà, con un attaccamento propositivo e inespresso.

È il volto di una mamma che ha visto suo figlio fallire innumerevoli interazioni sociali sul campo da gioco in attesa di avere un amico. Qualsiasi amico. E ogni tipo di connessione. Lei è stata seduta per mesi con suo figlio mentre piangeva di notte perché non aveva legami importanti al di fuori della famiglia, non importa quando duramente ci provasse o quanto duramente si impegnasse nelle sue terapie per l’autismo” e poi continua “e ora è seduta dietro suo figlio in silenzio a guardare questo momento, senza fiato o parole da dire”.

L’Autism Service che integra la pet therapy

La donna racconta gli innumerevoli momenti difficili vissuti da suo figlio, gli incontri a scuola, le visite, le diagnosi, le lacrime, ma ora che c’è Tornado nella vita del piccolo Kainoa sa che tutto andrà bene: “Ieri ho pianto per un motivo diverso. È una sensazione indescrivibile”. L’associazione che ha addestrato Tornado, è specializzata nel preparare gli animali per aiutare i bambini affetti da disabilità e adulti che hanno subito un trauma o ferite di guerra. Oppure gli animali sono addestrati per delle operazioni di salvataggio.

I benefici della pet therapy sono ormai conosciuti. Solitamente con questo termine si indica una terapia dolce basata sull’interazione uomo-animale, che va a integrare le terapie tradizionali. Si utilizza soprattutto per quei pazienti che non collaborano spontaneamente con il medico. L’animale fornisce un canale di comunicazione importante. In questo caso, con l’Autism Service di Four Paw for Ability, Kainoa ha trovato il suo primo vero amico, Tornado.

Fonte: ambientebio.it

Smog: l’esposizione prolungata aumenta il rischio di autismo

Un nuovo studio dell’Università di Pittsburgh indaga l’incidenza dell’inquinamento atmosferico nell’insorgenza della sindrome autistica: Stirene, cromo, cloruro, metilene, metanolo, cianuro e arsenico, elementi contenuti in larga misura nei gas di scarico prodotti dalle automobili, aumentano il rischio di contrarre la sindrome in bambini sani380765

Una delle ragioni dell’incremento dei casi di autismo sarebbe lo smog: la scoperta, portata a termine dalla Pitt Public Health (University of Pittsburgh) e presentata dall’American Association for Aerosol Research ad Orlando, rappresenta un nuovo punto di arrivo nella ricerca contro questa sindrome di cui si sa ancora molto poco e che riguarda disturbi neuro-psichiatrici che portano ad una diminuzione dell’integrazione sociale e della comunicazione. L’autismo sarebbe dovuto a fattori neurologici e psicoambientali, ma la strada da fare per capirne con esattezza le origini è ancora molto lunga. La ricerca sull’incidenza dell’inquinamento atmosferico nell’insorgenza di questa sindrome è stata condotta analizzando per un periodo di tempo due gruppi di famiglie con bambini sani, nati tra il 2005 e il 2009 nelle contee di Allegheny, Armstrong, Beaver, Butler, Washington e Westmoreland, in Pennsylvania. I bambini erano all’inizio tutti sani, ma nei primi due anni di vita sono stati esposti, in base a dove vivevano, a diversi livelli di stirene (idrocarburo aromatico, tossico e infiammabile) e cromo (metallo pesante tossico): coloro che erano stati più a contatto con questi elementi presentavano un rischio 1,4 volte maggiore di essere affetti da autismo, rispetto ai bambini che li avevano respirati di meno.
Oltre a stirene e cromo, altre sostanze responsabili di alterazioni del sistema endocrino, e che quindi possono mettere a rischio di autismo, sono il cloruro di metilene, il metanolo, il cianuro, e l’arsenico: elementi contenuti in larga misura nei gas di scarico prodotti dalle automobili, e quindi nello smog.
La dottoressa Evelyn Talbott della Pitt Public Health ha dichiarato a proposito dello studio: “Il prossimo passo sarà la conferma ai nostri risultati con gli studi che misurano la specifica esposizione agli inquinanti atmosferici a livello individuale, per verificare queste stime effettuate con modelli dell’Environmental Protection Agency”.

Early exposure to air pollutants linked to autism risk

Fonte: ecodallecitta.it

Bimbi supervaccinati ma l’epidemia arriva lo stesso

La popolazione cinese è tra le più vaccinate al mondo e il vaccino per il morbillo è obbligatorio. Eppure ci sono state oltre 700 epidemie di morbillo tra il 2009 e il 2012. Perché? La domanda se la pone Sajer Ji, fondatore di GreenMedInfo, membro del Comitato direttivo della Global Gmo Free Coalition e della National Health Federation. Ji prova anche a rispondere: che sia perché il vaccino è inefficace?vaccino_morbillo_cina

«Un recente studio pubblicato su Plos ha fatto emergere come due vaccini per il morbillo (la combinazione morbillo-rosolia e quella morbillo-parotite-rosolia) non siano stati in grado di prevenire epidemie in popolazioni altamente vaccinate» spiega Sajer Ji. Nello studio si legge che «la copertura per il vaccino morbillo-rosolia e per quello morbillo-parotite-rosolia è maggiore del 99% nella provincia di Zhejiang. Eppure l’incidenza di morbillo, parotite e rosolia resta elevata». La zona è nella parte orientale della Cina e conta 55 milioni di abitanti. Tutti i bambini hanno ricevuto la prima dose obbligatorie di vaccino morbillo-rosolia a 8 mesi e un’altra dose di morbillo-parotite-rosolia a 18-24 mesi. Sajer Ji fa anche notare come la copertura vaccinale sia anche parecchio più alta di quella che solitamente si ritiene necessaria per garantire la cosiddetta “herd immunity”, cioè l’immunità di gregge (88-92%), e che viene ritenuta la soluzione per estinguere le malattie infettive. Eppure, l’,8,6% dei soggetti ha sviluppato comunque il morbillo. Un altro studio pubblicato sul Bollettino dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha individuato 707 epidemie di morbillo in Cina tra il 2009 e il 2012, con un aumento anche nel 2013: «Il numero di casi riportato nei primi 10 mesi del 2013 (26.443) è tre volte maggiore di quelli riportati nell’intero 2012». Quindi, come mai, stante l’altissima copertura vaccinale, i casi di morbillo non diminuiscono? Sajer Ji prende in considerazione la possibilità che «i vaccini non siano così efficaci come dicono» e che «il concetto di immunità di gregge» faccia acqua, data l’evidenza epidemiologica. «L’inutilità del titolo anticorpale dato dalle vaccinazioni ai fini della prevenzione delle malattie acquista maggior senso se si considerano i dubbi sorti di recente sulla teoria dell’efficacia dei vaccini basata sugli anticorpi. Iniettare alluminio e altri adiuvanti altamente immunotossici nell’organismo per stimolare un titolo anticorpale elevato non basta a garantire l’affinità degli anticorpi all’antigene dal quale si pensa dovrebbero proteggere». Ji consiglia poi la lettura del libro“Vaccine illusion” di Tetyana Obukhanych (Ph.D. in immunologia alla Rockefeller University di New York). Nel 2005 la commissione regionale dell’Oms per l’area del Pacifico Orientale aveva stabilito il 2012 come data entro cui eliminare completamente il morbillo dalla zona e il ministro della sanità cinese aveva reso obbligatorio il vaccino. Eppure non ha funzionato. Si legge su PloS: «Le epidemie di morbillo sono continuate nel 2008 con 12.782 casi; dal 2009 al 2011 l’incidenza del morbillo è rimasta alta, quella della parotite è aumentata da 394,32 per milione a 558,26 nel 2007 e nel 2008. Infine, i casi di rosolia sono aumentati da 3284 a 4284 nel 2007 e nel 2011 con un aumento del 30,45%». L’unica direttiva che arriva, malgrado questi dati, è quella di vaccinare di più e di più. Sajer Ji si dice rattristato di fronte alla constatazione che l’establishment medico, malgrado il fallimento, continui a programmare e imporre la prevenzione concentrandola unicamente sui vaccini, dimenticando la nutrizione, la vitamina D, il miglioramento del sistema sanitario e dell’igiene. Aspra poi la critica riguardo al fatto che lo studio in questione non accenni minimamente agli effetti collaterali dei vaccini, mentre dovrebbe farlo stante, per esempio, i dati forniti in un altro studio cinese secondo cui «il 42% delle reazioni ai farmaci riguarda i vaccini». Da non dimenticare, poi, come i Centers for Diseases Control americani abbiano nascosto dati riguardo la correlazione tra vaccino antimorbillo e autismo.

Bibliografia utile:

Zhifang Wang, Rui Yan, Hanqing He, Qian Li, Guohua Chen, Shengxu Yang, Enfu Chen. Difficulties in eliminating measles and controlling rubella and mumps: a cross-sectional study of a first measles and rubella vaccination and a second measles, mumps, and rubella vaccination. PLoS One. 2014 ;9(2):e89361. Epub 2014 Feb 20. PMID: 24586717

Vaccination and herd immunity to infectious diseases. Anderson RM, May RM Nature. 1985 Nov 28-Dec 4; 318(6044):323-9.

Fonte: ilcambiamento.it

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Vaccino mpr e autismo: legami nascosti?

Il dottor Brian Hooker della Focus Autism Foundation ha acquisito i dati che erano stati valutati già dai Cdc di Atlanta e li ha riesaminati. Poi…sorpresa: sostiene di avere scoperto cose diverse da quelle che erano emerse in un primo tempo. E sostiene che non sia una casualità…vaccino_morbillo

Hooker, docente di biologia alla Simpson University di Redding in California, avrebbe scoperto che, contrariamente a quanto avevano affermato i governativi Centers for Disease Control and Prevention, nei bimbi afroamericani che hanno ricevuto il vaccino per morbillo, parotite e rosolia prima dei 3 anni i casi di autismo sono 3,4 volte di più rispetto ai bambini che lo hanno ricevuto più tardi. Eppure i Cdc lo avevano negato. Sorge spontanea una domanda? Ma veniamo a sapere proprio tutto quello che ci sarebbe da sapere su farmaci e vaccini? Ci sono correlazioni tra vaccini e patologie che continuano a venirci nascoste?

Vediamo cosa è accaduto nel caso specifico, stando a quanto riporta la Focus Autism Foundation.

Qualche gola profonda dei Cdc (di cui poi si sarebbe saputa l’identità) aveva avvertito Hooker che c’era qualcosa che non andava nella valutazione di certi dati e quindi Hooker stesso ha deciso di chiedere un accesso ai dati originali in questione, di formalizzare cioè quello che in Usa viene chiamato una richiesta sulla base del Freedom of Information Act (FOIA). I dati erano quelli di uno studio sul vaccino morbillo-parotite-rosolia e l’autismo pubblicato sulla rivista Pediatrics. L’8 agosto scorso Hooker ha pubblicato la sua valutazione dei dati sulla rivista scientifica Translational Neurodegeneration, secondo cui i bambini afroamericani che hanno ricevuto il vaccino Mpr prima dei 3 anni manifestano autismo 3,4 volte in più rispetto ai bimbi che lo hanno ricevuto più tardi, correlazione che Hooker accusa i Cdc di avere voluto nascondere. Cosa sarebbe accaduto? Secondo Hooker, dopo avere raccolto i dati su 2.583 bambini residenti ad Atlanta, in Georgia, nati tra il 1986 e il 1993, i Cdc avevano escluso tutti quelli che non avevano un certificato di nascita valido dello Stato della Georgia, riducendo il campione del 41%. Sempre secondo Hooker, l’introduzione di questo criterio arbitrario aveva ridotto il campione eliminando la forza statistica delle risultanze, cosa che permetteva di negare il forte legame tra autismo e vaccino Mpr nei bambini afroamericani. Hooker pare abbia lavorato molto sui dati insieme al suo informatore dei Cdc e ha visionato importanti documenti correlati allo studio grazie anche all’interessamento di Darrell Issa, responsabile della Government Reform Committee. Hooker denuncia senza mezzi termini una manipolazione dei dati e una indebita pressione sui membri dei Cdc per supportare ad ogni costo la sicurezza del vaccino. La polemica è finita sui media americani e non manca naturalmente la preoccupazione. La versione contestata dei dati era stata pubblicata sulla rivista Pediatrics, rivista ufficiale dell’American Academy of Pediatrics che, come spiegato anche dalla CBS News, ha ricevuto supporto economico e donazioni dalle case farmaceutiche produttrici dei vaccini. Nello studio pubblicato l’8 agosto, Hooker sostiene la necessità di ulteriori ricerche per determinare la ragione dello specifico effetto visto sui bambini afroamericani e per definire l’eventuale necessità di posticipare la vaccinazione. Secondo David Lewis, microbiologo che ha lavorato per il dipartimento ricerca e sviluppo dell’Environmental Protection Agency, il problema della manipolazione dei dati per supportare politiche governative è un problema presente nelle agenzie federali, compresa l’Epa, i Cdc e l’Usda.

Fonte: ilcambiamento.it

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Autismo e pesticidi, più rischi se a contatto con l’agricoltura

Nel 2014 i casi di autismo hanno riguardato 1 bambino su 68 negli Stati Uniti scavalvando la statistica del 2000 che ne aveva conteggiati 1 su 2000 bambini: perché questa crescita continua?

I casi di autismo tra i bambini sono decisamente aumentate dal 2000 a oggi e uno studio propone che questo incremento sia correlato allo sviluppo dei pesticidi. Ricercatori californiani hanno pubblicato lo scorso 23 giugno che evidenzia come una donna incinta che viva nei pressi di una azienda agricola in cui si utilizzano prodotti chimici subisca un un rischio del 66% di avere un bambino che sviluppi l’autismo. Ricordiamo che le vaccinazioni non sono ritenute dalla comunità scientifica, responsabili dei casi di autismo e che questa malattia si sviluppa già nel feto per cui si presume un difetto nello sviluppo della corteccia cerebrale. Ma cosa altera questo sviluppo? Un altro studio ha evidenziato il fatto che l’inquinamento da smog possa avere correlazione con lo sviluppo dell’autismo. In ogni caso gli scienziati dell’Università di Davis hanno affinato le loro ricerche concentrandosi sull’uso dei pesticidi in California prendendo sotto esame 1000 persone. La legge in California sui pesticidi è stringente e richiede di precisare il tipo di pesticida usato, quando e dove e in quale quantità.

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Ha detto Irva Hertz-Picciotto vice presidente del dipartimento di scienze e salute pubblica dell’Università:

Abbiamo constatato che diversi tipi di pesticidi sono stati utilizzati nei presi delle abitazioni dove i bambini hanno sviluppato autismo o ritardi.468867687-620x350

Circa un terzo dei partecipanti coinvolti nello studio vivevano all’interno di 1,25-1,75 km, dove sono stati utilizzati pesticidi e lo studio pubblicato sul Journal Environmental Health sebbene non stabilisca una diretta correlazione evidenzia il rischio elevato di manifestare autismo nei bambini se le mamme avevano subito un esposizione ai pesticidi nel secondo e terzo trimestre della gravidanza. La causa sarebbe da relazionare alla particolare sensibilità ai pesticidi del cervello del feto.

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Precisa Janie Shelton autrice principale della ricerca:

Questo studio convalida i risultati delle ricerche precedenti che hanno trovato legami tra autismo e l’esposizione durante la gravidanza a sostanze chimiche provenienti dall’agricoltura. Abbiamo notato che alcuni sottogruppi sono più suscettibili all’ esposizione ai pesticidi rispetto ad altri e il messaggio è molto chiaro: le donne incinte dovrebbero stare attente e evitare il contatto con sostanze chimiche usate in agricoltura.

Fonte:  Le Monde

Quale legame tra pesticidi e autismo?

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Il rischio di avere un bambino affetto da autismo o da un altro ritardo dello sviluppo aumenta di oltre il 60% per le donne che vivono nelle vicinanze di campi e fattorie in cui vengono utilizzati pesticidi chimici: è quanto che emerge da uno studio condotto dai ricercatori dell’UC Davis MIND Institute e pubblicato su Environmental Health Perspectives, che ha anche mostrato come il collegamento aumenti quando l’esposizione ai pesticidi avviene tra il secondo e il terzo trimestre della gravidanza. Nella ricerca, condotta in diverse zone della California, gli scienziati hanno analizzato l’associazione tra l’esposizione durante la gravidanza a specifiche classi di pesticidi, tra cui organofosfatipiretroidi e carbammati, e una diagnosi di ritardo dello sviluppo o autismo nella prole. “Questo studio conferma i risultati di ricerche precedenti che hanno osservato un collegamento tra l’avere un bambino affetto da autismo e l’esposizione prenatale agli agenti chimici usati per l’agricoltura in California,” ha spiegato Janie F. Shelton, autrice principale dello studio. “Dobbiamo ancora scoprire se alcuni sottogruppi siano più vulnerabili all’esposizione a questi composti rispetto ad altri, ma il messaggio è comunque molto chiaro: le donne incinte dovrebbero evitare a tutti i costi il contatto con gli agenti chimici usati per l’agricoltura”. Nello studio è stata analizzata l’applicazione di pesticidi commerciali tramite ilCalifornia Pesticide Use Report collegando questi dati con gli indirizzi residenziali di circa 1.000 partecipanti che risiedono nel nord della California, soprattutto nella Sacramento Valley e nell’area di San Francisco. La ricerca ha incluso famiglie con bambini di eta’ comprese tra i 2 e i 5 anni a cui sono stati diagnosticati autismo o ritardi dello sviluppo. “Abbiamo mappato dove vivevano le partecipanti durante le loro gravidanze e alla nascita dei bambini,” ha spiegato Irva Hertz-Picciotto, vice-direttrice del Department of Public Health Sciences alla UC Davis, “In California, chi fa uso di pesticidi deve specificare dove essi vengono applicati, in che date e in che quantità. Abbiamo notato che ci sono diverse classi di pesticidi utilizzati più di frequente vicino a dove risiedono madri i cui bambini sono affetti da autismo o da ritardi.” Secondo i ricercatori, l’esposizione agli insetticidi potrebbe essere dannosa durante la gestazione perché il cervello del feto, ancora in via di sviluppo, è più vulnerabile a quello di un adulto. Poiché questi pesticidi contengono neurotossine, l’esposizione in utero potrebbe disturbare i complicato processi di sviluppo strutturale dei neuroni, producendo alterazioni nei meccanismi di eccitazione e inibizione che governano l’umore, l’apprendimento, le interazioni sociali e il comportamento. Gli scienziati hanno enfatizzato l’importanza dell’alimentazione materna durante la gravidanza, raccomandando soprattutto l’utilizzo di vitamine prenatali per diminuire il rischio di avere bambini affetti da autismo. “Anche se e’ impossibile eliminare del tutto i rischi dovuti all’esposizione ambientale,” ha concluso Hertz-Picciotto, “Dobbiamo aprire un dialogo su come limitarla, a livello della società e individuale.”

Riferimenti: Environmental Health Perspectives doi: 10.1289/ehp.1307044

Credits immagine: Will Fuller/Flickr

Fonte: galileonet.it