Cala il prezzo della benzina: aumenterà il traffico?

Il ribasso dei carburanti, provocato dal crollo del prezzo del petrolio al barile, si tradurrà in un aumento dei consumi? Cerchiamo di capire, con i dati a disposizione, se il calo di benzina e gasolio possa determinare un aumento del traffico veicolare privato nelle città italiane e tra le abitudini dei pendolari381524

Il prezzo dei carburanti continua a calare: non proporzionalmente al crollo del petrolio, visto che si parla di un – 53% sul prezzo al barile, che si è tradotto in realtà in un -14% sui listini della benzina, ma la differenza è più che sensibile. Il prezzo medio della benzina servita oscilla tra l’1,462 euro/litro e l’1,621, mentre il diesel viaggia tra 1,368 e 1,515 euro al litro. Scampato anche il rincaro delle accise sulla benzina – rincaro inizialmente previsto dal decreto Milleproroghe, ma poi cancellato – gli automobilisti si trovano ad aprire il nuovo anno con una potenziale riduzione della spesa piuttosto consistente. Questa riduzione si tradurrà tutta in risparmio economico o porterà con sé un aumento dei consumi, e dunque del traffico privato?  Gli ultimi dati disponibili sono quelli forniti da Unione Petrolifera a dicembre, che fanno però riferimento al mese di novembre, quando – a parità di giorni di consegna – i consumi di benzina calavano del 4,7% e quelli del gasolio dello 0,6%. Bisognerà attendere il 20 gennaio per conoscere le statistiche relative al mese di dicembre, quando l’effetto del ribasso dei carburanti dovrebbe già aver lasciato un segno.  Un eventuale assestamento dei prezzi dei carburanti su un livello molto basso, comporterebbe il rischio di vedere un ulteriore spostamento modale verso l’auto, nelle abitudini degli italiani? Davanti ad un trasporto pubblico sempre più piegato dai tagli, la possibilità di utilizzare la propria auto privata ad un costo (relativamente) basso, farà aumentare ancora di più la quota di cittadini che rinunciano ai mezzi pubblici? Il rischio c’è, anche se forse riguarda più i pendolari che i lavoratori che si spostano in città, dove comunque l’offerta del TPL, per quanto estremamente disomogenea sul territorio nazionale, rimane più competitiva. Il vero problema, a giudicare dagli ultimi rapporti sulla mobilità pubblicati in Italia, è il treno. Tagli disastrosi si accompagnano ad aumenti del costo del biglietto assolutamente non giustificati dal servizio offerto. Legambiente parla di un’Italia in treno a due velocità: da un lato le Frecce, efficienti ma costose, dall’altro i treni regionali e interregionali, che dovrebbero servire ai pendolari, ma che peggiorano progressivamente la qualità del servizio e le possibilità di collegamento. Terreno fertile perché si inserisca l’automobile.
C’è però una considerazione di cui tener conto: il crollo del petrolio non sembra destinato a durare, almeno secondo gli analisti. Citiamo in proposito l’articolo pubblicato martedì 6 gennaio su La Stampa: “Tutti gli analisti prevedono un rimbalzo entro pochi mesi, che si porterà via i risparmi per gli automobilisti. Il fatto è che il crollo del prezzo del barile equivale a un taglio di spesa di centinaia di miliardi di dollari e di euro per i consumatori e per le aziende in tutto il mondo, e questo aumenterà la capacità di spesa e di investimento, e rilancerà la crescita economica globale e (alla lunga) anche i consumi di energia. Quando poi i prezzi del petrolio rialzeranno la testa, anche di poco, la speculazione che adesso punta sui ribassi cambierà di segno e amplificherà l’effetto al rialzo”.

Fonte: ecodallecitta.it

Organico, aumenta la raccolta e si consolida come componente principale dei rifiuti urbani in Italia. Il rapporto del Cic

Il Rapporto Rifiuti Organici 2014 del Consorzio Italiano Compostatori sul recupero delle frazioni organiche conferma la crescita del settore. La raccolta nel 2013 si attesta al 42%. A Milano il primato mondiale di metropoli con il maggior numero di abitanti serviti dalla raccolta dell’umido381003

Aumenta ancora la raccolta dell’organico. Con una crescita media nell’ultimo decennio di quasi il 10% l’anno, lo scarto organico si consolida come la componente principale dei rifiuti urbani raccolti in Italia, attestandosi al 42% nel 2013 (era il 37% nel 2012). Su un totale di 12,5 milioni di tonnellate di rifiuti urbani differenziati nel Paese, la raccolta della frazione organica (umido e scarto verde) è stata di 5,2 milioni, seguita dalla carta con 3 milioni di tonnellate e dal vetro con 1,6 milioni. Raccolta procapite. Dal Rapporto emerge che a livello nazionale vengono intercettati 86 kg procapite di rifiuto organico, con una maggiore intercettazione media nelle regioni del Nord (108 kg procapite), rispetto al Centro (77 kg) e al Sud (62 kg). Occorre tuttavia sottolineare che il dato è influenzato dalla diversa estensione delle raccolte nelle diverse realtà regionali: l’intercettazione calcolata sulla quota della popolazione effettivamente servita da circuiti di raccolta differenziata è decisamente superiore al Sud, con valori medi, secondo indagini CIC, che oscillano tra 110 e 130 kg procapite. Purezza del materiale. L’analisi del materiale raccolto avviene attraverso il campionamento di una quantità rappresentativa dello scarto organico da analizzare (analisi merceologiche). A livello complessivo nel 2013, si rileva un contenuto del 4,8% di materiali indesiderati e non-compostabili (MNC) in leggero aumento rispetto al 2012 (valore 4,5%) Le impurità sono costituite da plastica varia, sacchetti in plastica utilizzati impropriamente per il conferimento dell’organico o altri materiali non-compostabili messi nell’umido per errore o negligenza. I sacchetti in plastica rappresentano circa 1/3 del materiale indesiderato complessivamente riscontrato.
Il primato di Milano. Tra il 2012 e il 2013 il capoluogo lombardo ha completato l’estensione della raccolta differenziata della frazione organica a tutte le utenze domestiche del territorio cittadino. Da Giugno 2013, oltre 1,3 milioni di abitanti separano regolarmente lo scarto di cucina. Questo risultato consegna a Milano il primato mondiale di metropoli con il maggior numero di abitanti serviti dalla raccolta dell’umido, superando anche San Francisco che conta circa 830 mila abitanti. Risultati oltre le previsioni. In ciascuna delle zone di Milano il sistema di raccolta è andato a regime nell’arco di 3-4 settimane attestandosi tra i 90-92 kg di rifiuto raccolto per abitante all’anno, riuscendo ad avviare a recupero quasi 120.000 t/anno. Indagini merceologiche eseguite dalla struttura tecnica del CIC mostrano come la qualità media della frazione organica si attesti nell’ordine del 4-5% di impurità. Aumentano gli impianti di compostaggio. La crescita delle raccolte differenziate del rifiuto organico è strettamente correlata allo sviluppo dell’impiantistica di recupero. Nel giro di 20 anni (i primi circuiti di raccolta del rifiuto organico sono datati 1993) si è sviluppato e consolidato un sistema industriale dedicato alla trasformazione dello scarto organico che, nel 2013, conta 240 impianti di compostaggio, 130 dei quali di rilevanza industriale. Continua anche la crescita del numero di impianti di digestione anaerobica, che nel triennio 2011/2013 aumenta di quasi il 60% con un totale di 43 impianti operativi.

Per il rapporto integrale del Cic clicca qui.

Fonte: ecodallecitta.it

Gennaio-Ottobre: a Torino calano ancora i rifiuti e aumenta la differenziata

Prosegue il ciclo virtuoso di Torino: nel periodo gennaio-ottobre la produzione di rifiuti solidi urbani è calata dell’1,28%, mentre la raccolta differenziata cresce dello 0,5. Percentuali contenute che confermano i dati degli ultimi mesi, e che, per quanto riguarda il calo dei rifiuti, sono in controtendenza rispetto al panorama nazionale380983

Mentre il calo dei rifiuti assodato da Istat per il 2013sembra essersi arrestato , e addirittura pesantemente invertito, nella maggior parte delle città italiane (Milano, Firenze, Pisa, Bari, Pordenone… Leggi qui), Torino si mantiene controcorrente. Negli ultimi mesi la produzione di RSU è risultata in calo costante, al contrario della raccolta differenziata che segna continue, seppur lievi, percentuali in miglioramento.
Non fa eccezione il mese di novembre. Aggiornando i calcoli fatti in precedenza con gli ultimi dati disponibili forniti da Amiat, vediamo che nel periodo Gennaio-Ottobre del 2014 la somma dei rifiuti solidi urbani (RSU) e di quelli raccolti in modo differenziato (RD) si è fermata a 341.953,66 tonnellate, contro le 346.417,16 dello stesso periodo del 2013. Il calo è di 1,29 punti percentuali. La raccolta differenziata è cresciuta invece dello 0,5%: sono state raccolte138.164,04 tonnellate nel 2014, contro le 137.410,8 del 2013.

Fonte: ecodallecitta.it

Smog: l’esposizione prolungata aumenta il rischio di autismo

Un nuovo studio dell’Università di Pittsburgh indaga l’incidenza dell’inquinamento atmosferico nell’insorgenza della sindrome autistica: Stirene, cromo, cloruro, metilene, metanolo, cianuro e arsenico, elementi contenuti in larga misura nei gas di scarico prodotti dalle automobili, aumentano il rischio di contrarre la sindrome in bambini sani380765

Una delle ragioni dell’incremento dei casi di autismo sarebbe lo smog: la scoperta, portata a termine dalla Pitt Public Health (University of Pittsburgh) e presentata dall’American Association for Aerosol Research ad Orlando, rappresenta un nuovo punto di arrivo nella ricerca contro questa sindrome di cui si sa ancora molto poco e che riguarda disturbi neuro-psichiatrici che portano ad una diminuzione dell’integrazione sociale e della comunicazione. L’autismo sarebbe dovuto a fattori neurologici e psicoambientali, ma la strada da fare per capirne con esattezza le origini è ancora molto lunga. La ricerca sull’incidenza dell’inquinamento atmosferico nell’insorgenza di questa sindrome è stata condotta analizzando per un periodo di tempo due gruppi di famiglie con bambini sani, nati tra il 2005 e il 2009 nelle contee di Allegheny, Armstrong, Beaver, Butler, Washington e Westmoreland, in Pennsylvania. I bambini erano all’inizio tutti sani, ma nei primi due anni di vita sono stati esposti, in base a dove vivevano, a diversi livelli di stirene (idrocarburo aromatico, tossico e infiammabile) e cromo (metallo pesante tossico): coloro che erano stati più a contatto con questi elementi presentavano un rischio 1,4 volte maggiore di essere affetti da autismo, rispetto ai bambini che li avevano respirati di meno.
Oltre a stirene e cromo, altre sostanze responsabili di alterazioni del sistema endocrino, e che quindi possono mettere a rischio di autismo, sono il cloruro di metilene, il metanolo, il cianuro, e l’arsenico: elementi contenuti in larga misura nei gas di scarico prodotti dalle automobili, e quindi nello smog.
La dottoressa Evelyn Talbott della Pitt Public Health ha dichiarato a proposito dello studio: “Il prossimo passo sarà la conferma ai nostri risultati con gli studi che misurano la specifica esposizione agli inquinanti atmosferici a livello individuale, per verificare queste stime effettuate con modelli dell’Environmental Protection Agency”.

Early exposure to air pollutants linked to autism risk

Fonte: ecodallecitta.it

Piemonte: calano gli incidenti ma crescono quelli che coinvolgono pedoni e ciclisti

Presentato il rapporto 2014 del Centro di Monitoraggio Regionale della Sicurezza Stradale. Nonostante le riduzioni di incidentalità, nel 2013 il rischio di morire in un incidente stradale in Piemonte rimane superiore a quello rilevato per l’Italia e l’Europa, con 58 morti per milione di abitanti. La riduzione di morti tra pedoni, ciclisti e motociclisti rispetto al 2001 è stata inferiore rispetto alla riduzione del numero complessivo dei morti sulle strade380777

Cala del 9% il numero di morti sulle strade del Piemonte, rispetto al 2012. Secondo le cifre presentate dal Centro di Monitoraggio Regionale della Sicurezza Stradale (CMRSS), prosegue il percorso di miglioramento intrapreso dalla regione da oltre dieci anni. Se nel periodo dal 2000 al 2010 si sono chiusi con una riduzione della mortalità del 42% (il dimezzamento previsto dall’Unione Europea è stato raggiunto con due anni di ritardo, nel corso del 2012), il nuovo decennio vede il Piemonte ben avviato verso il perseguimento dei nuovi obiettivi. Con riferimento al valore 2010 (327 morti), il target piemontese per il 2020 è quello di non superare quota 163. Nonostante le riduzioni di incidentalità, nel 2013 il rischio di morire in un incidente stradale (morti per milione di abitanti) in Piemonte rimane superiore a quello rilevato per l’Italia e per l’Europa, con 58 morti per milione di abitanti. Tre incidenti su quattro avvengono nei centri abitati. Lo studio analizza il fenomeno nelle sue molteplici e variegate componenti e, basandosi sui dati raccolti in tutto il territorio regionale, consente una focalizzazione sugli aspetti critici sui quali concentrare gli sforzi e gli interventi. Le evidenze illustrate nel Rapporto confermano che l’incidentalità stradale in Piemonte risulta essere un fenomeno prevalentemente urbano come numero di episodi. Nel 2013 sulle strade comunali in abitato si contano addirittura più morti sia rispetto all’anno precedente, sia considerando i valori 2010. Di contro, in ambito extraurbano (dove si verifica la maggioranza di incidenti gravi e mortali)le percentuali di riduzione dei sinistri stradali sono molto più marcate: -22% sulle strade provinciali e statali, -23% sulle autostrade. Un dato confortante è rappresentato dall’abbattimento della mortalità sulle arterie autostradali: -52% rispetto al 2010, -17% tra il 2012 e il 2013 (valore quest’ultimo rilevato anche sulle strade provinciali e statali extraurbane). Lo scontro frontale-laterale (quasi 4mila casi nel 2013) è la natura incidentale più frequente, seguita dal tamponamento e dagli investimenti pedonali. La distribuzione temporale degli incidenti stradali nell’arco della giornata mostra che la quota di sinistri che avvengono nelle ore di punta (7:00-9:00 e 17:00-19:00), mediamente si attesta al 39%, salendo al 42% nel corso dei giorni lavorativi e riducendosi al 30% in quelli festivi. In calo anche gli incidenti che hanno visto coinvolte persone anziane (-24% rispetto al 2012). In controtendenza è invece l’aumento della mortalità giovanile: dopo diversi anni di miglioramento, nel 2013 si contano, rispetto al 2012, 6 vittime in più tra i neopatentati (18-21 anni) e 16 tra i giovani di età compresa tra i 22 e i 29 anni (+47%, valore che aumenta al 56% considerando il 2010). “Sebbene i dati che emergono da questo rapporto siano positivi -commenta l’assessore ai Trasporti della Regione Piemonte Francesco Balocco– in questi ultimissimi anni i tagli ai trasferimenti e la conseguente scarsità di risorse hanno ridotto significativamente le iniziative di prevenzione e di sensibilizzazione operate sul territorio piemontese. Il rischio è di un rallentamento nel trend positivo riscontrato negli anni precedenti. La sicurezza stradale rimarrà un tema prioritario della Regione Piemonte e procederemo alla redazione del nuovo programma regionale triennale 2015-2017 che, pur tenendo conto dei limiti di bilancio, fissi le linee guida della nostra azione ed individui nuove modalità di finanziamento anche attraverso forme di partenariato pubblico-privato”.
Migliora anche la situazione relativa agli utenti deboli, con una riduzione complessiva della mortalità del 22%, determinata soprattutto dal calo delle vittime tra i motociclisti (-35%). Ma la riduzione di morti tra i pedoni rispetto al 2001 (-37%) è stata inferiore rispetto alla riduzione del numero complessivo dei morti sulle strade (-54%). Nel 2013 gli incidenti stradali hanno causato tra i ciclisti 22 morti e 1.003 feriti. I ciclisti rappresentano il 9% dei morti; in ambito urbano il 13%. Il maggior numero di incidenti (il 55%) che coinvolgono i ciclisti si verifica nelle intersezioni, in particolare nei pressi di incroci e rotatorie. Nelle rotatorie il numero di incidenti è in aumento (da 93 nel 2010 a 139 nel 2013). Come per i pedoni, anche per i ciclisti nonostante risultati positivi dell’ultimo triennio, nel 2013 il numero di incidenti ed il numero di feriti rimane superiore ai valori del 2001. La riduzione di morti tra i ciclisti rispetto al 2001 (-19%) è stata nettamente inferiore rispetto alla riduzione del numero complessivo dei morti sulle strade (-54%). Come per pedoni e ciclisti, anche la riduzione di morti tra i motociclisti rispetto al 2001 (-15%) è stata nettamente inferiore rispetto alla riduzione del numero complessivo dei morti sulle strade (-54%).

Il rapporto completo è scaricabile all’indirizzo www.sicurezzastradalepiemonte.it


L’incidentalità stradale in Piemonte al 2013 – Sintesi rapporto 2014 [2,00 MB]

Centro di Monitoraggio Regionale della Sicurezza Stradale (CMRSS)

Fonte: ecodallecitta.it

Consumi energetici domestici, Gaetano Fasano (ENEA): «In aumento sia quelli di elettricità che di gas. Ecco perché»

L’esperto dell’Enea conferma l’ipotesi di Eco dalle Città. Nonostante la crisi e le campagne per l’efficienza energetica i consumi delle abitazioni non calano.380844

Le stime più recenti in materia di consumi energetici del settore domiciliare fotografano una situazione di stallo, se non di lieve crescita, nonostante gli effetti della crisi economica e le politiche di incentivazione dell’efficienza energetica. L’architetto Gaetano Fasano dell’ENEA, interpellato da Eco dalle Città, conferma il trend e offre alcune possibili spiegazioni.

È corretto dire che, nonostante la crisi e il successo delle detrazioni fiscali, i consumi complessivi (gas in primis) del settore domiciliare non stiano calando?

Per quello che risulta ad ENEA, dagli studi del settore, i consumi nel civile registrano un trend di crescita sia nei consumi di gas che nei consumi elettrici.

E come si spiega un fenomeno di questo tipo?

Prima di tutto, al fatto che vengono installati impianti di condizionamento invernale ove prima non erano presenti. Più in concreto, nel tempo sono stati sostituiti apparecchi puntuali (stufe, scaldatori ecc) che scaldavano solo alcuni ambienti con impianti che servono l’intera unità immobiliare, e questo è un fattore importante. Inoltre, mediamente si costruiscono 150.000 alloggi per anno nel residenziale e 200 nuovi edifici nel non residenziale, che pur rispettando il quadro normativo (che impone degli standard minimi di efficienza energetica, ndr) fanno comunque innalzare i consumi.
Leggi anche: Consumi energetici domestici, Karl-Ludwig Schibel (Alleanza per il Clima): «Non calano. La gente ha paura di investire»

Questo per quanto riguarda il riscaldamento. E l’elettricità?

Per i consumi elettrici c’è una sempre più forte penetrazione nelle case di apparecchi o impianti di raffrescamento, oltre a un utilizzo sempre più diffuso di apparecchi “bruni” (apparecchiature elettroniche, ndr) alimentati a loro volta dall’elettricità, il che comporta un aumento complessivo dei consumi.

Intanto, invece, i consumi del settore industriale calano vertiginosamente…

Per quanto riguarda il settore industriale va tenuto presente che, oltre la chiusura di molte realtà produttive dovute alla crisi economica, sono in forte calo i consumi di beni e di conseguenza assistiamo a una minore produzione e quello che ne consegue. Inoltre questo settore per diversi motivi è molto indirizzato a promuovere interventi di efficienza energetica, il che concorre ulteriormente alla riduzione dei consumi.

Fonte: ecodallecitta.it

Conai, aumento del contributo ambientale per imballaggi in plastica e in vetro a partire dal 2015

Il Consiglio di Amministrazione del Conai ha deciso di aumentare il contributo ambientale per gli imballaggi in plastica dagli attuali 140 euro a tonnellata a 188 euro, a decorrere dal 1° gennaio 2015. Per il vetro si passerà dagli attuali 17,82 euro a tonnellata a 20,80379649

Come già comunicato in precedenza, l’aumento del contributo ambientale per gli imballaggi in plastica a 140 euro/ton dal 1° gennaio 2014 ha permesso solo di rallentare il peggioramento patrimoniale del Consorzio Corepla. Gli incrementi dei corrispettivi conseguenti alla stipula del nuovo accordo quadro Anci-Conai, che prevede un aumento dei corrispettivi unitari pari al 10,6% rispetto al 2013, lo sviluppo della raccolta differenziata soprattutto nel Sud del Paese con il conseguente aumento dei rifiuti di imballaggio in plastica ritirati e selezionati (+ 11% nel 2013) e il peggioramento del mix qualitativo stanno negativamente influendo sui risultati economici del Consorzio Corepla che ha registrato nel 2013 e così sarà nel 2014, rilevanti disavanzi.  Il Consiglio di Amministrazione del Conai, ha quindi deciso di aumentare il contributo ambientale per gli imballaggi in plastica dagli attuali 140 euro/ton a 188 euro/tona decorrere dal 1° gennaio 2015. L’aumento avrà effetto anche su alcune procedure forfettarie.  Per quanto concerne gli imballaggi in vetro stesso discorso ma cifre differenti. Il consorzio ha deciso di aumentare il contributo passando dagli attuali 17,82 euro/ton a 20,80 euro/ton a decorrere dal 1° gennaio 2015.  Conai fa sapere che “al fine di agevolare l’applicazione della nuova disciplina in materia di Contributo Ambientale, è a disposizione per ogni ulteriore informazione e chiarimento il Numero Verde 800-337799”.

Fonte: ecodallecittà.it

Smog, dopo infarto e tumore ora il diabete: continuano gli studi sull’aumento di rischio

Tumore, malattie respiratorie e cardiovascolari, e ora anche il diabete: un nuovo studio danese ha fatto emergere la connessione tra esposizione agli inquinanti atmosferici e insorgenza del diabete. Un elemento nuovo nella ricerca, di cui si cerca ora di indagare le cause biologiche377938

La connessione tra smog e malattie respiratorie era intuibile. Quella tra l’esposizione all’inquinamento atmosferico e l’insorgenza di tumori malattie cardiovascolari è stata ormai provata da decine di studi. Ora però al processo allo smog si è aggiunto un nuovo capo di imputazione, difficile da immaginare: il diabete. Ad accorgersene sono stati alcuni ricercatori delle università di Aarhus Copenhagen, impegnati in un’analisi sullo stato di salute della popolazione danese al variare della qualità dell’aria da una zona all’altra. Confrontando i dati messi a disposizione dalle autorità sanitarie e i livelli di inquinanti registrati nelle diverse città è emersa una connessione finora mai indagata: all’aumentare dell’esposizione alle polveri aumenterebbero anche i casi di diabete tra i cittadini. Solo una coincidenza?
Molto difficile, per quanto le possibili relazioni tra smog e diabete siano ancora tutt’altro che chiare agli stessi ricercatori. “Che ci potesse essere una connessione tra inquinamento dell’aria e diabete è stata una sorpresa per noi – ha ammesso Ole Hertelesperto di chimica atmosferica che ha guidato lo studio – Si tratta di un elemento nuovo nella ricerca sullo smog, a cui dovremo cercare di dare una spiegazione biologica. E’ un risultato inaspettato che dimostra quanto sia importante analizzare i dati in modo accurato in questo campo, senza tralasciare nessun dettaglio”.
Un altro aspetto interessante della questione è che l’insorgenza di patologie derivate – o aggravate – dall’esposizione alle polveri sia visibile perfino in un Paese come la Danimarca, paradiso di ogni ambientalista urbano e metro di confronto per le politiche ecologiche di tutta Europa. Per avere un’idea del confronto, Aarhus, la città da cui è partito lo studio, ha una media annuale di Pm2.5 pari a 13,9 mcg/m3: praticamente la metà della soglia massima consentita dalla legge, che è 25 mcg/m3Torino e Milano ne hanno più del doppio34,4 e 31,7 mcg/m3.  Una considerazione che porta nella stessa direzione degli allarmi lanciati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dai ricercatori del progetto europeo Escape: le soglie previste dalle direttive europee sono obsolete e non garantiscono più un’adeguata protezione sanitaria, nemmeno nei Paesi che occupano i primi posti della classifica tra i più virtuosi del mondo. Si potrà facilmente immaginare la situazione in Paesi come l’Italia, dove ancora si arranca per non esaurire il bonus annuale di sforamenti già a febbraio. (Torino è, come ogni anno, sulla buona strada: siamo a quota 16, e gennaio non è nemmeno finito).
Lo studioUtilizing Monitoring Data and Spatial Analysis Tools for Exposure Assessment of Atmospheric Pollutants in Denmark

Fonte: ecodallecittà

Piemonte, trasporto pubblico: da dicembre biglietti più cari del 13%. Esonerata Torino

Approvati dalla giunta regionale gli aumenti tariffari al trasporto pubblico: i biglietti di corsa semplice rincarano in media del 19%. Più contenuto l’incremento degli abbonamenti: più 8.9% per il settimanale, 8,7 per il mensile e 9% per l’annuale. Le nuove tariffe scatteranno il 15 dicembre. A Torino i ticket restano invariati376873

La giunta guidata da Roberto Cota ha approvato questa mattina l’aumento delle tariffe che scatterà entro 30 giorni, con ogni probabilità il 15 dicembre con l’orario invernale. Si tratta di un aumento medio del 13 per cento declinato a seconda del tipo di ticket utilizzato. L’aumento medio dei biglietti di corsa semplice sarà del 19%. Più contenuto, invece, l’incremento degli abbonamenti: più 8.9% per il settimanale; 8,7 per il mensile e 9% per l’annuale. A Torino non aumenterà il prezzo del biglietto urbano che resterà di 1,5 euro sia per i servizi offerti da Gtt che quelli garantiti da Trenitalia. Resta invariato anche il prezzo del biglietto Formula per le prime due zone e anche il costo dei primi due scaglioni 1-5 chilometri e 6/10 chilometri. Il mensile Formula avrà invece un incremento del 9,7% mentre il settimanale del 9,6%. La giunta ha anche approvato la proposta dell’assessore ai Trasporti Barbara Bonino di introdurre, probabilmente dalla primavera del 2014, uno sconto sulle tariffe per le categorie meno abbienti.

Fonte: eco dalle città

Eolico off-shore, brusco aumento installazioni nel 2013

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Con 400 MW connessi alla rete elettrica tra gennaio e giugno, London Array ha contribuito in massima parte al boom dell’eolico offshore nel primo semestre 2013. Come evidenzia l’ultimo rapporto dell’EWEA (European wind energy association, la lobby continentale delle fattorie del vento), la parte iniziale dell’anno ha visto complessivamente1.045 MW di nuova potenza installata negli impianti marini. È quasi il doppio dei 523 MW registrati nello stesso periodo del 2012, grazie soprattutto a due progetti. C’è London Array, la centrale offshore più grande del mondo, realizzata nell’estuario del Tamigi e appena inaugurata (175 turbine per 630 MW cumulativi, in parte già collegati alle linee di trasmissione lo scorso anno); poi c’è l’impianto danese di Anholt, con i suoi 350 MW. In totale sono 277 gli aerogeneratori finora entrati in funzione nel 2013; 254, invece, quelli costruiti ma non ancora attivi. Quindi è bastato un semestre per quasi raggiungere la capacità installata nell’intero 2012; all’appello mancano, infatti, appena 121 MW, che con tutta probabilità saranno ampiamente superati nei prossimi mesi. È chiaro, però, che l’eolico offshore continua a dipendere da pochi, complessi e costosi progetti di vastissime dimensioni. Così potrebbe presto esaurirsi la spinta impressa da alcuni maxi investimenti: tanto che nel primo semestre 2013 si è chiusa soltanto un’operazione di copertura finanziaria in questo settore delle fonti rinnovabili, per i 288 MW della centrale di Butendiek in Germania. Con meno capitali all’orizzonte, l’incertezza su regole e incentivi e un rallentamento degli ordini per nuove turbine,l’eolico marino non può assolutamente adagiarsi sugli allori, nemmeno nei mercati più maturi di Gran Bretagna e Germania. Eppure i lavori stanno proseguendo in 18 centrali, che quando saranno terminate sommeranno altri 5.000 MW alla potenza totale installata in Europa, pari attualmente a circa 6.000 MW. Dal rapporto EWEA emerge la crescente concentrazione dell’eolico offshore: non solo a livello geografico, con la Gran Bretagna sempre in testa alla maggior parte delle classifiche (numero di turbine installate e connesse), ma anche per quanto riguarda le aziende coinvolte. Dong Energy è lo “sviluppatore” che ha collegato la quota più consistente di MW nel primo semestre 2013, poco più di 400, assorbendo il 39% del totale. Siemens, invece, ha fornito quasi il 90% delle turbine definitivamente installate nel medesimo periodo, ben 244 aerogeneratori per 866 MW complessivi.

Fonte: Energia24Club.it