Le associazioni mobilitate: «Chiudiamo le strade alle auto davanti alle scuole»

Un raggruppamento di associazioni ha lanciato la campagna “School Streets, le strade ai bambini” per chiedere una norma nazionale che vincoli i Comuni a imporre il divieto di passaggio e sosta alle auto davanti alle scuole nei momenti di ingresso e uscita degli studenti.

Un raggruppamento di associazioni ha lanciato la campagna “School Streets, le strade ai bambini” per chiedere una norma nazionale che vincoli i Comuni a imporre il divieto di passaggio e sosta alle auto davanti alle scuole nei momenti di ingresso e uscita degli studenti.

QUI i promotori

«I bambini e i ragazzi hanno diritto di camminare (e pedalare) sulla strada sicuri, anche in autonomia, e vivere in un ambiente non inquinato – dicono i promotori della Campagna – Eppure proprio davanti alle scuole troviamo ogni giorno auto ammassate, in doppia fila, davanti al portone, fin sopra ai marciapiedi e sulle strisce, magari col motore acceso. Uno spettacolo vergognoso, pericoloso, che nuoce alla salute di milioni di bambini e ragazzi ogni giorno in Italia. Per questo abbiamo avviato una campagna per istituire davanti alle scuole dei nostri figli le strade scolastiche. La school street è un’area delimitata intorno alla scuola in cui è proibito il traffico degli autoveicoli in modo che tutti possano raggiungere la scuola in sicurezza a piedi o in bicicletta. Il transito viene consentito a pedoni, bici, mezzi per il trasporto dei disabili e eventualmente scuolabus». 

«Con l’impegno di tutti possiamo cambiare le abitudini degli spostamenti casa-lavoro e chiedere ai nostri Comuni e alle scuole dei nostri figli che si impegnino per creare delle aree pedonali sicure e aperte al gioco libero e alla socializzazione e al Parlamento di modificare il Codice della Strada per vincolare i Comuni a realizzare strade scolastiche ovunque!».

Cos’è una strada scolastica?

È una strada (o un piazzale) in prossimità di una scuola, in cui è (temporaneamente durante gli orari di entrata e uscita da scuola o in modo permanente) proibito il traffico degli autoveicoli in modo che tutti possano raggiungere la scuola in sicurezza a piedi o in bicicletta. Il transito viene consentito  a pedoni, bici, mezzi per il trasporto dei disabili e eventualmente scuolabus. Sono molto diffuse in vari Paese con il nome di “school streets”, e finalmente stanno comparendo anche in molte città italiane.

Perché le strade scolastiche sono importanti?

I promotori della campagna Scool Streets hanno elencato le ragioni dell’importanza di una norma che vada in direzione della creazione delle cosiddette “strade scolastiche”:

-per creare una città amica dei bambini: secondo l’Unicef, una città amica dei bambini dovrebbe rispettare il loro diritto di camminare sicuri per la strada, e vivere in un ambiente non inquinato;

-per favorire l’autonomia dei bambini;

-per incentivare modalità di spostamento attive, come l’andare in bici o il camminare, per promuovere la socializzazione e per orientare le scelte dei cittadini verso mezzi più sostenibili;

-per la salute dei bambini: davanti alle scuole i tassi di inquinamento sono molto alti: isole pedonali, anche se provvisorie possono contribuire ad abbassare il livello di inquinanti che i bambini respirano all’entrata e all’uscita dalla scuola;
-per la loro sicurezza:  gli incidenti stradali sono tra le principali cause di morte per i bambini tra 5 e 14 anni nel mondo (dati OMS);

-per il clima: il settore dei trasporti (soprattutto su strada) contribuisce a circa un quarto delle emissioni di gas climalteranti in atmosfera. Creare aree pedonali è un (piccolo) atto di giustizia verso il clima e verso il futuro delle nuove generazioni. 

QUI potete scaricare il Vademecum completo della Campagna Strade Scolastiche

QUI potete firmare la petizione che è stata lanciata

Fonte: ilcambiamento.it

Strumenti di finanza etica per cooperative e associazioni

Valorizzare i risparmi di persone e realtà sul territorio per investirli in attività etiche e di tipo sociale. È questo l’obiettivo delle MAG (Mutua Auto Gestione) che da oltre trent’anni operano in Italia mettendo al centro l’essere umano e non il profitto. Ore 10.30 di un qualsiasi giorno di lavoro. Una banca. La gente fa la fila: chi deposita del denaro, chi ne ritira. Uno dei gesti più comuni al giorno d’oggi nel nostro paese e nel mondo. Ma dal momento in cui si valica quella porta le vie che prendono i nostri soldi diventano impenetrabili. I denari depositati cominciano a percorrere strade che rischiano di neutralizzare tutto l’impegno che molti risparmiatori hanno profuso nelle campagne sociali, pacifiste o ecologiste. Sembra una trappola che è impossibile aggirare ed invece…

E invece è possibile fare in un modo diverso! Da oltre trent’anni operano in Italia le MAG (Mutua Auto Gestione) che sfidano quelle che sembravano essere le regole intoccabili del credito. Lo scopo delle MAG è quello di raccogliere e valorizzare i risparmi di tante persone e di tante realtà sul proprio territorio per investirli in attività mirate di tipo sociale e coerenti con i principi ideali a cui si ispirano. Le MAG sono cooperative dove lo scambio di denaro si svolge esclusivamente tra soci.1

La cooperativa MAG4 Piemonte, oltre ai soci persone fisiche, offre a cooperative, associazioni e società di mutuo soccorso socie strumenti finanziari finalizzati a far crescere il circuito dell’economia solidale. Queste realtà possono infatti aprire libretti di prestito sociale, utili strumenti flessibili, senza costi di gestione. In questo modo, investendo in MAG4, si partecipa ad un circuito finanziario fuori dall’ordinario. Le strutture che mettono al centro l’essere umano e l’ambiente che lo circonda anziché il profitto producono infatti un interesse più alto: quello di tutti e sono anche più sicure di molte speculazioni finanziarie del mondo “profit”. Quanti altri investimenti finanziari ci sono che danno altrettanta sicurezza sull’eticità della destinazione dei capitali investiti, che non hanno spese di alcun genere (né palesi né nascoste) e che danno nuova forza alle idee condivise?

Le realtà che svolgono attività, nel nord ovest dell’Italia, che non danneggino l’uomo e il suo ambiente possono anche ottenere finanziamenti per il proprio sviluppo (mutui o anticipi) o per esigenze di liquidità (fidi) con piani di rientro personalizzati e possibilità di restituzione anticipata con equa riduzione degli interessi. I finanziamenti sono garantiti da fideiussioni personali dei responsabili della realtà finanziata  oppure da pegno su crediti, in modo che da poter finanziare anche le realtà che non hanno patrimoni immobiliari da mettere a garanzia. Finora la MAG4 ha erogato circa 500 finanziamenti sostenendo 250 realtà del proprio territorio, trovate l’elenco sul nostro sito web.

Articolo a cura di MAG4 Piemonte

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/01/strumenti-finanza-etica-cooperative-associazioni/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

76 associazione scrivono al ministro: «Vogliamo aria pulita»

Sono 76 le associazioni europee che hanno scritto una lettera aperta al ministro Gian Luca Galletti a proposito dell’apertura dei negoziati sulla Direttiva Europea in materia di limiti nazionali alle emissioni di determinati inquinanti atmosferici.

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«La cosiddetta direttiva NEC è l’unica opportunità di impostare una politica comune europea per l’aria pulita e salvare, letteralmente, migliaia di vite ogni anno di cittadini europei» si legge nella lettera firmata da Giulietta Pagliaccio, presidente FIAB-Federazione Italiana Amici della Bicicletta, a nome delle 76 associazioni europee che si occupano di sanità, ambiente, società civile, coltivazioni biologiche e benessere degli animali.  «Nei Paesi UE l’aria inquinata è tuttora un “killer invisibile” che ha causato 403.000 morti premature nel solo 2012 – prosegue la lettera – La scarsa qualità dell’aria contribuisce anche all’incremento di malattie croniche degli apparati cardiocircolatorio e respiratorio, quali asma, allergie, broncopneumopatia cronica ostruttiva (COPD, nella sigla inglese), cancro al polmone, ritardi nella crescita dei neonati e dei bambini. Incide molto su altre malattie croniche come diabete, malattie del fegato, obesità e leucemia infantile e sul benessere psicofisico. La spesa per la sanità pubblica direttamente connessa all’inquinamento dell’aria è stimata fra i 330 e i 940 miliardi di Euro annualmente, equivalenti al 3-9% del PIL dei paesi EU. La qualità dell’aria impatta anche sull’ambiente in generale, sulla biodiversità, le coltivazioni e la vegetazione in genere. La perdita di raccolto dovuta all’inquinamento è stata stimata in 3 miliardi di Euro l’anno (anno 2010). La Commissione Europea ha avanzato proposte che potrebbero aiutare a contrastare la gravità e la pervasività dell’inquinamento dell’aria, considerata un’emergenza di salute pubblica. Accogliamo con favore la proposta migliorativa proveniente dal Parlamento Europeo, in particolare il richiamo ad agire in fretta. Siamo seriamente preoccupati che il Consiglio Europeo voglia indebolire l’impianto della direttiva, causando 16.000 morti premature in più l’anno. Siamo altresì allarmati dal gran numero di deroghe e dalla flessibilità introdotta dal Consiglio Europeo, che rischia di rendere inefficace l’intera Direttiva, minandone l’intento di ridurre l’inquinamento dell’aria e di prevenire le morti premature. Noi Le chiediamo di appoggiare le seguenti 5 priorità durante i negoziati:

  1. Introdurre l’impegno a ridurre le emissioni fino al 52% degli impatti sulla salute rispetto al 2005 come proposto dalla Commissione Europea e dal Parlamento Europeo – in particolare nessun indebolimento degli impegni di riduzione delle emissioni di ammoniaca e PM2.5
  2. Introdurre obiettivi vincolati per il 2025 come richiesto dal Parlamento Europeo. Un’azione rapida per contrastare l’inquinamento dell’aria deve essere una priorità; attendere il 2030 prolungherà il periodo in cui si muore prematuramente.
  3. Rigettare la flessibilità non necessaria come gli adattamenti degli inventari delle emissioni, dei fattori di emissione e le medie calcolate su tre anni, che non sono giustificati e diluirebbero il livello di ambizione della Direttiva.
  4. Mantenere l’obbligo di riduzione delle emissioni da gas metano nella direttiva come modo di abbattere il livello dell’ozono al suolo. Noi invitiamo altresì la Commissione ad affrontare le emissioni nocive di mercurio in sede di revisione della Direttiva.
  5. Sostenere le disposizioni che consentano l’accesso pubblico alle informazioni, al fine di consentire la partecipazione dei cittadini alla formulazione dei programmi nazionali di contrasto all’inquinamento e consentire loro di agire in giudizio qualora il Governo non rispettasse la Direttiva.

Respirare aria pulita è uno dei bisogni umani fondamentali. Ogni cittadino europeo ha il diritto di crescere, vivere e lavorare in un ambiente che promuove la sua salute, anzichè attentarvi. Avere una buona qualità dell’aria richiede un’azione forte e impegni a livello di UE. E’ questo il tempo dell’azione. Ogni ritardo comporterà ancora inutili morti precoci, aumenterà l’impatto sulla salute pubblica e continuerà ad incidere sui costi sostenuti per la sanità pubblica».

 

Fonte: ilcambiamento.it

Torino, inquinamento e trasporto pubblico le principali preoccupazioni dei cittadini

Pubblicati i risultati del sondaggio sul Piano Strategico della Città Metropolitana. I Torinesi sempre più sensibili ai temi della sostenibilità ambientale e dell’area metropolitana385019_1

Dal 13 gennaio fino alla fine di febbraio è stato messo a disposizione sul sito della Città metropolitana di Torino un questionario rivolto a sindaci, amministratori, associazioni e cittadini. L’obiettivo è stato quello di capire quanto sono diffuse le conoscenze del nuovo ente, che da un anno ha sostituito la Provincia di Torino, e di coinvolgere tutti i cittadini nell’attuazione del Piano strategico, lo strumento che indirizzerà la pianificazione e programmazione del territorio in modo il più possibile partecipato con i suoi 315 Comuni.385019_2

Hanno risposto al questionario complessivamente 709 soggetti, in prevalenza cittadini della Città metropolitana (86.3%). La maggior parte di chi ha affrontato il questionario conosce l’evoluzione della Città metropolitana (87.6%) e la sua organizzazione territoriale (81.5%). Il profilo di chi ha risposto individua che si tratta di un italiano (99%) nella quasi assoluta maggioranza dei casi, maschio (65.8%), fra i 50 e 60 anni, con titolo di studio medio alto (il 51.1% è laureato, il 38.4% ha un diploma) e residente nel comune di Torino (44.5%) o nell’aree metropolitane adiacenti. I temi strategici più rilevanti che dovrà affrontare il Piano strategico sono quelli legati alla sostenibilità ambientale (mobilità, risparmio energetico, utilizzo risorse naturali, raccolta differenziata…) indicati come prioritari dal 46.9%; al trasporto pubblico (43.3%), all’occupazione e sviluppo economico (38.5); alle infrastrutture e trasporti (33%) e infine alla prevenzione e protezione dal rischio idrogeologico (24.1). Coerentemente con queste indicazioni, inquinamento dell’aria (45.1%), traffico e ridotta efficienza del trasporto pubblico (43.5%), disoccupazione e mercato del lavoro statico (37.1%); sono rilevati come principali criticità di cui soffre il territorio, a cui si aggiungono burocrazia e scarsa efficienza della Pa (30.4%) e abbandono dei territori montani e periferici (25.5%). Quest’ultimo tema, ovviamente è particolarmente sentito al di fuori dell’area metropolitana che contorna il capoluogo; analizzando i dati per Zone omogenee, si nota che in Pinerolese, Valli Susa e Sangone, Ciriacese e Valli di Lanzo, Canavese occidentale è il problema più sentito e si colloca al primo posto nelle scelte dei rispondenti. Fra i punti di forza della Città metropolitana emergono, con forza, offerta culturale e turistica (64.3%), aree verdi e parchi (49%), offerta formativa (43.6%); qualità dei territori rurali, collinari e montani (27.3%) e infine qualità delle relazioni con il resto dl’Europa (21.1%).385019_3

Si delineano bene anche i valori che meglio caratterizzano l’identità del territorio della Città metropolitana di Torino: anche qui è in testa l’offerta culturale e turistica (65.4%); seguita dalla formazione universitaria di qualità (54%), dalla prossimità con il resto d’Europa (41.8%) a cui si aggiungono usanze locali e tradizioni (30.6) e accoglienza e solidarietà (25.1). Anche in questo caso i dati che riguardano le usanze locali e tradizioni diventano fondamentali nelle Valli di Susa e Sangone, in cui si colloca al primo posto, ma anche nel Pinerolese, Canavese occidentale, Chivassese e Chierese-Carmagnolese, dove si posiziona al terzo posto. Per quanto riguarda, invece, i suggerimenti forniti, si nota una difficoltà dei cittadini di collocare correttamente le funzioni tra i vari Enti: sicuramente le storiche “duplicazioni” delle competenze tra enti diversi e i recenti cambiamenti a livello istituzionale non hanno contribuito alla chiarezza di suddivisione delle competenze. Un altro aspetto interessante, anche se meno rilevante da un punto di vista quantitativo, riguarda le indicazioni che fanno riferimento in maniera più “tecnica” agli aspetti istituzionali, con temi che vanno dalla mancata elezione diretta del sindaco ai problemi inerenti la scarsa rappresentatività di alcuni territori nell’ambito dei nuovi organi della Città metropolitana di Torino: probabilmente si tratta di cittadini che hanno un rapporto, per motivi personali o professionali, più stretto con la Città metropolitana e che meglio si inseriscono nel dibattito politico. La maggior parte delle indicazioni si concentra su tematiche legate al trasporto pubblico locale, all’ambiente e alla viabilità (con indicazioni che spaziano dalla manutenzione della rete stradale alla creazione/gestione delle piste ciclabili). In particolare i temi legati alla mobilità (non solo trasporto pubblico locale, ma anche altri aspetti non di competenza della Città metropolitana) sono senza dubbio quelli segnalati con maggiore frequenza.

Fonte: ecodallecitta.it

#Allarmenatura: le associazioni in Europa si mobilitano per difendere la biodiversità

Si è aperta la consultazione online cui possono partecipare tutti i cittadini europei: la natura sta morendo sotto i nostri occhi e così il pianeta, occorrono misure per fermare il disastro.naturadaproteggere

È stata attivata (e lo rimarrà fino al 24 luglio) sui siti di Lipu, Legambiente e Wwf la consultazione online aperta a tutti i cittadini europei. L’appello che viene lanciato alla Commissione europea è quello di «migliorare l’applicazione delle direttive e rinforzare la difesa di specie e habitat». In tutta Europa sono 100 le associazioni ambientaliste che si sono mobilitate. «Si tratta – dicono i promotori – di una grande campagna sul web per salvare la natura europea dai propositi di deregulation del presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker». Protagonisti dell’iniziativa sono BirdLife Europa (Lipu in Italia), Wwf, EEB (European Environmental Bureau, di cui fanno parte Legambiente, Fai, Pronatura e Mamme antismog) e Friends of the earth Europa che in 28 Paesi offrono l’opportunità a centinaia di milioni di cittadini europei, in modo semplice e chiaro, di pronunciarsi contro le minacce che vengono portate alla protezione della natura e per ottenere dalla Commissione europea una migliore implementazione e rafforzamento delle leggi europee sulla biodiversità. Le firme di soci, sostenitori e semplici cittadini vengono raccolte in Italia grazie all’impegno di Lipu, Wwf e Legambiente che, con una campagna sui media, in particolare i social network, convoglieranno i consensi sulle pagine www.lipu.it/allarmenatura,http://www.wwf.it/keepnaturealive e  www.legambiente.eu. «La campagna fornisce le risposte ai quesiti posti dalla Commissione europea riguardo le direttive “Habitat” e “Uccelli” nel contesto della cosiddetta “Fitness Check” – aggiungono le associazioni coinvolte – il processo cioè tramite il quale la Commissione europea sta effettuando un’approfondita valutazione delle due direttive sulla natura per verificare se esse sono coerenti ed efficaci rispetto agli obiettivi di conservazione della biodiversità europea. Un processo che si tiene in un clima ostile alla conservazione della natura». Le direttive “Habitat” e “Uccelli” sono riconosciute come tra le più forti leggi al mondo per la difesa di animali selvatici, piante e habitat dall’estinzione. Grazie a queste normative, l’Europa ha il più grande network al mondo di aree protette, la rete Natura 2000, che copre circa il20% del territorio europeo e il 4% dei suoi siti marini. La campagna su Internet permette ai cittadini di prendere parte alla consultazione ed è l’unica opportunità per il pubblico di esprimere il proprio punto di vista durante questa fase di valutazione tecnica. «Abbiamo una grande mole di evidenze scientifiche che mostrano come queste direttive, quando implementate, funzionano – dichiara Angelo Caserta, direttore di BirdLife Europa – E anche numerosi esempi che dimostrano come queste normative non ostacolano lo sviluppo dell’economia». «Il Wwf sta combattendo da 30 anni affinché l’Europa avesse leggi per la protezione della natura che fungessero da modello per il mondo intero – afferma Tony Long, direttore dell’ufficio Policy del Wwf Europa – Nessuno può avere interesse a riportare le lancette dell’orologio, non la natura stessa e nemmeno noi umani che dipendiamo da essa per la nostra sopravvivenza». Per Jeremy Wates, segretario generale EEB (European Environmental Bureau), «invece di disfare le leggi europee, la Commissione europea e gli stati membri dovrebbero mettere più impegno nella loro implementazione, e assicurarsi che portino gli enormi benefici che possono portare alla natura così come a noi e alla nostra economia». Fino al 24 luglio Facebook e Twitter si arricchiranno di decine di contenuti che lanceranno l’ #allarmenatura e racconteranno le tante storie di successo sul salvataggio, grazie alle normative europee, di specie rare e di siti preziosi per la biodiversità; inoltre tante testimonianze di Vip e gente comune sulla natura da amare e salvare, veicolati sui social tramite l’hashtag #lamianatura.

Fonte: ilcambiamento.it

“Via d’acqua”: altro cemento a Milano

Un enorme canale cementizio attraverserà la parte ovest di Milano per portare acqua dal canale Villoresi al sito espositivo di Expo 2015. Opera dai costi esorbitanti criticata dagli ambientalisti, dai cittadini e dalle associazioni della società civile. Ma prevale la logica del business per pochi.viadacqua

Fervono i lavori per Expo 2015 a Milano e in capo a una persona si sono concentrati i poteri dati dalla funzione di commissario straordinario del Governo. E procede anche il progetto dell’opera tanto contestata, quella cosiddetta“Via d’acqua” che, sotto forma di canale di cemento, procederà da nord a sud nella parte ovest di Milano per portare acqua dal canale Villoresi al sito espositivo per poi uscirne e raggiungere il Naviglio Grande a San Cristoforo. Per giustificarne la realizzabilità malgrado le critiche durissime arrivate da più parti la si è  definita “strategica”, «ma in realtà serve a ben poco, fa tanto male e costa molto: queste opere avranno un impatto devastante su territori protetti e tutelati come il Parco delle cave, il Parco di Trenno ed il Boscoincittà» hanno spiegato i responsabili di Fiab Milano. Associazioni e comitati di cittadini hanno invano proposto un’alternativa di tracciato attraverso l’utilizzo di rogge e fontanili già esistenti; su questo è stata portata avanti una grande battaglia da Italia Nostra, proprio per contenere l’impatto ambientale. Poi molti altri hanno chiesto la rinuncia tout-court alla realizzazione dell’opera. «Abbiamo messo a disposizione di tutti la sequenza di resoconti e documenti che evidenziano perplessità , dissensi, suggerimenti espressi anche in sedi istituzionali, come il  Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e la Sopraintendenza ai Beni Architettonici e Ambientali ed una Proposta di Variante che riprendendone indicazioni paesaggistiche al limita i danni dell’opera – spiega Italia Nostra –  La proposta di variante curata dalla Sezione con il Centro Forestazione Urbana è stata confermata nella fattibilità idraulica dai docenti di costruzioni idrauliche del Politecnico di Milano. Italia Nostra, fin dal concretizzarsi del progetto della Via d’Acqua, quando si era delineata la non volontà di utilizzare o valorizzare il reticolo idraulico naturale e artificiale esistente sul territorio a favore di una soluzione con tracciato nuovo invasivo e prepotente nel progettato taglio dei Parchi, aveva espresso il suo parere negativo sull’opera così proposta. Il tracciato della Via d’Acqua (canale piste ciclabili e terrapieni avranno larghezza tra gli 8 e i 15 metri) rappresenta una barriera, una ferita, un ingombro».
E quaranta milioni di euro se ne andranno così…

Fonte: il cambiamento

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Tasse e rifiuti, le associazioni scrivono al ministro dell’economia Saccomanni

Le associazioni scrivono al ministro dell’economia Saccomanni su tasse e rifiuti e chiedono di “introdurre premialità per cittadini e aziende virtuose ed eliminare maggiorazione per metro quadro”.

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“Inserire chiari ed efficaci sistemi premianti per i comportamenti virtuosi di cittadini e aziende, facendo pagare meno chi produce meno rifiuti indifferenziati nel rispetto del principio comunitario del “chi inquina paga”; liberare il tributo sui rifiuti dalla copertura dei costi dei “servizi indivisibili”, eliminando la maggiorazione di 0,30 euro per metro quadro, perché non correlati in alcun modo alla produzione dei rifiuti e all’esigenza di responsabilizzare i comportamenti individuali applicando criteri meritocratici”. Ecco in sintesi le richieste espresse in una lettera aperta inviata oggi al ministro dell’economia e delle finanze Fabrizio Saccomanni, e per conoscenza anche al ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare Andrea Orlando, al ministro per gli Affari regionali, le autonomie e lo sport Graziano Delrio e al ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Nunzia De Girolamo da Legambiente insieme alle associazioni di produttori Confapi, Aiab, Cia, Coldiretti, Confagricoltura. Tra le importanti norme che il Governo sta definendo in queste settimane per far uscire il nostro Paese dalla crisi, c’è infatti anche quella che riguarda la Tares, il nuovo tributo sui rifiuti. “Le nostre associazioni – si legge nella lettera al ministro – sono preoccupate perché fino ad oggi la discussione si è concentrata molto sulla modifica dell’imposta sulla casa e poco sulla Tares, che nella versione attuale rischia di essere un nuovo pesante aggravio per tutte le utenze che producono rifiuti, senza prevedere alcun principio di premialità per i comportamenti virtuosi, anche perché comprende la copertura dei costi dei cosiddetti “servizi indivisibili” che poco hanno a che fare con la gestione dei rifiuti”. L’auspicio dei firmatari è che la modifica della Tares possa incidere sui comportamenti individuali, premiando quelli virtuosi attraverso criteri meritocratici, eliminando i tributi non correlati alla produzione dei rifiuti o all’esigenza di responsabilizzare i comportamenti. Oggi in Italia solo alcune centinaia di enti locali fanno pagare in base alle quantità di rifiuti effettivamente prodotte grazie alla tariffazione puntuale, con risultati importanti sulla prevenzione, sull’avvio a riciclaggio e sulla riduzione delle quantità di rifiuti avviate a smaltimento. Eppure, sarebbe possibile affrontare concretamente la sfida della riduzione dei rifiuti, come è riuscita a fare ad esempio la Germania, utilizzando una equa leva economica, introducendo un criterio di giustizia e sostenibilità ambientale e alleggerendo la pressione fiscale sui più virtuosi, a partire dalla riforma del nuovo tributo sui rifiuti. “Solo in questo modo – si chiude la lettera firmata dai presidente delle associazioni – si contribuirà davvero a liberare l’Italia dal problema rifiuti, facendo entrare il nostro Paese a pieno titolo in quella ‘società europea del riciclaggio’ alla base nella nuova direttiva di settore”.

Fonte: il cambiamento

Rifiuti in Europa, aperta consultazione pubblica dalla Ue

La Commissione europea apre una consultazione pubblica sulla gestione dei rifiuti in tutta Europa.170997622-594x350

Come gestiremo i rifiuti in futuro in Europa? Il parere dei cittadini, di associazioni e enti pubblici può fare la differenza rispetto alle scelte che saranno intraprese tra qualche anno. E ecco appunto che la Commissione Europea ha aperto una consultazione pubblica per conoscere opinioni e esigenze dei cittadini europei in merito. La consultazione è aperta fino al 10 settembre 2013. Andrea Zanoni eurodeputato IdV e membro della commissione ENVI Ambiente al Parlamento europeo in un comunicato stampa spiega:

I risultati della consultazione pubblica contribuiranno all’elaborazione di una proposta legislativa nell’ambito della revisione della politica in materia di rifiuti. L’attuale normativa europea sui rifiuti definisce gli obiettivi sul riutilizzo e di riciclaggio dei rifiuti e di riduzione dello smaltimento nelle discariche, stabilendo che entro il 2020 debbano essere riciclati o riutilizzati il 50% dei rifiuti urbani e domestici e il 70% dei rifiuti da costruzioni e demolizioni. Ma a noi non basta. Bisogna intervenire alla base, riducendo la produzione stessa di rifiuti, aumentare il riciclo e il riutilizzo, abolire l’incenerimento e tutte le discariche entro il 2020.

Obiettivi che vale la pena ricordarlo, per l’Italia, al momento sembrano distanti anni luce dalla realtà. Infatti, dall’ultimo deferimento dell’Europa per la mancata gestione dei rifiuti in Campania alle future probabili multe per la gestione dei rifiuti nel Lazio, abbiamo decisamente difficoltà. Per cui continua Zanoni:

A Bruxelles sto combattendo una dura battaglia contro le discariche illegittime, le mancate bonifiche, il conferimento illegale di rifiuti pericolosi, l’amianto e il continuo ricorso all’incenerimento. Purtroppo mi trovo a combattere a 360 gradi contro i mulini a vento di un Paese, l’Italia, che di ambiente e gestione virtuosa dei rifiuti non vuole proprio sentir parlare. Per questo è importante dare un forte segnale popolare affinché si prendano determinate misure a livello europeo che vadano nel senso di una nuova concezione del rifiuto, da qualcosa da nascondere o bruciare a una risorsa.

Fonte: ecoblog

“No alle trivellazioni”, le associazioni lanciano un appello al Parlamento

Il coordinamento nazionale NO TRIV, che comprende diverse associazioni e comitati sparsi in tutta Italia, ha incontrato una delegazione di parlamentari. Il colloquio era stato chiesto con forza dal comitato dopo l’approvazione della Strategia Energetica Nazionale e ha messo al centro alcune priorità indicate in una lettera appello.petrolio_trivellazioni5

Il coordinamento nazionale NO TRIV, che comprende diverse associazioni e comitati sparsi in tutta Italia, ha incontrato una delegazione di parlamentari. Il 12 giugno scorso, il coordinamento nazionale NO TRIV (che comprende diverse associazioni e comitati sparsi in tutta Italia) ha incontrato nella sala Tatarella di Montecitorio, una delegazione dei parlamentari del Movimento 5 Stelle e di Sel. Per il Pd, era presente solo l’onorevole Maria Stella Bianchi. Il colloquio era stato chiesto con forza dal comitato dopo l’approvazione della Strategia Energetica Nazionale e ha messo al centro alcune priorità indicate in una lettera appello, inviata a tutti i capigruppo di Camera e Senato, con l’invito di inviarla a loro volta a tutti i parlamentari. Diverse le proposte accolte durante il colloquio. In primis, è stata accolta con favore l’idea di presentare il prima possibile un decreto legge che miri a modificare l’articolo 35 del Decreto Sviluppo per ciò che riguarda l’approvazione dei procedimenti di autorizzazione che erano in fase di lavorazione quando fu approvato il Decreto Prestigiacomo (2010) e che porti ad un’abrogazione dell’articolo 16 del Decreto Liberalizzazioni (convertito nella legge n° 27 del 24 marzo 2012), con cui si stabilisce che parte delle entrate finanziarie statali, sia direzionata verso la ricerca e lo sviluppo delle fonti energetiche fossili. Si è arrivato poi ad un accordo sull’avvio di un confronto per lavorare alla revisione della Strategia Energetica Nazionale e alla definizione di una disciplina omogenea delle attività di ricerca, prospezione ed estrazione degli idrocarburi (sia liquidi che gassosi), che sia rispettosa dei paletti posti dall’ordinamento dell’Unione europea e di governo dell’energia che sia internazionale. I soggetti operanti di questo confronto (deputati, senatori e organizzazioni sociali), faranno parte di un vero e proprio gruppo di lavoro. Per adesso solo i parlamentari del Movimento 5 Stelle e di Sinistra Ecologia e Libertà, presenti all’incontro, hanno avviato la sottoscrizione dell’appello/petizione e hanno preso l’impegno di sensibilizzare i propri colleghi a fare lo stesso. Il M5S, nel frattempo, ha organizzato per il 26 giugno prossimo, a Roma, il Convegno “Diamola a bere ai petrolieri”, al quale parteciperà il Coordinamento NO TRIV e in cui si parlerà del problema degli inquinanti.

Fonte. Il cambiamento

Marche: 93 associazioni unite per tutelare il paesaggio

Nelle Marche una proposta di legge per salvare il patrimonio paesaggistico della regioneP9084869-586x330

Le Marche sono una delle regioni con il maggior patrimonio paesaggistico d’Italia: 93 associazioni che si occupano di tutela del paesaggio lo sanno bene e hanno deciso di riunirsi nel Forum per il paesaggio Marche e raccogliere le firme necessarie per presentare in Regione una proposta di legge di iniziativa popolare sulla salvaguardia e la valorizzazione del territorio. La campagna di raccolta firme è andata ben oltre le più rosee aspettative: sarebbero state sufficienti 5mila firme, ne sono state raccolte 8.713. Una legge regionale esiste ma è del 1992 e vent’anni di legislazioni nazionali e comunitarie l’hanno resa obsoleta.

La proposta è articolata in tre punti:

1) Il paesaggio è considerato un bene comune, alla stregua dell’acqua, e le scelte che lo riguardano non possono essere delegate alle sole istituzioni ma devono essere condivise con la comunità.

2) I cittadini devono essere resi partecipi delle decisioni che riguardano il territorio in cui abitano.

3) Deve essere varato un piano regolatore che superi l’orizzonte dei singoli comuni e ponga un freno all’edificazione selvaggia, indiscriminata e inutile degli ultimi decenni.

I moduli contenenti le firme sono stati consegnati in regione un paio di settimane fa e ora si apre la fase di verifica dei numeri da parte dell’ufficio di presidenza che dovrà inserire il provvedimento all’ordine del giorno della quarta commissione consiliare e, successivamente, lo metterà a confronto con un’altra proposta di legge. Uno dei primi risultati della raccolta forme è stato quello di far accelerare i tempi su di un testo elaborato dalla giunta. E questo è già un primo punto a favore di chi vuole preservare il patrimonio paesaggistico di una delle regioni più belle d’Italia.

Fonte: Salviamo il paesaggio