Uranio impoverito in Siria: ecco cosa si rischia

Secondo il presidente dell’Anavafaf, Falco Accame, in un eventuale attacco americano potrebbero venire scaricate sulla Siria 84 tonnellate di uranio impoverito671356-543x350

L’Asia è sempre stato il “laboratorio” nel quale gli Stati Uniti hanno collaudato i nuovi armamenti. Le bombe nucleari di Hiroshima e Nagasaki nell’atto conclusivo della Seconda Guerra Mondiale, l’agente arancio, il napalm e altri agenti chimici in Vietnam poi, le armi con uranio impoverito in Kuwait e, successivamente, in Afghanistan e in Iraq. L’uranio ha lasciato un’eredità pesantissima, ma nonostante da oltre vent’anni i suoi effetti deleteri siano di dominio pubblico, il suo utilizzo continua a essere circondato da una cortina di fumo anche in virtù dei forti interessi economici che dalla sua commercializzazione vengono mossi. Ora che all’orizzonte si profila un nuovo conflitto nell’area mediorientale si torna a parlare del possibile impiego di armi con uranio impoverito. Secondo Falco Accame, presidente dell’Anavafaf (Associazione nazionale assistenza vittime arruolate nelle forze armate e famiglie dei caduti) ed ex presidente della Commissione Difesa della Camera, in caso di attacco da parte delle forze armate statunitensi potrebbero piovere sulla Siria fino a 84 tonnellate di uranio impoverito:

Ognuno dei 280 missili Tomahawk, che dovrebbero essere utilizzati, contiene infatti 300 Kg di uranio impoverito negli impennaggi. Inestimabili i danni alla popolazione per i prossimi decenni. Cosa si aspetta a mettere al bando questo tipo di armi?

Già cosa si aspetta a mettere al bando queste armi. Una risoluzione dell’Onu datata 1978 aveva proposta di bandirle. E chi fu a proporla? Proprio gli Stati Uniti d’America che successivamente non firmarono i protocolli e usarono questo materiale altamente contaminante nei conflitti degli anni Novanta e del primo decennio del nuovo millennio.

Fonte:  Ansa

 

Puglia, le tariffe dell’acqua: un incremento del 5% rispetto al 2012. In Italia la media è del 13,7%

Intervista a Luigi De Caro, Responsabile dell’Area Affari Regolamentari dell’Acquedotto Pugliese che spiega le decisioni ultime sulla tariffa. “Sconti per le famiglie disagiate fino al 15%. Un impegno concreto delle istituzioni a chi ha bisogno di aiuto” di Caterina Quagliarella pubblicato su “La voce dell’Acqua” – luglio 2013375771

di Caterina Quagliarella

Le tariffe dell’acqua rappresentano per i consumatori un tema di stringente attualità. Ci siamo rivolti, così, a Luigi De Caro, responsabile dell’Area Affari Regolamentari dell’Acquedotto Pugliese, che cura i rapporti con l’Autorità Idrica Pugliese e l’AEEG, gli organismi preposti a “fare il prezzo” dell’acqua. Sappiamo che l’AIP (l’Autorità Idrica Pugliese) ha determinato le nuove tariffe per l’ATO Puglia… Le tariffe sono state decise dall’Aip a fine aprile. Successivamente sono state trasmesse all’AEEG, l’Autorità per l’energia elettrica e il gas, per l’approvazione definitiva, prevista per fine giugno.
Ci sono variazioni rispetto allo scorso anno? 

L’AIP ha deliberato un incremento del 5% rispetto al 2012.

Ma non è eccessivo? 

Direi proprio di no, considerato che, in base ad un recente studio effettuato dall’ANEA, l’Associazione Nazionale Enti d’Ambito, l’incremento tariffario medio in tutt’Italia per il 2013 è pari al 13,7%. L’aumento deciso dall’AIP è, dunque, ben al di sotto della media nazionale. In termini economici, per una famiglia tipo, composta da tre persone, l’incremento della bolletta idrica sarà pari a 14,93 euro all’anno, con un aumento di poco più di un Euro al mese.
Quali sono i criteri, in base a cui è stato rivisto il prezzo dell’acqua? 

Il nuovo metodo stabilito dall’AEEG contempla importanti innovazioni. In particolare, in sintonia con l’esito del referendum di giugno 2011, è stata eliminata la componente tariffaria relativa alla remunerazione del capitale investito (valore fisso pari al 7% del capitale investito dal gestore) e sostituita con oneri finanziari legati agli investimenti effettivamente realizzati con risorse dell’AQP. Il precedente metodo, inoltre, stabiliva la tariffa in base ai costi preventivi previsti nel Piano d’Ambito; l’attuale si basa sui costi già sostenuti dal gestore.

Qual è la novità più interessante rispetto al passato? 

Sicuramente l’istituzione del Fondo per i Nuovi Investimenti (FoNI): dalla tariffa applicata agli utenti verranno accantonate risorse destinate alla realizzazione di nuovi investimenti ovvero al finanziamento di agevolazioni per le utenze deboli.
Quali sono i benefici per le fasce deboli? 

Grazie ad un protocollo d’intesa tra Regione Puglia, AIP, Anci Puglia e Acquedotto Pugliese sono previsti sgravi da 37 euro annui per i nuclei familiari più disagiati a 117 euro per le famiglie più numerose. Ciò si traduce in una riduzione della bolletta idrica dall’8% al 15% rispetto al 2012.
http://www.aqp.it/portal/page/portal/MYAQP/SALA_STAMPA/La_voce_dellacqua/Numeri_precedenti/AQP%20-%20voce%20acqua%207_2013_def.pdf

fonte: eco dalle città