L’Asilo nel Bosco: crescere felicemente nella natura

Una scuola all’aperto dove i bambini possano godere della natura, dove apprendere tramite l’esperienza diretta e dove le emozioni non sono meno importanti dei saperi. Avviato due anni fa, il progetto sperimentale dell’Asilo nel Bosco di Ostia Antica sta facendo scuola nel resto d’Italia affermandosi anche nel nostro Paese come un nuovo paradigma educativo di successo.

Su Italia che Cambia vi abbiamo già parlato dell’Asilo nel Bosco, la scuola all’aperto ad Ostia Antica nata da un’idea dell’Associazione Manes e L’Emilio con l’intesa dell’Istituto Comprensivo Amendola Guttuso. La ricchezza dell’esperienza, la sua trasformazione, le numerose novità avvenute nell’arco di breve tempo ci hanno spinto a tornare tra gli alberi, i fiori e i luoghi dove il sogno di un’educazione diversa è divenuto una realtà concreta. La raccontiamo con le parole e le immagini dei protagonisti.

L’Asilo nel Bosco è un progetto che parte nel 2013 all’interno del Parco della Madonnetta, vicino Ostia e nasce dall’incontro di due realtà: l’Emilio, che era una scuola dell’infanzia, e l’Associazione Manes,  un’associazione culturale che si occupa di lotta alla dispersione scolastica e che già lavorava sul territorio di Ostia in campo educativo. Il primo anno con un piccolo gruppo di dieci bambini è iniziata la sperimentazione di come realizzare una scuola all’aperto con bambini in età della scuola materna, ed i risultati sono stati molto soddisfacenti, sia per gli stimoli che ricevevano i bambini da un’educazione non più limitata alle solite quattro mura, ma immersa nella Natura e aperta alle esplorazioni che essa permette. Dopo un primo anno di sperimentazione, il successo dell’iniziativa ha reso necessario uno spazio più ampio. L’Asilo nel Bosco è arrivato oggi in campagna ad Ostia Antica, vicino agli scavi, in un territorio immerso nel verde dove c’è la possibilità di fare ampie passeggiate ed esplorare. “Dopo due anni e mezzo, il gruppo di bambini è aumentato fino ad arrivare a quaranta. Abbiamo raggiunto un buon numero per mantenere quello che è un progetto di qualità”, ci racconta Sabina Bello, Maestra nel bosco dell’Associazione Manes e tra le fondatrici del progetto.13043731_1717728378516278_1754635528414110135_n

“Si è allargato anche il gruppo di persone che lavorano con noi, si può condividere con altri la gioia di educare in maniera differente, non è soltanto un bene per i bambini, è un bene per tutte le persone che ruotano intorno a questo progetto, famiglie e abitanti del luogo inclusi. I bambini si sentono accolti da questa comunità, si sentono liberi di rivolgersi a tutte le figure che incontrano in questo piccolo villaggio. È una cosa rara che i bambini oggi trovino un contesto d’insieme così accogliente”.

Già, ma vi starete chiedendo: come si svolge una giornata tipo all’Asilo nel Bosco? Cosa fanno i bambini? “I bimbi all’asilo quando arrivano la mattina la prima cosa che fanno è lanciare la giacca sulle scale e scappare in giardino – ci racconta la maestra nel bosco Ilaria Castiello – perché non vedono l’ora di arrivare a scuola, che è una delle cose più belle che succedono qua. Di solito una delle cose caratteristiche che facciamo è la passeggiata, che è il momento più creativo e naturale della giornata. Tra le attività favorite c’è l’arrampicata sugli alberi, la parte avventurosa dell’esplorazione, c’è la raccolta dei materiali che poi usiamo per costruire delle cose durante la giornata. La giornata si svolge molto seguendo gli stimoli che ci sono intorno: gli alberi, la natura, i fiori: tutto diventa lezione e ispirazione”.13001312_1711587782463671_981827314268261447_n

Sabina ci spiega che “la caratteristica principale è che passiamo gran parte del tempo all’aria aperta, abbiamo utilizzato pochissimo il nostro rifugio quest’anno (una struttura al chiuso all’interno dell’Asilo, utilizzata in caso di necessità ndr). I bambini arrivano piano piano, in questo periodo ci sono dei bimbi che di loro spontanea volontà mi aiutano a preparare le cose del giorno, quindi riempire la bottiglia d’acqua oppure portare fuori le sedie che serviranno poi per il pranzo. Via via arrivano tutti e ci avviamo per una passeggiata, oppure ci dividiamo in due giardini e a seconda della proposta che il gruppo reputa migliore per la giornata: i bambini potranno scegliere se andare a trovare gli amici animali, oppure se dipingere, lavorare con l’argilla, oppure in questo periodo ci stiamo occupando di attività legate al giardinaggio, data la stagione invitante. La mattina ha molti percorsi possibili, altrimenti si potrebbe andare a fare una passeggiata lungo il fiume Tevere, oppure in questo periodo siamo stati varie volte al borgo di Ostia Antica, dove ai bimbi piace andare al castello: c’è la possibilità di fare esperienze a contatto con la realtà del territorio. Le diverse possibili mattine arrivano al punto d’incontro che è quello del pranzo, che invece ha una modalità abbastanza stabile con cui si svolge. I bimbi aiutano a preparare e ad apparecchiare, il pomeriggio poi alcuni riposano e altri giocano. In questo periodo sono cominciati dei laboratori quindi c’è un laboratorio di teatro, uno di danza, altre proposte nascono nell’attimo”.

Anche i bambini sono Maestri:  l’insegnamento per gli adulti

Il primo aspetto che ci ha colpito dell’Asilo Nel Bosco, e quello con cui concludiamo il nostro racconto, è stato l’entusiasmo vivo negli occhi dei Maestri che, quotidianamente, contribuiscono insieme ai bimbi e alle famiglie a rendere viva una realtà che sembrava solo un sogno irrealizzabile. Siamo in tanti a pensare, per pigrizia o per paura, che le circostanze non possano mai cambiare: mentre noi siamo impegnati a pensare, poi arriva chi si mette in gioco e la realtà la arricchisce davvero. E di cosa si sono arricchiti i fondatori e i maestri dell’Asilo nel Bosco, per arricchire tutti noi di questa nuova esperienza?

 

Sabina ha capito che i bambini hanno dei tempi che sono ben diversi da quelli che inizialmente immaginava: “ho imparato che i bambini sono molto più competenti di quanto uno inizialmente si aspetta, che ognuno ha una sua personalità spiccata in grado di capire la situazione che lo circonda, affrontando anche con coraggio situazioni ed emozioni molto difficili. Vi racconto un episodio: un giorno una bambina stava piangendo, avevo capito che non si era fatta male ma che era un pianto di tristezza e mi sono seduta vicino a lei per consolarla. Capivo che la situazione era legata alla separazione dei genitori, e intanto tutto un gruppetto di bambini è arrivato piano piano ad inserirsi nella nostra conversazione con delicatezza. Una bambina ha regalato un fiore alla bimba che piangeva, un altro bimbo ha chiesto il motivo per la sua tristezza, e hanno così iniziato a confrontarsi. E’ arrivato poi un altro bambino con i genitori separati anche lui, insieme ad una bimba che ha detto che il papà non ce l’aveva più perché era morto. Dopo di questo sono passati immediatamente alla reazione: la bambina si è ripresa con un bicchiere d’acqua e si è rasserenata”.10592688_1444846535804465_8309197432492640014_n

Questo dovrebbe trasmetterci secondo Paolo “la gioia di affrontare la quotidianità”. “Penso che sia un messaggio molto importante che noi adulti dovremmo ricevere e che a me ha cambiato la vita, e l’ho imparata dall’esempio dei bambini qui all’asilo nel bosco. La capacità di vivere il presente, di concentrarsi su di esso, perché vivere il presente con gioia e serenità è la garanzia di vivere un futuro sereno e tranquillo, è una delle attitudini che dovremmo imparare e ricordare dal modo di vivere le dinamiche della vita da parte dei bambini”.

Ilaria invece ha imparato a rallentare i ritmi: “Io con questa esperienza in sei mesi sono già cambiata tantissimo. Ho imparato a rallentare i miei ritmi, a togliere: meno parole, più lentezza, a prendere le cose con una morbidezza che il contesto naturale ti suggerisce. La creatività è un altro aspetto fondamentale che ho imparato: sembra che in un giardino non ci sia nulla, ma invece hai tutto quello che ti può servire per ridere, giocare, divertirti e imparare”.

Visualizza la scheda dell’Asilo nel Bosco sulla Mappa dell’Italia che Cambia!

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2016/05/io-faccio-cosi-119-asilo-nel-bosco-crescere-felicemente-natura/

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OrtoCollettivo: nasce a Genova l’orto urbano più grande d’Italia

A Genova è nato il progetto “OrtoCollettivo” , l’orto urbano più grande d’Italia: oltre 7 ettari (cioè 70.000 metri quadrati) di terreno collinare destinato alla coltivazione di ortofrutta e dato in comodato d’uso gratuito al “Comitato 4 Valli” – un’associazione di coltivatori e allevatori locali. A Genova, nel quartiere di Cornigliano, in Corso Perrone, si trova la cosiddetta “Area Campi”, una collina che da decenni era in disuso e ricoperta da alberi e piante infestanti e che oggi, grazie ad un’idea del “Comitato 4 Valli”, diventa un gigantesco orto urbano.OrtiGenova1

Si tratta però di un orto urbano diverso dai tanti sparsi sul territorio nazionale: su questa enorme area la terra è indivisa. Non è un terreno frazionato in tanti piccoli appezzamenti affidati alle cure e responsabilità di un singolo cittadino, ma qui tutti i partecipanti lavorano sull’intera area coltivata. Quando si gestisce un piccolo orto personale, infatti, basta una settimana di malattia o di vacanza per mandare a monte mesi di fatica. Per questo il progetto OrtoCollettivo si basa sul lavoro di squadra: se c’è un lavoro programmato per oggi e qualcuno non può venire, a svolgere quel lavoro ci pensa qualcun altro, con beneficio finale di tutti. Per partecipare al progetto si deve contattare il Comitato4Valli (all’indirizzo mail ass.comitato4valli@gmail.com) e compilare il modulo d’iscrizione. Ad oggi, un 80% delle richieste di adesione sono arrivate da donne tra i 25 e i 40 anni – ma ci sono anche ragazzi che hanno coinvolto i genitori. L’iscrizione è gratuita e non sono previsti costi aggiuntivi: i partecipanti devono solo provvedere, in modo autonomo, a dotarsi di scarpe e abbigliamento adeguato e di piccoli attrezzi personali da lavoro. Le ore da passare nell’orto collettivo non sono stabilite in anticipo, ma variano a seconda di quanto tempo ogni partecipante vuole o può dedicare alla coltivazione.OrtiGenova3

Questo progetto ha potuto concretizzarsi grazie ad una legge della regione Liguria che ha istituito la “Banca Regionale della Terra” con l’obiettivo di recuperare i terreni abbandonati e rilanciare dell’agricoltura. La legge prevede che “le terre di cui i proprietari non possono o non riescono a prendersi cura siano trasferite nella disponibilità di chi vuole farne uso, attraverso un soggetto terzo garante” che è, appunto, la “Banca Regionale della Terra” – una banca dati che contiene gli estremi catastali dei terreni che i proprietari non hanno intenzione di coltivare ma che mettono a disposizione di chiunque sia interessato ad acquisirne la gestione e metterli a coltura. Per saperne di più, abbiamo chiesto a Luana Ciambellini – tra i promotori di OrtoCollettivo – di parlarci meglio del progetto.

Quando e come nasce Orto Collettivo? Conseguire un’area così grande come l’Area Campi in comodato d’uso gratuito è un risultato eccezionale: come siete riusciti ad ottenere questo importante obiettivo e per quanti anni?
Il progetto nasce nella primavera del 2014 da un’idea del “Comitato4valli”, un’associazione di coltivatori e allevatori che oggi comprende oltre 2.200 iscritti e che nutre il desiderio di vedere sviluppato sempre di più il modello di economia primaria. E’ un progetto che permette la persistenza nel tempo di un impegno anche solo “passionale” (poche ore ogni tanto) così come lo sviluppo pieno di un’affascinazione che può diventare “mestiere”. OrtoCollettivo nasce dopo aver preso visione della normativa regionale (che ha istituito) la “Banca Regionale della Terra”. L’area destinata al progetto era inizialmente di dimensioni molto ridotte (circa 2.000 mq) ma poi, quasi per incanto uscì l’Area di Campi che aveva tutte le caratteristiche necessarie: necromassa naturale derivata da 55 anni di abbandono; abbondanza di legname ceduo per realizzare i terrazzamenti in palificata orizzontale; condizioni pedoclimatiche ideali; acqua sorgiva. Il comodato d’uso gratuito ha una durata di 10 anni e il comodante è Jonica s.r.l. – una società facente parte della galassia Lavazza.

La risposta dei cittadini di Genova è stata straordinaria. Oltre 700 domande di partecipazione al progetto a fronte di circa 300 posti ma, a questo punto, l’invito ad iscriversi è ancora valido?

Il rilevante risultato è stato generato dalla pubblicazione della notizia su “Il Secolo XIX web”, che ha un seguito elevatissimo. Le iscrizioni sono sempre aperte, anche perché all’attuale disponibilità di spazio si aggiungono i neo-arrivati “satelliti”, nuovi spazi in altre aree della città che consentirebbero di impiegare oltre 1.200 persone. (Qui il link per iscriversi)OrtiGenova4

A che punto sono i terrazzamenti in legno? I primi gruppi di lavoro sono già stati costituiti ed hanno iniziato a seminare e raccogliere verdura?

Il progetto è in via di realizzazione e occorre comprendere che si tratta, nella prima fase, di lavori di ingegneria naturalistica, con impiego prevalente di materiale vegetale vivo, connessi alla sistemazione di piccole frane, dovute a sollevamento e rovesciamento di blocchi radicali, di sistemazione di scarpate, di realizzazione della manutenzione della viabilità in sentiero su fondo naturale, di lavori di sistemazioni idraulico-forestale consistenti in interventi integrati di ricostituzione e cura del bosco, di consolidamento del versante  e di regimazione delle acque per arrivare ad una equilibrata raccolta e conservazione e di realizzazione di terrazzamenti in palificata per coltivare. La coltivazione vera e propria non è ancora partita perché stiamo preparando, appunto, le terrazze. Ma i primi gruppi di lavoro sono già stati formati e sono operativi dalla fine di maggio scorso. Altre persone si uniranno ai lavori a settembre, mentre alcune di loro, una volta avviata la produzione qui a Campi, si sposteranno in un secondo terreno dove sorgerà una “succursale” dell’OrtoCollettivo, a Genova Quinto, vicino al mare.

Qual è il rapporto tra il progetto OrtoCollettivo e il territorio (istituzioni, scuole, ecc.) e quali sono gli obiettivi futuri?
OrtoCollettivo è aperto alle collaborazioni e invita tutta la cittadinanza e le istituzioni a partecipare attivamente al progetto o a supportarlo. L’obiettivo principale è quello di risanare una zona abbandonata e fare integrazione sociale e il risultato da raggiungere è questo: “più persone, sommando le loro ore di disponibilità, eseguono, su un determinato appezzamento di terreno, le medesime operazioni che svolgerebbe un contadino che, com’è noto, vive sulla terra”. Una volta realizzate e coltivate le terrazze, i raccolti verranno suddivisi in quote tra i componenti delle varie compagini, in base al “diario dell’orto” (documento di organizzazione e valutazione) e verrà avviato l’uso degli SCEC ( http://www.arcipelagoscec.org ). Le ore di lavoro nell’orto avranno un valore di 7,5 SCEC l’una. Gli SCEC saranno consegnati ai partecipanti giornalmente affinché possano scambiarli, in una fase successiva, con i prodotti dell’orto stesso o con altre componenti del sistema (prestazioni, beni, servizi). Infine, visto l’enorme spazio a disposizione, alcune mamme che partecipano ad OrtoCollettivo stanno creando anche un “asilo nel bosco“.

Visualizza l’OrtoCollettivo sulla Mappa dell’Italia che Cambia!

Il sito di OrtoCollettivo 

La pagina Facebook “OrtoCollettivo” 

La pagina Facebook “Asilo nel Bosco Genova”

Fonte : italiachecambia.org

Liberi di essere bambini: l’Asilo nel Bosco, storia di un giardino incantato

Tra concentrazione e spensieratezza la vita ne “L’Asilo nel Bosco” di Ostia Antica prosegue.
In un tempo brevissimo l’esistenza di questo progetto pilota sta muovendo opinioni favorevoli da tutta Italia ed il diffondersi di un modello educativo come questo potrebbe essere un chiaro segnale verso un modo di crescere più sano, oltre che più felice, per i nostri bambini.

Proprio per cogliere quest’onda di movimento e interesse nelle giornate del 7, 8 e 9 novembre si terrà il primo corso di formazione e informazione sull’asilo nel bosco, per condividere l’esperienza che ci ha permesso di arrivare a questo punto, con l’augurio che presto possa diffondersi in Italia. Terminati i preparativi operosi, all’Asilo nel Bosco di Ostia Antica sono diventati realtà la casetta sull’albero, la corda per saltare, il ponte segreto ed i vari utensili. Il tocco più importante è stato quello dei bambini. La stellina più piccola non ha ancora due anni, mentre la più grande cinque e a far merenda sul prato sono presenti tutte le gradazioni intermedie. I bimbi, con la loro coinvolgente allegria, non hanno aspettato un attimo prima di gettarsi, esplorando con sguardi meravigliati questo pezzo di mondo dove l’erba è più alta di loro e ci si può rotolare dentro, si raccolgono i pomodori dall’orto e tutto ciò che di commestibile c’è in circolazione e dopo pranzo si portano gli avanzi al maiale, alle galline e alla capretta. Qui una passeggiata può condurre in mille mondi diversi: a raccogliere il tesoro delle pannocchie, a nascondersi fra i rami, a vedere i cavalli, a mangiare i fichi e le more…

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È un mondo semplice quello che racconto, perché così sono le cose dei piccoli che con la loro semplicità affrontano i primi grandi passi sul cammino per imparare ad essere umani. Ammiro il loro coraggio, perché non esitano davanti alla vita, si gettano e fanno, senza scandalizzarsi dei rametti, delle zanzare, parlando con gli insetti, toccando la terra, il mondo, gli alberi con le mani, con i piedi, con il naso e tutto il loro essere. Per questo mi inchino davanti a loro, al loro tocco, alla loro curiosità, invettiva, stupore, gentilezza. Se un bambino di nemmeno tre anni è capace di affrontare il distacco dai genitori, allora in cambio sento profonda la responsabilità di dargli un mondo che meriti di essere esplorato. Anche per questo riteniamo “L’Asilo nel Bosco” una possibilità unica di crescita. Spesso negli asili settembre rappresenta un mese burrascoso perché coincide col momento in cui i bambini si ambientano nella nuova situazione. Qui è stato l’ambiente stesso che ha attutito e addolcito questo momento così importante, con quella delicatezza con cui giusto la natura talvolta sa fare. Quello che regna qui è un clima dal fare sereno. Col cuore ringrazio anche i genitori, anello così importante per trasmettere tranquillità ai bambini, e ringrazio la loro fiducia, così grande da credere che una possibilità di crescita come questa potesse esistere davvero, anche attraverso i loro sforzi e qualche sacrificio. Un fare sacro.SAMSUNG

È bello giocare senza fretta. Camminare immersi nella natura e vedere quando i bimbi iniziano a correre, ti superano e… continuano. Possono continuare a correre perché non ci sono confini e sono in uno spazio più grande di quanto loro possano riuscire a correre. Può far sorridere, ma è significativo: come una pianta non può crescere bene in un vaso stretto, così una bambina in un mondo vasto e spazioso potrà conoscere le sue capacità e sbocciare in tutti i suoi talenti più che in una stanza dalle pareti anguste! All’aperto un bambino pone le proprie sfide sempre al massimo delle sue capacità. Non solo: nel verde, in contatto con la terra, con il silenzio e con le risa, si impara a respirare, perché nel mondo c’è respiro e questa esperienza è alla base di tutte le altre che faremo.  In questi giorni abbiamo preparato il fagotto con cui iniziare il viaggio: dipingere con colori naturali, giocare agli indiani danzando attorno ad un fuoco vero, lavorare l’argilla, salire sulle balle di fieno, riempirsi le mani di acqua, terra, sabbia, provare le tute da pioggia, cantare e mangiare insieme, sperimentarsi in equilibri sottili.  Come tanti fili, iniziano già a tessersi i legami d’amicizia e le nuove conoscenze. Così, camminando, capita di darsi per la prima volta la mano, grandi e piccoli si mischiano, i primi sguardi complici si incontrano e si aiutano, si mettono d’accordo.10592688_1444846535804465_8309197432492640014_n

Ogni bambino ha diritto a vivere la bellezza, perché ne dona con la sua presenza. Quello che come educatori abbiamo la responsabilità di custodire è proprio un giardino, quello segreto dell’infanzia. Dobbiamo proteggerli, perché queste prime esperienze, queste tinte con cui si incontrano toccheranno la loro anima e abbiamo in questo momento la possibilità rara e preziosa di tutelare, mostrandole, le sfumature. Il primo giorno d’asilo guardandomi intorno ho pensato che non avevo mai visto tanti bambini sorridenti e sereni: questo crea nell’ambiente una gioia particolare, quasi una luminosità, segno che l’incanto del luogo funziona. Custodire un asilo nel bosco significa prefiggersi di alimentare quel fuoco che ne ha illuminato i sorrisi.

 

Leggi anche “Io gioco con la Terra. L’Asilo nel bosco mette radici a Ostia antica” 

Per info:

asilonelbosco2014@libero.it
www.lemilio.it 
www.associazionemanes.it 
info@lemilio.it
06.52169061 – 348.9332959

Fonte: italiachecambia.org