Orti urbani, a New York piombo e arsenico oltre i limiti

Nel 70% dei giardini analizzati vengono superati i livelli di concentrazioni fissati a livello federale. Con rischi concreti di malattia e, nei casi più estremi, di morte

Il New York Post lancia l’allarme per le alte concentrazioni di piombo e di arsenico rilevate in un orto comunitario di Brooklyn. Nella Grande Mela il fenomeno degli orti urbani è esploso da qualche decennio come azione di recupero e di riqualificazione dei quartieri più disagiati. I benefici sono duplici: si moltiplicano le aree verdi e si creano programmi di recupero per persone svantaggiate. Ambiente, ecologia e disagio sociale si intrecciano, ma in questa catena, secondo quanto riportato dal New York Post, c’è un anello che non tiene. Secondo le analisi effettuate da alcuni esperti in un giardino comunitario di Crown Eights, i livelli di piombo sono tre volte superiori ai livelli accettabili, quelli di arsenico addirittura sei volte. Il piombo è accettato in 400 ppm ed è stato trovato in 1251 parti per milione, l’arsenico è stato misurato a 93,23 ppm mentre viene accettato solo in 16 ppm. Mentre si attende il verdetto del Department of Health, Theodore Lidsky, ex ricercatore, mette in guardia sui rischi per la salute di un approvvigionamento da questi orti: anche livelli molto inferiori a quelli registrati nei test possono portare a danni cerebrali e, nei casi estremi, alla morte. La settantenne Catherine Bryant continua a coltivare l’orto urbano da anni e conferma come cavoli, senape, rape e altri ortaggi vengano regalati possano essere presi da tutti coloro che ne fanno richiesta. Gli scienziati hanno trovato livelli di piombo superiori alle linee guida federali in 24 dei 54 giardini della città, vale a dire nel 44% del totale. Globalmente sono 38 i giardini in cui sono stati riscontrati alti gradi di tossicità, il 70% del totale. In tutta New York gli orti comunitari sono circa 1500. La scorsa estate uno studio del dipartimento di Ecologia dell’Università tecnica di Berlino e dell’Orto Botanico dell’Università nazionale di Khmelnitsky, in Ucraina, aveva lanciato l’allarme in merito alle coltivazioni di ortaggi in prossimità di arterie viarie ad alto tasso di traffico automobilistico.Immagine12-620x378

Fonte:  New York Post

Foto Google Maps

Tutti insieme appassionatamente

“Chi scrive infine deve chiedere venia di questo suo insistere monocorde sul tema delle centrali geotermiche amiatine. Il fatto è che la miscela degli ingredienti (tutti italici) ha dell’incredibile”. Carlo Carlucci torna a denunciare lo sfruttamento geotermico del monte Amiata.geotermia_amiata4

La perdita dell’acquifero dell’Amiata, assestata ora, si desume, al 50%, dovrebbe continuare se non precipitare col raddoppio della produzione geotermica

Non si sa dove e come e in che quantità Enel riscuota i certificati verdi. In otto anni di opposizione alla geotermia qui sull’Amiata non ci è stata data alcuna risposta. In circa 13 anni di funzionamento della centrale geotermica di Bagnore 3 situata sulle sorgenti del Fiora, circa il 70 % dell’acqua della Montagna, questa si è ridotta del 50% con un’impennata drastica nel suo calo. L’arsenico che non superava le soglie fisiologiche del 3-4 % è balzato pressoché ovunque oltre il limite di 10. I costosissimi filtri (che paghiamo noi in bolletta) sono in funzione praticamente dovunque. Il 17 ottobre presso il TAR di Firenze si discuteranno i ricorsi presentati da SOSgeotermia e dal WWF. Enel nel frattempo procede ad approntare il raddoppio (Bagnore 4 e riassetto delle centrali di Piancastagnaio). L’assessore regionale all’ambiente dott.ssa Bramerini doppiamente coinvolta (col Presidente Martini prima e con Rossi poi) in questa escalation dorme il sonno del giusto essendosi cautelata coi famosi ‘studi’ che al solito assolvono coi dovuti se, qualora, pur tuttavia… Insomma tutti felici e in contanti nel senso che questi soldi di Enel in questi periodi di vacche magrissime cascano a fagiolo. Periodi di vacche magrissime che non hanno impedito all’AD di Enel di aumentarsi lo stipendio di circa 5 milioni di euro del 40% passandolo a quasi 9 milioni. In Parlamento si è discusso che certi emolumenti dei super burocrati, in questo periodo di vacche magrissime, andavano messi a regime. Si è passati al voto e naturalmente questi super stipendi non sono stati toccati. Che il resto degli italiani, i morti di fame, i falliti, i super tartassati continuino pure a suicidarsi… E gli amministratori, per lo più Pd, regionali, provinciali, comunali? Plaudono, oh come plaudono a Enel che eroga, eroga… Eroga dei soldi la cui provenienza rimane più o meno un mistero. Non è un mistero comunque che i due principali fornitori di energia (con gli AD assolutamente intercambiabili) Eni ed Enel partecipino fattivamente alla (pro domo sua) programmazione energetica del Bel Paese. Proprio in ottobre quando si discuterà al Tar la grave situazione delle centrali Enel amiatine vi saranno le manifestazioni, in occasione dell’anniversario della scoperta dell’America, contro la politica di Enel in America Latina (e da noi!). Già perché i poveri meticci e indios latino americani sono contro le immani dighe che allagheranno milioni di ettari di foreste. Situazione ben diversa dalla supina acquiescenza dei pochi, sparuti amiatini tesi a spartirsi quei pochi, fantomatici posti di lavoro assieme agli amministratori pappa e cacio. Quando l’acqua mancherà ancora e tanto i soliti ignoti ordineranno altri studi, i soliti studi assolutori conditi coi se, ma, qualora… particelle avversative, avverbi giustificativi appunto di quel tutti insieme appassionatamente. Chi scrive infine deve chiedere venia di questo suo insistere monocorde sul tema delle centrali geotermiche amiatine. Il fatto è che la miscela degli ingredienti (tutti italici) ha dell’incredibile. Rivediamone alcuni.

1. La regia delle operazioni, non occulta ma palese, è di fatto affidata ad ingegneri dell’Enel, udite udite, assunti dalla Regione.

2. ARS, Arpat enti di controllo (della Regione) maestri del linguaggio ‘scientifico’, in realtà gesuitico, possono in realtà dire tutto e il contrario di tutto. Di fatto, nel campo geotermia come altrove, giustificano pressoché unicamente quanto deve essere giustificato.

3. Corollario di quanto sopra rimane il faccia faccia voluto dalla Regione, nel luglio scorso, tra ambientalisti e lo staff dell’Enel. Sulle tematiche più scottanti (vedi verbali dell’incontro) gli uomini di Enel non hanno avuto di che rispondere. Il che non ha impedito al governatore Rossi di dare il via libera alla costruzione di Bagnore 4.

4. La perdita dell’acquifero dell’Amiata, assestata ora, si desume, al 50%, dovrebbe continuare se non precipitare col raddoppio della produzione geotermica. Dovremmo fidarci del presidio garantito dalla Regione? Fidarci di un Rossi che all’indomani dei risultati del referendum, allorché tutti ma proprio tutti accusavano il colpo, conclamava ai quattro venti: ‘Abbiamo vinto, il modello toscano è esportabile…’. Tempismo formidabile.

Potremmo continuare nel solito cahier des doléances ma a che pro?

Fonte: il cambiamento

Anonymous hackera il sito del ministero dell’Ambiente contro il rigassificatore di Livorno

Anonymous fa sentire la sua voce ambientalista e hackera in un solo giorno i siti dei soggetti coinvolti nella costruzione del rigassificatore di Livorno.Mina-AmbienteOP-620x350

Anonymous riprende la sua protesta Green Rights e torna a hackerare il sito del ministero dell’Ambiente attuata sabato 3 agosto a cui però aggiunge azioni di blocco anche verso i siti della Camera di Commercio di Livorno, Fratelli Neri S.P.A., OLT Offshore, Iren Energia e Iren Ambiente per manifestare (alla loro maniera è ovvio) contro la costruzione del rigassificatore offshore di Livorno-Pisa. Dal ministero dell’Ambiente come dichiara la stessa Anonymous sul suo blog ha preso 4000 account, il progetto del rigassificatore per intero e la mailing list. L’azione hacker (paragonata da Anonymous a una contemporanea forma di sciopero) sui diversi siti e durata all’incirca 10 ore ed è avvenuta in contemporanea alla manifestazione del 4 agosto a Livorno in cui circa 3000 cittadini hanno chiesto di fermare il “mostro” sulle coste della cittadina toscana. La dichiarazione rilasciata dagli attivisti anonimi è la seguente:

Problema dell’arsenico nell’acqua potabile (domestica) nel basso Lazio Problema dei rigassificatori: Livorno,Gioia Tauro e via dicendo Problema dello smaltimento dei rifiuti urbani, emblematico nel recente passato il caso di Napoli Problema dell’inquinamento dei mari , Arcipelago Toscano ma anche laguna di Venezia a causa del rilascio in mare di residui di lavorazione del PVC e di mercurio Problema dello smaltimento dei rifiuti industriali tossici ( si veda il caso dei citati bidoni del cargo della ditta Grimaldi), ma anche la pratica di smaltire rifiuti tossici gettandoli in terra. Per questa ragione ampie aree del paese solitamente dedicate alla pastorizia o alla agricoltura sono state trasformate in discariche illegali con danni incalcolabili per l’ambiente. Proliferazione degli ECO-MOSTRI cioè edifici abusivi che deturpano il paesaggio spesso abbandonato ed incompiuti. Problema dello smaltimento delle scorie radioattive provenienti dalle centrali Nucleari italiane ora dismesse che tutt’ora continuano ad essere fonte di contaminazione Problema della cementificazione con conseguenti problemi nella irregimentazione delle acque con conseguenti alluvioni, emblematico è il caso di Genova Problemi legati all’inquinamento industriale i casi sono innumerevoli. Basti pensare alla vicenda ILVA. La lista ovviamente sarebbe molto più lunga. Inoltre spesso aziende di stato sviluppando i loro progetti a nome dei cittadini italiani e sovvenzionate da questi distruggono l’ambiente e devastano le culture di popoli antichi e pacifici che vivono a migliaia di chilometri dall’Italia. E’ il caso dell’ENEL che costruisce dighe in sud America, magari consorziandosi con altre imprese del settore, distruggendo ecosistemi incontaminati e di valore inestimabile come ad esempio avviene in Patagonia. Notiamo che i cittadini e le cittadine italiani sovvenzionano obbligatoriamente le vostre attività pagando per i propri consumi elettrici e non hanno alcuna possibilità di influire sulle scelte delle citate aziende di stato. Quindi ribadendo la natura pacifica della nostra protesta che è da considerarsi affine a FLASHMOB o al SIT-IN (vedi la nostra dichiarazione), intendiamo tuttavia dar voce a tutti coloro i quali, indignati dalla breve lista su esposta, vogliono rivendicare il proprio diritto al dissenso. Inoltre è evidente che se questi e mille altri problemi si sono accatastati nel corso degli anni è perchè effettivamente l’azione delle istituzioni in primis il Ministero dell’Ambiente è stata insufficiente o inesistente. Replichiamo alle parole rivolteci dai membri del ministero sul loro sito che i disservizi arrecati e la presunta lesione dei diritti degli utenti, non possono portare alla condanna morale delle nostre azioni. I disservizi (e la presunta lesione del diritto degli utenti ) sono anche propri di altre forme di manifestazione di dissenso come ad esempio lo sciopero, che quindi sarebbe anch’esso da condannare. Al contrario il diritto di sciopero è sancito dalla costituzione. Cancellare questo diritto sarebbe assolutamente antidemocratico.

Fonte. Global Project

Enel, geotermia, offensive mediatiche e bugie varie

Acqua e ambiente saccheggiati dalla geotermia. Carlo Carlucci torna a denunciare lo sfruttamento geotermico del monte Amiata, minacciato ora dalla costruzione della centrale Bagnore 4.geotermia_toscana

Continua incessante sulla stampa che conta (o non conta) l’annuncio clamoroso dei lavori per la prossima centrale geotermoelettrica Bagnore 4. L’acqua già rinomata dell’Amiata è ritornata potabile (l’arsenico è sotto i 10 mg litro) coi filtri ovunque, pagati dagli utenti. In concomitanza con l’entrata in funzione di Bagnore 3 che ‘pesca’ sulle fonti del Fiora (incomparabilmente le più importanti del Mons ad Meata, dell’Amiata cioè) si è registrato il progressivo calo fino ai minimi storici dell’acquifero in concomitanza con l’aumento fino ai massimi ( sempre in progressivo, ineluttabile ascesa dell’arsenico). Meno male che ci sono i filtri (tanto li paghiamo noi) che consentono di mantenere il veleno sotto la soglia ammessa (e imposta dagli organi comunitari) di 10 mg. Prima dell’avvento di Bagnore 3 l’arsenico era tranquillamente nei limiti fisiologici (2, 3 mg). Naturalmente chi fa rilevare queste altamente sospette coincidenze fa del terrorismo psicologico infatti l’acqua sta diminuendo, anche se in questi ultimi anni ha piovuto di più… perché sta diminuendo e basta, cosa occorre arzigogolare. E l’arsenico sta aumentando perché appunto l’acqua sta diminuendo. Torna no? Ma su tutti i manuali di geotermia non è spiegato appunto che l’acquifero superficiale ricarica l’acquifero profondo. È vero ma questo non vale per l’Amiata. Parola di Enel, c’è da crederci. E poi la gente è soddisfatta di quanto Enel, bontà sua, elargisce come compensi ambientali. Ma allora è vero che la geotermia sull’Amiata danneggia l’ambiente? Ma no, giusto qualcosina, ma si tratta di inezie che i terroristi ambientali artatamente ingigantiscono. E quanto sostiene il prof. Borgia il quale ultimamente ha rintuzzato certe asserzioni del geologo americano Horne il quale valutava positivamente le centrali geotermiche Enel poste in siti spopolati? Ma il prof. Borgia è un outsider, un espatriato (negli USA) perché qui non lavorava più da quando, incautamente, ha osato nel primo studio (da poche migliaia di euro) commissionatogli dalla Regione Toscana (nel 2007) sollevare forti perplessità relative alla geotermia Enel in Amiata. Fu uno studio veramente incauto e sfortunato che gli ha fatto terra bruciata attorno.

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Chiarissimo monito agli altri geologi, la geologia è qui feudo incontrastato. E di fatto gli studi successivi, da centinaia di migliaia di euro hanno assolto (coi dovuti anche se, pur tuttavia, qualora, tutto sommato…)Enel. La stessa commissione Via, nuova di pacca, voluta dal Presidente Rossi, con ben 31 prescrizioni che sono il corrispettivo dei famigerati avverbi (se, qualora, pur tuttavia…) ha varato Bagnore 4. Qualche bugia eclatante, dettata magari dall’entusiasmo di avercela fatta, gli scappa all’Enel laddove afferma di aver fornito ai comitati e alle associazioni tutte le risposte possibili nel confronto all’americana di fronte alla commissione Via nuova di pacca. No, ing. Montemaggi, lei e il suo staff sulle questioni scottanti sollevate dagli ambientalisti vi siete limitati o a risposte assolutamente vaghe o vi siete trincerati dietro un no comment. Una riprova? Alle tre domande conclusive dell’incontro, quelle della referente WWF per l’Amiata, Montemaggi & Company sono rimasti muti come pesci. Basta scorrere i verbali dell’incontro o solo soffermarsi sull’ultima pagina, quella meglio documenta appunto il sostanziale silenzio di Enel che molto ricorda i sepolcri imbiancati. E ne abbiamo viste di cotte e di crude in questi anni. Come quel servizio de L’Espresso sulla geotermia amiatina condotto con molto acume da una giornalista di valore la quale per una settimana circa intervistò, quattro o cinque anni fa, i principali attori del dramma. Naturalmente qualcuno andò a riferire della cosa a De Benedetti, tessera n°1 del Pd, o a Enel (che è la stessa cosa) è il servizio assolutamente obiettivo e ben documentato non venne mai pubblicato. Ora c’è un Movimento che pone tra le prime stelle del suo programma l’acqua e l’ambiente, le due ricchezze saccheggiate appunto da questa geotermia. Ci aspettiamo una risposta ferma ed adeguata. Sette anni fa scrivemmo, come comitato, a un ministro (per l’ambiente o l’energia), un tal Bersani, il quale nemmeno ci degnò di una risposta. Oggi quella risposta la pretendiamo dal M5S.

Fonte: il cambiamento

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Acqua potabile: limiti più restringenti per l’arsenico.

 

A rischio 91 comuni del Lazio, 8 in Lombardia, 10 in Trentino-Alto Adige e 19 in Toscana. L’acqua dei rubinetti di 800 mila italiani contiene arsenico oltre la soglia di 10 microgrammi per litro. Ma chi ha bevuto quell’acqua fino adesso corre dei rischi oppure è solo una convinzione amministrativa? La risposta del prof. Vitali (La Sapienza) e Zampetti (Legambiente)

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Dal 1 gennaio è scattato in 40 comuni della Provincia di Roma, Viterbo e Latina il divieto di poter utilizzare come potabile l’acqua dei rubinetti. Ma le zone sottoposte a rischio ordinanza sindacale in particolare per l’arsenico secondo i dati dell’Unione Europea, sono concentrate anche in Toscana, in Lombardia e in Trentino Alto Adige. Nel 2009 secondo l’Ue erano a rischio in Italia circa 1 milione di residenti. Per la trasmissione “Fuori Tg” di Rai Tre sono calate a 800.000. Per Legambiente invece il rischio arsenico è più contenuto e coinvolge solo i comuni della regione Lazio.
La questione dell’arsenico (As) che esce dai rubinetti delle nostre case fu trattata per la prima volta in Europa, dall’OMS all’incirca vent’anni fa. Il suo limite di concentrazione è stato stabilito per la prima volta dalla Direttiva 80/778/EC in 50 microgrammi per ogni litro d’acqua (microgrammi/litro). Ridotto a 10 microgrammi/litro dalla direttiva corrente 98/83/CE (Drinking Water Directive, DWD) recepita in Italia nel 2001 con la legge n. 31. Di deroga in deroga, il divieto però non è mai entrato in vigore, almeno fino al 2013. Infatti quest’anno l’Unione Europea non ha accettato nessuna proposta di deroga, così dal primo gennaio sono scattate le ordinanze dei sindaci delle province di Roma e Viterbo e Latina che, secondo le indicazioni dell’Istituto superiore di Sanità, vietano di bere l’acqua del rubinetto, di usarla per cucinare, lavarsi i denti e fare la doccia a persone con patologie cutanee. Ma chi ha bevuto quell’acqua fino adesso corre dei rischi oppure è solo una convinzione amministrativa? A questa domanda ha risposto durante la trasmissione“Fuori Tg” del 4 marzo 2013 di Rai Tre, il Prof. Vitali docente di Igiene dell’Università “La Sapienza” di Roma. Vitali ha dichiarato che innanzitutto la presenza dell’arsenico nelle acque è un fenomeno naturale. “L’arsenico si trova nel sottosuolo – ha spiegato –soprattutto nei luoghi di origine vulcanica. L’acqua come solvente scioglie l’arsenico dalle rocce e se lo trascina. D’altra parte la sua presenza è un grave fattore di rischio: è una sostanza considerata pericolosa soprattutto nella forma inorganica” cioè se sciolta nell’acqua. Ma come si sviluppa il cancro nella popolazione? “La pericolosità dell’arsenico – ha spiegato Vitali – si è scoperta lentamente nel tempo. I primi casi studio si sono avuti all’estero dove la concentrazione dell’arsenico nell’acqua superava i 500-1000 microgrammi/litro. In queste zone la statistica aveva messo in evidenza un picco di tumori legato alla presenza dell’arsenico nell’acqua potabile. Nel 2004 l’Agenzia Internazionale sul Cancro, anche grazie agli studi riportati nella monografia “L’Arsenico nell’acqua potabile”, ha classificato l’arsenico come cancerogeno di primo livello, cioè sicuramente cancerogeno per l’uomo”.
Ma il nuovo limite entrato in vigore nel 2013, ha chiesto la giornalista Rai Margherita De Medici, tutela il diritto alla salute o il principio di precauzione? Secondo il professore Vitali con un livello di 10 microgrammi/litro “si è nella sfera del principio di precauzione perchè il rischio tumore, legato ad una sostanza cancerogena, dipende dalla quantità della sostanza che si assume e dalla durata nel tempo dell’esposizione. Al di sotto dei 10 microgrammi si ritiene che il rischio di insorgenza tumore nella popolazione sia estremamente raro da poter essere considerato vicino allo zero. Il rischio diventa concreto se la concentrazione è maggiore sopra il livello 50 μg/litro. Di deroga in deroga per nove anni (dal 2004-2006, dal 2006-2009, e dal 2009 al 2012). A seguito del recepimento della dir 98/83/CE, l’Italia, tra tutti gli Stati Membri, nel 2004 ha emanato il maggior numero di deroghe, soprattutto in relazione a parametri di origine naturale e geologica: la situazione al tempo della prima deroga riguardava 10 parametri di rischio e coinvolgeva 13 regioni. Il periodo 2003-2009, grazie agli interventi di investimenti nel settore delle acque potabili , ha visto una sostanziale diminuzione dei casi di deroghe. Nell’ottobre del 2010 la richiesta per la terza deroga si riferisce ad Arsenico, Boro e Fluoro e coinvolge 5 Regioni (in particolare Lombardia, Toscana, Lazio, Campania, Umbria) e 2 Province Autonome (PA Trento, PA Bolzano). La popolazione interessata dalla deroga era pari a 1.020.173 e il valore fissato per deroga Arsenico 50 μg/litro. Nel 2013 il limite di concentrazione dell’arsenico è stato portato a 10 microgrammi/litro. “Le deroghe, inizialmente previste solo come misura transitoria, sono diventate purtroppo un espediente per non fare i necessari interventi di potabilizzazione , ha affermato Giorgio Zampetti, responsabile scientifico Legambiente . Dopo dieci anni dall’entrata in vigore della legge e a due dalla bocciatura dell’Unione Europea, in quasi tutte le regioni il problema è stato risolto, l’unica inadempiente è il Lazio. Un ritardo del tutto ingiustificato e dal 1 gennaio le centinaia di migliaia di cittadini che abitano nei territori coinvolti, non possono utilizzare l’acqua del rubinetto. Al momento la Regione stessa prevede altri due anni per gli interventi, inutile dire però che i tempi devono essere molto più rapidi per garantire un’acqua buona e di qualità che esca dai rubinetto di casa”.

 

 DECISIONE DELLA COMMISSIONE del 28.10.2010 [0,31 MB]

sulla deroga richiesta dall’Italia ai sensi della direttiva 98/83/CE del Consiglio concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano

Fonte: eco dalle città

Lo sfruttamento geotermoelettrico dell’Amiata

Cittadini, associazioni e comitati locali stanno portando avanti ormai da anni una battaglia, anche legale, contro la gestione ‘insostenibile’ della risorsa geotermica sul monte Amiata. C’è bisogno di sostegno, non soltanto a livello di informazione ma anche economico, spiega Alice Faccon, referente Amiata del WWF Toscana, che ci fornisce alcuni dati relativi agli impatti dell’attuale sfruttamento geotermico toscano.

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Assieme ai Comitati locali, siamo impegnati a portare avanti in Amiata, da anni ormai, una battaglia contro una gestione ‘insostenibile’ di una risorsa qual è quella geotermica, teoricamente iscritta tra le rinnovabili. Vi fornisco alcuni dati ed informazioni circa gli impatti dell’attuale sfruttamento geotermico toscano, con particolare riguardo all’Amiata. Qui il fluido geotermico si caratterizza per una più elevata compresenza di inquinanti quali CO2, metano, idrogeno solforato, mercurio, ammoniaca, acido borico, arsenico, radon. Non è quindi tutto vapore quello che fuoriesce dalle torri e dai camini delle centrali geotermoelettriche. ARPAT (Rapporto Finale 2006 “Monitoraggio delle aree geotermiche”) ha prodotto un utile raffronto tra i fattori di emissione delle centrali geotermoelettriche e quelli degli altri impianti di produzione di energia elettrica, a combustibili fossili (lignite, carbone da vapore, olio combustibile, gasolio, gas naturale) e che quindi non godono dei certificati verdi. Ha anche svolto un confronto tra i fattori di emissione della quasi totalità degli inquinanti misurati (CO2, metano, idrogeno solforato, mercurio, arsenico, ammoniaca, acido borico) delle tre aree geotermiche: Radicondoli-Travale, Larderello-Lago, e Amiata. Da quest’ultimo confronto è emerso che l’area dell’Amiata è caratterizzata dai fattori di emissione più elevati, ad esclusione dell’Arsenico (sia in forma gassosa che come sale disciolto) che presenta il massimo valore nell’area di Radicondoli –Travale. Sottolineiamo che l’Amiata a differenza delle altre due aree geotermiche si caratterizza per una maggiore presenza antropica, per le coltivazioni (castagneti, olivi, vigneti etc) e per il fatto che custodisce un acquifero definito ‘strategico’ con un bacino di utenza di circa 700000 persone. Dal confronto poi tra i fattori di emissione delle centrali geotermiche con quelli relativi agli altri impianti di produzione di energia elettrica (lignite, carbone da vapore, olio combustibile, gasolio, gas naturale) Arpat ha rilevato che:

– per quanto riguarda i fattori di emissione delle Sostanze Climalteranti: la CO2 emessa dalle centrali geotermoeletriche dell’Amiata risulta essere quasi il doppio rispetto a quella emessa dalle centrali a turbogas alimentate a gas naturale in configurazione a ciclo combinato (con un FE espresso in CO2 eq. pari a 637,8 Kg/MWhe dell’Amiata contro 341,3 Kg/MWhe delle turbogas e contro 343,6 Kg/MWhe del parco geotermico ).

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Addirittura le centrali termoelettriche alimentate a gasolio possiedono un fattore di emissione espresso in CO2 eq., pari a 674,6Kg/MWhe che risulta essere di poco superiore a quello che contraddistingue le geotermoelettriche dell’Amiata (il cui fattore di emissione espresso in CO2 eq. è pari a 637,8 Kg/MWhe). Per quanto riguarda il metano le emissioni di tutte le centrali geotermoelettriche della Toscana ed in particolare dell’Amiata hanno fattori di emissione notevolmente superiori rispetto a quelli di tutte le altre centrali termoelettriche prese a raffronto nella tabella di ARPAT a pag. 63 (lignite,carbone da vapore,olio combustibile,gasolio, etc) . È ipotizzabile che la CE abbia escluso gli impianti di coltivazione dei fluidi geotermici dall’ambito di applicazione delle norme concernenti la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra rifacendosi forse a campi geotermici infinitamente meno inquinanti, come quelli islandesi. – dal quadro degli altri inquinanti, emerge poi (pag 16-17 del Rapporto Finale 2006 ARPAT):

Arsenico. Le centrali geotermoelettriche possiedono un’emissione specifica superiore alle turbogas, sia in configurazione a ciclo semplice che combinato, che hanno fattori di emissione trascurabili.

Mercurio. Le centrali geotermoelettriche possiedono un’emissione specifica superiore a quella degli impianti termoelettrici, emissione che resta maggiore anche con l’esercizio degli AMIS (acronimo per abbattitore mercurio e idrogeno solforato).

Acido Solfidrico e Acido Borico. Sono una caratteristica peculiare delle centrali geotermoelettriche. Le centrali termoelettriche non hanno emissioni specifiche o, comunque, sono trascurabili.

Ammoniaca. L’emissione specifica delle centrali geotermoelettriche è notevolmente maggiore rispetto alle termoelettriche (che presentano un rapporto 1/100 o minore).

Nelle centrali geotermoelettriche l’emissione è dovuta alla presenza della sostanza nello stesso fluido geotermico, mentre in quelle termoelettriche l’emissione è la conseguenza dell’impiego di sistemi di abbattimento degli ossidi di azoto… Inoltre è importante ricordare che la Deliberazione G.R. n. 344/2010 che contiene “Criteri direttivi per il contenimento delle emissioni in atmosfera delle centrali geotermoelettriche”, mette in evidenza che acido solfidrico e ammoniaca sono dei precursori del PM10 secondario. Inoltre, sempre per quanto riguarda l’ammoniaca, il provvedimento sottolinea che lo sfruttamento geotermoelettrico rappresenta per importanza la seconda sorgente regionale di emissione, il cui contributo si attesta dal 30 al 40% del totale delle emissioni di questo inquinante in Toscana.

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Lo sfruttamento geotermico incide anche sulla risorsa idrica potabile

In Amiata, lo ripetiamo è in gioco una falda idropotabile strategica, con un bacino di utenza di ben 700 mila abitanti. Il problema dell’impatto dello sfruttamento geotermico sulla falda idrica potabile dell’Amiata investe infatti due ordini di fenomeni:

a) il depauperamento della falda;

b) l’inquinamento da arsenico.

A tutt’oggi manca ancora un bilancio dell’acquifero amiatino che tenga conto tra i parametri in uscita, come deciso dai tecnici del Gruppo di Lavoro per il Bilancio dell’Acquifero del Monte Amiata, anche del vapore estratto per fini geotermoelettrici. Inoltre, la rilevazione piezometrica di Poggio Trauzzolo condotta dalla RegioneToscana nel corso del 2010 aveva messo in evidenza: 1) la discordanza tra i dati Enel e la situazione reale della falda idropotabile; 2) la necessita di compiere ulteriori e più approfondite indagini dirette. Oggi il monitoraggio costante condotto attraverso questa postazione piezometrica sta registrando un progressivo ed inesorabile abbassamento del livello di falda. Nelle conclusioni della Relazione finale, Dicembre 2011 “Adattamento e implementazione del modello idrologico MOBIDIC per il bilancio dei bacini idrografici e dell’acquifero del Monte Amiata”, gli estensori sostengono che la variabilità climatica possa non essere l’unico fattore di controllo delle oscillazioni nelle portate misurata alle sorgenti principali, in particolare quelle di Santa Fiora, ma ritengono che “possa potenzialmente giocare un ruolo anche una fluttuazione della pressione inferiore, attualmente non quantificabile…”. Questa fluttuazione della pressione inferiore non è attribuibile altro che al prelievo dei fluidi nel sottostante (rispetto a quella idropotabile) serbatoio geotermico. Tuttavia, nel 2011 è stato dato parere favorevole al “Piano di riassetto area geotermica di Piancastagnaio” che consente ad Enel l’abbandono della coltivazione del 1° serbatoio non più produttivo e il passaggio alle nuove estrazioni di vapore dal 2° serbatoio geotermico più profondo. È stato dato parere favorevole alla V.I.A. di Piancastagnaio senza che Enel sia riuscita a produrre agli Uffici della Regione Toscana. Un modello concettuale di tutto il sistema idrogeologico (serbatoi geotermici, acquiferi e aree di ricarica). L’Autorità di Bacino del Fiume Tevere nella lettera che accompagna il “Contributo istruttorio sulle integrazioni Enel, relativamente alla tutela della falda strategica del Monte Amiata” scrive che la documentazione prodotta da Enel ad integrazione dello Studio di Valutazione di Impatto Ambientale per il “Piano di riassetto area geotermica di Piancastagnaio” :….non permette di escludere impatti dello sfruttamento geotermico sulla risorsa idrica dell’acquifero strategico del Monte Amiata. Si rileva l’assenza di un modello concettuale di tutto il sistema idrogeologico…”.

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Questo tra l’altro significa che non vi potrà essere un uso sostenibile della risorsa geotermica! La Dott.ssa Manzella e il dott. Ungarelli, (rispettivamente geofisica e fisico del Centro Nazionale Ricerche) in un recentissimo libro dal titolo “La geotermia” edito da Il Mulino scrivono: “Lo studio della ricarica,sia essa naturale o artificiale, permette infatti di stabilire con quale ritmo vanno estratti i fluidi dal serbatoio senza rischiare di esaurire la risorsa”. Nel settembre 2012 inoltre la Commissione VIA della Regione Toscana ha dato parere favorevole anche al progetto “Costruzione ed esercizio centrale geotermoelettrica Bagnore 4” che con i suoi 40MW sarà la più grossa centrale dell’Amiata, nella Concessione denominata Bagnore, sul versante grossetano. Quest’impianto è stato progettato da Enel Green Power all’interno del Sic /ZPS e Sir Monte Labbro Alta Valle dell’Albegna, con habitat e specie di interesse prioritario. La Regione Toscana non ha espresso nessuna valutazione sullo Studio di Incidenza sulla Rete Natura presentato dal proponente Enel GP. Quest’impianto sarà connesso ad una già esistente Centrale da 20MW denominata Bagnore3, mai sottoposta a Valutazione di Impatto Ambientale né a Valutazione di Incidenza Ecologica, valutazioni che il D.lgs 11 febbraio 2010 n.22, “Riassetto della normativa in materia di ricerca e coltivazione delle risorse geotermiche”, legge-provvedimento, pospone, addirittura al 2024! La tecnologia di questo impianto nonostante alcuni rabberciamenti e la grande propaganda di Enel GP è una riproposta della stessa obsoleta tecnologia degli attuali impianti geotermoelettrici di Enel GP. Basti dire che Bagnore 4 non raggiungerà né per ammoniaca né per mercurio i valori obiettivo dettati dalla deliberazione n. 344/2010, e che il valore obiettivo è stringente per quanto riguarda le emissioni di ammoniaca. Nel mondo, tuttavia, esistono ben altri esempi di centrali geotermoelettriche: vedi la Centrale di Mahiao nelle Filippine, impianto da 125 MW dalla quale non fuoriesce un bel niente! Ma su tutto questo e sulle nostre domande al riguardo alla Regione Toscana e ad Enel GP in occasione del Contraddittorio del 18 luglio 2012 non è stata data alcuna risposta. Per quanto concerne la tutela dell’acquifero dell’Amiata, come WWF abbiamo segnalato che i piezometri regionali per il rilevamento dei livelli freatimetrici sono in caduta libera, stanno registrando una allarmante, progressiva ed inesorabile perdita dell’acquifero. Ultimo, ma non ultimo. L’allegato 6 dello studio epidemiologico condotto sulle popolazioni delle aree geotermiche da ARS Toscana, sviluppa la correlazione tra inquinanti nelle diverse matrici ambientali e ricadute sulla salute degli abitanti: “Risultati statisticamente significativi delle analisi di correlazione geografica tra dati ambientali e dati sanitari. Analisi dei ricoverati e analisi della mortalità”.

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Dato che tutti gli inquinanti presi a riferimento (acido solfidrico, mercurio,arsenico,boro, antimonio) sono proprio quelli emessi anche dalle coltivazioni geotermiche (e come abbiamo visto in maniera rilevante) come si può pensare di aumentarne ulteriormente la presenza in un territorio in cui le percentuali di rischio e gli eccessi di mortalità, come evidenziato dallo stesso studio epidemiologico, sono già così elevati? Se è vero che non è solo lo sfruttamento geotermico l’unico responsabile della presenza di tali inquinanti (vedi pregressa attività mineraria) è pur vero quanto scrive ARPAT: “La messa in produzione di un campo geotermico per usi energetici, o plurimi diversi, accelera il trasporto verso la superficie dei fluidi, con emissione in atmosfera di flussi di massa delle sostanze contenute enormemente superiori a quelli associati alle manifestazioni naturali. Nei fluidi geotermici sono contenute alcune sostanze e composti con rilevanza tossicologica”. ( tratto da“Monitoraggio dell’impatto ambientale della produzione geotermica” a cura dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana –Firenze, 11 ottobre 2006). Per tutto questo WWF Italia, Italia Nostra, Forum Ambientalista e Comitati locali hanno deciso di impugnare prima la pronuncia di compatibilità ambientale della centrale Bagnore 4 e ora ci apprestiamo a fare lo stesso per il provvedimento di Autorizzazione Unica della Centrale Bagnore 4 emesso il 21 dicembre 2012. Per queste azioni c’è bisogno del coinvolgimento di tutti, l’acqua dell’Amiata arriva a Grosseto fino a Follonica, a Siena e provincia e fino nel viterbese. È una questione che ci interessa tutti, non solo i cittadini dell’Amiata.

Alice Faccon, Referente Amiata WWF Toscana

Fonte: il cambiamento