Ilva, inquinamento dieci volte superiore al 2010

Il rilevamento effettuato stamane da Peacelink ha fatto registrare valori di Ipa fra i 210 e i 250 nanogrammi al metro cubo.

I valori di Ipa cioè degli Idrocarburi policiclici aromatici rilevati all’Ilva di Taranto questa mattina da Peacelink sono compresi fra i 210 e i 250 nanogrammi a metro cubo. A comunicare i dati è il presidente dell’associazione che ha utilizzato per il rilevamento una strumentazione simile a quella utilizzata dall’Arpa. Il presidente dell’associazione Alessandro Marescotti lancia l’allarme precisando che si tratta di valori più alti di dieci volte rispetto a quelli registrati nel quartiere Tamburi. La rilevazione è stata condotta a una distanza di cinque chilometri dall’Ilva, nella zona Bestat e in condizioni di venti deboli variabili che hanno fatto ristagnare sulla città gli agenti inquinanti. Quanto è inquinata l’aria tarantina? L’associazione fa presente che all’uscita di un tubo di scappamento di una vecchia automobile a benzina la concentrazione di Ipa è di 80 nanogrammi a metro cubo, quindi tre volte inferiore ai massimi rilevati stamane.Peacelink ha chiesto all’Arpa che quanto rilevato nella zona Bestat venga comunicato al sindaco e all’Asl affinché possano verificare l’eventualità di effetti avversi sulla salute dei cittadini tarantini oppure alla Procura della Repubblica per quanto possa essere di competenza della magistratura.

Chiediamo, infine, perché non venga dato un preavviso al sindaco e ai cittadini di queste situazioni abnormi al fine di poter mettere in atto tutte le misure di precauzione da parte della Asl e del sindaco, nonché delle famiglie,

conclude Marescotti.

Fonte: Today

 

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Terra dei Fuochi: nuova denuncia collettiva dei cittadini dell’agro nolano

Circa 400 cittadini del mariglianese denunciano roghi notturni, fumi neuseabondi e la presenza di una strana “sostanza appiccicosa” di natura ancora incerta. Chiedendo alle autorità competenti un intervento immediato380172

Roghi clandestini, deposito illegale di rifiuti, abbandono notturno di oggetti ingombranti. Sono i comportamenti illeciti oggetto della denuncia che circa 400 cittadini, residenti nei comuni di Marigliano e San Vitaliano, in provincia di Napoli, hanno presentato nei giorni scorsi alla Procura della Repubblica e alle locali Forze dell’ordine. Si tratta dell’ennesima iniziativa popolare che tenta di reagire all’emergenza ambientale nella cosiddetta Terra dei Fuochi, dove gli episodi di roghi sospetti, emissione di fumi dagli odori nauseabondi e abbandono di rifiuti solidi lungo i margini di strade, campagne e sotto i cavalcavia si ripetono a intermittenza da anni.  Questa volta, inoltre, i cittadini denunciano «la deposizione di sostanze fuligginose, talvolta appiccicose, accumulatesi diffusamente su suolo, edifici» e oggetti esposti all’aria aperta. «Nei mesi di luglio ed agosto, nell’agro nolano e più precisamente in vari punti nei comuni di Marigliano e San Vitaliano, sono state frequentemente svolte attività (roghi e probabilmente anomale emissioni da attività industriali e commerciali) che hanno prodotto fumi nauseabondi rendendo spesso l’aria irrespirabile – spiega un firmatario della denuncia – Contemporaneamente, numerose zone sono state interessate dalla presenza di estese patine appiccicose, fuligginose, di colore scuro, depositatesi su balconi, pavimenti e in genere su beni esposti all’aria aperta, anche all’interno delle abitazioni. Tali patine spesso risultavano difficili da rimuovere, se non mediante l’uso di sgrassatori e solventi». Su questa “patina appiccicosa”, in realtà, sono in corso di svolgimento analisi dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, volte ad appurarne l’effettiva origine e composizione. «Secondo fonti ufficiose, potrebbe anche trattarsi di una sostanza di origine naturale, legata a una proliferazione anomala di alcune specie di insetti, ma aspettiamo il responso dell’ARPAC per dirlo – spiega lo stesso cittadino – Lo stesso non si può dire, in ogni caso, dei roghi appiccati e delle emissioni maleodoranti».  La denuncia della popolazione ha raggiunto anche i social network, dove si sottolinea tra l’altro la «cronica carenza di organico dei Vigili del Fuoco», chiamati a contrastare un fenomeno, quello dei roghi tossici, di portata massiccia. Ora nella Terra dei Fuochi si continua ad attendere l’intervento delle autorità, cui i cittadini chiedono di «verificare la consistenza degli inquinanti e adottare tutte le azioni atte ad impedire che il reato venga portato ad ulteriori conseguenze».

(Foto: pagina Facebook “La Terra dei fuochi”)

 

Fonte: ecodallecitta.it

Smog a Torino, troppo ottimismo? Il Presidente della Commissione Ambiente Grimaldi: “Non basta la danza della pioggia”

Se è vero che la qualità dell’aria sta leggermente migliorando, è altrettanto vero che Torino resta la città più inquinata d’Italia, e anche nel 2013 ha superato tutti i limiti. Marco Grimaldi: “Bisogna muoversi. L’aria non aspetta i tempi della politica: Torino deve ritrovare il ritmo di un borgo sostenibile”378325

risultati presentati dall’Arpa in Commissione Ambiente sull’andamento dello smog nel 2013 sono stati letti con ottimismo dai quotidiani locali dall’Assessorato all’Ambiente, che hanno sottolineato come la centralina della Consolata sia rimasta per la prima volta al di sotto del limite di legge per la media annuale degli sforamenti. (Il valore da non superare è 40 mcg/m2, che è esattamente la media registrata dalla centralina). Non esattamente un trionfo insomma, soprattutto se consideriamo che, oltre alla media annuale, contano gli sforamenti, e la Consolata da sola ne ha totalizzati 100, contro i 35 consentiti. (Dati Arpaqui). Secondo il presidente della Commissione Ambiente Marco Grimaldi, più che concentrarsi sui piccoli miglioramenti, che per quanto non interamente attribuibili al meteo, come ricorda l’Arpa, molto devono alle piogge abbondanti – come in questo gennaio insolitamente mite in quanto a polveri – sarebbe il caso di prendere il toro per le corna e sfruttare il calo degli spostamenti a motore per lanciare una buona volta le politiche per la mobilità dolce di cui si parla da anni.
McLuhan diceva che l’automobile è diventata un articolo di vestiario senza il quale ci sentiamo nudi, incerti e incompleti – afferma Marco Grimaldi – Vero è che senza un cambiamento culturale, senza vere alternative, senza una città più vivibile sarà difficile cambiare questo vecchio abito del 900. Per superare l’era delle smog city servono mezzi pubblici efficienti, piste ciclabili e una città più dolce. Dolce come il ritmo di un borgo sostenibile, di una via pedonale, di una zona 30. Una città nella quale le biciclette e i mezzi pubblici sono alleati dell’ambiente. Muoviamoci la qualità dell’aria non aspetta i ritmi della politica, non basta fare la danza della pioggia per salvarci dallo smog”.

Fonte: ecodallecittà

Amianto all’Università di Torino: terza morte per mesotelioma pleurico

Un professore, un ricercatore e un bibliotecario sono deceduti per mesotelioma pleurico. Sul caso il sostituto procuratore Raffaele Guariniello aprì un’inchiesta nel 1999

Dopo un docente di francese, Gianni Mombello, e un ricercatore di economia a Scienze Politiche, Andrea Brero, negli scorsi giorni è deceduto un bibliotecario di Palazzo Nuovo. Sale dunque a tre il numero dei decessi per mesotelioma pleurico nella sede universitaria torinese che, dalla fine degli anni Sessanta, ospita le materie giuridiche e umanistiche. L’uomo, 54 anni, lavorava all’interno di Palazzo Nuovo dal 1982 e il suo caso è entrato nel fascicolo di inchiesta che il sostituto procuratore Raffaele Guariniello ha aperto alcuni anni fa sulla presenza di amianto nell’edificio. Guariniello aveva iniziato a indagare nel lontano 1999 e fra queste tre vittime ci sarebbe un punto di contatto: la frequentazione della stessa biblioteca. La presenza di materiali contenenti amianto è accertata sino al 2003: non solo crisotilo, ma anche amianto blu, quello considerato più pericoloso. Nell’accertamento Asl fatto a cavallo fra 1999 e 2000 si scoprì che “le facciate esterne dell’intero palazzo sono state rivestite con lastre di tamponamento contenenti amianto”, più specificatamente “lastre modello Glasal con amianto” secondo quanto rilevato dall’Arpa: ma a destare preoccupazione furono, nel 1999, soprattutto le condizioni dei materiali: “Le lastre non sono in buon stato di conservazione, presentano spesso deformazioni e rotture”. Quando iniziarono i lavori per la biblioteca universitaria frammenti di lastre di materiale furono trovate ai lati del cantiere. La bonifica avvenne ma con notevoli ritardi: nell’ottobre 1999 i presidi annunciarono “imminenti lavori di rimozione” e l’Arcas, la società incaricata delle rimozione, finì nel mirino dell’Asl per non avere provveduto alla rimozione dei “residui di lavorazione in imballaggi chiusi”. Nel 2001 l’Asl scrive al rettore riguardo al rischio di dispersione di amianto nell’ambiente. Un rischio affrontato in maniera inadeguata, ma non per ignoranza del pericolo. Un verbale del Cda dell’ateneo datato 1990, infatti, testimonia come i vertici dell’Università fossero al corrente della precarietà dei rivestimenti in amianto. Pochi sapevano, ma le informazioni rimasero sotto chiave: professori, amministrativi e studenti respirarono le fibre di amianto. Il caso Eternit lascia supporre che i tre decessi di questi ultimi anni non siano che l’inizio di una lista destinata ad allungarsi in futuro.

Fonte:  Ansa

PM10 2013: per la prima volta a Milano la media sotto i 40 mcg/m3

Qualità dell’aria e dati ARPA. L’assessore Maran conferma che nel 2013 per la prima volta Milano ha rispettato uno dei parametri dell’Unione Europea: 37 mcg/m3, la media annuale delle PM10, che per l’85% dipende ancora dal traffico. Controlli sui riscaldamenti aumentati del 25%. Positivo il progetto di riduzione del Black Carbon in AreaC377892

Una buona notizia sul fronte dello smog e confermata dal Comune, che avevamo già anticipato con i dati di inizio anno di ARPA Lombardia.  Nel 2013 la media annuale delle concentrazioni diPM10 è stata di 37 mcg/m3, inferiore quindi al valore limite UE di 40 mcg/m3: si tratta del valore più basso mai registrato a Milano dal 2002, come si vede dalla tabella allegata, grazie anche all’alta piovosità, ma non solo. “Per la prima volta la nostra città rispetta uno dei parametri richiesti dall’Unione Europea in materia di qualità dell’aria per la tutela della salute”, ha dichiarato l’assessore alla Mobilità e Ambiente Pierfrancesco Maran. “Un risultato raggiunto non solo grazie alle condizioni meteo, che sarebbero state addirittura più favorevoli in anni come il 2010, ma anche attraverso un’insieme di politiche per ridurre la congestione del traffico e di interventi per l’efficienza e il risparmio energetico”. I dati ARPA ed AMAT presentati il 22 gennaio in Commissione Ambiente mostrano anche come il 2013 sia stato l’anno con il minor numero di sforamenti (81) dal 2002. Pur trattandosi di un anno particolarmente piovoso, però, i giorni e l’accumulo di pioggia non sono stati tanti da giustificare da soli il calo record di concentrazioni che si è verificato: gli anni più piovosi, infatti sono stati il 2002 (che allo stesso tempo ha presentato, però, il livello di concentrazioni più alto del decennio, 166 mcg/m3) e il 2010 (quando i giorni di sforamento furono 85). A favorire questo importante calo, secondo il Comune, sono state anche le tante iniziative messe in campo: da AreaC al potenziamento dei mezzi, dall’estensione del BikeMi alla liberalizzazione del car sharing, infatti, le politiche di mobilità hanno portato Milano in pochi anni a scendere di ben 13 posizioni nella classifica sulla congestione del TomTom Traffic Index. Passando dall’11° posto del 2010 al 24° del 2013, Milano è stata, secondo questo indice di rilevamento, la migliore in Europa dal punto di vista della riduzione del traffico.
Riguardo le fonti responsabili dell’inquinamento da PM10, si conferma che a Milano per l’85% esso deriva dal traffico stradale e solo per il 15% dalle fonti fisse, come il riscaldamento. Diverso naturalmente il discorso per l’altro inquinante maggiore – gli ossidi di azoto (NOx) – e l’anidride carbonica (CO2), responsabile del riscaldamento climatico: qui i dati sono solo del primo semestre 2013, ma sul totale delle emissioni atmosferiche (traffico+riscaldamenti) sale il contributo delle fonti fisse, rispetto al traffico: il 50% viene dalle fonti fisse per gli NOx e per la CO2 il 70%.
Con riferimento alla zona di AreaC, sono stati forniti anche i dati di riduzione del Black Carbon, ritenuto dalla comunità scientifica un importante indicatore dell’inquinamento ‘di prossimità‘ che consente di valutare l’efficacia delle
politiche di regolamentazione del traffico, in termini di rischio sanitario locale e specifico: come si vede dal documento allegato, nelle zone (AreaC e Maciacchini) e nei periodi in cui il Black Carbon è stato monitorato, la riduzione in AreaC è del 30-40% rispetto alle aree più trafficate.  Anche sul fronte del risparmio e dell’efficientamento energetico, il Comune ha elencato le azioni avviate: la trasformazione graduale a gas naturale degli impianti più vecchi ancora in funzione in parte dei 600 edifici comunali e l’allacciamento al teleriscaldamento A2A di ulteriori 700.000 m3. Inoltre, una consistente campagna per i controlli sui riscaldamenti, che prevede il 25% in più di ispezioni rispetto alla media degli anni precedenti (con anche un risparmio di circa il 18%): al 31 dicembre 2013 erano già stati effettuati 7.200 interventi sui 12.645 previsti (57%). I controlli hanno permesso di portare alla luce circa un 40% di impianti non conformi alla normativa vigente, principalmente per questioni di manutenzione e gestione (indici di fumosità e condizioni di aereazione dei locali) e di intervenire d’urgenza con il sequestro dell’impianto, in collaborazione con la Polizia locale, in una ventina di casi che presentavano condizioni di imminente pericolo per la sicurezza domestica.
Infine, per accompagnare e informare i cittadini sui temi dell’efficienza, del risparmio energetico e della riqualificazione dell’edilizia, a fine ottobre 2013 il Comune di Milano ha aperto 9 Sportelli Energia, uno per ogni Consiglio di Zona, che hanno portato fino a 200 contatti in due mesi (nelle Zone 4, 7 e 8).

I dati della Commissione Ambiente del Comune [0,97 MB]

Fonte: ecodallecittà

PM10 Milano 2013: per la prima volta media anno sotto i 40 mcg/m3

Secondo i dati ARPA, Milano per la prima volta scende sotto uno dei due limiti PM10 superati da anni: quello della media annuale dei 40 mcg/m3. Si continua invece a superare più del doppio (80 giorni all’anno, contro i 35 per legge), il limite giornaliero dei 50 mcg/m3, ma è andata meglio del 2012. L’impennata del PM10 dell’1 gennaio per i botti di Capodanno

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Milano aveva concluso il 2013 non senza polemiche riguardo il problema smog, a causa del conflitto creatosi tra Comune e Provincia, sulla non applicazione del Protocollo provinciale antismog, nonostante gli oltre 10 giorni consecutivi di superamento dei limiti PM 10. Solo da Natale in poi, la pioggia e lo svuotamento della città hanno riportato le concentrazioni di inquinanti dell’aria ben sotto la fatidica soglia giornaliera dei 50 mg/m3, per quasi tutto il periodo delle Feste. Unica sorprendente eccezione, come si vede dai dati della Provincia, la giornata dell’1 gennaio, dove le polveri sottili (PM10) hanno riavuto un’impennata verso l’alto, a conferma del fatto che botti e petardi non solo causano incidenti e feriti, ma inquinano davvero pesantemente l’aria: la media provinciale dell’1 gennaio è balzata a 106 mg/m3,contro i 37 del 31 dicembre e i 38 del 2 gennaio; in via Senato (pieno centro di Milano) ha toccato i 140 mg/m3. Tuttavia i primi dati complessivi che arrivano dall’ARPA riguardo lo smog a Milano e provincia nel 2013 sono sicuramente positivi, almeno per quanto riguarda le polveri sottili e in specie le PM10 (si parla di meno infatti di PM 2,5 e di NO2). Il 2013 sarebbe per ora l’anno meno inquinato da quando si misurano le concentrazioni degli inquinanti, per quanto concerne le PM10: per la prima volta è infatti stata rispettata la media annuale, scesa sotto il limite consentito dei 40 mg/m3. L’andamento è stato registrato in tutte e tre le centraline della città: via Pascal (con 38 mg/m3), via Verziere (35) e via Senato (38). Per anni la media annuale è stata ben sopra i 40, aggirandosi tra i 55 e 60 mg/m3 fino a 10 anni fa. Il calo PM10 è confermato inoltre anche in tutte le altre stazioni di rilevamento dell’ARPA in Lombardia. Naturalmente tali dati, oltre a dovere essere certificati definitivamente, possono essere il risultato di più cause positive concomitanti: in primis le condizioni meteo, le misure antismog regionali, quelle comunali, AreaC, la lenta ma continua disaffezione all’auto privata in città, le alternative di mobilità in condivisione (car e bikesharing) ed elettriche. Comunque rappresentano un decisivo passo in avanti nella lotta all’inquinamento in Lombardia. Come già comunicato, restano invece “fuorilegge” i giorni annuali consentiti di superamento giornaliero del limite dei 50 mg/m3 di PM10: 80 contro 35, che a Milano hanno visto 80 superamenti registrati in via Juvara, 69 in Verziere e 82 in via Senato. Anche qui tuttavia la tendenza può dirsi “positiva”: se nel 2002 gli “sforamenti” erano stati addirittura il doppio, 163; nell’ultimo decennio c’è stato un calo costante. Il più recente anno positivo era stato il 2010, con 85 giorni di sforamento, ma già nel 2011 erano risaliti a 132.

di Stefano D’Adda

Fonte: ecodallecittà

Tratto torinese del Po: buono lo stato chimico, sufficiente quello ecologico

L’Agenzia regionale per la protezione ambientale ha diffuso i dati raccolti nel 2012 sul monitoraggio di fiumi e laghi piemontesi. Dal secondo ciclo triennale di monitoraggio emerge come il Po, nel tratto torinese, evidenzia un sufficiente Stato Ecologico, buono Stato Chimico e Standard di Qualità Ambientale, e una contaminazione da pesticidi presente ma bassa375606

L’Arpa ha pubblicato sul proprio sito la relazione per il 2012 sulla gestione delle reti di monitoraggio regionale delle acque superficiali relativo ai corsi d’acqua e ai laghi. L’anno scorso è stato avviato il secondo ciclo triennale di monitoraggio ai sensi del Decreto ministeriale 260 del 2010, che prevede che la definizione dello stato di qualità dell’acqua avvenga secondo uno schema piuttosto articolato, basato sulla classificazione dello Stato Ecologico (SE) e dello Stato Chimico (SC) del corso d’acqua. Il primo fa riferimento a elementi idromorfologici, inquinanti specifici, elementi di qualità biologica, elementi chimici generali, mentre lo Stato Chimico è stabilito sulla base di sostanze prioritarie. Per quel che riguarda il Po, nel tratto torinese, lo Stato Ecologico è valutato dall’Arpa come sufficiente, lo Stato Chimico è buono, così come l’SQA, Standard di Qualità Ambientale. È stata evidenziata la presenza di residui di pesticidi, ma l’EC, l’Entità della Contaminazione rilevata, è bassa. Per consultare la relazione tecnica dell’Arpa sul monitoraggio dei corsi d’acqua e dei laghi relativa all’anno 2012 cliccare sull’allegato

Relazioni fiumi e laghi 2012 [2,06 MB]

Fonte: eco dalle città

Cinghiali radioattivi, ultime notizie: è allerta anche per i funghi della Valsesia

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Non è certo stagione di funghi, ma dall’Istituto Zooprofilattico dell’Asl di Vercelli, il direttore Pier Luigi Cazzola lancia l’allarme per la prossima estate. I valori di cesio 137 fuori dalla norma sarebbero infatti attribuibili anche ai funghi della Valsesia, veri e propri recettori di radioattività e, soprattutto, alimento non disdegnato dai cinghiali. È chiaro che i controlli andavano fatti prima. E non stupiamoci se tra 300 anni troveremo ancora tracce del Cesio 137, l’isotopo fuoriuscito dalla centrale russa nel 1986 e che si è depositato nel terreno ha detto Cazzola, aggiungendo come dopo i test ai primi 27 esemplari che hanno fatto scattare l’allarme se ne siano aggiunti altri 150 campioni cacciati negli ultimi mesi. Entro maggio i test dovrebbero arrivare a circa un migliaio di campioni.  Cazzola ha anche ricordato come, in passato, tracce di cesio 137 siano state trovate anche nel latte bovino e di capra degli alpeggi cuneesi.

Il sindaco del comune di Boca nega responsabilità dell’ex Pulinet

18 marzo, ore 17,25

Mirko Mora, sindaco di Boca, è intervenuto in merito all’interrogazione sostenuta al Consiglio Regionale del Piemonte dal consigliere Paolo Tiramani riguardo alla presenza di Cesio 137 nei 27 cinghiali abbattuti di recente. Secondo Tiramani qualora emergesse una provenienza dei suini dalla bassa Valsesia, si renderebbe necessario “approfondire l’eventuale presenza di ulteriori contaminanti nel sito della ex Pulinet, al centro delle note questioni legate a un giro di rifiuti sospetti, che è già stato oggetto di bonifica ma che forse potrebbe riservare ancora qualche preoccupazione”. Mora che come amministratore ha seguito e chiuso personalmente la vicenda dell’ex Pulinet si fa garante della messa in sicurezza del sito, “svuotato da qualsivoglia rifiuto”. Mora sottolinea, inoltre, come le tre verifiche effettuate sul sito (di cui l’ultima da parte dell’Arpa di Ivrea su mandato della Regione Piemonte) abbiano dato valori di radioattività prossimi allo zero.

 

Scattano le verifiche del Ministero

14 marzo, ore 16,30

Gli ufficiali dei Comandi Nas e Noe hanno presentato al procuratore della Repubblica di Vercelli; Paolo Tamponi, una relazione preliminare riguardante il ritrovamento di cinghiali radioattivi in Valsesia. Al termine della riunione, l’alto magistrato ha interessato il sostituto procuratore Enzo D. Basso affinché deleghi i carabinieri a procedere con le verifiche avvalendosi di organi tecnici per: 1) compiere indagini utili a comprendere se vi siano eventuali profili di rischio per la salute pubblica, 2) effettuare campionamenti e analisi di matrici alimentari di terra e di acqua nella zona di abbattimento degli animali risultati contaminati. I prelievi campione verranno effettuati nei prossimi giorni dai militari dell’arma e saranno successivamente sottoposti all’esame dell’Ispra di Roma e di Istituti di referenza nazionale.

Entro tre settimane la conclusione delle analisi radiometriche

13 marzo, ore 9,30

Si concluderanno entro tre settimane i controlli sui cinghiali contaminati dal cesio 137 trovati in Valsesia. A condurre le analisi, per conto del Ministero della Salute, sono l’Arpa e l’Istituto zooprofilattico piemontesi.

Asl rassicura la popolazione: esclusi rischi di contaminazione alimentare

12 marzo ore 20,30.

Per rassicurare tutti i cittadini rispetto agli alimenti e ai rischi connessi con la radioattività causata da contaminazione da cesio 137, la Asl di Vercelli ha organizzato un incontro con i cacciatori e messo a disposizione un numero di telefono 0161-593026 a cui risponderanno esperti che forniranno chiarimenti circa il consumo di alimenti. Rispetto al consumo di carni di cinghiale o di altri alimenti contaminati risponde Arpa Piemonte in un comunicato in cui spiega:

Concentrazioni un po’ più elevate per taluni alimenti sono state sporadicamente trovate in aree specifiche, come ad esempio il già citato biellese: si è giunti tuttavia, al massimo, a 20 Bq/kg per il latte vaccino e a 90 Bq/kg per il latte di capra. Tutto ciò conduce a una stima di dose per la popolazione valutabile in 1-2 microSv/anno (uno-due milionesimi di Sv all’anno), cioè 500 – 1000 volte meno del limite di legge pari a 1 mSv/anno (un millesimo di Sv all’anno) come stabilito dal D.Lgs 230/1995. Questa stima di dose non è influenzata significativamente da un consumo episodico di carne con le contaminazioni rilevate. E dunque le ipotesi di contaminazione guardano sempre più alla possibilità che il Cs137 sia presente nell’ambiente a causa del rilascio da parte della centrale nucleare di Chernobyl che attualmente tra molti incidenti si sta tentando di sigillare.

ARPA Piemonte esclude contaminazioni da Trino e Saluggia

9 marzo ore 9,00

L’ARPA Piemonte ha escluso in un comunicato stampa che le tracce dell’isotopo radioattivo Cs 137 rinvenuto nei 27 cinghiali provengano dal Piemonte:

I risultati dei monitoraggi, ad oggi, effettuati da Arpa Piemonte indicano anche che tale contaminazione ambientale non è attribuibile alla presenza dei siti nucleari dismessi di Trino e Saluggia.

Cinghiali radioattivi contaminati da Cesio 137 proveniente da Chernobyl

Ore 15,28 Secondo le prime ipotesi l’origine del Cesio 137 rinvenuto in 27 cinghiali della Valsesia in provincia di Vercelli potrebbe provenire dall’incidente nucleare di Chernobyl avvenuto nel 1986. A considerare questa possibilità esperti e studiosi che ricordano che il Cesio 137 è rilasciato dalla fissione nucleare. Spiega Stefano Ciafani vicepresidente di Legambiente:

Il Cesio 137, l’isotopo fuoriuscito dal reattore esploso dall’incidente di Chernobyl e caduto sui territori italiani, è infatti ancora presente in molti terreni e può concentrarsi in alcune specie vegetali e animali, come funghi e selvaggina. Per questo è importante stringere la maglia dei controlli anche sui prodotti alimentari, perché la vicenda dei cinghiali ci ricorda che la coda avvelenata del disastro di Chernobyl non si è ovviamente esaurita. In ventisette cinghiali abbattuti in Valsesia, in provincia  di Vercelli, fra il 2012 e il 2013 sono state trovate tracce di cesio 137 oltre la soglia prevista in caso di incidente nucleare.  Si tratta di un isotopo radioattivo che è stato rilasciato sia nell’incidente di Chernobyl del 1986 che in quello di Fukushima del 2011. Dopo il ritrovamento del cesio 137 nella lingua e nel diaframma dei 27 cinghiali il ministro della Salute Renato Balduzzi ha immediatamente attivato i carabinieri del Nucleo antisofisticazioni e del Nucleo operativo ecologico che dispone, al suo interno, di una sezione inquinamento da sostanze radioattive.

Rinvenuti 27 cinghiali selvatici contaminati da Cesio 137

La prima riunione di coordinamento sul da farsi è prevista per quest’oggi. I cinghiali erano stati prelevati per un indagine sulla trichinellosi, una malattia parassitaria che colpisce tanto i suini domestici come quelli selvatici. Soltanto successivamente gli stessi campioni sono stati sottoposti ai test di screening previsti da una Raccomandazione della Commissione Europea (2003/274/CE) che ha evidenziato valori compresi fra 0 e 5621 becquerel/kilo. Ventisette capi hanno superato la soglia dei 600 becquerel/kilo e sono stati successivamente inviati al Centro di Referenza Nazionale per la Ricerca della Radioattività nel Settore Zootecnico Veterinario dell’IZS di Puglia e Basilicata e al Centro di Referenza nazionale di Foggia dove saranno sottoposti a un secondo test. I cinghiali sono degli animali sentinella delle condizioni di inquinamento dei territori in cui vivono, perché ci forniscono delle informazioni precise grazie ad un certo modo si sfruttare l’ambiente. Quindi, senza fare ipotesi azzardate su gli esemplari positivi al cesio 137, come quella di un retaggio di Chernobyl, una contaminazione degli animali deve richiedere approfondimenti e analisi del contesto ambientale, metereologico e idrogeologico in cui vivono, ha  spiegato Aldo Grasselli segretario nazionale del Sindacato italiano veterinari medicina pubblica (Sivemp).

Fonte: ecoblog

 

Cinghiali radioattivi, ultime notizie: ARPA Piemonte esclude contaminazioni da Trino e Saluggia

9 marzo ore 9,00
L’ARPA Piemonte ha escluso in un comunicato stampa che le tracce dell’isotopo radioattivo Cs 137 rinvenuto nei 27 cinghiali provengano dal Piemonte:

I risultati dei monitoraggi, ad oggi, effettuati da Arpa Piemonte indicano anche che tale contaminazione ambientale non è attribuibile alla presenza dei siti nucleari dismessi di Trino e Saluggia.

E dunque le ipotesi di contaminazione guardano sempre più alla possibilità che il Cs137 sia presente nell’ambiente a causa del rilascio da parte della centrale nucleare di Chernobyl che attualmente tra molti incidenti si sta tentando di sigillare.

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Ore 15,28 Secondo le prime ipotesi l’origine del Cesio 137 rinvenuto in 27 cinghiali della Valsesia in provincia di Vercelli potrebbe provenire dall’incidente nucleare di Chernobyl avvenuto nel 1986. A considerare questa possibilità esperti e studiosi che ricordano che il Cesio 137 è rilasciato dalla fissione nucleare. Spiega Stefano Ciafani vicepresidente di Legambiente:

Il Cesio 137, l’isotopo fuoriuscito dal reattore esploso dall’incidente di Chernobyl e caduto sui territori italiani, è infatti ancora presente in molti terreni e può concentrarsi in alcune specie vegetali e animali, come funghi e selvaggina. Per questo è importante stringere la maglia dei controlli anche sui prodotti alimentari, perché la vicenda dei cinghiali ci ricorda che la coda avvelenata del disastro di Chernobyl non si è ovviamente esaurita.

In ventisette cinghiali abbattuti in Valsesia, in provincia  di Vercelli, fra il 2012 e il 2013 sono state trovate tracce di cesio 137 oltre la soglia prevista in caso di incidente nucleare.  Si tratta di un isotopo radioattivo che è stato rilasciato sia nell’incidente di Chernobyl del 1986 che in quello di Fukushima del 2011. Dopo il ritrovamento del cesio 137 nella lingua e nel diaframma dei 27 cinghiali il ministro della Salute Renato Balduzzi ha immediatamente attivato i carabinieri del Nucleo antisofisticazioni e del Nucleo operativo ecologico che dispone, al suo interno, di una sezione inquinamento da sostanze radioattive. La prima riunione di coordinamento sul da farsi è prevista per quest’oggi. I cinghiali erano stati prelevati per un indagine sulla trichinellosi, una malattia parassitaria che colpisce tanto i suini domestici come quelli selvatici. Soltanto successivamente gli stessi campioni sono stati sottoposti ai test di screening previsti da una Raccomandazione della Commissione Europea (2003/274/CE) che ha evidenziato valori compresi fra 0 e 5621 becquerel/kilo. Ventisette capi hanno superato la soglia dei 600 becquerel/kilo e sono stati successivamente inviati al Centro di Referenza Nazionale per la Ricerca della Radioattività nel Settore Zootecnico Veterinario dell’IZS di Puglia e Basilicata e al Centro di Referenza nazionale di Foggia dove saranno sottoposti a un secondo test.

I cinghiali sono degli animali sentinella delle condizioni di inquinamento dei territori in cui vivono, perché ci forniscono delle informazioni precise grazie ad un certo modo si sfruttare l’ambiente. Quindi, senza fare ipotesi azzardate su gli esemplari positivi al cesio 137, come quella di un retaggio di Chernobyl, una contaminazione degli animali deve richiedere approfondimenti e analisi del contesto ambientale, metereologico e idrogeologico in cui vivono, ha  spiegato Aldo Grasselli segretario nazionale del Sindacato italiano veterinari medicina pubblica (Sivemp).

Foto:ecoblog

 

Ulivi monumentali di Puglia in grave pericolo

Italia Nostra, Legambiente Puglia, Touring Club Italiano, WWF Puglia dicono NO alla proposta di modifica alla legge regionale di tutela degli ulivi monumentali, in discussione lunedì 4 marzo in Consiglio Regionale. Prima che sia troppo tardi, le associazioni ambientaliste auspicano un opportuno cambio di rotta

ulivo

Le maggiori associazioni ambientaliste pugliesi esprimono grave preoccupazione per il tentativo, quasi riuscito, di modificare la legge regionale di “Tutela e valorizzazione del paesaggio degli ulivi monumentali”. La proposta di modifica della legge regionale n. 14/2007 consentirebbe la deroga ai divieti di danneggiamento, abbattimento, espianto e commercio degli ulivi monumentali e la non applicazione delle prescrizioni previste dalle norme tecniche di attuazione (NTA) del Piano urbanistico territoriale tematico per il paesaggio (PUTT/P) nei casi di piani attuativi di strumenti urbanistici generali approvati prima del 4 giugno 2007, giorno di emanazione della vigente legge di tutela degli ulivi monumentali.
In sostanza la proposta tenderebbe a snaturare i principi fondanti della stessa legge regionale che nel 2007, è bene ricordare, fu approvata all’unanimità proprio con lo scopo di tutelare gli oltre cinque milioni di ulivi secolari monumentali pugliesi, ancora oggi oggetto di espianto e commercio illegale.
Cosa più grave, questa modifica ridurrebbe il paesaggio olivetato pugliese alla stregua dei territori costruiti, permettendo così la realizzazione di intere lottizzazioni in zone agricole, senza la necessità dell’ottenimento di alcun parere paesaggistico.
Le associazioni ambientaliste hanno già espresso la propria piena contrarietà durante le audizioni della quinta Commissione consiliare, competente in materia di ambiente assetto e utilizzazione del territorio, sostenendo le motivate opposizioni avanzate in quella sede anche dall’ARPA Puglia.
Orecchie tappate sia a destra che a sinistra dato che la proposta di modifica è stata comunque approvata in commissione con voti bipartisan: favorevoli i consiglieri Pentassuglia, Zullo, Camporeale, Iurlaro, Congedo, Longo, Mazza, Pastore e Palese; contrari solo Cervellera, Epifani, Laddomada, Ventricelli.
In un assordante silenzio generale, tra pochi giorni – esattamente il 05 marzo prossimo – la proposta di modifica arriva in Consiglio regionale rischiando così di diventare legge!
Per Italia Nostra, Legambiente Puglia, Touring Club e WWF Puglia si tratta di un gravissimo e ingiustificabile colpo basso della politica, inquadrata in entrambi gli schieramenti, a danno della tutela del più importante patrimonio di natura e paesaggio della Puglia.
Non si comprendono le reali motivazioni che giustificano la modifica della legge regionale 14/2007. Esistono già soluzioni alternative che permettono ai piani attuativi di strumenti urbanistici antecedenti alla legge del 2007 di essere realizzati: ove strettamente necessario, per le aree di espansione urbana, basterebbe modificarli e renderli coerenti ed integrati alle peculiarità paesaggistiche del territorio pugliese. Inoltre, anche lo strumento della variante ai piani e progetti già esiste, è legittimo e consentirebbe di contemperare la tutela e valorizzazione degli ulivi monumentali con l’edilizia di qualità.
Prima che sia troppo tardi, le associazioni ambientaliste auspicano un opportuno cambio di rotta in Consiglio regionale di Puglia e l’abbandono di questa scellerata proposta, nel rispetto dei pugliesi, del mondo agricolo, degli operatori turistici, delle generazioni future anche di quelle passate che hanno consegnato a tutti un paesaggio unico e irripetibile, rimasto intatto nei millenni fino ad oggi.
Italia Nostra, Legambiente Puglia, Touring Club e WWF Puglia chiedono alla Giunta e al Consiglio regionale di affrontare con maggiore coerenza e lungimiranza gli interessi che gravitano tra tutela e sviluppo economico, avendo a cuore anzitutto di preservare i principi della legge regionale n. 14/2007 e accogliendo compitamente le disposizioni contenute nella recente Legge del 14 gennaio 2013, n. 10, proprio in materia di tutela e salvaguardia degli alberi monumentali, dei filari e delle alberate di particolare pregio paesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale.

Fonte: eco dalle città