Precauzioni sui Wifi a scuola? Ennio Cadum (Arpa Piemonte) su mozione Consiglio Regionale

“Emissioni inferiori a quelle dei telefonini o degli apparecchi Tv”. Il commento scritto di Ennio Cadum per Eco dalle Città sulla mozione Consiglio Regionale del Piemontewfi

Abbiamo chiesto a Ennio Cadum di Arpa Piemonte attualmente dirigente nel Centro Regionale per l’epidemiologia e la salute ambientale di fare un po’ di chiarezza sui rischi relativi alle onde elettromegnetiche prodotte dal wi-fi. Ecco la sua risposta.wifi

Cerco di riassumere il mio pensiero, allegando alcuni studi e revisioni recenti.

La mozione si basa sull’esistenza di una sindrome, che viene citata all’inizio del testo, definita ipersensibilità elettromagnetica, i cui pazienti lamentano disturbi se, dicono, posti in vicinanza ad un campo elettromagnetico, e sulle precauzioni che si possono prendere, per lo più in ambiente scolastico.

Ora, sull’esistenza dell’ipersensibilità elettromagnetica vi sono pareri ampiamente discordi (vedi 2 articoli allegati). Che vi siano persone che si lamentino è assodato. Che la causa sia il campo elettromagnetico in cui sono immersi invece non solo non è supportato da prove, ma quelle disponibili in campo clinico sono negative. Non considero quanto riportato in vari siti web (tipohttp://www.noelettrosmogroma.org/n/  http://retenoelettrosmog.blogspot.it/  http://www.noelettrosmog-piemonte.org/ ).

Riporto le conclusioni della più completa review sull’argomento (allegata):

An extensive literature search identified 15 new experiments. Including studies reported in our earlier review, 46 blind or double-blind provocation studies in all, involving 1175 IEI-EMF volunteers, have tested whether exposure to electromagnetic fields is responsible for triggering symptoms in IEI-EMF. No robust evidence could be found to support this theory. However, the studies included in the review did support the role of the nocebo effect in triggering acute symptoms in IEI-EMF sufferers. Despite the conviction of IEI-EMF sufferers that their symptoms are triggered by exposure to electromagnetic fields, repeated experiments have been unable to replicate this phenomenon under controlled conditions.

(Rubin GJ(1), Hillert L, Nieto-Hernandez R, van Rongen E, Oftedal G. Do people with idiopathic environmental intolerance attributed to electromagnetic fields display physiological effects when exposed to electromagnetic fields? A systematic review of provocation studies. Bioelectromagnetics. 2011 Dec;32(8):593-609.)

inoltre uno studio del 2013 aveva messo in correlazione l’insorgenza di disturbi da ipersensibilità con campagne mediatiche contemporanee, evidenziando un effetto nocebo, che, al pari del placebo, determina alterazioni dello stato di salute dei soggetti pur in assenza di esposizioni verificabili:

Media reports about the adverse effects of supposedly hazardous substances can increase the likelihood of experiencing symptoms following sham exposure and developing an apparent sensitivity to it. Greater engagement between journalists and scientists is required to counter these negative effects.
(Witthöft M, Rubin GJ. Are media warnings about the adverse health effects of modern life self-fulfilling? An experimental study on idiopathic environmental intolerance attributed to electromagnetic fields (IEI-EMF). J Psychosom Res. 2013 Mar;74(3):206-12.)

Nonostante la scarsità di evidenze cliniche ed epidemiologiche sui rischi specifici dei wifi vari comuni in Italia e all’estero hanno deciso per precauzione di sostituire i wifi nelle scuole con reti cablate, sulla base di varie informazioni che si stanno diffondendo nei Paesi Occidentali di segnalazioni di stati di malessere tra studenti ed insegnanti dopo l’introduzione del wifi in alcune scuole, e sulla base di siti di informazione che riportano casistiche voluminose , ma che ad una verifica non sono risultate sorrette da indagini condotte secondo criteri accreditati (ved ad esempio il sito  http://www.powerwatch.org.uk/ )

Per quanto riguarda studi specifici considerando solo il router wifi come sorgente di esposizione, una ricerca condotta recentemente da noi non ha individuato nessun studio. Considerando che il campo di frequenze e l’intensità dei wifi è simile (ma non uguale) a quella dei telefoni cellulari e dei loro ripetitori, sono citati spesso gli effetti dei telefoni cellulari, che presentano intensità di campo decisamente superiori. Èl’uso di PC portatili collegati al wifi che determina un campo più intenso, e al quale si possono riferire eventualmente suggerimenti di .

Le categorie a rischio citate nella mozione (bambini, donne incinte, anziani) non sono coerenti con le conoscenze di letteratura. Vi È una minoranza di studi positivi sui bambini, nessuno studio positivo in gravidanza, mentre gli anziani non sono una categoria a rischio, anzi presentano una protezione maggiore rispetto ad eta’ inferiori.

In Belgio è stata fatta nel 2014 una valutazione dell’esposizione a campi elettromagnetici (CEM) a radiofrequenza anche nelle scuole. I risultati davano nelle scuole un CEM compreso nel 94% dei casi sotto 1 Volt/metro e un valore medio di 0,2 Volt/metro con un unico picco massimo misurato in una sede di 3,2 Volt/metro. Si tratta di valori bassi. La media delle abitazioni si aggira sui 0,5 Volt/metro. Ecco una tabella generica di comparazione delle intensità di campo in varie situazioni (riportata sul sito powerwatch inglese, credo in questo caso attendibile):

Telefono cellulare tenuto vicino alla testa                     10 ÷ 150 V/m*
Telefono Cordless DECT tenuto vicino alla testa          10 ÷ 80 V/m
Forno a micronde a 1 metro                                         1 ÷ 6 V/m
Computer portatile Wi-Fi tenuto in grembo                   1 ÷ 5 V/m
Router Wi-Fi a 50 cm                                                   1 ÷ 2 V/m
Torre del telefono cellulare a 150 metri                         0,5 ÷ 2 V/m
Unità base DECT a 50 cm                                            0,5 ÷ 2 V/m
Monitor digitale per bambini a 1 metro dal bambino     0,3 ÷ 0,7 V/m
Apparecchio Bluetooth a 50 cm                                   0,3 ÷ 0,7 V/m
Unità base DECT a 3 metri                                          0,2 ÷ 0,4 V/m
Router Wi-Fi a 5 metri                                                  0,1 ÷ 0,2 V/m

Ricordo che negli studi epidemiologici la soglia per i non esposti (o esposizione trascurabile) in questo campo di studi è stata in genere posta tra 0,3 e 0,5 V/m

Allego l’abstract del lavoro in Belgio:

Characterization of exposure from emerging radio frequency (RF) technologies in areas where children are present is important. Exposure to RF electromagnetic fields (EMF) was assessed in three “sensitive” microenvironments; namely, schools, homes, and public places located in urban environments and compared to exposure in offices. In situ assessment was conducted by performing spatial broadband and accurate narrowband measurements, providing 6-min averaged electric-field strengths. A distinction between internal (transmitters that are located indoors) and external (outdoor sources from broadcasting and telecommunication) sources was made. Ninety-four percent of the broadband measurements were below 1 V m(-1). The average and maximal total electric-field values in schools, homes, and public places were 0.2 and 3.2 V m(-1) (WiFi), 0.1  and 1.1 V m(-1) (telecommunication), and 0.6 and 2.4 V m(-1) (telecommunication), respectively, while for offices, average and maximal exposure were 0.9 and 3.3 V  m(-1) (telecommunication), satisfying the ICNIRP reference levels. In the schools considered, the highest maximal and average field values were due to internal signals (WiFi). In the homes, public places, and offices considered, the highest  maximal and average field values originated from telecommunication signals.
Lowest exposures were obtained in homes. Internal sources contributed on average  more indoors (31.2%) than outdoors (2.3%), while the average contributions of external sources (broadcast and telecommunication sources) were higher outdoors (97.7%) than at indoor positions (68.8%). FM, GSM, and UMTS dominate the total downlink exposure in the outdoor measurements. In indoor measurements, FM, GSM, and WiFi dominate the total exposure. The average contribution of the emerging technology LTE was only 0.6%.
(Verloock L, Joseph W, Goeminne F, Martens L, Verlaek M, Constandt K. Assessment of radio frequency exposures in schools, homes, and public places in Belgium. Health Phys. 2014 Dec;107(6):503-13.) Sui rischi wifi in gravidanza, citati nella mozione, gli studi clinici e tossicologici fatti e pubblicati finora sono tutti negativi. Il principio di precauzione anche sul wifi comunque è invocato da alcuni autori, e la mozione del nostro consiglio regionale è in buona compagnia. Ad es. un docente americano, Carpenter, invocando l’applicazione del principio di precauzione, scriveva già nel 2008: “Inaction is not compatible with the Precautionary Principle, as enunciated by the Rio Declaration. Because of ubiquitous exposure, the rapidly expanding development of new EMF technologies and the long latency for the development of such serious diseases as brain cancers, the failure to take immediate action risks epidemics of potentially fatal diseases in the future”. 

(Carpenter DO, Sage C. Setting prudent public health policy for electromagnetic field exposures. Rev Environ Health. 2008 Apr-Jun;23(2):91-117.

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, con sede a Lione in Francia ed è l’organismo internazionale più importante nel settore. Secondo la IARC i telefoni cellulari sono classificati 2B (possibile cancerogeno), classificazione decisa a seguito dello studio Interphone (uno studio caso-controllo internazionale per lo più negativo, tranne un lieve aumento di un tipo particolare di tumori cerebrali (gliomi) del lobo temporale. Concludendo, non vi sono rischi accertati per il wifi basati su studi clinici ed epidemiologici sufficientemente completi; sulla base di paragoni con le evidenze riguardanti gli studi sui telefoni cellulari (classificati in classe 2B dalla IARC, possibile cancerogeno) è invocato il principio di precauzione. La correttezza di questa misura ha più a che fare con questioni etiche e politiche che con la scienza.

 

Fonte: ecodallecitta.it

Amianto, droni per fotografare dal cielo le aree da bonificare

L’Arpa Piemonte ha effettuato il primo monitoraggio delle aree industriali dismesse con aeromobili a pilotaggio remoto dotati di speciali.

Droni per monitorare le aree dimesse e individuare la presenza di amianto, l’Arpa Piemonte ha deciso di utilizzare Aeromobili a pilotaggio remoto (Apr) per il monitoraggio ambientale. Proprio in questi giorni il primo drone si è alzato in volo in un sito produttivo dismesso di Salussola, in provincia di Biella, ala cerca di materiale sospetto. Quando il velivolo si alza in volo, le fotocamere geotermiche presenti nella sua struttura individuano la presenza di fibre killer: la sperimentazione avviata a Biella dovrebbe essere estesa anche a Ivrea e nel Canavese, ma prima di pianificare nuove operazioni bisogna attendere l’esito del “battesimo” nel cielo del biellese. Le foto e le immagini video del drone saranno elaborate dal Sistema informativo geografico dell’agenzia regionale e, successivamente, confrontati con i dati ottenuti dalle rilevazioni tradizionali. Se l’esito sarà positivo il drone volerà sull’eporediese dove quest’anno è esploso il caso della Olivetti. Da quando, all’inizio del 2013, è stato aperto lo sportello di ascolto per gli ex dipendenti della Olivetti è emerso che nel bacino d’utenza di Ivrea e dintorni (con una popolazione di circa mezzo milione di persone) su 271 casi di malattie professionali il 37% dei casi è rappresentato da neoplasie maligne, il 29% da mesoteliomi pleurici, con un’incidenza che a Ivrea supera di gran lunga altre aree del Piemonte, eccezion fatta, naturalmente, per Casale Monferrato, la cittadina nella quale sorgeva lo stabilimento Eternit più grande d’Italia. Negli edifici pubblici e nelle abitazioni civili dell’eporediese la quasi totalità dei manufatti in amianto è stata smantellata, resta l’industria, le “cattedrali” dell’archeologia industriale che avevano fatto dell’Olivetti e del suo indotto un’isola felice di lavoro e prosperità.170997166-586x407

Fonte:  La Sentinella del Canavese

© Foto Getty Images

Torino: Pm10 nei limiti europei? Veramente no…

E’ vero che nel 2013 la media annuale delle concentrazioni del Pm10 è calata notevolmente rispetto all’anno precedente, ma restano sopra i limiti due centraline su 4, e la media di Lingotto,m Consolata, Rubino e Grassi è 41 mcg/m3 (superiore al limite europeo) e non 38,8 come riportato dalla stampa377680

La media annuale delle concentrazioni di Pm10 a Torino è stata data per assodata e pari a 38,8 mcg/m3 da La Stampa, quindi al di sotto dei limiti previsti dalle direttive europee che vietano il superamento dei 40 mcg/m3 annuali. I dati però non sono esatti: consultando la banca dati dell’Arpa Piemonte, allo stato attuale la media delle quattro centraline attive per il Pm10 – LingottoRubino,Grassi Consolata – risulta essere 41 mcg/m3.  Ma non solo: il conto è stato fatto senza attendere l’aggiornamento dei dati registrati dalle centraline che sono ferme al 24 dicembre (Consolata e Grassi) e al 28(Lingotto). L’unica praticamente completa è Rubino (30 dicembre). E’ più alto anche il numero degli sforamenti: 117 giorni, contro una soglia annuale limite di 35.

2013: la media delle concentrazioni centralina per centralina

Complessivamente, la media annuale delle concentrazioni ha superato il limite di legge in due stazioni su quattro: 42 mcg/m3 alla Consolata, che ha totalizzato anche 98 sforamenti e un picco giornaliero di 144 mcg/m3. Fuori legge anche Grassi: 49 mcg/m3 di media annuale, 117 sforamenti e picco più alto registrato 145 mcg/m3. Meglio Lingotto (38 mcg/m3 di media, 89 superamenti, picco massimo di 157 mcg/m3) e Rubino: 35 mcg/m3 di media annuale, 86 superamenti, 132 mcg il picco più alto.

L’andamento negli ultimi anni, centralina per centralina

Nonostante la discrepanza fra i dati diffusi dalla stampa e quelli rilevati dal database dell’Arpa, è vero che il 2013 ha segnato un forte calo nelle concentrazioni su tutte le centraline coinvolte. Prosegue quindi la tendenza positiva registrata fra 2011 e 2012, ma soprattutto si ritorna – quasi ovunque – a valori più bassi anche rispetto al 2010. (Ricordiamo a questo proposito la discussione sul 2011, anno nero dello smog). La serie delle concentrazioni annuali medie alla Consolata dal 2010 al 2013 è stata infatti: 43,3 – 50,4 – 48,1 – 42 mcg/m3. Ugualmente positive anche la serie di Rubino (39,4 – 47,3 – 40,3 – 35) e Grassi (50,8 – 59,4 – 60,3 – 49). La centralina Lingotto è l’unica a non essere tornata ai livelli del 2010, ma la tendenza è comunque in calo: 34,4 – 47,6 – 40,9 – 38.

Fonte: ecodallecittà

“A scuola di…ambiente!”, seminario per insegnanti e con insegnanti protagonisti

 Dove: Via Livorno 60, Torino

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Il Museo A come Ambiente organizza un seminario con l’obiettivo di censire i percorsi didattici sui temi ambientali, per diffonderne la conoscenza attraverso il racconto e la condivisione di esempi selezionati. I temi affrontati saranno: energia, trasporti/mobilità, rifiuti, acqua, cambiamenti climatici, alimentazione, aria, suolo… La partecipazione è gratuita. Iscrizioni entro il 9 aprile

Una proposta didattica per i dirigenti scolastici e per insegnanti di ogni livello scolastico Lunedì 22 aprile 2013 dalle 15 alle 19 Sala Kyoto del Centro Congressi di Environment Park via Livorno 60, Torino.

 Scambio di percorsi didattici, di esperienze, di buone pratiche, di idee, di materiali, per le scuole e gli insegnanti e gli animatori culturali di tutti i livelli scolastici. Il Seminario di primavera è un’iniziativa promossa dal Museo A come Ambiente, dall’Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte, dalla Regione Piemonte, con la collaborazione dei soci del Museo e in particolare di ARPA PIEMONTE e di ENVIRONMENT PARK. Il seminario si pone l’obiettivo di censire i percorsi didattici sui temi ambientali, per diffonderne la conoscenza attraverso il racconto e la condivisione di esempi selezionati. I temi affrontati saranno quelli di A come Ambiente: energia, trasporti/mobilità, rifiuti, acqua, cambiamenti climatici, alimentazione, aria, suolo… I relatori del seminario saranno scelti attraverso le segnalazioni di percorsi didattici sull’ambiente provenienti dai Dirigenti scolastici e dai docenti. Il modulo di iscrizione è unico e prevede la possibilità di proporsi come relatori del progetto didattico della propria scuola o classe oppure come semplice uditore.

La partecipazione è gratuita. Iscrizioni entro il 9 aprile 2013

Moduli e informazioni su: www.museoambiente.org

Tel 011.070.25.35

Fonte: eco dalle città