L’inquinamento all’interno del corpo

L’inquinamento non è solo nell’acqua, nella terra e nell’aria, ma anche all’interno dei nostri corpi. Una rilevazione dei CDC di Atlanta mostra che la popolazione USA mantiene livelli significativi e stabili di metalli pesanti e pesticidi nelle proprie cellule.

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Si misura, si parla e si discute di inquinamento dell’aria, dell’acqua e del terreno, ma spesso si trascura di parlare di quello che ci dovrebbe preoccupare di più: l’inquinamento  all’interno dei nostri corpi. L’organismo ha delle difese naturali contro le sostanze tossiche: se ne occupano quotidianamente l’apparato digerente, il fegato e i reni. Tuttavia la rivoluzione industriale e la chimica in pochi decenni hanno introdotto nella biosfera elementi e composti contro cui gli organismi non hanno difesa, perché non sono mai stati presenti duranti  milioni di anni di evoluzione (1). Il ritmo di esposizione a questi inquinanti è in genere  più elevato della velocità con cui l’organismo se ne disfa. Di conseguenza, le sostanze tossiche si accumulano nell’organismo. Il report pubblicato di recente dal CDC di Atlanta non lascia adito a dubbi: nel sangue della popolazione USA sono presenti livelli significativi di almeno 8 metalli pesanti ed altrettanti residui di pesticidi, oltre alla nicotina, al benzene e al fluorene. Il grafico in alto mostra i livelli ematici mediani di Arsenico, Cesio e Piombo, mentre il fondo al post sono riportati Cadmio, Bario, Cobalto e Mercurio. (2) La maggior parte degli inquinanti è inoltre stabile nel tempo, con l’unica eccezione della nicotina, che si è dimezzata e del piombo che è in lieve calo. Questi livelli di contaminazione  indicano che i nostri corpi sono diventati delle vere e proprie discariche. E’ difficile valutare l’impatto sulla salute di centinaia di sostanze tossiche interagenti tra loro, anche se in piccola quantità: cancro, problemi circolatori, stress, perdita di attenzione, demenza senile?

Una recente ricerca californiana mostra ad esempio che donne nate tra il 1959 e il 1967, prima della messa al bando del DDT (non monitorato nelle tabelle CDC), mostrano problemi di ipertensione poiché sono state esposte all’insetticida durante la loro fase prenatale.

Come disintossicarsi? Mangiando cibi sani (leggi biologici, cioè senza pesticidi) ed evitando il più possibile il contatto con sostanze chimiche di sintesi sia in casa che al lavoro.

Attenzione inoltre alle diete rapide. Perdere peso in fretta può avere l’effetto indesiderato di spostare le sostanze tossiche dai tessuti adiposi al sangue, per poi  depositarsi nei muscoli o nel cervello dove potrebbero fare più danni.

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(1) Ad esempio metalli come Piombo, Mercurio, Uranio, Cadmio Cromo e Cesio che non si trovano naturalmente nell’ecosistema, oltre ai milioni di composti chimici di sintesi, dal DDT in giù.

(2) Il valore mediano è quello che divide in due la popolazione: ad esempio nel caso dell’Arsenico, metà degli americani ha meno di 8 µg/litro e l’altra metà ne ha di più. Il CDC usa la mediana e non la media perchè quest’ultima verrebbe notevolmente alzata dai valori molto elevati presenti in una piccola percentuale della popolazione. In molti casi, il 5% della popolazione più esposta presenta livelli  di inquinanti anche oltre 10 volte più alti del valore mediano.

 

Fonte: ecoblog

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Siamo all’Earth Overshoot Day e abbiamo già consumato le risorse di un anno

Bilancio in rosso per la Terra: la quota si risorse naturali che ci dovrebbe bastare per un anno è stata già consumata08-overshoot-day-620x350

Dal 20 agosto siamo in rosso: l’umanità si è appena fatta fuori le risorse naturali, con due giorni di anticipo rispetto allo scorso anno, che le sarebbero dovute bastare per un anno: acqua, suolo, aria, pesca, oceani, cibo…tutto è già stato consumato. In pratica la nostra impronta ecologica è insostenibile per il Pianeta e abbiamo usato le risorse disponibili una volta e mezza oltre la capacità globale di rigenerarsi, avverte il tank Global Footprint Network. Ma l’Europa va ben oltre consumandone ben due volte e mezza mentre gli Stati Uniti arrivano a consumarne oltre le 4 volte. La corsa al consumo delle risorse è inarrestabile: nel 2011 l’overshooday cadde il 27 settembre. Spiega Tony Long, direttore del WWF Europa:

La natura è la base del nostro benessere e della nostra prosperità ma stiamo consumando troppo le risorse limitate e disponibili su questo pianeta. Se tutti i paesi del mondo dovessero consumare le risorse naturali allo stesso modo allora avremmo bisogno di 2,66 pianeti per sostenere i nostri livelli di consumo attuali. Tra il 1990 e il 2008 un’area della foresta tropicale pari a tre volte le dimensioni del Belgio è stata autorizzata per la coltivazione di prodotti agricoli destinati per l’UE Stiamo effettivamente usando la nostra quota delle nostre risorse e quelle di altri paesi.

Ma non solo risorse naturali, ci stiamo facendo fuori anche i combustibili fossili. Spiega Philippe Carr portavoce del WWF:

Stiamo bruciando combustibili al di sopra di ciò che dovremmo. Più del 50% dell’impronta ecologica è composta l’impronta di carbonio, soprattutto dalla combustione di combustibili fossili.

La Commissione europea ha sollecitato l’uso più efficiente delle risorse nell’economia della Ue con la pubblicazione nel settembre 2011 una tabella di marcia per un Europa meno sprecona Ciò richiede l’introduzione di indicatori e obiettivi per i 28 Stati membri. Ma ancora oggi non esistono leggi che governano l’efficienza delle risorse a livello europeo.

Fonte:  Euractiv

Stessa temperatura, comfort climatico diverso: può dipendere dal cattivo isolamento

A parità di temperatura dell’aria e di altre condizioni ambientali, la sensazione di calore può variare da un ambiente all’altro. Eco dalle Città ripropone l’intervista a Lorenzo Pagliano, esperto di comfort climatico: «Le superfici a bassa temperatura possono far diminuire la cosiddetta temperatura operativa, che sarebbe una media pesata della temperatura dell’aria e di quella delle superfici dell’ambiente, da cui dipende prevalentemente il comfort indoor»375800

Venti gradi sono venti gradi. Eppure, anche se il termometro non mente, a volte la stessa temperatura in ambienti diversi viene percepita in modo differente dalla stessa persona, anche a parità di condizioni di umidità. Succede, ad esempio, che entrando in un negozio dove la temperatura dell’aria è di 20 gradi, si avverta una sensazione di freddo, mentre in un negozio vicino, in condizioni di umidità sostanzialmente uguali, ci si senta a proprio agio alla stessa temperatura. Ma come si spiega questo fenomeno? La presenza di superfici particolarmente fredde all’interno di un certo ambiente può essere una delle cause della diversa percezione di calore in un ambiente piuttosto che in un altro. «Le superfici a bassa temperatura – spiega Lorenzo Pagliano, ricercatore ed esperto in comfort climatico – possono far diminuire la cosiddetta temperatura operativa, che sarebbe una media pesata della temperatura dell’aria e di quella delle superfici dell’ambiente, da cui dipende prevalentemente il comfort indoor». Se in una stanza, in un ufficio o in un negozio, quindi, ci sono delle superfici non ben isolate e quindi a temperatura più bassa dell’aria circostante, chi vi soggiorna può avvertire una sensazione di freddo, rispetto a un ambiente ben isolato termicamente. «È il caso, ad esempio di vetri ad elevata trasmittanza termica (cioè basso isolamento, come vetri semplici o vetri doppi non basso emissivi), pareti non ben isolate termicamente e ponti termici, come telai di finestre non ben isolati», aggiunge Pagliano. In queste condizioni, anche con l’aria a 20 gradi centigradi la temperatura operativa può essere significativamente inferiore, spingendo gli utenti ad alzare il termostato dei termosifoni. Con conseguenze importanti non solo sul piano dei costi, ma anche di emissioni inquinanti, come sottolineato dalle ordinanze anti-smog che nelle ultime settimane sono intervenute anche sulla temperatura massima all’interno degli edifici. Significativi, inoltre, i vantaggi in termini di risparmio di combustibile. «Migliorare l’isolamento termico di un edificio riduce la spesa energetica in due modi – sottolinea l’esperto – direttamente, limitando le perdite attraverso l’involucro, e indirettamente, perché consente di ottenere il comfort climatico con temperature dell’aria più basse». Anche sul ricambio d’aria, necessario a qualsiasi temperatura per ragioni igieniche, si ottengono dei benefici con un migliore isolamento. Buttare fuori aria a 23°C anziché 20 costa più energia, perché viene perso più calore – conclude Pagliano – Questa perdita si riduce in caso di ventilazione meccanica con recupero di calore sull’aria in uscita, ma al momento pochi edifici sono attrezzati in questo modo». A parità di altre condizioni ambientali, dunque, l’isolamento termico migliora il comfort, permettendo di risparmiare in termini di combustibile e di emissioni in atmosfera. Anche i costi di impianto, infine, diminuiscono: se prima di cambiare la caldaia si procede a isolare bene l’edificio, si potrà installare un impianto di potenza inferiore, e quindi meno costoso, rispetto a quello precedente. Un discorso analogo vale anche per il teleriscaldamento, dato che con un ambiente meglio isolato si risparmia sul costo dello scambiatore e sulla parte di tariffa legata alla potenza.

Fonte: eco dalle città

Inquinamento atmosferico, la Cina chiede aiuto all’Unione Europea

Tajani e Potocnik sull’SOS inquinamento in Cina: firmato un accordo per la collaborazione tra PMI. E a Pechino l’aria è sempre più irrespirabile160422250-586x388

Non solo Pechino, ma tutte le grandi città cinesi sono, in particolar modo negli ultimi mesi, letteralmente schiave di una vera e propria emergenza inquinamento: l’aria irrespirabile, la potabilità delle acque che in alcune zone della capitale è stata persino revocata (viene invece concessa a singhiozzo nel resto della megalopoli), si stanno lentamente trasformando in una vera e propria emergenza ambientale e sanitaria. La gravità della situazione, che ha “costretto” le autorità di Pechino ad ammettere, per la prima volta nella storia della Repubblica Popolare, l’esistenza di un problema di inquinamento (contrastato con divieti grotteschi, come per le fritture o i barbecue che affollano le strade), ha spinto il governo di Pechino a rivolgersi all’estero per ottenere aiuto su come fronteggiare l’emergenza. La Cina, stando e agli ultimi investimenti sulle fonti energetiche non fossili e alle necessità sanitarie in città, ha dunque lanciato un vero e proprio SOS internazionale, cui l’Unione Europea ha immediatamente risposto “presente”. Una vera e propria “missione per la crescita verde”, il primo evento di matchmaking tra Asia ed Europa (una sorta di speed-date tra imprese) dal valore di 233 miliardi di euro: 355 incontri, 60 aziende europee pronte a lanciarsi nel mercato cinese dell’ecosostenibilità ambientale.

“Il vicepremier Ma Kai è stato chiaro: vogliamo lavorare sull’economia verde. […] La Cina vuole cooperare con noi, lavorare con noi che abbiamo il know how”

ha spiegato Antonio Tajani (che è anche Commissario europeo all’industria) al via di questa due giorni pechinese interamente proiettata ad una “rivoluzione verde” in Cina: l’esperienza europea in tal senso, relativa sopratutto al know how ed alle tecnologie verdi delle PMI del Vecchio Continente, è dunque il trampolino di lancio ufficiale per la creazione di nuove partnership a cavallo tra i due continenti. Il governo di Pechino parrebbe avere tutta l’intenzione di rifondare, con una completa ristrutturazione, l’intero panorama impiantistico del paese, rivolgendosi in particolare proprio alle industrie ed ai poli industriali più inquinanti e passare dai circa 17mila veicoli elettrici circolanti nel 2012 ai 5 milioni entro il 2020. La praticità cinese ci ha insegnato a non sottovalutare mai la determinazione di questo popolo, che tuttavia in materia di green technologies parte decisamente arretrata rispetto all’Europa.

“Che si parli di ‘civilizzazione ecologica’, come dicono qui, oppure di ‘crescita verde’, come la chiamiamo nell’Ue, il succo è lo stesso. […] In Cina sta crescendo la preoccupazione per l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e per i rifiuti, ed è chiaro che la nuova leadership cinese sta ponendo questo tema fra le sue priorità. Questa missione prepara la strada per il prossimo summit Ue-Cina di novembre, che avrà come tema portante proprio l’economia verde”

ha detto il Commissario europeo all’ambiente Janez Potocnik. La concorrenza sul tema è spietata, in particolare da parte di Giappone e Stati Uniti, ma l’Europa può contare su un’industria del riciclo e della gestione di acqua e rifiuti assolutamente avanzata sul piano internazionale.

 

Fonte: ecoblog

Agenzia Europea dell’ambiente (EEA): nei mari europei aumentano le emissioni di anidride carbonica di circa il 35%.

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Secondo un recente rapporto dell’EEA, il trasporto marittimo contribuisce in modo significativo all’inquinamento dell’aria e al cambiamento climatico a causa della sua dipendenza dai combustibili fossili e del fatto che è uno dei settori meno regolamentati per quanto riguarda le fonti di inquinamento atmosferico, mentre l’inquinamento derivante da questo settore provoca un aumento delle malattie cardiache e respiratorie nell’uomo e danneggia l’ambiente attraverso l’acidificazione e l’eutrofizzazione. Mentre alcuni inquinanti atmosferici sono emessi lontano dalla costa, circa il 70% delle emissioni globali provenienti dalle navi sono emesse entro i 400 km dal litorale, senza contare che alcune sostanze inquinanti possono percorrere centinaia di chilometri nell’atmosfera. Vi è un chiaro legame tra la crescita economica e la circolazione delle merci, così le emissioni da trasporto marittimo cambiano di pari passo con il livello di attività economica, non a caso le emissioni di anidride carbonica (CO2) dovute ai trasporti marittimi internazionali in partenza da porti dell’UE sono aumentate di circa il 35% tra il 1990 e il 2010, così come altri inquinanti chiave hanno avuto un forte aumento nello stesso periodo; tuttavia, la maggior parte dei tipi di emissioni negli ultimi anni hanno iniziato a decrescere probabilmente a causa della recessione economica. Il rilascio di gas serra e di inquinanti atmosferici hanno complesse conseguenze sul clima, infatti mentre i primi hanno un effetto di riscaldamento, i secondi spesso portano al raffreddamento. Dalle ultime ricerche scientifiche sembra emergere che, a livello globale, il raffreddamento prodotto dall’aerosol atmosferico, prevalga sul riscaldamento prodotto dai gas serra. Secondo il rapporto dell’EEA, questo effetto potrebbe essere leggermente ridotto attraverso nuove leggi comunitarie riguardanti il tenore di zolfo dei carburanti delle navi, la cui regolamentazione ha già portato dei benefici grazie all’esistente legislazione dell’UE (Direttiva 2012/33/UE) che impone limiti più severi rispetto agli standard internazionali. Nel 2007 il traffico marittimo nazionale ed internazionale è stato responsabile dell’emissione del 3,3% di anidride carbonica globale (CO2), e circa il 30% di questa viene emessa su rotte che passano attraverso i porti europei. Il rapporto sottolinea che il modo più semplice per tagliare sia l’inquinamento atmosferico sia i gas serra sarebbe puntare su una migliore efficienza del carburante che potrebbe già essere raggiunta se solo le navi riducessero la loro velocità del 10% in modo da ridurre la domanda di energia di circa il 19%. Alcuni compagnie di spedizione sono passate al gas naturale liquido (GNL), che porta all’eliminazione delle emissioni di SO2 e una forte riduzione delle emissioni di NOx e di CO2. L’obiettivo principale della relazione è quello di offrire una panoramica completa sullo stato dell’arte della letteratura scientifica recente, riguardante le emissioni del settore dei trasporti marittimi, affrontando una vasta gamma di argomenti quali:

– la registrazione delle navi, il diritto marittimo internazionale e la legislazione ambientale europea (capitolo 2);
– il monitoraggio e la creazione di modelli previsionali per il consumo di carburante marittimo e le conseguenti emissioni (Capitolo 3);

– le tendenze passate e future degli inquinanti atmosferici e del gas a effetto serra (GHG) da trasporto marittimo (capitolo 4);
– le emissioni da trasporto marittimo e qualità dell’aria (capitolo 5);

– gli impatti sul cambiamento climatico (capitolo 6).

Fonte: EEA

Imagin’Air

Dove: Strada di Settimo 223, Torino1757

Un evento rivolto in particolare alla scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado e di secondo grado, di Torino e prima cintura.

Imagin’Air
scopri come rispettare l’aria che respiri

evento gratuito, didattico, ludico e informativo
per 1000 studenti della scuola primaria e secondaria

mercoledì 15 maggio 2013 ore 9:00/13:00
presso il FIAT INDUSTRIAL VILLAGE di Strada di Settimo 223 a Torino

si svolge nell’ambito della Green Week 2013, quest’anno dedicata a
Cleaner air for all” (ARIA PULITA PER TUTTI)
promossa dalla Commissione Europea

Che cosa non va nell’aria che respiriamo? Che cosa è migliorato rispetto al passato? Che cosa può fare ognuno di noi?

Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, diversi standard di qualità dell’aria sono ancora ampiamente superati in aree più densamente popolate dell’Unione europea (come la pianura Padana), in particolare da sostanze inquinanti come il particolato, l’ozono troposferico e il biossido di azoto. Oggi è importante agire sulla ricerca di modi per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo.
Imagin’Air vi propone, attraverso exhibit interattivi, spettacoli, giochi ed esperimenti informazioni, dati e qualche consiglio. Tra le attività proposte (a seconda dell’età): Info Container di A come Ambiente sull’energia e l’aria, spettacolo e giocoleria degli eco-artisti da strada La Compagnia dei Ciarlatani, laboratori di manualità creativa con materiali poveri e imballaggi per creare oggetti sul tema, nuovo exhibit interattivo e multimediale sulla qualità dell’aria che respiriamo, grande gioco da strade, esperimenti d’aria (laboratorio scientifico) il trasporto merci su ruota, ecobeat – percussioni con oggetti di riciclo a cura di Louis Atzori, la movimentazione terra e i mezzi agricoli visti da vicino, i nuovi motori, letture sull’aria “Raccontami che aria tira!” a cura della Biblioteca Archimede di Settimo in collaborazione con l’Ecomuseo del Freidano…e tanto altro ancora. Per tutti i partecipanti uno smart gadget una girandola già montata e una da montare con messaggi su che cosa posso fare io per l’aria. Punto di distribuzione acqua da bere ai partecipanti a cura di SMAT. Imagin’Air è un evento rivolto in particolare alla scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado e di secondo grado, di Torino e prima cintura. L’evento è organizzato da FIAT INDUSTRIAL: CASE AGRICULTURE, STEYR , CASE CONSTRUCTION, NEW HOLLAND AGRICULTURE, NEW HOLLAND CONSTRUCTION, IVECO, FTP POWERTRAIN TECHNOLOGIES.

Fonte. Eco dalle città

 

Vademecum per la Giornata della Terra 2013, per il cosmopolita-verde dell’Earth Day

Nella Giornata della Terra, Earth Day 2013, vogliamo sottoporvi un piccolo vademecum per il cittadino-green del mondo: qualche consiglio su come rendere la nostra esistenza più “sostenibile”.7426104814_1236e87d53_b-586x586

La Giornata della Terra, Earth Day 2013, l’abbiamo detto in ogni salsa, è un’occasione utile per ricordare a noi stessi e a tutto il mondo quanto la tutela dell’ambiente sia fondamentale anche per lo sviluppo della razza umana, oltre che per la tutela del Pianeta che abitiamo (che resta solo uno, senza possibilità di cambiarlo). Potremmo allora cominciare dai quattro elementi, perchè non basta un giorno all’anno per rendere la Terra un luogo migliore in cui vivere: il rischio di giornate come Earth Day è che restino lettera morta, un unicum senza continuità nè collegamento con la realtà che viviamo. Non è la Giornata della Terra a rendere il Pianeta un luogo migliore, ma siamo noi, nella nostra quotidianità, nel nostro stile di vita e nel modo in cui interpretiamo il nostro rapporto con la natura e con gli altri: perchè è l’uomo ad essere di proprietà della natura, non viceversa.

Quattro gli elementi: terra, aria, acqua e fuoco.

La terra, o meglio la Terra, è il bene su cui poggiamo i nostri piedi: è il nostro costante punto di contatto con il Pianeta, in ogni momento pronto a sostenere i nostri passi, il nostro peso, come quello di tutti gli esseri viventi: aiutare la Terra a non morire aiuta noi a non morire, aiuta le nostre radici (i nostri piedi) a restare continuamente a contatto con la realtà. Gli accorgimenti che possiamo avere per sostenere la Terra al pari di quanto questa non sostenga noialtri sono essenziali: abituarsi a riciclare il più possibile (dal vetro alla plastica alla carta, i materiali andrebbero separati sempre). Il riciclo è l’elemento primario per una tutela quotidiana delle terre: la raccolta differenziata del vetro, ad esempio, se correttamente fatta potrebbe portare un risparmio annuo di 400.000 tonnellate di petrolio solo in Italia, così come l’abitudine al riciclo della plastica (30kg l’anno la produzione pro-capite) potrebbe far risparmiare 10.000 tonnellate di materiali fossili (petrolio e carbone) ogni 100.000 abitanti. Il corretto smaltimento dei rifiuti è la principale accortezza che tutti noi possiamo esercitare nel quotidiano, restituendo un pezzetto di gratitudine alla Terra che ci sostiene: smaltire correttamente le batterie, i farmaci, i pneumatici sono buone e semplici pratiche che però tutelano dall’inquinamento da percolato e da diossine.

Aria. L’aria è ciò che ci permette di restare vivi ogni secondo che scorre: inquinare l’aria significa suicidarsi, perpetrare logiche industriali altamente inquinanti dell’aria come Ilva è l’equivalente di una roulette russa: prima o poi la pistola spara. In tal senso sono molte le accortezze che possiamo praticare, prime su tutte accortezze energetiche. La prima cosa da fare è cancellare il concetto di “stand-by”: televisore, decoder, computer, dvd, digital devices vari, ormai le nostre case sono piene di oggetti elettronici che manteniamo in stand-by per pura e semplice comodità. In questo modo non solo durano meno loro, ma consumano (anche se poco) in modo costante: se 100 persone della stessa azienda spegnessero il computer in pausa pranzo, l’azienda risparmierebbe 15kWh: 8kg di Co2 in meno emessi in atmosfera. Poco, come poche sono 100 persone, ma un pensiero vale farcelo. Il concetto è sempre lo stesso: se tutti facessimo così, tutti vivremmo meglio. Se lo fa solo qualcuno, costui vive da frustrato e gli altri da ignoranti (in ogni caso, tutti vivono male). I moderni computer, televisori ed elettrodomestici vari possiamo impostarli come più ci piace: impostarne lo spegnimento dopo 2-5 minuti di inattività è una buona norma, come buona norma (ora che arriverà il caldo) è centellinare l’uso del condizionatore (una notte di condizionatore equivale a 60 ore di televisione, a livello di consumi energetici). Ma anche a livello alimentare possiamo aiutarci a respirare meglio, ad esempio adottando una dieta più ricca di frutta e verdura e meno di carne (importante elemento nutritivo, ma responsabile, con gli allevamenti, del 18% del totale delle emissioni di gas serra). E se proprio la vostra massima aspirazione è morire soffocati, pensate al vostro portafogli il giorno della bolletta quando lasciate acceso il computer per ore senza nemmeno guardarlo.

Acqua. Di acqua abbiamo parlato in migliaia di occasioni diverse:“bene comune”“linfa vitale”, l’acqua è tra gli elementi quello più importante di tutti: dove c’è acqua c’è vita. E’ proprio per questo che, per capire se su Marte sia possibile o meno la vita, gli scienziati cercano l’acqua sul pianeta rosso; l’acqua è l’elemento più bistrattato di tutti: inquinata, sprecata, usata come merce di scambio e commercializzata, l’acqua come “bene comune” è un concetto talmente astratto da risultare spesse volte scevro di significati. Ciò che nel nostro piccolo quotidiano possiamo fare (non c’è bisogno necessariamente di non cambiarsi le mutande per quattro giorni) per rispettare e preservare questo essenziale elemento è semplice, immediato, facile; evitare, ad esempio, di far scorrere i rubinetti, insaponarsi chiudendo l’erogazione idrica (anche quando si lavano i denti): 4 minuti d’acqua aperta corrispondono a circa 30-40 litri. Ne servono in realtà sempre molti di meno. Anche qui qualche accortezza alimentare può evitare notevoli sprechi idrici: riciclare l’olio usato nelle fritture ad esempio è un’ottima cosa: 1kg di olio usato disperso nell’ambiente inquina circa 1.000m³ di acqua, mentre 100kg di olio usato corrispondono a 68kg di olio nuovo.

Il Fuoco, invece, siamo noi. Siamo noi come è fuoco il nostro cane, il nostro gatto o l’elefante che in questo momento si sta abbeverando nel fiume indiano: tutti gli esseri viventi sono fuoco, sono vita che arde, che va tutelata per tutelare il pianeta, il suo patrimonio di vita e diversità. Anche le piante sono fuoco, sono vita: in questo senso riciclare la carta permette di mantenere vivo quel fuoco di vita che serve poi per tutti gli altri elementi, per mantenere un circolo che una volta interrotto sarebbe impossibile far ripartire: produrre una tonnellata di carta necessita di 15 alberi, 440.000 litri d’acqua e 8.000 kWh di energia elettrica, cifre che si abbattono fino a quasi scomparire nella produzione di carta riciclata. Il fuoco va protetto perchè se si spegne noi ci spegniamo con lui, con la nostra “ragione”, le nostre automobili e il nostro benessere assoluto. Qualche tempo fa anche il WWF aveva pubblicato 10 buoni consigli per un vivere più sostenibile: è proprio il caso di riproporli:

1. Utilizzare l’auto il meno possibile e preferire i mezzi pubblici o la bicicletta o spostarsi a piedi.

2. Ridurre l’utilizzo di elettrodomestici (acquistare quelli di classe A) e utilizzarli a pieno carico, tenere il frigo a 5°C o più e il riscaldamento a non più di 21°C, abbassare o spegnere (quando non serve) il riscaldamento, usare la luce solo se necessaria e sostituire le vecchie lampadine con quelle a fluorescenza, spegnere gli standby.

3. Acquistare cibo locale che non abbia percorso molti km per arrivare alla nostra tavola e usare sacchi in tela per fare la spesa e cucinare con pentole a pressione o con coperchio.

4. Non sprecare l’acqua potabile (ridurre il consumo e applicare i vaporizzatori), non utilizzare l’acqua in bottiglia e le stoviglie in plastica.

5. Ridurre i rifiuti e attuare la raccolta differenziata.

6. Piantare alberi e piante se si possiede un pezzo di terreno, usare carta riciclata, acquistare mobili di legno certificato FSC e limitare l’arrivo di posta pubblicitaria.

7. Ridurre o abolire il consumo di carne e pesce e mangiare più frutta e verdura locali.

8.Installare, se possibile, pannelli solari e fotovoltaici o piccoli generatori eolici a casa propria, installare doppie finestre o rivestirle con materiali isolanti.

9. Convincere i propri amici, parenti, vicini, studenti e conoscenti per mezzo di dialoghi, e-mail, chat, lettere, etc. a fare lo stesso.

10. Convincere i propri amministratori comunali a piantare alberi in città ridurre il traffico urbano, ad utilizzare negli uffici pubblici carta riciclata e mobili FSC, ad incentivare i cittadini all’utilizzo di pannelli solari.

Se Earth Day, se questa Giornata della Terra ha un senso, domani mattina cominceremo ad applicare, in qualche modo, commettendo errori ma sforzandoci di contribuire, le poche regole elencate qui sopra: altrimenti, il prossimo anno, sarà l’occasione per chiedersi se veramente abbiamo tutta questa voglia di suicidarci.

Fonte: ecoblog

 

Smog e inquinamento a Hong Kong: superati i livelli di guardia

Livelli di inquinamento e smog doppi rispetto alla soglia di pericolo per la salute166655048-594x350

L’inquinamento atmosferico ha raggiunto livelli di guardia a Hong Kong. Da qualche giorno la metropoli cinese è interessata da un flusso di aria continentale  che, purtroppo, ha portato con sé un elevato contenuto di sostanze inquinanti. Nelle centraline di rilevamento dello smog poste a Mong Koke a Causeway Bay l’API (Air Pollution Index) ha raggiunto picchi di 203 e 144 punti, a fronte di una soglia critica fissata a 100 microgrammi per metro cubo. Sopra questo limite l’inquinamento è grave, dunque, a Mong Kok il picco di smog è stato addirittura doppio rispetto alla soglia. Nel distretto degli affari i Pm2,5 sono arrivati addirittura a 207 microgrammi per metro cubo.

Le autorità sanitarie locali consigliano alle persone con problemi cardiaci e respiratori, ai bambini e agli anziani di ridurre lo sforzo fisico, le attività all’aperto e la permanenza prolungata in strade con il traffico pesante.  Naturalmente con simili livelli di inquinamento questi consigli vengono estesi alle persone sane, in particolar modo quando si toccano i 200 punti di API. Questo vero e proprio “assedio” atmosferico dovrebbe permanere sino a domani, martedì 16 aprile, quando il vento dovrebbe aumentare, contribuendo a diradare le nubi di smog. Secondo il Centro di monitoraggio ambientale della provincia di Guangdong, la concentrazione degli inquinanti atmosferici ha superato i livelli critici nell’estuario del Pearl River Delta: le aree più colpite sono state le prefetture di Zhaoqing, Foshan e Jiangmen. Dal 2007 la situazione atmosferica è molto peggiorata: la scarsa qualità dell’aria e il carovita sono state le principali cause che hanno dissuaso le imprese dal creare sedi commerciali nella metropoli. Il governo di Hong Kong – che è una regione amministrativa speciale della Repubblica Popolare Cinese – sta mettendo in campo due strategie per far fronte all’emergenza smog che attanaglia i suoi 7 milioni di abitanti: 1) sta offrendo 10 miliardi di dollari di Hong Kong (1,3 miliardi di dollari statunitensi) per sostituire i vecchi veicoli diesel, 2) vuole introdurre leggi che impongano alle navi che attraccano nei suoi porti l’utilizzo di combustibili più puliti per i prossimi due anni.

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Fonte: Bloomberg

“A scuola di…ambiente!”, seminario per insegnanti e con insegnanti protagonisti

 Dove: Via Livorno 60, Torino

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Il Museo A come Ambiente organizza un seminario con l’obiettivo di censire i percorsi didattici sui temi ambientali, per diffonderne la conoscenza attraverso il racconto e la condivisione di esempi selezionati. I temi affrontati saranno: energia, trasporti/mobilità, rifiuti, acqua, cambiamenti climatici, alimentazione, aria, suolo… La partecipazione è gratuita. Iscrizioni entro il 9 aprile

Una proposta didattica per i dirigenti scolastici e per insegnanti di ogni livello scolastico Lunedì 22 aprile 2013 dalle 15 alle 19 Sala Kyoto del Centro Congressi di Environment Park via Livorno 60, Torino.

 Scambio di percorsi didattici, di esperienze, di buone pratiche, di idee, di materiali, per le scuole e gli insegnanti e gli animatori culturali di tutti i livelli scolastici. Il Seminario di primavera è un’iniziativa promossa dal Museo A come Ambiente, dall’Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte, dalla Regione Piemonte, con la collaborazione dei soci del Museo e in particolare di ARPA PIEMONTE e di ENVIRONMENT PARK. Il seminario si pone l’obiettivo di censire i percorsi didattici sui temi ambientali, per diffonderne la conoscenza attraverso il racconto e la condivisione di esempi selezionati. I temi affrontati saranno quelli di A come Ambiente: energia, trasporti/mobilità, rifiuti, acqua, cambiamenti climatici, alimentazione, aria, suolo… I relatori del seminario saranno scelti attraverso le segnalazioni di percorsi didattici sull’ambiente provenienti dai Dirigenti scolastici e dai docenti. Il modulo di iscrizione è unico e prevede la possibilità di proporsi come relatori del progetto didattico della propria scuola o classe oppure come semplice uditore.

La partecipazione è gratuita. Iscrizioni entro il 9 aprile 2013

Moduli e informazioni su: www.museoambiente.org

Tel 011.070.25.35

Fonte: eco dalle città