Rifiuti, tariffa puntuale nelle aree urbane: ecco dove e come si applica

Pagare le tasse proporzionalmente ai rifiuti prodotti è una realtà a Trento e Treviso e sta per diventarlo anche a Parma. In Europa, tra le grandi città che adottano la tariffazione puntuale ci sono Monaco, Berlino e Zurigo, negli Stati Uniti Kansas City. Diverse le modalità di calcolo delle tariffe381548

di Giuseppe Iasparra

Nel 2013 Trento, nel 2014 Treviso, nel 2015 Parma. La tariffazione puntuale in Italia prova a diffondersi anche nei centri urbani più grandi. Tuttavia, c’è chi ritiene che nelle grandi aree metropolitane è complicato introdurre un sistema che permetta di far pagare ai cittadini una somma proporzionale ai rifiuti prodotti. «Con l’esperienza di Trento – sottolinea Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente – si rompe il muro del “non si può fare la tariffazione puntuale nelle grandi aree urbane”. La città veneta dimostra che una volta messa in campo la raccolta domiciliare spinta è possibile fare anche il sistema di tariffazione puntale famiglia per famiglia».

Treviso
A Treviso la nuova tariffazione puntuale è partita lo scorso luglio. Nella città veneta si misurano gli svuotamenti di tutte le utenze della città, comprese le zone ad alta densità abitativa (condomini e centro storico). In che modo? «Attraverso il proprio contatore dei rifiuti: il bidoncino del rifiuto residuo» spiega Paolo Contò, direttore del Consorzio Priula e del Consorzio TV3. «Ognuno deve avere il proprio servizio individuale. Per far ciò – sottolinea Contò – occorre dotare gli utenti di contenitori di dimensioni variabili a seconda delle situazioni abitative». A Treviso, infatti, contenitori, frequenze e modalità di raccolta vengono adattate per rispettare le caratteristiche urbanistiche e architettoniche. Nel caso delle situazioni complesse sono state individuate «soluzioni specifiche per i condomini che hanno problemi di spazio e per i luoghi di interesse storico culturale in modo da rispettare il decoro urbano». Si tratta di un modello di raccolta porta a porta individualizzato che, nei casi complessi, prevede l’uso di contenitori impilabili a volumetria ridotta (30 litri). «Laddove questo non bastasse – aggiunge Contò – ci sono servizi aggiuntivi implementati attraverso un mezzo mobile di raccolta, l’Ecobus: una sorta di autobus con fermate nei punti più densamente popolati, dove gli utenti possono conferire i rifiuti». Ma come avviene la misurazione e il calcolo della tariffa? Su ogni contenitore del rifiuto secco è installato un transponder. Il codice univoco contenuto nel transponder viene letto tramite un dispositivo dove vengono registrati anche la data e l’ora dello svuotamento. Per quanto riguarda il costo della tariffa, invece, «il 60% è calcolato su una quota fissa in base al numero di componenti del nucleo familiare. Il 40% del costo – aggiunge il direttore del Consorzio – è invece indicizzato sul servizio, vale a dire sugli svuotamenti».

Parma
Il 2015 dovrebbe essere l’anno di Parma. Come annunciato nei mesi scorsi, anche nella città ducale partirà l’applicazione della tariffazione puntuale. Il nuovo sistema, presentato dalla Giunta comunale, è già in fase sperimentale. Dallo scorso novembre, il modello è stato avviato a partire dal centro storico, dove sono già stati consegnati ai cittadini i sacchetti dell’indifferenziato dotati di microchip. Questi ultimi, serviranno per la misurazione del numero dei conferimenti che avverrà tramite la lettura del supporto digitale collocato sui sacchetti. Dopo il centro storico, si passerà progressivamente alle altre zone cittadine con la misurazione, in questo caso, dei contenitori grigi dotati di microchip. Tutto il sistema dovrebbe essere a regime nella seconda metà del 2015. “I nostri modelli – ha sottolineato l’assessore comunale all’Ambiente, Gabriele Folli – sono stati approvati anche dall’Agenzia regionale e probabilmente verranno presto adottati anche in altre città capoluogo quali Piacenza e Reggio Emilia”.

Monaco, Berlino e Zurigo: diversi criteri di misura

Ma all’estero? La tariffazione sul rifiuto residuo è molto diffusa nei paesi mitteleuropei (Germania, Austria, Svizzera), incluse le grandi aree urbane. È il caso di Monaco e Berlino, in Germania, dove le tariffe per la raccolta del rifiuto residuo variano a seconda del volume dei contenitori e delle frequenze della raccolta (settimanale oppure bisettimanale). Il calcolo della tariffa avviene, inoltre, per la raccolta dell’organico a seconda della volumetria e della frequenza di passaggio. Volumetria e frequenza, tuttavia, non sono l’unico criterio di misura possibile. Esiste anche la modalità del “sacco prepagato”. È il caso di Zurigo(395.000 abitanti, cantone svizzero tedesco) dove non ci sono cassonetti stradali ma dove ogni condominio o utente deve esporre in strada, in base al giorno stabilito, i rifiuti indifferenziati nello speciale “Züri-Sack”: un sacchetto che si acquista al supermercato, il cui prezzo varia a seconda della sua grandezza.

Uno sguardo a Kansas City

A chiudere questa carrellata, l’esempio di Kansas City (467.000 abitanti), città statunitense che ha adottato un sistema di tariffazione puntuale a metà tra la misura delle frequenze e il sacco prepagato. Gli abitanti di Kansas City (come illustrato in una presentazione di ESPER, Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti), possono buttare via fino a due sacchi di spazzatura a settimana che sono inclusi nella tassa comunale. Chi avesse bisogno di un sacchetto aggiuntivo, a Kansas City, può acquistarlo al prezzo di un dollaro presso i rivenditori locali.

Fonte: ecodallecitta.it

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Ambiente, l’Italia è un Paese rumoroso con elevato inquinamento nelle aree urbane

L’Italia è un Paese rumoroso a causa dell’elevato inquinamento acustico. L’Italia è un Paese rumoroso e l’inquinamento acustico è uno dei problemi ambientali maggiormente diffuso. L’analisi emerge dal report dell’ISPRA Annuario dei dati ambientali presentato a Roma assieme al Rapporto Rifiuti Urbani. Il nostro Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale ha scattato la fotografia alla situazione ambientale in Italia e il ritratto che ne emerge non è confortante.

Inquinamento atmosferico

Resta un problema delle aree densamente urbanizzate e del bacino padano. Sebbene dal 1990 al 2012 le emissioni di ossidi di zolfo (SOx), ossidi di azoto (NOx) e ammoniaca (NH3) siano diminuite del 62,7%. i valori di PM10 sono stati superati nel 40% delle stazioni di rilevamento; nel 2012 anche i valori dell’ozono sono stati sforati e solo il 7% delle stazioni di rilevamento ha registrato valori nella norma.

Mare
L’inquinamento del mare è stato registrato sopratutto per la presenza di alghe tossiche come l’Ostreopsis ovata, di origine tropicale che ha attecchito tra 2007 e 2013. Questa microalga è stata riscontrata nel 2013 in 12 regioni costiere. Altro problema ambientale è rappresentato dall’erosione delle costiere dovuta nella maggioranza dei casi a fattori antropici. Infatti, nel 2011 risultavano urbanizzati 731 km2 su 670 comuni nella fascia dei 300 metri dalla riva.

Biodiversità
L’Italia racchiude il più grande bagaglio di biodiversità in Europa contando 58 mila specie animali e 6 mila 700 piante superiore che però rischiano l’estinzione. Il 31% dei vertebrati, più del 15% delle piante vascolari e il 22% di briofite e licheni sono a alto rischio. Paghiamo anche la presenza di specie aliene parti tra animali e piante a oltre 2000.

Cambiamenti climatici
La frequenza degli eventi estremi è in aumento. Alluvioni, siccità e onde di calore si sono registrati in modalità maggiore e nel 2013 si è verificata una temperatura media di +1,04 °C superiore a quella globale sulla terraferma (+0,88 °C). Elevate anche le notti tropicali, ossia con temperatura minima maggiore di 20°C, che per numero medio sono state registrate e pari a circa 10 giorni in più nell’anno.

Siti contaminati
La contaminazione del suolo avviene principalmente a causa delle attività industriali, gestione di rifiuti, attività minerarie, perdite da serbatoi e linee di trasporto degli idrocarburi. A Oggi i Siti di Interesse Nazionale (SIN) sono 39, mentre sono 1135 gli stabilimenti che rischiano un incidente rilevante per lo più presenti in Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna.

 

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Suolo

Le cifre esposte dall’ISPRA sono drammatiche: negli ultimi 50 anni sono stati consumati, in media, più di 7 m2 di suolo al secondo per oltre 50 anni. Oggi siamo agli 8 m2 al secondo e abbiamo perso irreversibilmente circa 22.000 km2. In 15 regioni viene superato il 5% di suolo consumato, sopratutto in Lombardia e in Veneto, in Emilia Romagna, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia con valori compresi tra l’8 e il 10%. Ciò fa di noi una nazione a alto rischio geologico-idraulico anche a causa di precipitazioni al di sopra della media registrate proprio nel 2013. Questi fenomeni hanno innescato 499.511 frane.

Agenti fisici:

Rifiuti radioattivi: La maggior parte dei rifiuti radioattivi si trovano in Piemonte 71,6%, in Campania con il 12,75% e Basilicata con il 9,7%. Ma in termini di volumi c’è una maggiore concentrazione in Lazio con il 29,4%, Piemonte (18,6%) e Emilia-Romagna (12,6%).

Inquinamento elettromagnetico

Nel 2012 erano presenti 6.094 impianti SRB Stazioni radio base e 11.382 impianti RTV Radiotelevisivi. Si sono registrati 608 casi di superamento dei limiti di legge per gli impianti radiotlevisivi e 88 per le Stazioni Radio Base

Rumore
l’inquinamento acustico è altamente presente in Italia tanto che il 42,6% delle sorgenti di rumore oggetto di controllo ARPA-APPA hanno fatto registrare almeno un superamento dei limiti. Le fonti di inquinamento sono le attività di servizio e commerciali per il 57,7% e le attività produttive per il 31,5%.

© Foto Getty Images –

Fonte: ecoblog.it

The Human Scale, le città che abbiamo modellato ora modellano noi

Un documentario tecnicamente e contenutisticamente ineccepibile che (di)mostra come la vita di più della metà della popolazione mondiale sia condizionata dalla struttura delle città

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Dal 2010 più della metà della popolazione mondiale vive in aree urbane un numero destinato a salire fino all’80% entro il 2050. Ma l’umanità è pronta ad affrontare questa concentrazione? E, soprattutto, come questa concentrazione e la conformazione urbanistica del territorio condizionano la vita delle persone?

Il documentario The Human Scale diretto dal danese Andreas M. Dalsgaard ha una guida d’eccezione, l’architetto Jan Gehl, che da più di quarant’anni studia l’evoluzione del comportamento umano cittadino. Il film è diviso in cinque capitoli ed è un affascinante trattato di sociologia che sconfina nell’urbanistica e nella filosofia.

1) Prima noi formiamo le città, poi sono loro a dare una forma a noi.

L’esempio sono le nuove metropoli cinesi. Negli ultimi 25 anni l’abbandono delle campagne e la concentrazione nelle città ha fatto sviluppare in maniera esponenziale le città della Cina, facendo cambiare le abitudini dei suoi abitanti. Gli hutong, gli stretti vicoli commerciali sono stati spazzati via dalle grandi vie di comunicazione, privando la popolazione dei luoghi di ritrovo deputati allo sviluppo della socialità. Inoltre lo sviluppo orizzontale ha moltiplicato in maniera esponenziale il fenomeno del pendolarismo, erodendo il tempo libero e le possibilità di incontro. Invece di favorire la socialità, le città la annichiliscono.

2)  Misuri solo ciò che ti interessa.

Per buona parte del Novecento l’urbanistica ha pensato le città in funzione delle automobili, ma alla fine del secolo scorso qualcosa è cambiato. Copenaghen, per esempio, ha rivoluzionato la propria struttura urbana pedonalizzando le vie del centro storico e aprendo numerose piste ciclabili. Che cosa è successo? La pedonalizzazione e la ciclabilità, la creazione di piazze per le persone e non per le auto hanno creato occasioni di incontro sviluppando la vita pubblica, una cittadinanza matura e una mobilità orientata sulla bicicletta (il 35% degli spostamenti avviene in bicicletta e il 24% con mezzi motorizzati). È un caso che Copenaghen sia sempre in testa a tutte le classifiche sulle capitali più vivibili del mondo? La stessa trasformazione è avvenuta a New York, metropoli che per un secolo è stata costruita solo e soltanto in un’ottica motoristica e che ha iniziato a cambiare quando l’amministrazione ha deciso di pedonalizzare alcuni tratti di Broadway e di allestire piste ciclabili. Risultato? Il 74% della popolazione si è detta contenta dei cambiamenti e gli incidenti stradali sono diminuiti del 63%.

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3)  Come fare di più con meno.

Siena è la città ideale. Tutte le città costruite per spostamenti a 5 km/h (pedonali) permettono di percepire odori, dettagli e sensazioni che non si possono cogliere viaggiando a 60 km/h. Queste esperienze, ripetute quotidianamente nel corso della nostra vita, hanno un’incidenza fortissima sulla qualità della vita. Nel 2050 la popolazione urbana toccherà i 6,5 miliardi di persone e a quell’appuntamento bisognerà arrivarci con una nuova visione. Negli ultimi decenni un miliardo di cinesi ha abbandonato le campagne per insediarsi nelle città, una trasformazione radicale della quale solo ora qualcuno inizia a pentirsi. In questo periodo di crisi non abbiamo né il tempo, né le risorse economiche per allestire le infrastrutture in grado di far funzionare le Gigacittà da 50 milioni di abitanti del futuro. Bisogna, dunque, imparare a fare di più con meno, come a Melbourne, per esempio, dove i vicoli malfamati dove vent’anni fa c’erano soltanto bidoni della spazzatura, ora sono diventati luoghi di ritrovo e di locali trendy. 

4) Cammini verso il caos che tu stesso hai creato.

Continuare a costruire le città con le logiche motoristiche del XX° secolo è insostenibile. L’esempio è Dacca, città che, ogni anno, accoglie mezzo milione di nuovi abitanti, con problemi di sovrappopolazione dovuti a una crescita non controllata. E imbottigliamenti nel traffico che sembrano gironi danteschi.

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5) Costa poco essere gentili con gli altri.

L’ultimo capitolo dimostra come una pianificazione partecipata e un’amministrazione capace di ascoltare le esigenze della propria cittadinanza possano cambiare la vita delle persone. L’esempio è Christchurch, cittadina distrutta da un terremoto e successivamente ricostruita ascoltando i suggerimenti dei suoi abitanti e… della natura. Gli edifici alti al massimo sei piani sono progettati per motivi di sicurezza ma favoriscono maggiormente la socialità. Questo perché più i palazzi sono alti, maggiori sono gli ostacoli alla socializzazione. Un documentario magnifico del quale potete gustare un’anteprima sul sito ufficiale. Prima di studiare cinema il regista Andreas M. Dalsgaard si è laureato in antropologia sociale e dopo aver visto The Human Scale non abbiamo dubbi che i suoi voti fossero molto, ma molto alti.

Fonte:ecoblog