Il Perù mette sotto tutela 1,3 milioni di ettari di foresta amazzonica

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Il Perù ha deciso, nelle scorse settimane, di istituire il Divisor National Park, una nuova area protetta con una superficie di 1,3 milioni di ettari, un’area grande quanto la Regione Campania e, se vogliamo fare un paragone con altri parchi nazionali, quanto Yellowstone e Yosemite messi insieme. Si tratta di un passo molto importante su scala globale perché segna un’inversione di tendenza in un’area – quella amazzonica – dove la deforestazione ha ripreso a “correre” dopo anni di rallentamento. L’area nella quale sorgerà il nuovo parco è una vera e propria oasi della biodiversità con 3000 specie tra flora e fauna, molte delle quali non si trovano in nessun altro luogo del mondo. È stato lo stesso presidente peruviano Ollanta Humala a dare il proprio imprimatur alla nascita di questo parco che ha unito due aree protette, la Sierra del Divisor e la White Sands National Reserve. Questo nuovo “corridoio” – denominato Ande-Amazon Conservation Corridor – favorirà le popolazioni indigene come la tribù Iskonowa che continua a vivere in isolamento nelle aree più selvagge della foresta amazzonica peruviana.

Fonte:  Renovables Verdes

 

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Marea nera in Thailandia, 50 mila litri di petrolio in area protetta

Greggio in mare al largo delle coste orientali della Thailandia. Il petrolio ha contaminato la baia di Ao Phrao a Koh Samet nel parco di Khao Laem Ya-Mu Koh Samet National Park in area marina protettathailandia5_01

50 tonnellate di greggio pari a 50 mila litri sono state disperse in mare nella Thailandia orientale e nel giro di due giorni hanno raggiunto 20 km di spiaggia nella baia di Ao Phrao nel Parco protetto Khao-Laem-Yah Koh Samet. Ne dà notizia la stessa compagnia petrolifera PTT Global Chemical che annuncia già il 27 luglio la fuoriuscita di greggio a causa della rottura di una tubazione ma nel comunicato tende anche a minimizzare. L’ultimo comunicato di oggi 29 luglio annuncia l’intervento di ben cinque navi incluse quelle della Marina Militare thailandese e l’intervento di volontari che stanno iniziando a ripulire la baia.

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Anon Sirisaengtaksin direttore di PTT GC ha presentato le sue scuse durante una conferenza stampa riconoscendo la responsabilità dell’impresa nella perdita del greggio durante il trasferimento da un container verso l’oleodotto che alimenta la raffineria PTT. Greenpeace avverte che la perdita è enorme e lancia l’appello alla Thailandia per mettere fine alle trivellazioni le Golfo. Ha detto Ply Pirom membro dell’associazione ambientalista:

Il golfo della Thailandia è sotto minaccia continua delle maree nere a causa dei continui trasporti delle petroliere nei punti di rifornimento e si contiano negli ultimi 30 anni otre 200 perdite consistenti di greggio.

Conferma la gravità dell’inquinamento anche Puchong Saritdeechaikul direttore del Centro di conservazione delle risorse marine e costiere che risponde direttamente al Governo e ammette che è la priva volta che l’Isola di Samet viene contaminata.

Fonte: Le Monde