Roma: l’apicoltura arriva in città

L’associazione si chiama Api Romane e raccoglie un gruppo di apicoltori non professionisti con lo scopo di promuovere l’apicoltura urbana nella città di Roma.9668-10443

«Il nostro vuole essere un movimento culturale per diffondere i principi di biodiversità, sostenibilità e inclusione sociale – spiegano i promotori – Crediamo che la salvaguardia dei beni comuni della nostra Capitale e lo sviluppo di una sensibilità eco-sociale possano avvenire tramite il mondo dell’apicoltura. Il nostro obiettivo è quello di far diventare l’apicoltura il fulcro di una nuova ecologia urbana, tessendo un network cittadino di apicoltura sostenibile fondata sulla socializzazione, l’inclusione sociale e l’educazione ambientale per sensibilizzare le nuove generazioni. Sull’esempio di altre capitali europee, vogliamo creare oasi per le api e corridoi verdi per salvaguardare la biodiversità della nostra Capitale in collaborazione con varie realtà urbane fra cui orti sociali e associazioni ecologiste valorizzando così spazi verdi pubblici e privati per rendere Roma una città a misura d’ape».

Il progetto sul quale l’associazione sta lavorando attualmente si chiama “Api per il Lago” , nato dalla collaborazione tra Api Romane ed il “Forum territoriale permanente del parco delle Energie” che ha portato all’installazione di un apiario sociale e didattico autogestito.

«Questo progetto vuole essere un simbolo di resistenza alla cementificazione – aggiungono dall’associazione – di salvaguardia della biodiversità dell’area e uno strumento di sensibilizzazione ecologica. Per far ciò abbiamo avviato una progettazione collettiva dell’apiario e del “giardino delle api” tramite tavole rotonde e workshops di autocostruzione a cui stanno partecipando semplici cittadini, attivisti, apicoltori, ingegneri e alcune scuole del quartiere affinché il Lago e il parco attorno diventino effettivamente un bene comune.  Api Romane vuole far sì che iniziative del genere risveglino nella cittadinanza romana tutta il senso civico, la volontà di partecipazione “dal basso”, la cultura del verde pubblico e l’importanza della salvaguardia delle api. Nei prossimi mesi lanceremo una campagna per istituire una tavola rotonda fra apicoltori urbani e tutte quelle realtà cittadine che possono connettersi a questo nuovo modo di fare apicoltura per capire insieme come condividere i propri strumenti in una rete di azione diretta all’ecologia urbana».

Fonte:  ilcambiamento.it

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UrBEES: api in città, sentinelle contro l’inquinamento

L’apicoltura urbana è già una realtà a New York, Londra, Parigi, Tokyo. E si fa strada anche a Torino, con il progetto UrBEES. Le api di città fanno il miele – buono e sano come quello di campagna – e servono a monitorare gli inquinanti. Roba da esperti? No. Chiunque può adottare un’arnia: non è pericoloso, non è difficile e basta un balcone. “Join the Revolution!”

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Un annuncio gira su facebook: “Abbiamo bisogno di voi per portare avanti il Progetto UrBEES. Cerchiamo postazioni in Torino e Provincia per installare nuovi apiari urbani. Balconi, terrazze, giardini, orti, tetti, parchi, cortili… e qualsiasi altro spazio per poter rendere, finalmente, ecosostenibili le nostre città. Se siete interessati contattateci su urbees@hotmail.com Join our revolution!”. E noi l’abbiamo fatto. Ecco cosa ci ha raccontato Antonio Barletta, l’ideatore del progetto. “Io sono apicoltore da circa sette anni; avevo le api in Val Chiusella assieme ad un amico, ma cercavo delle postazioni più vicine a Torino, dove vivo. All’inizio concentravo le ricerche in zone periferiche, ma poi mi sono detto “Perché invece che mettere le api in periferia non le portiamo in città?”. E ho cominciato ad informarmi. In rete ho scoperto la realtà dell’apicoltura urbana, le esperienze nel mondo: Londra, Parigi, New York, Hong Kong, Tokyo… Ho cercato di capire se ci fossero realtà simili in Italia, ma non ne esistevano. E allora ho deciso di provarci io. Prima di tutto ho cercato di capire se nella mia città ci fossero divieti contro l’apicoltura urbana – divieti che esistono in altre città: la stessa New York, ora all’avanguardia in questo campo, inizialmente lo vietava – e ho visto che a Torino il divieto non c’era. Così ho cominciato a parlarne ad amici, conoscenti, apicoltori…ecodaleecitta1

Ed è nato Urbees. Cosa volete fare esattamente?

Il progetto consiste nel coinvolgere i cittadini nell’allevamento delle api in città per beneficiare non solo di miele, cera e propoli, ma anche dei suoi servizi di biomonitoraggio: chiunque voglia ospitare le api sul balcone, o sul giardino avrà in cambio i prodotti dell’alveare e ci darà la possibilità di creare una “centralina di monitoraggio” per la qualità dell’ambiente urbano. Le api sono sentinelle dell’ambiente ed è arrivato il momento di utilizzarle anche per quello che è il loro ruolo nella natura. Attraverso l’analisi del miele e della cera delle api possiamo controllare la presenza dei metalli pesanti, degli inquinanti, e rilevare cosa sta cambiando nell’ecosistema della città. Il patto è questo: i cittadini mettono a disposizione uno spazio sul proprio balcone (bastano uno o due metri quadri), noi veniamo a fare un sopralluogo e installiamo l’arnia che diventa una postazione di monitoraggio. In cambio il cittadino si prende il miele. Urbees non ha ancora natura giuridica, non guadagniamo, per ora siamo tutti volontari e amici.

Non fa male mangiarsi il miele “inquinato”?

Il miele urbano è buono come quello prodotto in campagna ma si tira dietro un mucchio di scetticismo. Abbiamo analizzato il miele prodotto a Torino l’estate scorsa, misurando la presenza di piombo, nichel, cromo e benzene, cosa che non fanno i produttori tradizionali perché nessuno glielo chiede. Bene, nel nostro miele, questi metalli pesanti erano presenti solo in minime tracce, completamente irrilevanti dal punto di vista della commestibilità e della salute umana. Ma noi queste minime tracce possiamo analizzarle per fare un monitoraggio della qualità ambientale della città, avendo a disposizione i valori chimico fisici dei metalli pesanti ma anche quelli biologici: cosa causano questi metalli pesanti all’interno di un organismo?

Insomma, le api sono microcentraline…

Le api sono sentinelle: sono bioindicatori, un po’ come i muschi e i licheni, monitorano tutto e ci dicono come cambia l’ambiente. Ma non solo. Dove ci sono le api si garantisce il mantenimento della biodiversità. Possiamo scoprire come varia la presenza botanica spontanea in città, creare una mappatura della vegetazione urbana, utile anche per chi ha allergie. (Fra l’altro il miele è anche ipoallergenico: si abitua l’organismo ad introdurre piccole parti della sostanza a cui si è intolleranti), ripristinare le piante necessarie all’ecosistema… La natura in città deve essere funzionale, non solo estetica. E per ridurre l’inquinamento non basta solo evitare di prendere l’auto una volta ogni due settimane, bisogna anche reintrodurre la natura in città, per esempio attraverso gli orti urbani, i giardini verticali e perché no, le api.

Perché in altre città l’apicoltura urbana è vietata?

Le api si conoscono per due ragioni: perché fanno il miele e perché pungono. E nessuna delle due cose sembra adatta alla città. E invece non è così, prima di tutto perché le api arrivano spontaneamente in città. Ci stanno bene. Come tanti altri animali che sembrano “fuori posto”: i gabbiani, gli scoiattoli, i corvi, le formiche… Le api in città arrivano in sciami, spesso scappando dall’inquinamento della campagna. Sembra un paradosso ma l’inquinamento cittadino non causa la moria delle api come invece fanno i pesticidi e i fertilizzanti chimici usati nelle campagne. A New York successe proprio questo: si decise di aprire la città alle api per aiutarle a sopravvivere e si decise di investire sulla produzione di miele urbano. Idem a Parigi, dove sono state proprio le istituzioni pubbliche ad incentivare l’apicoltura urbana. Qui in Italia invece c’è molto scetticismo, prima di tutto tra gli apicoltori tradizionali; un po’ temono che in città le api possano morire, e un po’ sono spaventati dalla concorrenza del miele urbano. Non si riesce a vedere la forza dell’innovazione. Oltretutto in un mercato che importa il 40% del miele dall’estero… perché dobbiamo importarlo quando possiamo produrlo? Eppure in Italia sono il primo a portare avanti questo progetto.

Nessun pericolo per chi decide di adottare un alveare?

No. Le api sono vegetariane. Non ci pungono. Quelle sono le vespe, che sono carnivore, e rompono un po’ le scatole. Ma sono animali diversi. L’ape esce dall’alveare e si dirige subito sul fiore, perché la comunicazione dell’alveare è efficiente. Sanno già dove devono andare, non perdono tempo…E in ogni caso forniamo tutte le regole comportamentali e le “istruzioni per l’uso” ai cittadini che decidono di aderire al progetto.

E può farlo chiunque?

Non bisogna per forza diventare apicoltori per ospitare le api. Chi ci mette a disposizione uno spazio sul proprio balcone può affidarsi a noi per tutto il resto: mettiamo in sicurezza l’arnia e ci occupiamo della sua gestione. Se invece un cittadino vuole imparare a diventare apicoltore, organizziamo corsi e workshop apposta. Per allevare una famiglia di api basta un controllo a settimana, non richiede molto tempo. Ma, ripeto, non è necessario diventare apicoltore. Chiunque può aderire a Urbees e trasformare il proprio balcone in una centralina di monitoraggio. Non ci vuole niente, e ovviamente non ci sono costi per chi decide di intraprendere l’avventura. Abbiamo avuto api in Via Cavour, da un ragazzo che mangiava sul balcone e a volte ci dormiva anche, e non gli hanno mai causato problemi.

Le api no, ma gli altri condomini?

Nessun regolamento condominiale vieta l’installazione di un alveare sul balcone…anche perché di solito a nessuno viene in mente di farlo. A Parigi ci sono regolamenti appositi per le api in città, ma direi che prima di arrivare a una discussione simile al parlamento italiano ne passerà… Quando cominciai a cercare informazioni sul tema provai con i vigili urbani. Mi chiesero “Perché, vuoi denunciare qualcuno che ha messo le api sul balcone?” No veramente vorrei metterle io e capire a cosa mi fate se lo faccio…”. In assenza di un regolamento per l’apicoltura urbana ci si rifà alla legge nazionale, che dice che le api possono stare ovunque purché rispettino le distanze di sicurezza. Da un balcone all’altro basta che ci sia una barriera, un dislivello di due metri a separare l’arnia dalla proprietà adiacente. Di norma non ci sono problemi quindi. Certo, qualche vicino potrà brontolare. Ma bisogna far capire alla gente che avere le api sul balcone accanto è un ottimo indicatore di qualità ambientale. Ed è un buon segno: vuol dire che lì si vive bene…Ai condomini scettici faremo vedere come lavorano le api, spiegheremo loro che non c’è alcun pericolo… e se no proveremo ad addolcirli con un po’ di miele!

Fonte: eco dalle città

Apicoltura da Manuale

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