L’Europa vieta i pesticidi che uccidono le api

L’Europa salva le api e vieta i pesticidi che le uccidono. Gli Stati membri dell’Unione Europea, hanno infatti approvato una proposta della Commissione, per vietare l’uso di tre pesticidi neonicotinoidi, che potranno essere utilizzati solo all’interno di serre permanenti, senza contatto con gli insetti. I Paesi membri dell’Ue hanno approvato la proposta della Commissione europea che introduce il divieto di utilizzo all’aperto di tre pesticidi perché nocivi per le api. L’impiego dei principi attivi (imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam, noti come neonicotinoidi), che è molto diffuso in agricoltura, sarà consentito solo in serra. Anche l’Italia ha votato a favore del bando, insieme alla maggioranza dei Paesi membri.

“Quello fatto dai Paesi membri dell’UE che hanno approvato la proposta della Commissione di introdurre il divieto di utilizzo all’aperto di 3 pesticidi, noti come neonicotinoidi (imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam), è un primo e importante passo avanti per la protezione delle api e degli altri impollinatori”, afferma il WWF.RTXZ3DT-e1487891078282-1024x629

“Tuttavia – continua l’associazione – la decisione di oggi riduce i rischi ma non li elimina: è necessario continuare la battaglia affinché si arrivi al bando totale di queste sostanze. Lasciando in commercio queste molecole per le produzioni in serra, infatti, non solo non si esclude il rischio di contaminazione dell’ambiente esterno ma anche l’utilizzo illecito. È quindi urgente predisporre un sistema di controlli efficaci e prevedere sanzioni adeguate per chi non dovesse rispettare il divieto di utilizzo in campo aperto”.

Anche Greenpeace accoglie con grande soddisfazione il bando permanente e quasi totale di tre insetticidi neonicotinoidi dannosi per le api. “Questa è una notizia importante per le api, l’ambiente e tutti noi. Il voto a favore dell’Italia certifica l’attenzione dei cittadini italiani per la protezione degli impollinatori”, dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura di Greenpeace Italia. “I danni di questi neonicotinoidi sono ormai incontestabili. Bandire questi insetticidi è un passo necessario e importante, il primo verso una riduzione dell’uso di pesticidi sintetici e a sostegno della transizione verso metodi ecologici di controllo dei parassiti”.

Il bando votato oggi estende quello parziale già in essere dal 2013 per tre neonicotinoidi – l’imidacloprid e il clothianidin della Bayer e il tiamethoxam della Syngenta. Rimane consentito il loro utilizzo solo all’interno di serre permanenti.whats-the-big-deal-with-pesticides-x1280

I Paesi che hanno votato a favore del divieto sono: Italia, Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Paesi Bassi, Austria, Svezia, Grecia, Portogallo, Irlanda, Slovenia, Estonia, Cipro, Lussemburgo, Malta, che rappresentano il 76,1% della popolazione dell’Ue. Quattro i Paesi contrari al divieto: Romania, Repubblica Ceca, Ungheria e Danimarca. Otto gli astenuti: Polonia, Belgio, Slovacchia, Finlandia, Bulgaria, Croazia, Lettonia e Lituania. Oltre ai 3 insetticidi in discussione, ce ne sono altri che costituiscono una minaccia per le api e altri insetti benefici. Tra questi quattro neonicotinoidi, il cui uso è attualmente permesso in Ue: acetamiprid, thiacloprid, sulfoxaflor e flupyradifurone e altre sostanze quali cipermetrina, deltametrina e clorpirifos. Per evitare che questi tre insetticidi ora vietati vengano sostituiti con altre sostanze chimiche che potrebbero essere altrettanto dannose, Greenpeace ritiene che l’Ue debba bandire l’uso di tutti i neonicotinoidi, come la Francia sta già considerando di fare. È inoltre necessario applicare gli stessi rigidi standard utilizzati per questo bando alla valutazione di tutti i pesticidi e, soprattutto, ridurre l’uso di pesticidi sintetici e sostenere la transizione verso metodi ecologici di controllo dei parassiti.download

Sul divieto introdotto dall’Ue si è espressa anche la Coldiretti. “Per salvare le api è ora necessario che il divieto riguardi coerentemente anche l’ingresso in Italia e in Europa di prodotti stranieri trattati con i principi attivi sotto accusa”.

“Non è accettabile che alle importazioni sia consentito di aggirare le norme previste in Italia ed in Europa, anche grazie agli accordi di libero scambio, ed è necessario, invece, che dietro tutti gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. Le api – sottolinea la Coldiretti – sono un indicatore dello stato di salute dell’ambiente e servono al lavoro degli agricoltori con l’impollinazione dei fiori tanto che Albert Einstein sosteneva che: “Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/04/europa-vieta-pesticidi-uccidono-api/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Roma: l’apicoltura arriva in città

L’associazione si chiama Api Romane e raccoglie un gruppo di apicoltori non professionisti con lo scopo di promuovere l’apicoltura urbana nella città di Roma.9668-10443

«Il nostro vuole essere un movimento culturale per diffondere i principi di biodiversità, sostenibilità e inclusione sociale – spiegano i promotori – Crediamo che la salvaguardia dei beni comuni della nostra Capitale e lo sviluppo di una sensibilità eco-sociale possano avvenire tramite il mondo dell’apicoltura. Il nostro obiettivo è quello di far diventare l’apicoltura il fulcro di una nuova ecologia urbana, tessendo un network cittadino di apicoltura sostenibile fondata sulla socializzazione, l’inclusione sociale e l’educazione ambientale per sensibilizzare le nuove generazioni. Sull’esempio di altre capitali europee, vogliamo creare oasi per le api e corridoi verdi per salvaguardare la biodiversità della nostra Capitale in collaborazione con varie realtà urbane fra cui orti sociali e associazioni ecologiste valorizzando così spazi verdi pubblici e privati per rendere Roma una città a misura d’ape».

Il progetto sul quale l’associazione sta lavorando attualmente si chiama “Api per il Lago” , nato dalla collaborazione tra Api Romane ed il “Forum territoriale permanente del parco delle Energie” che ha portato all’installazione di un apiario sociale e didattico autogestito.

«Questo progetto vuole essere un simbolo di resistenza alla cementificazione – aggiungono dall’associazione – di salvaguardia della biodiversità dell’area e uno strumento di sensibilizzazione ecologica. Per far ciò abbiamo avviato una progettazione collettiva dell’apiario e del “giardino delle api” tramite tavole rotonde e workshops di autocostruzione a cui stanno partecipando semplici cittadini, attivisti, apicoltori, ingegneri e alcune scuole del quartiere affinché il Lago e il parco attorno diventino effettivamente un bene comune.  Api Romane vuole far sì che iniziative del genere risveglino nella cittadinanza romana tutta il senso civico, la volontà di partecipazione “dal basso”, la cultura del verde pubblico e l’importanza della salvaguardia delle api. Nei prossimi mesi lanceremo una campagna per istituire una tavola rotonda fra apicoltori urbani e tutte quelle realtà cittadine che possono connettersi a questo nuovo modo di fare apicoltura per capire insieme come condividere i propri strumenti in una rete di azione diretta all’ecologia urbana».

Fonte:  ilcambiamento.it

“Il tempo delle api”, un documentario sull’apicoltura naturale in Italia

Due amici e un progetto comune: realizzare un documentario dedicato all’apicoltura. Girato nell’arco di tre anni in un casale di campagna dove un gruppo di ragazzi ha scelto di vivere insieme, “Il Tempo delle Api” racconta la storia di due giovani apicoltori che provano ad allevare le api in maniera naturale. Api a rischio estinzione? Certo, ma c’è chi cerca di correre ai ripari. “Il tempo delle api”, documentario di Rossella Anitori e Darel Di Gregorio, racconta la storia di due giovani apicoltori che provano ad allevare le api in maniera naturale. “Il film non si propone di insegnare una nuova tecnica – si legge nel sito ufficiale  – ma piuttosto di riflettere sulle difficoltà che gli apicoltori si trovano ad affrontare giorno per giorno”, aprendo un fronte di dibattito su quello che potrà essere il futuro delle api.15203206_1819793878236100_8321178540734833530_n

Il documentario è il frutto di un lavoro di osservazione lungo tre anni in un casale dei Castelli Romani alle porte di Roma. Darel, uno degli autori, racconta l’inizio di questa avventura spiegando che i due protagonisti del documentario, Mauro e Valerio, facevano parte della stessa comune in cui abitava proprio ai Castelli Romani. Qui si realizzavano una serie di progetti eco-sostenibili, dall’agricoltura sinergica alla permacultura.

“Avevo diciannove anni quando ho intercettato i ragazzi del casale – spiega Darel ricordando l’inizio della sua esperienza – e nonostante fossi cresciuto in campagna, è stato insieme a loro che ho imparato a conoscere le piante dell’orto, a cucinare secondo le stagioni e a chiamare gli alberi che avevo intorno. Era una casa aperta ai viaggiatori, facile da raggiungere e un buon compromesso tra chi voleva vivere nella società e chi se ne voleva allontanare.”
Un giorno Mauro e Valerio hanno scoperto che in Sud America stavano sperimentando un’apicoltura che metteva in primo piano le api e la loro salute, e così da subito si sono adoperati per realizzare qualcosa di simile in Italia.15621812_1831974680351353_5911950235911556652_n

Proprio in quello stesso periodo Darel incontra Rossella, che all’epoca stava scrivendo un libro sulle Comuni e gli eco-villaggi d’Italia, e in questo contesto si sono creati i presupposti per un lavoro documentario sull’esperienza intrapresa da Mauro e Valerio. La curiosità a conoscere gli ideali che guidano questo nuovo esperimento e il fascino nutrito verso il mondo delle api hanno fatto il resto, e così i due registi si sono messi a lavoro per la realizzazione de “Il tempo delle api”.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/01/tempo-api-documentario-apicoltura-naturale-italia/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

L’uomo che parla con le api

Le api stanno scomparendo e questo si sa ormai da tempo. Per fermare tutto questo sarebbe indispensabile e urgente pensare a un nuovo modello di agricoltura integrata. A parlarcene è Nicola Saviano… l’uomo che parla con le api.salviamo_le_api_

Le api stanno scomparendo e questo si sa ormai da tempo. Questi insetti meravigliosi, insieme ad altri animali impollinatori, muoiono a causa dei cambiamenti climatici, del riscaldamento globale, della scomparsa della biodiversità botanica e per via delle monocolture industriali intensive che implicano l’uso spesso indiscriminato di pesticidi e agenti chimici dannosi. Tutto questo potrebbe avere conseguenze serissime per l’impollinazione e quindi per la nostra alimentazione e sopravvivenza. Per fermare tutto questo sarebbe indispensabile e urgente pensare a un nuovo modello di agricoltura integrata, sostenibile per tutti gli esseri viventi (e non solo per l’uomo), sana e rispettosa dell’ambiente. L’apicoltura, che senz’altro ha avuto e continua ad avere serie difficoltà a causa di tutto questo, non è, però, senza responsabilità. Nell’apicoltura tradizionale, infatti, si utilizzano farmaci per curare le patologie più comuni delle api o gli attacchi della Varroa, un acaro molto pericoloso per questi insetti. I farmaci utilizzati possono contaminare il miele. Per avere una maggiore produzione, inoltre, non si esita spesso a depredare le api di tutto il loro miele sostituendolo con zucchero o altri preparati specifici che talvolta vengono addizionati di antibiotici o altri farmaci. Anche la produzione di propoli o pappa reale pone questioni etiche che non possono essere sottovalutate.  Esiste, però, un’apicoltura diversa, il cui scopo non è solo economico ma il cui primo obiettivo è l’attenzione a come stanno e a cosa sentono ed esprimono questi animali. Si tratta di un nuovo approccio all’allevamento che sviluppa una relazione simbiotica tra l’uomo e le api, rispettandole, ascoltandole e comunicando con loro.  Nicola Saviano, 38 anni, sposato e con un figlio di 6 anni, è di Erba (CO) ma vive a Roma. Ci parla di una nuova relazione tra uomini e api e di un diverso approccio che implica necessariamente anche una diversa visione della nostra stessa vita. Nicola parla dell’amore che questi insetti ci possono insegnare, del ruolo che hanno sul pianeta Terra e di quanto poco le conosciamo.

Nelle tue conferenze parli d’amore. Qual è la relazione tra l’amore, le api e l’uomo?

Le api ci stanno aiutando ad evolvere. L’amore è una forza che nelle api è pienamente presente. Si sono sviluppate prima dell’uomo e quindi hanno sviluppato il sacrificio e il dono che sono componenti dell’amore. L’uomo, invece, non è ancora arrivato a questo livello e, secondo me, le api sono su questa terra anche per svolgere questo compito così importante. L’uomo deve ancora evolvere e deve farlo sotto forma di coscienza ma una coscienza più avanzata e spirituale. Questo è possibile con lo sviluppo del terzo occhio. Le api ce l’hanno già. Questa coscienza di amore, quindi, ce l’hanno molto ben presente.

Questa interpretazione non parte da un punto di vista, però, molto “umano”? Cioè: non è un altro modo per giustificare l’allevamento e di conseguenza lo sfruttamento di questi animali? Noi abbiamo bisogno delle api ma le api hanno bisogno di noi?

Le api sono arrivate su questo pianeta prima di noi. L’uomo ha il dovere di difendere la natura nel suo insieme e le api sono il vero e proprio cardine della vita e dell’amore. Abbiamo con loro un legame molto importante e dobbiamo assolutamente proteggerle.

Fino ad ora, però, questa difesa e questa protezione da parte dell’uomo non c’è stata. Le api infatti stanno scomparendo.

L’uomo sta evolvendo ma fino ad ora, infatti, non è riuscito a sviluppare la coscienza necessaria. La parte egoistica dell’uomo ha sfruttato questa risorsa fondamentale e continua a farlo ma quando saremo in grado di evolverci capiremo che allevare le api non significa solo fare il miele.

Tu sei un apicoltore che non produce miele. Come mai?

Non lo produco più da molti anni. Non mi interessa e non mi è mai interessato. Quando andavo in apiario sapevo che avrei dovuto uccidere delle api per ricavare il miele per venderlo. Quindi si faceva per soldi, per denaro. Non mi sono più sentito di fare quel lavoro. L’unico interesse nei confronti del miele ora è il suo aspetto curativo. Lo considero una medicina da assumere a piccole dosi e con le quali posso curare me e la mia famiglia. In ogni caso non sempre è possibile prenderlo. Lo chiedo alle api e in caso ne prelevo pochissimo. Sono legato a loro, mi riconoscono e sanno chi sono. Le api hanno una memoria. Allevare le api significa qualcosa di molto diverso.

Come comunichi con le tue api?

Uso parole, suoni e fischi. Le api sanno che quello che faccio è importante anche per loro. E’ la missione della mia vita.

Qual è esattamente questa missione?

Ogni persona sa nel profondo che le api sono importanti ma non sa cosa fare o come fare per aiutarle. Raccontando la mia esperienza porto un messaggio chiaro e preciso che non può essere confuso: un messaggio di amore e di cambiamento.

E’ una nuova frontiera dell’apicoltura

E’ una nuova frontiera che apre le porte a una visione completamente diversa e a una sensibilità diversa da parte di chi deve comunicare con tutte le altre persone. Sto facendo corsi e sono venuto a parlare all’EUPC qui a Bolsena portando il mio lavoro e la mia ricerca. Voglio far conoscere la mia storia con le api, una storia che mi ha cambiato la vita.

Come hai cominciato?

Ho trascorso l’infanzia in un grande giardino con tanti animali, piante da frutto e un orto coltivato con la sapienza contadina. In seguito ho viaggiato per il mondo e ad un certo punto ho incontrato l’apicoltura che mi ha interessato e poi appassionato conducendomi verso studi e ricerche sulle api sia di carattere scientifico che olistico: Steiner, la Biodinamica, Fukuoka e la Permacultura mi hanno offerto strumenti di osservazione e di indagine più approfonditi. Tutto è cominciato quando ho conosciuto un apicoltore di 80 anni che mi ha insegnato le tecniche per recuperare gli sciami che aveva sviluppato lui stesso. Non è stato facile perché ero terrorizzato all’inizio ma pian piano tutto è cambiato. Adesso posso stare tranquillamente in mezzo alle api. Uso le protezioni soltanto perché il veleno delle api, se si viene punti, a lungo andare, può dare problemi. E’ un tipo particolare di veleno che aumenta la nostra coscienza.

Dove tieni le tue api?

Prima ero ad Ostia Antica dove, a causa dei prodotti chimici usati nei campi agricoli adiacenti al mio, ho assistito più di una volta alla morte delle mie api. Ho dovuto quindi spostarmi e adesso ho generazioni di api naturali da più di cinque anni.

Hai detto che il miele biologico non esiste. Ci spieghi perché?

Il miele che mangiamo è fatto da api stressate, maltrattate e che vivono in condizioni molto innaturali. Mi è capitato di mangiare il miele preso direttamente dai favi naturali e il suo sapore, la sua energia sono completamente differenti. Il miele è una vera e propria medicina e deve essere trattato in modo totalmente naturale, se preso in piccole dosi diventa medicamentoso.

Qual è il futuro dell’apicoltura?

Il futuro dell’apicoltura deve cambiare in questa direzione. Le api portano la vita diffusa nei campi. La loro forza e il loro movimento sono estremamente potenti. In permacultura le api sono fondamentali perché portano vita a tutto il progetto. Sono il primo elemento da inserire.

Qual è il tuo obiettivo?

Per me è essenziale la ricerca nei confronti di questi animali. Attraverso l’osservazione e la difesa della loro vita possiamo permettere all’essere umano un’evoluzione di coscienza che altrimenti non sarebbe possibile. Che io sappia non ci sono al momento altri apicoltori che fanno questo ma è necessario un approccio completamente diverso e un cambiamento di direzione è indispensabile.

Manteniamo l’approccio classico all’apicoltura che è quello di produrre miele. In questo senso, può esistere un’apicoltura etica?

Ci si avvicina in parte l’apicoltura biodinamica. Quello che manca è però la consapevolezza della vita della famiglia di api, delle regole relative al posizionamento degli sciami, le necessità delle famiglie ed altre cose che ho scoperto durante la mia ricerca. Ho iniziato a tenere corsi in questo senso e cioè insegnare alle persone come si fa con le api.

Che cosa facevi prima di diventare apicoltore?

Molti lavori diversi ma sono sempre stato in mezzo alla natura. Sono stato istruttore subacqueo tra le molte cose che ho fatto. Ancora adesso faccio l’istruttore di wind surf e il musicista.

Non sembri molto entusiasta della permapicoltura? Perché?

E’ stata sviluppata in Argentina dove le api sono africanizzate e sono molto differenti dalle nostre. Dovrei avere più elementi per poter giudicare.

Quali sono state le scoperte più importanti che hai fatto durante la tua ricerca?

Più che scoperte le chiamerei intuizioni. In particolare riguardano l’orientamento e la costruzione dei favi naturali, la forma e i materiali delle arnie naturali. Sto facendo sperimentazioni in proposito.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Creare una scuola basata sulla l’apicoltura naturale e fare corsi e conferenze in giro per l’Europa.

Ho un sito internet e una pagina Facebook.

Fonte: ilcambiamento.it

Moria api, i neonicotinoidi funzionano come contraccettivi

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Che la moria delle api che interessa da alcuni anni l’apicoltura fosse connessa all’utilizzo dei neonicotinoidi lo si sapeva da tempo, ma quali fossero le cause che portano al declino delle api in molte zone del mondo restava da chiarire. Un gruppo di ricercatori dell’Istituto della salute delle api dell’Università di Berna, in Svizzera, ha scoperto che i neonicotinoidi agiscono come contraccettivi per i maschi delle api. Parzialmente vietati dall’Unione Europea, i neonicotinoidi continuano a essere utilizzati su vasta scala negli Stati Uniti. Nella fase sperimentale, i ricercatori hanno constatato come i maschi sottoposti a questo tipo di pesticidi avessero una durata di vita e una quantità di sperma ridotta del 39%. Secondo Junko Tokumoto che ha partecipato allo studio è un dato di fatto che i pesticidi producono delle reazioni di stress ossidativo. Gli spermatozoi, vista la composizione della loro membrana cellulare, sono particolarmente sensibili a questo tipo di stress. Ma potrebbe esserci anche un effetto indiretto dei neonicotinoidi: la sostanza tossica, infatti, potrebbe pregiudicare le api-nutrici che si occupano dei giovani maschi. La moria delle api non è imputabile soltanto ai neonicotinoidi che sono una delle principali cause di questo declino insieme ai cambiamenti climatici, alla frammentazione dell’habitat, all’assenza di risorse alimentari in alcuni periodi dell’anno e, ancora, a causa di un acaro (varroa destructor) che infesta molti alveari dell’emisfero boreale.

Foto | Davide Mazzocco

Fonte: Le Monde

Francia, oltre 600mila firme per salvare le api

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Diverse associazioni ambientaliste hanno consegnato al ministro dell’ecologia francese, Ségolène Royal, una petizione dopo avere raccolto fra le 600mila e le 700mila firme richiedenti la proibizione dei neonicotinoidi, dei pesticidi che aggravano la mortalità delle api. Le organizzazioni sperano che la proibizione dei neonicotinoidi sia inscritta nella legge sulla biodiversità che deve passare in seconda lettura all’Assemblea nazionale fra qualche giorno.

Royal ha fatto sapere di voler sostenere questa proibizione:

“È indispensabile mettere fine all’utilizzo di questo tipo di prodotti chimici, degli insetticidi che uccidono le api e influenzano la biodiversità ma anche l’agricoltura, poiché le api sono impollinatrici. I neonicotinoidi toccano il cervello della api e dunque hanno anche impatto sulla salute umana. È tempo di capire che è fissando delle regole ferme che i ricercatori e gli industriali investiranno in altri prodotto sostitutivi che non influenzano la salute umana”.

Come confermato dal ministro dell’agricoltura, Stéphane Le Foll, ogni anno 300mila colonie di api vengono decimate dai neonicotinoidi. Questi pesticidi sono stati oggetto di una moratoria parziale, da parte dell’Europa, dalla fine del 2013.

Fonte:  Le Monde

Foto | Davide Mazzocco

Moria api: in Francia aumenta l’utilizzo dei neonicotinoidi

La Francia all’avanguardia nel contrasto all’utilizzo dei pesticidi in agricolturaapi-8

La Francia sembra essersi accorta, prima di molti altri Paesi, della necessità di limitare l’utilizzo dei neonicotinoidi in agricoltura. Perché? Molto semplice: perché in gioco c’è la sopravvivenza delle api e, quindi, dell’agricoltura tutta, come dimostrano le surreali immagini degli “impollinatori” cinesi.

Dopo la moratoria europea sui pesticidi killer di api e farfalle (datata 2013) l’utilizzo dei cinque principali pesticidi (acetamiprid , clothianidin , thiamethoxam , imidacloprid , tiacloprid) è passato dalle 387 tonnellate del 2013 alle 508 tonnellate del 2014. Nonostante la moratoria l’aumento è stato del 31% in un anno. I dati 2015 non sono ancora stati resi disponibili dalla direzione generale dell’alimentazione del Ministero dell’Agricoltura.

Gilles Lanio, presidente della Union nationale de l’apiculture française, ha qualcosa da ridire sullo scarico di responsabilità da parte del Ministro dell’Agricolutura Stéphane Le Foll:

“Quando veniamo ricevuti al ministero, ci viene detto che gli agricoltori fanno dei grandi sforzi e che la mortalità delle api sono causate anche dalle nostre attività. Le cifre mostrano che questo è completamente falso. Quanto alla trasparenza non ce n’è, nonostante le promesse”.

La disputa sui neonicotinoidi è in corso all’Assemblea Nazionale e al Senato dove dopo l’esame del progetto di legge per la riconquista della biodiversità, della natura e del paesaggio, la Camera alta ha deciso per l’interdizione totale di tutti i neonicotinoidi a partire dal 2018. Un punto a favore degli apicoltori. E in Europa si guarda con interesse a cosa sta accadendo in Francia.

Fonte:  Le Monde

Foto | Mazzocco

 

Le api “sentono” il campo elettrico dei fiori

Le api sono in grado di riconoscere i fiori grazie al loro campo elettrico, è questa la straordinaria scoperta che è stata fatta dai ricercatori guidati da Daniel Robert dell’Università britannica di Bristol e pubblicata negli scorsi giorni su Pnas, la rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti. Dunque nel sofisticatissimo sistema del più operoso degli insetti non contano solamente i colori e i profumi, ma ha un ruolo determinante anche il campo elettrico che si forma dallo squilibrio di carica tra la terra e l’atmosfera. Sino a poco tempo fa, i ricercatori non avevano idea che le api avessero anche questa abilità e pensavano che l’orientamento nella fase di impollinazione fosse determinato soltanto da vista e olfatto. Servendosi di un laser per la misurazione delle vibrazioni, però, i due hanno rilevato i movimenti della peluria sul corpo delle api provocati dal campo elettrico dei fiori. I ricercatori hanno constatato che quando le api ronzano a 10 centimetri di distanza dal fiore, il campo elettrico attiva i neuroni alla base dei peli che rivestono il corpo dell’insetto facendogli percepire la presenza del campo.

Fonte:  Pnas

Foto | Davide Mazzocco

Non ci sono più api: in Cina impollinatori al lavoro

Preoccupano gli scienziati le immagini che mostrano gli impollinatori al lavoro sugli alberi da frutto nella contea di Hanyuan, della provincia di Sichuan

Humans Do The Work of Bees in Rural China

Humans Do The Work of Bees in Rural China

Nella contea cinese di Hanyuan, situata all’interno della provincia cinese di Sichuan, non ci sono più api. Quando arriva la stagione della fioritura, gli impollinatori salgono sugli alberi e fanno manualmente il lavoro che in natura viene svolto dalle api operose che ci regalano il miele. La sparizione delle api non è casuale, ma dovuta a responsabilità umane: per anni nella contea di Hanyuan sono stati utilizzati pesticidi che hanno fatto scomparire le api impollinatrici. E così, ogni primavera, alla fioritura dei peri, i contadini si arrampicano sui rami e iniziano a impollinare i fiori a mano. Le fotografie della gallery di apertura possono sembrare surreali, ma è quanto accade ormai da anni nella contea di Hanyuan che continua a descriversi come la “capitale mondiale del pero”. La redditività a lungo termine dell’impollinazione a mano è messa in discussione dall’aumento dei costi del lavoro e dal calo dei rendimenti della frutta.  Secondo un rapporto sulla biodiversità pubblicato di recente dalle Nazioni Unite, le popolazioni di api, farfalle e altri insetti impollinatori potrebbero estinguersi a causa della perdita di habitat, dell’inquinamento, dei pesticidi e dei cambiamenti climatici. Secondo le stime del report delle Nazioni Unite, dall’impollinazione animale dipende dal 5 all’8% della produzione agricola mondiale, quindi un calo sensibile degli impollinatori mette a rischio le principali colture del mondo e l’approvvigionamento alimentare. Sono circa 20mila gli impollinatori presenti in natura e fondamentali per l’agricoltura: 2 su 5 specie sono sulla strada dell’estinzione. “Siamo in un periodo di declino e le conseguenze sono in aumento”spiega Simon Potts, direttore del Centre for Agri-Environmental Research dell’Università di Reading, in Inghilterra. La Cina non è il solo luogo in cui scompaiono gli impollinatori: sta succedendo in Inghilterra e negli Stati Uniti dove spariscono bombi e calabroni. Secondo Potts il numero degli alveari statunitensi è sceso dai 5,5 milioni del 1961 ai 2,5 milioni del 2012; secondo le ultime stime in possesso del ricercatore ora dovrebbero essere circa 2,7 milioni, la metà rispetto a mezzo secolo fa.

Fonte:  Phys.org

31 Guarda la Galleria “Non ci sono più api: in Cina impollinatori al lavoro”

 

In Africa elefanti e uomini salvati dalle api

L’Ong Silent Heroes Foundation ha lanciato con successo un ingegnoso sistema per evitare i conflitti fra elefanti e uomini nelle aree coltivate dell’Africaapi-8

Su Ecoblog vi abbiamo spesso raccontato di quanto le api siano importanti nell’equilibrio degli ecosistemi e di quali disastri ecologici siano connessi alla loro scomparsa, ma dell’impiego del più operoso degli insetti nella salvaguardia degli elefanti non avevamo ancora parlato. In diversi Paesi africani, infatti, le api vengono utilizzate per ridurre i conflitti fra gli elefanti e gli esseri umani. In Africa la popolazione continua ad aumentare e gli elefanti si trovano sempre di più a contatto con l’attività umana: il loro transito rischia di distruggere le coltivazioni necessarie al sostentamento delle popolazioni che popolano le aree agricole. Per evitare questi passaggi distruttivi gli animali vengono spaventati con colpi di pistola, petardi, lancio di pietre e fruste. Spesso gli animali reagiscono in maniera aggressiva e vi sono vittime da entrambe le parti. In Tanzania un progetto pilota della Ong Silent Heroes Foundation è stato lanciato nella zona del cratere di Ngorongoro, a sud est del Parco Nazionale del Serengeti. Alcuni alveari, collegati fra loro da un filo, sono stati installati su pali e alberi situati nei pressi dei campi coltivati. Se gli elefanti transitano in questi passaggi, lo scotimento del filo è inevitabile e le api arrabbiate pizzicano gli elefanti. Gli esemplari punti dalle api conservano il ricordo della morsicatura e tendono a non voler più transitare da quella via. “Questo approccio olistico, che permette alle comunità di vivere in armonia con gli elefanti e di non stigmatizzarli, può portare alla conservazione della specie, anche se resta ancora da risolvere la crisi per il bracconaggio dell’avorio”,

dice Hayley Adams, veterinaria americana e co-fondatrice della Silent Heroes Foundation. Gli alveari non solo limitano la conflittualità uomo-elefante, ma sono anche una fonte di reddito grazie al miele che viene depositato dalle api. Questa tecnica, sviluppata nel 2008 dalla scienziata britannica Lucy King, viene già utilizzata in paesi africani come Kenya, Botswana, Uganda e Mozambico. La ricerca – vincitrice del premio Unep del 2011 – aveva dimostrato che il 90% degli elefanti fugge quando sente il ronzio delle api.

Fonte:  Le Monde

Foto | Mazzocco