La storia della “mela musona” e di Sarah, che ha cambiato vita per dedicarsi alle api

Una piccola azienda agricola nello spezzino che racchiude una grande storia d’amore e di cambio vita. Si chiama La Mela Musona e si trova a Colli di Maissana; qui Sarah, Gabriele e i loro due bambini vivono producendo miele e coltivando verdure solo con acqua e sole.

La Spezia – Siamo a Colli di Maissana, in Val di Vara, a 760 metri di altitudine. Qui Sarah e Gabriele vivono insieme ai loro figli, circondati da orti e alberi da frutto. Sarah è inglese e nel suo CV non c’è una formazione agraria, ma un passato nel mondo della danza: «Prima di venire a vivere in Italia lavoravo come ballerina, ho studiato alla scuola di danza di Londra». Nel frattempo conosce Gabriele, originario di Casarza Ligure, sulla nave da crociera su cui era imbarcata. «Dopo qualche anno di avanti e indietro, nel 2005, ho deciso di cambiare vita e trasferirmi in Liguria. All’inizio ho lavorato in palestra, come insegnante, e con i cavalli, mio grande amore dall’infanzia».

Dopo la nascita dei figli però, Sarah sente l’esigenza di fermarsi e coltivare la sua passione per le api: «Sin da quando ero piccola, mi è sempre piaciuto andarle a cercare, osservarle, sedermi in un campo di fiori per scattar loro delle foto. Così, dopo aver seguito diversi corsi di apicoltura e potendo contare anche sui terreni di famiglia, è stato abbastanza naturale per noi virare sulla dimensione agricola».

Nel 2017 apre ufficialmente l’azienda agricola La Mela Musona, con una ventina di alveari e 2000 metri quadrati di orto e frutteto. «Certo, non è stato semplicissimo, occorrono tanti lavori piccoli per poter iniziare, ma dopo un po’ di anni di fatica, ora stiamo riuscendo ad ampliarci».

Sarah – La Mela Musona

LE ARNIE NOMADI

Adesso i ragazzi della Mela Musona hanno 50 alveari che non sono stanziali, ma “traslocano” a seconda della stagione per agevolare il processo di impollinazione. «Con le api seguiamo un approccio votato al nomadismo: in inverno vivono a Castiglione Chiavarese e producono il miele di erika, il nostro punto forte».

D’estate gli insetti si spostano a Sesta Godano, in un bel bosco di acacie: «Poi ancora le trasferiamo a Velva, dove c’è un mix di castagno e tiglio, mentre l’altra metà da noi a Colli di Maissana per il miele di castagno». Movimentare le arnie è una tecnica molto diffusa per la produzione di diverse varietà di miele, che valorizza le fioriture stagionali.

IL NOME

La “mela musona” è una una varietà autoctona di queste vallate ed è il simbolo del paese dove vivono Sarah e la sua famiglia: «La prima cosa che vedi quando giri la curva ed entri a Colli di Maissana è un bell’albero di mela musona. Proprio per questo l’abbiamo scelta come mascotte della nostra azienda agricola: è una varietà locale antica e dalla forma particolare, un po’ allungata, di piccole dimensioni e molto saporita».

Il frutteto è ancora giovane, di recente piantumazione, ma inizia a dare i primi frutti: qui le mele fanno compagnia a prugne, ciliegie, amarene e albicocche.

L’ORTO

Nei campi della Mela Musona si segue un approccio naturale e si coltivano ortaggi di stagione, tra cui le cipolle di Pignona: «Cresciamo le nostre verdure solo con acqua e sole. Seguiamo tutte le tecniche del biologico e anche se non siamo certificati; siamo dell’idea che la cosa importante sia dire sempre la verità al cliente, con cui si deve instaurare un rapporto basato sulla fiducia».

Chi acquista le verdure da loro sa con quali modalità si coltiva e può visitare i terreni dell’azienda. «D’altronde, non utilizzando sostanze, ci ritroviamo qualche cavolo con le foglie “bucate” dalle lumache, segnale però che di chimica sopra non c’è traccia. Meglio un cavolo perfetto, ma trattato, o uno con qualche imperfezione naturale?».

L’APPROCCIO SOCIALE

A breve La Mela Musona diventerà una fattoria didattica. L’intento è quello di poter offrire alle scuole già dalla prossima primavera un “pacchetto” per visitare l’azienda e conoscere più da vicino il mondo delle api: «Ho già fatto qualche piccolo laboratorio nelle scuole, ho notato che molti bambini hanno il terrore degli insetti e soprattutto delle api. Per questo più se ne insegna l’importanza, meglio è».

L’azienda agricola esprime la sua vocazione sociale e sostenibile aderendo all’associazione BbaKY, che sta creando sul territorio una rete di consumatori, aziende agricole, G.A.S. e associazioni che promuovano occasioni di un agire collettivo votato a pratiche di sostenibilità: «Ospiteremo presto un gruppo di ragazzi per condividere con loro i segreti del mestiere dell’apicoltore. Spiegheremo come preparare un alveare, faremo pratica in apiario e produrremo il miele. Ma mostreremo loro anche come funziona un banco del mercato, affinché imparino anche a gestire il processo di vendita».

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2021/11/sarah-mela-musona/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

Wonder Bee, l’apiario costruito dalla comunità che fa bene ad api e persone

Nello splendido contesto di Grottole, un antico borgo protagonista di un progetto di rilancio e rivitalizzazione, sta nascendo Wonder Bee. La comunità si è attivata per costruire insieme un apiario integrato, una struttura in cui le api possano vivere e svolgere la loro attività e gli esseri umani possano trarre benefici fisici dal lavoro di questi animali, ma anche imparare a conoscerli e apprezzarli. Gli obiettivi? Realizzare un prototipo di apiario replicabile ovunque, diffondere l’importanza della biodiversità e cementare i legami sociali.

MateraBasilicata – C’è una società studiata e ammirata da tutti: matriarcale, monoginica e pluriannuale, formata da numerosi individui appartenenti a tre caste, tutte alate! Lavoratrici instancabili, le operaie di questa specie sono in grado di comunicare alle compagne l’esatta ubicazione di una nuova fonte di cibo attraverso una particolare “danza” che non solo indica il punto esatto dove andare a prelevare il cibo, ma anche quanto ne sia disponibile. Aggressivo solo quando percepisce una minaccia per sé oppure per il gruppo, ogni esemplare della specie è disposto a sacrificare perfino la propria vita per il bene collettivo! Da loro dipende la maggior parte della riproduzione delle piante e molti altri sono i benefici che portano a tutti gli esseri viventi: tutela della biodiversità, garanzia della sicurezza alimentare, promozione di un’agricoltura sostenibile, contrasto ai cambiamenti climatici, all’inquinamento degli agro ecosistemi, e promozione delle metodologie innovative per il monitoraggio ambientale. Eh sì, questo meraviglioso mondo, è il mondo delle api che il progetto Wonder Bee vuole sostenere. L’avventura di Andrea Paoletti e Mariella Stella, fondatori dell’Associazione Casa Netural, ha inizio nel 2013, quando arrivano a piedi a Grottole, piccolo paese della provincia di Matera. Andrea è un architetto piemontese di nascita, ma da dieci anni vive a Matera dove ha aperto Casanetural, uno spazio di coworking e coliving. Quando i due arrivano nel paesino e incontrano Silvio Donadio, nativo del paese e molto attivo già da anni per la riscoperta e la valorizzazione socio-culturale delle sue radici. Ed è subito amore: insieme Iniziano una relazione virtuosa e avviano numerosi progetti di innovazione sociale che confluiscono in Wonder Grottole.

«Wonder Grottole è una srl impresa sociale nata nel 2018 con l’obiettivo di riabitare e rigenerare il centro storico attraverso pratiche che valorizzino ciò che già esiste sul territorio sfruttando il sapere locale per dare nuova veste al nostro grande patrimonio materiale e immateriale. È un laboratorio di sperimentazione dove esplorare nuove pratiche legate all’innovazione sociale. L’oggetto sociale della nostra impresa, con un forte impatto sui territori, è quello di rigenerare il centro storico di Grottole e creare nuovi modelli per i piccoli borghi italiani».

Il loro scopo dunque è capire come certe pratiche possano avere un buon impatto sulle realtà rurali e più marginali, con visioni a lungo periodo e metodi ben strutturati: «Il nostro approccio era volto a fare innovazione nei piccoli borghi in una maniera disegnata a tavolino valorizzando tutto il patrimonio edilizio, agricolo, ma anche sociale e culturale in loco coniugandolo con il saper fare locale», spiegano. Per questo Wonder Grottole dà spazio a progetti nati sul territorio trovando persone che abbiano sogni e idee innovative e virtuose e offrendo loro supporto e strumenti per realizzarle al meglio. È a questo punto della favola che, nel 2020, entra in scena Rocco Filomeno, apicoltore e parrucchiere di Grottole che integra perfettamente le sue due vite per il bene comune. Il suo amore infinito per le api lo porta fare corsi di apicoltura e a vincere numerosi premi per il miglior miele italiano. Rocco, oltre a tagliare i capelli, fa l’apicoltore nomade, portando in giro le arnie per smielarle in quei campi dove c’è la migliore coltura, biologica e di qualità. Dall’unione di tutte queste sinergie, risorse e forze della natura di Grottole nasce il progetto Wonder Bee, ideato e progettato da Rocco con il supporto di tutto il team di Wonder Grottole. Qualche mese fa infatti, l’apicoltore comincia ad interessarsi agli apiari integrati: «Una sorta di baita in legno circondata da arnie. Così, mentre producono il miele, le api rilasciano in aria enzimi che fanno bene all’uomo. Quando si entra nella casetta si viene investiti da un aereosol naturale che fa bene alla salute!», ci spiega Andrea. Il progetto di Wonder Bee viene accolto da Wonder Grottole e, per supportarlo, vengono convocati Davide Tagliabue e Carlo Roccafiorita, progettisti specializzati nell’autocostruzione. I due non ci pensano due volte a realizzare e valorizzare l’idea di Rocco Filomeno. L’apiario integrato infatti va progettato con un desing innovativo, realizzato nella giusta forma in modo che la casetta di legno possa integrarsi al meglio con le arnie attorno che lo alimentano.

«La prossima estate, con gli abitanti di Grottole, costruiremo a mano la struttura, così che le persone prendano consapevolezza dell’identità e del valore del luogo arrivando a percepirlo come casa e come valore aggiunto per tutta la comunità», spiegano i promotori del progetto. Il loro obiettivo dunque è realizzare un primo prototipo di apiario integrato di comunità che serva come risorsa per il territorio di Grottole, ma che diventi anche un modello da realizzare e riprodurre in maniera scalare. Per farlo è stata lanciata una campagna di crowdfunding che ha come obiettivo raccogliere 10mila euro per costruire un sogno dal valore ben maggiore.

«Dobbiamo costruire l’apiario e comprare gli sciami delle api. Ma soprattutto vogliamo realizzare una micro-architettura innovativa piena di funzioni e valore, che sia bella da vedere e bella da vivere: le persone che entreranno ne trarranno grande giovamento. Sarà un’oasi del benessere dove faremo terapia con le api.

Sarà un’attrazione turistica e una seconda casa per gli abitanti di Grottole. E sarà anche un’aula didattica per grandi e per bambini che potranno imparare a conoscere il meraviglioso mondo delle api ammirando come questi animali producono il miele e apprendendo l’importanza che questa specie ha per tutti gli esseri viventi e per il pianeta.

Prendiamo dunque esempio dalle api: diventiamo più laboriosi per il bene della comunità. Wonder Grottole e le sue api operaie di Wonder Bee lo stanno già facendo: sosteniamo il progetto di chi si adopera per costruire un mondo in cui il bene di uno sia il bene di tutti e per ristabilire l’equilibrio tra uomo e natura, proprio come fanno le api.

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2021/11/wonder-bee-apiario/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

Il libro che spiega a bimbi e bimbe come proteggere le api

É stato da poco pubblicato un nuovo libro per bambini, scritto dalla nostra collega Valentina D’Amora e illustrato da Licia Baldini. Il libro, intitolato “Chi è l’ape? Io”, vuole spiegare ai più piccoli l’importanza degli insetti impollinatori, insegnando alcune semplici azioni per proteggerli. Oggi vi parlo di un libro per bambin* molto speciale, appena pubblicato, che racconta il mondo prezioso che si nasconde dietro agli insetti impollinatori. “Chi è l’ape? Io” è il secondo di una collana curata da Valentina D’Amora insieme a Licia Baldini, che approfondiscono la vita e l’importanza per l’ecosistema di alcuni animali. Il primo, dedicato ai lupi, aveva tra i suoi obiettivi anche cambiare l’immagine stereotipata impressa dentro ognuno di noi, in particolare nei bambini attraverso alcune favole, in cui il lupo è un animale cattivo, di cui avere paura. 

PERCHÉ L’APE

Quando chiedo a Valentina perché ha scelto proprio l’ape come protagonista di questo loro secondo libro, mi spiega che «si parla tanto di questi esseri così unici, ma si fa ancora poco per proteggerli. E poi perché dovrebbe essere, anche egoisticamente parlando, tra le nostre priorità: un terzo del cibo che mettiamo in tavola cresce grazie agli insetti impollinatori e, tra questi, le api rivestono un ruolo centrale. Dunque cosa potrebbe accadere se le api sparissero?».

IL LIBRO

Mentre la gran parte dei mass media sceglie di non mostrare i meravigliosi cambiamenti in atto del nostro paese, noi abbiamo scelto di farlo con un’informazione diversa, autentica, che sia d’ispirazione per chi vuole veramente attivarsi per cambiare le cose. Per farlo abbiamo bisogno del tuo contributo. Attivati anche tu per cambiare l’immaginario!

Il testo, rivolto ai bambini e alle bambine dai quattro anni in su, accompagna i giovani lettori in un viaggio alla scoperta delle api: dalle diverse tipologie e ruoli alle motivazioni della loro morte, dall’età media alla spiegazione delle parti del loro corpo. Attraverso una carta d’identità, è possibile anche comprendere tutte le caratteristiche per distinguere le api dagli altri insetti. Tra le spiegazioni utili e interessanti, troviamo anche la differenza delle diverse “case”, a seconda che siano allevate da umani o libere in natura. Ma anche come fanno le api a comunicare tra loro, il loro processo di trasformazione da larve a insetti adulti… insomma, tante informazioni che permetteranno al bambino o bambina non solo di conoscere più da vicino questi insetti speciali, ma anche di empatizzare con loro, dopo aver scoperto quanto complesso e affascinante è il mondo visto con gli occhi di un’ape.

TUTTI POSSONO AIUTARLE

Ma sapere tutto ciò non basterà ad aiutare le nostre amiche api a sopravvivere. Ed è per questo che una parte nel libro spiega anche quali sono i pericoli che stanno minacciando la loro sopravvivenza, che cosa possiamo fare noi umani per aiutarli, come seminare bombe di semi. All’interno delle pagina un barcode rimanda ad alcuni video tutorial che insegnano a grandi e piccoli a come mettere in pratica le azioni proposte delle pagine per renderle ancora più realizzabili e semplici.

«Dopo aver capito chi sono e cosa fanno – spiega l’autrice –, possiamo essere parte attiva anche noi nell’aiutarle, creando ad esempio un giardino con le “piante salva api” o le bombe di semi o ancora costruendo una casetta in legno come albergo per gli amici insetti che vogliamo aiutare». 

LA SCELTA DELLE ILLUSTRAZIONI

Le illustrazioni del libro sono state curate dall’artista Licia Baldini, che da anni si occupa di realizzare immagini attraverso l’utilizzo esclusivamente di materiale di riciclo. Valentina mi racconta il loro primo incontro così: «Io e Licia ci siamo conosciute un anno e mezzo fa circa. Avevo visto alcune sue illustrazioni e le avevo trovate davvero speciali. Sono quindi andata a trovarla in Casentino, Toscana, dove vive, per capire come lavorare insieme. Da quel giorno sono nati parecchi progetti insieme e altrettanti ne seguiranno!». Licia per le sue creazioni utilizza i più svariati materiali: cartapesta, spago, semi, spezie, cartoncini e tutto ciò che la natura, a seconda del periodo dell’anno, può offrire.

SPAZIO AI LABORATORI E ALLE RICETTE

Essendo un libro rivolto anche ai più piccoli, all’interno sono state inserite anche idee per laboratori manuali da fare insieme con materiali di riciclo e qualche ricetta adatta a tutte le età, per preparare colazioni e merende super nutrienti utilizzando il miele.

LA BIOFILIA

Nel raccontarmi dei loro prossimi progetti, Valentina mi parla dei futuri protagonisti dei racconti e mi sorge una domanda banale, ma forse proprio per questo importante: perché parlare di animali? E lei, che si era posta la stessa domanda all’inizio del percorso editoriale con Licia, mi risponde senza esitare: «Perché sono questi i temi che più interessano ai bambini/e. Tutti noi abbiamo una biofilia innata e prova ne è che tutti i bimbi sono sin dalla nascita attratti da ciò che si muove. Abbiamo una normale tendenza e interesse verso la vita e la natura è di per sé un’infinita fonte di diversissime forme di vita».

Valentina mi racconta di come spesso, come educatrice ambientale e mamma, si è trovata, dopo aver spiegato come sono fatti alcuni animali, ad assistere al confronto da parte di bambini/e sulle differenze tra loro e gli animali in questione: zampe, occhi, ali, bocca. 

COLLABORAZIONI

«Ci teniamo a ringraziare ancora l’Università di Pisa, Gennaro Acampora, che oltre a essere apicoltore gestisce il The Honey Bar e ci ha suggerito le ricette inserite nel libro». Questa pubblicazione ha ricevuto anche il patrocinio da parte del Parco delle Foreste Casentinesi.

Siamo tutti parte dello stessa pianeta e l’uno dipendente dall’altro, e come insegnano le api vince chi coopera. Fonte: https://www.italiachecambia.org/2021/04/libro-spiega-bimbi-bimbe-proteggere-api/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

“Le voci della terra”: quando la musica contribuisce a salvare le api

Anche la musica può contribuire a salvare le api. E’ quello che sta provando a fare Max Casacci, musicista e produttore torinese dei Subsonica, con “The Queen. Le voci della terra”. Il brano è stato realizzato con suoni e rumori registrati negli ambienti naturali.

Anche la musica può contribuire a salvare le api. E’ quello che sta provando a fare Max Casacci, musicista e produttore torinese dei Subsonica, con The Queen. Le voci della terra. Il brano fa parte dell’album Earthphonia ed è stato realizzato senza strumenti musicali, ma servendosi esclusivamente dei suoni e dei rumori registrati negli ambienti naturali. Max Casacci continua così la sua opera sonora, senza strumenti musicali, in prima linea nella battaglia per l’ambiente e in difesa della Terra.

The Queen, in particolare, è stato realizzato per la parte melodica utilizzando i ronzii emessi dalle api e per la ritmica i rumori registrati durante lo svolgimento delle attività nelle arnie da parte degli apicoltori.  Protagonista è l’ape regina, il cui verso registrato viene trasformato in un oboe immaginario. 

The Queen  sostiene l’iniziativa europea #savebeesandfarmers, per salvare api e insetti impollinatori dall’estinzione. La campagna europea Salviamo api e agricoltori sostenuta da FederBio punta a raggiungere un milione di firme richieste dall’Ice affinché la Commissione europea sia costretta a prendere una posizione a riguardo. 

“È stato detto molto sull’importanza fondamentale delle api nei meccanismi della catena alimentare e sull’emergenza della scomparsa di molte varietà di insetti impollinatori”, ha affermato Max Casacci. “ Ma le cose che ho scoperto registrando i suoni dell’arnia riguardanti  la struttura monarchica dell’alveare  hanno davvero dell’incredibile. Con i ronzii delle api catturati vicino ai microfoni ho intonato una linea di basso, con quelli più diffusi dell’arnia ho ricavato clavicembali e ghironde”, ha aggiunto. 

Fonte: ilcambiamento.it

Dalle aule di ingegneria alla vita nella natura: l’apicoltore Luca Bianchi.

L’apicoltore Luca Bianchi, tra i protagonisti della docu-serie Forza della Natura, ci racconta di come è passato dalle aule universitarie di ingegneria alla vita di campagna, seguendo le orme dei suoi nonni. Ci parla di quanto si senta legato al territorio dove è cresciuto e di come lo voglia valorizzare attraverso il suo lavoro e la collaborazione con altri piccoli produttori locali. Nel 2014 Luca ha scoperto le api e se ne è innamorato immediatamente. Da studente di ingegneria si è appassionato di un mondo che definisce perfetto, creato da un animale perfetto quanto indispensabile quale è l’ape. La passione di Luca si è trasformata anche in un lavoro, con la creazione, nel 2016, dell’Azienda agricola Luca Bianchi. A fare da sfondo a questa attività c’è la zona montana delle Marche, la sua regione d’origine, ricca di tanti paesaggi molto differenti tra loro e che intrattiene un forte legame con l’attività quotidiana dell’apicoltura. 

Luca, oltre ad essere innamorato delle sue api, è anche un ambasciatore della loro importanza: oltre ai prodotti strettamente legati all’alveare, che tutti noi abbiamo imparato a gustare, le api svolgono un lavoro molto più ampio fornendo un perfetto servizio di impollinazione e di garanzia di biodiversità. Secondo Luca, però, è necessaria una grande sinergia tra la flora e la fauna di un determinato ambiente: se le api stanno bene faranno un ottimo lavoro e questo può essere garantito solo dalla salubrità dell’habitat nel quale si trovano. In questo modo, grazie alla loro attività, gran parte di quello che mettiamo quotidianamente nel piatto, deriva indirettamente dal loro lavoro. Luca non ha un modo preciso per scegliere dove posizionare le api, viene guidato da un sesto senso, da una sorta di colpo di fulmine per un determinato territorio, nel quale le api possono dare una buona risposta. Il territorio scelto, però, deve essere sempre biologico e incontaminato perché queste sono le uniche certezze di Luca; per quanto riguarda la flora, quella sarà una sorpresa al momento della raccolta. Un po’ come scartare un regalo il giorno del tuo compleanno. La produzione di miele, infatti, non è vista come una rincorsa alla quantità, ma è un servizio di benessere offerto alle api: solo in questo modo il prodotto finale avrà delle caratteristiche uniche e speciali capaci di conquistare Luca e i consumatori del suo miele – e prodotti dell’alveare. Sono le api, alla fine, che scelgono cosa raccogliere, quando farlo e in quale quantità garantendo densità e completezza al miele.

Le restrizioni e i cambiamenti dovuti al Covid-19 non hanno bloccato la natura che, anzi, ha regalato molte giornate di tempo buono permettendo alle api di mettere una marcia in più, con un miele precoce che è stato un bellissimo regalo in questo momento un po’ negativo. L’unica cosa che ha subito delle modifiche a causa della situazione degli ultimi mesi è stata la modalità di far arrivare i prodotti alle persone: le spedizioni sono state potenziate e si è sempre cercato di garantire la filiera al consumatore, anche per riuscire a raccontare il prodotto nel modo più adeguato, con tutte le sfumature della natura che si possono assaporare. 

Il legame di Luca con la natura, infatti, non potrebbe essere più stretto. Il rispetto e la conoscenza sono solo due delle lezioni che ogni giorno si possono apprendere dal vivere a contatto con tutto quello che la natura ci da. Sta a noi, secondo Luca, decidere se sfruttare la terra o scegliere di valorizzarla e restituirle qualcosa a nostra volta. L’idea che tutto quello che si semina, letteralmente e in modo metaforico, verrà poi raccolto è centrale nella filosofia di Luca e della sua Azienda agricola; la sua è una grande storia d’amore, un rapporto fatto di rispetto e di attese perché se si lavora con una certa ideologia si viene ripagati con la stessa moneta.

Luca non ha paura del futuro, pur provando una certa soggezione. Tutti noi vorremmo essere in grado di comandarlo e di definirlo in qualche modo e l’idea di non riuscirci può fare spavento; sarà però necessario cercare di rimanere al passo con i tempi della natura, che scandiscono in modo preciso la quotidianità di Luca, ma anche con quelli della società. La coscienza di questa sfida è uno stimolo a continuare a cercare una spiegazione per tutto quello che quotidianamente riesce a fare. Il miele, lontano dall’essere un semplice nettare, è una vera e propria fotografia di quel paesaggio in un determinato momento, se si pensa che per produrre un chilo di miele le api visitano circa due milioni di fiori. Fiori che sono come pixel di un territorio che abbiamo l’opportunità di assaggiare grazie all’attività quotidiana di persone come Luca, a servizio delle api e della biodiversità.

Forza della natura, una docu-serie di LUMA video, racconta le storie di piccole attività agroalimentari che durante il periodo difficile dovuto al Covid-19 non si sono mai fermate. Vuole dare voce a chi ha continuato a portare avanti la propria attività a testa alta, dimostrando l’importanza di coltivare il nostro presente e il nostro futuro.

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2020/09/da-ingegneria-vita-natura-apicoltore-luca-bianchi-piccoli-produttori-3/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

“Senza api siamo spacciati”. Dieci azioni per salvarle

In occasione della Giornata mondiale delle api Legambiente lancia la campagna Save the queen e la campagna firme per salvare le api: dieci le azioni concrete per tutelare, insieme ad apicoltori, aziende agricole e cittadini questi preziosi impollinatori oggi a rischio. Sono preziosi impollinatori, sentinelle ecologiche e bioindicatori della qualità dell’aria. Stiamo parlando delle api, oggi a serio rischio estinzione. A loro Legambiente dedica la campagna nazionale Save the queen che l’associazione ambientalista lancia in vista della giornata mondiale delle api con l’obiettivo di informare e sensibilizzare i cittadini, fare proposte green a istituzioni, mondo imprenditoriale e consumatori e tessere, al tempo stesso, una rete di alleanze con gli apicoltori che svolgono un ruolo fondamentale per la custodia della natura.

Dieci le azioni al centro della campagna che ha come simbolo l’ape regina: creazione di una vera e propria rete di mappaggio capillare nella penisola per individuare pesticidi e metalli pesanti attraverso le api, realizzata in collaborazione con la start up Beeing; adozione di arnie; più orti urbani; accordi specifici con aziende agricole per mettere in campo azioni per tutelare ed incrementare la presenza di api ed insetti pronubi nei territori attraverso, ad esempio, la coltivazione di piante mellifere; campagne informative rivolte ai cittadini con percorsi didattici e attività di sperimentazione, coinvolgendo anche il mondo universitario e della ricerca; pressing sul mondo istituzionale per chiedere interventi e risposte concrete; creazione di una rete di Comuni amici delle api; creazione di una rete di Parchi “Save the queen” messa in campo di azioni economiche a sostegno diretto di filiere agricole produttive virtuose; realizzazione di una linea di miele Save the queen, selezionando apicoltori che operano nel massimo rispetto delle api e degli ambienti naturali per creare, così, una selezione di mieli italiani di alta qualità.

La campagna, realizzata in partnership con Frosta, in prima linea sul fronte della sostenibilità ambientale e prima azienda ad aderire a Save the queen, e con la partnership tecnica della start-up Beeing, avrà un suo spazio virtuale specifico in cui si potranno trovare informazioni sulle api, ma anche diversi contenuti di approfondimento, foto e video. 

Inoltre, sarà anche possibile firmare la petizione per chiedere alla Commissione europea di sostenere un modello agricolo che permetta agli agricoltori sia di tutelare la biodiversità che di ridurre drasticamente i principi attivi pericolosi utilizzati in agricoltura, arrivando alla loro totale eliminazione entro il 2035. La campagna è promossa da una coalizione di 90 organizzazioni in 17 paesi europei con una compagine molto ampia che vede la presenza di svariate associazioni con un ruolo attivo anche in Italia. Obiettivo della campagna è la raccolta di 1 milione di firme entro settembre 2020 allo scopo di chiedere alla commissione Europea di adottare attraverso provvedimenti normativi una legislazione più efficace nell’ambito della tutela delle api e degli insetti pronubi, per raggiungere una riduzione dell’80% dell’utilizzo di pesticidi entro il 2030 e la loro totale eliminazione entro il 2035.

«Con Save the queen – spiega Giorgio Zampetti, direttore generale Legambiente – non solo vogliamo puntare l’attenzione su questi importanti e preziosi impollinatori che svolgono un ruolo vitale per la terra, ma vogliamo anche mettere in campo una serie di azioni che coinvolgano prima di tutto gli apicoltori, le aziende e i cittadini. Allo stesso tempo, è però importante che arrivino risposte anche dal mondo istituzionale e politico. Oggi più che mai è importante difendere le api con azioni di tutela non più procrastinabili, a partire dall’eliminazione dei principi attivi nocivi come i neonicotinoidi, la diffusione dell’applicazione di criteri di produzione agroecologici orientati all’agricoltura biologica e l’adozione di un piano d’azione per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, oggi in fase di revisione, che sia orientato alla tutela della biodiversità, definendo obiettivi, quantitativi di riduzione dell’uso dei pesticidi e dei rischi per la salute dell’uomo e degli altri esseri viventi in ambito agricolo, rurale e cittadino».

DATI – Conosciute per la loro grande operosità e la produzione di miele, nettare degli dei, le api formano insieme sistemi estremamente complessi all’interno dei quali ogni individuo non lavora per sé ma per la sopravvivenza dell’intera colonia, costituendo una vera e propria società di stampo matriarcale fondata sulla cooperazione. Gli Apoidei, la superfamiglia di insetti dell’ordine degli imenotteri (cui appartengono circa 20.000 specie tra cui una delle più importanti è proprio l’apis mellifera), insieme agli altri insetti pronubi come coleotteri e lepidotteri, forniscono un servizio ecosistemico fondamentale nel promuovere la biodiversità, essendo responsabili della riproduzione di oltre l’80% della flora naturale esistente, erbacea, arbustiva e arborea e favorendo l’impollinazione di più del 75% delle piante coltivate. In questo modo contribuiscono alla produzione di 150 diverse colture agricole che da essi possono dipendere parzialmente o come spesso accade interamente, a garanzia della nostra sicurezza alimentare. Oggi, la famiglia delle api è in serio pericolo. Fino ad oggi, è stato soprattutto il calo nelle popolazioni dell’ape da miele domestica a far parlare di sé, ma la nuova lista rossa europea indica che il 9% di tutte le specie di api del nostro continente è a rischio di estinzione. Nella lista rossa delle api italiane minacciate, pubblicata dalla IUCN nel 2018, delle 151 specie di api native in Italia, 5 sono in pericolo critico di estinzione e non sono state ritrovate di recente, pertanto sono considerate potenzialmente estinte, altre 2 specie sono in pericolo critico, 10 specie sono in pericolo, 4 specie sono vulnerabili (in totale sono quindi 21 le specie a rischio di estinzione) e altre 13 sono prossime ad uno stato di minaccia. I cambiamenti climatici, l’impiego di molecole chimiche di sintesi (neonicotinoidi), metodi di agricoltura intensiva, invasione di specie aliene ma anche modifiche dell’uso e nella gestione del suolo incidono in modo visibile sulla loro sopravvivenza. Senza contare che verrebbe meno la loro attività di impollinazione, che contribuisce, secondo alcuni studi della Fao, all’incremento della produttività media agricola del 24%. Per molte colture infatti il contributo al settore agricolo delle api mellifere è ben superiore al valore economico dei prodotti apistici. Legambiente ricorda che oggi solamente le colonie di api allevate (Apis mellifera), e quindi sottoposte al controllo degli apicoltori, sopravvivono, mentre sono fortemente rarefatte (almeno in Europa) le api selvatiche. Questo fenomeno ha portato alla forte riduzione degli alveari naturali, con conseguente perdita del patrimonio genetico complessivo. Per questo, è fondamentale tutelare gli insetti impollinatori con il contributo degli apicoltori, ambasciatori e custodi della natura.

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2020/05/senza-api-siamo-spacciati-dieci-azioni-per-salvarle/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

L’apicoltore nomade Giorgio Baracani: “Salvare le api significa salvare l’uomo”

Il 75% di quello che noi mangiamo è frutto dell’impollinazione delle api. Eppure siamo tempestati di notizie non proprio confortanti sulla loro sorte, a causa dell’utilizzo dei prodotti chimici in agricoltura e dei cambiamenti climatici. Ne abbiamo parlato con Giorgio Baracani, membro del CONAPI e “apicoltore nomade”.

Se c’è una persona a cui il fato, o chi per lui, ha indicato il mestiere della vita, costui è Giorgio Baracani. Originario dell’Emilia Romagna, nella zona tra Bologna e Imola, le api gli sono letteralmente entrate in casa. Proveniente da una famiglia di agricoltori, a diciannove anni si imbatte nel primo sciame di api presso il vigneto dei nonni e, pazientemente, lo recupera. Poco tempo dopo, è il padre muratore a scovare uno sciame in una intercapedine, durante la demolizione di una parete di un’abitazione. “Era settembre e tutti gli agricoltori della zona mi dissero: questo sciame è spacciato, non sopravviverà all’inverno”, ci racconta. Lo sguardo ci sembra comunicare le stesse emozioni di allora: la scintilla di una sfida da vincere a tutti i costi. Da trentacinque anni, Baracani è apicoltore ed ora membro del CONAPI, il Consorzio Nazionale Apicoltori. Se ha fatto sopravvivere quello sciame trovato nell’intercapedine? Rispondetevi da soli…

Lo abbiamo incontrato durante l’ottava edizione di Scirarindi, mentre presentava il documentario tratto dal progetto “Hunger for Bees” e il libro, sempre parte del progetto, “La Rivoluzione delle api”. In questi lavori si cerca di analizzare il rapporto tra l’agricoltura moderna e le api, in un surf incognito che va dai rischi di una totale scomparsa delle api, di cui ultimamente sentiamo spesso parlare, fino alle proposte per nuove opportunità rigenerative e di convivenza costruttiva tra l’uomo e le api.  Il documentario è un viaggio tra diverse realtà italiane ed estere che mettono in relazione il mondo delle api e il mondo agricolo. Tra gli esempi virtuosi nel nostro Paese è citato quello del comune di Malles, in Alto Adige, dove i cittadini hanno scelto attraverso un referendum di avere un comune libero da pesticidi, e quello dell’agricoltura nomade dello stesso Baracani. Viene inoltre documentata l’esperienza di paesi stranieri come l’India, dove le api portano un beneficio e un benessere agli agricoltori in termini di maggiore disponibilità di cibo e di salute. Il libro amplia la riflessione su altri temi legati al mondo delle api, tra cui l’inquietante ipotesi dei droni e della sostituzione delle api con macchine elettriche “capaci” di sostituirle totalmente. Il virgolettato è d’obbligo e, nel video, vi diremo il perché.

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L’importanza delle api

Le api non rappresentano solamente un mezzo per una catena industriale e imprenditoriale, ma sono il simbolo di un ecosistema e del suo complesso ingranaggio circolare. «Hanno una funzione molto più importante nell’ecosistema, piuttosto che nella produzione – ci spiega Baracani, – esse sono infatti il motore e l’elemento fecondante dei fiori, sono gli esseri che portano il polline da un fiore all’altro e ci garantiscono la nutrizione, attraverso l’impollinazione e la produzione agricola conseguente. Il 75% di quello che noi mangiamo è frutto dell’impollinazione delle api. Una dieta senza le api vorrebbe dire una dieta poverissima, fatta solo di qualche cereale e poco altro».

“Se scomparissero le api all’uomo non resterebbero più di quattro anni di vita”. Una frase che abbiamo ascoltato spesso e che non è così lontano dalla realtà. Mondo agricolo e mondo delle api sono così strettamente interconnessi. Appare sempre più evidente che alcuni insetticidi e pesticidi sono la causa della progressiva scomparsa delle api. Come accade spesso oggi in diverse dinamiche sociali, il cane si sta mordendo la coda: l’agricoltura e l’uomo hanno un disperato bisogno delle api per la propria sopravvivenza, e i nostri modelli miopi ne mettono in pericolo la stessa sussistenza. Baracani, per ovviare al problema dei pesticidi in natura, ha trovato nel problema una soluzione: quello dell’agricoltura nomade.

«La zona dove vivo e opero è fortemente vocata a diversi tipi di coltivazione: dalla viticoltura, alla frutticoltura fino all’orticoltura. Ci sono tante filiere, che purtroppo rappresentano una miriade di problemi per le api. Per ovviare a ciò, mi sono dovuto organizzare con un’apicoltura di tipo nomade: colgo l’attimo della fioritura dell’erba medica e delle varie colture da seme per l’impollinazione, per poi andare da un altra parte perché, finite le fioriture, cominciano i trattamenti chimici sulle coltivazioni. Mi sposto in altre zone dove ci sono altre fioriture, dove non vengono fatti i trattamenti nel momento in cui porto le api».

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Le possibili proposte

Non esiste una soluzione sistemica, al momento, per cambiare radicalmente questa situazione, se non abbandonare quasi completamente l’utilizzo della chimica in agricoltura. Forse ci arriveremo, ma la strada è lunghissima. Ma non tutto è perduto e, nel nostro piccolo, possiamo mettere in campo delle azioni per aiutare le api. «Come CONAPI abbiamo pensato ad una serie di proposte – ci racconta Giorgio – la prima è di tipo più strutturale e politico e riguarda la PAC, la Politica Agricola Comunitaria, che eroga finanziamenti per sostenere l’agricoltura e la produzione agricola.  
L’agricoltore è individuato e visto come il custode del territorio, ed è una grande verità. Però quando le api stanno male, siamo sicuri che il territorio sia presidiato e coltivato proprio bene? Potrebbero essere utilizzate le api nelle aziende agricole per monitorare l’efficacia dei finanziamenti destinati all’agricoltura e delle misure agro-ambientali destinate all’agricoltura. La seconda riguarda noi e la nostra capacità di scelta come consumatori e cittadini. Ogni giorno noi andiamo a votare e non lo sappiamo: con le nostre scelte di acquisto alimentare. In questi momenti, scegliere dei prodotti che derivino da filiere virtuose può orientare le scelte future degli agricoltori. Se queste filiere sono premiate, gli agricoltori saranno sempre più intenzionati a intraprendere dei metodi di coltivazione rispettosi dell’ambiente, della persona e delle api. Una terza proposta riguarda il quotidiano: tanti di noi hanno un orto, un giardino, un terrazzo con delle piante. Possiamo gestirli in maniera sostenibile, senza pesticidi, e possiamo scegliere quelle piante che possono fornire delle fioriture utili agli insetti, tra cui le api, fonti di polline e di nettare.  Tutto ciò non rappresenta la soluzione definitiva al problema, sono una goccia dell’oceano: ma partire dal minuscolo può sempre fare la differenza per iniziare a cambiare le cose».Fonte: https://www.italiachecambia.org/2019/11/apicoltore-nomade-giorgio-baracani-salvare-api-significa-salvare-uomo-meme-30/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

Al via la maxi campagna europea per vietare i pesticidi e salvare la natura

Vietare i pesticidi chimici, trasformare l’agricoltura e salvare la natura. A tal fine è stata lanciata ieri una maxi campagna europea promossa da una coalizione di 90 organizzazioni da 17 diversi paesi europei, con il supporto delle associazioni degli agricoltori biologici. Parte oggi una nuova Iniziativa dei Cittadini Europei finalizzata ad eliminare gradualmente i pesticidi sintetici entro il 2035, sostenere gli agricoltori e salvare la natura. Se raccoglierà un milione di firme entro Settembre 2020, la Commissione europea e il Parlamento saranno tenuti a considerare la possibilità di trasformare le richieste della campagna in legge [1]. La campagna è promossa da una coalizione di 90 organizzazioni da 17 diversi paesi europei, con il supporto delle associazioni degli agricoltori biologici. Numerosi appelli di scienziati da ogni parte del mondo richiedono la messa di atto di un urgente “cambiamento trasformativo” per fermare il collasso della natura. Un quarto degli animali selvatici europei è gravemente a rischio di estinzione, mentre la metà dei siti naturali è in condizioni ecologicamente sfavorevoli e i servizi ecosistemici si stanno deteriorando [2].

Nel frattempo, la sussistenza di milioni di agricoltori viene schiacciata da prezzi iniqui, dalla mancanza di sostegno politico e dall’operato delle grandi imprese multinazionali. Quattro milioni di piccole aziende agricole sono scomparse nell’UE tra il 2005 e il 2016 [3].

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La ICE invita la Commissione europea a presentare proposte legislative finalizzate a:

  1. Eliminare gradualmente i pesticidi di sintesi entro il 2035:
    Eliminare gradualmente i pesticidi sintetici nell’agricoltura europea dell’80% entro il 2030, a cominciare dai più pericolosi, perché diventi al 100% priva di pesticidi entro il 2035.
  2. Ripristinare la biodiversità:
    Ripristinare gli ecosistemi naturali nelle zone agricole affinché l’agricoltura diventi un vettore di recupero della biodiversità.
  3. Sostenere gli agricoltori nella transizione:
    Riformare l’agricoltura dando priorità all’agricoltura su piccola scala, diversificata e sostenibile, sostenendo un rapido aumento delle pratiche agroecologiche e biologiche e consentendo la formazione e la ricerca indipendente degli agricoltori in materia di agricoltura senza pesticidi e OGM.

Ruchi Shroff, direttrice di Navdanya International ha dichiarato: «Circa l’84% delle colture in Europa dipende direttamente o indirettamente dalle api e da altri insetti impollinatori. Il loro declino è una realtà comprovata che avrà conseguenze molto estese sugli ecosistemi e loro servizi, inclusa l’accelerazione della scomparsa di molte altre specie animali e vegetali. Questa ICE è un significativo strumento democratico nelle nostre mani per spingere la politica europea a sostenere la transizioni verso sistemi agroalimentari ecologici, per difendere la biodiversità, la salute e il benessere di cittadini e agricoltori».

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Helmut Burtscher, esperto di pesticidi e prodotti chimici di Global 2000/Friends of the Earth Austria ha dichiarato: «Solo un’agricoltura sostenibile e priva di pesticidi può garantire l’approvvigionamento alimentare delle generazioni presenti e future e fornire risposte alle crescenti sfide poste dal cambiamento climatico. Inoltre, contribuisce alla conservazione della biodiversità e riduce le emissioni di gas serra. Una politica agricola europea responsabile deve quindi promuovere l’ulteriore sviluppo di metodi agroecologici e sostenere gli agricoltori nella loro transizione verso una produzione senza pesticidi».

Veronika Feicht dell’Istituto per l’ambiente di Monaco di Baviera ha dichiarato: «Stiamo portando la lotta contro i pesticidi sintetici a livello europeo, dando ai cittadini di tutta Europa che chiedono un nuovo sistema agricolo la possibilità di esprimersi con una sola voce. I cittadini reclamano un sistema che non danneggi la biodiversità e gli ecosistemi, che non metta a dura prova la salute dei consumatori, ma che invece garantisca il sostentamento per api e agricoltori ed sia più sano per le persone. Con la nostra iniziativa ci impegniamo a fare di questo tipo di agricoltura una realtà in tutta Europa».

François Veillerette, direttore di Générations Futures, ha dichiarato: «Invitiamo i cittadini europei a sostenere massivamente questa iniziativa per una graduale rapida eliminazione di tutti i pesticidi sintetici nell’UE. Speriamo che milioni di persone si uniscano presto alle nostre richieste di vietare i pesticidi, trasformare l’agricoltura, sostenere gli agricoltori nella transizione e salvare la biodiversità».

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La campagna è gestita da un’alleanza intersettoriale di organizzazioni della società civile che si occupano di ambiente, salute, agricoltura e apicoltura. Tra molte altre, le organizzazioni promotrici comprendono le reti europee Friends of the Earth Europe e Pesticide Action Network (PAN), nonché l’Istituto per l’ambiente di Monaco di Baviera, la fondazione Aurelia (Germania), Générations Futures (Francia) e GLOBAL 2000/Friends of the Earth Austria.

Note
[1] www.savebeesandfarmers.eu

[2] Le api e gli altri impollinatori sono indispensabili per preservare i nostri ecosistemi e la biodiversità. Fino a un terzo della nostra produzione alimentare e due terzi della frutta e della verdura che consumiamo quotidianamente dipendono dall’impollinazione da parte delle api e di altri insetti. Tuttavia, la loro stessa esistenza è minacciata dalla costante contaminazione da pesticidi e dalla perdita del loro habitat a causa dell’agricoltura industriale. (Media Release: Nature’s Dangerous Decline ‘Unprecedented’; Species Extinction Rates ‘Accelerating’).

[3] Il rapido declino delle piccole aziende agricole e della fauna selvatica è profondamente radicato nel nostro attuale modello di produzione agroalimentare che si basa fortemente sull’agricoltura monoculturale su larga scala e sull’uso di pesticidi sintetici. A peggiorare le cose, l’UE finanzia attivamente questa forma di agricoltura attraverso la sua attuale agenda agropolitica e il suo sistema di sovvenzioni che favorisce la produzione di massa rispetto ad un’agricoltura su piccola scala ed ecologica.
(More farmers better food)

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2019/11/via-maxi-campagna-europea-vietare-pesticidi-salvare-natura/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

Lorna, la tredicenne che salva le api

Lorna è una giovanissima apicoltrice irlandese che nel suo tempo libero lavora in un apiario e si dedica alla cura e alla salvaguardia delle api. Nel 2015 ha ottenuto la licenza e nel 2016 ha vinto un premio per la conservazione di una specie autoctona. Come in molte altre parti del mondo, anche in Irlanda le api sono in forte declino. Proprio qui vive Lorna, una giovane apicoltrice di 13 anni che con il suo lavoro cerca di proteggere la popolazione delle api. Si occupa di apicoltura da cinque anni e passa gran parte del suo tempo libero a lavorare in un apiario nella zona a sud di Belfast, capitale dell’Irlanda del Nord. Lo scorso luglio è anche andata in Slovacchia per incontrare altri giovani apicoltori.

“Non so esattamente perché faccia tutto questo – racconta Lorna –, forse semplicemente perché amo le api e l’apicoltura. Fondamentalmente perché vedo questi animali morire ogni giorno e voglio fare qualcosa per aiutarli”.  

“Nella giornata tipo – continua Lorna – devo iniziare appena sorge il sole o comunque appena mi è possibile. Vado all’apiario, controllo tutti gli alveari e mi assicuro che abbiano cibo a sufficienza e non abbiano bisogno di nulla. Le attività da fare cambiano molto a seconda che sia inverno o estate”. 

Lorna è stata punta solo una volta, un giorno che aveva dimenticato il suo cappello protettivo. “Sono davvero bellissime. Non so perché la gente quando pensa a un’ape abbia il costante timore di essere punta. Se lo fanno non è per colpire te, semplicemente fa parte della loro natura”. 

“Se non ci fossero le api non avremmo neanche gran parte delle verdure, della frutta, del cibo che mangiamo ogni giorno perché mancherebbe la loro fondamentale funzione di impollinazione. Ma a parte questo per me sono davvero stupende”. 

La tredicenne irlandese è una presenza fissa presso l’associazione di apicoltori di Belfast sin da quando era un bambina, dove ha accumulato in fretta l’esperienza e le conoscenze necessarie per crescere una colonia e mantenerla in salute. La sua famiglia e i suoi amici sono fieri di lei e anche lei stessa è stata molto orgogliosa di essere stata la più giovane apicoltrice ad aver ricevuto il brevetto, ottenuto nel 2015 con volti altissimi. Lorna ha ricevuto il premio Duncan Saunders Memorial Trophy per il duro lavoro svolto per la conservazione dell’ape nera irlandese, una specie locale.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2019/05/lorna-tredicenne-salva-api/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Quei colori dei papaveri che seducono gli insetti

Uno studio norvegese svela nel dettaglio come si formano i colori sgargianti dei papaveri. E spiega come si siano evoluti per attirare gli impollinatori. Lo studio su Journal of Comparative Physiology

“Campo di papaveri” è uno dei quadri più famosi al mondo: con poche magistrali pennellate di colore Monet esalta lo splendore cromatico di questi fiori. Ma come si formano questi colori brillanti di questi semplici fiori? Uno studio dell’Università di Groningen, pubblicato sul Journal of Comparative Physiology, svela oggi come il particolare colore dei papaveri sia dovuto ad un’alta concentrazione di pigmento. Ma questo da solo non basta: c’entra anche un’architettura particolare dei petali e delle loro cellule. Tutti trucchi per non passare inosservati agli occhi degli insetti impollinatori.

Il rosso dei papaveri

Il colore dei fiori è determinato dall’assorbimento di specifiche lunghezze d’onda da parte dei pigmenti vegetali e dalla riflessione della luce da parte delle strutture che li compongono. Per studiare come si genera il brillante colore rosso dei papaveri, i ricercatori olandesi hanno raccolto i fiori di diversi tipi di papaveri e hanno osservato la loro struttura e anatomia al microscopio. Hanno cosi scoperto che i sottili petali di papavero sono formati soltanto da tre strati di cellule.

Il pigmento è contenuto solo nei due strati esterni ma è molto denso e la sua concentrazione elevatissima. “Il papavero ha una delle concentrazioni di pigmento tra le più alte che abbia mai misurato in qualsiasi fiore” – afferma infatti van der Kooi, uno dei due autori della ricerca. Andando più nel dettaglio, gli scienziati hanno visto che le cellule pigmentate hanno una forma insolita e presentano numerosi ripiegamenti che le fanno assomigliare a dei pezzi di un complicato mosaico. Questa disposizione fa sì che si creino degli spazi vuoti e pieni d’aria tra le cellule che permettono una forte dispersione della luce. Questo fenomeno – affermano gli autori dello studio – associato all’altissima concentrazione di pigmento dà vita al magnifico colore rosso dei papaveri.

Come attirano gli insetti

I ricercatori hanno poi collegato questi risultati a precedenti studi sull’evoluzione del colore dei papaveri in relazione ai loro impollinatori. I fiori, infatti, utilizzano diversi stratagemmi per attirare gli insetti, primo fra tutti i loro colori sgargianti. Al contrario dei papaveri che crescono in Medio Oriente, alcune specie europee sono in grado di riflettere la luce ultravioletta (UV) e i ricercatori ipotizzano che questa differenza sia dovuta ai diversi insetti impollinatori delle due aree. In Europa i papaveri sono impollinati dalle api, che vedono bene le radiazioni ultraviolette, mentre in Medio Oriente sono impollinati dai coleotteri, che vedono bene il rosso. Inoltre – spiega Van der Kooi – le macchie nere al centro di alcuni papaveri mimano la presenza di un coleottero femmina, un piccolo trucchetto per attirare i coleotteri maschi.

Questi risultati suggeriscono che vi sia uno stretto legame tra evoluzione del colore del fiore e tipo di insetto impollinatore e che i papaveri abbiano evoluto la capacità di segnalare l’ultravioletto man mano che colonizzavano le regioni del nord.

Fonte: Journal of Comparative Physiology