Lorna, la tredicenne che salva le api

Lorna è una giovanissima apicoltrice irlandese che nel suo tempo libero lavora in un apiario e si dedica alla cura e alla salvaguardia delle api. Nel 2015 ha ottenuto la licenza e nel 2016 ha vinto un premio per la conservazione di una specie autoctona. Come in molte altre parti del mondo, anche in Irlanda le api sono in forte declino. Proprio qui vive Lorna, una giovane apicoltrice di 13 anni che con il suo lavoro cerca di proteggere la popolazione delle api. Si occupa di apicoltura da cinque anni e passa gran parte del suo tempo libero a lavorare in un apiario nella zona a sud di Belfast, capitale dell’Irlanda del Nord. Lo scorso luglio è anche andata in Slovacchia per incontrare altri giovani apicoltori.

“Non so esattamente perché faccia tutto questo – racconta Lorna –, forse semplicemente perché amo le api e l’apicoltura. Fondamentalmente perché vedo questi animali morire ogni giorno e voglio fare qualcosa per aiutarli”.  

“Nella giornata tipo – continua Lorna – devo iniziare appena sorge il sole o comunque appena mi è possibile. Vado all’apiario, controllo tutti gli alveari e mi assicuro che abbiano cibo a sufficienza e non abbiano bisogno di nulla. Le attività da fare cambiano molto a seconda che sia inverno o estate”. 

Lorna è stata punta solo una volta, un giorno che aveva dimenticato il suo cappello protettivo. “Sono davvero bellissime. Non so perché la gente quando pensa a un’ape abbia il costante timore di essere punta. Se lo fanno non è per colpire te, semplicemente fa parte della loro natura”. 

“Se non ci fossero le api non avremmo neanche gran parte delle verdure, della frutta, del cibo che mangiamo ogni giorno perché mancherebbe la loro fondamentale funzione di impollinazione. Ma a parte questo per me sono davvero stupende”. 

La tredicenne irlandese è una presenza fissa presso l’associazione di apicoltori di Belfast sin da quando era un bambina, dove ha accumulato in fretta l’esperienza e le conoscenze necessarie per crescere una colonia e mantenerla in salute. La sua famiglia e i suoi amici sono fieri di lei e anche lei stessa è stata molto orgogliosa di essere stata la più giovane apicoltrice ad aver ricevuto il brevetto, ottenuto nel 2015 con volti altissimi. Lorna ha ricevuto il premio Duncan Saunders Memorial Trophy per il duro lavoro svolto per la conservazione dell’ape nera irlandese, una specie locale.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2019/05/lorna-tredicenne-salva-api/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

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Quei colori dei papaveri che seducono gli insetti

Uno studio norvegese svela nel dettaglio come si formano i colori sgargianti dei papaveri. E spiega come si siano evoluti per attirare gli impollinatori. Lo studio su Journal of Comparative Physiology

“Campo di papaveri” è uno dei quadri più famosi al mondo: con poche magistrali pennellate di colore Monet esalta lo splendore cromatico di questi fiori. Ma come si formano questi colori brillanti di questi semplici fiori? Uno studio dell’Università di Groningen, pubblicato sul Journal of Comparative Physiology, svela oggi come il particolare colore dei papaveri sia dovuto ad un’alta concentrazione di pigmento. Ma questo da solo non basta: c’entra anche un’architettura particolare dei petali e delle loro cellule. Tutti trucchi per non passare inosservati agli occhi degli insetti impollinatori.

Il rosso dei papaveri

Il colore dei fiori è determinato dall’assorbimento di specifiche lunghezze d’onda da parte dei pigmenti vegetali e dalla riflessione della luce da parte delle strutture che li compongono. Per studiare come si genera il brillante colore rosso dei papaveri, i ricercatori olandesi hanno raccolto i fiori di diversi tipi di papaveri e hanno osservato la loro struttura e anatomia al microscopio. Hanno cosi scoperto che i sottili petali di papavero sono formati soltanto da tre strati di cellule.

Il pigmento è contenuto solo nei due strati esterni ma è molto denso e la sua concentrazione elevatissima. “Il papavero ha una delle concentrazioni di pigmento tra le più alte che abbia mai misurato in qualsiasi fiore” – afferma infatti van der Kooi, uno dei due autori della ricerca. Andando più nel dettaglio, gli scienziati hanno visto che le cellule pigmentate hanno una forma insolita e presentano numerosi ripiegamenti che le fanno assomigliare a dei pezzi di un complicato mosaico. Questa disposizione fa sì che si creino degli spazi vuoti e pieni d’aria tra le cellule che permettono una forte dispersione della luce. Questo fenomeno – affermano gli autori dello studio – associato all’altissima concentrazione di pigmento dà vita al magnifico colore rosso dei papaveri.

Come attirano gli insetti

I ricercatori hanno poi collegato questi risultati a precedenti studi sull’evoluzione del colore dei papaveri in relazione ai loro impollinatori. I fiori, infatti, utilizzano diversi stratagemmi per attirare gli insetti, primo fra tutti i loro colori sgargianti. Al contrario dei papaveri che crescono in Medio Oriente, alcune specie europee sono in grado di riflettere la luce ultravioletta (UV) e i ricercatori ipotizzano che questa differenza sia dovuta ai diversi insetti impollinatori delle due aree. In Europa i papaveri sono impollinati dalle api, che vedono bene le radiazioni ultraviolette, mentre in Medio Oriente sono impollinati dai coleotteri, che vedono bene il rosso. Inoltre – spiega Van der Kooi – le macchie nere al centro di alcuni papaveri mimano la presenza di un coleottero femmina, un piccolo trucchetto per attirare i coleotteri maschi.

Questi risultati suggeriscono che vi sia uno stretto legame tra evoluzione del colore del fiore e tipo di insetto impollinatore e che i papaveri abbiano evoluto la capacità di segnalare l’ultravioletto man mano che colonizzavano le regioni del nord.

Fonte: Journal of Comparative Physiology

Allontanare vespe e api seguendo i consigli della nonna

Come allontanare vespe e api utilizzando metodi casalinghi efficaci sin dal primo tentativo e seguendo i consigli della nonna!

Con il bel tempo le vespe e le api sono in continuo agguato. I soggetti allergici devono prestare particolare attenzione a queste bestioline perché possono causare delle spiacevoli conseguenze. Chi abita in campagna vive in piacevoli ambienti circondati dal verde che però portano tanti insetti. Utilizzando dei metodi fai da te ed economici si possono allontanare vespe e api in modo efficace così da potersi godere in pace la quiete del verde.PX_vespe

Come allontanare vespe e api da casa e dal giardino?

Non solo mosche e zanzare, bisogna difendersi anche da vespe e api. Per quanto siano degli insetti importanti per il ciclo della vita è meglio tenerli lontani da casa ed evitare di farsi pungere.

C’è un vecchio rimedio della nonna efficace sin dai primi minuti che può aiutare a farli scappare via, ovvero il caffè. Per quanto l’odore sia molto piacevole per alcune persone, per le api e le vespe è davvero insopportabile. La reazione è un po’ come quella delle mosche davanti al basilico, e quindi scapperanno via. Per essere efficace basta mettere del caffè macinato in un vecchio portacandele e poi con l’aiuto di un accendino dare fuoco al caffè così che possa sprigionare il suo aroma.

Altri rimedi green sono il basilico e la citronella. Posizionate delle piante in giardino o in alcuni punti strategici della casa così che l’odore possa sprigionarsi e allontanare le vespe.

In alternativa sono ottimi e pratici gli oli essenziali alla citronella o all’eucalipto per non far avvicinare mosche, api e vespe.

Da provare, infine, anche l’aglio. Lasciate un mazzo di aglio appeso in alcune zone del giardino e vespe e api si terranno alla larga.

Fonte foto: https://pixabay.com/it/sciame-vespe-pannolino-1903243/

Fonte: https://www.donnaglamour.it/allontanare-vespe-e-api-consigli-della-nonna/chiedilo-alla-nonna/?utm_source=welcoming&utm_medium=newsletter&utm_campaign=chiedilo-alla-nonna

Imidacloprid per fermare la Xylella in Puglia, stop dell’Ue: “Uccide le api”

Imidacloprid

Stop all’uso di Imidacloprid sugli ulivi pugliesi colpiti da Xylella. Un decreto del governo Gentiloni ne aveva imposto l’impiego per fermare la diffusione del batterio.

I rischi per l’ambiente e gli insetti impollinatori sono però troppo alti: l’Unione Europea ha bloccato il decreto del precedente esecutivo.

Scopriamo il percorso che ha portato al blocco del provvedimento.

Imidacloprid: lo stop Ue

La motivazione dello stop dell’Unione Europea al decreto Martina che imponeva il ricorso all’Imidacloprid sulle piante infette da Xylella è molto semplice:

«Rischi per le api in caso di usi esterni dell’Imidacloprid».

I pesticidi neonicotinoidi, è ormai risaputo, sono dannosi per le api. Per questo sono stati di recente vietati in Ue, anche se l’uso è ancora consentito nelle serre permanenti. L’Imidacloprid è, insieme a clothianidin e thiamethoxam, uno dei pesticidi banditi sul territorio europeo, per la coltivazione all’aperto. Ecco perché il decreto Gentiloni, che ne imponeva l’impiego sugli ulivi pugliesi, non doveva essere approvato. Spiegano da Bruxelles:

«Le autorità italiane erano tenute a presentare dati di conferma per gli usi ancora consentiti. Inoltre era previsto un riesame dei nuovi dati scientifici relativi ai rischi per le api derivanti dall’uso di Imidacloprid entro due anni».

Riesame che non è ancora arrivato. Un portavoce della Commissione Ue ha rincarato la dose:

«Le autorità italiane avrebbero dovuto notificare alla Commissione europea l’inserimento di un pesticida soggetto a restrizioni nell’elenco delle sostanze potenzialmente utilizzabili contro la cicala vettore della Xylella fastidiosa contenuto nel decreto del febbraio 2018 sulle misure di emergenza contro il batterio».

La Commissione, ha aggiunto il portavoce, “è a conoscenza del fatto che nel decreto ministeriale in questione l’Imidacloprid è elencato tra le sostanze che potrebbero essere usate. Tuttavia questo utilizzo richiederebbe innanzitutto un’autorizzazione specifica da parte delle autorità italiane, che non è stata ancora emessa, pertanto il suo uso è vietato. Esiste inoltre l’obbligo per le autorità italiane di notificare la misura alla Commissione”.

Il decreto del governo Gentiloni

Insomma, il “decreto Martina” non doveva essere emanato. Il provvedimento, che porta il nome dell’ex ministro dell’Agricoltura del governo Gentiloni, imponeva l’obbligo di utilizzare gli insetticidi in Puglia, per contrastare la diffusione di Xylella fastidiosa sugli ulivi.

Contro il decreto, in Europa hanno presentato esposti sia Diem25, il movimento fondato da YanisVaroufakis, e il Movimento 5 Stelle. Diem25 sosteneva che il decreto fosse illegittimo, perché mai notificato a Bruxelles. Rosa D’Amato, eurodeputata pentastellata, aveva inoltre presentato un’interrogazione sull’argomento il 23 aprile.

«Le nostre denunce sono state confermate – ha dichiarato D’Amato all’indomani della pronuncia UE – Questopesticida è nocivo per le api e di conseguenza comporta gravi rischi per l’agricoltura e l’economia del territorio. La vicenda dimostra ancora una volta come, fin dal principio, le autorità italiane si siano piegate alle lobby dei pesticidi. Abbiamo più volte denunciato i rischi connessi all’uso intensivo di queste sostanze, oggi i fatti e la stessa Efsa ci danno ragione. Serve un cambiamento di paradigma per affrontare davvero la crisi dell’agricoltura e dell’economia pugliesi, concentrando le misure per combattere la xylella sulla promozione di trattamenti e coltivazioni biologiche. Il nuovo governo rimedierà agli errori del precedente».

Accogliendo le istanze di M5S e Diem25, l’Ue ha di fatto bloccato il decreto Martina.

Imidacloprid e gli altri neonicotinoidi: tutti i rischi per gli impollinatori

Le evidenze scientifiche che condannano l’impiego dei pesticidi neonicotinoidi sono ormai numerose. Troppe per essere ignorate. E infatti l’Unione Europea, come accennato, ha vietato l’impiego all’aperto di Imidacloprid e altre sostanze simili. Quali sono le conseguenze dell’uso di questo tipo di pesticidi sulle api? Le ricerche sul tema sono diverse. Ricordiamo per esempio che l’Università svizzera di Berna ha dimostrato come i neonicotinoidi causano una diminuzione del 39% nella produzione dello sperma dei maschi di Apis Mellifera. Inoltre, il 32% dei fuchi maschi esposti atali pesticidi non abbia raggiunto i 14 giorni di età, momento in cui questi insetti raggiungono la maturità sessuale. Il Centre for Ecology and Hydrology (CEH) di Wallingford, nel Regno Unito, ha inoltre dimostrato che i neonicotinoidi fanno diminuire drasticamente la presenza di api selvatiche. Fino al meno 30 per cento è stato registrato nei campi di colza.

Fonte: ambientebio.it

L’Europa vieta i pesticidi che uccidono le api

L’Europa salva le api e vieta i pesticidi che le uccidono. Gli Stati membri dell’Unione Europea, hanno infatti approvato una proposta della Commissione, per vietare l’uso di tre pesticidi neonicotinoidi, che potranno essere utilizzati solo all’interno di serre permanenti, senza contatto con gli insetti. I Paesi membri dell’Ue hanno approvato la proposta della Commissione europea che introduce il divieto di utilizzo all’aperto di tre pesticidi perché nocivi per le api. L’impiego dei principi attivi (imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam, noti come neonicotinoidi), che è molto diffuso in agricoltura, sarà consentito solo in serra. Anche l’Italia ha votato a favore del bando, insieme alla maggioranza dei Paesi membri.

“Quello fatto dai Paesi membri dell’UE che hanno approvato la proposta della Commissione di introdurre il divieto di utilizzo all’aperto di 3 pesticidi, noti come neonicotinoidi (imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam), è un primo e importante passo avanti per la protezione delle api e degli altri impollinatori”, afferma il WWF.RTXZ3DT-e1487891078282-1024x629

“Tuttavia – continua l’associazione – la decisione di oggi riduce i rischi ma non li elimina: è necessario continuare la battaglia affinché si arrivi al bando totale di queste sostanze. Lasciando in commercio queste molecole per le produzioni in serra, infatti, non solo non si esclude il rischio di contaminazione dell’ambiente esterno ma anche l’utilizzo illecito. È quindi urgente predisporre un sistema di controlli efficaci e prevedere sanzioni adeguate per chi non dovesse rispettare il divieto di utilizzo in campo aperto”.

Anche Greenpeace accoglie con grande soddisfazione il bando permanente e quasi totale di tre insetticidi neonicotinoidi dannosi per le api. “Questa è una notizia importante per le api, l’ambiente e tutti noi. Il voto a favore dell’Italia certifica l’attenzione dei cittadini italiani per la protezione degli impollinatori”, dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura di Greenpeace Italia. “I danni di questi neonicotinoidi sono ormai incontestabili. Bandire questi insetticidi è un passo necessario e importante, il primo verso una riduzione dell’uso di pesticidi sintetici e a sostegno della transizione verso metodi ecologici di controllo dei parassiti”.

Il bando votato oggi estende quello parziale già in essere dal 2013 per tre neonicotinoidi – l’imidacloprid e il clothianidin della Bayer e il tiamethoxam della Syngenta. Rimane consentito il loro utilizzo solo all’interno di serre permanenti.whats-the-big-deal-with-pesticides-x1280

I Paesi che hanno votato a favore del divieto sono: Italia, Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Paesi Bassi, Austria, Svezia, Grecia, Portogallo, Irlanda, Slovenia, Estonia, Cipro, Lussemburgo, Malta, che rappresentano il 76,1% della popolazione dell’Ue. Quattro i Paesi contrari al divieto: Romania, Repubblica Ceca, Ungheria e Danimarca. Otto gli astenuti: Polonia, Belgio, Slovacchia, Finlandia, Bulgaria, Croazia, Lettonia e Lituania. Oltre ai 3 insetticidi in discussione, ce ne sono altri che costituiscono una minaccia per le api e altri insetti benefici. Tra questi quattro neonicotinoidi, il cui uso è attualmente permesso in Ue: acetamiprid, thiacloprid, sulfoxaflor e flupyradifurone e altre sostanze quali cipermetrina, deltametrina e clorpirifos. Per evitare che questi tre insetticidi ora vietati vengano sostituiti con altre sostanze chimiche che potrebbero essere altrettanto dannose, Greenpeace ritiene che l’Ue debba bandire l’uso di tutti i neonicotinoidi, come la Francia sta già considerando di fare. È inoltre necessario applicare gli stessi rigidi standard utilizzati per questo bando alla valutazione di tutti i pesticidi e, soprattutto, ridurre l’uso di pesticidi sintetici e sostenere la transizione verso metodi ecologici di controllo dei parassiti.download

Sul divieto introdotto dall’Ue si è espressa anche la Coldiretti. “Per salvare le api è ora necessario che il divieto riguardi coerentemente anche l’ingresso in Italia e in Europa di prodotti stranieri trattati con i principi attivi sotto accusa”.

“Non è accettabile che alle importazioni sia consentito di aggirare le norme previste in Italia ed in Europa, anche grazie agli accordi di libero scambio, ed è necessario, invece, che dietro tutti gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. Le api – sottolinea la Coldiretti – sono un indicatore dello stato di salute dell’ambiente e servono al lavoro degli agricoltori con l’impollinazione dei fiori tanto che Albert Einstein sosteneva che: “Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/04/europa-vieta-pesticidi-uccidono-api/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Roma: l’apicoltura arriva in città

L’associazione si chiama Api Romane e raccoglie un gruppo di apicoltori non professionisti con lo scopo di promuovere l’apicoltura urbana nella città di Roma.9668-10443

«Il nostro vuole essere un movimento culturale per diffondere i principi di biodiversità, sostenibilità e inclusione sociale – spiegano i promotori – Crediamo che la salvaguardia dei beni comuni della nostra Capitale e lo sviluppo di una sensibilità eco-sociale possano avvenire tramite il mondo dell’apicoltura. Il nostro obiettivo è quello di far diventare l’apicoltura il fulcro di una nuova ecologia urbana, tessendo un network cittadino di apicoltura sostenibile fondata sulla socializzazione, l’inclusione sociale e l’educazione ambientale per sensibilizzare le nuove generazioni. Sull’esempio di altre capitali europee, vogliamo creare oasi per le api e corridoi verdi per salvaguardare la biodiversità della nostra Capitale in collaborazione con varie realtà urbane fra cui orti sociali e associazioni ecologiste valorizzando così spazi verdi pubblici e privati per rendere Roma una città a misura d’ape».

Il progetto sul quale l’associazione sta lavorando attualmente si chiama “Api per il Lago” , nato dalla collaborazione tra Api Romane ed il “Forum territoriale permanente del parco delle Energie” che ha portato all’installazione di un apiario sociale e didattico autogestito.

«Questo progetto vuole essere un simbolo di resistenza alla cementificazione – aggiungono dall’associazione – di salvaguardia della biodiversità dell’area e uno strumento di sensibilizzazione ecologica. Per far ciò abbiamo avviato una progettazione collettiva dell’apiario e del “giardino delle api” tramite tavole rotonde e workshops di autocostruzione a cui stanno partecipando semplici cittadini, attivisti, apicoltori, ingegneri e alcune scuole del quartiere affinché il Lago e il parco attorno diventino effettivamente un bene comune.  Api Romane vuole far sì che iniziative del genere risveglino nella cittadinanza romana tutta il senso civico, la volontà di partecipazione “dal basso”, la cultura del verde pubblico e l’importanza della salvaguardia delle api. Nei prossimi mesi lanceremo una campagna per istituire una tavola rotonda fra apicoltori urbani e tutte quelle realtà cittadine che possono connettersi a questo nuovo modo di fare apicoltura per capire insieme come condividere i propri strumenti in una rete di azione diretta all’ecologia urbana».

Fonte:  ilcambiamento.it

“Il tempo delle api”, un documentario sull’apicoltura naturale in Italia

Due amici e un progetto comune: realizzare un documentario dedicato all’apicoltura. Girato nell’arco di tre anni in un casale di campagna dove un gruppo di ragazzi ha scelto di vivere insieme, “Il Tempo delle Api” racconta la storia di due giovani apicoltori che provano ad allevare le api in maniera naturale. Api a rischio estinzione? Certo, ma c’è chi cerca di correre ai ripari. “Il tempo delle api”, documentario di Rossella Anitori e Darel Di Gregorio, racconta la storia di due giovani apicoltori che provano ad allevare le api in maniera naturale. “Il film non si propone di insegnare una nuova tecnica – si legge nel sito ufficiale  – ma piuttosto di riflettere sulle difficoltà che gli apicoltori si trovano ad affrontare giorno per giorno”, aprendo un fronte di dibattito su quello che potrà essere il futuro delle api.15203206_1819793878236100_8321178540734833530_n

Il documentario è il frutto di un lavoro di osservazione lungo tre anni in un casale dei Castelli Romani alle porte di Roma. Darel, uno degli autori, racconta l’inizio di questa avventura spiegando che i due protagonisti del documentario, Mauro e Valerio, facevano parte della stessa comune in cui abitava proprio ai Castelli Romani. Qui si realizzavano una serie di progetti eco-sostenibili, dall’agricoltura sinergica alla permacultura.

“Avevo diciannove anni quando ho intercettato i ragazzi del casale – spiega Darel ricordando l’inizio della sua esperienza – e nonostante fossi cresciuto in campagna, è stato insieme a loro che ho imparato a conoscere le piante dell’orto, a cucinare secondo le stagioni e a chiamare gli alberi che avevo intorno. Era una casa aperta ai viaggiatori, facile da raggiungere e un buon compromesso tra chi voleva vivere nella società e chi se ne voleva allontanare.”
Un giorno Mauro e Valerio hanno scoperto che in Sud America stavano sperimentando un’apicoltura che metteva in primo piano le api e la loro salute, e così da subito si sono adoperati per realizzare qualcosa di simile in Italia.15621812_1831974680351353_5911950235911556652_n

Proprio in quello stesso periodo Darel incontra Rossella, che all’epoca stava scrivendo un libro sulle Comuni e gli eco-villaggi d’Italia, e in questo contesto si sono creati i presupposti per un lavoro documentario sull’esperienza intrapresa da Mauro e Valerio. La curiosità a conoscere gli ideali che guidano questo nuovo esperimento e il fascino nutrito verso il mondo delle api hanno fatto il resto, e così i due registi si sono messi a lavoro per la realizzazione de “Il tempo delle api”.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/01/tempo-api-documentario-apicoltura-naturale-italia/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

L’uomo che parla con le api

Le api stanno scomparendo e questo si sa ormai da tempo. Per fermare tutto questo sarebbe indispensabile e urgente pensare a un nuovo modello di agricoltura integrata. A parlarcene è Nicola Saviano… l’uomo che parla con le api.salviamo_le_api_

Le api stanno scomparendo e questo si sa ormai da tempo. Questi insetti meravigliosi, insieme ad altri animali impollinatori, muoiono a causa dei cambiamenti climatici, del riscaldamento globale, della scomparsa della biodiversità botanica e per via delle monocolture industriali intensive che implicano l’uso spesso indiscriminato di pesticidi e agenti chimici dannosi. Tutto questo potrebbe avere conseguenze serissime per l’impollinazione e quindi per la nostra alimentazione e sopravvivenza. Per fermare tutto questo sarebbe indispensabile e urgente pensare a un nuovo modello di agricoltura integrata, sostenibile per tutti gli esseri viventi (e non solo per l’uomo), sana e rispettosa dell’ambiente. L’apicoltura, che senz’altro ha avuto e continua ad avere serie difficoltà a causa di tutto questo, non è, però, senza responsabilità. Nell’apicoltura tradizionale, infatti, si utilizzano farmaci per curare le patologie più comuni delle api o gli attacchi della Varroa, un acaro molto pericoloso per questi insetti. I farmaci utilizzati possono contaminare il miele. Per avere una maggiore produzione, inoltre, non si esita spesso a depredare le api di tutto il loro miele sostituendolo con zucchero o altri preparati specifici che talvolta vengono addizionati di antibiotici o altri farmaci. Anche la produzione di propoli o pappa reale pone questioni etiche che non possono essere sottovalutate.  Esiste, però, un’apicoltura diversa, il cui scopo non è solo economico ma il cui primo obiettivo è l’attenzione a come stanno e a cosa sentono ed esprimono questi animali. Si tratta di un nuovo approccio all’allevamento che sviluppa una relazione simbiotica tra l’uomo e le api, rispettandole, ascoltandole e comunicando con loro.  Nicola Saviano, 38 anni, sposato e con un figlio di 6 anni, è di Erba (CO) ma vive a Roma. Ci parla di una nuova relazione tra uomini e api e di un diverso approccio che implica necessariamente anche una diversa visione della nostra stessa vita. Nicola parla dell’amore che questi insetti ci possono insegnare, del ruolo che hanno sul pianeta Terra e di quanto poco le conosciamo.

Nelle tue conferenze parli d’amore. Qual è la relazione tra l’amore, le api e l’uomo?

Le api ci stanno aiutando ad evolvere. L’amore è una forza che nelle api è pienamente presente. Si sono sviluppate prima dell’uomo e quindi hanno sviluppato il sacrificio e il dono che sono componenti dell’amore. L’uomo, invece, non è ancora arrivato a questo livello e, secondo me, le api sono su questa terra anche per svolgere questo compito così importante. L’uomo deve ancora evolvere e deve farlo sotto forma di coscienza ma una coscienza più avanzata e spirituale. Questo è possibile con lo sviluppo del terzo occhio. Le api ce l’hanno già. Questa coscienza di amore, quindi, ce l’hanno molto ben presente.

Questa interpretazione non parte da un punto di vista, però, molto “umano”? Cioè: non è un altro modo per giustificare l’allevamento e di conseguenza lo sfruttamento di questi animali? Noi abbiamo bisogno delle api ma le api hanno bisogno di noi?

Le api sono arrivate su questo pianeta prima di noi. L’uomo ha il dovere di difendere la natura nel suo insieme e le api sono il vero e proprio cardine della vita e dell’amore. Abbiamo con loro un legame molto importante e dobbiamo assolutamente proteggerle.

Fino ad ora, però, questa difesa e questa protezione da parte dell’uomo non c’è stata. Le api infatti stanno scomparendo.

L’uomo sta evolvendo ma fino ad ora, infatti, non è riuscito a sviluppare la coscienza necessaria. La parte egoistica dell’uomo ha sfruttato questa risorsa fondamentale e continua a farlo ma quando saremo in grado di evolverci capiremo che allevare le api non significa solo fare il miele.

Tu sei un apicoltore che non produce miele. Come mai?

Non lo produco più da molti anni. Non mi interessa e non mi è mai interessato. Quando andavo in apiario sapevo che avrei dovuto uccidere delle api per ricavare il miele per venderlo. Quindi si faceva per soldi, per denaro. Non mi sono più sentito di fare quel lavoro. L’unico interesse nei confronti del miele ora è il suo aspetto curativo. Lo considero una medicina da assumere a piccole dosi e con le quali posso curare me e la mia famiglia. In ogni caso non sempre è possibile prenderlo. Lo chiedo alle api e in caso ne prelevo pochissimo. Sono legato a loro, mi riconoscono e sanno chi sono. Le api hanno una memoria. Allevare le api significa qualcosa di molto diverso.

Come comunichi con le tue api?

Uso parole, suoni e fischi. Le api sanno che quello che faccio è importante anche per loro. E’ la missione della mia vita.

Qual è esattamente questa missione?

Ogni persona sa nel profondo che le api sono importanti ma non sa cosa fare o come fare per aiutarle. Raccontando la mia esperienza porto un messaggio chiaro e preciso che non può essere confuso: un messaggio di amore e di cambiamento.

E’ una nuova frontiera dell’apicoltura

E’ una nuova frontiera che apre le porte a una visione completamente diversa e a una sensibilità diversa da parte di chi deve comunicare con tutte le altre persone. Sto facendo corsi e sono venuto a parlare all’EUPC qui a Bolsena portando il mio lavoro e la mia ricerca. Voglio far conoscere la mia storia con le api, una storia che mi ha cambiato la vita.

Come hai cominciato?

Ho trascorso l’infanzia in un grande giardino con tanti animali, piante da frutto e un orto coltivato con la sapienza contadina. In seguito ho viaggiato per il mondo e ad un certo punto ho incontrato l’apicoltura che mi ha interessato e poi appassionato conducendomi verso studi e ricerche sulle api sia di carattere scientifico che olistico: Steiner, la Biodinamica, Fukuoka e la Permacultura mi hanno offerto strumenti di osservazione e di indagine più approfonditi. Tutto è cominciato quando ho conosciuto un apicoltore di 80 anni che mi ha insegnato le tecniche per recuperare gli sciami che aveva sviluppato lui stesso. Non è stato facile perché ero terrorizzato all’inizio ma pian piano tutto è cambiato. Adesso posso stare tranquillamente in mezzo alle api. Uso le protezioni soltanto perché il veleno delle api, se si viene punti, a lungo andare, può dare problemi. E’ un tipo particolare di veleno che aumenta la nostra coscienza.

Dove tieni le tue api?

Prima ero ad Ostia Antica dove, a causa dei prodotti chimici usati nei campi agricoli adiacenti al mio, ho assistito più di una volta alla morte delle mie api. Ho dovuto quindi spostarmi e adesso ho generazioni di api naturali da più di cinque anni.

Hai detto che il miele biologico non esiste. Ci spieghi perché?

Il miele che mangiamo è fatto da api stressate, maltrattate e che vivono in condizioni molto innaturali. Mi è capitato di mangiare il miele preso direttamente dai favi naturali e il suo sapore, la sua energia sono completamente differenti. Il miele è una vera e propria medicina e deve essere trattato in modo totalmente naturale, se preso in piccole dosi diventa medicamentoso.

Qual è il futuro dell’apicoltura?

Il futuro dell’apicoltura deve cambiare in questa direzione. Le api portano la vita diffusa nei campi. La loro forza e il loro movimento sono estremamente potenti. In permacultura le api sono fondamentali perché portano vita a tutto il progetto. Sono il primo elemento da inserire.

Qual è il tuo obiettivo?

Per me è essenziale la ricerca nei confronti di questi animali. Attraverso l’osservazione e la difesa della loro vita possiamo permettere all’essere umano un’evoluzione di coscienza che altrimenti non sarebbe possibile. Che io sappia non ci sono al momento altri apicoltori che fanno questo ma è necessario un approccio completamente diverso e un cambiamento di direzione è indispensabile.

Manteniamo l’approccio classico all’apicoltura che è quello di produrre miele. In questo senso, può esistere un’apicoltura etica?

Ci si avvicina in parte l’apicoltura biodinamica. Quello che manca è però la consapevolezza della vita della famiglia di api, delle regole relative al posizionamento degli sciami, le necessità delle famiglie ed altre cose che ho scoperto durante la mia ricerca. Ho iniziato a tenere corsi in questo senso e cioè insegnare alle persone come si fa con le api.

Che cosa facevi prima di diventare apicoltore?

Molti lavori diversi ma sono sempre stato in mezzo alla natura. Sono stato istruttore subacqueo tra le molte cose che ho fatto. Ancora adesso faccio l’istruttore di wind surf e il musicista.

Non sembri molto entusiasta della permapicoltura? Perché?

E’ stata sviluppata in Argentina dove le api sono africanizzate e sono molto differenti dalle nostre. Dovrei avere più elementi per poter giudicare.

Quali sono state le scoperte più importanti che hai fatto durante la tua ricerca?

Più che scoperte le chiamerei intuizioni. In particolare riguardano l’orientamento e la costruzione dei favi naturali, la forma e i materiali delle arnie naturali. Sto facendo sperimentazioni in proposito.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Creare una scuola basata sulla l’apicoltura naturale e fare corsi e conferenze in giro per l’Europa.

Ho un sito internet e una pagina Facebook.

Fonte: ilcambiamento.it

Moria api, i neonicotinoidi funzionano come contraccettivi

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Che la moria delle api che interessa da alcuni anni l’apicoltura fosse connessa all’utilizzo dei neonicotinoidi lo si sapeva da tempo, ma quali fossero le cause che portano al declino delle api in molte zone del mondo restava da chiarire. Un gruppo di ricercatori dell’Istituto della salute delle api dell’Università di Berna, in Svizzera, ha scoperto che i neonicotinoidi agiscono come contraccettivi per i maschi delle api. Parzialmente vietati dall’Unione Europea, i neonicotinoidi continuano a essere utilizzati su vasta scala negli Stati Uniti. Nella fase sperimentale, i ricercatori hanno constatato come i maschi sottoposti a questo tipo di pesticidi avessero una durata di vita e una quantità di sperma ridotta del 39%. Secondo Junko Tokumoto che ha partecipato allo studio è un dato di fatto che i pesticidi producono delle reazioni di stress ossidativo. Gli spermatozoi, vista la composizione della loro membrana cellulare, sono particolarmente sensibili a questo tipo di stress. Ma potrebbe esserci anche un effetto indiretto dei neonicotinoidi: la sostanza tossica, infatti, potrebbe pregiudicare le api-nutrici che si occupano dei giovani maschi. La moria delle api non è imputabile soltanto ai neonicotinoidi che sono una delle principali cause di questo declino insieme ai cambiamenti climatici, alla frammentazione dell’habitat, all’assenza di risorse alimentari in alcuni periodi dell’anno e, ancora, a causa di un acaro (varroa destructor) che infesta molti alveari dell’emisfero boreale.

Foto | Davide Mazzocco

Fonte: Le Monde

Francia, oltre 600mila firme per salvare le api

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Diverse associazioni ambientaliste hanno consegnato al ministro dell’ecologia francese, Ségolène Royal, una petizione dopo avere raccolto fra le 600mila e le 700mila firme richiedenti la proibizione dei neonicotinoidi, dei pesticidi che aggravano la mortalità delle api. Le organizzazioni sperano che la proibizione dei neonicotinoidi sia inscritta nella legge sulla biodiversità che deve passare in seconda lettura all’Assemblea nazionale fra qualche giorno.

Royal ha fatto sapere di voler sostenere questa proibizione:

“È indispensabile mettere fine all’utilizzo di questo tipo di prodotti chimici, degli insetticidi che uccidono le api e influenzano la biodiversità ma anche l’agricoltura, poiché le api sono impollinatrici. I neonicotinoidi toccano il cervello della api e dunque hanno anche impatto sulla salute umana. È tempo di capire che è fissando delle regole ferme che i ricercatori e gli industriali investiranno in altri prodotto sostitutivi che non influenzano la salute umana”.

Come confermato dal ministro dell’agricoltura, Stéphane Le Foll, ogni anno 300mila colonie di api vengono decimate dai neonicotinoidi. Questi pesticidi sono stati oggetto di una moratoria parziale, da parte dell’Europa, dalla fine del 2013.

Fonte:  Le Monde

Foto | Davide Mazzocco