Plastica nello stomaco del capodoglio spiaggiato: “L’SOS disperato del mare”

Nello stomaco del capodoglio spiaggiato due giorni fa a Cefalù, in Sicilia, è stata trovata molta plastica. “Bisogna intervenire subito per salvare le meravigliose creature che lo abitano”. Lo afferma Greenpeace pronta a salpare insieme a The Blue Dream Project per monitorare lo stato di salute dei nostri mari. A pochi giorni dalla partenza di una spedizione di ricerca, monitoraggio, documentazione e sensibilizzazione sullo stato dei nostri mari, organizzata insieme a The Blue Dream Project, Greenpeace diffonde le immagini di quanto è stato ritrovato nello stomaco del capodoglio spiaggiato due giorni fa sulle coste della Sicilia.

«Quello che è stato trovato due giorni fa sulla spiaggia di Cefalù era un giovane capodoglio di circa sette anni appena. Come si può vedere dalle immagini che diffondiamo, nel suo stomaco è stata trovata molta plastica. Le indagini sono appena iniziate e non sappiamo ancora se sia morto per questo, ma non possiamo certo far finta che non stia succedendo nulla», dichiara Giorgia Monti, responsabile campagna Mare di Greenpeace Italia.  

«Sono ben cinque i capodogli spiaggiati negli ultimi cinque mesi sulle coste italiane. Nello stomaco della femmina gravida ritrovata a marzo in Sardegna sono stati trovati addirittura 22 kg di plastica. Il mare ci sta inviando un grido di allarme, un SOS disperato. Bisogna intervenire subito per salvare le meravigliose creature che lo abitano».

Greenpeace e The Blue Dream Project monitoreranno per tre settimane i livelli di inquinamento da plastica in mare, in particolare nel Mar Tirreno Centrale. Una spedizione di ricerca che si concluderà in Toscana l’8 giugno, in occasione della Giornata mondiale degli oceani. In occasione della conferenza stampa di presentazione del tour, che si terrà martedì 21 maggio alle ore 11 presso la Sala conferenze Lega Navale di Ostia, i ricercatori del Dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione dell’Università degli Studi di Padova, centro di riferimento per le autopsie sui grandi cetacei spiaggiati lungo le coste italiane, presenteranno un report preliminare sullo spiaggiamento dei cetacei in Italia, con un focus proprio sui capodogli e la plastica. 

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2019/05/plastica-stomaco-capodoglio-spiaggiato-sos-disperato-mare/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Annunci

Effetto Palla: quando i social cambiano la vita degli animali

Abbiamo intervistato Monica Pais, veterinaria della clinica veterinaria Due Mari di Oristano e animatrice, insieme ad un eroe a quattro zampe, di Effetto Palla, una Onlus in grado di cambiare la vita a migliaia di animali e a molti umani. Il lavoro decennale ha avuto un’improvvisa impennata con la pubblicazione di una foto su Facebook…

“Io sono una veterinaria e lavoro in una clinica ad Oristano. Nella nostra clinica vengono seguiti e curati anche animali randagi, recuperati in stato di grande difficoltà. Tra questi il cane che chiamammo Palla: per promuovere le adozioni di questi animali dopo averli curati, abbiamo creato una pagina Facebook. Il giorno in cui scoprimmo l’effetto Palla… andammo a dormire con 26 mila like alla pagina e ci siamo svegliammo con 186 mila!”.  

A parlare è Monica Pais, animatrice del progetto Effetto Palla e della Clinica Veterinaria Duemari. Dopo averne sentito tanto parlare, la intervistiamo lo scorso dicembre a Cagliari, durante la fiera Scirarindi. Monica è una donna decisa, entusiasta, che ci racconta con un pizzico di incredulità la sua straordinaria vicenda.

Effetto Palla è una Onlus nata a marzo 2016 con l’obiettivo di soccorrere e dare nuova vita agli “animali di nessuno”. Nasce grazie a una meticcia di pitbull, Palla ovviamente, che ha disegnato il primo pezzo dell’opera.  Ma torniamo al gennaio 2016, quando viene ritrovata la cagnolina nelle campagne di Oristano, in Sardegna. Il giovane animale viene recuperato in condizioni disperate: ha la testa deformata a causa di un laccio di nylon di 15 cm di circonferenza stretto intorno al collo, che la fa soffrire da mesi, chissà quanti. Un supplizio che, giorno dopo giorno, per un cane nei primi mesi di vita, può portare addirittura alla decapitazione. Fortunatamente, nella stessa città sarda, c’è la Clinica Veterinaria Duemari, che cura, oltre agli animali di proprietà, i randagi feriti e trova loro una casa. La clinica, così, nella figura della dottoressa Monica Pais, si adopera per salvare la cagnolina con un’operazione delicata. E ci riesce. Guarisce e viene chiamata dai suoi salvatori Palla, come a rimarcare, ora con un sorriso, la sua deformazione. “I nomi che diamo agli animali che curiamo – racconta Monica – sono onomatopeici e legati al tipo di trauma che hanno riportato. Non so perché questa storia abbia bucato più delle altre, noi non ce lo aspettavamo minimamente. Quando Palla è arrivata sembrava un cartone animato riuscito male. Era tenerissima, era brutta ma si poteva guardare, era una Cenerentola diventata principessa.” 

Nella clinica di Monica lavorano dieci veterinari. La nostra struttura, nata dieci anni fa, ha sempre curato anche animali randagi, siano feriti o in gravi condizioni. “Sono randagi certificati da una qualunque autorità – spiega Monica –, abbiamo una piccola convenzione che dovrebbe pagare il primo soccorso. Noi poi, a titolo volontaristico, portiamo avanti tutto l’iter successivo dell’adozione”.

Ecco perché la pagina Facebook della clinica “riveste un ruolo fondamentale: permette ai nostri ‘pazienti’ di essere conosciuti nei social, aumentando così la possibilità di essere adottati. Attualmente, il nostro portale online è una sorta di rivista che racconta tutte le (dis)avventure dei nostri animali e, dopo Palla, anche altri sono diventati famosi su internet e negli altri media. Le pubblicazioni sul web sono quindi decisive per le loro prospettive: noi li curiamo ed evitiamo che vadano in canile, ma il loro futuro, per essere roseo, dipende dai nuovi padroni”.  La clinica, in quanto centro di recupero di fauna selvatica, non cura solo cani e gatti, ma un ampio target di animali, dalle tartarughe marine alle rondini. Ora, per fortuna, accanto alla Clinica troviamo la Onlus. “Ci pesa avere la clinica piena di animali – ci ricorda Monica – vogliamo quindi portare il progetto fuori dalla nostra struttura”.  Per questo la Onlus finanzia iniziative per la comunità e gli animali. Il requisito fondamentale è che questi devono avere benefici diretti agli animali stessi, ma spesso riguardano anche noi umani. Ad esempio, in Brasile stanno aiutando le persone che vivono in alcune favelas a diventare assistenti veterinari. In questo modo, il risultato è doppiamente virtuoso: alcuni umani sono strappati alla miseria e, una volta formati, diventano portatori di cure per gli animali delle stesse favelas.  Il successo della Onlus, dopo la pubblicazione della storia di Palla è stato davvero dirompente. Effetto Palla, infatti, è diventata una delle Onlus più grandi di Italia, tra le prime 160 su 45 mila. Ciò ha permesso a Monica e al suo team di gestire cifre importanti, raccolte con il 5 per mille e dirottate su randagi e progetti vari.

Corso per diventare assistenti veterinari (Brasile)

Come tutti quelli che hanno a che fare con animali in difficoltà, il rapporto con il dolore diventa quotidiano: “Per noi è una sfida – confida Monica – ci sono persone che non riescono a liberarsi del dolore, che assorbono le situazioni pesanti che hanno nelle vicinanze. Per noi è una metafora: hai una vita che ti permette di stare così a contatto con la morte che alla fine questa non ti fa più paura”. 

Mentre Monica ci parla osservo dietro di lei i calendari che hanno realizzato. In copertina si vede Palla che salta nel cerchio centrale del segno-simbolo del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto. Sempre in copertina, non per caso, è anche riportata una citazione dall’ultimo libro dell’artista biellese: “Per progredire nella formazione di una società evoluta – questa la frase tratta da ‘Ominiteismo e demopraxia’ – è innanzitutto indispensabile stabilire un rapporto di pieno rispetto tra noi e gli animali”. Le chiedo quindi cosa ci faccia Palla dentro il simbolo del Terzo Paradiso. “Palla sta dentro il suo personale Terzo Paradiso. Da un lato c’è la natura, la vicinanza con tutti gli esseri viventi; dall’altra parte, il paradiso di Facebook, della tecnologia, degli arrivi su Marte; in mezzo lei, che coglie tutto quello che riesce a mettere insieme”.

Concludiamo il nostro incontro chiedendoci come mai la storia di Palla abbia avuto così successo nell’immaginario delle persone. “Non lo so, ce lo chiediamo anche noi” afferma Monica. “Forse, il motivo è da ricercare nel fatto che la gente ha bisogno di modelli. A me il coraggio nasce dall’incoscienza. Quando mi fanno i complimenti non capisco il perché. Ma quando mi chiedono cosa vedano gli altri in Effetto Palla, mi dico che forse riconoscono ciò che loro per primi vorrebbero fare. Si rendono conto che possono fare qualcosa anche loro, entrare nell’Effetto Palla”.

 Intervista: Daniel Tarozzi
Realizzazione video: Paolo Cignini Fonte: http://www.italiachecambia.org/2019/03/effetto-palla-social-cambiano-la-vita-animali-io-faccio-cosi-243/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Eutanasia per gli animali: quali alternative?

24 Milioni di italiani condividono la loro vita con un compagno animale: un rapporto affettivo stretto e arricchente. Ma che accade quando la vita di un amico animale volge al termine? L’eutanasia animale è sempre davvero l’unica soluzione per evitare che soffrano? Quando ci lasciano come affrontare un dolore che gli altri sembrano non capire? Ne parliamo con il medico veterinario Stefano Cattinelli, tra i fondatori di Armonie Animali e autore del libro “Tenersi per zampa fino alla fine”, pubblicato da Amrita Edizioni. Stefano Cattinelli è un medico veterinario, diplomato in Omeopatia veterinaria unicista ed esperto nell’Antroposofia di Rudolf Steiner. Propone da anni un’alternativa all’eutanasia, con un approccio empatico, che non solo aiuti l’animale, ma anche la persona che gli sta accanto. Ha scritto molti libri su questi temi, è tra i fondatori di Armonie Animali, si occupa di Floriterapia e conduce seminari di Costellazioni Sistemiche Familiari per Animali. Lo abbiamo incontrato per approfondire le riflessioni intorno ad un tema quanto mai spinoso: l’eutanasia per gli animali.

Stefano, tra gli altri, hai scritto con Daniela Muggia “Tenersi per zampa fino alla fine”, pubblicato da Amrita Edizioni. Di cosa parla questo libro?

Il libro affronta il momento più importante e più difficile della relazione tra una persona e il proprio animale: quello in cui l’animale se ne va. Mi occupo di questo tema da una ventina d’anni e sono molto sensibile all’argomento perché essendo un veterinario so quanto sia importante il nostro ruolo in questa fase. La professione che ho scelto, ha la grande responsabilità di consigliare gli umani nella fase terminale di vita di un animale, cercando di capire quanto questo soffra e come si possa affrontare l’inevitabile declino. Ho sempre vissuto con difficoltà le prassi tradizionali che vedono un percorso precostituito per gli appartenenti alla mia categoria; ho sempre provato una pesantezza che non riuscivo a gestire. Quando mi trovavo a dover praticare o immaginare di praticare l’eutanasia, capivo che l’animale non voleva me al suo fianco, bensì il suo punto di riferimento esistenziale (una singola persona o un’intera famiglia). Ho quindi sviluppato una consapevolezza crescente della sacralità della morte: l’ingresso in questa dimensione richiede determinate qualità, attenzioni e rispetto che sono ovviamente diverse dalla routine ambulatoriale veterinaria. Mi sono impegnato a creare, quindi, anni fa un reale spazio sacro, in cui ci si possa muovere secondo dinamiche molto più complesse di quelle che razionalmente possiamo percepire: solitamente stacco il telefono e cerco di aprire un dialogo a vari livelli con la persona che assiste l’animale, dando la possibilità a quest’ultimo di spegnersi con i suoi tempi e le sue modalità, differenti l’uno dall’altro. Credo infatti che ogni animale decida di andarsene in modo assolutamente unico e “personale”. In venti anni, ho accompagnato centinaia di “individui” e non c’è stato un caso uguale all’altro. Mi sono quindi reso conto che più approfondivo questo percorso più il concetto di eutanasia si allontanava. Mi sono trovato ad entrare in una fluidità esperienziale unica. Ho notato che quando le persone si mettono davvero in gioco durante il percorso di accompagnamento dell’animale, riescono a cambiare il proprio ruolo nella relazione, vedendo poi – durante la fase finale – l’animale diventare “guida” dell’umano.

Nel caso in cui un animale soffra troppo, che tipo di percorso proponete?

È uno spazio complesso dove ogni cultura propone la propria visione. In questo tipo di esperienza possiamo vedere il dolore come parte di questa complessità. Per quanto riguarda il dolore fisico dell’animale, si possono adottare cure palliative che permettono di eliminare o ridurre al massimo il disagio fisico dell’animale. Per quel che riguarda il dolore emozionale, frutto del legame instaurato tra umano e animale, ci si sposta sul piano animico. Si possono quindi utilizzare i fiori di Bach o mille altri rimedi analoghi. Infine, non va dimenticato il dolore dell’umano, che ha un’influenza importantissima sull’evolversi degli eventi. Il dolore umano non è esclusivamente legato a quel singolo momento, ma appartiene a una storia biografica: quando l’animale entra in relazione con l’essere umano, subentra in un momento preciso dell’esistenza della persona, rispondendo a un bisogno di quest’ultima (lo si può comprendere anche dal nome che viene affidato all’amico peloso o alla tipologia di animale scelto) e tutto ciò inevitabilmente influisce, rafforzando ulteriormente il vuoto che si crea quando l’animale se ne va. Vi sono diverse modalità di reazione al distacco: c’è chi prende subito un altro animale con sé, e chi non ne vuole più. Credo che la cosa migliore sia imparare a stare un po’ nel dolore, prendere confidenza con tale esperienza e poi riuscire a guarire anche rispetto alle proprie esperienze precedenti. 

Chi vuole avvicinarsi a questo genere di percorso, oltre a leggere il libro, cosa può fare?

Propongo un percorso sull’accompagnamento a Treviso (scopri di più) che dura tre fine settimana e affronta tre temi fondamentali: il lasciare andare, il cambio di ruolo e il saper entrare nella fluidità. Sono passaggi interiori che preparano le persone ad essere più consapevoli nel momento del passaggio. A questo proposito, vi racconto un aneddoto che mi è capitato un paio di giorni fa: mi ha chiamato una ragazza che ha seguito questo percorso con me quattro anni fa, raccontandomi che la sua cagnolina se n’era andata da qualche giorno. Mi ha detto di aver fatto tutti gli esercizi imparati, di aver letto tutti i miei libri ma quando poi si è trovata a dover gestire la situazione è entrata nel panico, si è sentita sola. Con il passare del tempo, però, le si sono attivate risorse che non sapeva di avere, che hanno permesso alla cagnolina di andarsene via serena, accompagnata dalla proprietaria e dal suo compagno. Mi ha raccontato che c’è stato un momento preciso particolare, probabilmente scelto dalla coscienza della loro relazione, in cui se n’è andata nel migliore dei modi.

Hai scritto questo libro con Daniela Muggia: come mai avete deciso di scriverlo insieme e in che modo vi siete “completati a vicenda”?

È stata proprio Daniela a contattarmi: attraverso il lavoro svolto dalla sua associazione (Associazione Tonglen onlus) per l’accompagnamento empatico di persone morenti, lei e i suoi collaboratori con cui porta avanti le attività, avevano ricevuto richieste di aiuto da parte di famiglie che avevano animali in fin di vita. Mi ha proposto quindi di scrivere un libro insieme, ed è stata un’avventura bellissima e difficilissima, essendo noi molto diversi. È nato così questo testo che mi piace davvero molto: Daniela porta un contributo importante sulla fisica quantistica, creando un legame con la dimensione scientifica e un approfondimento sulle cure palliative. 

Cosa pensano i tuoi colleghi di questo approccio?

Molti colleghi sono convinti che l’unica possibilità di togliere il dolore sia togliere la vita all’animale. Mi sono dovuto allontanare da diversi gruppi web, perché venivo spesso attaccato per la mia visione non tradizionale. Armonie Animali, il network di veterinari di cui faccio parte, è un ambiente molto più sereno da questo punto di vista; magari non tutti sanno bene nel merito di cosa mi occupo, ma rispettano il mio lavoro.

Vorremmo parlare dell’impatto dell’eutanasia sui veterinari: pare che ci sia un tasso di depressione molto alto. Cosa ne pensi?

È un aspetto completamente sottovalutato. Noi veterinari nasciamo professionalmente per salvare l’animale, ogni cosa che impariamo e facciamo va verso la vita. Di conseguenza l’esperienza della morte viene vissuta come una sconfitta, doppia essendo, in caso di eutanasia, noi ad indurla. Animicamente credo che si crei una frattura all’interno del veterinario, come un attrito. A questo punto il veterinario in questione ha due possibilità: o si separa da questa frattura eliminando la valenza emozionale per proteggersi (a costo di ledere il senso della professione), o – in caso di persone più sensibili – al ripetersi di questa azione subisce una destabilizzazione interiore sempre maggiore. Considerando che l’attività media di un veterinario conta statisticamente un paio di casi di eutanasia la settimana, diventa un vero e proprio meccanismo di non senso. La morte in natura è inserita in un contesto armonico, ed è ovvio che quando l’animale entra nella vita della famiglia le cose si complichino, ma ci sono delle possibilità di uscita da questa situazione. Purtroppo, nelle facoltà veterinarie, il tema della morte non viene mai affrontato, nonostante i dati statistici dimostrino che è un tema delicato e sempre più di attualità. Ma le cose stanno cambiando, la sensibilità collettiva è in aumento. Da circa dieci anni infatti è nato anche un comitato bioetico che ha cercato di inserire delle regole per gestire questo fenomeno.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2019/03/eutanasia-per-animali-quali-alternative/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

La Regione Piemonte va verso la sperimentazione scientifica senza animali

Lo scorso 3 luglio la Regione Piemonte ha approvato la proposta di legge del M5S sulla sperimentazione scientifica senza animali. L’obiettivo è ridurre l’utilizzo di animali e, nel lungo termine, eliminarlo. Facendosi portavoce delle direttive dell’Unione Europea, la Regione Piemonte è la prima regione italiana ad approvare una proposta di legge che favorisce la sperimentazione scientifica senza l’utilizzo di animali come cavie. La proposta, approvata dalla Regione lo scorso 3 luglio, era stata presentata dal Movimento 5 Stelle e portata avanti da Francesca Frediani, capogruppo del M5S alla Regione. Come si legge nel testo ufficiale, la proposta di legge «promuove metodi sostitutivi finalizzati alla eliminazione dell’uso di animali a fini sperimentali, scientifici o didattici». La sperimentazione scientifica senza animali al momento non è ancora possibile (dal momento che ogni farmaco, prima di entrare nel mercato, deve essere testato su animali), ma questa proposta di legge rappresenta comunque un piccolo importante passo.

Andando nel dettaglio, quali sono le idee e le proposte che la Regione Piemonte promuove per raggiungere questo traguardo? Prima di tutto ci sono gli accordi con le università e con gli enti formativi, con i quali si stipulano accordi in modo da promuovere metodi di ricerca alternativi alla sperimentazione su animali e altrettanto validi dal punto di vista scientifico. Con l’articolo 4 della pdl, viene istituito un Comitato etico regionale per la promozione di metodologie sostitutive alla sperimentazione animale, che deve relazionarsi annualmente con la Giunta regionale e la Commissione consiliare. Infine, la parte finanziaria, che è quella che mostra a tutti gli effetti la concretezza della proposta fatta dalla regione: 100.000 euro di spesa, di cui 30.000 da destinarsi alla “formazione di studenti universitari presso università europee che insegnino metodi sostitutivi che non facciano pertanto uso di animali” e 70.000 euro “per la promozione e il sostegno di linee di ricerca finalizzate alla realizzazione di una rete di ricerca regionale sui metodi sostitutivi utilizzati nei paesi esteri”.

È questa la differenza fondamentale fra il Piemonte e altre regioni (come Lombardia, Abruzzo e Toscana) che hanno approvato leggi simili: il Piemonte è la prima a finanziare concretamente la ricerca in questo ambito. La ricerca, infatti, è un punto fondamentale su cui investire per portare avanti questo modello, dal momento che il paradigma scientifico cui siamo abituati sembra imporre la sperimentazione sugli animali come unica via per avere un risultato sicuro. Esistono però molte realtà che non solo parlano di modelli alternativi di ricerca ma che sostengono proprio il contrario del paradigma dominante e cioè che la sperimentazione sugli animali non è garanzia di efficacia del farmaco, perché spesso gli effetti sull’uomo sono diversi.

Ad esempio, come affermato dalla LAV (che dal 1977 si batte per i diritti degli animali), “gli studi di tossicità condotti su animali non possono essere considerati predittivi a causa delle significative differenze tra le specie rispetto a parametri farmacocinetici quali assorbimento, distribuzione, metabolismo, escrezione dei composti chimici o dei farmaci”. Infatti, nel caso della diossina, per lungo tempo è stato sottovalutato l’effetto che avrebbe potuto avere sugli uomini proprio perché la sperimentazione animale affermava altro. Inoltre, un’altra tesi portata avanti dalla LAV è che la sperimentazione animale si basi fondamentalmente su grossi interessi economici e non su un vero paradigma scientifico.

In Italia esiste poi anche il Centro 3R (Replacement, Reduction and Refinement), nato appena un anno fa dall’incontro dei rettori dell’Università di Genova e dell’Università di Pisa. Il nome riprende la direttiva europea che parla di sostituzione, riduzione e ridefinizione dell’utilizzo di animali nella sperimentazione scientifica. Il Centro 3R quindi lavora strettamente nell’ambito della ricerca: promuove studi, dibattiti, organizza corsi e iniziative di divulgazione su queste tematiche, collabora a livello internazionale con enti di ricerca europei e funge anche da ‘archivio virtuale’ con il materiale raccolto sul suo sito. Gli ultimi dati disponibili in Italia sull’uso di animali come cavie sono stati emanati dal Ministero della Salute e riguardano l’anno 2016: 607.097 animali sono stati utilizzati in laboratorio durante quell’anno. Una riduzione notevole rispetto al biennio 2007-2009, quando gli animali utilizzati erano 2.603.671, anche se rappresenta un numero ancora troppo alto, soprattutto se si pensa che questi animali vengono riutilizzati più volte per lo stesso esperimento e dunque quel 607.097 indica soltanto una parte della loro sofferenza.

Foto copertina

Didascalia: Esperimenti in laboratorio

Fonte: http://piemonte.checambia.org/articolo/regione-piemonte-sperimentazione-scientifica-senza-animali/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

“La mia pensione? La dedico agli animali feriti”

Va in pensione e salva 450 vite. Dopo aver lavorato intensamente come direttore delle dogane svizzere, Giancarlo Galli ha deciso di dedicare il suo tempo alla cura degli animali feriti e maltrattati fondando un posto speciale immerso nei boschi della provincia di Varese: il Rifugio Animali Felici.  Il Rifugio Animali Felici è un luogo di pace e di speranza dove gli animali feriti o maltrattati trovano accoglienza, cure, amicizia e amore. A tutti loro viene dato un nome e viene fatta la promessa che mai più dovranno temere l’uomo. Il rifugio si trova a Brissago Valtravaglia, in provincia di Varese, ed è immerso nei boschi. Quando si imbocca il vialetto un cartello chiede di rallentare e piano piano si entra in un luogo davvero magico. Avvicinandosi si viene accolti calorosamente da qualche ospite del rifugio (un gatto, un cane, a volte qualche gallina) e questo benvenuto ha un valore enorme: sapendo da quali realtà arrivano, è bellissimo sapere che quegli animali di te si fidano. Quasi tutti gli ospiti del rifugio, infatti, sono stati in passato vittime della crudeltà o dell’ignoranza dell’uomo.rifugio-animali-felici

Subito dopo questi nuovi amici speciali, a darmi il benvenuto è Giancarlo Galli, il fondatore del rifugio, un simpatico signore che dal 2002 dedica la sua vita ad aiutare gli animali in difficoltà. Mentre mi accompagna per il rifugio, ci vengono incontro tutti gli altri animali, anche quelli che solitamente non abbiamo modo di conoscere e apprezzare perché siamo stati educati a tenerli lontani dal nostro immaginario di “animali da compagnia”: maiali, pecore, tacchini e molti altri. Sono tutti curiosi, allegri e vengono a darmi il benvenuto o a chiedere una carezza, soprattutto i maiali.  Avvicinarmi a loro e guardarli negli occhi è un’esperienza indescrivibile, lo sapete che hanno degli occhi bellissimi? Soprattutto non hanno per niente un cattivo odore e non sono aggressivi, tutt’altro. Il giro continua e Giancarlo, mostrandomi tutto con orgoglio, mi racconta come è nato il progetto: si commuove ancora e io faccio una gran fatica a cacciare indietro le lacrime. Mi dice che la prima creatura salvata è stata una vitellina. Circa 18 anni fa, da un po’ di tempo in pensione, stava facendo una passeggiata e ha sentito un lamento talmente forte che era impossibile ignorarlo. Ha deciso dunque di seguire quel richiamo straziante trovando così in una gabbia lei, piccola, impaurita e affamata. Senza pensarci due volte ha forzato la gabbia, preso in braccio quella povera anima e l’ha caricata sulla sua auto, salvandola da un destino atroce. Il giorno dopo Giancarlo è andato a comunicare il suo furto al proprietario sottolineando non solo che non era pentito di averlo fatto ma che non avrebbe restituito l’animale per nulla al mondo. Da quel momento ha avvertito dentro di lui l’urgenza di salvare altri animali in difficoltà ed è così che è nato il progetto del rifugio. La vitellina è cresciuta ed è rimasta con lui moltissimi anni, ha vissuto una vita degna e felice e Giancarlo conserva la sua foto in cima a tutte le altre in una stanza riscaldata del rifugio, dove dormono tantissimi gatti, sopra soffici coperte, cuccette e divani. Da allora è passato molto tempo e in tutti questi anni Giancarlo ha aiutato e salvato tantissimi animali, si è scontrato con persone senza scrupoli ma ha anche incontrato persone che hanno creduto al suo progetto e lo hanno aiutato ad andare avanti.15672988_674373422723427_2346041007557874482_n

Oggi Giancarlo dedica ogni momento del giorno e della notte agli animali, soprattutto la notte perché è lui che la forestale chiama ogni volta che trova un animale in difficoltà, soprattutto animali selvatici spesso investiti sulle strade in piena notte. Ogni volta, con una forza fisica e mentale davvero ammirabile, l’uomo prende il suo furgoncino e va ad incontrare l’ennesima creatura sofferente, la porta al rifugio, prestando le prime cure e quasi sempre vegliando su di lei tutta la notte fino all’arrivo dei suoi collaboratori e del veterinario.  Sono stata per un po’ di tempo al rifugio e mi sono così resa conto del grande lavoro che Giancarlo ed i volontari svolgono ogni giorno per curare i 450 animali di varie specie che si trovano in questo posto. Il momento che Giancarlo preferisce è la sera, quando tutti vanno via, perché può rimanere da solo con i suoi animali, parlarci e godere della loro compagnia e della pace che si respira. Si siede su una poltrona, gli animali gli si avvicinano e si mettono a dormire vicino a lui, sentono che sono al sicuro e lui a sua volta si sente così con loro. I suoni intorno si calmano e c’è una pace indescrivibile, soprattutto è meraviglioso vedere come gli animali stiano in armonia tra loro, pur essendo di specie diverse e ognuno con tristi storie alle spalle. Spesso, durante queste serate Giancarlo mi guardava e mi diceva: “Esiste qualcosa di più bello di questo al mondo?” Io mi limitavo a sorridere perché sembrava che anche un minimo sussurro avrebbe spezzato quella magia.25353718_846064278887673_4162809886310115888_n

Il Rifugio Animali Felici è tutto questo e molto di più, è un luogo dove gli animali trovano finalmente la pace. Alcuni possono vivere molto a lungo e sentirsi finalmente liberi, altri sopravvivono per poco tempo ma in quegli ultimi giorni di vita non vengono mai lasciati soli. Spesso infatti molti animali non ce la fanno perché arrivano al rifugio in condizioni troppo disperate. Anche se scomodo e brutale, penso che le persone dovrebbero vedere tutto questo per acquisire realmente consapevolezza su temi come la caccia, gli allevamenti intensivi, la vivisezione e gli abbandoni.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/11/pensione-dedico-agli-animali-feriti/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

 

L’Oasi di Scacco e Hope: nuova vita per i cavalli

La storia di Coretta Spalla e Fabio Ronchetti e della loro Oasi di Scacco e Hope, un luogo in provincia di Biella che si pone l’obiettivo di recuperare e rispettare cavalli vittime di abbandono o di trattamenti violenti. In relazione con l’uomo.oasi-di-scacco-e-hope-nuova-vita-cavalli

Un’oasi di 40000 metri quadrati dove recuperare cavalli destinati al macello o vittime di maltrattamenti. In provincia di Biella, a Mongrando, ha sede l’Oasi di Scacco e Hope, un progetto di Coretta Spalla (Istruttrice internazionale di Centered Riding®) e Fabio Ronchetti, che a partire dal 2006 hanno dato vita al proprio sogno: quello di vivere a stretto contatto con i cavalli. L’Oasi di Scacco e Hope non è solamente una scuderia: tutto nasce dall’arrivo di Scacco, un cavallo donato a Coretta allo scopo di metterlo a riposo, dopo lunghi anni passati in maneggio.oasi-di-scacco-e-hope-nuova-vita-cavalli-1538643080

“Da allora è nata una sperimentazione che ha coinvolto molti altri cavalli, giunti qui nel corso degli anni” ci racconta Coretta “e recuperati da situazioni di abbandono, maltrattamento e macello. Non è stata una vera e propria scelta, siamo partiti quasi condizionati dal fato e ci siamo fatti assorbire da questa attività.”
L’obiettivo, oltre al recupero, è quello di provare a instaurare un rapporto diverso con il cavallo, considerando ogni esemplare per la propria specificità: “Il problema fondamentale è che noi uomini tendiamo ad antropomorfizzare l’animale, lo umanizziamo. I cavalli, in questa maniera, perdono la loro essenza e il nostro obiettivo è farli tornare ad essere cavalli. Abbiamo assistito all’arrivo di esemplari completamente chiusi, immobili, distaccati da loro stessi e dal circondario”.

Il primo passo è caratterizzato dunque da un periodo di transizione per l’animale, che impara
a scaricare la rabbia e a superare gli shock subiti, per poi tentare (se l’animale lo permette) un approccio e un percorso volto al contatto con l’essere umano. Per mettere in pratica questo desiderio, la scuola di equitazione all’interno dell’Oasi di Scacco e Hope si caratterizza per una modalità relazionale di rispetto reciproco tra l’essere umano e l’animale. Nata quattro anni fa come laboratorio (chiamato “I nostri amici cavalli”) con cadenza settimanale e riservato ai bambini dai cinque anni in sù, è per stessa ammissione di Coretta una scuola più impegnativa rispetto alle tradizionali scuole di equitazione, “perchè oltre ad imparare le andature e le tecniche per montare, si lavora con l’aspetto relazionale tra il bambino e il cavallo. Ogni singolo esemplare possiede una sua specificità e particolarità, e nel rapporto con l’uomo si differenzia rispetto ad un cavallo allo stato brado, così come l’essere umano esce trasformato dal rapporto con l’animale”. Questa sperimentazione è divenuta nel corso degli anni un modello di lavoro funzionante, e con l’istruttore F.I.S.E. Christian Grasso è nata una collaborazione, che ha dato vita ad una vera e propria Scuola di Equitazione: “Un percorso annuale che unisce la mia esperienza, fatta in questi anni di laboratorio, con l’equitazione classica”.oasi-di-scacco-e-hope-nuova-vita-cavalli-1538643035

L’area recuperata
La sede dell’Oasi di Scacco e Hope è un grande prato con un bosco. Nei dintorni si trova anche l’appartamento di Coretta e Fabio: “lo abbiamo lasciato volutamente piccolo, non volevano togliere spazi importanti ai nostri cavalli e alle persone che visitano l’Oasi”. In passato non c’era nulla e nel corso degli anni Fabio e Coretta hanno recuperato la casa e organizzato gli spazi dell’area: “tutti i lavori sono stati realizzati in autocostruzione, grazie a materiali di recupero di ogni tipo. Abbiamo allestito una biblioteca, dove le persone possono venire e consultare dei libri, e abbiamo ospitato laboratori di vario tipo, dalle costruzioni in terracotta alla pittura. È uno spazio nell’Oasi che è a disposizione della comunità”.
Per quanto riguarda la parte strutturale riservata ai cavalli, Fabio e Coretta stanno cercando di ultimare l’area con il completamento dell’infermeria e la costruzione di una zona lavaggio per i cavalli, della selleria e del fienile.” Se volete aiutarli, trovate tutte le informazioni necessarie qui.

Foto copertina
Didascalia: Oasi si Scacco e Hope
Autore: Oasi si Scacco e Hope

Fonte: http://piemonte.checambia.org/articolo/oasi-di-scacco-e-hope-nuova-vita-cavalli/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Ghirolandia, una comunità vegana sull’Appennino parmense

Dopo un radicale cambio vita e una separazione, Fabio si ritrova da solo con il suo grande amore per gli animali e un casale nascosto in un bosco fra i castelli della Val Ceno, in provincia di Parma. Oggi questo posto si appresta ad ospitare una comunità antispecista e decrescente. È nato quasi 3 anni fa sull’Appennino emiliano ma, dopo un inizio pieno di difficoltà, soltanto da qualche mese si prepara al suo lancio definitivo. Stiamo parlando di Ghirolandia Vegan House, un progetto di comunità antispecista basato sul rispetto della natura e degli animali. E già, perché Fabio – un artigiano milanese che si diletta anche nella cucina vegana – mai avrebbe pensato che l’acquisto di quel casale seminascosto in un bosco incantato del comune di Solignano, in provincia di Parma, avrebbe cambiato la sua vita anche nella parte che gli stava più a cuore conservare. Ma partiamo dal principio.Il-casale-immerso-nel-bosco.jpg

Dopo 20 anni di lavoro nella propria ditta artigianale di isolanti termoacustici e altrettanti di attivismo per i diritti degli animali, Fabio e sua moglie, impiegata, decidono che la grigia e inquinata aria della provincia di Milano non è quella che merita di respirare la loro piccola, appena venuta al mondo. E così Fabio accende un mutuo, chiude la ditta e prende in affitto con riscatto un terreno di 17 ettari di bosco e prato nella splendida Val Ceno, con incluso un casale di 420 mq su 3 livelli col tetto abitato da un incredibile numero di piccoli ghiri. L’idea è di sperimentare uno stile di vita decrescente e, in prospettiva, comunitario. La famigliola dovrebbe sistemarsi al piano terra, uno spazio di 130 mq già abitabili, mentre il primo piano e la cantina andranno ristrutturati.Panorama-da-Ghirolandia.jpg

Panorama da Ghirolandia

Tuttavia, la moglie di Fabio capisce presto di non essere pronta per una cesura così netto rispetto alla vita urbana. Questo cambio repentino di vedute porta ben presto alla separazione della coppia e all’affido condiviso della bambina. Non sopportando l’idea di stare troppo lontano da sua figlia, Fabio opta per una doppia vita. Resta a Milano e dedica al casale solo i weekend per lavorare alla sua ristrutturazione e fare rete con gli altri abitanti della Val Ceno nella speranza di mantenere vivo il suo sogno. È proprio durante uno di questi weekend, in una vigna abbandonata, che conosce Matteo. Matteo è un educatore e panificatore della provincia di Como, anch’egli vegano, che 7 anni prima si è trasferito nella Val Ceno, prima facendo WWOOF in un agriturismo e poi arrangiandosi di qua e di là con lavoretti in cambio di vitto e alloggio. Fabio e Matteo lavorano fianco a fianco per rimettere a frutto quella vigna abbandonata e, prima ancora della vendemmia, non soltanto diventano amici, ma si accorgono anche di essere l’uno la soluzione ai problemi dell’altro.Il-tetto-la-dimora-dei-ghiri

Il tetto, dimora dei ghiri

Dopo poche settimane, Matteo si trasferisce nel casale dei ghiri e inizia a lavorare anch’egli alla sua ristrutturazione. La cosa da un lato permette a Fabio di gestire con maggiore tranquillità la sua doppia vita – stretta fra gli impegni familiari a Milano e la necessità di proseguire con i lavori – ma soprattutto, con una persona fissa in loco, di aprire le porte del casale a chi vuole dare una mano o aggregarsi al progetto. Nasce così la pagina Facebook Ecovillaggio Ghirolandia Vegan House, alla quale scriverà Alice. Dall’agosto 2016, difatti, il passaparola ha cominciato a correre e diverse persone hanno trascorso periodi più o meno brevi al casale, senza però decidere di mettersi completamente in gioco. Fabio non ha dubbi in proposito: “Questi progetti attraggono molte persone che vedono in essi un’ancora di salvezza rispetto alle contraddizioni della vita in città, ma altrettante rinunciano; il motivo è che la vita comunitaria rende difficile fuggire dai conflitti personali irrisolti e non tutti sono pronti ad affrontarli.” Invece Alice, una grafica e sarta della provincia di Treviso, è evidentemente pronta, e ora – sebbene non risieda costantemente in loco – è a tutti gli effetti parte di Ghirolandia.Prodotti-dellorto

I primi prodotti dell’orto

Fabio, Matteo e Alice sono ora impegnati a sviluppare Ghirolandia come una comunità basata sulla promozione del pensiero antispecista, inteso come rifiuto di contribuire alla sofferenza e alla morte di individui di altre specie senzienti utilizzando prodotti di origine animale. Per questo il loro progetto è aperto ad altre persone che si riconoscono negli stessi valori e che vogliono unirsi a loro per completare la ristrutturazione del casale e aiutarli a far partire le tante attività possibili attraverso cui finanziare le restanti rate del mutuo: frutticultura e orticultura naturali, eventi, i laboratori di cucito e serigrafia di Alice, quelli di Fabio e Matteo sulla falegnameria e cucina vegana, ecc. Lo spazio c’è, visto che a fine lavori sono previste 8 camere – destinate in parte a residenti e in parte all’ospitalità – e un piccolo rifugio per animali all’esterno. Chi condivide i valori di Ghirolandia Vegan House ma non ha la possibilità trasferirsi in loco, può dare una mano collegandosi alla pagina di crowdfunding  del progetto, tramite la quale chiunque può inviare un contributo in denaro, magari in cambio di conserve autoprodotte, cesti di ortaggi oppure weekend di ospitalità per visitare le bellezze della Val Ceno e i suoi castelli.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/01/ghirolandia-comunita-vegana-appennino-parmense/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Survival: «Boicottare il turismo nelle riserve delle tigri in India se non si garantiscono i diritti per i popoli tribali»

Survival International ha lanciato il boicottaggio mondiale del turismo nelle riserve delle tigri dell’India. L’iniziativa continuerà fino a quando i diritti dei popoli tribali che vivono al loro interno non saranno pienamente ripristinati e rispettati.9702-10477

Survival International ha deciso di lanciare una campagna per boicottare il turismo nelle riserve delle tigri in India fino ache non sarà garantito il rispetto dei diritti dei popoli tribali. Le autorità indiane preposte alla conservazione hanno infatti finora vietato il riconoscimento dei diritti tribali nelle riserve delle tigri, suscitando una vasta condanna. Decine di migliaia di persone sono state sfrattate illegalmente dai loro villaggi situati all’interno delle riserve e sono oggi costretti a vivere in povertà e miseria ai margini della società dominante. Il Forest Rights Act indiano garantisce ai popoli indigeni il diritto a vivere e proteggere la propria terra ancestrale, ma gli sfratti sono appoggiati da grandi organizzazioni della conservazione, come la Wildlife Conservation Society (WCS). La WCS ha portato avanti la richiesta di “trasferimento” delle tribù delle riserve delle tigri per decenni. Molti popoli indigeni non sono consapevoli di avere il diritto di restare nella loro terra, perché le autorità forestali non li informano. Madegowda, un attivista per i diritti indigeni della tribù dei Soliga, nell’India meridionale, ha condannato il divieto, definendolo una violazione dei “diritti umani e dei diritti indigeni perpetrata nel nome della conservazione della tigre. Le tribù, le tigri e la fauna selvatica possono vivere insieme, la coesistenza è possibile perché i popoli indigeni hanno una profonda conoscenza della biodiversità e sanno come proteggere la foresta e la fauna”. Alcuni membri della tribù dei Jenu Kuruba, molti dei quali sono stati sfrattati dal Parco Nazionale di Nagarhole, hanno protestato contro l’ordinanza; se non sarà revocata, minacciano di bloccare la strada che conduce al parco. “Ci hanno sfrattato con il pretesto che facevamo rumore, che disturbavamo la foresta” ha dichiarato un Jenu Kuruba. “Ma ora ci sono molte jeep e veicoli turistici – e questo non è un disturbo per gli animali?”

Secondo il conservazionista Brajesh Dubey, “molte altre persone saranno trasferite perché il governo vuole dimostrare il suo interesse per le tigri. Ma è stato dimostrato che le comunità indigene contribuiscono a prevenire il bracconaggio e sono di aiuto ai progetti di conservazione.”

Al contempo, migliaia di turisti ogni anno visitano le riserve delle tigri e all’interno di alcune sono stati approvati progetti industriali, come la costruzione di dighe e l’esplorazione mineraria per l’uranio.

“Un numero sempre maggiore di turisti è oggi consapevole che le riserve delle tigri in India celano un’ingiustizia profonda: lo sfratto illegale delle tribù operato nel nome della conservazione” ha dichiarato Stephen Corry, Direttore generale di Survival. “Vietando il riconoscimento dei diritti indigeni nelle riserve, il governo sta aggravando questa ingiustizia che colpisce coloro che vivono ancora al loro interno. Ecco perché chiediamo il boicottaggio di tutte le riserve delle tigri. Le autorità devono rendersi conto che le tigri possono essere salvate solo ottemperando alla legge e riconoscendo i diritti delle tribù – e che i turisti non vorranno recarsi in riserve che sono state svuotate dei loro legittimi proprietari.”

Fonte: ilcambiamento.it

Circhi senza animali: approvata la legge

Da oggi anche in Italia si avranno circhi senza animali. La nuova legge prevede il graduale superamento della presenza degli animali nei circhi e nelle attività dello spettacolo viaggiante. Anche in Italia, così come già accade in oltre 50 Paesi del mondo, non si potranno più utilizzare animali in circhi e spettacoli viaggianti. Confermando il testo uscito dal Senato, l’Aula della Camera dei Deputati ha infatti approvato la legge delega di riordino del settore dello Spettacolo che prevede il graduale superamento della presenza degli animali nei circhi e nelle attività dello spettacolo viaggiante.circuseleph1

“Dopo decenni di silenzio sul tema da parte di Governo e Parlamento – commenta la Lega Antivivisezione – salutiamo positivamente la trasformazione in legge di questo impegno, un importante passo in avanti verso la tutela degli animali e il rilancio di uno spettacolo davvero umano”.

“Anche in Italia non si potranno più utilizzare animali in circhi e spettacoli viaggianti, come già succede in oltre 50 Paesi di tutto il mondo – continua la Lav – Sarà un ‘graduale superamento’ e su questo impegno, oggi diventato legge, il Governo in carica o il prossimo dopo le elezioni di marzo, sono tenuti a formulare, entro la fine del prossimo anno, un decreto legislativo“.

La Lav, che si è battuta per una formulazione più netta del provvedimento, assicura che vigilerà “affinché questo principio venga applicato dal ministro Franceschini o dal suo successore, senza scappatoie e con una data certa per la salvezza definitiva degli animali“.circo

“Il bicchiere del provvedimento è mezzo pieno – osserva la Lav – grazie all’estensione non solo ai circhi ma anche agli spettacoli viaggianti, come da noi proposto, della previsione del graduale superamento dell’utilizzo degli animali. La parte più retriva del mondo circense ha provato a far cancellare questo importante comma fino all’ultimo, senza riuscirci”.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/11/circhi-senza-animali-approvata-legge/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Un viaggio in bici per raccontare Altri Mondi

Un viaggio in bicicletta dal sud al nord del Paese, uno spettacolo itinerante per raccontare altri punti di vista sul pianeta che viviamo, un tour alimentato dall’energia del sole, del vento, dell’uomo. Tutto questo è il progetto “Altri Mondi Bike Tour” di cui Italia che Cambia è mediapartner. Tra pochi mesi una banda di artisti ciclisti girerà l’Italia presentando, ad ogni tappa del viaggio, uno spettacolo itinerante per raccontare ad un pubblico trasversale altri punti di vista su chi abita con noi la Terra e su chi potrebbe vivere in altri pianeti. “Altri Mondi Bike Tour”, promosso dall’associazione teatrale SemiVolanti e da Mobile Green Power, nasce da un’idea di Valerio Gatto Bonanni, che abbiamo intervistato e ci ha parlato di questo progetto “ad alta utopia”.unnamed5

Che cos’è Altri Mondi Bike Tour?

Un viaggio in bicicletta, previsto per quest’estate, portando in giro uno spettacolo che racconta altri punti di vista su animali, piante e universo. Uno spettacolo divertente, educativo, che relativizza l’idea – dominante ma sbagliata – del predominio dell’uomo sul pianeta. Ma è anche una modalità innovativa e ad emissioni zero per portare in giro un’idea. Presenteremo lo spettacolo nei luoghi dei conflitti ambientali, ma anche nelle città virtuose impegnate per affermare buone pratiche ambientali. Ad ogni tappa del viaggio ci sarà uno spettacolo: per cinque giorni alla settimana pedaleremo durante la giornata e la sera faremo lo spettacolo. Poi ci sposteremo da una regione all’altra a bordo di un camper che ci seguirà e sarà la nostra ammiraglia!

Da dove nasce l’idea di questo viaggio?

L’idea nasce dal desiderio di coniugare, in un unico progetto, le mie passioni: il teatro, la bicicletta ed il mio interesse verso le piante, gli animali, l’universo e altri modelli di sviluppo possibili.unnamed-23

Quanto durerà il viaggio e chi ne prenderà parte?

Partiremo la prima settimana di giugno e il viaggio si concluderà a fine luglio. Otto settimane, quindi, in cui gireremo otto regioni. In viaggio con me ci saranno altri due attori, un tecnico e probabilmente la persona che sta realizzando le biciclette su cui viaggeremo. Chiunque voglia pedalare con noi è comunque il benvenuto.

Il vostro tour sarà alimentato completamente da energia pulita. Puoi spiegarci meglio?

Stiamo collaborando con Mobile Green Power, una realtà che da sempre lavora su sostenibilità ambientale e prodotti tecnologici per lo spettacolo dal vivo (sono gli inventori del palco a pedali e del palco a pannelli fotovoltaici). Quando ho presentato loro il progetto del nostro viaggio è nata l’idea di realizzare la Energy cargo bike, ovvero una sorta di carrello che si attacca alla bici e produce energia fotovoltaica, eolica e dinamica; energia che noi usiamo poi per le luci ed il suono del nostro spettacolo. Vorremmo realizzare questo prototipo grazie ai fondi che raccoglieremo con la nostra campagna di crowdfunding. Il contributo dal basso ci permetterà di rendere realtà questo progetto.eco-bike-light_75u9Xqq

Perché avete dato a questo bike tour il nome “Altri mondi”?

“Altri mondi” si riferisce sia ad altri punti di vista su animali e piante, quindi su chi abita la Terra, sia alle ipotesi di vita su altri pianeti. Soffermarci sull’esistenza di questi “altri mondi” è utile per relativizzare la nostra presunta centralità sulla Terra e sull’universo e può forse darci quella giusta umiltà che ci permetterebbe di vivere più sereni e con meno arroganza. Nel nostro spettacolo racconteremo quindi della vita sulla Terra, delle strategie di sopravvivenza, dell’organizzazione sociale e dell’intelligenza delle piante, degli insetti, degli animali e delle ipotesi di vita su altri pianeti. Dai 15 sensi delle piante, alle incredibili personalità delle specie animali più o meno comuni, dalla scimmia nuda di Desmond Morris alla recente scoperta delle sette terre che orbitano attorno ad una stella nana. Racconteremo insomma il diverso da noi e parleremo di altre possibilità di vita. “Altri mondi”, inoltre, fa riferimento ai modelli umani di sviluppo alternativi a quello oggi dominante che è estrattivo, distruttivo e accumulatorio. È giusto far sapere che esistono altre possibilità di convivenza tra umani e con le altre specie. Ci sono altri modi di rapportarsi all’ambiente, stare bene ed essere addirittura felici!bic

In che modo si può sostenere il progetto?

È partita da pochissimi giorni la nostra campagna di Crowdfunding, lanciata sulla piattaforma Produzioni dal Basso. I fondi raccolti ci aiuteranno a coprire i costi di produzione (prove attori, lavoro dei tecnici, regia), la comunicazione dell’evento e della campagna, i materiali (costumi, scenografie, tecnica), la progettazione e lo sviluppo dell’Energy Cargo Bike.

Illustrazioni di Guido Bertorelli

 

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/03/viaggio-in-bici-raccontare-altri-mondi/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni