Inquinamento: un anno di emissioni di CO2 nel timelapse della Nasa

Il video si riferisce al 2006 ed evidenza il divario abissale fra le emissioni nell’emisfero boreale e quello australe.

Il video in timelapse della Nasa sulle emissioni di CO2 nel mondo sintetizza in 190 secondi la concentrazione di anidride carbonica dal 1° gennaio al 31 dicembre 2006: le turbolenze blu si riferiscono a una bassa concentrazione (- 375ppm), quelle gialle (376-382 ppm) (383-385 ppm) e rosso scuro (più di 395 ppm) a concentrazioni più elevate. Il video rende visibile l’elemento (invisibile e inodore) che è la principale cartina di tornasole dell’inquinamento atmosferico e la principale causa dei cambiamenti climatici. L’elemento più evidente è la differenza abissale fra gli emisferi boreale e australe: i maggiori responsabili delle emissioni del mondo sono Stati Uniti, Europa e Cina, mentre Australia, Nuova Zelanda, Sud America e la parte meridionale del continente africano restano costantemente su tonalità azzurrine. Un ruolo determinante nella riduzione della concentrazione di CO2 viene svolto dalle foreste e dalle aree verdi che nella stagione calda, da maggio a novembre, catturano la CO2 per la fotosintesi. Nel video si nota come siano proprio i mesi invernali e la prima metà della primavera quelli in cui l’emisfero boreale deve far fronte alle maggiori ondate (rappresentate dai turbinii rossi) di emissioni di anidride carbonica. Dal 2006 le emissioni hanno subito un’ulteriore aumento, ma il video della Nasa è un efficace rappresentazione della situazione della nostra atmosfera e di come le emissioni di CO2 siano un indicatore delle storture del progresso.co2-586x439

Fonte:  Nasa

© Foto Getty Images

Gas serra, record globale nel 2013. I nuovi dati dell’Organizzazione meteorologica mondiale

Lo scorso anno, la quantità di gas serra nell’atmosfera ha raggiunto un nuovo livello record, spinta da un’impennata dei livelli di anidride carbonica. Lo confermano i dati annuali della World meteorological organization

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Lo avevano detto, nei mesi scorsi, anche l’IPCC e la National oceanic and atmospheric administration. L’ennesima conferma arriva ora dall’Organizzazione meteorologica mondiale, che nel suo Greenhouse gas bulletin annuale ha ribadito che «la quantità di gas serra nell’atmosfera ha raggiunto un nuovo livello record nel 2013, spinta da un’impennata dei livelli di anidride carbonica». Lo scorso anno, in particolare, la concentrazione di CO2 nell’atmosfera ha raggiunto a un livello «pari al 142% rispetto all’era preindustriale (il 1750), mentre metano e ossidi d’azoto sono stati rispettivamente al 253% e al 121%». Inoltre, il tenore di anidride carbonica è cresciuto molto più tra il 2012 e il 2013 che in ogni altro anno dal 1984 a oggi. Oltre all’aumento costante delle emissioni globali, la causa potrebbe essere in un ridotto assorbimento della CO2 atmosferica da parte della biosfera.  Quale che sia la causa, comunque, i meteorologi avvertono che il pericolo per gli equilibri climatici mondiali è serissimo, sottolineando la «ancor maggiore urgenza nella necessità di un’azione internazionale concertata contro mutamenti climatici potenzialmente devastanti e che stanno accelerando». Tornando ai dati, il bollettino annuale della World meteorological organization rivela che tra il 1990 e il 2013 si è registrato un incremento del 34% nel cosiddetto “forcing radiativo” (il cambiamento nella radiazione netta media alla sommità della troposfera causato da un cambiamento della radiazione solare o infrarossa, ndr), ovvero l’effetto di riscaldamento sul nostro clima – a causa di gas serra come anidride carbonica, metano e ossidi d’azoto.  Agli attuali tassi di incremento, la concentrazione atmosferica media della CO2 potrebbe superare la soglia “simbolica” delle 400 Parti per milione – indicata dagli scienziati come il limite da non oltrepassare per contenere l’aumento globale di temperatura entro i due gradi Centigradi – già tra il 2015 e il 2016. Il tempo stringe davvero.

Leggi il comunicato WMO (in inglese)

Scarica il Greenhouse gas bulletin della WMO

 

Fonte: ecodallecitta.it

Aprile 2014, il mese più inquinato della storia

Aprile 2014 è il mese nero della Co2: il livello medio di anidride carbonica è di 400 parti per milione, record assoluto

Il mese di aprile 2014 è stato il peggiore sotto il profilo delle emissioni di CO2 in atmosfera: a rivelarlo è Climatecentral.org, che riportando alcune dichiarazioni di Pieter Tans, scienziato del clima alla National oceanic and atmospheric administration (Noaa), una costola del dipartimento del commercio Usa. Il mese di aprile, un tempo “dolce dormire”, è ufficialmente il mese “grigio” dell’anno, il mese nella storia dell’umanità in cui si è respirata l’aria peggiore: il livello medio di anidride carbonica in atmosfera ha superato in modo costante le 400 parti per milione (ppm).assets-climatecentral-org-images-uploads-news-4_29_14_Andrea_AprilCO2-500x273

Gli esperti citati da Climate Central affermano che le concentrazioni di CO2 dovrebbero quasi sicuramente rimanere al di sopra delle 400 ppm a maggio e forse anche a giugno, per poi tornare a scendere sotto questo livello a luglio. La prima misurazione oltre le 400 ppm è stata rilevata il 9 maggio del 2013 e, secondo Tans, sarà maggio 2014 il mese in cui si sfonderà il tetto dei 400ppm, arrivando a 402,05ppm, per poi calare leggermente anche se i livelli potrebbero restare sopra le 400 ppm anche in autunno finendo per rimanere oltre tale limite per tutto l’anno. Spiegano gli esperti che l’atmosfera terrestre attraversa un ciclo di livelli di anidride carbonica che si innalzano in base all’influenza delle stagioni: aumentano in primavera e in inverno, raggiungendo il picco a maggio con la fioritura delle piante, e di qui in poi, grazie alla fotosintesi, le stesse piante contribuiscono a eliminare CO2, facendo diminuire i livelli.

E’ un po’ come le onde su una marea montante: finché continuiamo a bruciare combustibili fossili ai ritmi attuali, le concentrazioni continueranno ad aumentare in questo modo

ha affermato lo scienziato Ralph Keeling.Neurath Power Plant Rated Germany's Biggest CO2 Emitter

Fonte: ecoblog.it

PM10 2013: per la prima volta a Milano la media sotto i 40 mcg/m3

Qualità dell’aria e dati ARPA. L’assessore Maran conferma che nel 2013 per la prima volta Milano ha rispettato uno dei parametri dell’Unione Europea: 37 mcg/m3, la media annuale delle PM10, che per l’85% dipende ancora dal traffico. Controlli sui riscaldamenti aumentati del 25%. Positivo il progetto di riduzione del Black Carbon in AreaC377892

Una buona notizia sul fronte dello smog e confermata dal Comune, che avevamo già anticipato con i dati di inizio anno di ARPA Lombardia.  Nel 2013 la media annuale delle concentrazioni diPM10 è stata di 37 mcg/m3, inferiore quindi al valore limite UE di 40 mcg/m3: si tratta del valore più basso mai registrato a Milano dal 2002, come si vede dalla tabella allegata, grazie anche all’alta piovosità, ma non solo. “Per la prima volta la nostra città rispetta uno dei parametri richiesti dall’Unione Europea in materia di qualità dell’aria per la tutela della salute”, ha dichiarato l’assessore alla Mobilità e Ambiente Pierfrancesco Maran. “Un risultato raggiunto non solo grazie alle condizioni meteo, che sarebbero state addirittura più favorevoli in anni come il 2010, ma anche attraverso un’insieme di politiche per ridurre la congestione del traffico e di interventi per l’efficienza e il risparmio energetico”. I dati ARPA ed AMAT presentati il 22 gennaio in Commissione Ambiente mostrano anche come il 2013 sia stato l’anno con il minor numero di sforamenti (81) dal 2002. Pur trattandosi di un anno particolarmente piovoso, però, i giorni e l’accumulo di pioggia non sono stati tanti da giustificare da soli il calo record di concentrazioni che si è verificato: gli anni più piovosi, infatti sono stati il 2002 (che allo stesso tempo ha presentato, però, il livello di concentrazioni più alto del decennio, 166 mcg/m3) e il 2010 (quando i giorni di sforamento furono 85). A favorire questo importante calo, secondo il Comune, sono state anche le tante iniziative messe in campo: da AreaC al potenziamento dei mezzi, dall’estensione del BikeMi alla liberalizzazione del car sharing, infatti, le politiche di mobilità hanno portato Milano in pochi anni a scendere di ben 13 posizioni nella classifica sulla congestione del TomTom Traffic Index. Passando dall’11° posto del 2010 al 24° del 2013, Milano è stata, secondo questo indice di rilevamento, la migliore in Europa dal punto di vista della riduzione del traffico.
Riguardo le fonti responsabili dell’inquinamento da PM10, si conferma che a Milano per l’85% esso deriva dal traffico stradale e solo per il 15% dalle fonti fisse, come il riscaldamento. Diverso naturalmente il discorso per l’altro inquinante maggiore – gli ossidi di azoto (NOx) – e l’anidride carbonica (CO2), responsabile del riscaldamento climatico: qui i dati sono solo del primo semestre 2013, ma sul totale delle emissioni atmosferiche (traffico+riscaldamenti) sale il contributo delle fonti fisse, rispetto al traffico: il 50% viene dalle fonti fisse per gli NOx e per la CO2 il 70%.
Con riferimento alla zona di AreaC, sono stati forniti anche i dati di riduzione del Black Carbon, ritenuto dalla comunità scientifica un importante indicatore dell’inquinamento ‘di prossimità‘ che consente di valutare l’efficacia delle
politiche di regolamentazione del traffico, in termini di rischio sanitario locale e specifico: come si vede dal documento allegato, nelle zone (AreaC e Maciacchini) e nei periodi in cui il Black Carbon è stato monitorato, la riduzione in AreaC è del 30-40% rispetto alle aree più trafficate.  Anche sul fronte del risparmio e dell’efficientamento energetico, il Comune ha elencato le azioni avviate: la trasformazione graduale a gas naturale degli impianti più vecchi ancora in funzione in parte dei 600 edifici comunali e l’allacciamento al teleriscaldamento A2A di ulteriori 700.000 m3. Inoltre, una consistente campagna per i controlli sui riscaldamenti, che prevede il 25% in più di ispezioni rispetto alla media degli anni precedenti (con anche un risparmio di circa il 18%): al 31 dicembre 2013 erano già stati effettuati 7.200 interventi sui 12.645 previsti (57%). I controlli hanno permesso di portare alla luce circa un 40% di impianti non conformi alla normativa vigente, principalmente per questioni di manutenzione e gestione (indici di fumosità e condizioni di aereazione dei locali) e di intervenire d’urgenza con il sequestro dell’impianto, in collaborazione con la Polizia locale, in una ventina di casi che presentavano condizioni di imminente pericolo per la sicurezza domestica.
Infine, per accompagnare e informare i cittadini sui temi dell’efficienza, del risparmio energetico e della riqualificazione dell’edilizia, a fine ottobre 2013 il Comune di Milano ha aperto 9 Sportelli Energia, uno per ogni Consiglio di Zona, che hanno portato fino a 200 contatti in due mesi (nelle Zone 4, 7 e 8).

I dati della Commissione Ambiente del Comune [0,97 MB]

Fonte: ecodallecittà

Da Trento a Stoccolma: il risparmio energetico vale 3 milioni

Un finanziamento europeo di 3 milioni per tre anni per la sensibilizzazione al risparmio energetico attraverso la partecipazione attiva della comunità. Saranno coinvolte le amministrazioni locali assieme a gruppi d’interesse nella provincia di Trento e nella città di Stoccolma. Obiettivo: mettere i cittadini nella condizione di consumare, generare e distribuire l’energia sulla base delle loro esigenze e preferenze, con un occhio attento al risparmio energetico e alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica.risparmioenergetico

Risparmio energetico e riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Gli obiettivi che assillano le società industrializzate e che impegnano decisori di varie parti del mondo nell’individuare soluzioni sostenibili per il pianeta e per i cittadini, sono al centro del progetto di ricerca “Civis, le città come motore del cambiamento sociale”, coordinato dall’Università di Trento e che ha ottenuto un finanziamento di quasi 3 milioni nell’ambito del bando “ICT-Smartcities” del 7° Programma quadro europeo. In Civis le ICT danno una mano ai cittadini per l’efficienza energetica, ovvero per consumare meglio, evitare sprechi e inquinare meno. Il consorzio che ha vinto la selezione europea è internazionale e interdisciplinare. Partner dell’Università di Trento sono, infatti, Aalto-Korkeakoulusaatio (Finlandia), Fondazione Centro Studi Enel (Italia), Imperial College of Science, Technology and Medicine (UK), Instituto Superior Tecnico (Portogallo), Karlsruher Institut für Technologie (Germania), Kungliga Tekniska Hoegskolan (Svezia), Santer Reply Spa (Italia), Nederlandse Organisatie Voor Toegepast Natuurwetenschappelijk Onderzoek (Olanda), Technische Universiteit Delft (Olanda), Create-Net e Fondazione Bruno Kessler (Italia). L’attività di ricerca è iniziata lo scorso ottobre e proseguirà fino a settembre 2016. A illustrare il progetto è Matteo Bonifacio, professore associato del Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione dell’Università di Trento e coordinatore del progetto. «Civis – spiega Bonifacio – dimostrerà che l’energia può essere trasformata in un bene che le persone possono consumare, generare e distribuire sulla base di esigenze, preferenze e valori eterogenei. I comportamenti dei cittadini saranno cruciali». E la popolazione sarà coinvolta già negli studi pilota. «Lavoreremo – annuncia – con il quartiere “Le Albere” di Trento e vorremmo allargare la sperimentazione alla comunità di Storo e a quella di Stenico con le quali abbiamo già attivato ottimi e positivi contatti. Un altro studio pilota sarà, invece, condotto nel quartiere Hammarby Sjöstad di Stoccolma». Riprende: «Nei giorni scorsi a Bruxelles abbiamo incontrato gli stakeholder sia di Trento sia di Stoccolma per informarli degli obiettivi di progetto e dei potenziali benefici. Sono enti che fanno parte della catena del valore energetico relativa al contesto dei due studi pilota. Da un punto di vista progettuale è fondamentale riuscire a ottenere un loro coinvolgimento e la disponibilità di farci accedere ai dati e legittimarci a portare avanti le nostre attività di ricerca in quei quartieri». Bonifacio si sofferma sul valore innovativo del progetto. «Anche in sede di valutazione europea – riferisce – l’aspetto che più ha colpito la Commissione è stata l’alta interdisciplinarietà del progetto (che include una dimensione energetica, una di ICT e una sociale) e il fatto di aver inquadrato la questione dell’efficienza energetica, che di solito viene vista solo in termini infrastrutturali e tecnologici, in una visione sistemica che integra l’aspetto dei comportamenti, delle necessità e delle scelte degli abitanti».

Il progetto

«Il progetto Civis – spiega Bonifacio – darà vita a una piattaforma ICT integrata e un sistema di supporto alle decisioni in grado di ottenere un risparmio energetico e riduzione di CO2, consentendo una stretta interazione tra “prosumer” (consumatori/produttori) e principali stakeholder». Chiarisce: «Civis promuoverà un sistema energetico più efficiente, sostenibile e informato sulle emissioni di CO2. Raggrupperà comunità, gruppi di interesse, imprese e attori non-business per decidere come allocare energia secondo obiettivi e posizioni condivise. Consentirà l’emergere di nuovi attori nel processo di creazione dell’energia. In particolare, la tecnologia sviluppata in Civis consentirà agli utilizzatori finali di avere un maggiore controllo sull’utilizzo dell’energia da loro generata». Ma concretamente? «Le smart grid – aggiunge Bonifacio – rendono le reti energetiche contemporanee più intelligenti e accessibili; i nuovi modi di produrre energia renderanno presto i cittadini dei produttori di energia e non solo utilizzatori. Il progetto CIVIS esplora le potenzialità delle reti sociali e delle comunità per ridurre sensibilmente le emissioni di CO2 e del consumo energetico. Realizzeremo quest’idea sviluppando modelli di business per la rinnovata catena del valore energetico e supportandola con le necessarie ICT. Più in particolare CIVIS implementerà un sistema ICT distribuito per gestire il fabbisogno energetico delle comunità; negoziare accordi e contratti di servizi energetici su base individuale e collettiva; diffondere consapevolezza sull’impatto dei consumi energetici collettivi; assegnare in maniere più efficiente risorse di produzione energetica. Il progetto si focalizzerà sui due studi pilota, situati a Trento e a Stoccolma, in stretta collaborazione con compagnie energetiche, gruppi di cittadini e amministrazioni locali. I partner di progetto testeranno e valuteranno la tecnologia e i modelli di business stimandone il potenziale impatto di diffusione su scala europea».

Fonte. Il cambiamento

PFTBA il gas serra 7 mila volte più potente della CO2 e prodotto per usi industriali

Un nuovo gas presente in atmosfera è stato appena scoperto: è il PFTBA ovvero perflurotributilamminagas-serra-594x350

Tracce di un gas serra noto come perflurotributilammina che si ritiene abbia un impatto potente sul riscaldamento globale sono state rilevate i atmosfera per la prima volta. I risultati sono stati esposti in uno studio on line dal 27 novembre sulla rivista Geophysical Research Letters redatto dai ricercatori dell’Università di Toronto. Il PFTBA è stato usato nelle apparecchiature elettriche dalla metà del 1900 e a oggi non ci sono politiche in atto per disciplinare l’uso in particolare nel contesto dei cambiamenti climatici. Non si trova in natura e viene prodotto per usi industriali. Gli scienziati hanno scoperto piccole quantità di una sostanza chimica industriale, nota come perflurotributilammina (PFTBA), nell’atmosfera e tracce di PFTBA sono stati valutate capaci di influenzare i cambiamenti climatici più dell’anidride carbonica (CO2), il gas più importante a effetto serra nell’atmosfera. Questa potenza viene misurata con l’efficienza radiativa che descrive come effettivamente una molecola rilasci una radiazione ad onda lunga nello spazio. Maggiore è l’efficienza radiativa, maggiore è l’influenza della molecola sul clima. Questo valore viene poi moltiplicato per la concentrazione atmosferica del gas a effetto serra per determinarne l’impatto sul clima globale. Il PFTBA è risultato avere il più alto potenziale di influenza sul clima più di tutti i prodotti chimici conosciuti fino ad oggi.

Ha detto la co-ricercatrice Angela Hong del Dipartimento di Chimica dell’Università di Toronto:

Calcolato su un arco di tempo di 100 anni, una singola molecola di PFTBA ha l’impatto climatico equivalente a 7.100 molecole di CO2. E’importante notare che la quantità di PFTBA nell’atmosfera è ancora in concentrazioni globali molto inferiori rispetto all’anidride carbonica.

Ha detto ancora Hong:

Non esistono modi noti per distruggere o rimuovere l’ PFTBA dall’atmosfera e la dura molto a lungo restando nell’atmosfera bassa anche per centinaia di anni.
Tuttavia non si conosce ancora molto sul gas PFTBA e sulle sue concentrazioni in atmosfera nel tempo. Le misurazioni dello studio si riferiscono ai dati raccolti tra il mese di novembre e dicembre 2012. L’invito ora è di proseguire nello studio e nelle misurazioni da parte di altri team di scienziati

Fonte: MNN

Zanzare: ecco come scelgono le loro “vittime”

Il gruppo sanguigno 0, l’anidride carbonica, il sudore, la vitamina B e persino la birra sono fra le più potenti calamite delle zanzare nei loro raid notturni150159696-586x421

Perché le zanzare si concentrano su determinati soggetti trascurandone altri? Perché i mini-terroristi della cute compiono le loro scorribande in camera da letto martoriando la moglie e non il marito e viceversa? Fatalità e caso non c’entrano nulla. Ci sono ragioni scientificamente documentate che lo Smithsonian Institution ha raccolto scrupolosamente.

Un esperto dell’Università della Florida ha scoperto che un individuo su cinque fa parte delle vittime ideali. Ecco quelle che sono le principali “calamite” biologiche che rendono appetibile la nostra epidermide:

1)   Il gruppo sanguigno preferito è il Gruppo 0, un vero e proprio Dom Pérignon per le loro proboscidi che ne succhiano il doppio rispetto al Gruppo A, mentre sembrano snobbare il Gruppo B. Come fanno a riconoscere il gruppo sanguigno? Tramite i segnali chimici che l’85% degli individui emette attraverso la pelle.

2)    Attraverso la pelle, le zanzare sono in grado di riconoscere gli individui ricchi di steroidi, di acidi  e di colesterolo, appetitosi nutrimenti che vengono percepiti fino a 50 metri di distanza. L’acido urico e l’acido lattico sono due potenti attrattive che fanno degli sportivi una delle tipologie più bersagliate.

3)   Anche l’anidride carbonica funge da richiamo e le persone di corporatura massiccia e pesante, come donne incinte, sportivi o persone sovrappeso ne emettono un quantitativo maggiore. Ecco perché i bambini sono molto spesso i meno colpiti.

4)   Secondo uno studio del 2011 le zanzare vanno a caccia di birra o, sarebbe meglio dire, di bevitori di birra. Un’équipe francese ha condotto uno studio somministrando birra a un primo gruppo e lasciando a bocca asciutta il secondo. Risultato? Nel primo gruppo le punture sono state quindici volte superiori.

5)   Il sudore così come l’aumento della temperatura corporea sono due altri elementi di richiamo.

6)   Jerry Burtler e Karen McKenzie dell’Università della Florida hanno scoperto che fra le attrattive principali vi sono le persone ricche di Vitamina B e quelle ricche di acidi grassi come lo stearico.

7)   Le zanzare si dimostrano sensibili anche ai batteri della pelle.

8)   Jonathan Day, altro studioso dell’Università della Florida, ha invece indagato le preferenze cromatiche scoprendo, per esempio che i vestiti neri, il blu scuro e il rosso sono vere e proprie calamite cromatiche per le zanzare.

In sostanza è la chimica del corpo ad attirare le zanzare e se questa cambia, cambia anche il rapporto con le zanzare.

Fonte: Smithsonian Mag

Cambiamenti climatici: “record storico di CO2”

La CO2 in atmosfera ha superato la soglia ‘psicologica’ di 400 ppm di concentrazione, un valore che non era stato toccato negli ultimi tre milioni di anni. “Un livello altissimo che rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme rispetto ai cambiamenti climatici in corso nel Pianeta”.emissioni_2

La concentrazione dell’anidride carbonica in atmosfera ha superato oggi le 400 parti per milione (ppm), un livello altissimo che rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme rispetto ai cambiamenti climatici in corso nel Pianeta. “La nostra dipendenza dalle fonti fossili ci ha condotti oltre l’ennesima soglia di distruzione del clima” ha dichiarato Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. “Ciò che siamo purtroppo riusciti a fare in poco più di un secolo aveva richiesto alla natura, in altre ere, migliaia di anni. Tuttavia gli imprenditori delle fonti fossili e i governi che garantiscono le loro fortune economiche, continuano a progettare un futuro di energie sporche, spingendo il cambiamento climatico verso un punto di non ritorno. E questo nonostante l’alternativa per una vera rivoluzione energetica esista, oggi, e sia concreta e praticabile: è nelle fonti rinnovabili e nell’efficienza energetica”. Lo scenario Energy [R]evolution 2012 di Greenpeace mostra come proteggere il clima superando il ricorso alle fonti fossili, riducendo le emissioni di CO2 e preservando, al contempo, la sicurezza energetica. Un profondo cambiamento nelle modalità di produzione e consumo dell’energia consentirebbe la creazione – nei soli comparti del riscaldamento e dell’elettricità – di sei milioni di posti di lavoro. In poco più di un secolo la nostra dipendenza dalle fonti fossili ha modificato le condizioni climatiche e ambientali che hanno garantito l’intera civilizzazione umana. I cambiamenti del clima si stanno determinando a una velocità tale da sfidare ogni eventuale capacità di adattamento umano. Già molte popolazioni sono in sofferenza, in diverse regioni del Pianeta, per gli impatti del cambiamento climatico. Purtroppo, come Greenpeace ha documentato in un recente rapporto, sia le compagnie che fanno business con le fonti fossili che i governi che autorizzano i loro progetti sono all’opera per aumentare i livelli di sfruttamento dei giacimenti di carbone, petrolio, sabbie bituminose e gas. Si tratta di progetti attivi in tutte le regioni del globo, dalla Cina al Canada, dall’Australia all’Artico, che rischiano di consegnarci a un futuro in cui il caos climatico sarà la regola quotidiana e non più l’eccezione. Gli scienziati stimano che gli attuali livelli di concentrazione di CO2 in atmosfera furono raggiunti tra i 3,2 e i 5 milioni di anni fa: quando le temperature medie erano tra i 3 e i 4 gradi centigradi più alte di adesso e le regioni polari più calde di 10 gradi centigradi rispetto a oggi. L’estensione dei ghiacci era molto limitata, rispetto a quella attuale, e il livello dei mari tra i 5 e i 40 metri più alto. Il tasso di crescita della concentrazione di CO2 in atmosfera è senza precedenti. Se le emissioni di gas serra continueranno con questo ritmo il pianeta raggiungerà le 1.000 ppm nel giro di 100 anni, laddove – invece – aumenti di concentrazione di solo 10 ppm richiedevano, nelle ere passate di più intensi cambiamenti climatici, 1000 o più anni.

Fonte: il cambiamento

Record assoluto di concentrazione Co2, raggiunto il livello massimo degli ultimi 3 milioni di anni

La concentrazione dell’anidride carbonica (Co2) in atmosfera ha superato le 400 parti per milione(ppm): è record.co2_trend_mlo-586x452

Secondo le ultime rilevazioni del Noaa, National Oceanic and Atmosferic Administration, riferite dall’associazione Greenpeace, la concentrazione dell’anidride carbonica in atmosfera ha raggiunto un record poco invidiabile, superando le 400 parti per milione (ppm): non succedeva da ben 3 milioni di anni. Lo avevamo già scritto pochi giorni fa noi di Ecoblog, e probabilmente la notizia di oggi conferma quanto affermato il 29 aprile: lo studio Noaa è circoscritto, e va interpretato e letto per quello che è. Tuttavia, è innegabile che le cattive abitudini umane post-rivoluzione industriale non hanno fatto un gran bene al pianeta, portandolo indietro di ben 3 milioni di anni, quando l’homo sapiens si arrampicava ancora sugli alberi: la Noaa, che è uno degli enti ambientali più accreditati negli Stati Uniti, traccia una realtà brutta, pericolosa, poco edificante per l’intelligenza umana:

Gli attuali livelli di concentrazione di CO2 in atmosfera furono raggiunti tra i 3,2 e i 5 milioni di anni fa: quando le temperature medie erano tra i 3 e i 4 gradi centigradi più alte di adesso e le regioni polari più calde di 10 gradi centigradi rispetto a oggi. L’estensione dei ghiacci era molto limitata, rispetto a quella attuale, e il livello dei mari tra i 5 e i 40 metri più alto.

ha spiegato Greenpeace. In realtà, questo non viene spiegato da nessuno, i rilievi Noaa sono stati effettuati tutti al Mauna Loa Observatory, nelle isole Hawaii, e quindi riguarda quella specifica zona del pianeta; certo è che, nonostante la circoscrizione delle indagini, l’allarme è di quelli importanti.co2_data_mlo-586x452

I grafici infatti mostrano un trend verticale, una costante crescita della concentrazione di Co2 nell’atmosfera terrestre: il tasso di crescita annuo è altissimo, fortemente preoccupante. Basti pensare, ad esempio, che prima della rivoluzione industriale la concentrazione di Co2 era appena di 280ppm.

Se le emissioni di gas serra continueranno con questo ritmo si raggiungeranno le 1.000 parti per milione nel giro di 100 anni.

ha dichiarato Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. Se a questo aggiungiamo che la soglia di sicurezza, secondo il climatologo James Hansen, dovrebbe attestarsi a 350 parti per milione, viene da se la necessità urgente di fare qualcosa. E farlo presto.

La nostra dipendenza dalle fonti fossili ci ha condotti oltre l’ennesima soglia di distruzione del clima. […] l’alternativa per una vera rivoluzione energetica esiste oggi ed è concreta e praticabile nelle fonti rinnovabili e nell’efficienza energetica.

ha spiegato Boraschi. Diminuire le emissioni (che stanno aumentando), spingere per l’applicazione universale della seconda parte del Protocollo di Kyoto, sganciarsi dalla dipendenza dal carbone e dalle fonti fossili (il boom dello shale gas ha avuto un enorme impatto sulle emissioni di Co2), istituire una carbon-tax che colpisca i soggetti più inquinanti, tutti provvedimenti che secondo i dati di Noaa sono oggi diventati urgenti.

Di questo il mondo ha un grande bisogno.

Fonte: ecoblog

 

Agenzia Europea dell’ambiente (EEA): nei mari europei aumentano le emissioni di anidride carbonica di circa il 35%.

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Secondo un recente rapporto dell’EEA, il trasporto marittimo contribuisce in modo significativo all’inquinamento dell’aria e al cambiamento climatico a causa della sua dipendenza dai combustibili fossili e del fatto che è uno dei settori meno regolamentati per quanto riguarda le fonti di inquinamento atmosferico, mentre l’inquinamento derivante da questo settore provoca un aumento delle malattie cardiache e respiratorie nell’uomo e danneggia l’ambiente attraverso l’acidificazione e l’eutrofizzazione. Mentre alcuni inquinanti atmosferici sono emessi lontano dalla costa, circa il 70% delle emissioni globali provenienti dalle navi sono emesse entro i 400 km dal litorale, senza contare che alcune sostanze inquinanti possono percorrere centinaia di chilometri nell’atmosfera. Vi è un chiaro legame tra la crescita economica e la circolazione delle merci, così le emissioni da trasporto marittimo cambiano di pari passo con il livello di attività economica, non a caso le emissioni di anidride carbonica (CO2) dovute ai trasporti marittimi internazionali in partenza da porti dell’UE sono aumentate di circa il 35% tra il 1990 e il 2010, così come altri inquinanti chiave hanno avuto un forte aumento nello stesso periodo; tuttavia, la maggior parte dei tipi di emissioni negli ultimi anni hanno iniziato a decrescere probabilmente a causa della recessione economica. Il rilascio di gas serra e di inquinanti atmosferici hanno complesse conseguenze sul clima, infatti mentre i primi hanno un effetto di riscaldamento, i secondi spesso portano al raffreddamento. Dalle ultime ricerche scientifiche sembra emergere che, a livello globale, il raffreddamento prodotto dall’aerosol atmosferico, prevalga sul riscaldamento prodotto dai gas serra. Secondo il rapporto dell’EEA, questo effetto potrebbe essere leggermente ridotto attraverso nuove leggi comunitarie riguardanti il tenore di zolfo dei carburanti delle navi, la cui regolamentazione ha già portato dei benefici grazie all’esistente legislazione dell’UE (Direttiva 2012/33/UE) che impone limiti più severi rispetto agli standard internazionali. Nel 2007 il traffico marittimo nazionale ed internazionale è stato responsabile dell’emissione del 3,3% di anidride carbonica globale (CO2), e circa il 30% di questa viene emessa su rotte che passano attraverso i porti europei. Il rapporto sottolinea che il modo più semplice per tagliare sia l’inquinamento atmosferico sia i gas serra sarebbe puntare su una migliore efficienza del carburante che potrebbe già essere raggiunta se solo le navi riducessero la loro velocità del 10% in modo da ridurre la domanda di energia di circa il 19%. Alcuni compagnie di spedizione sono passate al gas naturale liquido (GNL), che porta all’eliminazione delle emissioni di SO2 e una forte riduzione delle emissioni di NOx e di CO2. L’obiettivo principale della relazione è quello di offrire una panoramica completa sullo stato dell’arte della letteratura scientifica recente, riguardante le emissioni del settore dei trasporti marittimi, affrontando una vasta gamma di argomenti quali:

– la registrazione delle navi, il diritto marittimo internazionale e la legislazione ambientale europea (capitolo 2);
– il monitoraggio e la creazione di modelli previsionali per il consumo di carburante marittimo e le conseguenti emissioni (Capitolo 3);

– le tendenze passate e future degli inquinanti atmosferici e del gas a effetto serra (GHG) da trasporto marittimo (capitolo 4);
– le emissioni da trasporto marittimo e qualità dell’aria (capitolo 5);

– gli impatti sul cambiamento climatico (capitolo 6).

Fonte: EEA