«Aiutateci a tenere vivo il Centro dei Due Parchi»

L’appello lo lancia la cooperativa formata da giovani speleologi e alpinisti che ha trasformato in lavoro l’amore per la natura di giovani motivati. Il terremoto del centro Italia ha distrutto il Centro dei Due parchi, in provincia di Ascoli, dove si facevano attività rivolte ai giovani per sensibilizzarli all’amore per la natura. Ora il gruppo fondatore chiede aiuto per la ricostruzione.9555-10314

Forestalp è una piccola cooperativa nata nel 1984 dal desiderio di giovani speleologi e alpinisti di fare del loro amore per la natura, un lavoro. Nell’estate del 1979 parteciparono a un campo speleologico nel massiccio del Vercors e in quell’occasione, una visita a Grenoble a La Maison de la spéléologie fece loro scoprire che l’arrampicata, l’escursionismo, la speleologia potevano essere proposte da rivolgere alle scuole per far conoscere ai più giovani ciò che appassionava il gruppo fondatore e che poteva diventare un lavoro.

«L’idea era nata ed inizio’ una lunga storia di lavoro, di amicizia, di passioni che ci portò a gestire tante strutture ricettive nell’appennino marchigiano facendone dei centri per l’educazione e il turismo ambientali – spiegano i ragazzi di Forestalp – La nostra finalità, da sempre, è educare alla tutela della natura e per farlo non c’è cosa migliore che l’esperienza diretta. Si impara: il 10% di ciò che si legge; il 20% di ciò che si ascolta; il 30% di ciò che si vede; il 50% di ciò che si vede e sente; il 70% di ciò che si discute con gli altri; l’80% di ciò di cui si fa esperienza diretta. Abbiamo investito tanti anni di risorse e di formazione e siamo diventati tour operator, ente di formazione, centro di educazione ambientale, lavorando a fianco di insegnanti e scuole di tutta Italia. Dopo aver gestito tante strutture, finalmente nel 2004 arriva il Centro dei Due Parchi ad Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) e si realizza un sogno: troviamo il posto che avevamo sempre cercato, nel cuore dell’Italia, nel punto di unione tra due parchi nazionali, un posto unico in Europa, nella valle dove si incontrano i monti Sibillini e i monti della Laga. Occorrono vari anni di sacrifici per far conoscere ed apprezzare la struttura e i luoghi circostanti e a giugno 2016 , finalmente vediamo i frutti di tanto lavoro: il primo anno con una primavera al completo per i soggiorni verdi scolastici, l’estate con tantissime prenotazioni, e tante scuole prenotate anche per l’autunno».

«Al Centro dei due Parchi lavorava a tempo pieno Sabrina, nostra socia da anni e poi Patrizia e Giovanna a part-time curavano l’accoglienza degli ospiti. Per i soggiorni e i gruppi ci pensavano altri soci: Maurizio, Fabrizio, Alberta e Carlo e poi tante guide escursionistiche ed educatori ambientali, Paride, Patrizia, Claudia, Simone, Fabrizio, Luca, Martina, Luca. Per i pranzi e le cene si andava da Salvatore e Cristina all’Osteria del Castello e per i pranzi al sacco il pane si prendeva al forno di Corrado e gli affettati e i formaggi all’alimentari di Daniela, tutti li, a Borgo di Arquata».

I due terremoti

«Il 24 agosto alle 3,36 il Centro dei Due Parchi trema insieme alle montagne – spiegano da Forestalp – e i 42 ospiti scappano dalla struttura che ha retto alla terribile scossa e tutti sono rimasti illesi. Il 2 settembre il Centro dei due Parchi e’ stato consegnato al Comune di Arquata del Tronto per ospitare chi da più di un mese ormai viveva in tenda e la nostra gestione è finita quel giorno.Nel frattempo abbiamo dovuto cercare e poi prendere in affitto, un magazzino per mettere le attrezzature che siamo riusciti a salvare, prima dal Centro dei Due Parchi, e poi dalla Domus Letitiae, dove ne avevamo spostate una parte grazie alla generosa disponibilità di Robertino e di tutti gli amici della Domus. Il 30 ottobre arriva la seconda potente scossa e questa volta Il Centro dei Due Parchi non regge e rende irrecuperabile tutto quello che vi rimaneva di nostro ed anche La Domus Letitiae crolla giù in macerie. Nonostante il grande senso di smarrimento abbiamo cercato di andare avanti, di tirarci su le maniche, di continuare a lavorare. Abbiamo organizzato escursioni e ciaspolate in inverno a Fiastra e Sassotetto scegliendo come punti di ritrovo i bar rimasti aperti per dare forza a chi è rimasto nonostante tutto».

La situazione attuale

«Ora di positivo, c’è che riparte la primavera e delle scuole hanno prenotato i nostri soggiorni, che stiamo organizzando in altri luoghi, ma la perdita del lavoro è tanta, il 70% del fatturato veniva dal Centro dei due Parchi e quel lavoro non c’è più. Il problema più grosso è che a settembre, ripartirà un mutuo che avevamo in corso e che il decreto ha sospeso per un anno».

«I 100.000 euro che chiediamo corrispondono a quel mutuo che avevamo preso per investire sul Centro dei Due Parchi per acquistare attrezzature, mobili, mountain bike, ma anche per fare tanti lavori di miglioramento della struttura. Quel mutuo, lo stavamo pagando con i proventi della struttura che ora non c’è più e con il lavoro che svolgevamo in quel territorio che avrà bisogno di tempo per risollevarsi dopo il terremoto, e non siamo più in grado di ripagarlo. Nessun ente pubblico ci ha aiutato e ci aiuterà e neanche lo Stato può fare nulla perché noi non siamo proprietari ma eravamo gestori, che hanno investito a spese proprie nella struttura. Abbiamo già rinunciato a tutto quello che potevamo, compresi tutti i mesi di stipendio da allora fino ad oggi per pagare i fornitori avendo perso gran parte del lavoro dell’autunno e della primavera».

La richiesta di aiuto

«Noi ce la stiamo mettendo tutta, ma per andare avanti abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti coloro che vorranno sostenerci» dicono da Forestalp, che ha avviato una raccolta di fondi sulla piattaforma Social Business World.

QUI per contribuire

Fonte: ilcambiamento.it

 

Annunci

La lunga storia d’amore della dottoressa Sylvia Earle con la Natura

“La vita è un miracolo. Io sono un miracolo. Tutti lo sono. L’esistenza è qualcosa di cui godere come un dono, qualsiasi cosa accada”landscape-1490191018-searle-16bh-0332-v2gallerylederetouched

La dottoressa Sylvia Earle – oceanografa 82enne definita Sua Profondità – ha vissuto sott’acqua 10 volte in momenti diversi, ha scoperto centinaia di nuove specie, molte delle quali denominate in suo onore. Immersa in questa visione romantica, la sua vita è una missione: ricordare al mondo che gli oceani vanno preservati e protetti. In collaborazione con Rolex esploriamo il viaggio della dottoressa Earle, in parallelo con le esperienze di altre donne eccezionali come lei

Incontriamo la dottoressa Sylvia Earle

“Il miracolo dell’esistenza consiste nel fatto che in tutto l’universo, la Terra è la nostra casa. Possiamo andare al di fuori della sua atmosfera, tanti l’hanno fatto, ma non sette miliardi di persone. Dobbiamo riappacificarci con la vita sulla Terra e con l’idea di proteggere i suoi sistemi naturali.”1490191215-02-sylvia-earle-per-rolex

L’amore per la natura nell’infanzia

“Mia madre accoglieva uccelli, rane e scoiattoli feriti e li rimetteva in salute e li liberava. Ho pensato di voler fare la veterinaria, o qualcosa legato a piante e animali. Desideravo essere un’ambientalista prima che fosse coniata la parola per descriverlo.”

Coltivare uno spirito avventuroso

“I miei genitori incoraggiavano la mia curiosità. Andava bene che corressi e giocassi nei boschi o sul fiume. Avevo la certezza che ci sarebbero stati per sempre e non mi sarebbe mai accaduto nulla. Se ne sono andati tanti anni fa, ma sono ancora qui.”

In questo video, la dottoressa Earle racconta la magia di trovarsi a centinaia di metri sott’acqua e l’importanza del preservare i nostri oceani attraverso iniziative come Hope Spots.

Essere parte della storia

“sono stata intervistata da “Life” per un servizio su vivere sott’acqua. Disi che  non c’era niente  che non potessimo fare anche noi donne,ad eccezione del farci crescere la barba. I muscoli c’entrano,ma l’aspetto eccezionale dell’essere umano è la capacità di risolvere problemi: puoi usare i muscoli del tuo cervello.

La scoperta costante

“Osservare la diversità della vita e ogni essere vivente è un miracolo. La vita è un miracolo. Io sono un miracolo. Tutti lo sono. La nostra esistenza è qualcosa di cui godere come un dono, qualsiasi cosa accada. Finché si è vivi, c’è un motivo per sperare e per essere felici.”

Testimone dell’evoluzione della figura femminile

“E’ un piacere speciale vedere una giovane donna diventare ingegnere e farsi rispettare, a testa alta, dagli uomini,vedere donne lavorare come capitani di vascello,capo-scienziate nelle spedizioni, e osservare persone che non stanno li a pensare” Oddio, lo sta facendo una donna!”

Il nostro ruolo per l’ambiente

“Siamo le creature più addomesticate di tutte, ma le creature selvagge che plasmano il modo in cui il mondo funziona sono in pericolo. Se lo sono loro, lo siamo noi. Abbiamo questo dono speciale: poter progettare come sarà il mondo tra 15, 500, 5000 anni.”

L’urgenza di proteggere la terra

“Solo ora stiamo iniziando a comprendere la connessione tra la nostra esistenza e il mondo naturale. Il nostro impatto sul mondo naturale minaccia la nostra esistenza. Se ami respirare, se ami avere dell’acqua dal cielo, se vuoi che la temperatura rimanga costante, non puoi non avere cura del mondo naturale”

Coinvolgere tutti in questa missione

“Candida i luoghi che ami per essere protetti come Hope Spot recandoti da Mission Blue. Chiedi ai tuoi capi di proteggere la natura. Istruisciti! Usa il tuo talento! Ognuno può fare la differenza!”

Fonte: http://www.elle.it/lifestyle/news/g1416024/la-lunga-storia-d-amore-della-dottoressa-sylvia-earle-con-la-natura/?slide=10

L’amore non può essere contro natura

“La natura non è un sentimento ma una realtà”. Come se la realtà fosse il contrario del sentimento, come se vi fosse irrimediabilmente una contrapposta e speculare immagine al negativo di ciò che chiamiamo Natura. Da dove arriva la frase? Da un commento sui social network all’articolo di Paolo Ermani “L’omofobia è contro natura”.amore_natura

Proviamo a riflettere su queste tre parole: Natura, Realtà, Sentimento. Chi di noi ha avuto la fortuna o la sciagura del Sentimento sa di non essersi mai sentito così vivo, reale, naturale, pieno di senso come in quel momento. Non c’è niente di più naturale e semplice del sentire. Il sentimento è la natura stessa, è nelle attrazioni, nelle sensazioni di “mai” e di “sempre” che ci attraversano nei nostri momenti migliori, che ci innalzano oltre i nostri limiti, che ci affondano nei nostri abissi oscuri. Non può essere il contrario della natura. Il sentimento è ovunque in Natura. Dentro e fuori di noi. Chi pensa a una Natura priva di sentire è perso in una dicotomia insanabile tra ciò che deve appartenere al naturale e ciò che è il suo contrario. Mentre mai la Natura se ne è posta il problema. La riproduzione non è l’unica necessità dettata dalla Natura. Ce ne sono altre: la libertà e la felicità. E tutte e due richiamano necessariamente a sé il sentimento, quella forza di attrazione soprannaturale, intima, carnale, spirituale che ci appartiene come esseri viventi tutti, in diverse forme, espressioni, intensità, caratteristiche… L’infelicità è contro natura, l’ostinarsi a vivere come se il mondo fosse di nostra proprietà, arrogarsi il diritto di decidere della vita e la morte di altri esseri viventi la cui fine non è necessaria alla nostra sopravvivenza, sporcare ogni cosa che tocchiamo, distruggere l’ambiente in cui viviamo, inquinare l’acqua e l’aria che respiriamo è contro natura. Pensare di essere superiori a un nostro simile, credere di doverlo giudicare, condannare in nome della nostra nascita, del nostro ruolo, della nostra fortuna, del nostro caso, della nostra cultura è contro natura. Torturarsi a fare un lavoro che non ci piace, che ci uccide pian piano senza saperlo o consapevoli nonostante tutto, ostinarsi in coazioni a ripetere che ci rendono macchine indifferenti e senza memoria è contro natura. Produrre per morire è contro natura. Continuare a non decidere, accettare il dolore inutile, senza scopo, eterno è contro natura. Mai come oggi il nostro modo di agire è stato contro natura. E l’unica risposta è l’amore per noi stessi, per gli altri, per il nostro pianeta. L’amore non può essere contro natura.

 

Fonte: ilcambiamento.it

State con chi vi aiuta a crescere

Per la nostra salute mentale, è essenziale circondarci di persone che ci rispettino e ci accettino con i nostri pregi e difetti, senza cercare di modellarci a loro piacere.coppia-sotto-lombrello-jpg-500x298-500x298

In questo mondo complicato non sempre è facile trovare “gli incastri” giusti. Ancor meno incontrare persone che completino i nostri angoli, i nostri vuoti, che sostengano i nostri valori; insomma, i fedeli compagni che ci seguono per tutta la vita. State con chi conosce il peggio di voi, e proprio per questo, vi aiuta ogni giorno, ad essere migliore. State con chi vi dà motivo di sorridere ogni mattina quando aprite gli occhi, senza procurarvi infelicità, paura o preoccupazione. Sembra difficile da realizzare, ma ci sono sempre persone capaci di portare luce nei nostri momenti bui. Persone che sanno a cosa vanno incontro quando decidono di stare con voi, e non si parla solo di relazione di coppia.

Tutti abbiamo bisogno di sentirci rispettati e accettati dagli amici, dai familiari e dai nostri compagni. Poter contare su una buona rete sociale è importante altrettanto che nutrire la nostra autostima e volerci bene.

State con chi vi aiuta ad essere migliori

Le persone che si rifiutano di cambiare alzano muri davanti la propria crescita personale. Nessuno è un esempio di virtù assoluta, ma se c’è una caratteristica basilare dell’essere umano, è la capacità di migliorare, di apprendere costantemente e integrare le nuove informazioni al proprio bagaglio personale.

  • Lasciamo entrare nella nostra vita persone capaci di arricchirci, di guidare i nostri passi verso la crescita interiore.
  • Per essere nelle condizioni di migliorare, abbiamo bisogno di essere coscienti dei nostri errori e limiti. Qualcosa che si può raggiungere solo con un atto di umiltà.
  • State con chi, senza giudicarvi, criticarvi o punirvi, vi offre il suo esempio di comportamento e vi serve da guida per andare avanti con più sicurezza, con meno ansie e paure.

State con chi vi considera una persona indispensabile della propria vitacoppia-500x342-500x342

Spesso si dice che dobbiamo evitare l’attaccamento oppure che non dobbiamo metterci nelle condizioni di avere bisogno di qualcuno. Bene, rivedendo questo aspetto con maggiore obiettività, una cosa è chiara: per essere felici, abbiamo bisogno di certe persone.

  • È necessario saper distinguere tra il bisogno di avere accanto a noi le persone a cui vogliamo bene dal bisogno di “sottometterle alla nostra volontà”, limitando la loro libertà, la capacità di prendere decisioni e la possibilità di crescere.
  • Chi ha bisogno di voi, deve anche imparare a rispettarvi. Se siete indispensabili nella vita di una persona, questa dovrà offrirvi un affettoche non soffochi, ma che vi arricchisca.
  • State accanto a chi vi dimostra, ogni giorno, che siete importanti, a chi sia capace di rendervi felici senza imposizione, controllo o sfiducia.

State con chi illumina i vostri giorni bui

Chi di noi non ha in famiglia o tra gli amici la classica persona che quando arrivi con un problema, invece di aiutarti, ti mette davanti i tuoi errori, gli sbagli che hai fatto e che ti hanno portato ad avere questa difficoltà. Ci sono persone che, invece di cercare soluzioni, sanno solo umiliarci. Evitiamo di cercare il loro consiglio. Quando qualcosa va male nella vostra vita, scegliete con cura su chi cercare un aiuto, chi è veramente in grado di ascoltarvi. Contate sulle persone che sanno prendersi cura di voi e rispettarvi, dalla personalità aperta ed empatica. State con chi, lungi dal giudicarvi, vi mostra la sua comprensione, perché sa mettersi nei vostri panni. Queste persone, che hanno il dono di trasmettervi calma nei giorni difficili e coraggio quando vi sentite soli, non lasciatele scappare.

State con chi vi dimostra impegno e con chi non cambia le sue emozioni dall’oggi al domanidonna-che-pensa-500x342-500x342

Ci sono persone per cui concetti come stabilità, rispetto e impegno non hanno grande valore. Personalità che oggi sono un’esplosione di affetto e rispetto e domani mostrano il volto dell’indifferenza. Può succedere nelle coppie, ma anche in famiglia. Esistono persone le cui emozioni sono volubili, segnate da una scarsa maturità emotiva.

  • Nessuno ha diritto di riempirci di speranza oggi per togliercela domani, come se fossimo privi di sentimento. Queste sono, senza ombra di dubbio, le relazioni più distruttive e tossiche. Proteggiamoci tenendole a distanza.
  • State con chi dimostra una buona maturità emotivae sia stabile negli affetti, nei sentimenti e nelle parole.
  • Gli esseri umani hanno bisogno di sicurezza. Ecco perché è tanto importante avere intorno a noi persone che non cambiano opinione dalla sera alla mattina, che ci offrano un impegno stabile e un patto esplicito in cui i nostri progetti si realizzano e le speranze non si perdono.

Fonte: viverepiusani.com

Vince 7 milioni di sterline e aiuta gli orfani in Etiopia

Lei si chiama Jane Surtees e ha vinto alla lotteria 7 milioni di sterline. Con quei soldi ha deciso di aiutare gli orfani etiopi: «Io non dovrò mai più preoccuparmi del denaro, ora quei bambini orfani, vulnerabili senza colpa, vanno aiutati».

orfani_etiopia

Jane Surtees una ragazza madre e aveva spesso cercato di immaginare cosa avrebbe fatto se avesse vinto alla lotteria e quando è veramente successo il suo gesto ha detto più di mille parole. Appena incassata la cifra, ha pianificato di aiutare gli orfani in Etiopia, come ha spiegato anche al Sun. E’ partita per la capitale etiope, Addis Abeba, e si è diretta all’orfanotrofio Kidan Mehret che accoglie 120 bambini. Il più piccolo ha 3 anni, il più grande 17. La struttura vive solo grazie alle donazioni e per questo ha sempre poco denaro a disposizione, tanto da poter garantire ai bambini solo tre piccoli pasti al giorno. La carne viene distribuita solo una volta la settimana e giocattoli e libri sono rari. Jane è stata particolarmente colpita dalla storia del quindicenne Workeneh Fanetay. Dopo avere perso i genitori a causa della tubercolosi, Fanetay era rimasto solo ad allevare il fratellino di 2 anni. Era uno dei tantissimi bimbi senzatetto della città e riusciva a comprare pochissimo cibo con il denaro che recuperava con piccoli lavoretti. Poi ha conosciuto la struttura Kidane Mehret e ora vive in una piccola casetta col fratello, coltiva ortaggi e frequenta la scuola. Per entrambi la vita è radicalmente cambiata. E tutto questo è stato reso possibile anche dall’aiuto fornito da Jane, che sta versando denaro agli orfani etiopi per migliorare la loro vita. La generosità e gli atti d’amore creano un flusso…la speranza è che sia inarrestabile!

 

Fonte: ilcambiamento.it

La storia di Aruna, il potere di trasformazione dell’amore e del servizio

“Seeds” è il bellissimo film che racconta la storia di Aruna Chauhan, cresciuta in una comunità di lebbrosi in India. La regista, Ellie Walton, da anni si dedica a raccontare storie significative di cambiamento e di amore.elliewalton_aruna_seeds

La storia di Aruna Chauhan è tutta da scoprire e racconta il potere di trasformazione dell’amore e del servizio. Aruna è cresciuta in una comunità di lebbrosi in India, ha trascorso l’infanzia nella durissima realtà delle periferie più povere, aveva abbandonato la fede nei suoi sogni e si era rassegnata ad un matrimonio combinato. Poi ha incontrato Jayeshbhai Patel, co-fondatore di Manav Sadhna, una ONG con sede al Gandhi Ashram ad Ahmedabad.

E’ stato lui a riconoscere le potenzialità di Aruna, che ha cominciato ad impegnarsi nella propria educazione assumendo un ruolo sempre più attivo nella gestione della comunità. Oggi è la prima donna della sua comunità ad essere stata ammessa all’università, fa volontariato e istruisce ed educa le ragazze e le giovani donne ad una prospettiva di vita completamente differente. Il film di Ellie Walton, “Seeds”, racconta questa storia e ci racconta anche che non importa da dove veniamo e cosa eravamo: tutti possiamo passare attraverso un cambiamento ed uscirne con la compassione che ci porta a metterci al servizio del prossimo e a crescere nell’amore e nella gratitudine. Ellie Walton, americana di Washington, da anni è impegnata a raccontare storie di impatto e grande profondità. Tra i suoi lavori troviamo Fly by light, che parla di quattro adolescenti con un passato burrascoso che entrano in un programma di educazione alla pace e ne escono trasformate. E ancora, Voices from within, sui malati di mente ospitati in alcune strutture cui viene data una telecamera per creare la loro storia di “redenzione”. “Seeds” è una storia personale e collettiva di grande trasformazione a fronte di grandi sfide, raccontata dalla prospettiva di Aruna. Il film la segue nella sua giornata nella comunità, attraverso le interazioni quotidiane, per far comprendere quanto il suo “essere lì in quel modo” ha arricchito una comunità che era priva di punti di riferimento positivi. Un grazie a Ellie e ad Aruna, il cui impegno diviene strumento affinché altri trovino la forza interiore per essere il cambiamento. Anche se sono una minoranza.

Fonte: ilcambiamento.it

L’amore ai tempi del sottocosto

La pubblicità ci induce a credere che il “prodotto” possa generare nell’essere umano la medesima estasi dell’amore, della relazione con un altro essere umano. Ma quando si arriva a questo, che rimane? Qual è il limite oltre il quale non si può andare? E soprattutto, quando abbiamo perso la sensibilità a tutto questo, cosa rimane di noi?titanic

Parto da un articolo di Paolo Ermani apparso su Il Cambiamento il 30 marzo scorso. L’articolo si riferisce a un video relativo a una pubblicità di Carrefour. Guardatelo con attenzione. E guardate con attenzione l’espressione dell’uomo che si trova in una sorta di estasi d’amore immerso in un letto di prodotti a marca Carrefour ma non solo. L’uomo è nudo, infatti, con gli occhi chiusi come a concentrarsi e a voler maggiormente godere di quelle sensazioni. Il viso rilassato, felice, appagato, le mani ancora alla ricerca di calore. Bello, vero? Bellissimo. Quell’espressione, quell’appagamento, quelle sensazioni che lui esprime così efficacemente, però, può darli solo il calore e la relazione con un altro essere umano. Lui è con gli occhi chiusi quasi ad immaginare il piacere di un abbraccio e invece l’abbraccio e il calore è quello di una montagna di prodotti che presto diventeranno spazzatura. Quasi l’eccitazione di comprare avesse sostituito un’eccitazione sana, tutta naturale e piena di calore, umana, essenziale, autentica. Guardatelo quell’uomo, è disperatamente solo. Solo a consolarsi con un calore surrogato e di plastica che non esiste.  È come se all’amore si fosse sostituito qualcos’altro. È come se dell’amore non avessimo neppure più bisogno. C’è qualcos’altro che può sostituirlo, più a buon mercato, sottocosto addirittura, mentre l’amore richiede forza, apertura e autenticità. Se facessimo uno zoom sul suo viso e solo sul suo corpo ci chiederemmo: dov’è l’essere umano che ispira quelle sensazioni e quel benessere? Dov’è la donna in questo spot? Non c’è. E’ sostituita da due bottiglie di passata di pomodoro che allargando l’immagine diventano quattro, poi sei, poi dieci. L’immagine ricorda quella splendida di The American Beauty. L’uomo è ad occhi chiusi. E, del resto, se disgraziatamente aprisse gli occhi correrebbe il rischio di realizzare improvvisamente e dolorosamente di essere finito, senza neanche accorgersene, in una realtà di rifiuti di plastica, lui stesso diventato prodotto da buttare. Disteso, sommerso, senza più difese, schiacciato dal suo peso e dalla spazzatura che lo ha sedotto, usato e poi gettato. In una discarica, badate bene, non in un letto di petali di rosa. Alla fine dello spot la sensazione è raggelante: di freddo, distanza, smarrimento. Nel secondo video il primo piano è ancora dell’uomo. Nudo, estasiato, ancora ad occhi chiusi, perso nelle sue sensazioni. Solo su un carrello come se fosse una nave. Davanti a sé non c’è la donna che ci immagineremmo ma un prodotto, inerme, freddo, spigoloso, artificiale.

Ricorda molto la scena d’amore bellissima del Titanic. Anche qui l’amore, quello carnale, vero, profondo, intimo viene associato all’acquisto. Al posto della donna da abbracciare l’uomo ha un prodotto. Anche qui la donna, il suo amore, il suo calore, la sua emozione, il suo corpo e tutto quello che può esprimere è sostituito da un prodotto da acquistare. La storia d’amore di Jack e Rose del film durerà oltre il tempo e oltre la morte. Così sembra dire lo spot anche di noi. Stessa emozione, stessa sensazione, stessa felicità quando acquistiamo quei prodotti. La promessa è interessante e basta recarsi in un supermercato. Di tutto il resto non abbiamo più bisogno. Il prodotto produce nell’uomo lo stesso benessere, la stessa estasi, direi, a giudicare dalla sua espressione, del contatto fisico e spirituale che può dare il contatto con una donna. Del resto basta chiudere gli occhi e immaginare. L’uomo ha gli occhi chiusi, ha perso totalmente il contatto con la realtà. Qui il carrello è la nave, il Titanic che affonderà da lì a poco. Il carrello Titanic affonderà, quindi, tirandosi dietro tutto ciò che ha dentro e trascinando a fondo anche l’uomo che vi si affida ad occhi chiusi, sicuro, felice e fiducioso, completamente ignaro e inconsapevole. I creativi si saranno resi conto che mai metafora fu più profetica di questa?

L’amore, l’emozione, il calore umano, sono perfettamente sostituibili da qualcosa che possiamo comprare al supermercato. Questo sembra essere il messaggio. Ma quando si arriva a questo, che rimane, mi chiedo? Qual è il limite oltre il quale non si può andare? E soprattutto, quando abbiamo perso la sensibilità a tutto questo, cosa rimane, mi chiedo, di noi?

L’articolo è stato ideato e realizzato da Marìca Spagnesi a seguito di un articolo di Paolo Ermani, dunque LLHT e il Cambiamento propongono insieme questo nuovo pezzo.

Fonte: ilcambiamento.it

Kevin Richardson abbraccia i suoi leoni in un magico e commovente video

L’incontro fortunato tra l’uomo che sussurra ai leoni Kevin Richardson e uno sponsor, la GoPro che pubblicizza la videocamera Hero3+, ha prodotto il video che vedete sotto con le immagini ravvicinate degli stupefacenti e affettuosi abbracci con i felini01

Kevin Richardson è l’uomo che ha sovvertito e infranto ogni regola in merito all’approccio con gli animali selvatici. Usa amore, comprensione e fiducia per stabilire con loro un legame emotivo che lo rende un amico da accettare e proteggere. Kevin Richardson si è laureato in Anatomia e Fisiologia e si è occupato di riabilitazioni post operatorie, quando circa 16 anni fa ha iniziato a lavorare in un parco che accoglieva leoni e da allora la sua vita e quella dei felini è totalmente cambiata. Richardson ha un suo metodo ma anche un talento naturale nel riconoscere le emozioni degli animali e con loro stabilisce rapporti unici. Ciò gli ha permesso di divulgare con estrema semplicità e naturalezza lo stato di grave pericolo che vivono i leoni che già decimati rischiano di essere presto inseriti nella lista delle specie a rischio estinzione. In Africa si contano tra i 15 mila e i 30 mila esemplari a seconda di chi fa i conti. Dunque ecco l’attività di Kevin Richardson come produttore di documentari, film e libri che usa per sostenere la sua associazione The Lion Whisperer che gestisce in Sud Africa il Wildlife Sanctuary, ossia una riserva per leoni. Grazie a questo suo talento è divenuto consulente per la Polizia in Sud Africa e riesce così a portare a casa molti successi in merito alla lotta al bracconaggio e al traffico illegale di leoni. Infine va detto che la caccia al leone non è particolarmente contrastata in Sud Africa poiché attira migliaia di turisti ogni anno nonostante lo scandalo sollevato nel 1997 con il reportage televisivo The Cook Report in cui veniva mostrata la caccia nel recinto a una leonessa.

Fonte: ecoblog

Condividere il cibo: nasce in Italia “I food share”

Sulla scia di esperienze positive a livello internazionale, nasce in Italia “I food share”, un’iniziativa di condivisione del cibo o food-sharing. Condividere il cibo significa aiutare chi è in difficoltà, impedire alle eccedenze alimentari di diventare rifiuti e favorire comportamenti virtuosi di sostenibilità ambientale.

staff_i_food_share

Sull’esempio di numerose e positive esperienze, a livello internazionale, di condivisione del cibo con chi ne ha bisogno, nasce anche in Italia un’iniziativa di food-sharing. Il principio che sta alla base del food-sharing è spingere le persone a spartirsi gli alimenti in eccesso e ancora perfettamente commestibili, anziché gettarli nella spazzatura. Il cibo, come l’acqua, non è una merce al pari delle altre:condividere i nostri surplus alimentari significa aiutare chi ha bisogno, evitare lo spreco di risorse per produrre nuovo cibo e impedire l’accumulo di rifiuti nelle discariche. Un’idea semplice, ma di grande buon senso. L’esperienza italiana si chiama “I Food Share” e nasce in Sicilia, precisamente a Caltagirone (Catania). È un’associazione no profit, fondata da quatto giovani catanesi, che ha lanciato una piattaforma web sulla quale privati cittadini, ma anche a produttori e rivenditori, possono offrire – liberamente e gratuitamente – i prodotti alimentari eccedenti. È Daniele Scivoli, Presidente e ideatore di “I Share Food”, a raccontarci com’è nato il progetto: “Vista la mia vicinanza all’ambiente pastorale, quindi alle persone che soffrono e vivono in condizioni di disagio, l’idea è nata spontaneamente. Si è trattato, soprattutto, di coniugare la volontà di donare il cibo e fare del bene a chi ne ha bisogno, con l’aiuto che, invece, può offrire la tecnologia. Oltre a me, ci sono altri tre amici e soci fondatori, Francesco, Elisabetta e Daniela”. “I Food Share è un’associazione che ha come mission la condivisione online di cibo. Il progetto parte da uno studio della FAO pubblicato nel 2011 su perdite e sprechi di cibo a livello mondiale: circa un terzo del cibo prodotto ogni anno per il consumo umano – grosso modo 1,3 miliardi di tonnellate – va perduto o sprecato”.

spreco__cibo__spazzatura

“Il sito web””, continua Daniele, “è stato reso disponibile alla comunità virtuale il 26/02/2013. Anzitutto, ci si deve registrare gratuitamente come privato cittadino, poi si può iniziare a donare la cesta del prodotto. Ogni persona che si registra ha un suo profilo, con l’elenco dei prodotti che offre. Da qui, liberi cittadini oppure anche associazioni, come la Caritas, per esempio, possono richiedere il prodotto. Ogni volta che viene scelto un prodotto da chi ne ha bisogno, il prodotto si cancella automaticamente, così da evitare accavallamenti di prenotazioni”. La piattaforma è molto simile ad altre piattaforme straniere – ad esempio, quella tedesca . ”Sì”, ci conferma Daniele, “l’idea viene dalla Germania, ma solo come spunto iniziale. Il nostro sito vuole essere diverso rispetto a quello tedesco. Da esso trae solo ispirazione, infatti si sviluppa in modo autonomo”. E prosegue: “Il nostro è il primo sistema web in Italia di condivisione online di cibo a scopi umanitari. La piattaforma web può essere utilizzata da singoli donatori, cittadini, associazioni, ong, parrocchie ed enti sociali in genere che vogliono condividere o recuperare risorse alimentari per le fasce in difficoltà della popolazione. La novità è il web, la piattaforma permette, tramite registrazione degli utenti, la pubblicazione diretta del cibo offerto e la sua localizzazione a livello territoriale, qualsiasi donatore può offrire qualcosa inserendo la località di riferimento e l’ente/cittadino può prenotare e donare la cesta alimentare e gestire autonomamente la consegna/ritiro”.

i_food_share

Obiettivi del progetto sono favorire la condivisione del surplus giornaliero di cibo prodotto, acquistato o invenduto e dei prodotti agroalimentari di produzione locale, nonché incentivare comportamenti virtuosi di sostenibilità ambientale e valorizzazione del cibo che, altrimenti, diventerebbe rifiuto urbano. Ma, soprattutto, a sviluppare la cultura della solidarietà, che si fonda sullo scambio di uno dei beni primari per lo sviluppo umano: il cibo. Come il diritto all’acqua, il diritto all’alimentazione è un diritto universale ed inviolabile di ogni essere umano. “I Food Share”, conclude Daniele, “è un’associazione non a scopo di lucro. Il sistema permette di coniugare la richiesta di prodotti agroalimentari per scopi umanitari, con il recupero e la messa a disposizione del cibo a partire dal comune cittadino fino alla grande e piccola distribuzione e alle aziende agricole che vorranno offrire il loro surplus a scopi solidali. I Food Share è condivisione, è partecipazione solidale nel settore dell’alimentazione umana”. Come si legge sul sito di I Food Share, solo in Italia “ogni anno vengono buttati via 12,3 miliardi di euro di cibo”, ma, grazie ad iniziative come questa, che ci auguriamo possa diffondersi in tutta Italia, ognuno di noi può fare qualcosa di utile e concreto per impedire lo perdita di alimenti commestibili, perché “condividere il cibo è un atto d’amore”.

Fonte: il cambiamento

bici@romaexpo, i pedali in mostra e in prova a Roma

La seconda edizione di bici@romaexpo ha visto la partecipazione di oltre 150 marchi rappresentati negli stand e ha offerto occasioni e divertimento per tutti gli amanti delle biciclette

ecodaleecitta

Si è conclusa la 4 giorni di bici@romaexpo, la seconda edizione della fiera dedicata al pedale nel territorio del centro sud della Penisola. L’evento si è svolto dal 7 al 10 marzo in 2 padiglioni dell’expo del Moto Days e ha visto la presenza di oltre 150 marchi rappresentati negli stand. Un’occasione unica per visitatori, che hanno potuto toccare con mano le ultime novità dal mondo delle due ruote ecologiche e acquistare accessori e articoli d’abbigliamento non sempre facile da trovare e a prezzi ridotti, ma anche per gli espositori che hanno approfittato di una vetrina d’eccezione per presentare i propri prodotti e farsi conoscere al pubblico. Per i più “pigri”, tanti stand, come quelli di Lombardo Bikes e Smart, dedicati alla bicicletta elettrica, sempre più apprezzata dal pubblico che la considera il futuro della mobilità urbana, da provare su percorsi realizzati appositamente all’interno della fiera. La Smart ha presentato la sua ebike che ha una batteria agli ioni di litio da 423 Wh portatile che può essere ricaricata tramite una normale presa domestica oppure durante la marcia e permette di raggiungere una velocità di 25 km/h. Il fatto che sempre più persone preferiscano muoversi in bici piuttosto che in auto o sui mezzi pubblici, è cosa nota: lo dimostrano i dati di qualche giorno fa diffusi dal Campidoglio secondo cui ogni giorno a Roma sono 170.000 le persone che scelgono di spostarsi in bicicletta. Addirittura, nel 2012 il dato sulle immatricolazioni di automobili e dei consumi di carburante è sceso del 20%, mentre la vendita di biciclette è aumentata del 10%. Una manifestazione dedicata alla bicicletta come bici@romaexpo con lo scopo di diffondere la cultura e l’amore per la bicicletta era attesa al centro-sud Italia ed è stato dimostrato, oltre che dalla forte presenza di bikers romani, anche dai visitatori provenienti da Campania, Umbria, Sicilia e Calabria. Ad allietare il pubblico, non sono mancati spettacoli, circuiti per mettersi alla prova, piste prova outdoor per testare le biciclette, esibizioni sui pedali eseguite da professionisti, laboratori e giochi per i bambini.

Fonte:eco dalle città