Il gelato senza latte e uova con la ricetta vegana

Iniziano le prime giornate estive e la voglia di gelato incombe. Ecco una ricetta di gelato senza latte ma con yogurt e panna di soia e latte di soia o latte di riso o latte di mandorle da fare in casa e da arricchire con tanta frutta fresca.gelato-vegan-620x350

Voglia di merenda e voglia di gelato, ma come farlo senza latte e uova? Non è una sfida impossibile, ma anzi molto possibile e anche semplice. Gli ingredienti base sono quelli tipici della cucina vegana, ossia la panna di soia o panna vegetale, lo yogurt di soia e il latte di soia, il latte di riso o il latte di mandorle che si prestano perfettamente a essere preparati sotto forma di gelato. Gli ingredienti si possono mescolare direttamente nel frullatore e a freddo considerato che non ci sono uova da pastorizzare. Ecco gli ingredienti necessari per 4 persone per la ricetta base del gelato vegan senza latte e uova: 200 ml di latte di soia al gusto di vaniglia o cioccolato; latte di riso o di mandorle; 200 gr. di panna vegetale o di soia o yogurt di soia; 70 gr. si zucchero di canna; 50 gr. di amido di mais bio; spezie a piacere quali vaniglia i cui semi vanno sciolti in un po’ di latte vegetale caldo; zenzero, cannella o zeist di limone. Questo il procedimento: mescolare nel frullatore tutti gli ingredienti e versarli o nella gelatiera oppure se non ne disponete in una ciotola da mettere nel congelatore e mescolare di tanto in tanto. Questa è la base del gelato. Per ottenere la versione al cioccolato aggiungiamo alla base anche 100 gr. di cioccolato fondente sciolto a bagnomaria con alcuni cucchiai di latte vegetale; se invece vogliamo arricchire la base con frutta possiamo aggiungerla tagliata a pezzi piccoli tra quella di stagione. Ottimo risultato se aggiungete granella di cioccolato e frutta secca come mandorle, nocciole o pistacchio di Bronte con una spruzzatina di sciroppo d’agave; buonissimo con l’aggiunta di uvetta rinvenuta del rum o brandy.

Fonte: Vegan Swiss, Savory Sweetlife, Eco dell’eco, semplice ecologico

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Pannolini compostabili in amido di mais: un compromesso tra praticità ed ecologia

Il racconto di una redattrice neo-mamma che per suo figlio ha scelto pannolini usa e getta a basso impatto ambientale. Il problema dei rifiuti resta, ma gli scarti prodotti sono meno inquinanti rispetto ai pannolini tradizionali fatti di plastica

 

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Una tonnellata di rifiuti altamente inquinanti. Tanto “pesa”, suo malgrado, ciascun bambino che usa i pannolini usa e getta per un periodo che in media dura circa 2,5-3 anni. I convenzionali assorbenti usati per contenere le deiezioni dei più piccoli, infatti, sono realizzati con materiali plastici, trattati con sbiancanti a base di cloro e contengono gel ad alta assorbenza (i cosiddetti Sap) che, tra l’altro, surriscaldano le parti intime dei bebè. Eppure, alternative più sostenibili, oltre che salubri, esistono, e spesso sono anche a buon mercato. Quando è toccato a me scegliere, ho optato per dei pannolini monouso a basso impatto ambientale realizzati in amido di mais, privi di cloro, derivati petroliferi e con una ridotta quantità di Sap. Sul mercato se ne trovano di diversi marchi, qualcuno anche made in Italy e compostabile al 100%, a prezzi che in qualche caso si avvicinano ai tradizionali usa e getta delle marche più note. Il grado di assorbenza, per quanto non paragonabile a quello dei pannolini in plastica, è comunque accettabile, soprattutto se si fa attenzione, nel momento della “installazione”, a sollevare con cura le barriere contenitive laterali e a “spremere” bene le fibre di mais, che tendono ad appiattirsi. I vantaggi, rispetto agli usa e getta convenzionali, si sprecano: più traspirabilità, meno chimica e, soprattutto, meno rifiuti non biodegradabili. I pannolini di mio figlio, per quanto compostabili, finiscono comunque nella pattumiera indifferenziata: la presenza di escrementi umani li rende infatti dei rifiuti a rischio sanitario, in quanto tali non conferibili, almeno nel mio Comune di residenza, nella frazione organica. Stando a quanto dichiarato dai produttori, inoltre, i pannolini in amido di mais non possono essere smaltiti neanche nella compostiera domestica, per cui il problema dell’aumento dei rifiuti indifferenziati (circa un sacco alla settimana in più per i primi mesi di vita del bambino) rimane. Tuttavia, a differenza dei marchi convenzionali, si tratta di rifiuti, in quanto compostabili, comunque meno inquinanti rispetto ai pannolini in plastica, anche se vengono smaltiti in discarica o inceneriti. I lavabili, in ogni caso, restano la scelta più sostenibile, almeno sul fronte della riduzione a monte dei rifiuti. Per quanto mi riguarda, l’idea è di provarli non appena la frequenza e la natura delle evacuazioni di mio figlio renderà l’operazione “cambio” meno gravosa. Intanto, ho optato anche per salviettine imbevute 100% naturali, anch’esse biodegradabili e compostabili, da usare comunque solo in casi di reale necessità.

Fonte. Eco dalle città