Rinnovabili termiche, per Amici della Terra sono sottostimate e subordinate alle elettriche

Questa la conclusione della quarta Conferenza nazionale organizzata da Amici della Terra in collaborazione con Carte: le rinnovabili termiche sono trascurate dalla politica, nonostante i consumi termici rappresentino il il 45% dei consumi totali di energia374925

Rinnovabili termiche, la cenerentola delle politiche energetico-ambientali italiane, con potenzialità di penetrazione nei consumi termici costantemente sottostimate dalle previsioni governative e politiche di promozione sempre ritardate o subordinate rispetto a quelle per le rinnovabili elettriche. E’ il quadro emerso in occasione della quarta Conferenza nazionale per le rinnovabili termiche, organizzata da Amici della Terra in collaborazione con Carte (Coordinamento della Associazioni di impresa per le Rinnovabili Termiche e l’Efficienza energetica). I consumi termici “rappresentano il 45% dei consumi totali di energia“, dichiara Rosa Filippini, presidente di Amici della Terra, sottolineando che “le rinnovabili termiche – continua – rappresentano un’opportunità perché per la maggior parte sono già competitive e si sono affermate sul mercato senza incentivi, al contrario di quello che è accaduto per le rinnovabili elettriche”. Impianti e apparecchi per l’utilizzo delle fonti rinnovabili termiche sono infatti spesso realizzati in filiere produttive nazionali con beneficio diretto in termini di ricadute occupazionali e professionalità. Ma nonostante questi elementi – è stato sottolineato durante la Conferenza – la Strategia energetica nazionale (Sen), approvata con decreto ministeriale dal Governo uscente, non muta indirizzi e conferma le previsioni dei consumi di Fer termiche per il 2020 ad un valore di 11 Mtep, anche se i dati 2012 dimostrano che è già stato raggiunto il 10% di penetrazione delle rinnovabili nei consumi di energia termica, previsto dal Pan per il 2015. Dalla Conferenza di Milano arrivano quindi suggerimenti su cui basare le linee strategiche per il futuro: sviluppare i quadri conoscitivi e le statistiche sui consumi di rinnovabili termiche, per far emergere i consumi ancora non contabilizzati e comprendere meglio il rilievo per l’economia nazionale delle diverse filiere tecnologiche; avviare azioni di informazione e comunicazione per famiglie e imprese al fine di promuovere e accelerare la diffusione delle rinnovabili termiche già competitive; rafforzare gli strumenti di regolazione come gli obblighi di integrazione delle rinnovabili negli edifici nuovi o ristrutturati e monitorare il rispetto degli obblighi da parte di Comuni e Regioni. E ancora: utilizzare le risorse disponibili per gli incentivi nei segmenti di mercato in cui le rinnovabili termiche non sono ancora competitive e per le tecnologie innovative in chiave di politica industriale. Inoltre, è essenziale stabilizzare il regime delle detrazioni fiscali per gli interventi sugli edifici esistenti e varare finalmente il fondo di garanzia per gli investimenti nello sviluppo delle reti di teleriscaldamento. “Ulteriori elementi di riflessione – continua Filippini – riguardano le penalizzazioni del mercato delle rinnovabili termiche che hanno la loro radice nelle distorsioni del sistema di incentivazione delle rinnovabili elettriche”. E cita come esempio “la sovra-incentivazione delle biomasse legnose utilizzate per la produzione di sola elettricità senza recupero di calore, o il ‘caro bolletta’ elettrica che ostacola la diffusione delle pompe di calore elettriche in segmenti di mercato importanti come quelli degli edifici abitativi esistenti. Tutti elementi che hanno limitato lo sviluppo che avrebbero dovuto o potuto avere le rinnovabili termiche”. Questi ritardi e queste criticità rendono difficile uno sviluppo delle potenzialità delle rinnovabili termiche per il mercato italiano al 2020, che era stato stimato in circa 20 Mtep dagli Amici della Terra in collaborazione con le associazioni di settore. Per ripartire con il piede giusto, occorre cambiare passo ed elaborare fin da ora una strategia di maggior respiro con un obiettivo di penetrazione per le Fer termiche del 35 % al 2030.

Fonte. Eco dalle città

Quarta conferenza nazionale per le rinnovabili termiche

Dove: Milano, Centro Congressi Palazzo delle Stelline – C.so Magenta, 611737

Si terrà a Milano il 13 e 14 maggio la Quarta Conferenza nazionale per le rinnovabili termiche, promossa dagli Amici della Terra in collaborazione con CARTE (Coordinamento della Associazioni di impresa per le Rinnovabili Termiche e l’Efficienza energetica)

Si terrà a Milano, nei giorni 13 e 14 maggio prossimi, la Quarta Conferenza nazionale per le rinnovabili termiche, promossa dagli Amici della Terra in collaborazione con CARTE (Coordinamento della Associazioni di impresa per le Rinnovabili Termiche e l’Efficienza energetica).

L’obiettivo dell’evento è duplice:

– valorizzare le imprese italiane che investono nelle tecnologie innovative legate al settore delle
rinnovabili termiche e che stanno affrontando questo grave momento di crisi senza alcun sostegno, sopravvivendo spesso solo grazie alle esportazioni;

– sostenere presso le Istituzioni e il mondo politico un percorso più razionale ed equilibrato di incremento delle fonti rinnovabili al 2020, che eviti gli errori e le iniquità che hanno caratterizzato la stagione dell’incentivazione delle rinnovabili elettriche.
La conferenza, che s’inquadra nella campagna “Efficienza Italia”condotta dagli Amici della Terra, si articolerà in due giornate. La prima, dal titolo “Caldo (e fresco) di natura”, porrà particolare attenzione alla prospettiva europea sul ruolo delle rinnovabili termiche per gli obiettivi 2020, sia dal punto di vista energetico – ambientale sia da quello economico e territoriale. Sarà inoltre l’occasione per una prima valutazione pubblica, da parte degli operatori, delle politiche italiane sia sul piano degli incentivi (Conto Energia termico e TEE) sia su quello della regolazione (obblighi negli edifici, qualifiche installatori, ecc..). Visti gli autorevoli partecipanti alla prima giornata – sarà infatti presente il Ministro Clini – dalla discussione potranno emergere importanti proposte di revisioni e miglioramenti della normativa. La seconda giornata, dal titolo “Teleriscaldamento verde”, intende mettere in rilievo la capacità delle reti di teleriscaldamento di utilizzare diverse fonti di calore, fra cui quelle di calore residuo e quelle rinnovabili, per evidenziare l’alto valore ambientale degli impianti. Oggi nel nostro paese il teleriscaldamento può potenzialmente essere esteso a molte realtà urbane grazie anche all’integrazione delle fonti rinnovabili nelle reti di distribuzione del calore. Le nuove tecnologie consentono inoltre di ampliare la qualità del servizio e di fornire anche il raffrescamento degli edifici consumando meno energia e riducendo le emissioni inquinanti e climalteranti. Oltre al Ministro Clini, le due giornate vedranno la partecipazione di esponenti nazionali e internazionali del mondo delle Istituzioni, della ricerca e delle imprese, quali a titolo esemplificativo Charles Berkow, ambientalista e membro del Consiglio di Amministrazione di Fortum, Sara Romano, Direttore generale del Ministero dello sviluppo economico o Giuliano Pisapia, Sindaco di Milano.

Scarica il programma della Conferenza.

L’ingresso è libero. Per motivi organizzativi è necessario confermare la propria partecipazione, compilando l’apposita scheda di registrazione online.

Fonte: eco dalle città

Ue, nasce coalizione contro il consumo di suolo

Una coalizione di organizzazioni europee della società civile e l’Ufficio europeo dell’ambiente (EEB) ha indirizzato una petizione congiunta ai governi europei e all’Ue per invitare l’Europa a ridurre il suo land footprint, ovvero la sua impronta sullo sfruttamento dei terreni.

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Nasce in Europa la coalizione per contrastare lo sfruttamento delle risorse dei territori. In prima fila Slow Food, per chiedere ai governi dell’Unione Europea una gestione delle risorse che limiti lo spreco e riduca il costo delle materie prime permettendo la creazione di nuovi posti di lavoro. Si tratta di una coalizione di organizzazioni europee della società civile che comprende Slow Food, Friends of the Earth/Amici della Terra, ActionAid, BirdLife International, Biofuelwatch, Compassion in World Farming e l’Ufficio europeo dell’ambiente (EEB) che ha indirizzato una petizione congiunta ai governi europei e all’Ue nel suo insieme per invitare l’Europa a ridurre il suo land footprint, la sua impronta sullo sfruttamento dei terreni, definita dal consumo annuo di terre necessario per produrre cibo, tessuti, biocarburanti ecc. Alcuni studi hanno infatti evidenziato che per far fronte al suo fabbisogno di cibo, tessuti, biocarburanti ecc. l’Ue di fatto ‘importa’ 1.212.050 chilometri quadrati di terreno agricolo, ed estensioni ancora più importanti sono sfruttate per fabbricare carta e altri prodotti ricavati dagli alberi, per estrarre minerali e combustibili fossili. “Il modello di sviluppo classico – ha spiegato Piero Sardo, presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus – ha prodotto conseguenze drammatiche sulla distribuzione delle risorse del pianeta. Un sistema basato sul consumo consistente di proteine animali e su sprechi incontrollati è aberrante e sta esercitando una pressione insostenibile sulle risorse idriche e sui terreni fertili del mondo intero”.

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“Sulla Terra oggi si produce cibo per 12 miliardi di persone, ma il 40% di tutto il cibo prodotto diventa rifiuto prima di essersi anche solo avvicinato a qualunque tavola. Slow Food si impegna da anni per promuovere un sistema di produzione, distribuzione e consumo che contrasti gli sprechi e il land grabbing (l’acquisizione a prezzi stracciati dei terreni fertili che, soprattutto nel Sud del mondo, sta minacciando la biodiversità, la sovranità alimentare e la vita stessa delle comunità locali). Servono interventi rapidi e incisivi, anche a livello comunitario, da parte delle istituzioni, dei cittadini e della società civile”. Slow Food, l’associazione Amici della Terra e le altre organizzazioni sollecitano pertanto l’introduzione di un parametro che misuri l’impronta sull’utilizzo dei terreni, accanto a quelli già considerati come principi guida: l’impronta di carbonio, l’impronta idrica e il consumo dei materiali. Misurare e gestire più oculatamente le risorse consentirebbe all’Europa di diventare più efficiente nel contenimento degli sprechi e nella riduzione del costo delle materie prime e permetterebbe di creare nuovi posti di lavoro in industrie attente a un consumo efficiente delle risorse. La tutela del paesaggio e la lotta allo spreco sono da sempre due cavalli di battaglia di Slow Food Italia. Dal 2011, infatti, l’associazione è parte attiva del Forum Salviamo il Paesaggio, volto a fermare il consumo di suolo nel nostro Paese e adottare un metodo di pianificazione per scongiurare piani urbanistici lontani dai bisogni effettivi delle comunità locali. Insomma, per ripensare l’urbanistica, approvando piani a “crescita zero”. Anche sul fronte dello spreco l’attenzione di Slow Food è alta: oltre agli appuntamenti educativi all’interno dei nostri eventi, questo è infatti il tema del prossimo Slow Food Day, celebrato in tutte le piazze d’Italia il 25 maggio prossimo. Sono previsti incontri, dibattiti e laboratori per sensibilizzare i cittadini e modificare le abitudini quotidiane.

Fonte: Slow Food

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