Monfalcone, via al centro ricerca sull’amianto

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Manca solo la firma di Monfalcone e dell’università di Trieste per rendere operativo il Centro interdipartimentale per lo studio delle malattie amianto-correlate che sarà incardinato all’interno dell’Ateneo triestino. L’impegno assunto da comune e Ateneo, è di promuovere la ricerca scientifica sia sotto il profilo della cura di asbestosi mesoteliomi pleurici, sia per quanto riguarda la prevenzione. Perché Monfalcone? Perché la cittadina giuliana è stata toccata in maniera molto profonda dal problema, a causa delle centinaia di casi di malattia diffusi fra chi lavorava alla Italcantieri e fra chi è stato comunque in qualche modo esposto alle fibre lì prodotte. Nel progetto è previsto il coinvolgimento di enti e istituzioni scientifiche italiani e internazionali: obiettivo è quello di promuovere una ricerca sull’amianto che agisca in rete sulla scorta di strategie e indirizzi internazionali, nazionali e regionali. Si comincia (anche) con i 300mila euro che il Comune di Monfalcone ha ricevuto da Fincantieri dopo la rinuncia alla costituzione di parte civile ai processi per l’amianto (140mila euro) e delle multe per le Ztl (160mila euro). “La cittadinanza di Monfalcone ha subito, nel corso degli anni, i drammatici effetti dell’esposizione all’amianto in diverse aziende, in particolare nei cantieri navali, ma l’amianto, che è ancora una calamità per il nostro territorio, è stato finora trattato più sul piano giudiziario e ambientale che su quello medico. Per noi, accertata la necessità di riconoscere quanto dovuto alle famiglie di chi purtroppo non c’è più, rimane l’importanza di dare una speranza a chi si ammalerà e a chi sta lottando con la malattia”,

ha spiegato il sindaco Silvia Altran a Il Piccolo. Come a Casale Monferrato, anche a Monfalcone il picco delle patologie deve ancora arrivare, ecco perché non si può più perdere tempo.

Fonte:  Il Piccolo

 

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Amianto, credito di imposta al 50% per le rimozioni sui capannoni

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Un emendamento al Collegato Ambiente approvato dalla Commissione Ambiente del Senato ha stanziato 5,536 milioni di euro per il 2015 e 6,018 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016 e 2017 per fornire un credito di imposta del 50% a tutte quelle imprese che effettueranno interventi per rimuovere le coperture in amianto dei loro capannoni o eventuali altri componenti. Il rimborso per le spese sostenute nei lavori di manutenzione avverrà con il credito di imposta e potrà compensare debiti pregressi nei confronti della Pubblica Amministrazione. Il Governo ha approvato nei giorni scorsi un emendamento a hoc avanzato nello scorso mese di marzo. I benefici verranno riconosciuti a coloro che effettueranno interventi di bonifica sia sui beni che sulle strutture produttive e sarà ripartito in tre quote annuali di pari importo. Visto che si comincerà con gli interventi realizzati nel 2016, gli anni in cui si potrà usufruire dei benefici fiscali saranno 2017, 2018 e 2019. È previsto un tetto di spesa complessivo di 5,667 per ognuno degli anni 2017, 2018 e 2019, mentre il credito di imposta non viene riconosciuto per interventi di importo inferiore ai 20mila euro. Va inoltre ricordato che il credito di imposta non concorre alla formazione del reddito e nemmeno della base imponibile Irap. Per accedere ai benefici del credito di imposta occorrerà compilare il modello F24 online.

Fonte:  Public Policy

Amianto sugli elicotteri delle forze armate: 55 avvisi di garanzia

Destinatari del provvedimento dirigenti ed ex dirigenti di Agusta Westland e Piaggio Aerospacegettyimages-161737259-2

Sugli elicotteri dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica, dei Carabinieri, della Polizia e della Guardia Forestale c’era l’amianto e ora cinquantacinque dirigenti ed ex dirigenti di Agusta Westland e Piaggio Aerospace dovranno spiegare la presenza di questo materiale dichiarato fuorilegge dall’Italia nel 1992. La Procura di Torino – la stessa dei due maxi-processi a Eternit – ha emesso cinquantacinque avvisi di garanzia e procederà per disastro colposo. Il nodo dell’inchiesta non è tanto se gli elicotteri delle varie forze armate fossero assemblati con parti contenenti l’asbesto, un dato ormai accertato, ma se il fatto sia stato omesso dopo il divieto d’utilizzo del materiale. Dalle guarnizioni alle pastiglie dei freni, dai rotori alle ruote e alle condotte, il minerale che provoca il mesotelioma pleurico era utilizzato in abbondanza nella componentistica. Qualora si scoprisse che gli elicotteri sono stati costruiti prima del 1992 i dirigenti non rischierebbero nulla. Diverso sarebbe se il processo facesse emergere che i dirigenti sapevano e hanno taciuto, omettendo, nell’interesse delle rispettive aziende, la presenza di amianto sui velivoli. Nell’inchiesta condotta dal pm Raffaele Guariniello è emersa una segnalazione, datata 1996, giudicata lacunosa. Inoltre vi sono i dubbi sollevati dalla Marina Militare due anni prima, nel 1994. Ci sono voluti quasi vent’anni perché il Ministero della Difesa ottenesse l’elenco completo del materiale contenete amianto presente sugli elicottero; solo dopo l’ottenimento di questi elenchi, nel settembre 2013, si è dato il via alle bonifiche. Ma nei laboratori dell’Aeronautica sarebbero state scoperte sostituzioni altrettanto fuorilegge: in pratica i componenti in amianto sarebbero stati sostituiti da altri componenti in amianto. Una cosa è certa: fra chi è salito sugli elicotteri come pilota o come passeggero e chi ha lavorato alla manutenzione e alle opere di sostituzioni delle parti pericolose per la salute, risulta impossibile calcolare quante persone siano entrate in contatto con l’amianto.

Fonte: ecoblog.it

Morti per amianto, condannati 11 ex dirigenti Pirelli

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Il tribunale di Milano ha condannato 11 ex manager Pirelli con l’accusa di omicidio colposo aggravato, in relazione a 24 casi di operai che si sono ammalati di tumore o che sono morti per l’esposizione all’amianto nei due stabilimenti milanesi della società, quelli di viale Sarca e di via Ripamonti. I casi risalgono agli anni Settanta e Ottanta, le pene sono comprese tra i tre anni e i sette anni e otto mesi. Tra i condannati c’è anche Guido Veronesi, fratello dell’oncologo già ministro della Salute Umberto Veronesi. I giudice della VI sezione penale hanno quindi accolto la ricostruzione fatta dal pm Maurizio Ascione che appunto legava quei casi alla presenza di fibre di amianto negli stabilimenti Pirelli.

Amianto alla Pirelli: Procura di Torino chiede rinvio a giudizio per 20 dirigenti 

Dopo l’appello Eternit, la Procura di Torino apre un procedimento per 39 casi di malattia negli stabilimenti Pirelli di Settimo Torinese. La società è stata anche condannata a pagare una provvisionale di 300 mila euro all’Inail, una di 200 mila euro ai due eredi di una vittima, 20 mila euro saranno invece pagati all’Associazione Italiana Esposti Amianto (Aiea) e altrettanti a Medicina Democratica. Le parti civili erano già state risarcite in via extragiudiziale, per questo avevano ritirato la loro costituzione nel processo. Al momento della lettura hanno esultato i parenti delle vittime presenti in aula, soddisfazione anche da parte dell’Aiea che ha commentato la sentenza spiegando che con l’unione è possibile vincere queste battaglie e far condannare “il padrone.

Fonte: ecoblog.it

Amianto alla Fiat, Ona fa causa a FCA

L’Osservatorio nazionale sull’amianto fa ricorso contro FCA chiedendo un risarcimento di un milione e mezzo di euro.470356502

L’Osservatorio nazionale sull’amianto (Ona) ha deciso di fare ricorso contro FCA chiedendo un risarcimento di un milione e mezzo di euro per un lavoratore ammalatosi di mesotelioma pleurico, dopo essere venuto a contatto con la fibra-killer nello stabilimento Fiat di Mirafiori. L’Inail ha riconosciuto l’origine professionale della sua patologia ed ha liquidato la rendita e rilasciato il certificato di esposizione ad amianto, mentre la Fiat ha declinato ogni responsabilità confidando che con la nuova organizzazione ed istituzione di Fca potesse aggirare ogni obbligo risarcitorio. Ben diversamente, l’Ona ha individuato in Fca la società responsabile di avere fuso e/o incorporato la Fiat e ha quindi depositato il ricorso presso il Tribunale di Torino, spiegano dall’Osservatorio nazionale sull’amianto. Il ricorso aperto contro la Fiat non è che l’ennesimo caso di richiesta di risarcimento da parte di lavoratori operanti sul territorio piemontese. Oltre al maxi-processo all’Eternit che l’amianto lo produceva, contaminando anche l’area circostante agli stabilimenti, le case e i luoghi pubblici che utilizzavano l’asbesto, l’amianto è all’origine del processo che si è aperto negli scorsi giorni contro Olivetti e per il quale (con la stessa logica che riguarda FCA) dovrà rispondere Telecom. Un altro procedimento è andato in scena negli scorsi mesi per l’amianto nella sede torinese della Rai. È doveroso richiamare Fiat e chi per lei alle sue responsabilità per il massiccio uso di amianto che nei suoi stabilimenti è proseguito fino ai tempi più recenti, anche dopo la sua messa al bando e quantomeno fino alla metà degli anni ’90,

conclude il presidente di Ona, Ezio Bonanni.

Fonte:  Ansa

Crotone, rifiuti di amianto dentro un sito archeologico

E a Perugia il Corpo Forestale scopre circa 3000 metri cubi di rifiuti speciali interrati abusivamente. I siti archeologici e i beni culturali dovrebbero essere il patrimonio più importante da proteggere in un Paese come l’Italia. La realtà dei fatti, purtroppo, è un’altra: il patrimonio archeologico e culturale del nostro Paese è troppo spesso abbandonato e se l’incuria ha toccato un sito ineguagliabile come Pompei, figuriamoci che cosa può accadere dove non c’è o c’è poca sorveglianza e dove il transito di turisti e di gran lunga inferiore. Capita, così, che a Capo Colonna, nei pressi di Crotone, laddove sorge una colonna che ricorda l’antico splendore di questo centro della Magna Grecia, vengano ritrovati diversi pannelli di amianto smaltiti abusivamente. Dopo una segnalazione di un cittadino, la Capitaneria di Porto è la prima a recarsi sul posto e a scoprire che si tratta di rifiuti di amianto, molto probabilmente residui dello smaltimento di qualche tetto. Una volta verificata la natura dei rifiuti, la Capitaneria ha provveduto a sequestrare l’area contaminata all’interno del sito archeologico e ha delimitato l’intera zona con dei nastri segnaletici e un cartello indicante la pericolosità dei rifiuti precedentemente depositati. Di questo illecito sono stati informati sia la Procura della Repubblica che il Comune di Crotone per gli adempimenti di competenza. Negli scorsi giorni un episodio analogo è avvenuto nel perugino dove, in seguito a una segnalazione al Corpo Forestale di Perugia, è stato sequestrato un terreno agricolo limitrofo a una nota impresa del settore dell’edilizia prefabbricata: gli uomini del Corpo Forestale hanno accertato lo smaltimento abusivo mediante interramento e spianamento di un ingente quantitativo di rifiuti speciali. Secondo le prime stime si tratterebbe di circa 3000 metri cubi di materiali distribuiti su di un’area di circa 3000 mq. Fra i rifiuti anche tetti ondulati fabbricati con l’asbesto.

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Fonte:  Agi , Umbria 24

© Foto Getty Images

Amianto: chiuso Palazzo Nuovo a Torino

Nonostante le bonifiche degli ultimi quindici anni un controllo dell’Asl ha constatato la persistenza dell’amianto nella struttura universitaria. Il rettore Gianmaria Ajani è indagato dalla Procura di Torino per omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro. Palazzo Nuovo è chiuso. La storica sede delle facoltà umanistiche torinesi chiude i battenti per dieci giorni, dalle 15 di quest’oggi alle ore 8 del 27 aprile. Niente lezioni, niente convegni, colloqui o esami, stavolta si fa sul serio. Palazzo Nuovo chiude e il rettore Gianmaria Ajani è indagato dalla procura di Torino dopo l’ultimo sopralluogo effettuato dall’Asl nel quale è stato constatata ancora una volta la presenza di amianto all’interno della struttura. L’accusa che pende sul rettore è di omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. Chi scrive ha pubblicato il primo articolo sull’argomento nell’autunno 1999. Fu allora, oltre quindici anni fa, che gli studenti dell’ateneo inscenarono le prime proteste per la presenza dell’asbesto negli ambienti universitari. Il pm Raffaele Guariniellolo stesso del processo Eternit, aprì un fascicolo sulla questione proprio nell’autunno del 1999. Da allora tre persone sono decedute per mesotelioma pleuricoGianni Mombello, professore di francese, Andrea Brero, un ricercatore di economia a Scienze Politiche, e un bibliotecario di 54 anni. Si tratta di tre soggetti esposti alla sostanza tossica per lunghi periodi. Va inoltre ricordato che la malattia ha un periodo di latenza che può essere di quarant’anni dal momento dell’esposizione alle fibre. Nonostante le proteste degli studenti e l’indagine di Guariniello, la presenza di amianto è stata accertata solamente nel 2003: non solo crisotilo, ma anche amianto blu. A dodici anni da quegli accertamenti, l’amianto continua a essere presente a Palazzo Nuovo. Lavoratori e sindacati sono scettici: possibile che si possa rimediare in soli cinque giorni effettivi, visto che di mezzo ci sono due week end e il ponte del 25 aprile? Le criticità sono parecchie, dai linoleum sbrecciati agli impianti di condizionamento da ripulire o sostituire. Secondo gli esperti servirebbero alcune settimane, non cinque giorni e nemmeno dieci, qualora la ditta a cui è stata affidata la bonifica decida di lavorare anche al sabato e nei festivi. Mercoledì pomeriggio, in seguito al sopralluogo disposto dal pm Raffaele Guariniello, gli ispettori dell’Asl To1 hanno imposto la chiusura delle scale, degli uffici amministrativi, di magazzini e depositi adiacenti alle aule. Nel 2012 Guariniello aveva aperto un’indagine sulle morti di Mombello e Brero a causa di mesotelioma pleurico. In questi tre anni sono state effettuate numerose verifiche alle quali sono seguite prescrizioni da adottare per la messa in sicurezza dell’edificio e il provvedimento di questi giorni è, secondo gli investigatori, la dimostrazione che l’ateneo non ha fatto abbastanza. Anche ieri Guariniello ha dovuto inviare gli ispettori perché l’inagibilità delle scale era stata comunicata con un cartello e un nastro, con studenti e lavoratori che continuavano a utilizzarle come sempre. Nel pomeriggio sono arrivate le transenne e i varchi sono stati sbarrati. Per evitare ulteriori sottovalutazioni del problema, Palazzo Nuovo (sede nella quale transitano 16mila persone fra studenti, professori e lavoratori) è stato chiuso. Ora l’Università dovrà sistemare studenti, professori e lavoratori fra il Campus Einaudi, la vicina Cavallerizza e altri spazi ancora da individuare.

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Fonte:  La Stampa

Foto | Google Earth

Eternit bis, processo al via il 12 maggio 2015

Nel processo Eternit Bis l’imputato Stephan Schmidheiny dovrà rispondere dell’omicidio volontario con dolo eventuale di 258 persone uccise dall’amianto. 138888260-586x390È fissato per il prossimo 12 maggio l’inizio del processo cosiddetto Eternit Bis che vede imputato il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, chiamato a rispondere dell’omicidio di 258 persone decedute fra il 1989 e il 2014. Visto l’alto numero delle persone offese, il tribunale di Torino ha scelto la strada dei pubblici proclami, con un richiamo anche in Gazzetta Ufficiale per l’udienza preliminare prevista fra poco più di un mese. Il reggente del tribunale torinese, Francesco Gianfrotta, ha disposto che il decreto di fissazione dell’udienza venga pubblicato sui siti internet delle Regioni Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, del Comune di Torino e Lavorocampania.it. Inoltre, una copia sarà consultabile, per le persone offese, anche nelle sedi dei Comuni di Torino, Cavagnolo, Casale Monferrato, Rubiera, Napoli-Bagnoli. A differenza di quanto avvenuto con il clamoroso ribaltamento in Cassazione, l’imputazione per omicidio volontario con dolo eventuale non rischia la prescrizione. Bruno Pesce, anima del Comitato Vertenza Amianto, ha spiegato che la battaglia per la ricerca della giustizia ripartirà da zero, voltando pagina rispetto al disastro ambientale che era il capo di imputazione del processo iniziato nell’aprile 2009:

Il disastro comprendeva tutto, l’insieme del danno. La Cassazione ha voluto evitare di instaurare il principio per cui quando un disastro è ancora in essere è ancora in essere anche il reato. Una novità che avrebbe coinvolto anche altre situazioni, dalle industrie chimiche a quelle petrolchimiche, fino alle discariche abusive. Forse per questo la Cassazione ha preferito dare un’interpretazione sulla base di un codice scritto 80 anni fa, quando i disastri erano crolli o incendi e avevano tutt’altra natura rispetto al caso Eternit. Ora però il processo è per omicidio. Dovremo esaminare caso per caso e far valere il dolo. Noi confidiamo di ottenere Giustizia, seppur con una battaglia che deve ricominciare da capo, cosa che non è degna di un Paese civile.

Ma il “fronte” torinese non è l’unico nel quale il magnate svizzero dovrà vedersela con la legge:Emanuele Cavallaro, sindaco del Comune di Rubiera dove fino agli anni Novanta aveva sede uno dei maggiori stabilimenti italiani di Eternit ha infatti presentato quarantasette denunce per omicidio alla procura di Reggio Emilia che potrebbe seguire l’esempio di quella di Torino.

Dopo che la pena è stata cancellata, quando ho saputo che a Torino i magistrati si erano mossi in un’altra direzione, ho deciso come pubblico ufficiale di agire e procedere per il reato di omicidio. Il nostro territorio è stato segnato da vicino dalla storia della Eternit, abbiamo avuto vittime e ammalati, e le conseguenze le continuiamo a pagare anche oggi,

ha dichiarato il sindaco emiliano a Silvia Bia de Il Fatto Quotidiano. Il cerchio intorno al “filantropo” elvetico si stringe e il processo Bis di Torino potrebbe diventare l’apripista di rivendicazioni diffuse in tutti i luoghi in cui Eternit ha operato facendo ammalare migliaia di operai e famigliari dei medesimi. Non solo in Italia, naturalmente.

Fonte:  Radio Gold , Il Fatto Quotidiano

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Amianto e scuole: l’asbesto è presente in 2400 edifici scolastici italiani

Secondo l’Osservatorio nazionale amianto sono a rischio 350mila alunni e 50mila dipendenti del Ministero dell’Istruzione.  Si terrà il 10 aprile al Palazzo Vecchio di Firenze una conferenza per fare il punto su un problema che riguarda 2400 scuole sul territorio nazionale: quello dell’amianto, materiale utilizzato per anni nell’edilizia pubblica e privata. Secondo l’Osservatorio nazionale amianto, organizzatore della conferenza, i materiali contenenti amianto rappresentano una fonte di rischio per la salute di 350mila alunni e di 50mila dipendenti del Ministero dell’Istruzione, senza considerare gli altri edifici pubblici e le università (per esempio quella di Torino, della quale abbiamo segnalato in passato alcuni decessi dovuti al mesotelioma pleurico). Le indagini epidemiologiche hanno messo in luce decine di casi di mesotelioma e di altre patologie asbesto-correlate fra ex docenti e personale non docente che hanno spinto l’Ona a chiedere le bonifiche: ci sono i casi della Falcone di Roma e della Da Vinci di Firenze, dove gli alunni convivono con cartelli e avvisi che vietano di appendere chiodi, graffiare pareti, chiudere porte e finestre e persino spostare banchi, sedie e cattedre che potrebbero provocare la caduta di materiale contenente fibre di amianto. Nella scuola fiorentina la prima denuncia di presenza di amianto venne fatta nel 1997: diciotto anni dopo la struttura che ospita i ragazzi del Biennio è ancora in piedi, non bonificata, più vecchia e, naturalmente, più pericolosa. Qualcosa si sta muovendo: lo scorso anno il Comune è intervenuto per rimuovere il tetto e il controsoffitto, ma molto resta da fare e il prossimo passo dell’Ona sarà l’istituzione di controlli sanitari su tutti coloro che hanno frequentato il Leonardo Da Vinci e gli altri siti contaminati.146635841-586x390

Fonte:  Ansa

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Rimozione amianto: credito di imposta del 50% per chi bonifica

In caso di approvazione, a partire dal 2016, sarà previsto un credito di imposta per chi deciderà di bonificare edifici e beni produttivi contaminati da amianto. Un credito di imposta del 50% per aiutare chi decide di bonificare edifici e beni produttivi dall’amianto: è questo l’obiettivo di un emendamento presentato dal Governo al Collegato Ambientale allo studio del Senato per l’approvazione definitiva. In caso di approvazione, gli imprenditori che, a partire dal 2016, dovessero avviare interventi di rimozione e smaltimento di strutture in amianto, potranno beneficiare di un credito di imposta del 50% sulle spese sostenuto, a partire dai 20mila euro. Questi bonus verranno finanziati con una spesa di più di 17 milioni di euro suddivisa in tre tranche annuali da 5,667 milioni di euro l’anno, dal 2017 al 2019. Il credito di imposta sarà ripartito e utilizzato in tre quote annuali di pari importo e non inciderà né sulla formazione del reddito, né sull’imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive (Irap). Nell’emendamento anti-amianto il Governo ha inserito anche la proposta della creazione di un Fondo per la progettazione degli interventi di bonifica di beni contaminati da amianto: in tal senso la dotazione finanziaria è di circa 17,5 milioni di euro, di cui 5,536 milioni di euro per il 2015 e 6,018 milioni di euro sia per il 2016 che per il 2017. A regolare il funzionamento del Fondo sarà un decreto del Ministero dell’Ambiente che individuerà anche i criteri di priorità per la selezione dei progetti ammessi al finanziamento. Secondo i dati aggiornati al novembre 2014 i siti da bonificare in Italia sono oltre 35mila.534745721-586x388

© Foto Getty Images

Fonte: ecoblog.it