Storie del vento: turbine open source, eolico di comunità… e di monastero!

Dall’Africa, all’America Latina all’Europa, il mini eolico rappresenta un’opportunità per le piccole comunità locali

Oggi è la giornata globale del vento; questa giovane ricorrenza è nata del 2007 sull’onda della crescita globale dell’energia eolica, decuplicata negli ultimi dieci anni. Con la colonna sonora piuttosto appropriata di Wind of change (video qui sopra), vogliamo oggi ripercorre alcune storie del vento, cioè di come l’energia eolica, anche se di media o piccola scala,  ha cambiato la vita di persone e comunità.

Turbine open source in Africa e America Latina

Piet Chevalier è un ingegnere olandese che ha fondato I love windpower, un’associazione che promuove lo sviluppo dell’eolico di piccola scala con progetti che si inseriscono nelle economie locali di paesi in via di sviluppo, sia in Africa (Mali, Tanzania, Malawi) che in America Latina (Messico, Brasile). Sfruttando un progetto di turbina open source sviluppato dall’ingegnere gallese Hugh Piggott, Chevalier sta insegnando a giovani africani e americani come progettare, costruire e installare micro turbine eoliche. Si tratta di impianti di potenza minima, pochi kilowatt di picco, che sono però perfettamente adatti alle disponibilità tecnico-finanziarie e alle esigenze di molti piccoli centri rurali.

Eolico di comunità in Polonia

L’eolico di comunità non è solo esclusiva della Germania. A Kobylnica, un piccolo centro nella vicina Polonia, sono state installate 18 turbine con una produzione annua di quasi 100 GWh; gli agricoltori dicono di aver vinto la lotteria, perché ricevono un significativo affitto dai produttori, ma tutti i cittadini ne beneficiano perché le tasse pagate dalle turbine rappresentano oltre il 10% del bilancio comunale.

Pale eoliche nel monastero ortodosso

Romania, Monastero di San Cassiano (delta del Danubio). Per risolvere il problema del rifornimento energetico, una decina di anni fa i monaci ortodossi hanno costruito una mini turbina eolica utilizzando l’alternatore di un autocarro.  L’impianto permette di alimentare frigorifero, lavatrice, ompa di calore, luci e un laptop, oltre a pompare l’acqua dal pozzo. Altri dieci monasteri hanno seguito l’esempio di San Cassiano e si producono l’energia da sè.

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Fonte: ecoblog.it

IL MESSAGGIO DI PAPA FRANCESCO AI RICICLATORI 18 DICEMBRE 2013

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Papa Francesco ha inviato un video messaggio ai raccoglitori dei rifiuti e ai riciclatori, quelli che in America Latina, – dove le forme spontanee di raccolta degli imballaggi e di altri rifiuti sono molto diffuse – vengono chiamati “Cartoneros y Ricicladores”,  incoraggiandoli a continuare a sviluppare forme di lavoro dignitoso nell’ambito ecologico e chiedendo di aumentare la consapevolezza di cosa significhi gettare gli alimenti, come risultato della “cultura dello scarto”.

“Pensate come si va avanti in questo mestiere di riciclare – scusate la parola – quello che avanza. Ma è ciò che avanza dai ricchi. Oggi non possiamo permetterci il lusso di disprezzare ciò che avanza”.  Queste le parole del papa che ha anche aggiunto: “Viviamo in una cultura dello scarto, dove facilmente facciamo in modo che ‘avanzino’ non solo le cose ma anche le persone. Con il cibo che viene gettato, siamo in grado di sfamare tutti gli affamati del mondo”.

“Quando voi riciclate, fate due cose: un lavoro ecologico necessario e una produzione che fraternizza e dà dignità a questo lavoro. Siete creativi nella produzione, e siete anche creativi nella cura del pianeta in questa visione ecologica” ha concluso.

Ecco il video messaggio.

Fonte:  CiAl

Secondo un sondaggio globale, la preoccupazione per l’ambiente è ai minimi storici

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La preoccupazione per l’ambiente è ai minimi storici; lo rivela un sondaggio internazionale effettuato da GlobeScan nella seconda metà del 2012 in 12 tra le principali nazioni del pianeta. Il sondaggio non è stato fatto solo nei paesi occidentali, ma riguarda anche l’Asia, l’America Latina e in misura minore anche l’Africa. Solo una metà degli intervistati si dice “molto preoccupata” per l’inquinamento dell’aria, la perdita della biodiversità o il cambiamento climatico, con un calo di almeno il 10% rispetto a cinque anni fa. Un po’ maggiore, ma pur sempre in calo significativo, la preoccupazione per la qualità dell’acqua e l’esaurimento delle risorse naturali.

In particolare, la percezione della gravità dei cambiamenti climatici è crollata in seguito al fallimento del summit sul clima di Copenaghen nel 2009, prima nei paesi industrializzati e poi in quelli “in via di sviluppo”. Il segretario di GlobeScan così commenta i risultati del sondaggio: «Gli scienziati affermano che l’evidenza del danno ambientale è più forte che mai, ma i nostri dati mostrano che la crisi economica e la mancanza di leadership politica stanno facendo perdere la sintonia al pubblico. Essere meno preoccupati della crisi ambientale è paradossalmente un fattore che la aggrava, perché il ritardo nella percezione della drammaticità della situazione e nelle risposte conseguenti in alcuni casi può essere determinante. Il sondaggio è stato effettuato con interviste stradali o telefoniche a campioni di un migliaio di persone in tutti i paesi presi in considerazione.

Fonte: ecoblog