Fa molto freddo e l’effetto serra è un invenzione degli ambientalisti. Non preoccupatevi

Migliaia di morti in India per temperature di 50 gradi e quarto anno di siccità in California, la peggiore da 1.200 anni a questa parte. Poi laghi e fiumi in grosse difficoltà in molte zone del mondo, falde acquifere sempre più sfruttate. Eppure nessuno si sveglia. Cosa faremo quando sarà troppo tardi?siccita_clima_acqua

Migliaia di morti in India per temperature di 50 gradi e quarto anno di siccità in California, la peggiore da 1.200 anni a questa parte secondo Daniel Griffin and Kevin Anchukaitis, due climatologi dell’università del Minnesota e del Woods Hole Oceanographic Institution (leggi QUI lo studio integrale che hanno pubblicato). Poi laghi e fiumi in grosse difficoltà in molte zone del mondo, falde acquifere sempre più sfruttate. Ogni anno diventa il più caldo rispetto all’anno precedente. In Italia abbiamo temperature che raggiungono i 40 gradi e proseguono da giorni senza tregua, caldo asfissiante in tutta la penisola, fiumi in secca, agricoltura allo stremo ma si continua come se nulla fosse, come se si potesse tranquillamente pensare di sopravvivere senza acqua e senza cibo. Si spera che tanto una soluzione si trovi, un modo ci sarà, i politici, la tecnologia ci penseranno e intanto però la situazione si aggrava sempre di più. Il pianeta si avvia ad attraversare siccità senza precedenti verso la metà del secolo, come hanno chiaramente annunciato i ricercatori già nell’aprile scorso, chiedendo a gran voce (e invano) urgenti provvedimenti per preservare le riserve di acqua. La parte occidentale degli Stati Uniti potrebbe superare la soglia storica di siccità nel 2017 e l’area del Mediterraneo nel 2027 se le emissioni inquinanti continueranno a questi ritmi, stando al rapporto dell’International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA). La siccità raggiungerà livelli estremi nel 2050 per 13 delle 26 regioni del mondo secondo le previsione delle Nazioni Unite. Abbiamo superato le 400 parti per milione di CO2 in atmosfera e ormai il clima è fuori controllo. Si calcola che per evitare cambiamenti irreversibili si dovrebbero ridurre le emissioni di CO2 a livello globale dell’80% da domani mattina. E di fronte a tutto ciò c’è ancora chi (di solito perché pagato dalle multinazionali del petrolio) si ostina a dire che i cambiamenti climatici non esistono. Si prendono provvedimenti drastici per scongiurare la catastrofe? Si pensa di fare qualcosa in ambito istituzionale? Si agisce come privati cittadini? Al massimo si comprano ventilatori e condizionatori sperando che“passi ‘a nuttata” e così, oltre che aumentare ancora di più la temperatura in città, si arriva a picchi di consumo energetico elettrico più alti in estate che in inverno. A livello istituzionale siamo in mano a persone che non fanno nulla per la sopravvivenza reale e il futuro della popolazione. Si parla prevalentemente di soldi, poi tutt’al più si parla del PD che potrebbe dividersi in trenta partiti oppure del famoso calciatore che ha sposato la velina e assurde idiozie di questo tipo. Quando la situazione si aggraverà sempre di più e si dovrà capire dove trovare acqua potabile, cosa e se mangiare, chissà se saremo ancora interessati al principe di Monaco, alle veline, a Renzi e alle sue miserie. Senza cibo si può durare anche due o tre settimane (non che questo comunque dia il tempo di trovare una soluzione), senza acqua no. Di fronte a temperature e siccità sahariane un qualsiasi governo, Comune, istituzione dovrebbe immediatamente istituire una informazione e formazione capillare per i cittadini su come ridurre il consumo idrico, risparmiare un bene fondamentale e prezioso per la nostra esistenza come l’acqua. Fitodepurazione con recupero delle acque, recupero delle acque piovane, limitatori di flusso, elettrodomestici a basso consumo idrico, compost toilet(bagni a secco dove non serve acqua) ed ogni altro intervento possibile e immaginabile per scongiurare il peggio. Una volta infatti che l’acqua finisce o scarseggia, non è che la si può ricreare in un giorno o fare piovere premendo con un click da qualche parte, eppure si pensa che forse succederà così. La Convenzione contro la desertificazione delle Nazioni Unite terrà la sua dodicesima sessione ad Ankara, in Turchia, dal 12 al 23 ottobre prossimi. Ciò significa che da 12 anni si ripetono vertici di questo tipo (peraltro costosissimi ed energivori) per nulla. Finora che hanno fatto?

Ma cosa vuoi che ci importi a noi dell’ambiente, del clima, dei morti, dei profughi ambientali, della mancanza d’acqua, dell’agricoltura, chiusi dentro alle nostre case e automobili condizionate. Poi un brutto giorno ci si accorgerà che i condizionatori, la civiltà, i soldi, non possono nulla contro la stupidità e quando verranno a mancare acqua e cibo chissà cosa faranno gli uomini civili che non si preoccupano nemmeno di salvaguardare le basi della loro esistenza, chissà….

Fonte: ilcambiamento.it

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Clima: accordo raggiunto dal Consiglio UE su nuovi obiettivi al 2030. La delusione degli ambientalisti

Il vertici europei riuniti a Bruxelles per il Consiglio su clima ed energia hanno trovato un’intesa su quelli che dovrebbero essere i nuovi obiettivi climatici dell’UE al 2030: gas serra tagliati del 40% rispetto al 1990, rinnovabili ed efficienza incrementati del 27% (gli ultimi due target non sarebbero vincolanti per i singoli stati membri). Ora la palla passa alla nuova Commissione, che dovrà tradurre la proposta in strumenti legislativi. Ma le associazioni ambientaliste non ci stanno380743

Ridurre le emissioni di gas serra del 40% rispetto ai livelli del 1990, innalzare la quota di energia rinnovabile fino al 27% del consumo totale europeo, incrementare l’efficienza energetica di almeno il 27% (rispetto sempre al 1990). Sono questi i nuovi obiettivi climatici al 2030 su cui si sono accordati, dopo un’intensa trattativa, i 28 paesi UE riuniti a Bruxelles in occasione del Consiglio europeo su energia e clima. Gli ultimi due obiettivi, in particolare, «saranno raggiunti nel pieno rispetto della libertà degli stati membri di decidere il loro mix energetico – si legge nel comunicato diffuso dopo aver raggiunto l’intesa – Non saranno tradotti in obiettivi vincolanti a livello nazionale (quello sulle rinnovabili è vincolante solo a livello comunitario, ndr)». Una scelta, quella di rendere i nuovi target su rinnovabili ed efficienza non vincolanti a livello nazionale, voluta fortemente dal governo polacco e caldeggiata anche da Londra. Ora la parola passa alla nuova Commissione europea, che, tenendo conto anche del parere del Parlamento, dovrà tradurre l’intesa uscita dal vertice in proposte di strumenti legislativi veri e propri. Una clausola nel testo sottoscritto a Bruxelles, comunque, prevede la possibilità di rivedere tutti gli impegni qualora al vertice sul clima di Parigi in programma nel 2015 gli stati non UE non dovessero mostrare l’intenzione di assumere a loro volta target simili al 2030.
Leggi le conclusioni del Consiglio UE sui nuovi obiettivi climatici al 2030 (inglese)

Secondo il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy si tratta di una «buona notizia per il clima, i cittadini, la salute, e i negoziati internazionali sull’ambiente a Parigi nel 2015». Positivo anche il commento del presidente della Commissione europea, Jose Manuel Barroso, per il quale «questo pacchetto è una buona notizia per la nostra lotta contro il cambiamento climatico, nessun giocatore al mondo è ambiziosa come l’UE», ma è facile prevedere un’alzata di scudi da parte delle principali associazioni ambientaliste e di altri soggetti interessati. Alla vigilia del vertice, ad esempio, il WWF aveva chiesto al premier Renzi, impegnato in quanto presidente di turno dell’UE, obiettivi ben più ambiziosi: un taglio del 55% dei gas serra, la produzione di energia da fonti rinnovabili almeno del 45%, e un incremento di almeno il 40% per l’efficienza energetica. L’associazione, inoltre, sottolineava l’importanza di rendere tutti e tre gli impegni giuridicamente vincolanti per i paesi membri. Delusione per i contenuti dell’accordo è già stata espressa da Legambiente, che critica il comportamento della presidenza italiana in occasione del Consiglio. Secondo il presidente dell’associazione, Vittorio Cogliati Dezza, si tratta di «una grande occasione sprecata, con l’Italia che si è limitata a svolgere un ruolo semplicemente notarile di presidente di turno dell’Unione europea cedendo alla minacce di veto britanniche e polacche. Il nostro governo ha mostrato la sua scarsa capacità di leadership e volontà politica di investire nello sviluppo di un’economia europea a basse emissioni di carbonio cedendo alla lobby del fossile».
Legambiente sottolinea che l’intesa raggiunta dai leader europei peggiora addirittura peggiorato la proposta avanzata dalla Commissione UE nei mesi scorsi, giudicata già poco ambiziosa dagli ambientalisti. Secondo l’associazione, il nuovo Pacchetto clima al 2030 non permetterà di raggiungere l’obiettivo di riduzione delle emissioni di almeno il 95% al 2050, una condizione ritenuta indispensabile dai climatologi per riuscire a contenere il riscaldamento del pianeta almeno sotto la soglia critica dei 2°C. Il Cigno ritiene poco ambizioso anche l’obiettivo comunitario proposto per le rinnovabili, di appena il 3% al di sopra dell’attuale trend al 2030. Stesso giudizio sul anche sul target del 27% per l’efficienza energetica, destinato tra l’altro a rimanere non vincolante dal punto di vista giuridico. Ma le istanze degli ambientalisti non si fermano davanti all’esito del Consiglio UE. «Siamo solo all’inizio della partita , nei prossimi mesi la nuova Commissione Juncker dovrà predisporre il pacchetto di proposte legislative su cui Consiglio e Parlamento dovranno poi raggiungere un accordo – aggiunge Cogliati Dezza – Legambiente, insieme ai principali network ed associazioni europei, si impegnerà con forza affinché il Parlamento costringa il Consiglio ad approvare un ambizioso pacchetto legislativo, che includa un obiettivo di riduzione delle emissioni di gas-serra che vada ben oltre il 40% (noi proponiamo il 55%), includa un obiettivo vincolante per l’efficienza energetica che vada ben oltre il 27% (noi proponiamo il 40%) e aumenti l’ambizione dell’obiettivo per le rinnovabili (noi proponiamo il 45%)». Aspre anche le critiche giunte da Climate Action Network Europe, che secondo quanto riporta il Guardian ha accusato i leader europei di non essere venuti a Bruxelles per concordare nuovi obiettivi climatici storici, ma per discutere «se finanziare le centrali elettriche più inquinanti d’Europa». Tornando in Italia, invece, mediocre il giudizio di assoRinnovabili, che ritiene che i Capi di Governo dell’Unione Europea siano rimasti sordi agli inviti di maggior coraggio che fino all’ultimo sono arrivati dal settore della green economy. «Pur apprezzando in parte il lavoro svolto, ritengo si potesse e dovesse fare di più – commenta Agostino Re Rebaudengo, presidente dell’associazione – assoRinnovabili aveva chiesto in più occasioni che l’obiettivo per le rinnovabili non fosse inferiore al 30%, considerando i tanti vantaggi che la produzione di energia verde ha saputo offrire e offrirà al nostro Paese in termini di emissioni evitate di CO2, minori danni alla salute dei cittadini, incremento di PIL e occupazione. La stessa Commissione ha stimato che con un obiettivo per le rinnovabili al 30% si potrebbero avere al 2030 fino a 1.300.000 posti di lavoro in più in Europa, mentre con un obiettivo limitato al 27% se ne avrebbero solo 700.000: perché rinunciare a 600.000 occupati? Senza trascurare inoltre l’aspetto strategico che le rinnovabili possono rivestire in termini di security of supply per l’Unione Europea, fattore particolarmente rilevante in seguito ai recenti sviluppi geopolitici, sia a Est che a Sud dell’Unione Europea».

Fonte: ecodallecitta.it

“Via d’acqua”: altro cemento a Milano

Un enorme canale cementizio attraverserà la parte ovest di Milano per portare acqua dal canale Villoresi al sito espositivo di Expo 2015. Opera dai costi esorbitanti criticata dagli ambientalisti, dai cittadini e dalle associazioni della società civile. Ma prevale la logica del business per pochi.viadacqua

Fervono i lavori per Expo 2015 a Milano e in capo a una persona si sono concentrati i poteri dati dalla funzione di commissario straordinario del Governo. E procede anche il progetto dell’opera tanto contestata, quella cosiddetta“Via d’acqua” che, sotto forma di canale di cemento, procederà da nord a sud nella parte ovest di Milano per portare acqua dal canale Villoresi al sito espositivo per poi uscirne e raggiungere il Naviglio Grande a San Cristoforo. Per giustificarne la realizzabilità malgrado le critiche durissime arrivate da più parti la si è  definita “strategica”, «ma in realtà serve a ben poco, fa tanto male e costa molto: queste opere avranno un impatto devastante su territori protetti e tutelati come il Parco delle cave, il Parco di Trenno ed il Boscoincittà» hanno spiegato i responsabili di Fiab Milano. Associazioni e comitati di cittadini hanno invano proposto un’alternativa di tracciato attraverso l’utilizzo di rogge e fontanili già esistenti; su questo è stata portata avanti una grande battaglia da Italia Nostra, proprio per contenere l’impatto ambientale. Poi molti altri hanno chiesto la rinuncia tout-court alla realizzazione dell’opera. «Abbiamo messo a disposizione di tutti la sequenza di resoconti e documenti che evidenziano perplessità , dissensi, suggerimenti espressi anche in sedi istituzionali, come il  Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e la Sopraintendenza ai Beni Architettonici e Ambientali ed una Proposta di Variante che riprendendone indicazioni paesaggistiche al limita i danni dell’opera – spiega Italia Nostra –  La proposta di variante curata dalla Sezione con il Centro Forestazione Urbana è stata confermata nella fattibilità idraulica dai docenti di costruzioni idrauliche del Politecnico di Milano. Italia Nostra, fin dal concretizzarsi del progetto della Via d’Acqua, quando si era delineata la non volontà di utilizzare o valorizzare il reticolo idraulico naturale e artificiale esistente sul territorio a favore di una soluzione con tracciato nuovo invasivo e prepotente nel progettato taglio dei Parchi, aveva espresso il suo parere negativo sull’opera così proposta. Il tracciato della Via d’Acqua (canale piste ciclabili e terrapieni avranno larghezza tra gli 8 e i 15 metri) rappresenta una barriera, una ferita, un ingombro».
E quaranta milioni di euro se ne andranno così…

Fonte: il cambiamento

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Abap (Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi): tra i primi 10 enti certificati in Italia

L’Abap, l’Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi, dal 1995 è un’associazione scientifico-culturale sorta a Bari per iniziativa di un gruppo di Biologi. Da luglio l’Abap è anche associazione di promozione sociale ed Ente di formazione accreditato dalla Regione Puglia: è tra i primi 10 enti certificati in Italia (norma UNI ISO 29990:2011, certificazione per la formazione non formale)375897

 

L’Abap, l’Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi, dal 1995 è un’associazione scientifico-culturale sorta a Bari per iniziativa di un gruppo di Biologi, liberi professionisti e ricercatori, con il sostegno e la collaborazione dell’Ordine Nazionale dei Biologi. Dal luglio 2013 l’Abap è anche associazione di promozione sociale ed Ente di formazione accreditato dalla Regione Puglia. L’Abap, infatti ha ottenuto da CSQA la certificazione a fronte della norma UNI ISO 29990, specifica per i fornitori di servizi per l’apprendimento nell’istruzione e nella formazione non formale. Tra i primi dieci organismi certificati in Italia, tra i primissimi in tutto il Sud, l’A.B.A.P. svolge un’intensa attività di Alta Formazione post-lauream: master, corsi di specializzazione e di aggiornamento su comunicazione ecologica, ecoalfabetizzazione, sicurezza, qualità e certificazione alimentare ed ambientale, risorse marine, biostatistica e bioinformatica, gestione e legislazione ambientale, valorizzazione del territorio rurale ed urbano, biocosmesi e benessere naturale, pet therapy e nutrizione umana. «Numerosi sono i benefici aggiuntivi di applicare la norma UNI ISO 29990 rispetto alla sola ISO 9001 – ha spiegato Elvira Tarsitano presidente e direttore dell’Abap – in virtù della sua specificità per il settore della formazione. La ISO 9001 è uno standard di base, strategico per entrare nell’ottica dell’operatività per processi. La ISO 29990, proprio per l’attenzione al ‘cliente’ e ai suoi bisogni, per la spinta al continuo monitoraggio del mercato, formativo e lavorativo, ci ha permesso di ottimizzare i processi formativi e dare un’ulteriore svolta nella direzione del miglioramento dell’efficacia e della qualità della formazione che eroghiamo, già testimoniata da un placement in media dell’80%, e garantita da uno staff qualificato, in grado di recepire e soddisfare le esigenze dei singoli corsisti».  «In altri termini – ha proseguito il direttore dell’A.B.A.P. – la UNI ISO 29990 completa il percorso di certificazione della qualità avviato con la ISO 9001 e soddisfa le necessità specifiche di un settore così mutevole e fluttuante come quello formativo, che soggiace a innumerevoli variabili e bisogni più o meno espliciti. Questo standard ci permette di certificare il nostro modello organizzativo che ha come focus il ‘cliente’, a partire dalla definizione dei suoi bisogni sino alla valutazione del raggiungimento degli obiettivi concordati. Rende tale processo ‘verificabile’, migliorando la trasparenza dei servizi offerti e la comparabilità con le altre realtà formative». Una necessità sempre più stringente quella della qualità in un panorama formativo in evoluzione, che deve sapersi confrontare con le esigenze reali del mercato del lavoro, recependone i segnali e, a volte, anticipandone i bisogni.  «La norma ISO 29990 – ha aggiunto Tarsitano – prevede una puntuale determinazione dei bisogni, da effettuarsi in relazione con tutte le parti interessate, dalle attese dei corsisti ai fabbisogni del mercato occupazionale. E’ proprio sul corretto sviluppo di questa analisi, sull’opportunità di valutare il maggior numero di informazioni in ingresso che si basa il successo dei nostri percorsi formativi nei quali particolare cura è data alla fase di pianificazione dello stage e, al termine del percorso formativo, all’orientamento finalizzato all’inserimento lavorativo in azienda, all’avvio di un’attività in proprio o alla realizzazione di progetti cooperativi». L’ampia offerta formativa 2013-2014 dell’A.B.A.P. (candidabile anche per le borse di studio regionali di Ritorno al Futuro) è consultabile on-line nella sezione Formazione sul sito www.infoabap.it.

Note tecniche

L’A.B.A.P. nasce a Bari nel 1995 come associazione scientifico-culturale senza fini di lucro e uno spiccato orientamento verso aree di intervento di pubblica utilità: Alta Formazione, gruppi di studio, divulgazione scientifica, campagne di alfabetizzazione e sensibilizzazione sulle questioni ambientali. La sua mission è nella diffusione delle conoscenze tecnico-scientifiche e psicologiche relative alla sostenibilità, all’educazione alimentare, alla medicina complementare, alla tutela della salute pubblica, alla dinamica dei gruppi, alla consapevolezza e all’autonomia della persona, secondo un approccio olistico e multidisciplinare, anche in collaborazione con prestigiosi Enti, pubblici e privati. A questo scopo, sin dalla sua nascita, l’A.B.A.P. ha collaborato con Associazioni ambientaliste locali e nazionali, Enti e Istituzioni quali l’Istituto Superiore di Sanità, Regioni, Comuni, numerosi Ordini Professionali ed Università italiane ed estere. L’offerta formativa si rivolge, dunque, a diverse professionalità con percorsi didattici e seminari per biologi, biotecnologi, tecnologi alimentari, veterinari, agronomi, medici omeopatici ed olistici, psicologi, counselor e tutti i laureati che intendano dare una svolta sostenibile alla propria professione. L’ente offre inoltre il proprio know-how per la progettazione e realizzazione di percorsi formativi e di aggiornamento su commissione, per la consulenza in fase di progettazione e realizzazione di eventi e convegni, per i servizi di segreteria tecnica e scientifica.

 

Fonte: eco dalle città

Secondo l’IEA nel 2016 le energie rinnovabili supereranno il gas nel mix elettrico globale

Le rinnovabili cresceranno del 40% nell’arco di quattro anni, fornendo un quarto dell’energia elettrica del pianeta. Per questo secondo l’IEA i governi devono definire politiche di lungo termine che favoriscano gli investimenti in un quadro di regolamentazioni nell’interesse della collettività

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Secondo l’International Energy Agency, le rinnovabili cresceranno del 40% nell’arco dei prossimi cinque anni arrivando a coprire il 25% del fabbisogno. Come si vede dal grafico (1), le aree più dinamiche saranno la Cina e le Americhe. Nel 2016 la generazione elettrica da innovabili raggiungerà i 6000 TWh, un valore maggiore del gas e oltre il doppio del nucleare (stabile intorno ai 2500 TWh). Detto altrimenti, le rinnovabili stanno diventando adulte ed iniziano a guadagnarsi il rispetto di un’istituzione piuttosto tradizionale qual è l’IEA.

«A mano a mano che i costi scendono, le fonti rinnovabili si reggono sempre di più sui propri meriti rispetto alle fonti fossili» arriva a dichiarare la direttrice esecutiva dell’EIA Maria van der Hoeven, aggiungendo un monito che sembra particolarmente rivolto al governo italiano: «L’incertezza politica è il nemico pubblico numero uno per gli investitori. Molte rinnovabili non necessitano più di incentivi economici, ma hanno sempre bisogno di politiche di lungo termine che forniscano un mercato prevedibile ed affidabile e un quadro di regolamenti compatibile con gli obiettivi pubblici».

«I sussidi ai combustibili fossili» conclude in modo sorprendente la van der Hoeven, «rimangono sei volte più alti degli incentivi per le rinnovabili». Quando i manager dell’IEA cominciano a dire le stesse cose degli ambientalisti significa forse che il mondo sta davvero cambiando.

(1) Il grafico è  una delle poche informazioni accessibili del nuovo Medium Trend Renewable Energy Market Report 2013, disponibile solo a pagamento.

Fonte: ecoblog

Auto e emissioni di CO2, la Germania fa saltare l’accordo sui 95g/km

La Germania fa saltare l’accordo durante il tavolo dei negoziati per la ratifica del limite delle emissioni di CO2 delle auto a 95 g/km.171417756-594x350

Sarà la Lituania nella prossima presidenza semestrale a dover riprendere i negoziati che porteranno al tavolo delle trattative i costruttori di automobili con l’obiettivo di far abbassare il limite delle emissioni per le autovetture a 95 g/Km.

La Germania a questa tornata ha imposto la propria linea in maniera decisamente insolita e come riporta Euractiv:

La scelta della presidenza irlandese è stata dettata dai tedeschi: il cancelliere Merkel la telefonato al Taoiseach Enda Kenny sulla questione la sera prima del vertice dei leader dell’Unione europea. Sono stati trovati gli argomenti giusti” per ottenere questa flessibilità da parte della presidenza e l’Irlanda si è inchinata alla pressione.

In pratica le case di lusso Daimler e BMW si sono lamentate del fatto che gli obiettivi proposti sono ingiusti. Ma secondo l’ International Council on Clean Transportation le emissioni medie della Germania sono attestate a 147 g/Km ossia di circa 15g/km al di sopra della media Ue. Perché? Come ha detto a EurActiv, Ivan Hodac, il segretario generale della European Automobile Manufacturers Association (ACEA), ha detto che i crediti sarebbero serviti a:

Le vetture a basse emissioni sono estremamente costose da sviluppare e non ci sono incentivi finanziari da parte dei governi dell’Unione europea.

Gli attivisti ambientalisti che si battono per le auto pulite dicono che Berlino sta giocando a rimandare fino all’adesione della Croazia che gli garantirebbe ancora un sostenitore. Infatti, paesi come la Polonia e il Regno Unito hanno ampiamente sostenuto la domanda tedesca per il rinvio della votazione. Peraltro EurActiv riferisce che proprio all’ultimo momento anche la Francia si allineata a questa posizione promettendo però di usare questo ritardo per spiegare ai produttori questa posizione e non per costituire quel gruppo che punto al blocco della normativa.

Lo scetticismo degli ambientalisti circa queste motivazioni è palese e Greg Archer di Transport & Environment dice:

E’ un tentativo di capovolgere un accordo equo, negoziato tra il Parlamento europeo, la Commissione e il Consiglio stesso. E’ ridicolo per la Germania rivendicare il bisogno di più tempo, in quanto il target 95g è stato concordato cinque anni fa e la Germania ha già presentato cinque diverse proposte che sono state respinte dalla maggior parte dei paesi dell’Unione europea.

Membri dell’Unione Europea la scorsa settimana hanno respinto gli sforzi tedeschi per approvare i “super-crediti” per le auto a basse emissioni per altri tre anni dopo il 2020. In pratica, gli ambientalisti dicono che questo avrebbe semplicemente prorogato il termine per la conformità fino al 2023.E il meccanismo messo a punto per fornire l’appoggio economico consisteva negli incentivi dei super-crediti, e secondo il rapporto Ricardo-AEA pubblicato la scorsa settimana l’obiettivo dei 95g con i super-crediti avrebbe creato circa 500.000 posti di lavoro entro il 2030.

Fonte: ecoblog

Diavoli della Tasmania a rischio estinzione: gli ambientalisti australiani scendono in campo

La costruzione di dieci miniere nella regione di Tarkine, l’unica immune dal tumore facciale che ha decimato gli animali, potrebbe mettere a repentaglio la sopravvivenza della specie92487740-586x373

Gli ambientalisti australiani sono sul piede di guerra e hanno recentemente depositato una seconda azione legale contro la proposta di accelerare la costruzione di una nuova miniera aRiley Creek. La località si trova nella regione di Tarkine, nella Tasmania nord-occidentale, in un territorio dove nei prossimi cinque anni dovrebbero nascere ben dieci miniere e, secondo i movimenti che contestano la costruzione della nuova miniera, il processo di approvazione è stato “falsificato” dal governo locale per favorirne l’apertura. La tensione è forte: se da una parte ci sono le proteste degli ambientalisti, dall’altra proliferano i raduni che pro-miniere che vedono nei siti estrattivi una soluzione contro la crisi economica, anche perché la Tasmania è la regione con il più alto tasso di disoccupazione di tutta l’Australia. Il Tarkine è l’ultima zona nella quale non si è ancora diffuso il tumore facciale che ha ucciso più dell’80% della popolazione mondiale del diavolo della Tasmania: secondo gli ecologisti la costruzione delle miniere e l’attività estrattiva potrebbero avere un impatto devastante su questi animali, mettendone a rischio la sopravvivenza. L’Autorità di Protezione Ambientale della Tasmania abbia detto che il progetto di Riley Creek è

in grado di essere gestito in maniera ecologicamente accettabile, a condizione che le autorizzazioni ambientali imposte vengano accettate.

Il che include anche l’impatto che la costruzione e le attività della miniera avranno sui diavoli della Tasmania. Tre delle dieci miniere saranno in un’area di 15 chilometri ed è dunque opportuno che le valutazioni di impatto vengano fatte in maniera cumulativa. Il Tarkine – in cui ha sede la seconda foresta pluviale temperata più grande del mondo – rischia di diventare il prossimo campo di battaglia fra due fazioni fortemente polarizzate, pro o contro l’attività estrattiva. Non è una novità. Proprio in Tasmania è nato il primo partito politico verde del mondo, la tradizione di difesa del patrimonio naturale fa parte del Dna del territorio. I diavoli della Tasmania, insomma, sono in ottime mani.

Fonte:  The Guardian

 

Salmone Ogm: negli Stati Uniti resta aperto il dibattito su “Frankenfish”

La FDA potrebbe autorizzare la vendita del salmone transgenico, ma ambientalisti, supermercati e chef insorgono158614795-586x390

Si chiama AquAdvantage ma qualcuno lo chiama “Frankenfish”: è il salmone geneticamente modificato prodotto dall’AquaBounty Technologies e messo a punto da due università canadesi. Frankenfish nasce dall’unione di due geni provenienti da due specie differenti: il primo codice è presente nel salmone reale dell’Oceano Pacifico, il secondo, preso da un’anguilla, ha il compito di far crescere il salmone per tutto l’anno, anche nella stagione fredda quando solitamente la crescita si arresta. Così i salmoni transgenici diventano adulti al doppio della velocità dei loro simili selvaggi: dopo diciotto mesi invece che dopo tre anni. Le aziende premono per il business dell’Ogm visto che questi pesci rappresentano una proteina a basso prezzo e di alta qualità che non costituisce una minaccia per l’ambiente. Da diciassette anni AquaBounty Technologies  cerca di ottenere il permesso per commercializzare i suoi salmoni e sul mercato ed è attualmente all’ultima fase delle valutazioni della Food & Drug Administration. Già nel 2010 FDA aveva dichiarato che il salmone non rappresentava un pericolo per la salute umana, ma il protocollo è piuttosto articolato e prevede altri complessi passaggi che riguardano questioni di impatto ambientale. La possibile immissione sul mercato dei salmoni Ogm ha diviso l’opinione pubblica. Il timore è che i salmoni transgenici riescano a disseminare i loro geni mettendo in pericolo i loro cugini dell’Atlantico. Ma c’è anche chi ha paura per la salute dei consumatori: 2500 supermercati statunitensi si sono impegnati a non vendere salmone Ogm e 260 chef hanno firmato una lettera per boicottare i frankenpesci. Ma se la FDA darà l’autorizzazione, l’AquAdvantage potrà finire nei piatti dei consumatori prima della fine del 2013.

Fonte: Le Monde