Quando la scuola sposa l’Economia del Bene Comune

Finisce la prima parte del viaggio alla scoperta dell’Economia del Bene Comune in Italia. Concludiamo con le scuole, analizzando un’interessante iniziativa nata in Alto Adige: la Piattaforma delle scuole sostenibili, tra cui l’Istituto tecnico-economico Franz Kafka di Merano. Una rete che vuole trasformare l’approccio alla sostenibilità delle scuole verso un’ottica più propositiva e fortemente legata alla filosofia dell’Economia del bene comune. Eccoci giunti a quest’ultimo (per il momento) appuntamento alla scoperta del mondo della Federazione dell’Economia del bene comune in Italia. Dopo aver approfondito i temi più importanti legati al Bilancio, aver ascoltato le voce dei principali protagonisti di questo movimento e aver scoperto le storie degli imprenditori più sensibili alle tematiche dell’Economia del bene comune, mancava un solo tassello al nostro variegato puzzle: il mondo della scuola. Torniamo così in Alto Adige, dove siamo partiti, alla scoperta di un illuminante iniziativa nata dalla collaborazione tra alcune scuole altoatesine e la Federazione italiana dell’Economia del bene comune: la Piattaforma delle scuole sostenibili e il lavoro, all’interno della stessa, dell’Istituto tecnico-economico “Franz Kafka” di Merano.

La Piattaforma delle scuole sostenibili è un progetto nato nel 2014 che mira a realizzare una rete di scuole che si occupano del tema della sostenibilità, sia a livello di buone pratiche interne che di insegnamento, allo scopo di condividere esperienze e saperi tra le nuove generazioni riguardo al tema della salvaguardia ambientale, del risparmio e dell’efficienza energetica e dell’applicazione di questi principi nell’imprenditorialità. In questa maniera, proprio come un’azienda, le scuole possono diventare un modello di sostenibilità e possono diventare un motore di conoscenza per gli studenti, in maniera tale da infondere e far incontrare la consapevolezza dell’importanza della sostenibilità con il progetto del percorso da affrontare per raggiungerla nella propria vita e nelle attività economiche. Le varie scuole partecipano proponendo ognuna le proprie attività, in maniera indipendente, avente come stella polare il tema della sostenibilità: il punto di partenza in comune è una relazione, divisa in tre fasi, sull’economia sostenibile, alla quale tutte le scuole sono invitate a partecipare. Nella prima parte di questa relazione (che dura in totale circa tre ore) viene illustrata la situazione economica globale e i problemi ad essa connessa, nella seconda fase si comincia ad analizzare gli esempi virtuosi e cosa è possibile fare per poter invertire la rotta, ed è qui che viene presentato come esempio anche quello dell’Economia del Bene Comune. Nella terza e ultima fase, gli studenti vengono divisi in gruppi più piccoli e cercano insieme delle proposte e delle soluzioni, che vengono messe su carta. A partire da queste proposte, nelle varie scuole, si lavora poi thought-2123970_960_720

Uno dei fondatori della rete è Wilfried Meraner, insegnante presso l’Istituto Tecnico Industriale Max Valeri di Bolzano: “Io avevo l’idea e il sogno di poter fare qualcosa per la sostenibilità nelle scuole. Questo perché secondo me le scuole rappresentano un altissimo potenziale di cambiamento, dato che gli studenti di oggi sono l’economia di domani”. Uno degli incontri più fruttuosi di Meraner è stato quello con l’Istituto tecnico-economico Franz Kafka di Merano, in particolar modo con Gerda Corazza, Insegnante e Coordinatrice per l’educazione alla sostenibilità nella scuola, e Uta Tribus, Insegnante e Responsabile per la “Entrepreneurship education” (traducibile nell’Educazione all’Imprenditorialità) presso la stessa scuola. “II mio punto di partenza coincideva con quello di Wilfried: il mio sogno era quello di poter collaborare a creare una scuola che fosse l’esempio di un’ idea di economia diversa – ci spiega Gerda Corazza – L’economia è un ambito così importante per il nostro futuro che abbiamo sentito fortemente il desiderio di collaborare con la Piattaforma delle scuole sostenibili e di far partecipare i nostri studenti alle varie attività”. Nella scuola Kafka di Merano l’impegno nella sostenibilità ha avuto inizio prima della Rete di economia sostenibile, con la partecipazione ad un concorso chiamato “Entrepreneurship Schule” (La Scuola dell’Imprenditorialità), come ci spiega Uta Tribus. “È un concorso su iniziativa dell’Austria dalla durata di due anni e partire da questo concorso abbiamo creato un modello, diviso per gruppi, basato sul lavoro con i ragazzi, con il coinvolgimento degli insegnanti e del Preside stesso. Dopo la presentazione di una documentazione finale, la commissione valuta se assegnarci un premio o meno”.383786_253026071431880_2063218659_n

La scuola Kafka di Merano

Questo lavoro ha posto le basi per la struttura di lavoro che si è ripetuta con efficacia nella partecipazione alla Piattaforma delle scuole sostenibili: la scuola Kafka ha proposto, nei vari gruppi di lavoro partecipanti alla Piattaforma, dei progetti legati alla lotta allo spreco alimentare nei ristoranti, con l’ideazione di alcuni “Gourmet bag”, delle confezioni in cartone riciclato da dare in dotazione ai ristoranti e da consegnare ai clienti, che possono così portare a casa l’eventuale cibo avanzato. Così dei giochi sostenibili in legno da proporre nei locali per i bambini. “Anche la nostra scuola di Bolzano ha partecipato con delle iniziative” spiega Wilfried Meraner “abbiamo lavorato molto sul riscaldamento della nostra scuola, arrivando ad ottimi risultati sulla riduzione degli sprechi. E ci siamo anche preoccupati di assicurarci che la scuola usi carta riciclata per le proprie esigenze”.

Tornando alla scuola Kafka di Merano, un altro aspetto molto importante è il forte legame con l’Economia del bene comune, come ci spiega Uta Tribus: “Nelle nostre quinte superiori, è obbligatorio imparare a stipulare il Bilancio dell’Economia del bene comune, fa parte del programma. In alcune classi vengono inviati alcuni Bilanci di alcune imprese, che realizzano già questo tipo di Bilancio, dove vengono analizzati. Il passo successivo è quello di andare direttamente nelle aziende per farci spiegare tutto il percorso necessario per realizzare il Bilancio, tappa che abbiamo già raggiunto con alcune classi. I ragazzi apprezzano e hanno capito che il Bilancio è lo strumento giusto per affrontare il futuro e per creare le solide basi di un’economia sostenibile”.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/06/scuola-sposa-economia-del-bene-comune/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

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Alto Adige, nuove piste ciclabili e una convenzione con Rfi

La regione potenzierà la rete delle piste ciclabili e, grazie a una convenzione con la Rete Ferroviaria Italiana potenzierà il trasporto intermodale della provinciaciclabili-alto-adige

La parola d’ordine è intermodalità ovvero la possibilità di un interscambio fra le diverse possibilità offerte dalla mobilità sostenibile. La giunta provinciale dell’Alto Adige ha dato il via libera alla stipula di una convenzione con Rete Ferroviaria Italiana Spa (la società nazionale che gestisce la rete su ferro) per proseguire nella realizzazione di progetti di miglioramento della mobilità ciclistica attraverso nuove piste ciclabili lungo le linee ferroviarie. Dal punto di vista della ciclabilità l’Alto Adige è già un modello: sia le reti cittadine che quelle extracittadine funzionano. La ciclabile dell’Adige fa parte di un itinerario europeo che parte dal Danubio bavarese (Donaüworth) e permette di raggiungere in bicicletta Venezia e le rive del Po transitando, nella sua parte centrale, proprio in Trentino Alto Adige. La convenzione con Rfi sarà stipulata da Arno Kompatscher“La conformazione orografica del territorio altoatesino e le valli strette, infatti, rendono funzionale la realizzazione di piste ciclabili nelle vicinanze delle linee ferroviarie esistenti”, ha spiegato il presidente della Giunta. Le nuove piste ciclabili verranno sviluppate lungo le linee ferroviarie Bolzano-Merano e la Fortezza-San Candido, compresa la tratta oltre San Candido sino al confine di Stato. La convenzione prevede alcune condizioni: per la realizzazione di piste ciclabili in tratti particolarmente difficili del territorio, Rfi dovrà esprimere il proprio consenso alla riduzione delle distanze fino a un minimo di 3 metri tra gli elementi dell’infrastruttura ciclabile e la più vicina rotaia. La Provincia consentirà a Rfi di utilizzare le piste ciclabili per lo svolgimento dell’attività di sorveglianza, manutenzione e pronto intervento sulla linea ferroviaria e inoltre garantirà la realizzazione di specifici varchi lungo le recinzioni che separano le piste dalla ferrovia. Negli ultimi due decenni la Provincia ha investito 150 milioni di euro per creare una rete di 500 km di piste ciclabili, a cui si aggiungono 22 stazioni di sosta e noleggio con 7mila biciclette e 600 bici elettriche. Numeri che non hanno eguali nel nostro Paese.

Fonte:  Ansa

Mappa | Provincia di Bolzano 

Amianto, scoperte due discariche abusive in Alto Adige e Campania

A Bolzano e Giugliano scoperti due smaltimenti abusivi in prossimità, rispettivamente, di un frutteto e di una scuola. Dopo il caso di alcuni giorni fa nel pavese, altre due discariche abusive di amianto sono state scoperte in Campania e in Alto Adige. Il fenomeno dello smaltimento abusivo dell’asbesto è dovuto agli alti costi delle operazioni di bonifica e di stoccaggio e chi vuole abbassare i costi della decontaminazione utilizza canali illegali. A Bolzano, in via Resia, sono stati stoccati ben 200 sacchi contenenti amianto, fra l’altro a pochi metri dai frutteti. Si tratta di centinaia di tonnellate di materiale che dovranno essere esaminate per comprenderne la provenienza e per accertare eventuali responsabilità: innanzitutto occorrerà verificare l’appartenenza del terreno oggetto della discarica e capire chi ordinò di scaricare l’amianto e compattarlo insieme a vetro e altro materiale di scavo. Secondo il direttore dell’ufficio provinciale rifiuti Giulio Angelucci potrebbe configurarsi il reato penale di omessa bonifica. I rifiuti potrebbero essere stati interrati fra gli anni Settanta e Ottanta. Decisamente più recente è stato effettuato lo smaltimento abusivo scoperto davanti a una scuola di Giugliano in Campania, in provincia di Napoli. Venerdì scorso, all’ingresso del Quinto Circolo Didattico di Giugliano sono stati rinvenute diverse lastre di amianto coperte da teli speciali. I tecnici dell’Arpac sono intervenuti tempestivamente e, di concerto con gli agenti della Municipale, hanno messo in sicurezza gli ambienti adiacenti all’istituto scolastico. Il problema delle discariche abusive di amianto e rifiuti tossici è stato più volte denunciato da don Maurizio Patriciello, il parroco di Caivano che da anni denuncia gli interessi delle ecomafie nella Terra dei Fuochi.450965461-586x400

Fonte:  Alto Adige Il Mattino

© Foto Getty Images

A Lana grande successo per i corsi di bicicletta per donne immigrate

L’Alto Adige investe sulla mobilità sostenibile, con corsi di ciclabilità per le fasce più deboli della popolazione1415943323-586x390

Si è concluso negli scorsi giorni il corso di bicicletta per donne immigrate realizzato nell’ambito del progetto Interregionale Mobilità senza barriere dall’Ökoinstitut Südtirol/Alto Adige insieme al Comune di Lana, la Rete Migrazione e la Polizia Municipale di Lana. Un gruppo di donne originarie del Marocco e dell’Albania hanno partecipato con successo al corso che, in sette lezioni, ha insegnato loro a pedalare in sella a una bicicletta. Oltre alle esercitazioni in sella, era presente anche una parte di programma in ciclofficina, con i primi rudimenti di meccanica, per effettuare piccole riparazioni autonomamente. La vigilessa Eva Maria Mair ha effettuato un piccolo tour nel paese, concentrando l’attenzione sulla segnaletica stradale, sulle criticità in sella e su come deve essere attrezzata una bicicletta per circolare “a norma di codice”. Ciò che sembra ovvio per la nostra cultura non lo è affatto per chi proviene da Paesi lontani. Quest’inverno, il bellissimo film La bicicletta verde, descriveva le peripezie della giovane Wajda per poter andare in bicicletta in un Paese dove questa pratica è considerata disdicevole per una donna.

Andare in bici significa in generale avere più opportunità. La bicicletta diventa un mezzo d’integrazione e aumenta l’indipendenza delle donne partecipanti,

ha detto il vice-sindaco Helene Huber Mittersteiner, che ha lanciato il corso insieme a Ingeborg Ladurner della Rete Migrazione. L’Alto Adige sta investendo parecchie risorse per promuovere la mobilità sostenibile: corsi sulle biciclette elettriche sono stati istituiti oltre che per anziani, donne con famiglia ed immigrati. Per informazioni si può visitare il sito dell’Ökoinstitut Südtirol/Alto Adige.

Fonte: Comune di Lana

 

Cambiamenti climatici: i viticoltori altoatesini si adeguano

Con questo trend climatico nella Val d’Isarco sarà possibile raddoppiare la superficie dei vitigni167099877-586x392

Fino a un paio di decenni fa il Pinot nero veniva vendemmiato fra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre, oggi lo si vendemmia a settembre. Fra le montagne dell’Alto Adige i cambiamenti climatici lasciano il segno e lo fanno a una velocità spaventosa, tanto che in una tavola rotonda organizzata negli scorsi giorni dal Centro di sperimentazione si è parlato di un possibile raddoppio della superficie coltivata nella Val d’Isarco, proprio grazie ai cambiamenti climatici. Attualmente la superficie adibita alla viticoltura ammonta a 5.300 ettari ma la percentuale dei vini bianchi (Pinot Grigio, Gewürztraminer e Chardonnay) è del 55%, mentre quella dei vini rossi è del 45% (Schiava, Lagre in e Pinot Nero). La produzione annua si attesta sui 350mila ettolitri di vino così ripartiti: 70% dalle cooperative, 25% dall’associazione delle tenute vinicole e il 5% da vignaioli indipendenti. Che la viticoltura si stia spostando sempre più a Nord lo aveva già messo in luce Andrea Spinelli Barrile in un post di qualche tempo fa: alla “settentrionalizzazione” del vino si accompagna anche una progressiva anticipazione della maturazione e, dunque, della vendemmia. Nelle terre del Barolo, per esempio,  si è passato dall’ottobre di venti anni fa al settembre di oggi. Naturalmente ogni regione rappresenta un caso a parte e come tale va trattata. L’Alto Adige è un esempio di come i vini possano crescere a livello qualitativo senza però arrivare a cifre troppo esose, proprio grazie alla maggiore disponibilità “innescata” dai cambiamenti climatici. E di vitigni simili ce ne sono parecchi nell’estremo nord del nostro Paese, come, per esempio, quelli di Morgex (Valle d’Aosta) che, a quota 1200 metri, sono i più alti d’Europa. Ora sono l’eccezione che fa notizia, fra qualche decennio, in un’Europa sempre più calda saranno probabilmente la norma.

Fonte : Alto Adige