Buoni sconto in cambio dei rifiuti in plastica, a Grugliasco la spesa si fa col riciclo

Verrà inaugurato mercoledì 22 gennaio in via Fratel Prospero 4 l’ecopoint Garby di Grugliasco, alle porte di Torino, dove i cittadini potranno ottenere buoni sconto per la spesa in cambio dei loro rifiuti in plastica. Nella nuova isola ecologica potranno essere conferite bottiglie in Pet, flaconi in HDPE e lattine in alluminio, destinati al riciclo377870

Grugliasco più pulita. È questo lo slogan del progetto Garby nato per promuovere il riciclo in città senza trascurare i cittadini che, per la prima volta, otterranno tanti buoni sconto per la loro spesa quanto l’apporto dei rifiuti raccolti. E’ questa la base dell’iniziativa che sta spopolando in tutta Italia e che ora approda a Grugliasco, primo comune in provincia di Torino ad attivare l’ecopoint. La nuova isola ecologica Garby sarà inaugurata mercoledì 22 gennaio, alle 9, in via Fratel Prospero 4, presso il Supermercato Delizie di Mare. Durante l’evento saranno presenti l’Assessore all’Ambiente Luigi Turco e al Commercio Salvatore Fiandaca, oltre a Riccardo Lajolo, concessionario Garby di Grugliasco.

«L’obiettivo – spiega l’assessore all’ambiente Luigi Turco – è quello di differenziare meglio i materiali riciclabili, con un beneficio per l’ambiente cittadino e per il bilancio delle famiglie. Dopo il progetto l’EcoCentro ti premia, parte, quindi, il progetto dell’Ecopoint nella nostra città, proseguendo il percorso per una raccolta differenziata sempre più spinta, premiando i cittadini più sensibili. Se il servizio avrà un riscontro positivo, valuteremo la possibilità di istallare altri Eco-point in punti diversi della città».

«Il progetto – afferma l’assessore al commercio Salvatore Fiandaca – mira a coinvolgere nella sfida della sostenibilità ambientale le attività commerciali della Città, proponendo loro un ruolo attivo sulla sensibilità ecologica. L’idea è quella di dare seguito all’iniziativa estendendola a più punti vendita della Città coinvolgendo più negozianti, che ringrazio per la loro sensibilità e disponibilità».

«L’isola ecologica Garby nasce dall’esigenza di creare qualcosa di innovativo, di diverso -conferma il concessionario Garby di Grugliasco, Riccardo Lajolo – che produca lavoro e allo stesso tempo educhi al riciclo e alla raccolta differenziata. L’eco-compattatore Garby infatti protegge l’ambiente e allo stesso tempo dà vantaggi al cittadino che risparmierà sugli acquisti. Inoltre le attività locali potranno farsi conoscere sul mercato e incrementare la loro clientela con le varie promozioni collegate all’iniziativa».

Il funzionamento di un eco-compattatore Garby è molto semplice: all’inserimento dei materiali da riciclare, quindi PET, HDPE e alluminio, lo stesso rilascerà uno scontrino, o meglio un eco-bonus abbinato alle seguenti promozioni:
– presso il Supermercato, 3 cent. a punto sul 10 % della spesa sull’acquisto di prodotti del reparto surgelati, gastronomia e ortofrutta.
– consegnando il talloncino presente alla fine dello scontrino la compagnia teatrale dell’Associazione culturale Bear Entertainment di zona, effettuerà uno sconto sull’acquisto dei biglietti dei suoi spettacoli teatrali.

L’eco-compattatore Garby dà il via a una filiera virtuosa. Tali rifiuti, infatti, non finiranno in discarica, ma saranno ridotti di volume dall’eco-compattatore Garby, poi imballati e trasportati alle aziende di trasformazione per diventare nuova risorsa. Questi sistemi compattano fino all’80% il volume degli imballaggi e riducono i passaggi della filiera dei rifiuti: dopo averli raccolti in balle, verranno trasportati direttamente alle aziende di trasformazione by-passando l’eco-centro e la messa in riserva, al fine di diminuire il livello di CO2 nell’atmosfera.
Un messaggio importante e positivo, quello che si diffonde grazie all’installazione delle isole ecologiche Garby: riciclando guadagna la città, guadagnano i cittadini e gli esercizi commerciali che aderiscono al progetto. Dunque anche a Grugliasco chi ricicla risparmia sulla spesa.

Fonte: ecodallecittà

Chernobyl, i pericoli del metallo riciclato

Materiali ferrosi radioattivi abbandonati da 25 anni: è il nuovo allarme dall’Ucraina post Chernobylcernobyl

Alcune foto scattate dalla BBC mostrano i relitti ferrosi abbandonati nell’area di Chernobyl: 27 anni fa, quando esplose il reattore numero 4 della centrale di Chernobyl, causando uno dei peggiori disastri ambientali dell’epoca europea moderna, centinaia di mezzi di soccorso (tra vigili del fuoco, elicotteri, ambulanze, mezzi della polizia e dell’esercito) si precipitarono sul posto per tentare di arginare i danni e di trarre in salvo la popolazione e i lavoratori della centrale. Alla costruzione del primo “sarcofago”, quel guscio tanto fragile quanto necessario a contenere i danni della radioattività, tutti quei mezzi di soccorso furono semplicemente abbandonati: troppo radioattivi per pensare di poterli riutilizzare, troppi numericamente per pensare di poterli smaltire in sicurezza; abbandonati in un campo a poche centinaia di metri dal reattore, come mostrano le foto della BBC, per ben 25 anni. Il problema, che comincia a balzare alle cronache, è che quei rottami sono ancora là ma il problema no, quello si espande, sempre più velocemente, sempre più minacciosamente: quella distesa di metallo, dichiarata off-limits dal governo ucraino, continua ad emanare fortissime radiazioni, livelli tali (al momento sui dati c’è una guerra di segretezza) che dovrebbero costringere l’Ucraina a stoccare tutti questi materiali ferrosi radioattivi in un altro “sarcofago”: una messa in sicurezza che non finisce mai. A questo si aggiunge inoltre un problema non da poco, che è già all’attenzione dell’Unione Europea: secondo diverse segnalazioni numerose persone sarebbero state viste dentro e nei pressi del grande campo di vetture, incuranti del rischio radiazioni e dei pericoli per la salute, intenti a trafugare metalli preziosi: dal rame rubato dai binari e dai cantieri dell’alta velocità ai metalli trafugati direttamente all’interno delle centraline elettriche, oggi il “ratto” dei metalli arriva dentro uno dei luoghi più pericolosi del Continente. L’obiettivo è sempre quello: il rame, ma a che l’alluminio, il ferro, il piombo, tutti metalli che si piazzano facilmente sul mercato usato, riutilizzato per nuovi prodotti. Un riutilizzo che però non ha proprietà decontaminanti dalle radiazioni nucleari, che restano e continuano dunque a fare danni, anzi: una piccola quantità di metallo radioattivo può contaminare le restanti parti metalliche del nuovo macchinario. Usare metalli contaminati per la creazione di nuovi prodotti di consumo è dunque una pratica assolutamente da scongiurare: non solo i nuovi prodotti in quanto tali, ma anche le apparecchiature utilizzare per il loro trasporto, la lavorazione, l’imballaggio. Gli scaffali dei negozi. L’Università di Berkeley, in uno studio condotto di recente, in cui si dimostra come migliaia di prodotti di largo consumo contengano alti valori di radioattività, mette in risalto come sia praticamente impossibile stabilire la provenienza di determinati materiali per la produzione di prodotti di largo consumo. L’Università di Berkeley punta il dito in particolare proprio sull’ex blocco sovietico, sull’India e sulla Cina, sollevando un problema riscontrato ad esempio sui prodotti da combustione, come il pellet, da arredamento, come il parquet, e di largo consumo (automobili, elettrodomestici).

Fonte: ecoblog

 

Mille bambini visitano il CEA di Andrano (Lecce). Funziona, ma l’amministrazione lo chiude

Mille bambini hanno partecipato alle attività didattiche di compostaggio e riciclo (carta, plastica e alluminio) organizzate dal Centro di Educazione Ambientale di Andrano – Diso – S. Cesarea – Spongano. E’ un esempio virtuoso per la Regione ma l’amministrazione decide per la sua chiusura. La parola all’ex Presidente del Cea di Andrano374854

Salvatore Moscatello, ex presidente del Centro di Educazione Ambientale parla con l’amaro in bocca. «Ho visto passare sotto i miei occhi più di 1000 ragazzi grazie al progetto “Ri-CreAzione” finanziato dalla Regione Puglia. Però oggi il Centro di Educazione Ambientale da novembre 2012 non è più attivo. Il sindaco di Andrano, poiché il Centro di Educazione Ambientale è di responsabilità comunale, ha ritenuto di metterlo da parte. Nonostante il C.E.A. di Andrano fosse stato riconosciuto dalla Regione Puglia nel suo programma 2013-2015 come un esempio virtuoso da seguire. Il lavoro di professionisti residenti è stato troncato. Per quale motivo?». «Con questa chiusura immotivata – ha detto Moscatello – sono persi anche i finanziamenti che il Centro di Educazione (e quindi anche l’amministrazione) aveva ottenuto ad aprile. Ho tutte le carte. Abbiamo realizzato la rendicontazione, che è obbligatoria, perché è il progetto è stato finanziato dall’Unione Europea». «Così si perde l’esperienza! Senza un Centro di Educazione ambientale come faranno i bambini di Diso, Spongano, Castiglione, Marittima, Santa Cesarea Terme, Tricase, Otranto, Corigliano d’Otranto e Casarano? Questo Centro di Educazione Ambientale, a mio avviso, è stato chiuso per nessuna valida ragione».

Ma il comune sopportava dei costi?

«Non ho mai chiesto un euro al Comune di Andrano – ha concluso Moscatiello –. Tra mille difficoltà dei professionisti del posto, grazie ai finanziamenti regionali, sono riusciti a far fruire il parco della marina di Andrano ai bambini salentini. Sono un biologo che ho dato la vita all’educazione ambientale. E’ stata comunque una occasione bellissima. Ho fatto qualcosa per la mia comunità».

Ma quali erano le attività che venivano svolte nel Centro di Educazione Ambientale di Andrano?
Giuseppe Maggiore, ex collaboratore ci racconta la sua esperienza:

«E’stato molto bello coinvolgere i bambini: giocare e apprendere insieme. Le scuole e le classi avevano ampia disponibilità di scelta. Si potevano svolgere le visite didattiche nell’area parco in mattinata, come ad esempio, l’escursione presso la cava di Bauxite di Orte, vicino Otranto. Invece il pomeriggio si passava in laboratorio ad affrontare le tematiche relative al riciclaggio dell’alluminio. Abbiamo seguito con i bambini anche altre esperienze: i laboratori della plastica o dell’organico, come pure i laboratori della carta (i bambini facevano la carta con i setacci, e una volta asciutta, la si usava per ricavarne dei cartoncini. Era un modo per far portare un ricordo ai bambini: disegnavano la flora e la fauna del posto). Bellissimo anche il laboratorio della cera: con il nostro apiario didattico a Torre lupo, i bambini venivano a fare colazione con miele biologico e poi con la cera realizzavano delle formine».

NOTE: Il progetto Ri-CreAzione realizzato dal Cea di Andrano  La campagna denominata Ri-CreAzione è stata realizzata dal CEA di Andrano – Diso – S. Cesarea – Spongano nel periodo ottobre 2011 – luglio 2012. La campagna ha coinvolto 900 alunni degli Istituti Scolastici Comprensivi di Andrano, Diso, Spongano, Santa Cesarea Terme, Tricase, Otranto, Corigliano d’Otranto e Casarano. Il progetto ha previsto una fase preliminare di escursionismo didattico con tre eventi di apertura e condivisione a tutta la cittadinanza, realizzati nei comuni di Spongano, Santa Cesarea Terme, Andrano e Castiglione con la partecipazione delle scuole. Durante le escursioni si è effettuata la raccolta dei rifiuti nelle campagne. I 900 studenti sono stati coinvolti in laboratori di riciclo e riutilizzo sulla Plastica, Carta, Organico e Cera. E’ stata data continuità alla progettazione dei laboratori nel periodo estivo, riproponendo i diversi laboratori già condotti nell’ambito di un campo estivo, che ha coinvolto ulteriori 50 ragazzi del Comune di Andrano. Infine è stata realizzata una compostiera per l’utilizzo futuro da parte delle famiglie dei ragazzi coinvolti nelle progettazioni estive dedicate al riciclo dell’organico. L’evento conclusivo si è svolto in occasione della festa del Campo Estivo 2012, in questa occasione, attraverso una mostra, sono stati presentati tutti i lavori creati nei laboratori condotti.
Il Centro di Educazione Ambientale (C.E.A) è ubicato al piano terra del Castello Spinola-Caracciolo di Andrano. È costituito da un laboratorio per le attività didattiche e pratiche degli utenti; un ufficio per la programmazione delle attività; una sala proiezioni e seminari.

Fonte: eco dalle città

Dove lo butto? I poliaccoppiati vanno nella raccolta differenziata

Il sacchetto delle patatine dove lo butto? Nella raccolta differenziata della plastica. Tuttavia ci sono ancora “rifiutologi” che indicano di conferire i poliaccoppiati nell’indifferenziato. Ma nell’ultimo anno le cose sono cambiate (e nel caso della carta stanno cambiando)374842

Eravate convinti i poliaccoppiati dovessero essere conferiti di norma nell’indifferenziato (ad eccezione del Tetra Pak che in alcuni casi è raccolto separatamente)? Così non è. I poliaccoppiati vanno conferiti nei cassonetti della raccolta differenziata a seconda della loro composizione prevalente. Tuttora però ci sono indicazioni che i poliaccoppiati vanno nell’indifferenziato. I suggerimenti che vengono dati dai “rifiutologi” (opuscoli o applicazioni informative) sono diverse: in alcuni è indicato indifferenziato in altri è indicato il cassonetto della raccolta differenziata. Nell’ultimo anno le cose sono cambiate. Il Comune di Trento in una nota del 31 maggio 2012 scrive:

Dopo l’estensione della raccolta differenziata degli imballaggi leggeri anche a piatti e bicchieri monouso, è la volta degli imballaggi poliaccoppiati plastica/alluminio.

Novità dal CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) sul fronte dei poliaccoppiati: potranno infatti essere raccolti nel sacco azzurro degli imballaggi leggeri della raccolta differenziata anche gli imballaggi in materiali poliaccoppiati plastica/alluminio, quali ad esempio i sacchetti del caffè, dei surgelati, delle patatine e dei salatini, gli involucri dei cioccolatini ecc , oltre ai cartoni per bevande (quali tetrapack e simili) che si raccolgono già da tempo negli imballaggi leggeri. Si evidenzia che per “poliaccoppiato” (il termine completo è “Imballaggio Composito poliaccoppiato”) si intendono tutti quegli imballaggi costituiti in modo strutturale da più materiali che non possono essere separati. Saranno ora differenziabili quelli in plastica/alluminio, andando in questo modo ad aumentare la quantità di materiali raccolti ed avviati a riciclo e recupero. Attenzione! Continueranno invece ad essere raccolti nel “residuo” i poliaccoppiati in carta/alluminio (ad esempio alcuni sacchetti dei biscotti). Prendendo in esame il sacchetto dei biscotti abbiamo provato a vedere quali sono le indicazioni contenute sulle confezioni (in alcuni casi le aziende indicano dove buttare l’imballaggio). Anche qui siamo di fronte a informazioni discordanti. Due marche diverse per un sacchetto simile danno indicazioni differenti: in un caso indifferenziato nell’altro caso carta. Qual è allora l’indicazione corretta? A questo punto occorre far riferimento ai consorzi che si occupano del recupero e del riciclo degli imballaggi.
Il sito di Corepla indica cosa può essere buttato nella raccolta differenziata: il sacchetto delle patatine e il sacchettino delle merendine o snack possono essere conferiti nel contenitore della plastica.
Nel caso della carta «l’indicazione può essere quella di controllare l’informazione presente sul sacchetto – ha spiegato ad Eco dalle Città Eliana Farotto Responsabile Ricerca & Sviluppo di Comieco -. Laddove è indicato come carta può essere conferito nella raccolta differenziata. Nel caso invece sia privo di questa informazione e siamo di fronte ad un poliaccoppiato sconosciuto allora l’indicazione è indifferenziato».  Per i poliaccoppiati con presenza di carta siamo tuttavia in un fase di passaggio. Comieco sta lavorando insieme alle aziende per portare questa tipologia di imballaggi a prevalenza carta. Fondamentali sono gli sviluppi tecnologici che oltre ad allungare la vita del prodotto lo rendono riciclabile. E’ stato «definito un metodo – ha spiegato ancora Eliana Farotto – che permette di vedere cosa succede in cartiera al fine di modificare il prodotto affinché sia effettivamente riciclabile».

Fonte: eco dalle città

Piastrelle piezoelettriche

Piastrelle piezoelettriche hanno ricoperto il celebre viale degli Champs-Élysées affinchè gli stessi corridori generassero parte dell’elettricità necessaria ad alimentare gli schermi elettronici lungo il percorso.

Quando gli oltre 37.000 podisti hanno affrontato lo scorso sabato la Maratona di Parigi lungo gli Champs-Élysées, non hanno prodotto solo sudore e adrenalina. Speciali piastrelle piezoelettriche, stese su un tratto del celebre viale, hanno fatto in modo che l’impegno e gli sforzi profusi dai corridori divenissero qualcosa di tangibile: energia elettrica. L’originale iniziativa è opera di Schneider Electric, uno degli sponsor dell’evento, che ha commissionato alla società britannica Pavegen Systems Ltd le piastrelle in questione. Piastrelle piezoelettriche hanno ricoperto il celebre viale degli Champs-Élysées affinchè gli stessi corridori generassero parte dell’elettricità necessaria ad alimentare gli schermi elettronici lungo il percorso.

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Il sistema Pavegen ha così ricoperto 25 metri dei 42,2 km di percorso totale permettendo di catturare l’energia cinetica di tutti i maratoneti in gara. Ogni piastrella, realizzata a partire da pneumatici di tir riciclati, alluminio di recupero e cristalli piezoelettrici, è spessa solo 5 mm ma quando è calpestata genera un massimo di 8 watt di energia; l’elettricità così prodotta viene inviata in modalità wireless a delle batterie o come in questo caso trasmessa a display e insegne elettroniche lungo il percorso. Secondo un post sulla pagina Facebook di Pavegen, Schneider Electric si sarebbe impegnato a donare alla ONG Habitat et Humanisme fino 60mila euro qualora maratoneti e spettatori fossero riusciti a produrre almeno 7000 Wh. In realtà questa non è la prima volta che le piastrelle “partecipano” ad un grande evento sportivo. L’ultima famosa apparizione è stata infatti in occasione delle Olimpiadi di Londra 2012 anche se allora il sistema si è limitato a rimanere a bordo campo con l’istallazione di 12 pannelli su una passerella provvisoria realizzata presso la stazione di West Ham.

 

Fonte: rinnovalibi.it

Valle d’Aosta. Presentato il progetto “Io Recupero, e tu?” in collaborazione con Conai. Firmati gli accordi con Ricrea, Comieco e Rilegno

Il progetto di tracciabilità dei rifiuti differenziati da imballaggio è stato presentato giovedì 21 marzo ad Aosta presso il Palazzo regionale. Contestualmente sono stati sottoscritti gli accordi con tre consorzi di filiera che, insieme a CONAI, hanno collaborato, al progetto

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Qualità della raccolta differenziata, recupero dei materiali e prevenzione dei rifiuti sono le linee guida delle iniziative del Programma triennale di prevenzione e riduzione dei rifiuti (2011-2013) della Regione Autonoma Valle d’Aosta. In linea con questi principi la Regione, grazie alla collaborazione di Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi) e di tutti i Consorzi di filiera, su iniziativa dell’Osservatorio Regionale sui Rifiuti, ha avviato un progetto relativo alla tracciabilità dei propri rifiuti, per mostrare dove vanno e cosa diventano dopo che il cittadino ha fatto la raccolta differenziata.
Giovedì 21 marzo, presso la Saletta delle Manifestazioni di Palazzo Regionale, l’Assessore al Territorio e all’Ambiente, Manuela Zublena e il responsabile dell’Area Rapporti con il Territorio CONAI, Luca Piatto, hanno presentato i contenuti di questo progetto. Essendo questo il frutto della collaborazione con tutti i consorzi aderenti a Conai, la presentazione del progetto è stata anche l’occasione per la sottoscrizione degli accordi di programma con i consorzi Ricrea, Comieco e Rilegno per confermare e rafforzare la collaborazione fra la Regione e i consorzi. Il progetto “Io Recupero, e tu? – Tutto cambia, tutto si trasforma. Viaggio nel riciclo dei rifiuti” consiste in una vera e propria campagna di comunicazione, promossa dall’Assessorato in collaborazione con Conai. La campagna, molto articolata, prevede una serie di azioni sul territorio. La prima è la distribuzione di 6000 opuscoli informativi, realizzati in carta riciclata, che illustrano in modo chiaro e semplice la filiera dei rifiuti valdostani, con l’indicazione dei quantitativi e del destino dei rifiuti, seguendone il percorso fino a che diventano materie prime seconde. Sono inoltre riportati consigli su come fare bene la raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio e migliorare così il riciclo dei materiali di acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro. Oltre agli opuscoli saranno distribuiti anche dei pieghevoli informativi, che i cittadini troveranno su totem ed espositori da banco collocati all’interno degli uffici regionali, delle Comunità Montane, dei Comuni e degli ecocentri. Infine sono stati realizzati dei simpatici e funzionali segnalibri, che saranno distribuito insieme agli opuscoli negli espositori collocati all’interno delle biblioteche. Un’altra iniziativa particolarmente interessante per l’educazione in materia di raccolta differenziata è rappresentata dalle tre mostre incentrate sulla filiera del riciclo in Valle d’Aosta, che verranno allestite all’interno di tre centri di conferimento dislocati sul territorio regionale. La mostra consisterà nell’installazione di totem informativi e, dove possibile, nella proiezione di video documentari realizzati nell’ambito del Programma triennale. Saranno inoltre distribuite agli utenti borse in cotone riutilizzabili. Per promuovere la campagna sarà inoltre trasmesso nelle prossime settimane uno spot radiofonico che andrà in onda sulle principali emittenti valdostane, mentre tutte le informazioni relative alla campagna saranno disponibili anche sul nuovo sito web www.iorecuperoetu.it. Il sito nasce per fornire ai cittadini due strumenti importanti per svolgere una corretta raccolta differenziata: un dizionario dei rifiuti on-line ed una mappa con la geolocalizzazione di tutti i centri di conferimento comunali presenti sul territorio valdostano e relative informazioni di dettaglio. Non dimentichiamo, infatti, che molti rifiuti non conferibili tramite il normale sistema di raccolta (i rifiuti in legno, ad esempio) sono preziosi materiali per le filiere di riciclo e recupero e devono essere portati presso tali centri.

Gli accordi con i consorzi Ricrea, Comieco e Rilegno

Poiché il progetto ha visto la collaborazione di tutti i consorzi, la sua presentazione è stata l’occasione per la sottoscrizione degli accordi di programma con Ricrea – Consorzio nazionale riciclo e recupero imballaggi in acciaio, Comieco – Consorzio nazionale recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica e Rilegno – Consorzio nazionale per la raccolta il recupero e il riciclaggio degli imballaggi di legno, per confermare e rafforzare la collaborazione fra la Regione e i consorzi. «La collaborazione con i consorzi aderenti al CONAI è molto importante per noi – ha affermato l’Assessore Zublena – infatti condividiamo gli obiettivi di ottenere un miglioramento sempre continuo della raccolta differenziata, in termini di quantità e di qualità, e di garantire l’informazione dei cittadini, perché solo grazie all’impegno di ognuno, cittadini e amministrazioni, possiamo raggiungere i nostri obiettivi per valorizzare sempre più i rifiuti, trasformandoli in materie prime seconde.» «Come Conai siamo qui per complimentarci con la Regione per l’attività svolta con il progetto “Io recupero, e Tu?” – ha sottolineato Luca Piatto, responsabile Area Rapporti col Territorio CONAI -. Un progetto che è stato portato avanti con impegno e costanza, con le risorse adeguate a realizzarlo e concluso in tempo utile. E’ di importanza fondamentale far sapere ai cittadini che il loro gesto quotidiano di separazione domestica dei rifiuti è l’anello di una catena più ampia, che coinvolge istituzioni, imprese e operatori del settore, che tutti insieme garantiscono l’avvio a riciclo dei materiali, vero obiettivo della raccolta differenziata».
«L’Accordo di Programma formalizzato oggi con la Regione rinnova una proficua collaborazione per la raccolta e riciclo di carta e cartone che ha portato a risultati particolarmente positivi – ha dichiarato Roberto Di Molfetta responsabile riciclo e recupero di Comieco-. La raccolta di carta e cartone del territorio regionale con una resa di 74 kg per abitante si pone tra le migliori a livello nazionale. Nel 2012 rispetto all’anno precedente, si è registrato un ulteriore incremento della raccolta dell’ 1% con 9.400 tonnellate complessive di carta e cartone avviate a riciclo da Comieco. Si tratta di risultato apprezzabile in un contesto di riduzione dei consumi e della produzione di rifiuti. L’Accordo di Programma punta a migliorare la logistica per l’avvio a riciclo e ad un coinvolgimento attivo delle famiglie e delle utenze economiche tramite un articolato programma di interventi». «Per Ricrea – ha sottolineato Federico Fusari, direttore dell’omonimo consorzio – la firma di oggi è un momento molto importante che certamente contribuirà a creare sinergia fra il nostro consorzio e la Regione, per garantire il continuo miglioramento del percorso che porta alla valorizzazione degli imballaggi in acciaio, verso efficienze di riciclo sempre maggiori. Guardiamo con interesse a questo territorio sul quale riteniamo di raccogliere, grazie all’aiuto dei suoi abitanti, quantità non solo maggiori, ma anche qualitativamente migliori».
«Il recupero dei rifiuti legnosi in Valle d’Aosta è affidato da tempo alla sottoscrizione di accordi condivisi con il consorzio Rilegno- ha infine detto il direttore Marco Gasperoni -. e i risultati sono apprezzabili. Nonostante la particolarità del territorio montano, che spesso non agevola il corretto conferimento dei materiali, va detto che i quantitativi di rifiuti provenienti dal bacino regionale valdostano sono degni di nota e indicano una raccolta “matura”, soprattutto per quel che riguarda la percentuale di imballaggio avviato a riciclo e destinato a diventare pannello truciolare, base per la maggior parte degli arredi di casa e uffici. Nel 2012 infatti su circa 4.000 tonnellate di rifiuti di legno provenienti dal centro di raccolta della Val d’Aosta, oltre il 50% risultava essere di rifiuti di imballaggio. Con la sigla di questo accordo, formalizzata oggi, ci manterremo sulla linea del buon lavoro svolto finora».

Fonte: eco dalle città

 

 

PELLICCE TOSSICHE PER BAMBINI,LAV richiede il ritiro dei capi in 5 città


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La LAV dopo accurate analisi di laboratorio ha verificato che in 6 capi di abbigliamento per bambini con pelle e pelliccia di 5 note marche sono presenti sostanze chimiche potenzialmente dannose. I capi sono stati acquistati in negozi di Milano, Monza, Roma e via web e le analisi hanno rilevato la presenza di sostanze chimiche con valori superiori previsti dal REACH.

I test sono stati effettuati dal laboratorio di analisi Buzzi di Prato su capi dei marchi: Il Gufo, Miss Blumarine, Fix Design, Gucci e Brums.
Sostanze tossiche nelle pellicce per bambini, la denuncia della LAV

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I nonilfenoli etossilati e il nonilfenolo entrano nella catena alimentare umana e sono considerati, in particolare il nonilfenolo interferente endocrino; i sali d’alluminio sono corrosivi e irritanti per pelle e mucose; il cromo trivalente usato per la concia delle pelli può degenerare in cromo esavalente a causa dei raggi UV e alla luce del giorno, in condizioni di temperature elevate, è corrosivo per pelle e mucose; formaldeide presente fino a 5 volte il limite stabilito per i giocattoli ma non esiste una normativa di riferimento per i prodotti in pelle. La formaldeide è un battericida e allergene da contatto che causa numerosi disturbi.

Scrive LAV nel comunicato:

I rapporti di prova sono allarmanti: uno degli articoli (marca Brums) non potrebbe essere posto in vendita sul mercato nazionale dato che risulta contaminato da un quantitativo di Nonilfenolo Etossilato 2,5 volte superiore allo standard REACH (Reg. 2006/1907/CE); alcuni campioni analizzati presentano livelli di Formaldeide nettamente superiori a quelli rinvenuti negli ultimi anni in altri prodotti tessili e per i quali sono state diramate allerte RAPEX (sistema europeo di allerta per la tutela dei consumatori) per il ritiro dal mercato.

Gli inserti di pelliccia usati come decorazione e dunque in quantitativi bassi sono ricchi di sostanze tossiche come PCP Pentaclorofenolo, TeBT Tetrabutil Stagno, TeCP Tetraclorofenoli, Tetracloro Etilene, metalli pesanti (Cromo III, Alluminio, Piombo), tracce di Idrocarburi Policiclici Aromatici (Pirene, Naftalene, Fenantrene, Fluorantrene).

Il perché è presto detto: la concia delle pelli e pellicce vede un uso massiccio di tali sostanze. Ad esempio gli alchilfenoli etossilati sono usati per sgrassare le pellicce sebbene in Europa siano vietati.

Lav dunque chiede sia alle aziende coinvolte, sia al ministero della Salute di intervenire ritirando dal mercato per precauzione questi capi di abbigliamento e di predisporre accertamenti sui capi ancora in commercio; di diramare un Rapex – Rapid Exchange of Information System of the EU- il sistema di allerta europeo verso gli altri Stati membri informandoli della possibile presenza di capi contaminati e di vietare l’uso delle pellicce animali.

Fonte: ecoblog