Ma quanto alluminio ci mangiamo?

L’Associazione Culturale Pediatri ha analizzato l’esposizione media all’alluminio della popolazione attraverso l’utilizzo dei contenitori per alimenti. E il risultato è tutt’altro che rassicurante.9786-10564

«L’alluminio è il terzo elemento più rappresentato nella crosta terrestre, con una percentuale pari al 7.5%, dopo l’ossigeno ed il silicio – scrive l’Associazione Culturale Pediatri (ACP) sulla propria rivista, Quaderni ACP – A differenza di altri metalli come il ferro ed il magnesio, non ha alcuna funzione nel metabolismo dell’uomo e degli altri animali, all’interno dei quali normalmente non è rappresentato nemmeno in tracce. La presenza di questo minerale all’interno dell’organismo umano è quindi secondaria ad una contaminazione non necessaria, prevalentemente per via alimentare. L’assorbimento per via transcutanea, secondario all’utilizzo di deodoranti contenenti questo minerale, è una seconda e meno importante via di contaminazione. La maggior parte dell’alluminio ingerito non viene assorbito e viene eliminato con le feci (95%). Per quanto riguarda la frazione assorbita, l’escrezione avviene essenzialmente tramite il rene; il bioaccumulo, e quindi la tossicità dell’alluminio possono essere quindi nettamente maggiori nei soggetti con funzionalità renale immatura o diminuita (bambini piccoli, anziani, nefropatici) [1]».

«L’alluminio è uno dei metalli con riconosciuta potenziale pericolosità per la nostra salute, interferisce con diversi processi biologici (stress ossidativo cellulare, metabolismo del calcio, etc.), pertanto può indurre e etti tossici in diversi organi e sistemi: il tessuto nervoso, il sistema emopoietico e l’osso sono i bersagli più vulnerabili [2-3]. Diversi studi in passato suggerivano che l’alluminio, per la sua neurotossicità, potesse contribuire all’insorgenza della malattia di Alzheimer e di altre malattie neurodegenerative. Le più recenti pubblicazioni non hanno prodotto dati a sostegno del diretto coinvolgimento dell’alluminio nella genesi dell’Alzheimer. Per contro l’alluminio può aumentare la morte neuronale e lo stress ossidativo a livello cerebrale; per cui non va escluso un ruolo nell’aggravare o accelerare i sintomi e l’insorgenza di patologie neurodegenerative umane [4]. Per tale motivo sono stati fissati dall’Agenzia Europea per la sicurezza alimentare dei limiti di cautela, corrispondenti ad una dose settimanale tollerabile (tolerable weekly intake, TWI) pari a 1mg/ kg di peso corporeo /settimana, corrispondente a 70mg di allumino/settimana per un adulto di 70kg e a 15mg per un bambino di 15 chili di peso [5]».

«L’alluminio è un minerale frequentemente utilizzato dall’industria, grazie alla sua morbidezza, elasticità e resistenza all’ossidazione, per la produzione di numerosissimi prodotti, da solo o sotto forma di leghe – prosegue ACP – Tra questi ricordiamo i contenitori che vengono a contatto con bevande e cibi dai quali potenzialmente questa sostanza può migrare negli alimenti (pentole, lattine, ecc.). I composti di alluminio sono usati anche come additivi per il cibo. Si tratta degli additivi alimentari de niti con i codici da E520 a E523 (solfato di alluminio, di alluminio e sodio, di alluminio e potassio, di alluminio e ammonio) e possono essere utilizzati per promuovere la precipitazione delle proteine o rafforzare la struttura dei vegetali durante la lavorazione in diversi alimenti come per esempio l’albume d’uovo in polvere, la birra, frutta e verdura candite e cristallizzate. Inoltre, l’alluminio si trova naturalmente anche nell’acqua potabile e negli alimenti (Tabella 1)».alluminiotabella

«Possiamo pertanto dividere l’esposizione umana a questo minerale in due categorie: da alluminio intrinsecamente contenuto negli alimenti e da alluminio non alimentare, da additivi oppure da migrazione da materiali a contatto con il cibo» prosegue ACP

Esposizione ad alluminio per via alimentare

Contenuto intrinseco degli alimenti

L’esposizione all’alluminio intrinsecamente contenuto negli alimenti riflette il contenuto del suolo e dell’acqua di irrigazione delle piante, ed il contenuto degli alimenti utilizzati per gli animali. Tra le piante con maggior capacità di concentrazione di questo minerale ricordiamo il the, le verdure a foglia verde e le spezie, in cui la concentrazione può essere superiore a 10 mg /kg, mentre nei prodotti di origine animale la concentrazione abitualmente varia tra 5 e 10 mg/kg (Tabella 1).

Additivi alimentari contenenti alluminio

Gli additivi alimentari contenenti alluminio possono avere una influenza significativa sulla concentrazione totale di alluminio nei prodotti alimentari. Vari composti di alluminio sono approvati come additivi nell’Unione Europea, e possono essere utilizzati come coloranti, rassodanti, agenti di rivestimento e altri. La concentrazione massima in cui questi additivi possono essere utilizzati nei cibi è normata da un regolamento della Commissione Europea, da alcuni ritenuto eccessivamente permissivo [6].

Migrazione di alluminio da materiali a contatto con i cibi

L’alluminio o le sue leghe sono comunemente contenuti in numerosi manufatti che vengono a contatto con i cibi e possono rappresentare una componente importante dell’introduzione di questo minerale nell’organismo umano. Un elenco non esaustivo di questi è rappresentato in Tabella 2.alluminiotabella2

«La quantità massima di alluminio che può migrare da qualsiasi materiale utilizzato a contatto con i cibi (Specific Release Limit, SRL) è stata regolamentata per legge nel 2013, ed è pari a 5 mg per kilogrammo o litro di prodotto alimentare, e tutti i programmi di monitoraggio messi in atto per controllare il rispetto di questa norma non hanno dimostrato degli sforamenti nella quantità di alluminio trasferita nei cibi. Tuttavia, soprattutto in particolari condizioni di utilizzo, per particolari tipi di alimenti e per l’età infantile questo limite forse non è su cientemente sicuro, e l’alluminio che migra da questi prodotti nei cibi e nelle bevande potrebbe determinare dei livelli di assunzione superiori alle dosi raccomandate, e quindi rischiosi per la salute. Uno studio condotto recentemente in Germania (la cui scheda analitica a cui rimandiamo è contenuta in questo numero) ha determinato con delle analisi di laboratorio il quantitativo di alluminio rilasciato da contenitori e stoviglie, usati per la preparazione e la conservazione di cibi e bevande [7-8-9]. Sono state effettuate delle analisi su 297 tipi di cibi o bevande, e le conclusioni a cui sono giunti gli autori sono che solo in situazioni particolari, e soprattutto per cibi acidi o salati, la cottura prolungata a contatto con alcuni manufatti di alluminio potrebbe portare all’assunzione da parte dei bambini di quantità di alluminio superiori alla dose settimanale tollerabile. Nelle situazioni abitualmente riscontrabili nella vita comune è invece molto di cile che la quantità di alluminio assunta da un bambino con la dieta superi questo livello. Ciò non toglie tuttavia che i genitori siano consapevoli dei materiali utilizzati per conservare o cuocere gli alimenti. La consuetudine di utilizzare contenitori e fogli di alluminio per la conservazione e cottura dei cibi andrebbe limitata ai cibi non acidi o salati. Anche per tale motivo va inoltre scoraggiato l’utilizzo di bevande acide in lattina (the, coca cola ed altre bevande gassate, succhi di frutta). A parte questi particolari cibi, ribadiamo che i contenitori in alluminio rappresentano un sistema di conservazione degli alimenti più sicuro per la salute rispetto a quelli plastici, che non dovrebbero essere utilizzati per il documentato passaggio nel cibo di sostanze note come interferenti endocrini [10]».

  1. Fanni D, Ambu R, Gerosa C, et al. Aluminum exposure and toxicity in neonates: a practical guide to halt aluminum overload in the prenatal and perinatal periods. World J Pediatr. 2014;10(2):101-7
    2. Kumar V, Gill KD. Aluminium neurotoxicity: neurobehavioural and oxidative aspects. Arch Toxicol 2009;83(11):965–978
  2. Chappard D, Bizot P, Mabilleau G, et al. Aluminum and bone: Review of new clinical circumstances associated with Al(3+) deposition in the calci ed matrix of bone. Morphologie. 2016;100(329):95-105
    4. Maya S, Prakash T, Madhu KD, et al. Multifaceted e ects of alumi- nium in neurodegenerative diseases: A review. Biomed Pharmacother. 2016;83:746-754
  3. European Food Safety Authority Safety of aluminium from dietary intake. Scienti c Opinion of the Panel on Food Additives, Flavourings, Processing Aids and Food Contact Materials. EFSA J. 2008; 754:1–4
    6. Regulation (EC) No. 1333/2008 of the European Parliament and of the Council on food additives
  4. Stahl T, Falk S, Rohrbeck A, et al. Migration of aluminum from food contact materials to food-a health risk for consumers? Part I of III: exposure to aluminum, release of aluminum, tolerable weekly intake (TWI), toxicological e ects of aluminum, study design, and methods. Environ Sci Eur 2017; 29: 19
  5. Stahl T, Falk S, Rohrbeck A, et al. Migration of aluminum from food contact materials to food-a health risk for consumers? Part II of III: mi- gration of aluminum from drinking bottles and moka pots made of alu- minum to beverages Environ Sci Eur 2017; 29:18
  6. Stahl T, Falk S, Rohrbeck A, et al. Migration of aluminum from food contact materials to food-a health risk for consumers? Part III of III: migration of aluminum to food from camping dishes and utensils made of aluminium Environ Sci Eur 2017; 29:17
  7. To ol G. I prodotti plastici che vengono a contatto con i cibi possono essere pericolosi?. Quaderni ACP. 2012;19.4: 177

Fonte: ilcambiamento.it

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CIAL premia la raccolta differenziata dell’alluminio

Tante le realtà premiate, dal Nord al Sud d’Italia, con le migliori performance di raccolta del 2016.cial-premio-resa-2016

Quali sono i migliori comuni e le società di gestione dei rifiuti con le migliori performance quantitative e qualitative di raccolta differenziata dell’alluminio?

A stilare la classifica, sulla base dei risultati di raccolta differenziata e riciclo degli imballaggi in alluminio in Italia, relativi all’anno 2016, è il CIAL – Consorzio Nazionale per il Recupero e il Riciclo dell’Alluminio. Sulla base di tale classifica, CIAL ha assegnato il cosiddetto Premio Resa, vale a dire un incentivo economico per incoraggiare, su tutto il territorio nazionale, modelli di raccolta differenziata intensivi e in grado di valorizzare le piene potenzialità dei singoli bacini. Grazie a questo Premio, con riferimento all’anno 2016, verranno corrisposti circa 280mila euro; un corrispettivo aggiuntivo rispetto a quello già previsto dall’Accordo Quadro Anci-Conai, di cui il 57% nei confronti di Comuni e operatori di raccolta del Nord Italia, il 36% nei confronti di soggetti del Sud Italia e il 7% verso Comuni del Centro. Ad aggiudicarsi il “Premio Resa” di CIAL nel 2016 sono stati in tutto 46 soggetti. Volendo citare alcuni esempi virtuosi, in Lombardia troviamo la società a2a con gli ottimi risultati di raccolta di Brescia e Bergamo, la società Amsa a2a per il capoluogo di Milano e la Acsa di Cornaredo. Da segnalare anche i buoni risultati di Como, del Comune di Monza e di Opera, in provincia di Milano. Rimanendo sempre nel nord-Italia, in Veneto, citiamo invece l’Unione Montana Agordina che riunisce 16 Comuni della provincia di Belluno, fra i quali il capofila Agordo e le società Etra e Serit con i loro Comuni maggiori, rispettivamente Bassano del Grappa e Villafranca di Verona. Altro esempio virtuoso da segnalare l’Unione Territoriale Intercomunale della Carnia, in Friuli, che riunisce 28 Comuni della provincia di Udine. Nel Centro Italia, fra gli altri, ha ricevuto il premio per la raccolta differenziata dell’alluminio la Valfreddana Recuperi, società che serve 24 Comuni della provincia di Lucca più la città di Massa, mentre nel Sud sono diverse le realtà da segnalare per gli ottimi risultati. In Campania il Consorzio CiAl ha premiato la società Ambiente SpA che si occupa della raccolta in 23 Comuni della provincia di Napoli, fra cui Ercolano e Pomigliano d’Arco; Penisola Verde SpA, nel cui territorio rientra anche la cittadina di Sorrento, più volte premiata a livello nazionale dal Consorzio nell’ambito dell’iniziativa Comuni Ricicloni di Legambiente; e la Nappi Sud, società che gestisce importanti Comuni del Salernitano come Battipaglia ed Eboli. Sempre in Campania, vanno poi segnalati gli ottimi risultati di due Comuni cilentani: Agropoli e Casalvelino. In Molise il premio è stato riconosciuto alla società Giuliani Environment che serve otto Comuni della provincia di Campobasso, mentre in Calabria alla Servizi Ecologici di Marchese Giosè, a Tarsia in provincia di Cosenza, e alla Ecosistem Srl di Lametia Terme. In Puglia si è distinto invece il Comune di Cassano delle Murge, in provincia di Bari, e la società Ecotecnica che opera fra le provincie di Lecce e Brindisi, servendo molti piccoli Comuni della zona. Un discorso a parte lo merita poi la Sardegna, regione nella quale il 45% dei Comuni, 168 su 377, rientra nella gestione di società o ambiti territoriali premiati da CiAl. In particolare le società Ecosansperate e Ichnos Ambiente di Uta (Cagliari), la Gesam di Sassari, e il Consorzio Industriale Provinciale Oristanese. Fra i Comuni sardi più virtuosi: Alghero, Cagliari, Nuoro e Oristano. Il Premio Resa di CiAl mostra quanto è diffusa e ben organizzata la raccolta differenziata dell’alluminio in Italia. Ad oggi, sono infatti 6.607 i Comuni italiani nei quali è attiva la raccolta (l’82% del totale) con il coinvolgimento di circa 52,6 milioni di abitanti (l’88,5% della popolazione italiana). Si tratta di un’indicazione importante che dimostra la validità del sistema di gestione alla base dell’Accordo Quadro Anci-Conai per garantire una crescita ed un consolidamento dei servizi di raccolta e di trattamento dei rifiuti con risultati e performance crescenti e in linea con gli standard europei.

Ecco l’elenco completo dei vincitori del Premio Resa CIAL 2016.

Fonte: ecoblog.it

Alluminio nei würstel di pollo: ritiri nei supermercati Carrefour

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Supermercati Carrefour hanno ritirato dai loro scaffali un lotto di würstel di pollo a proprio marchio, prodotti dal Salumificio Fratelli Beretta S.p.A., dopo il ritrovamento di frammenti di alluminio nelle confezioni da 100 grammi con scadenza 21/04/2016 e con numero di lotto 8012666018468. In un comunicato diffuso stamane, la Carrefour si scusa con la clientela e invita chiunque abbia acquistato il prodotto, potenzialmente dannoso per la salute, a non consumarlo e portarlo al punto vendita dove è stato acquistato e nel quale avverrà il rimborso. Per ulteriori segnalazioni o chiarimenti si può contattare l’Ufficio Assicurazione Qualità Salumificio Fratelli Beretta S.p.A. al numero 0354948498.

Fonte:  Carrefour

Riciclaggio dell’alluminio: dal virtuosismo ambientale all’arte fotografica

Riciclare l’alluminio è una buona pratica per risparmiare denaro ma anche per creare oggetti d’arte. L’alluminio è un materiale metallico che si presta a una vastità di applicazioni e possibilità di riutilizzo, grazie alle sue molteplici proprietà: leggero, versatile, non tossico, non magnetico, ottimo conduttore di elettricità e calore, duttile; la riciclabilità dell’alluminio è una caratteristica peculiare di questo metallo, che garantisce costi energetici contenuti. Il riciclo dell’alluminio, oltre a evitare l’estrazione di bauxite, consente di risparmiare il 95% dell’energia richiesta per produrlo partendo dalla materia prima: per ricavare dalla bauxite 1 kg di alluminio sono necessari 14 kWh, per ricavare invece 1 kg di alluminio nuovo da quello usato servono solo 0,7 kWh di energia. Il Decreto Ronchi ha incentivato la creazione, su tutto il territorio nazionale, di Consorzi di filiera che si occupano del recupero di differenti frazioni merceologiche: per quanto riguarda il mercato dell’alluminio il Consorzio di riferimento è il CIAl (Consorzio Imballaggi Alluminio): tra i compiti principali del Consorzio c’è quello di garantire il recupero proprio degli imballaggi in alluminio provenienti dalla raccolta differenziata fatta dai Comuni italiani, che già sulla plastica hanno raggiunto (dati Corepla e Legambiente) risultati interessanti. L’alluminio riciclato ha in verità proprietà equivalenti a quello originario e per questo motivo può essere impiegato per nuovi imballaggi, industria automobilistica, edilizia, casalinghi…e per l’arte! Questo è il tentativo di Malena Mazza, fotografa di moda che il prossimo 9 aprile inaugurerà a Milano una mostra fotografica dedicata al packaging in alluminio e agli oggetti in alluminio riciclato più comuni: la mostra, dal titolo “Aluminium, fashion&food”, si terrà fino al 23 aprile al padiglione Olona del Museo Nazionale della Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano. L’iniziativa artistica, promossa proprio dal Consorzio Imballaggi Alluminio, permetterà ai visitatori di osservare questo metallo, prezioso ed economico, sotto un’altra luce, più artistica ma non per questo meno funzionale.INVITO_Aluminium-fashion-and-food-620x350

Fonte: ecoblog.it

Ecco perché l’alluminio limita la crescita delle piante

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A volte la terra smette di essere produttiva: si stima che negli ultimi 40 anni circa un terzo dei terreni coltivabili di tutto il mondo sia stata persa in questo modo. Uno degli elementi responsabili di questo processo è l’alluminio, che costituisce un problema in particolare per i suoli acidi, circa il 40% dei terreni agricoli del mondo, in cui i minerali si dissolvono e rilasciano in soluzione il metallo, che poi limita la crescita delle piante. Nonostante gli effetti dell’alluminio fossero noti sin dai primi del Novecento, le ragioni alla base della sua tossicità non sono mai state comprese fino in fondo. Oggi, uno studio pubblicato sulla rivista Plant Physiology, e realizzato dall’Università del Queensland (Australia), l’Università dell’Australia del Sud, l’Università di Oxford ed Elettra Sincrotrone Trieste in Area Science Park, aiuta a chiarire i meccanismi di tossicità dell’alluminio, fotografando per la prima volta le modalità d’accumulo dell’alluminio nelle radici dei semi di soia, in funzione dei tempi di esposizione. Lo studio ha utilizzato il microscopio TwinMic, che usa la luce di sincrotrone di Elettra, dimostrando che gli effetti tossici dell’alluminio sono estremamente rapidi, esercitandosi già a partire dai primi cinque minuti di esposizione al metallo e sono dovuti a un’inibizione diretta dell’allungamento di determinate cellule situate all’apice della radice e direttamente responsabili della sua crescita. “Utilizzando TwinMic e la tecnica della fluorescenza ai raggi X – commenta Alessandra Gianoncelli, ricercatrice di Elettra – siamo riusciti a ottenere una serie di mappe chimiche, che hanno evidenziato come l’alluminio si concentri nelle pareti di queste cellule, impedendone l’allentamento e l’allungamento necessari. In questo modo le radici non possono crescere e la pianta non potrà accedere all’acqua e ai nutrienti necessari per portare a termine il ciclo riproduttivo. L’effetto è già chiaramente visibile in pochi minuti ma, anche lasciando passare 24 ore, le cellule in cui l’alluminio si è concentrato sono sempre quelle collocate nella stessa zona della radice”. “Questo studio – commenta Peter Kopittke dell’Università australiana del Queensland, primo autore della pubblicazione – è una chiave importante per la corretta costruzione di strategie atte a contrastare la perdita dei suoli agricoli. Una possibile soluzione per tutelare la produzione agricola passa infatti attraverso la produzione di colture più resistenti all’alluminio. A questo scopo la conoscenza dei meccanismi d’accumulo e d’azione del metallo, a livello cellulare e subcellulare, è di fondamentale importanza”.

Riferimenti: Identification of the primary lesion of toxic aluminum (Al) in plant roots; Peter M. Kopittke et al.; Plant Physiology doi:10.1104/pp.114.253229

Credits immagine: via Pixabay

Fonte: galileonet.it

Vaccini e malattie autoimmuni: come l’organismo aggredisce se stesso

La letteratura scientifica, sempre citata per difendere i progressi della medicina, attesta però anche alcune altre verità, una delle quali, per esempio, è il legame che corre tra vaccini e malattie autoimmuni. Ci sono infatti studi che attestano come le vaccinazioni possano far sì che l’organismo aggredisca se stesso.vaccino_alluminio

Nessuno potrebbe mai accusare Yehuda Shoenfeld di essere un ciarlatano. Il clinico israeliano ha dedicato oltre trent’anni allo studio del sistema immunitario umano ed è all’apice della sua carriera. È autore di innumerevoli studi – The Mosaic of AutoimmunityAutoantibodiesDiagnostic Criteria in Autoimmune Diseases, Infection and Autoimmunity, Cancer and Autoimmunity – alcuni dei quali sono pietre miliari per la pratica clinica. Ed è proprio Shoenfeld a puntare il dito contro i vaccini, come ha ricostruito la giornalista canadese Celeste McGovern. Prendiamo ad esempio un recentissimo articolo pubblicato su Pharmacological Research  in cui Shoenfeld e colleghi individuano quattro categorie di individui che sono più a rischio di sviluppare malattie autoimmuni a seguito di vaccinazione. «Da una parte, i vaccini prevengono le infezioni che possono scatenare autoimmunità – spiegano Alessandra Soriano, del Dipartimento di Medicina clinica e reumatologia del Campus Bio-Medico dell’università di Roma, Gideon Nesher dell’università di Gerusalemme e lo stesso Shoenfeld – Dall’altra parte, molti studi che riportano autoimmunità post-vaccinale suggeriscono fortemente che i vaccini possano, essi stessi, causare autoimmunità». «Le malattie autoimmuni che possono insorgere dopo vaccinazione includono artrite, lupus, diabete mellito, trombocitopenia, vasculite, dermatomiosite, sindrome di Guillain-Barre syndrome e demielinizzazione. Quasi tutti i tipi di vaccini sono stati associati ad ASIA (Autoimmune/inflammatory Syndrome Induced by Adjuvants, Sindrome autoimmune/infiammatoria indotta da adiuvanti, anche note come sindrome di Shoenfeld, nda)».   Il termine ASIA raccoglie sintomi simili e si è iniziato ad indagare come le tossine ambientali, tra cui l’alluminio utilizzato nei vaccini, possano scatenare una reazione a catena nel sistema immunitario negli individui suscettibili portando a malattia autoimmune. La malattia autoimmune si ha quando il corpo crede di attaccare invasori esterni mentre invece sta attaccando parti di sé. Il sistema immunitario è un sistema di difesa e gli anticorpi sono come droni programmati per riconoscere certi tipi di invasori e distruggerli. Se sbagliano bersaglio possono causare danni enormi. Se ad esempio danneggiano la guaina mielinica, gli impulsi nervosi non si trasmettono adeguatamente, i muscoli vanno in spasmo e si perde la coordinazione: questa si chiama sclerosi multipla. Se gli anticorpi per errore aggrediscono i tessuti delle articolazioni si può avere l’artrite reumatoide. Se invece il bersaglio diventano le isole di Langerhans nel pancreas, si ha il diabete di tipo 1 e così via.

«Un sistema immunitario sano tollera gli auto-antigeni – spiegano gli esperti – quando questa tolleranza viene disturbata, il sistema immunitario si sregola e si ha l’emergenza dell’autoimmunità. La vaccinazione è una delle condizioni che possono disturbare l’omeostasi negli individui suscettibili dando luogo a fenomeni autoimmuni e ASIA».

Chi sia suscettibile è materia trattata dal documento dal titolo “Predicting post-vaccination autoimmunity: Who might be at risk?”,  che elenca quattro categorie di persone: chi ha avuto una precedente reazione autoimmune a un vaccino; chi ha una storia clinica di autoimmunità; pazienti con storia di reazioni allergiche; chiunque sia ad alto rischio di sviluppare malattie autoimmuni, inclusi coloro che hanno storia familiare di autoimmunità, presenza di autoanticorpi individuabili con esami del sangue e altri fattori, inclusi bassa vitamina D e fumo.

Reazioni precedenti

Riguardo a chi ha avuto precedenti reazioni ai vaccini, il rapporto cita cinque studi rilevanti incluso il caso di una adolescente morta dopo sei mesi dalla terza dose di Gardasil, il vaccino contro il papillomavirus.  Aveva avuto alcuni sintomi dopo la prima dose, come tremori e perdita di memoria. Dopo la seconda dose aveva sviluppato debolezza intermittente al braccio, erano peggiorati altri sintomi, aveva dolore al petto e palpitazioni. Gli esami del sangue e della milza hanno rivelato la presenza di frammenti di Dna del gene HPV-16 L1 sovrapponibile a quello presente nel Gardasil e trattato con alluminio. Malgrado «la limitatezza dei dati», Shoenfeld e colleghi hanno concluso che «pare preferibile che gli individui con precedenti reazioni autoimmuni alle vaccinazioni non siano vaccinati, almeno non con lo stesso tipo di vaccino».

Chi ha già una malattia autoimmune

«I vaccini non funzionano tanto bene su di loro – dice Shoenfeld – e sono a rischio di aggravamento dopo la vaccinazione». I vaccini contenenti virus vivi (varicella, febbre gialla, morbillo, parotite e rosolia) sono «in genere controindicati» per il rischio di «replicazione virale incontrollata». Ma nemmeno i vaccini a virus uccisi sono una buona idea perché solitamente contengono alluminio. Gli immunologi hanno descritto casi in cui pazienti con malattie reumatiche autoimmuni hanno manifestato maggiore dolore articolare e febbre dopo vaccino antinfluenzale, con innalzamento dei livelli di autoanticorpi (il corpo che attacca se stesso). In certi casi hanno sviluppato nuovi tipi di autoanticorpi.

Pazienti con storia di allergia

Gli studi sui vaccini solitamente escludono i soggetti vulnerabili e reclutano solo individui sani senza allergie. È una «distorsione» dicono Shoenfeld e Soriano ed è una delle cause per cui le reazioni avverse sono «considerevolmente sottostimate»; nella «vita reale i vaccini sono obbligatori per tutti gli individui a prescindere dalla loro suscettibilità». L’incidenza di reazioni allergiche ai vaccini è normalmente stimata in 1 caso su 50.000 dosi fino a 1 caso su 1 milione, ma probabilmente la vera incidenza è molto più alta soprattutto quando tra gli ingredienti dei vaccini ci sono gelatina e proteine dell’uovo. Tra gli ingredienti dei vaccini si individuano potenziali allergenici: proteine dell’uovo, siero di cavallo, lievito, antibiotici, formaldeide e lattosio. Secondo gli immunologi, in caso di manifestazioni di sensibilità all’alluminio, come noduli nel sito dell’iniezione che possono anche persistere per mesi e anni, meglio fare un patch test e, in caso, evitare la rivaccinazione.

L’alluminio

L’alluminio si aggiunge nei vaccini fin dal 1926, quando Alexander Glenny e colleghi notarono che faceva produrre meglio gli anticorpi. Per 60 anni la sua teoria non è mai stata messa in discussione malgrado sia documentata la neurotossicità di questo metallo che può danneggiare la memoria, il controllo psicomotorio, la barriera ematoencefalica, può indurre infiammazione cerebrale, danneggiare la funzione mitocondriale e addirittura avere un ruolo nella formazione delle placche amiloidi che si individuano nei malati di Alzheimer. È coinvolto nella sclerosi laterale amiotrofica e nell’autismo e induce allergie. Una decina di anni fa i ricercatori hanno iniziato a studiare meglio gli effetti dell’alluminio come adiuvante  e sono emersi molti problemi connessi con il suo utilizzo.

La miofascite macrofagica

L’alluminio ha dimostrato di avere grande mobilità nell’organismo. Nel 1998 il ricercatore francese Romain Gherardi, insieme ai suoi colleghi, osservò una condizione di origine sconosciuta in un paziente con sintomi di fatica cronica dopo vaccinazione, inclusi linfonodi gonfi, dolori articolari e muscolari e spossatezza. La biopsia ai tessuti del deltoide rivelò una lesione di 1 centimetro di diametro e in laboratorio emerse che si trattava di macrofagi, cioè gli anticorpi dell’organismo stesso. Nel fluido cellulare di questi macrofagi c’erano nanocristalli di alluminio. Altre ricerche hanno rivelato che questi granulomi possono diffondersi ovunque, dai linfonodi alla milza, dal fegato al cervello. Gherardi ha quindi concluso che c’è neurotossicità anche a lungo termine per l’alluminio

Persone a rischio

Le persone a rischio di sviluppare una malattia autoimmune sono coloro che hanno una storia familiare di autoimmunità e chi è positivo agli autoanticorpi. Anche il fumo è un fattore di rischio, come bassi livelli di vitamina D. A questo punto, cosa saggia è chiedere sempre il foglietto illustrativo del vaccino o dei vaccini che si dovrebbero ricevere e informarsi bene sui possibili effetti a breve e lungo termine, consultando magari la Banca Dati Med-Line dei Natinal Institutes of Health americani.

Si ringrazia Celeste McGovern

Fonte: ilcambiamento.it

Rinnovato ad Ecomondo il protocollo d’intesa per il riciclo delle capsule del caffè in alluminio

E’ stato firmato oggi, alla presenza del Sottosegretario di Stato all’Ambiente Barbara Degani, l’accordo valido per i prossimi tre anni che vede: Nespresso, CIAL – Consorzio Imballaggi Alluminio, Federambiente e il CIC – Consorzio Italiano Compostatori, lavorare insieme per la raccolta, il recupero e l’avvio al riciclo delle capsule del caffè Nespresso realizzate esclusivamente in alluminio. Il progetto, denominato EcolaborationTM, s’inscrive nel più ampio programma di sostenibilità promosso da Nespresso a livello globale, volto a garantire l’adozione di pratiche sostenibili lungo tutta la catena del valore, dall’approvvigionamento responsabile delle risorse fino alla riduzione dell’impronta ecologica dell’azienda.

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Avviato in Italia nel 2011 ed oggi rinnovato attraverso la sottoscrizione del Protocollo di Intesa,EcolaborationTM persegue l’obiettivo di organizzare le modalità di gestione dei rifiuti costituiti dalle capsule in alluminio contenenti caffè, conferite dai cittadini presso i punti vendita Nespresso, appositamente attrezzati, nonché presso i Centri di Raccolta/Isole Ecologiche dei rifiuti urbani gestiti dalle aziende responsabili dei servizi di raccolta differenziata. Le capsule in alluminio contenenti caffè post-consumo vengono così opportunamente avviate a riciclo presso impianti che trattano imballaggi in alluminio con successivo recupero anche della frazione organica e produzione di compost. Attualmente sono 44 i punti di raccolta, distribuiti in 23 città italiane: Torino, Genova, Milano, Assago, Monza, Bergamo, Brescia, Como, Varese, Padova, Verona, Bovolone, Vicenza, Treviso, Bolzano, Bologna, Modena, Parma, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Catania. Si tratta di un sistema capillare che offre ai clienti Nespresso la possibilità di partecipare ad un grande progetto di tutela ambientale in grado di garantire il recupero di risorse importanti, altrimenti destinate allo smaltimento in discarica:

  • da un lato l’alluminio, materiale con cui le capsule sono fatte le capsule, che può essere riciclato al 100% e infinite volte, consentendo un enorme risparmio di energia e materia: fino al 95%.
  • dall’altro il caffè residuo che viene avviato a compostaggio per le coltivazioni di riso, poi riacquistato e donato da Nespressoalla onlus Banco Alimentare.

 

Nei primi tre anni di operatività di EcolaborationTM in Italia (novembre 2011 – novembre 2014) sono state raccolte 775 tonnellate di capsule usate, conferite dai cittadini e avviate a riciclo.

In ognuna delle 23 città coinvolte, in base all’ accordo siglato fra Nespresso, CIAL, Federambiente e il CIC, il progetto prevede che il servizio di ritiro delle capsule conferite dai cittadini sia a cura dell’amministrazione e/o della società che sul territorio gestisce i rifiuti urbani. Successivamente il Consorzio CIAL garantisce l’avvio al riciclo in fonderia dell’alluminio, mentre l’avvio a compostaggio del caffè residuo è gestito con il supporto del Consorzio CIC. Per il prossimo triennio, periodo interessato dal rinnovo dell’accordo siglato quest’oggi a Rimini, si prevede una crescita esponenziale delle quantità raccolte, grazie alla presenza sempre più capillare diNespresso sul territorio italiano, e a nuovi accordi stipulati con le amministrazioni locali.

Di seguito le dichiarazioni rilasciate dai soggetti coinvolti nel rinnovo del Protocollo di Intesa.

Barbara Degani – Sottosegretario di Stato all’Ambiente: “Responsabilità del produttore, flessibilità ed efficienza del sistema associativo e consortile nazionale per il recupero di materia ed energia, sono gli elementi chiave alla base del protocollo d’intesa tra Nespresso, CIAL, Federambiente e CIC, siglato oggi a Ecomondo. Si tratta di un accordo molto importante che individua soluzioni efficaci e innovative per la gestione dedicata di un rifiuto particolare come quello delle capsule, favorendo la raccolta, il trattamento e il riciclo di alluminio e caffè e coniugando al meglio lo sviluppo di nuovi mercati e nuove forme di consumo con quelle di un’economia sostenibile”.

Fabio Degli Esposti – Direttore Generale di Nespresso Italia: “Ecolaboration rappresenta oggi un modello di cooperazione unico nel suo genere in Italia, grazie al quale Nespresso si impegna a limitare l’impatto ambientale del consumo di caffè in capsule in ogni fase del processo. Per i prossimi anni ci siamo posti obiettivi ambiziosi, nell’ottica di estendere in maniera ancor più efficace e capillare la possibilità per i consumatori italiani di aderire all’iniziativa; per questo siamo entusiasti di proseguire l’importante lavoro svolto ad oggi con il supporto di CIAL, Federambiente e CIC, certi che questo progetto contribuirà in maniera sempre più rilevante al riciclo di alluminio nel nostro Paese”.

 

Gino Schiona – Direttore Generale del Consorzio CIAL: “Siamo particolarmente lieti di fare parte del progetto Ecolaboration in Italia e contribuire al suo successo. Grazie a questo programma e al rinnovo dell’accordo per il recupero delle capsule di caffè, avviato tre anni fa con ottimi risultati, si amplia la collaborazione alla raccolta differenziata e al riciclo dell’alluminio, un grande impegno di responsabilità, in grado di generare crescenti e importanti benefici ambientali, sociali ed economici”.

Filippo Brandolini, presidente di Federambiente: “Il rinnovo del protocollo d’intesa per la raccolta, il recupero e l’avvio al riciclo delle capsule di caffè in alluminio è innanzitutto una buona notizia per la tutela dell’ambiente. Questo accordo, che già ha dato buoni frutti nel suo primo triennio, rappresenta un passo sulla strada di un sempre più forte coinvolgimento dei produttori sul fronte della riduzione dei rifiuti, rafforzando l’accordo e la collaborazione fra tutte le parti coinvolte, dai produttori stessi ai distributori, dai cittadini alle imprese di gestione del ciclo dei rifiuti. Federambiente e le imprese associate sostengono con convinzione questa iniziativa, augurandosi che possa trovare sempre più vasta applicazione anche in altri settori merceologici”.

Massimo Centemero – Direttore Generale Consorzio Italiano Compostatori: “I risultati finora ottenuti, da questo che potremmo definire un progetto innovativo e sperimentale, sono incoraggianti. Il caffè rappresenta un materiale pulito, senza contaminazioni, e soprattutto abbondante, visto l’alto consumo che se ne fa nel nostro Paese. Per questo è importante che possa essere compostato e ritornare nel ciclo virtuoso della nostra economia”.

Il CIC (Consorzio Italiano Compostatori) è l’associazione italiana per la produzione di compost e biogas. Il Consorzio, che conta più di 130 soci, riunisce imprese e enti pubblici e privati produttori di fertilizzanti organici e altre organizzazioni che, pur non essendo produttori di compost, sono comunque interessate alle attività di compostaggio (produttori di macchine e attrezzature, di fertilizzanti, enti di ricerca, ecc.). Il CIC promuove la produzione di materiali compostati, tutelando e controllando le corrette metodologie e procedure. Promuove le iniziative per la commercializzazione e la corretta destinazione dei prodotti ottenuti dal compostaggio e svolge attività di ricerca, studio e divulgazione relative a metodologie e tecniche per la produzione e utilizzazione dei prodotti compostati.

Maggiori informazioni sul sito istituzionale: http://compost.it/

Fonte: agenziapressplay.it

Garby, la raccolta differenziata diventa compatta e low cost

In cambio del riciclaggio di materiali in PET, HDPE, PP, PS, LDPE, alluminio o banda stagna, gli eco-compattatori dell’azienda casertana offrono eco-bonus spendibili in esercizi commerciali per ottenere sconti e premi

Ridurre lo spazio occupato dal packaging, sia esso in PET, HDPE, PP, PS, LDPE, alluminio o banda stagna, significa ridurre i costi per la raccolta differenziata, lo stoccaggio, il trasporto e, di conseguenza generare margini di guadagno più ampi sulla vendita del materiale generato dal riciclo di plastica e alluminio. Garby fornisce i servizi commerciali e le tecnologie per far sì che il volume dei rifiuti destinati al riciclaggio possa essere ridotto fino all’80%. Fra bottiglie in PET, flaconi in HDPE e lattine in alluminio, sono circa 15 miliardi i pezzi che ogni anno, in Italia, finiscono in discarica o negli inceneritori invece di diventare una preziosa risorsa economica. L’azienda casertana di San Marco Evangelista facilita i processi di riciclaggio creando un sistema capace di generare profitti. Gli eco-compattatori oltre a svolgere questa importante funzione ecologica, rappresentano lo strumento diffuso sul territorio delle attività di eco-marketing di Garby: aree pubbliche, scuole, musei, teatri, aziende private ed esercizi commerciali diventano concessionari offrendo a cittadini e clienti la possibilità di usufruire dei benefit concessi a chi si dimostra attento alle buone pratiche.  Come generare profitti dai rifiuti tutelando l’ambiente? Il primo step è la conservazione di bottiglie PET, flaconi HDPE e lattine di alluminio, il secondo lo smaltimento presso gli eco compattatori Garby, il terzo l’accumulo di eco-bonus, il quarto la visita in uno dei negozi aderenti alla rete di Garby e l’ultimo la consegna degli eco-bonus in cambio di sconti, offerte e premi. Chi volesse collaudare l’efficacia del sistema Garby può cercare l’ecopoint più vicino a casa.FRANCE-ECONOMY-WATER-CAROLA

Fonte:  Garby

© Foto Getty Images

Ecco il testo del nuovo Accordo Quadro Anci-Conai e gli allegati tecnici (tranne la plastica)

Disponibile il testo del nuovo Accordo Quadro ANCI CONAI, valido fino al 31 marzo 2019, e dei cinque Allegati Tecnici sottoscritti dalle parti, in attesa di quello sulla plastica379313

Conai pubblica il testo dell’Accordo Quadro con l’Anci, che regolerà per il quinquennio 2014-2019 l’entità dei corrispettivi da riconoscere ai Comuni convenzionati per i “maggiori oneri” della raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio. Il consorzio fa sapere che “per quanto riguarda la gestione dei rifiuti di imballaggi in plastica, in attesa della definizione del nuovo Allegato Tecnico, si ricorda che sono state prorogate fino al 30 giugno le condizioni previste dall’Allegato precedente, con un incremento pari al 10,6% dei corrispettivi da esso previsti”.

“Per quanto riguarda invece i cinque allegati tecnici già sottoscritti, considerato quanto previsto dal vigente Accordo Quadro in merito al rinnovo automatico delle convenzioni fatta salva la possibilità di recesso entro 30 giorni, i singoli Consorzi di Filiera comunicheranno ai propri convenzionati le relative modalità attuative”.

Al fondo i link per scaricare il testo completo del nuovo Accordo ANCI-CONAI e i rispettivi Allegati Tecnici.

 

 

 

Testo accordo quadro Anci-Conai 2014-2019 [0,14 MB]

 

 

Acciaio [0,06 MB]

 

 

Alluminio [0,11 MB]

 

 

Carta [0,39 MB]

 

 

Legno [0,09 MB]

 

 

Vetro [0,88 MB]

 

 

 

Fonte: ecodallecittà.it

Lattine in alluminio: riciclo record in Europa

Il tasso di riciclo complessivo delle lattine per bevande in alluminio, nelle 27 nazioni dell’Europa Unita e nei Paesi dell’EFTA (Associazione Europea di Libero Scambio) ha raggiunto il risultato record del 68%.
Includendo i restanti paesi europei e la Turchia, ad oggi più di 25 miliardi di lattine vengono riciclate in Europa ogni anno, per un totale di 365.000 tonnellate di alluminio. In Italia riciclato oltre il 60%

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Ottime notizie per il riciclo dell’alluminio. Il tasso di riciclo complessivo delle lattine per bevande in alluminio, nelle 27 nazioni dell’Europa Unita e nei Paesi dell’EFTA(Associazione Europea di Libero Scambio)ha raggiunto il risultato record del 68% (ultimi dati disponibili). Includendo la raccolta di lattine nei restanti paesi europei e in
Turchia, questo significa che, ad oggi, più di 25 miliardi di lattine vengono riciclate in Europa ogni anno, con un totale di 365.000 tonnellate di alluminio riciclato, che consente di evitare annualmente 3 milioni di tonnellate di emissioni di gas serra(fonte: Environmental Profile Report – Aprile 2013). Ed anche per il futuro le previsioni sono ottimiste. La European Aluminium Association (EAA) è fiduciosa che il tasso di riciclo delle
lattine in alluminio per bevande aumenterà ulteriormente verso gli obiettivi stabiliti per il 2015 (75%) e il 2020 (80%). Tuttavia, al fine di raggiungere questi livelli ambiziosi, è importante per l’intera catena coinvolta nel riciclo di lattine continuare ad investire nella raccolta differenziata e nella modernizzazione degli impianti di selezione. Fra i Paesi europei l‘Italia è senza dubbio un esempio virtuoso per quanto riguarda raccolta differenziata e riciclo degli imballaggi in alluminio. Basti pensare che nell’ultimo anno, è stato avviato al riciclo oltre il 60% degli imballaggi in alluminio usati. Non soltanto lattine per bevande, ma anche: scatolette, vaschette, tubetti, bombolette aerosol, tappi e foglio in alluminio.

Fonte: ecodallecittà