Dalla terra al ristorante: una filiera del gusto alle porte di Palermo

Dalla passione di un giovane siciliano e della sua famiglia per la propria terra è nato il progetto Villa Costanza, ristorante e realtà imprenditoriale che nella natura alle porte di Palermo promuove un’alimentazione sostenibile, valorizza le eccellenze locali e con il suo orto crea un filo diretto fra terra e cucina. Qualità e stagionalità delle materie prime, valorizzazione del territorio e promozione della filiera corta. Sono questi gli ingredienti principali che hanno reso vincente, negli anni, il progetto Villa Costanza: un ristorante pizzeria che si trova ai piedi della riserva di Monte Pellegrino, a Palermo.  

«È stato un processo lungo e lento, ma soddisfacente», afferma il co-fondatore, insieme alla sorella Costanza, Marco Durastanti. In circa sette anni, infatti, con impegno e dedizione hanno selezionato, uno ad uno, i micro produttori del territorio, esclusivamente siciliano, puntando su numerosi presidi Slow Food.

Villa Costanza 2

Marco e Costanza Durastanti

Una scelta ambiziosa e sapiente che è la sintesi perfetta dei valori in cui credono: qualità dei prodotti e lavoro di squadra. Nella loro cucina, guidata dallo Chef Antonio Terzo, si trovano solo le eccellenze del territorio, dai formaggi ai salumi, dal Piacentino ennese allo zafferano o al pepe nero alla razza bovina Cinisara o al suino nero dei Nebrodi, dal miele di Ape nera Sicula alle mandorle di baucina bio.  Tutti prodotti buoni e sani che rappresentano la Sicilia. Anche per le pizze hanno adottato la stessa filosofia: lievito madre lievitato per 48h e grani antichi siciliani, come la farina di grano duro Biancolilla Bio di San Cataldo. Non si sono, però, “limitati” a selezionare con cura le materie prime, ma hanno coinvolto l’intero staff nel processo di selezione: organizzano, infatti, visite ai produttori locali attraverso le quali acquisiscono consapevolezza rispetto agli alimenti da portare in tavola e generano quel senso di appartenenza fondamentale in ogni azienda. Negli ultimi anni hanno inoltre, scelto di vendemmiare personalmente il vino di Villa Costanza con visite presso le aziende agricole, cantine, pascoli e vigne. Hanno creato poi tre tipi di birra diversa per valorizzare i piccoli produttori e raccontarli agli ospiti.

Villa Costanza 7

Durastanti continua sottolineando come questo modus operandi abbia generato entusiasmo e relazioni di fiducia, senza le quali adesso non potrebbe fare a meno. “La follia” come la definisce lui, continua, perché in sinergia con la cooperativa Coltiviamo Tradizioni hanno creato un orto da cui attingere i prodotti per la ristorazione. Un filo diretto tra terra e cucina che, in armonia con i tempi della natura e delle sue stagioni, gli permette di avere prodotti sempre freschi e genuini. Una scelta che non predilige certo l’economicità, ma la qualità. E la qualità ripaga. Villa Costanza, inoltre, propone ai clienti che lo desiderano la possibilità di coltivarsi il proprio orto, tramite gli orti urbani della cooperativa e/o di usufruire del servizio di consegna settimanale delle verdure a domicilio. Le prelibatezze di Villa Costanza si possono trovare anche all’interno del nuovo Bastione di Cefalù. Un centro culturale polifunzionale che ospita Bastione&Costanza, un caffè letterario con cucina e pizza slow. Villa Costanza promuove un’alimentazione sostenibile, valorizza le eccellenze locali e tutela la biodiversità. È l’espressione di un sogno riuscito, di una scelta imprenditoriale etica e della passione di un giovane e della sua famiglia per il territorio siciliano.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2019/10/terra-ristorante-filiera-gusto-palermo/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

A Casa Di Bio: pizza itinerante per un’alimentazione sostenibile

Ristorazione biologica in versione itinerante per contribuire a rendere le persone consapevoli dell’importanza delle proprie scelte alimentari. Sono nati così i progetti “A casa di Bio” , ideati da Alessandro Beffa e Chiara Quiri che hanno saputo unire una forte motivazione etica ad un’innovativa idea imprenditoriale.

L’idea è quella di portare alimenti biologici e locali a fiere ed eventi legati all’ecologia ma, su richiesta, anche a convegni e feste private. Tutto è partito nel 2008 da un BioBar con prodotti biologici e solidali, per poi concentrarsi, a partire dal 2011, sulla pizza. È nata cosi la BioPizza itinerante: una vera e propria pizzeria mobile con forno a legna. Apprezzata in tutto il mondo, la pizza diventa così anche uno strumento di cultura e un’occasione per riflettere sull’importanza di cosa scegliamo come nostro “carburante” e sull’impatto che il cibo ha sull’ambiente. La BioPizza si contraddistingue per l’impasto semintegrale a lunga lievitazione e per l’utilizzo di ingredienti biologici, a km 0 e di ottima qualità. In poche ore vengono sfornate centinaia di pizze, servite poi in piatti realizzati con materiali riciclabili. Oltre alla pizza, vengono proposti primi vegetariani e vegani, bibite bio, birra artigianale a km0, erbazzone, panini e dolci senza zucchero e vegani.img_20120409_183254_595

Ogni fine settimana da aprile ad ottobre “A casa di Bio” fa tappa all’Ecoparco di Vezzano, in provincia di Reggio Emilia: un luogo dove si promuovono stili di vita sostenibili, dove gruppi, scuole e cittadini possono immergersi nella natura, vivendola in prima persona. L’Ecoparco è anche una vetrina del territorio dove le buone iniziative, le aziende virtuose, la biodiversità del luogo, i prodotti locali vengono proposti e fatti conoscere. Con l’obiettivo di diffondere consapevolezza sull’importanza delle scelte alimentari, “A casa di Bio” cura anche una Mostra sull’alimentazione ecologica e naturale . Il percorso della mostra invita a porre l’attenzione su ciò che portiamo a tavola, con particolare attenzione ad alcuni principi fondamentali (biologico, locale ed equo solidale) e offre la possibilità di scoprire i segreti per preparare in casa il pane con il lievito madre naturale, macinare e mescolare i cereali, fare la pasta in casa, coltivare le erbe e le spezie, lo yogurt, i germogli, il latte vegetale, l’aceto e tanto altro ancora. L’idea è quella di guidare le persone che prendono parte alla mostra alla scoperta di un modo diverso di vivere il rapporto con la cucina, con particolare attenzione ad alcuni principi fondamentali tra cui quello delle “3V” (vario, vegetale, vivo).197960_156982527694390_7266801_n

“A casa di Bio” rappresenta anche uno degli innumerevoli esempi di come, di fronte ad una crisi, si possa reagire con intraprendenza, costruendo un’opportunità. “Nessuno viene nella mia pizzeria? Io porto la pizzeria dalla gente e la faccio bio, con gli ingredienti del posto”. Come ci racconta Alessandro Beffa, è così che – grazie anche ad un finanziamento di Mag 6  – è nata la loro ditta a conduzione familiare. Da allora, è stata tutta un’altra pizza!

Visualizza “A casa di Bio” sulla Mappa dell’Italia che Cambia! 

Il sito di “A casa di Bio” 

Fonte : italiachecambia.org

Urban food policy pact, l’alleanza tra metropoli per una politica alimentare sostenibile

Parte da Milano l’operazione “Urban food policy pact”. Trenta metropoli mondiali al lavoro per definire gli standard di una politica alimentare urbana sostenibile e condividerli per EXPO. Prima adesione: Hanoi, Vietnam380464

Trenta metropoli collegate in rete per il seminario web che oggi, da Milano, ha dato il via ufficiale all’operazione“Urban food policy pact”, il patto tra città proposto dal Sindaco Giuliano Pisapia che verrà firmato dal numero più alto possibile di realtà urbane nel corso di un grande evento in chiusura di Expo Milano 2015.
Londra, Francoforte, New York, Chicago, Melbourne, Amsterdam, Barcellona, Dakar, Osaka, Mosca, Tel Aviv: sono solo alcune delle municipalità che si sono messe in rete con Milano dai quattro punti cardinali. Obiettivo del primo appuntamento: mettere a fuoco i passi da compiere per la definizione di uno standard per le strategie alimentari urbane, e definire la tabella di marcia che condurrà alla firma dello “Urban food policy pact” da parte dei sindaci. Con una firma sicura fin d’ora: quella di Hanoi, annunciata venerdì scorso al Sindaco Pisapia nel corso di un incontro a Palazzo Marino con una delegazione in arrivo dalla capitale del Vietnam.  Il lavoro di preparazione del documento proseguirà nei mesi che portano a Expo Milano. Quattro le tappe principali: la creazione dei gruppi di lavoro internazionali; da ottobre a gennaio 2015 discussione delle tematiche e definizione degli standard da condividere; a fine febbraio appuntamento a Londra per scrivere la prima bozza del Patto; entro aprile vedrà la luce la versione definitiva del documento e verrà presentata alle altre metropoli del Pianeta; alla metà di ottobre 2015 il grande evento internazionale per la firma del Patto. L’operazione “Food policy” del Comune di Milano è in ogni caso una strategia internazionale che si avvale di più strumenti. Al lavoro in rete avviato oggi si affiancheranno quelli finanziati dai fondi europei: nei prossimi due anni Milano svolgerà il ruolo di capofila del progetto “Food Smart cities for development”, che la Commissione Ue ha recentemente deciso di sostenere con un finanziamento di 2,7 milioni di euro. L’iniziativa si inserisce nel quadro del Programma europeo DEAR (Development, Education and Awareness raising) e coinvolgerà dodici realtà urbane d’Europa, Africa e America latina. Tra i partner associati anche esponenti della società civile: Expo dei popoli – coordinamento di ONG, associazioni, reti della società civile italiana e internazionale che promuove il Forum dei popoli in programma per giugno 2015 a Milano, con un ruolo chiave nell’elaborazione del progetto – e le reti del Commercio equo e solidale.  Per parte sua Milano continua il percorso di implementazione di un sistema alimentare sostenibile per la città, che si avvale del supporto e delle competenze degli esperti della Fondazione Cariplo. Obiettivo è mettere a sistema le politiche che incrociano i temi dell’alimentazione da diversi punti di vista: territorio, welfare, educazione, ambiente, benessere e relazioni internazionali. È un modello già testato con successo altrove nel mondo – da New York a Vancouver, da Chicago a Londra ad Amsterdam – anche se declinato in modi diversi. Le “Food policies” sono nate infatti negli Stati Uniti negli anni ’80, si sono diffuse in tutto il nord America e in seguito nell’Europa del nord. Sono politiche che si propongono di migliorare gli aspetti della gestione del ciclo alimentare propriamente inteso (coltivazione, distribuzione e consumo), con tutte le attività che lo influenzano.

Fonte: ecodallecita.it