Rifiuti da smaltire in casa? Ci pensano i lombrichi

Trasformare in vere e proprie “fattorie per lombrichi” i contenitori dedicati alla raccolta dei rifiuti: E’ l’obiettivo del progetto “Il Ciclo del Lombrico”, avviato in provincia di Alessandria coinvolgendo i cittadini e le scuole con lo scopo di diffondere la conoscenza della lombricoltura, quale pratica utile a ridurre il quantitativo di rifiuti che produciamo in casa, produrre humus per i nostri terreni e risparmiare sulla raccolta differenziata. Lo sapevate che esiste una soluzione semplice e pratica per smaltire i rifiuti organici in casa riducendo la quantità di scarti alimentari prodotti nelle nostre cucine? Tutto questo è possibile grazie ai lombrichi, piccoli amici ma grandi lavoratori, capaci di trasformare questi scarti in un prodotto naturale e utile per il nostro Pianeta. Grazie al progetto “Il Ciclo del Lombrico”, ideato da Ruben Gemme e Mirko Pepe ed avviato nell’alessandrino, chiunque potrà praticare il compostaggio domestico nel proprio giardino o all’interno della propria abitazione!  Come vi abbiamo raccontato in un precedente articolo, la lombricoltura è una soluzione perfetta e a basso impatto, nonchè una tecnica alternativa e sconosciuta ai più ma con grandi potenzialità: si basa sulla trasformazione di scarti vegetali in humus ad opera dei lombrichi e permette il riciclo di rifiuti organici e la conseguente produzione di fertilizzante naturale in agricoltura e orticoltura, con innumerevoli benefici dal punto di vista ambientale, economico e sociale.

Obiettivo del progetto è realizzare una “lombricompostiera infinita”, trasformando il numero più elevato di contenitori dedicati alla raccolta dei rifiuti in vere e proprie “fattorie per lombrichi”. Si tratta di un modello alternativo di vivere, produrre e consumare e si basa proprio sul concetto di “ciclo continuo”: la terra ci dona i suoi frutti per nutrirci, una volta consumati, gli scarti rimasti finiranno nella vermicompostiera, che i lombrichi lavoreranno producendo humus per concimare la terra, che in questo modo produrrà nuovi frutti. L’humus prodotto dai lombrichi è inoltre un “super concime”, in quanto ricco di minerali e sostanze essenziali per la crescita sana delle piante e capace di migliorare il terreno dal punto di vista nutritivo. Obiettivo è promuovere una cultura educativa e ambientale tra le persone, mostrando come questa semplice pratica possa entrare a far parte delle nostre abitudini quotidiane con innumerevoli vantaggi.

La lombricompostiera verrà realizzata con la prerogativa di utilizzare esclusivamente materiali di recupero: contenitori dismessi, plexiglass o lamiere derivanti da scarti di lavorazione, che andranno a costituire la nuova casa dei lombrichi. Come racconta Mirko, «I lombrichi amano la spazzatura organica, per questo rappresentano una soluzione ottimale ed efficace sia in scala domestica che industriale nella gestione dello smaltimento dei rifiuti».

Ebbene, si tratta di una soluzione vincente sia da un punto di vista dell’ecologia che dell’economia. In primis la vermicoltura ci consente di ridurre il quantitativo di rifiuti che produciamo quotidianamente in casa ed inoltre chiunque può farne uso: cittadini, condomìni, scuole, ristoranti, con risparmi economici sulla tassa dei rifiuti. Pensate che una famiglia può riutilizzare un normalissimo bidone della spazzatura che, ospitando una popolazione di un chilo di Lombrichi, è capace di smaltire fino a due quintali di rifiuti all’anno! Inoltre, realizzare un solo bidone con materiali di scarto permette di recuperare fino a sei chili di plastica e un chilo di ferro, che in alternativa sarebbero stati destinati allo smaltimento.

Con le iniziative di “Il Ciclo del Lombrico”, la lombricoltura arriva ora anche nelle scuole.
Rifiutiamo lo spreco!” è il progetto pensato per le scuole elementari, per avvicinare i più piccoli al mondo dei lombrichi e a tutti i benefici che ne derivano, attraverso un progetto didattico tutto improntato all’ecosostenibilità.
Il compostaggio dei rifiuti organici è infatti una pratica semplice, divertente e molto istruttiva per i più piccoli, aiutandoli a prendersi cura della terra e della natura. Protagonisti di quest’avventura sono proprio i bambini delle scuole elementari di Rivalta Bormida e Cassine, che, insieme agli aiutanti lombrichi, trasformano gli scarti delle mense in prezioso humus e lo ridonano alla Terra, all’interno degli orti che le scuole mettono loro a disposizione. Ad Alessandria, inoltre, Ruben e Mirko hanno portato la lombricoltura all’interno della ristorazione sociale promossa dalla Cooperativa Sociale Coompany&, dove sono state collocate dieci vermicompostiere per riporre gli scarti alimentari della frutta e della verdura coltivata negli orti urbani della cooperativa.  

«Il Lombrico, per noi, è la base di tutto – affermano Ruben e Mirko – e grazie a lui stiamo dando vita a diversi progetti con un unico comune denominatore: dare nuova e migliore vita a ciò che ieri chiamavamo rifiuto!».
Un progetto virtuoso che vuole contribuire a sensibilizzare grandi e piccoli fornendo le basi per la crescita organica del terreno, oltre che a costruire nuove comunità resilienti e promuovere un’economia circolare chiudendo il cerchio sugli sprechi alimentari.

Fonte: http://piemonte.checambia.org/articolo/rifiuti-smaltire-casa-pensano-lombrichi/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Alessandria, veleni nelle falde e nel sangue. Denuncia di Medicina democratica

La Sezione di Medicina democratica di Alessandria ha condotto una campagna nazionale per la messa al bando del PFOA (perfluorurato) scaricato nel Bormida fino alla foce del Po, denunciando anche ai massimi livelli sanitari la presenza del veleno nel sangue dei lavoratori, a loro volta addirittura donatori di sangue. «Sul nostro blog – dice Medicina Democratica – sono archiviati almeno 50 interventi sulle questioni. Il libro “Ambiente Delitto Perfetto” ne parla diffusamente».solvay

Medicina Democratica ha denunciato, oltre al perfluorurato, «la presenza nel sangue dei lavoratori Solvay di Spinetta Marengo (Alessandria) di ADV e C6O4, a vario titolo sostanze tossiche/cancerogene/mutagene/teratogene e ha rivendicato l’intervento dell’ASL e del sindaco a tutela dei lavoratori nonchè dei cittadini tutti». Inoltre ha chiesto a Paolo Marforio direttore generale dell’ASL di Alessandria, ad Antonino Saitta assessore alla Sanità della Regione Piemonte e al ministro Beatrice Lorenzin di «impedire su tutto il territorio nazionale trasfusioni di sangue contenenti tali veleni». Il documento è stato inviato alla Procura, a tutti i sindaci della provincia, a tutti gli ospedali, Arpa e Avis. «A tutt’oggi nel territorio alessandrino non hanno riscontro in ambito Asl e Arpa analisi e interventi ispettivi che invece si stanno svolgendo in Veneto – spiega Medicina Democratica – Qui si parla di sottoporre ad analisi 250 mila persone tra le 400 mila a rischio di PFAS (perfluorurato) fra Vicenza, Verona e Padova. L’Istituto Superiore della Sanità ha già dichiarato che sono contaminati più di 60 mila residenti. E’ allarme generale». «Di contro, l’inerzia e il silenzio di Asl e Arpa alessandrini ai nostri esposti rappresentano uno scandalo che colpisce la salute della cittadinanza non sappiamo in quale entità».

«L’ASL ha la responsabilità di provvedere direttamente alle analisi del sangue dei lavoratori, di verificare quelle fornite ai lavoratori da Solvay, la quale non può essere controllata e controllore di se stessa, nonché di procedere ai referti della popolazione a rischio, in merito particolare alla presenza di queste sostanze pericolose, fornendo delle stesse completi parametri tossicologici e sanitari di concerto con ARPA. Sottolineiamo che per Medicina democratica i valori limite devono essere zero». «Chiediamo nuovamente che i risultati delle rilevazioni siano portati a conoscenza individuale degli interessati e della collettività tutta: tale riteniamo sia l’obbligo del sindaco di Alessandria, peraltro già insolvente del Referto epidemiologico e dell’Indagine epidemiologica della Fraschetta».

«Il risultato della nostra campagna nazionale è stata l’eliminazione del PFOA dalle lavorazioni della Solvay di Spinetta Marengo e la sua sostituzione con il C6O4: sale ammonico inodore, scarsamente biodegradabile, corrosivo, tossico per ingestione inalazione e contatto, principale organo bersaglio il fegato, le polveri fini derivate possono infiammare ed esplodere, in caso di incendio o surriscaldamento genera per decomposizione termica come sottoprodotti tossici o cancerogeni fluoruro di idrogeno anidro, fluorofosgene, difluoruro di carbonile, ammoniaca, anidride carbonica, fluorocarburi ecc. Per quanto riguarda l‘esposizione prolungata o ripetuta sono tragicamente carenti ovvero nascoste informazioni scientifiche tossicologiche, soprattutto come cancerogeno, mutageno e teratogeno. Criticità nel trattamento rifiuti per la neutralizzazione e il recupero di acido fluoridrico».

«Abbiamo chiesto all’ARPA campionamenti: silenzio. Sindaco e assessore all’ambiente: silenzio». «Stesso discorso per l’ADV della Solvay: incolore, inodore, insapore, letale se ingerito o inalato, letale per contatto, indegradabile in acqua, bioaccumulabile, è tossico e corrosivo in degradazione termica nei suoi sottoprodotti (fluoruro d’idrogeno anidro, fluorofosgene, cloruro d’idrogeno ecc.) già in fase acuta. Per la fase cronica le informazioni scientifiche tossicologiche sono drammaticamente carenti ovvero nascoste, soprattutto per la cancerogenicità, come in generale lo sono per tutto ciò che riguarda salute, sicurezza e ambiente, compreso lo smaltimento dei rifiuti pregni di acido fluoridrico».

QUI la lettera aperta

Fonte: ilcambiamento.it

Smog, in meno di due mesi sono già svaniti i progressi del 2014?

Non sono passati nemmeno due mesi dalla fine del 2014, salutato come l’anno più pulito del secolo, che già lo smog torna a marcare il territorio nella pianura padana: Torino, Milano,Brescia, Novara, Vercelli, nelle città del Nord il Pm10 si è impennato di nuovo, con medie superiori di un buon terzo rispetto agli stessi giorni dell’anno passato381951

Nel 2014 lo smog nella pianura padana sembrava aver finalmente sventolato una bandiera – se non bianca – molto meno sozza del solito: per quanto i giorni di sforamenti superassero ancora nella maggior parte delle città i 35 attualmente consentiti dall’Unione Europea, le medie annuali del Pm10 avevano segnato un innegabile passo avanti, riuscendo finalmente a rientrare nei 40 mcg/m3previsti dalla legge. (Milano e Torino comprese).
E’ vero, il meteo era stato particolarmente favorevole, e le piogge abbondanti avevano aiutato a spazzare via le concentrazioni, ma confrontando i dati degli ultimi dieci anni il miglioramento appariva evidente, progressivo, e tutto sommato abbastanza costante. Possibile, allora, che siano bastati meno di due mesi per tornare indietro e cancellare il primato? La situazione in questo primo mese e mezzo del 2015 è effettivamente poco promettente: in provincia di Parma il Pm10 ha raggiunto picchi di 115 mcg/m3, e molte centraline hanno segnato i 70-80 mcg, valori purtroppo piuttosto comuni più a nord, ma abbastanza insoliti per i comuni dell’Emilia Romagna. Legambiente – fresca di presentazione del dossier Mal’aria 2015, denuncia giorni neri anche in Piemonte, con un gennaio in cui lo smog “ha sforato un giorno su due”. Vediamo nel dettaglio, dati Arpa alla mano, cos’è successo nelle città più inquinate del Nord nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 14 febbraio 2015. A Milano la media delle concentrazioni del Pm10 in questo primo mese e mezzo dell’anno è aumentata considerevolmente: dai 33 mcg/m3 del 2014 registrati alla centralina Verziere si è passati a 54,4. Ancora più alti a Pascal Città Studi, che è salita da 42,8 a 61 mcg/m3. Il picco più alto, 152 mcg/m3, registrato a febbraio, il mese uniformemente più problematico in questo primo bollettino di inizio 2015. Restiamo in Lombardia e vediamo cos’è successo a Brescia, altra roccaforte dello smog: medie aumentate di oltre un terzo, dai 39 mcg/m3 del 2014 ai 60 del 2014. Valore più alto, 108 mcg, anche questo in febbraio.
Analoga la situazione in Piemonte: a Vercelli la media del periodo 1°gennaio-14 febbraio è passata dai 40,9 mcg/m3 del 2014 ai 52,5 del 2015. Picco, sempre in febbraio, 121 mcg/m3. L’aumento è consistente anche a Novara, dove la media del 2014, 28,12 mcg/m3, è stata sorpassata con 31,9 mcg. (Nessun picco di nota: ci si ferma “solo” a 75 mcg). Veniamo a Torino, il cui dettaglio dei dati rilevati aiuta a chiarire la situazione generale. Se prendiamo in considerazione il solo gennaio, a ben guardare i valori sono assolutamente in linea con l’anno precedente (come avevamo anticipato qua). Anzi: addirittura la media cala un po’, da 56 a 54,6 mcg/m3, facendo la media di tutte le centraline. (La peggiore sempre Grassi, entrambi gli anni). Ma sono proprio i giorni di febbraio a ribaltare il dato, con una media che passa da 34 a 55 mcg/m3. Complessivamente, nel periodo preso in esame – 1°gennaio/14febbraio – la media del Pm10 è cresciuta dai 48,4 mcg/m3 del 2014 ai 54,4 del 2015. (Il valore più alto, 144 mcg/m3).
L’unica città piemontese che sembra invertire la tendenza è Alessandria, che festeggia in questi giorni il suo argento come seconda città più inquinata d’Italia. Qui il Pm10 è sceso – unico caso – ma da valori che erano fra i più alti registrati nella pianura padana: 50 mcg/m3 nel 2014, 48,10 nel 2015. In conclusione, l’allarme lanciato negli ultimi giorni dagli ambientalisti trova riscontro reale nei dati, e aiuta a non dare per scontati i risultati positivi degli ultimi anni. Va ricordato però che lo stesso 2014, l’anno più pulito di sempre, ebbe un inizio – ci scuseranno i lettori – piuttosto diesel. Niente è già scritto, insomma, e i margini sono ampi, sia per migliorare che per peggiorare.

Fonte: ecodallecitta.it

Edifici colabrodo a Torino e Alessandria. Le termografie di Legambiente bocciano anche l’archistar Krier

Presentati i risultati di “Tutti in classe A”, l’indagine di Legambiente sulla qualità del patrimonio edilizio. Il Piemonte promosso per la normativa sull’efficienza energetica, “ma è l’ora di passare dal dire al fare. Per uscire dalla crisi servono edifici meno energivori, più belli, ospitali e salubri”

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Sono stati presentati i risultati di Tutti in classe A, l’indagine di Legambiente sulla qualità del patrimonio edilizio italiano. L’associazione ha preso in considerazione oltre 500 edifici in 47 città italiane, grazie a un team di esperti che viaggiando da nord a sud del Paese, ha fotografato con un’apparecchiatura termografica la situazione termica degli edifici confrontando le rese di costruzioni recenti, firmate anche da note archistar, con palazzi costruiti nel dopoguerra ed edifici dove sono stati realizzati interventi di retrofit, evidenziando come una riqualificazione energetica ben fatta possa permettere di realizzare risultati significativi di riduzione dei consumi energetici.  In Piemonte sono stati analizzati diversi edifici a Torino e ad Alessandria. Nel capoluogo le termografie hanno interessato alcune strutture di edilizia popolare degli anni ’70 ed edifici che ospitano uffici pubblici come la sede della Provincia di Torino di via Bologna o il palazzo dei Lavori Pubblici del Comune di Torino in piazza San Giovanni. In questi casi le analisi agli infrarossi hanno evidenziato dispersioni termiche rilevanti su tutte le facciate degli edifici. Coibentazione scadente e notevole dispersione termica è stata fotografata anche in edifici nuovi, e già vecchi, come quelli di via Tofane, del quartiere residenziale di borgo San Paolo e del comprensorio Valdocco di Spina 3. Non mancano, ovviamente, anche casi positivi come l’edificio in classe energetica A costruito nel 2010 in via Fratelli Calandra. Ad Alessandria, invece, è finito sotto la lente di Legambiente il quartiere “Pista”, firmato dall’archistar Leon Krier. Anche qui, nonostante l’impronta architettonica sia chiara e riconoscibile, manca l’attenzione all’efficienza energetica: l’analisi a infrarossi ha dato risultati simili a quelli di altri edifici recenti di firme meno prestigiose, con difetti nelle superfici perimetrali ed elementi disperdenti nelle strutture portanti.
“In un periodo di crisi drammatica come quello che sta vivendo anche il mercato immobiliare, deve essere raccolta la sfida della riqualificazione energetica. Le nostre case possono essere comode e sicure, ben isolate e correttamente soleggiate, oppure possono essere scomode e dispendiose, troppo calde d’estate o fredde in inverno; possono contribuire a migliorare la nostra qualità della vita o, al contrario, pesare significativamente sulla spesa familiare per raggiungere minimi livelli di benessere e contribuire enormemente all’inquinamento urbano –sottolinea Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. L’innovazione ambientale rappresenta la via più interessante e utile per risollevare il settore immobiliare e dell’edilizia nel suo complesso, grazie alle notevoli opportunità che offre anche in termini occupazionali ed economici”.  Che in “Classe A” si viva meglio lo dimostrano le termografie di edifici ben progettati, costruiti e certificati, che mostrano invece un comportamento omogeneo delle facciate e l’assenza di ponti termici significativi, la precisa scelta di sfruttare al meglio l’esposizione dell’edificio e l’uso di specifici materiali per le diverse facciate al fine di sfruttare al meglio la radiazione solare, minimizzando i consumi energetici per il condizionamento invernale con un risparmio, per i fortunati abitanti di questi edifici,fino a 2 mila euro ogni anno.
Nel rapporto Tutti in classe A vengono segnalati, inoltre, la situazione e i problemi della normativa, l’articolato quadro di regole nelle diverse regioni, in particolare per quanto riguarda controlli e sanzioni, ma anche sul fronte delle buone pratiche. Il rapporto di Legambiente promuove il Piemonte (insieme alla Lombardia e alle due Province autonome di Trento e Bolzano) per essere una delle regioni all’avanguardia sul fronte delle norme di sostenibilità. La regione si distingue ad esempio per aver portato l’obbligo per le nuove costruzioni, e nei casi di nuova installazione degli impianti termici, di produzione minima del 60% di acqua calda sanitaria da fonti rinnovabili. Il Piemonte inoltre è tra le regioni in cui sono previsti controlli e sanzioni sia in fase di edificazione sia successivamente alla realizzazione degli edifici. E’ interessante notare come con la L.R. 13 del 2007 del Piemonte vengano sanzionati anche i proprietari degli immobili in cui non sono stati installati impianti solari termici integrati nella struttura edilizia con una multa tra i 5.000 ed i 15.000 euro. Lo stesso discorso vale per gli impianti di solare fotovoltaico per i quali la multa varia tra i 2.000 ed i 10.000 euro. La norma prevede però che i controlli delle certificazioni vengano effettuate solo “a campione”.
In Valle d’Aosta c’è da registrare il positivo recepimento dell’obbligo sulle fonti rinnovabili che si unisce ad un sistema avviato di certificazione energetica.  “I risultati dell’indagine Tutti in classe A –dichiarano Flavia Bianchi Gian Piero Godio, rispettivamente responsabili del settore Urbanistica e del settore Energia di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta- mostrano con chiarezza che, per quanto riguarda l’efficienza energetica degli edifici, sia per Torino, sia per Alessandria, gli sprechi sono ancora troppo elevati e la strada da fare è ancora molta. D’altra parte, il Piano della Provincia di Torino approvato lo scorso 21 gennaio, prevede a ragion veduta che entro il 2020 i consumi di energia termica potranno ridursi di oltre il 25%, riducendo così proporzionalmente anche i costi del riscaldamento. Per attuare concretamente questi obiettivi, oggi vi è una grande e concreta opportunità, in quanto sono a disposizione dei cittadini svariati incentivi che permettono di migliorare l’efficienza degli edifici e dei relativi impianti termici, beneficiando di detrazioni di ben il 65%: è dunque il momento di passare dal dire al fare, creando così risparmio per le famiglie, miglioramento della qualità dell’aria, opportunità di lavoro per gli operatori del settore edile, nuova e duratura occupazione anche per i giovani, stimolo alla ricerca e alla produzione di nuovi componenti e materiali. Ci rendiamo quindi disponibili per consigliare a tutti i cittadini, singoli o in condominio, quali possano essere gli interventi più appropriati dal punto di vista ambientale, energetico ed economico”.

Tutti in classe A – il dossier completo [6,38 MB]

Legambiente

 

Fonte: http://www.ecodallercttà.it

Smog, nel primo trimestre 2013 è in recessione anche il Pm10

I primi tre mesi del 2013 sono stati “i più respirabili” dal 2009: le capitali dello smog italiano, Torino, Milano e Alessandria hanno registrato le concentrazioni medie e il numero di sforamenti più basso degli ultimi cinque anni. Merito del meteo, ma pesa anche il calo dei consumi di carburante: fino a – 17,6% per la benzina a gennaio 2013 rispetto allo stesso mese del 2012

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Saranno state le condizioni meteo particolarmente favorevoli, sarà che con i prezzi della benzina alle stelle hanno circolato meno auto, ma i primi tre mesi del 2013 sono stati “i più respirabili” da cinque anni a questa parte. Torino e Milano, le capitali dello smog italiano non vedevano medie mensili e sforamenti così bassi dal 2009. Non che questo basti a rientrare nei limiti di legge: come abbiamo visto, i 35 giorni di bonus annuali ce li siamo già abbondantemente mangiati. In ogni caso, dati alla mano, quest’anno è andata meno peggio del solito…

Torino
La media delle centraline nel primo trimestre di quest’anno – gennaio, febbraio e marzo fino a data corrente – si è fermata a 59,5 mcg/m3: un valore che lascia ancora ampi spazi di miglioramento, ma che è comunque nettamente più basso degli anni precedenti: 81,2 mcg/m3 nel 2012, 70,8 nel 2011, 63 nel 2010 e 71,4 nel 2009. Anche per quanto riguarda gli sforamenti, considerando gennaio, febbraio e marzo fino al 20 del mese per ciascuno degli anni presi come riferimento, possiamo dire che il 2013 è stato di gran lunga l’anno migliore: “solo” 51 sforamenti, contro i 65 del 2012, 66 del 2011, 61 del 2010 e 62 del 2009.

Milano
Stessa tendenza anche a Milano: 55,3 mcg/m3 è la media del primo trimestre 2013. La serie storica – dal 2009 al 2012 – segnava tutti valori superiori: 65, 59, 78 e 71 mcg/m3. In calo anche gli sforamenti: 40 alla data corrente, contro i 49 del 2012, 60 del 2011, 45 del 2010 e 47 del 2009.

Alessandria
Ad Alessandria, che si è appena conquistata il “premio” come città più inquinata d’Italia dal rapporto Mal’Aria di Legambiente, la media delle concentrazioni del Pm10 nei primi tre mesi del 2013 è stata di 59 mcg/m3. Gli sforamenti sono stati 36. L’anno scorso erano quasi il doppio: 62, con una media di 84 mcg/m3. Risultati peggiori anche nel 2011 (media 63 mcg/m3, sforamenti 51) e nel 2009. (81 mcg/m3 di media, 62 sforamenti). Meglio solo la media del 2010, 48 mcg/m3 con due sforamenti in più, 38.

Il meteo o il carburante?

L’influenza di pressione, precipitazioni e temperatura sulle concentrazioni degli inquinanti in atmosfera è sempre molto alta. A contribuire alla riduzione c’è però anche il pesante calo dei consumi di carburante segnalato dall’Unione Petrolifera, sia a gennaio che a febbraio. A gennaio la contrazione era stata del – 10,4%, con percentuali particolarmente alte per il settore autotrazione: “I prodotti autotrazione, con un giorno di consegna in più, hanno rilevato le seguenti dinamiche: la benzina nel complesso ha mostrato un regresso del 13,7% (95.000 tonnellate) rispetto a gennaio 2012, e il gasolio autotrazione del 5,3% (98.000 tonnellate). A parità di giorni di consegna, il calo per la benzina sarebbe stato del 17,6% e per il gasolio del 9,6%“. In calo anche febbraio, – 8,7% in totale, con percentuali più basse sull’autotrazione, viziate dall’emergenza neve dell’anno precedente: ” I prodotti autotrazione, con un giorno di consegna in meno, hanno rilevato le seguenti dinamiche: la benzina nel complesso ha mostrato un aumento pari al 3,8% (+21.000 tonnellate) rispetto a febbraio 2012, mese anomalo caratterizzato da forti nevicate e dal blocco di molte attività (la benzina segnò un 20%). Mentre il gasolio autotrazione un calo del 2,1% (36.000 tonnellate)”.

fonte: Eco dalle Città su fonte Arpa Piemonte e Arpa Lombardia