IN BRASILE, I FRIGORIFERI DELLA SOLIDARIETÀ PER AIUTARE I POVERI E COMBATTERE GLI SPRECHI

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I frigoriferi, posizionati ai bordi delle strade, sono accessibili 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Tutti, cittadini, rivenditori, gestori di panetterie e ristoranti possono depositare le eccedenze alimentari da destinare a chi ne ha più bisogno…

Fonte: buonenotizie.it

Il prete che sforna pizze per aiutare i poveri

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PIACENZA – Bosco dei Santi: un nome un destino. Perché qui, fra le brume dell’argine del Po, poche case, una chiesa a ridosso della frazione di Mortizza, la misericordia trova corrispondenza nella realtà ogni giorno (e notte). «La canonica è sempre aperta. Chi ha fame e chiede aiuto entra e si siede a tavola con me». In trent’anni centinaia di bisognosi hanno bussato alla porta di don Giuseppe Sbuttoni, 68 anni, che pur tra mille difficoltà (e rischi per la propria incolumità) da quando è parroco in questa zona ai margini della città è riuscito a togliere decine di giovani donne dalla strada. In stretta collaborazione con le comunità “Giovanni XXIII” di don Benzi, è conosciuto anche come il prete-pizzaiolo perché finanzia la sua incessante opera di carità impastando e sfornando pizze (e altre prelibatezze). «Con le sole offerte dei parrocchiani riesco a pagare a malapena la bolletta della luce». A cena da lui – e sono frequenti le prenotazioni di associazioni di volontariato, circoli sportivi, rotariani e talvolta pure del sindaco – si assapora il piacere dell’ospitalità e si sostiene la sua attività.
 
CRESCE IL BISOGNO D’AIUTO

Molti gli italiani. Senza lavoro o precari con una paga al limite della sopravvivenza. «Ieri sera si sono presentati marito e moglie disperati con tre bambini affamati». Quella di don Giuseppe non è una carità cieca. «Subito rispondo al bisogno. Nelle emergenze metto a disposizione anche delle stanze. Cerco di instradarli e indirizzarli al lavoro. Se però mi accorgo che si adagiano, dò un po’ di soldi e li lascio andare per far posto ad altri. Chiunque se si sente amato riesce a riscattarsi, ma deve imparare il rispetto, le regole».

«L’EGOISMO CHE AVVELENA»

Montanaro della Val Mozzola, tra Fonovo e Borgotaro, famiglia contadina, terzo di cinque figli – «Mia madre apriva la casa ai poveri. Al primo che si presentava papà cedeva sempre il posto a capotavola» – ha grinta da vendere in quest’angolo rosso d’Emilia. «Ho un solo partito: la sincerità. Se davvero lavori per il bene degli altri non c’è distinzione di colore. L’egoismo è il pericolo che avvelena i nostri giorni. Purtroppo sto diventando vecchio, mentre il carico di responsabilità aumenta: tre parrocchie da gestire, un oratorio e messe al cimitero urbano. No, l’aiuto non mi manca, ma non c’è più un gruppo organizzato come una volta».

Fonte: @CorriereSociale

I figli sono un aiuto o un freno al cambiamento?

Cambiare, cioè lasciare ciò che si conosce per raccogliere la sfida e affrontare, spesso, ciò che non si conosce, può essere difficile. L’associazione Paea da tempo, grazie alla costituzione dell’Ufficio di Scollocamento, organizza momenti di confronto per guidare in questo cambiamento. E quasi sempre emerge che a fare riflettere, forse più di ogni altra cosa, è la presenza dei figli.cambiamento_prendereilvolo

Nei nostri incontri, conferenze, corsi sullo scollocamento, in merito alle persone che hanno figli ancora in età non adulta, rileviamo due diversi approcci quando si parla di cambiamento o scollocamento. Il primo è quello per il quale i figli sono visti con un approccio problematico, perché si pensa che il cambiamento possa apportare rischi o mutamenti di condizioni che i figli faranno fatica ad accettare, supportare, vedere di buon grado. C’è anche la grande paura che il cambiamento possa significare minori entrate, soprattutto se presuppone un licenziamento per passare ad un lavoro che piace di più ma che fa guadagnare meno, un part time o simili. Il secondo atteggiamento è quello per il quale si cambia, ci si scolloca anche perchè si hanno a cuore i propri figli, per dar loro una speranza di futuro, un futuro diverso da quello cupo e vuoto che questa società prospetta. Inoltre lo si fa anche perché si intuisce che la libertà loro e nostra è un aspetto fondamentale da cui non si può prescindere e la libertà non nasce dalla paura ma dalla voglia di vivere, che può essere trasmessa da genitore a figlio. A questo proposito voglio segnalare un intervento di Marìca Spagnesi, collaboratrice di Llht, Low Living High Thinking, il think net del nostro amico Andrea Strozzi; quell’intervento trovò spazio sul blog di Simone Perotti. Madre di due bambini, Marìca spiega in maniera chiara ed eccezionale quale meravigliosa fonte di libertà, forza e cambiamento siano i suoi figli per lei. Simili interventi possono essere di aiuto per chi ha timore che ai figli serva chissà cosa e che possano subire negativamente il “cambiamento”. Ai figli, ai quali non è difficile garantire una esistenza dignitosa e sobria dal punto di vista materiale, quello che serve prioritariamente è avere genitori felici e liberi o che fanno di tutto per esserlo.

Ecco l’intervento.

«Non mi sono mai sentita così libera come da quando ho partorito i miei figli. Mai così me stessa, così grande, così naturale, così spontanea. Se i figli avessero ridotto la mia libertà non li avrei mai fatti, considerando questa una cosa per me essenziale. Non ho mai ridotto la mia libertà nonostante fosse per me prioritaria, eccome. I miei figli mi hanno insegnato a essere più libera di com’ero aprendo la mia testa, il mio cuore e le mie braccia senza chiuderle mai. I miei figli non sono mai stati “rinuncia” ma un viaggio nuovo attraverso il quale ho scoperto e trovato, scambiato, condiviso, conosciuto cose straordinarie e ignote. Loro, di me stessa, della vita in generale, dell’essere umano senza condizionamenti, libero, ingenuo, vero, essenziale e nella sua “purezza”. Le responsabilità verso di loro mi piacciono, mi piace vederli crescere e vedere come si differenziano, come pensano, come costruiscono i loro pensieri e le loro relazioni. Mi piace insegnargli quel poco che ho capito e imparare da loro nella loro infinita sapienza ciò che sanno d’istinto e che io , invece, avevo dimenticato. Mi è piaciuto sentirli dentro, nutrirli, essere un tutt’uno con loro, mi è piaciuto “fornir loro materia” attraverso la quale potessero esprimere la loro anima. Mi è piaciuto come il mio corpo li ha cullati e amati fin dal primo momento. Mi è piaciuta ogni doglia, ogni nausea, ogni contrazione, ogni avvertimento del corpo necessario a farli nascere. Mi è piaciuto come un regalo straordinario della natura. La mia libertà non si ferma dove appaiono loro. La mia libertà li include, li avvolge, li forma, li educa e li accetta. La mia libertà è così grande da farci entrare dentro anche le loro libertà, i loro bisogni e i loro desideri. La natura non può togliere libertà ma solo esprimerla in uno dei suoi tantissimi modi. Se poi parliamo di strade verso il cambiamento, allora ancora di più è così. La mia strada è iniziata insieme a loro, con loro sempre, anche nelle difficoltà. Quanti scenari inaspettati! Quanti cambiamenti anche in loro! Quanti sconvolgimenti belli, positivi, nuovi! E siamo solo all’inizio».

Il 18 e 19 aprile in Umbria “Cambiare vita e lavoro: istruzioni per l’uso”

Fonte: ilcambiamento.it

Si chiama “Riemergo”: un aiuto per chi è stato messo in ginocchio dalla crisi

Si sono dati un nome che parla da sé, “Riemergo”, un auspicio ma anche una promessa che si fa a se stessi quando si è messi veramente alla prova. Loro sono un’associazione, nascono per dare una mano a chi fatica a trovare da solo nuovi punti di riferimento dopo, magari, aver perso il lavoro e perché travolto dalla crisi economica.uscire_dalla_crisi

«L’associazione Riemergo nasce dall’idea di un gruppo di imprenditori, manager e professionisti attenti al sociale e alla solidarietà – spiega l’avvocato Alessandra Paci che ne fa parte – Ci occupiamo quotidianamente di gestire situazioni di crisi e siamo ben consapevoli della mancanza di un forte sostegno da parte delle istituzioni pubbliche. Abbiamo quindi deciso di mettere a disposizione degli associati le nostre diverse professionalità ed esperienze in campo imprenditoriale, legale, delle risorse umane, psicologico e sociale». Il gruppo che ha dato vita all’associazione ha da anni a che fare con aziende in crisi e persone sovraindebitate, anche a causa della perdita dell’occupazione. «Molte famiglie o piccole attività che versano in queste situazioni non sanno a chi rivolgersi (per ritegno, per vergogna, per mancanza di supporto professionale adeguato, ecc.) e con il passare del tempo i problemi diventano sempre più difficilmente risolvibili, con conseguenze a volte tragiche. Vogliamo quindi aiutare chi si trova in queste situazioni, perché spesso c’è una via d’uscita dignitosa». L’associazione ha iniziato ad operare nel settembre scorso; è approdata sul sito web del Comune di Milano e arriverà sui social, in forza di una convenzione sottoscritta a fine luglio; ha anche ottenuto il patrocinio del Comune di Lodi. «Finora abbiamo trattato una ventina di casi – spiega Paci – abbiamo avuto circa una cinquantina di contatti, ma in alcuni casi si tratta di persone che non possiamo aiutare. Se vi sono i presupposti,  segnaliamo il contatto ad altre associazioni con cui collaboriamo. Solitamente si rivolgono a noi famiglie nelle quali uno dei coniugi ha perso il lavoro, è in cassa integrazione o mobilità e che non riescono a pagare crediti al consumo, mutui o leasing precedentemente contratti, ma che nello stesso tempo vogliono cercare di salvare quello che hanno, per esempio la casa di proprietà. Ci sono anche piccoli imprenditori o artigiani che, a causa della crisi, hanno ridotto i ricavi o aumentato l’indebitamento e pertanto non riescono a far fronte ai diversi creditori. Noi possiamo fare un’analisi dettagliata della situazione debitoria della famiglia e dell’azienda, analisi che prende in esame tutti i debiti contratti (non solo quelli scaduti e oggetto di solleciti del creditore) e lo stato in cui si trovano (per esempio mancato pagamento di qualche rata, revoca del finanziamento/mutuo, sollecito da parte di avvocato, decreto ingiuntivo/cartella di pagamento di Equitalia, pignoramento, ipoteca iscritta su un bene del debitore) e la relativa documentazione; inoltre verifichiamo i beni e i redditi di chi si rivolge a noi, per valutare le possibilità di pagamento  (a rate, a saldo e stralcio, una combinazione di queste due modalità) e/o i rischi che corre il debitore di perdere, in tutto o in parte, il proprio patrimonio o il proprio reddito; infine esponiamo all’utente la strada migliore per affrontare la situazione, descrivendo le modalità per metterla in pratica. In alcuni casi lo strumento  utilizzabile può essere individuato nell’ambito dei procedimenti contenuti nella legge sul sovraindebitamento; il soggetto potrà attuare quanto indicato anche per conto proprio o avvalendosi di professionisti di sua scelta». Riferimenti: Sportello di Milano: 02-87186890, Sportello di Lodi: 0371-1841123, e-mail: info@riemergo.org, sito internet: www.riemergo.org.

Fonte: ilcambiamento.it

Con un piccolo aiuto l’Africa potrebbe quadruplicare le sue fonti rinnovabili di energia

Da qui al 2030 con investimenti adeguati si potrebbe arrivare a installare 120 GW di energia pulita, in un continente che produce meno elettricità della Spagna

In Africa la capacità di produrre energie rinnovabili dovrebbe quadruplicare entro il 2030 arrivando a 120 GW, secondo le previsioni di Adnam Amin il direttore dell’ Agenzia internazionale per le energie rinnovabili. Il potenziale delle energie rinnovabili è enorme sostiene Amin, se gli investitori internazionali dedicheranno abbastanza attenzione alla regione. L’Agenzia sta cooperando con 22 paesi dell’Africa Orientale e meridionale per sviluppare le infrastrutture per la generazione e la trasmissione. Secondo la Banca Mondiale, la produzione elettrica subsahariana è attualmente inferiore a quella spagnola, ma potrebbe superare il gap sviluppando centinaia di progetti a bassa emissione di carbonio. Già oggi, nei paesi del’Africa orientale si stima che il costo della produzione di energia da vento, acqua, biomasse e geotermico è più basso del costo degli impianti fossili. Il fotovoltaico è per il momento più caro, ma alcuni paesi come il Kenya stanno facendo grandi investimenti anche in questo settore. Maggiori criticità presenta invece l’idroelettrico, soprattutto per quanto riguarda i grandi progetti come la diga Gibe III che potrebbe sconvolgere l’ecosistema della valle del Nilo (non è solo il petrolio a fare disastri, come in Nigeria). I maggiori beneficiari di questi megaprogetti sono normalmente le produzioni delocalizzate delle multinazionali (come ad esempi l’allumino) più che le popolazioni locali.Potenziale-rinnovabili-in-Africa

Fonte: ecoblog.it

Cosa puoi fare per aiutare il pianeta (almeno una volta alla settimana)

Smettere di mangiare carne una volta alla settimana non è naturalmente sufficiente per diventare sostenibili, ma almeno è un buon inizio per tutti i consumatori incalliti di proteine animali

Dopo la proposta radicale dell’ abolizione della carne, torna l’idea assai più moderata dei lunedì senza carne (meatless monday), diffusa a suo tempo da Paul McCartney e ripresa in Italia anche dalla LAV con i mercoledì senza carne. Il video qui sopra mostra i benefici effetti in termini di riduzione delle emissioni di CO2 che possono derivare dal ridurre di un settimo i nostri consumi di prodotti animali. Non si tratta però solo della CO2, perchè la produzione mondiale di carne ha un elevato impatto anche sulla deforestazione, i consumi di acqua e di energia. Il consumo mondiale di carne è cresciuto esponenzialmente con un tempo di raddoppio di 25 anni, il che significa che negli ultimi 50 anni esso è quadruplicato (dati FAO). Quanto a lungo possiamo pensare che il pianeta possa sopportare questa crescita?

Tanto per dirla tutta, non mangiare carne per un giorno alla settimana è di gran lunga insufficiente dal punto di vista ambientale. Per essere realmente sostenibili,  i giorni senza carne dovrebbero avvicinarsi più ai cinque-sei alla settimana (1), ma iniziare a smettere per  almeno un giorno è un buon inizio.Lunedì-senza-carne

(1) Come ho dettagliato nel libro Un pianeta a tavola, possiamo considerare sostenibile un allevamento che faccia uso solo di prati e pascoli non adatti alla coltivazione per uso umano diretto, il che ridurrebbe il consumo a circa il 25-30% dell’attuale. Si tratta quindi di circa 3-4 pasti alla settimana.

Fonte: ecoblog