Gli empori solidali in aiuto alle famiglie in difficoltà

Sono all’incirca 180 gli empori solidali in Italia, distribuiti in 19 regioni, diffusi in quasi tutte le regioni. Una forma di contrasto della povertà che ha vissuto una crescita impressionante negli ultimi tre anni e che continua a essere in forte espansione, con una ventina di nuove aperture già previste nei prossimi mesi.

Il punto sui numeri e sulla situazione italiana è stato fatto nei giorni scorsi alla presentazione del primo Rapporto nazionale sul tema curato da Caritas e CSVnet.

Quella degli empori solidali è una storia di volontariato.

Nati alla fine degli anni ’90, dopo il 2008 hanno iniziato a darsi una forma più organizzata; oggi, alla tradizionale distribuzione delle borse-spesa per aiutare le persone in stato di povertà si affiancano ulteriori servizi di accompagnamento. Gli empori sono servizi simili a un negozio o a un supermercato dove individui o famiglie in situazione di difficoltà economica, accertata in base a determinati parametri, possono recarsi per scegliere prodotti (cibo, vestiti, articoli per la casa, eccetera), acquisendoli gratuitamente attraverso una tessera a punti.

Gli empori sono una forma avanzata di aiuto per le famiglie che vivono situazioni temporanee di povertà; spesso costituiscono un’evoluzione delle tradizionali e ancora molto diffuse (e indispensabili) distribuzioni di “borse-spesa”.

Mendicanti e senza tetto ormai sono solo una minima parte della fascia dei poveri assoluti, che negli ultimi 10 anni in Italia sono aumentati del 182%. Poveri oggi spesso sono lavoratori, pensionati, famiglie numerose, madri single. Per loro il “pacco viveri” regalato dalla parrocchia o il pasto alla mensa dei bisognosi rischiava di essere un’ulteriore miliazione. Ecco allora l’idea, nata a fine anni ’90 ma esplosa nell’ultimo decennio, di creare luoghi simili negozi di alimentari dove chi ha bisogno può fare la spesa riempiendo il carrello con i prodotti più conformi alle proprie abitudini.

Il 57% degli empori (102) ha aperto tra il 2016 e il 2018, quota che sale al 72% se si considera anche l’anno precedente. Il primo è nato nel 1997 a Genova. Nella quasi totalità dei casi gli empori sono gestiti da organizzazioni non profit, spesso in rete fra loro: per il 52% sono associazioni (in maggioranza di volontariato), per il 10% cooperative sociali, per il 35% enti ecclesiastici diocesani o parrocchie, per il 3% enti pubblici. Le Caritas diocesane hanno un ruolo in 137 empori (in 65 casi come promotrici dirette); i Csv lo hanno in 79 empori, offrendo prevalentemente supporti al funzionamento. Gli empori sono aperti per 1.860 ore alla settimana per un totale di oltre 100 mila ore all’anno. La maggioranza apre 2 o 3 giorni alla settimana in giorni infrasettimanali, mentre 37 sono aperti anche il sabato.

L’utenza è anagraficamente molto giovane: il 27,4% (di cui un quinto neonati) ha meno di 15 anni, appena il 6,4% supera i 65. L’86% degli empori offre anche altri servizi come accoglienza e ascolto, orientamento al volontariato e alla ricerca di lavoro, terapia familiare, educativa alimentare o alla gestione del proprio bilancio, consulenza legale ecc. Il costo mensile per la gestione degli empori oscilla tra 0 e 28 mila euro, tuttavia più del 70% si attesta nella fascia tra 1.000 e 4.500 euro. A pesare maggiormente sono le voci di costo relative all’acquisto diretto dei beni (circa 40%) e personale (per il 22%). Gli empori gestiscono: alimenti freschi e ortofrutta (in 124 servizi), alimenti cotti (in 30) e surgelati. Ma anche prodotti per l’igiene e la cura della persona e della casa (in 146 empori), indumenti (in 50), fino ai prodotti farmaceutici, ai piccoli arredi e agli alimenti per gli animali. Quella degli empori è una storia di volontari, che sono presenti in tutte le strutture. Sono stati 5.200 (32 in media) quelli dichiarati nell’attività di questi anni e 3.700 (21) quelli attivi al momento della rilevazione. Presenti anche i volontari stranieri, mediamente 4 per servizio. Sono 178 gli operatori retribuiti dichiarati da 83 empori: 54 di questi ha solo personale part-time; le persone a tempo pieno sono 49 distribuite nei restanti 29 empori, mentre sono 44 i giovani in servizio civile.

Fonte: ilcambiamento.it