Sicurezza alimentare: nei piani Ue meno burocrazia, più controlli a sorpresa

Giro di vite della Commissione Europea sulla sicurezza alimentare: in arrivo nuove norme sulla salute di animali e piante1484911152-586x389

Meno burocrazia, ma più controlli e senza preavviso, la nuova politica della Commissione Europea in tema di sicurezza alimentare punta alla modernizzazione e alla semplificazione. Il pacchetto delle riforme snellirà la normativa che regola la catena agroalimentare: si passerà da 70 a 5 atti legislativi, diminuiranno le implicazioni burocratiche che rallentano l’attività di agricoltori, allevatori e altri operatori del settore come produttori, trasformatori e distributori. Verranno introdotte sanzioni calcolate sulla base degli indebiti profitti di chi ha violato la legge. Con 48 milioni di lavoratori e un giro d’affari di 750 miliardi di euro l’anno, il settore agroalimentare è il secondo in Europa. Alla quantità si associano gli altissimi standard per quanto riguarda la sicurezza alimentare e i controlli lungo la filiera produttiva. Con la nuova normativa la Commissione Europea renderà più efficaci gli strumenti in possesso delle autorità dei singoli Stati Membri per verificare, attraverso controlli, ispezioni e prove, che le normative dell’UE vengano rispettate. Il progetto prevede l’introduzione di un unico testo legislativo per la disciplina della salute degli animali fondato sul principio per il quale prevenire è meglio che curare: oltre a un sistema comune di sorveglianza, verrà stilata una classificazione e una graduatoria di priorità per le malattie che richiedano un intervento da parte dell’UE. Per quanto riguarda le piante – il cui valore annuale delle colture è pari a 205 miliardi di euro – le nuove norme alzeranno il livello di guardia nei confronti dei flussi commerciali da paesi terzi e introdurranno meccanismi più efficaci di monitoraggio e di eradicazione precoce dei focolai di nuove specie di parassiti. Nuove regole verranno valutate anche per le sementi.  Il pacchetto di riforme verrà esaminato dal Parlamento  e dal Consiglio europei ed entrerà in vigore nel 2016.

Fonte: Agronotizie

Agrifood , bando della Regione Toscana per promuovere e sostenere progetti integrati di ricerca

Data pubblicazione bando su BURT

giovedì, 02 maggio 2013 12:06

Data di scadenza presentazione domande

venerdì, 21 giugno 2013 23:59

Data archiviazione bando

Non specificatoagriffod

La Regione Toscana, attraverso l’Atto di indirizzo pluriennale in materia di ricerca e innovazione, si propone di rendere operativo lo Spazio Regionale della Ricerca e dell’Innovazione prevedendo, in particolare, di attivare un coordinamento interno alla Regione di promozione dell’attività di ricerca in stretta collaborazione con le istituzioni universitarie e con i centri di eccellenza. Gli interventi regionali settoriali in materia di ricerca e innovazione mirano alla diffusione e al progresso della conoscenza e della ricerca quali fattori fondamentali per il miglioramento della qualità della vita, la qualificazione e la valorizzazione delle competenze umane, l’incremento e la qualificazione dell’occupazione. In questo contesto ed in riferimento alle politiche della ricerca e dell’innovazione stabilite dal PRS 2011-2015, dall’Atto di Indirizzo pluriennale in materia di Ricerca e Innovazione 2011-2015 e dal PRAF 2012-2015, la Regione Toscana con il presente bando intende promuovere progetti di ricerca nel settore agroalimentare rivolti alle Università ed agli Enti di ricerca operanti in Toscana in stretto raccordo con il sistema produttivo regionale.

 

– Decreto 1428
– Allegato 1 (bando)
– Allegato A
– Allegato B
– Allegato C

 

Organismo emittente

Regione Toscana

Agrifood (http://www.regione.toscana.it/ricercapraf ) e’ finalizzato a promuovere e sostenere progetti integrati di ricerca, di università e enti di ricerca operanti in Toscana, che potranno presentare domanda in collaborazione con imprese entro e non oltre il 21 giugno prossimo. “Una importante opportunità per il sistema regionale della ricerca in stretto raccordo con il sistema produttivo nel settore agricolo e agroalimentare, compreso quello ittico”, come lo definiscono la vicepresidente della Regione Toscana Stella Targetti, con delega alla ricerca, e l’assessore all’agricoltura Gianni Salvadori. I progetti di ricerca fondamentale e industriale, realizzati in Toscana, dovranno riguardare temi quali la valorizzazione delle proprietà salutistico-nutrizionali degli alimenti tradizionali e innovativi, lo sviluppo di nuove tecnologie e strumenti per garantire la sicurezza della catena alimentare, la valorizzazione degli aspetti di qualità del prodotto e del rapporto tra prodotto, paesaggio, cultura e storia, la tracciabilità dei prodotti e l’ampliamento della gamma commerciale con prodotti innovativi.

Fonte: portale consulenti

Sottraiamo e inquiniamo il 54% dell’acqua dolce per agroalimentare e tessile

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Di tutta l’acqua presente sul Pianeta poco meno dell’1% è potabile e solo il 2,5% è acqua dolce (fiumi, laghi, ghiacciai ecc.).Ne sottraiamo il 54% agli ecosistemi e dunque all’intero Pianeta per industria e agricoltura. Oggi è la giornata internazionale dell’acqua, ricorrenza voluta dall’ONU per ricordare quanto questa risorsa sia fondamentale per la vita sul Pianeta. Noi viviamo di acqua e gli ecosistemi che vivono di acqua dolce sono il 7% delle 1,8 milioni di specie conosciute, tra cui un quarto dei 60.000 vertebrati noti e si estinguono mediamente 5 volte in più rispetto alle specie terrestri. Infatti l’uomo si prende il 54% di tutta l’acqua dolce accessibile per usarne il 20% nell’industria e il restante in agricoltura. Secondo il rapporto WWF Living Planet Report 2012 la capacità di autorigenerarsi dell’acqua è diminuita del 37% e del 70% nelle zone tropicali. Ma nonostante la consistente diminuzione l’industria continua a prelevarne il 20%. L’unesco ha stimato che l’acqua che sarà usata per l’industria passerà dai 752 km3 l’anno del 1995 ai 1.170 km3 nel 2025 rappresentando così il 24% del prelievo totale di acqua dolce. E non restituirà solo merci ma anche acqua inquinata. Infatti nelle acque sono accumulate ogni anno dalle 300 alle 500 tonnellate tra metalli pesanti, solventi, fanghi tossici e di altri rifiuti. Le industrie che inquinano maggiormente sono quelle della trasformazione alimentare responsabile del 40% dell’inquinamento organico.  Ma anche l’industria tessile inquina e tanto. E’ Greenpeace international a portare avanti con la campagna Detox per avere industrie meno inquinanti e come ha spiegato l’attivista cinese Tianjie Ma a capo di Greenpeace East Asia’s Toxic Campaign: Lo scorso mese il governo cinese ha riconosciuto per la prima volta l’esistenza di” villaggi del cancro, legati all’inquinamento da sostanze chimiche pericolose e ha segnalato volontà di affrontare l’inquinamento delle acque in maniera aperta e trasparente. acqua in modo aperto e trasparente. D’altronde resta clamoroso il caso degli oltre 13 mila maiali trovati morti nel fiume Huangpu a Shanghai probabilmente per aver ingerito l’acqua inquinata. Per ora alla richiesta di disinquinare l’industria tessile, che ha le sue mille fabbrichette proprio in Cina e India, hanno risposto all’appello alcune tra le grandi multinazionali come Zara, H&M, Levi’s, Victoria’ Secret annunciando l’impegno di eliminare tutte le sostanze chimiche pericolose dalle loro catene di approvvigionamento e prodotti. In tutto il mondo un’ondata di modaioli, designer e attivisti si è unita insieme per chiedere vestiti la cui storia faccia sentire orgogliosi.

Fonte:  Comunicato stampa WWF, Comunicato stampa Greenpeace international

 

L’acqua che mangiamo ci farà soffrire la sete dal 2025

L’acqua dolce è poca e ce ne servirà sempre di più in futuro. I beni e le merci per essere prodotte hanno bisogno di acqua e di qui al 2025 almeno i 2/3 della popolazione mondiale potrebbero soffrire la sete.

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L’acqua potabile è una delle risorse più scarse sul nostro Pianeta ma sembriamo non accorgercene e neanche sembra ci interessi. La maggior parte di noi è nato con l’acqua potabile in casa, sia calda sia fredda; acquistiamo merci prodotte con acqua ma non realizziamo questo uso continuo e costante che ne viene fatto e compriamo come assetati, pur non avendone bisogno. L’acqua si mangia e noi ne mangiamo tanta: almeno 3800 chilometri cubi di acqua dolce sono prelevati ogni anno in tutto il Pianeta e se nel 20125 avremo un miliardo di bocche da sfamare in più allora serviranno ancora altri 1000 chilometri cubi di acqua dolce all’anno pari a 20 fiumi come il Nilo. Su Mareeonline l’intervista a Francesca Greco e Marta Antonelli che hanno scritto L’acqua che mangiamo (ed. Edizioni Ambiente euro 25) in vendita dal 22 marzo, giornata mondiale dell’acqua, che presenta appunto i costi ambientali e economici di quell’acqua virtuale che viene consumata per produrre merci ma che non viene mai conteggiata.

Spiega Francesca Greco:

I consumatori non sono sempre al corrente di cosa ci sia dietro quello che consumano, in particolar modo riguardo all’acqua che viene usata per la produzione dei beni. Per questo motivo ogni consumatore dovrebbe iniziare a conoscere la filiera alimentare dei prodotti che compra e con quale acqua è irrigato. Alcune aziende private stanno cercando di attuare una tutela idrica e già alcune organizzazioni internazionali, una su tutte le Nazioni Unite, applicano questo tipo di tutela soprattutto nel settore alimentare.

In ogni caso se volete sapere quanta acqua si consuma per produrre merci sappiate che, come riporta waterfootprint:

  • con 300 litri di acqua si ottiene 1 litro di birra
  • con 1000 litri di acqua si ottiene 1 litro di latte
  • 2500 litri di acqua per avere 1 KG di riso
  • 15400 litri di acqua per avere 1 KG di carne di manzo
  • 10000 litri di acqua ci danno 1 KG di cotone
  • 1600 litri di acqua per avere 1 kg di pane di grano

Certamente le industrie dell’agroalimentare e l’agricoltura dovranno iniziare a porsi il problema e anche noi consumatori iniziando a premiare quelle aziende e imprese che sul serio applicano progetti e programmi per ridurre l’uso e non solo lo spreco dell’acqua.

Fonte: Mareeonline