Concorso fotografico: inviaci i tuoi migliori scatti dedicati all’acqua

Che cosa ti viene in mente quando pensi all’acqua? Riesci a immortalarlo in una foto? L’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) ti invita a inviare i tuoi scatti più creativi a WaterPIX, un concorso fotografico dedicato all’acqua. Le migliori fotografie riceveranno un premio in denaro.image_xlarge

Image © Andrzej Bochenski, Picture2050 /EEA

L’acqua è ovunque, dalla più piccola cellula nel nostro corpo fino ai vasti oceani, e tutti, persone, animali e piante, ne siamo dipendenti. Il concorso fotografico «WaterPIX» organizzato dall’AEA mira ad attirare l’attenzione sull’acqua in quanto risorsa vitale per tutte le forme di vita sulla Terra. Puoi rappresentare l’acqua, i suoi usi e la sua importanza per la vita in molti modi diversi. Usa semplicemente la tua creatività e inviaci le tue migliori fotografie entro il 15 agosto 2018. Le tre categorie del concorso per le quali è possibile inviare le fotografie sono illustrate di seguito.

  1. L’acqua e noi

La beviamo, la usiamo per fare il bagno e per cucinare. Inondazioni o siccità possono colpire intere città. Cosa significa l’acqua per te?

  1. L’acqua e la natura

I fiumi, i laghi e i mari non solo permettono la vita sulla terraferma ma ospitano anche un vasto numero di animali e piante. Gli oceani svolgono un ruolo chiave nell’assicurare un clima stabile per il pianeta. Riesci a rappresentare i benefici visibili ed invisibili dell’acqua? L’acqua potabile è a rischio?

  1. L’acqua e l’economia

L’acqua è essenziale per la produzione di cibo, elettricità e molti beni. I fiumi e i mari costituiscono le principali rotte commerciali che collegano paesi e culture. Qual è l’importanza dell’acqua per le nostre economie? In che modo l’economia ha a sua volta un impatto sull’acqua?

I vincitori di ciascuna categoria di concorso riceveranno un premio in denaro dell’ammontare di 1 000 euro. L’AEA assegnerà anche un premio speciale per la gioventù (Youth Prize) alla miglior fotografia presentata da un giovane di età compresa tra i 18 e i 24 anni e inoltre un premio verrà conferito dal pubblico (Public Choice Award), che potrà partecipare ad una votazione online e scegliere un vincitore tra tutti i finalisti.

Il concorso è aperto a tutti i cittadini dei paesi membri dell’AEA e dei paesi cooperanti dei Balcani occidentaliit. Tutti i partecipanti devono essere maggiorenni. Maggiori informazioni sul regolamento del concorso e sulla modalità di partecipazione sono disponibili alla pagina del concorso WaterPIX .

L’AEA comunicherà i nomi dei vincitori a fine ottobre 2018.

Fonte: eea.europa.eu

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Ozono e alte temperature: tutto quel che c’è da sapere .

L’ultimo rapporto diffuso dall’Agenzia Europea per l’Ambiente richiama l’attenzione su un inquinante spesso dimenticato: l’ozono, le cui concentrazioni crescono pericolosamente durante i mesi estivi a causa delle alte temperature. Ecco cosa è importante sapere e cosa si può fare per difendersi

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Secondo quanto riferisce l’Agenzia Europea per l’Ambiente sulla base dei dati forniti da wunderground.com, luglio quest’anno è stato più caldo del solito, con temperature al di sopra della media del periodo nella maggior parte dell’Europa centrale e occidentale. In particolare, il mese scorso le temperature medie a Roma (25,6), Parigi (21,4),Praga (19,3), Copenaghen (18,6) sono state fra le più elevate dal 1996, con un aumento rispetto alla media del periodo 1999-2009 di 0,8 gradi centigradi a Roma, di 1,8 gradi a Parigi, 1 grado a Praga e 0,8 gradi a Copenaghen. E come è noto, caldo chiama ozono. (Guarda la mappa Europea aggiornata in tempo reale). Secondo i primi dati raccolti dall’Aea, delle 90 stazioni di rilevamento italiane (sulle 280 di riferimento) che hanno già comunicato i dati all’Aea, nove centraline per nove giorni a luglio e otto centraline per cinque giorni nella prima ventina di agosto hanno registrato superamenti della soglia di ozono consentita. Le centraline interessate sarebbero le “solite incriminate” per lo smog: Piemonte, Lombardia, Veneto, tutto il bacino padano insomma, più qualche incursione verso il centro, in particolare a  Roma. 

La formazione dell’ozono

”La formazione di ozono aumenta quando c’è il sole e fa caldo, a seconda del livello degli inquinanti precursori presenti” spiega Paul McAleavey, capo del programma aria e cambiamenti climatici dell’Aea. L’ozono troposferico si forma a seguito delle reazioni fra vari inquinanti provenienti da diverse fonti, come la combustione di carburanti fossili, il trasporto stradale, le raffinerie, vegetazione, discariche, reflui, bestiame e incendi. In presenza di caldo e luce solare si scatenano queste reazioni, quindi si tratta di un problema tipico dell’estate, specie nel Sud Europa. Secondo McAleavey “l’Europa deve lavorare duro per ridurre le emissioni di inquinanti all’origine dell’ozono, per proteggere la salute umana”.

I limiti di legge da non superare 

Le soglie limite per l’ozono fissate dalla normativa europea sono tre: 120 mcg/m3 è il valore massimo giornaliero della media calcolata su 8 ore consecutive, da non superare più di 25 volte l’anno; 180 mcg/m3 di media oraria è la soglia di informazione; 240 mcg/m3 di media oraria è la soglia di allarme. 

Esposizione, danni e pericoli: tutto quel che c’è da sapere

L’eccessiva concentrazione di ozono in atmosfera rischia di compromettere anche pesantemente le capacità respiratorie. I sintomi possono essere leggeri – tosse, irritazione alla gola, asma – ma non c’è da sottovalutarli. Nei soggetti più deboli si possono acuire fino ad arrivare a mancamenti e senso di soffocamento. Le esposizioni prolungate ad alte concentrazioni sono ovviamente le più pericolose: possono causare alterazioni anatomiche dell’epitelio e dell’interstizio polmonare, fino a portane alla  fibrosi del tessuto polmonare stesso.  Secondo le agenzie dell’ARPA i soggetti più a rischio sarebbero i bambini: trascorrendo gran parte del periodo estivo all’aperto, sono spesso impegnati in attività fisiche intense per le quali, a causa della maggior frequenza degli atti respiratori, inalano quantità più elevate di inquinanti. I bambini hanno anche maggiori probabilità di sviluppare l’asma o altre malattie respiratorie. L’asma è la malattia cronica più comune nei bambini e può essere aggravata dall’esposizione all’ozono. Per le stesse ragioni, particolare attenzione dovranno fare anche le persone che soffrono di broncopneumopatie croniche e malattie cardiache, specie se anziane. Siccome le concentrazioni di ozono dipendono fortemente dalle condizioni atmosferiche, le concentrazioni maggiori nella stagione estiva sono rilevabili nelle ore che seguono immediatamente la massima insolazione. Pertanto i massimi livelli di ozono nell’arco della giornata si raggiungono nell’intervallo di tempo che va dalle ore 13-14 alle ore 18. 

I consigli dell’ARPA

In presenza quindi di elevate concentrazioni di ozono è opportuno per tutti, ed in particolare per i gruppi a rischio, adottare una serie di comportamenti atti a ridurre il più possibile l’esposizione. Sono consigli dettati dal buon senso, ma di cui ci si dimentica spesso, per pigrizia o poca prudenza.

1. Ventilare gli ambienti domestici nelle ore più fresche della giornata, specialmente quelle del primo mattino, quando le concentrazioni di ozono sono più basse;

2. Evitare di svolgere i lavori pesanti o le attività sportive nelle ore calde. Meglio anticipare alle prime ore della giornata o rimandare il tutto quando l’intensità del sole sia calata.

3. I soggetti a rischio devono trascorrere le ore più calde della giornata all’interno delle abitazioni, evitando di svolgere qualunque attività fisica, anche moderata, all’aperto, in particolare nelle ore più calde e di massima insolazione della giornata (usualmente tra le 13 e le 18); è comunque buona norma che tutti evitino un’attività fisica intensa all’aperto nelle ore più calde e di massima insolazione della giornata;

4. Durante il periodo estivo molti bambini essendo a casa da scuola sono impegnati in varie iniziative di tipo ricreativo, ludico, culturale e ricreativo e pertanto è opportuno ricordare ai responsabili di queste iniziative le indicazioni appena fornite, affinché vengano adottate tutte quelle precauzioni che consentano di ridurre l’esposizione. È pertanto preferibile che le attività sportive ed i giochi di movimento vengano effettuati al mattino e che al pomeriggio si privilegino le attività in ambienti confinati.

Scarica il rapporto dell’European Environment Agency

Fonte: eco dalle città

Smog: stimato oltre i 15 miliardi di euro per l’Italia il danno sanitario prodotto dai trasporti su strada


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Milano e’ terza in classifica dopo Zurigo e Bucarest per costo dell’impatto dei camion per km: 0,107 euro per i mezzi Euro III e 0,064 euro per i mezzi Euro IV. Queste le stime dell’ultimo rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea), che fa il punto sui costi dell’inquinamento causato dagli autocarri in Europa

L’inquinamento dei trasporti su strada in Italia costa caro in termini di salute: 15,5 miliardi di euro complessivi, di cui 7,2 miliardi a carico dei mezzi pesanti. Su 33 città’ esaminate, Milano e’ terza in classifica dopo Zurigo e Bucarest per costo dell’impatto dei camion per km: 0,107 euro per i mezzi Euro III e 0,064 euro per i mezzi Euro IV. Queste le stime dell’ultimo rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea), che fa il punto sui costi dell’inquinamento causato dagli autocarri in Europa.

L’Aea stima che nel complesso l’inquinamento atmosferico causi 3 milioni di giorni di assenza per malattia e 350.000 morti premature in Europa ogni anno, con relativo impatto economico. Solo i costi derivanti dalle emissioni inquinanti degli automezzi pesanti dei paesi membri dell’Aea ammontano a 43-46 miliardi di euro all’anno, quasi la metà del costo di circa 100 miliardi di euro per l’inquinamento atmosferico causato da tutte le modalità di trasporto. Gran parte di questi mezzi pesanti usa il gasolio, che genera emissioni considerate cancerogene dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. E più ci sono densità di popolazione, assenza di sbocco al mare e aree montuose, più sono i danni.

Un automezzo Euro III da 12-14 tonnellate ha effetti negativi elevati in Svizzera (0,12 euro per km), ma anche in Italia, Germania, Austria, dove ammontano a circa 0,08 euro per km, contro circa mezzo centesimo a Cipro. Di qui la proposta dell’Aea: i pedaggi stradali per gli automezzi pesanti (HGV o autocarri) dovrebbero rispecchiare i vari effetti sulla salute legati all’inquinamento da traffico. Quindi i pedaggi dovrebbero essere più cari in alcuni paesi rispetto ad altri.

Fonte: eco dalle città

 

 

Ridurre il costo della salute di 45 miliardi di euro dovuto all’inquinamento atmosferico causato dagli autocarri

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“Le economie europee fanno affidamento sulle lunghe distanze per il trasporto di merci. Ma vi è anche un costo nascosto, pagato in anni di salute precaria e vite perse. … Incorporando tali costi nel prezzo delle merci, possiamo incoraggiare metodi di trasporto più salutari e tecnologie più pulite.”

Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell’AEA

Nel complesso si stima che l’inquinamento atmosferico causi 3 milioni di giorni di assenza per malattia e 350 000 morti premature in Europa. Tali effetti sulla salute hanno anche elevati costi economici – gli autori della relazione stimano che solo i costi derivanti dall’inquinamento atmosferico causato dagli automezzi pesanti dei paesi membri dell’AEA ammontano a 43-46 miliardi di euro all’anno, costituendo quasi la metà del costo di circa 100 miliardi di euro per l’inquinamento atmosferico causato dal trasporto su strada. La direttiva Eurovignette 2011 stabilisce il modo in cui gli Stati membri dell’UE potrebbero incorporare i costi sanitari derivanti dall’inquinamento atmosferico in una struttura di pedaggio per grandi strade e autostrade. La direttiva afferma che le entrate derivanti da tali progetti dovrebbero essere investite in trasporti sostenibili. Tuttavia, l’applicazione dei diritti di utenza stradale dipende da una decisione dei singoli paesi. Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell’AEA, afferma che: “Le economie europee fanno affidamento sulle lunghe distanze per il trasporto di merci. Ma vi è anche un costo nascosto, pagato in anni di salute precaria e vite perse. Tale costo è particolarmente elevato per coloro che vivono lungo le maggiori vie di trasporto europee. Incorporando tali costi nel prezzo delle merci, possiamo incoraggiare metodi di trasporto più salutari e tecnologie più pulite.” La relazione rileva che, mentre l’inquinamento atmosferico è diminuito in modo significativo negli ultimi anni, esso costituisce ancora un problema in alcune parti d’Europa, in cui gli automezzi pesanti possono essere un fattore importante. Il gasolio, utilizzato dalla maggior parte degli automezzi pesanti, provoca più inquinamento atmosferico per chilometro rispetto ad altri combustibili come la benzina. Le emissioni di scarico provenienti dai motori a gasolio sono state recentemente etichettate come cancerogene dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. Gli automezzi pesanti sono responsabili del 40-50% dell’inquinamento da ossido di azoto (NOx) proveniente dal trasporto stradale in paesi coperti dall’AEA. Nella relazione vengono presi in considerazione sia il NOx che il materiale particolato sottile (PM2.5), dato che questi possono provocare malattie respiratorie, malattie cardiovascolari e altri problemi di salute.

Stessi inquinanti, diversi costi sanitari

La relazione evidenzia che il costo dell’inquinamento atmosferico dovuto ad automezzi pesanti è fino a 16 volte maggiore in alcuni paesi europei rispetto ad altri. Il costo medio dell’inquinamento proveniente da un autocarro Euroclass III da 12-14 tonnellate è più alto in Svizzera e ammonta a quasi € 0,12 per chilometro. I costi sono elevati anche in Lussemburgo, in Germania, in Romania, in Italia e in Austria e ammontano a circa € 0,08/km. Ciò è dovuto al fatto che gli inquinanti provocano più danni dove vi è una densità di popolazione maggiore o in regioni senza sbocchi sul mare e aree montuose in cui l’inquinamento non può essere disperso così facilmente. All’estremo opposto, lo stesso autocarro che viaggia a Cipro, Malta e in Finlandia provoca un danno di circa mezzo centesimo di euro per chilometro. In alcune regioni il costo è inoltre molto maggiore rispetto ad altre. Zurigo in Svizzera, Bucarest in Romania, Milano in Italia, la valle della Ruhr in Germania e Barcellona in Spagna hanno alcuni dei costi sanitari più elevati rispetto ad altre grandi aree urbane. I calcoli dimostrano che gli autocarri più nuovi avrebbero un impatto minore e pertanto un costo inferiore. Gli autocarri Euroclass IV, che sono vecchi fino a sei anni, o Euroclass V, vecchi fino a tre anni, provocherebbero il 40-60% di costi esterni in meno sugli stessi corridoi di trasporto. La relazione afferma che far pagare alle compagnie di trasporto i costi esterni dell’inquinamento atmosferico incentiverebbe tecnologie più nuove e più pulite. Il progetto creerebbe, inoltre, condizioni di parità, con l’internalizzazione dei costi che il trasporto su strada impone attualmente al resto della società. Gli effetti positivi di tale progetto sono stati notati in Svizzera dopo che il paese ha adottato una legislazione simile.

Contesto

L’analisi dell’AEA tenta di fissare la complessità delle diverse influenze geografiche sull’inquinamento atmosferico in Europa. La relazione comprende i costi medi dell’inquinamento per 66 differenti classi di veicoli, ciascuno con un costo stimato su tre diverse tipologie di strada (suburbana, interurbana e autostrade) in 30 paesi e 108 città. Le stime del costo per chilometro, che dipendono dal veicolo e da ciò che lo circonda, variano da praticamente nulla a oltre 30 centesimi di euro al km per un autocarro non-Euroclass vecchio più di 20 anni. Gli Stati membri dell’UE devono riferire alla Commissione entro ottobre di quest’anno il modo in cui realizzeranno il pedaggio stradale, se del caso. I dati dettagliati comunicati dall’AEA sono destinati ad aiutare gli Stati membri a decidere circa progetti individuali. Il costo elevato dell’inquinamento atmosferico è in linea con un’analisi dell’AEA del 2011, la quale dimostra che l’inquinamento atmosferico derivante da grandi impianti industriali è costato all’Europa tra 102 e 169 miliardi di euro nel 2009 in termini di vite perse, salute precaria, danni alle colture e altre perdite economiche. Nei prossimi mesi l’AEA pubblicherà un aggiornamento su questa relazione con dati più recenti.

Fonte: agenzia europea dell’ambiente

Aria
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