UE deve fare di più per salvaguardare le acque di superficie

i legislatori dell’UE dovrebbero fare di più per proteggere le fonti delle acque superficiali dalla contaminazione. Questo è fondamentale per garantire una fornitura di acqua potabile pulita e sicura per noi ora e in futuro, scrivere Arjen Frentz e Anders Finnson.

Arjen Frentz è presidente del Comitato EUREAU sull’acqua potabile e Anders Finnson è presidente del Gruppo di lavoro congiunto EUREAU sulla direttiva quadro sulle acque.8542851496_4c737e10c0_o

Gli operatori idrici sforzano di fornire questa protezione tanto necessaria, ma abbiamo urgente bisogno robusta normativa UE per preservare le fonti d’acqua e garantire l’effettiva attuazione della direttiva quadro sulle acque. Vogliamo azione preventiva immediata invece di trattamenti costosi per evitare l’ulteriore deterioramento delle fonti d’acqua. L’acqua è un diritto umano fondamentale ed è essenziale per la vita e la dignità. operatori acqua sono responsabili per la fornitura di acqua sicura, sana e pulita, garantendo la qualità dell’acqua nei rubinetti e nei fiumi. Il nostro lavoro è supportato dalla direttiva quadro sulle acque, che stabilisce un quadro giuridico per proteggere e ripristinare l’acqua pulita in Europa. Questa legislazione vitale europea sarà riesaminato nel 2019, che dà i legislatori l’occasione perfetta per salvaguardare il nostro approvvigionamento di acqua potabile. Pari al 40% d’acqua dolce estratta per l’acqua potabile nell’Unione europea, le acque di superficie è al centro della questione della tutela delle acque. Inoltre, le acque di superficie è più esposta alla degradazione di acque sotterranee. In Europa, il suolo agisce come filtro e sotterranee richiede poco o nessun trattamento. Acqua di superficie d’altra parte, è più esposta agli agenti inquinanti delle famiglie, l’industria e l’agricoltura, il che significa che di solito ha a sottoporsi a un trattamento più intensivo. Come il trattamento dell’acqua potabile dipende dalla qualità dell’acqua, il metodo più affidabile e conveniente di fornire acqua sicura e pulita è quello di mantenere gli inquinanti di acque superficiali. Noi insistiamo sull’importanza di protezione preventiva piuttosto che di trattamento. Il ‘principio di precauzione’ dovrebbe prevalere in termini di prevenzione della contaminazione delle acque di superficie. Fine del trattamento tubi negli impianti di trattamento delle acque reflue non è sostenibile e deve essere l’ultima opzione. Pertanto, un approccio controllo del codice sorgente è il mezzo migliore per tenere inquinanti fuori del ciclo dell’acqua e garantire il sistema è sostenibile per le generazioni future. Grazie alle misure già messe in atto dalla direttiva quadro sulle acque, la qualità delle risorse europee dei bacini idrografici e l’acqua è notevolmente migliorata. Ma le debolezze sono stati identificati e la Commissione devono fare i miglioramenti indispensabili e integrali per proteggere fonti di acqua potabile. Pertanto, i partiti che influenzano la qualità dell’acqua dovrebbero sopportare il costo relativo. L’UE ha urgente bisogno di attuare la precauzione, chi inquina paga e l’utente paga principi. La legislazione in materia di acque deve essere collegato con le altre politiche, quali la legislazione PAC e le sostanze chimiche pure. Questi due settori costituiscono la principale fonte di inquinamento delle acque. Un approccio trasversale è essenziale per garantire un ambiente sicuro e ciclo dell’acqua. Mantenere inquinanti fuori del ciclo dell’acqua è una sfida. Ulteriori dura azione dell’UE può essere presa in approvazione, l’uso e lo smaltimento di sostanze, con l’obiettivo di mantenere sostanze pericolose dal ciclo dell’acqua alla fonte e / o la loro sostituzione con sostanze non pericolose alternative, ad esempio, le sostanze degradabili. Impatti pericolosi potenziali di sostanze nocive e persistenti sulla qualità dell’acqua potabile dovrebbero essere presi in considerazione come criterio nelle prove effettuate per l’approvazione, l’autorizzazione e la registrazione delle sostanze chimiche. Nell’interesse della sostenibilità, forti strategie dell’UE per la protezione dei corpi idrici dovrebbero includere:

  • migliorando l’UE di approvazione, l’autorizzazione e la registrazione delle sostanze chimiche con l’aggiunta di criteri di acqua potabile adeguata connessi;
  • il monitoraggio di inquinamento e individuare le vie attraverso le quali gli inquinanti entrano nei corpi idrici;
  • misure per impedire l’uso di particolari sostanze;
  • misure per ridurre l’inquinamento alla fonte.

I piani d’azione con misure concrete dovrebbero essere stabiliti dagli Stati membri al fine di prevenire l’ulteriore deterioramento delle risorse idriche e per rimediare l’inquinamento delle acque di superficie esistente, limitando minacce future. Il futuro della qualità delle acque dipenderà anche dalla capacità della Commissione europea di coordinare meglio le politiche europee, come la direttiva sull’acqua potabile o la direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane. Industria e agricoltura hanno una responsabilità importante nel prevenire la contaminazione delle acque e hanno bisogno di una legislazione di protezione già in atto per essere eseguita. gli operatori d’acqua hanno la salute dei cittadini europei e la cura dell’ambiente nelle loro mani. Tale missione richiede uno strumento di gestione efficace. Noi tutti – collettivamente – dobbiamo lavorare per produrre una riforma che va al di là ‘fit-for-purpose’. la sostenibilità del sistema e la fiducia dei consumatori dipenderanno da un forte quadro sulle acque revisione direttiva.

Fonte: euractiv.com

 

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Quando la biopiscina è alla portata di tutti

A Granara, villaggio ecologico situato sulle colline parmensi di Valmozzola, esperienza di condivisione e sperimentazione ecologica che dura da più di 25 anni, si stanno applicando nuove forme di autocostruzione e progettazione in permacultura, riguardanti anche la gestione dell’acqua. Di recente si è svolto un workshop teorico-pratico di costruzione di un biolago, con tecniche per biopiscine. Questo progetto fa parte di un disegno più ampio di razionalizzazione della risorsa idrica e recupero delle acque piovane.

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Cos’è una biopiscina

«É un invaso idrico artificiale, progettato in modo da ospitare specie animali e vegetali tipiche delle zone umide. Si viene a creare un micro habitat che col tempo trova un suo equilibrio stabile» spiega Nicolò Mandelli, ingegnere ambientale che fa parte del progetto di Granara. «I vantaggi di queste opere sono svariati, e la loro presenza è auspicabile in spazi progettati in permacultura. Le biopiscine sono dei biotopi, ovvero spazi limitati atti ad ospitare un ecosistema, e la loro progettazione si basa sull’imitazione di zone umide presenti in natura. Nella letteratura tecnica di riferimento si dividono in cinque categorie, per livello tecnologico crescente, a cui corrispondo costi di realizzazione crescenti. Ciò che accomuna le varie tipologie è la suddivisione tra zona balneabile e zona depurante o “rigenerativa”. Le prime tre si rifanno al modello delle acque dolci stagnanti, dove la depurazione avviene grazie all’azione combinata di piante, animali e microorganismi. Questo tipo di piscine è caratterizzata da un alto grado di biodiversità. La categoria 1 non prevede alcun supporto tecnologico, mentre le categorie 2 e 3 (vedi foto) prevedono la presenza di ricircoli e pulizie automatiche della superficie, tramite pompe e skimmer (piccolo filtro superficiale a cestello). Le categorie 4 e 5 emulano le acque correnti naturali, dove la parte depurativa è affidata agli organismi ancorati alla superficie, che vanno a formare il così detto biofilm (ana patina di colonie batteriche depuranti). La circolazione in queste tipologie è mantenuta costante e l’acqua viene fatta passare attraverso un filtro in ghiaia, dove si sviluppano i batteri (il filtro biologico). All’aumentare del grado di meccanizzazione, diminuisce il rapporto tra area rigenerativa e area balneabile, passando da 60% per la categoria 1 al 5% per la categoria 5».

Come funziona

«La depurazione dell’acqua avviene tramite l’azione combinata di piante e batteri. I batteri, infatti, svolgono la funzione di metabolizzare le sostanze inquinanti presenti nell’acqua (come composti dell’azoto e sostanza organica) e renderle in parte disponibili per l’assimilazione delle radici. I batteri hanno comunque bisogno di ossigeno e le piante lacustri (di riva e sommerse) hanno sviluppato dei metodi per portare ossigeno atmosferico nella zona radicale e creare un’habitat ideale per i microorganismi depuranti. Solitamente, nelle biopiscine si utilizzano due principali tipi di piante: quelle palustri, abituate a vivere in terreni saturi, e quelle da fondale o ossigenanti, che assicurano la presenza di ossigeno su tutta la colonna d’acqua e la mantengono limpida. In Italia, l’unica regione ad aver adottato una normativa ad hoc sulle bipiscine è l’Alto Adige, i cui modelli costruttivi e i parametri di progettazione si rifanno alla normativa austriaca. Nel nostro Paese impianti di questo tipo sono sempre più richiesti ed è possibile realizzarli rispettando i criteri di balneazione, nonostante l’iter burocratico sia più complicato».

Verso l’autocostruzione

«Granara ha visto la creazione di un piccolo gruppo di progettisti chiamato Rigenera (formato da esperti ed ingegneri) che ha messo a punto un modello di biopiscina semplice ed economico da costruire, rompendo la barriera della piscina come bene di lusso e rendendola accessibile a tutti. L’intento è quello i poter coprire tutto il territorio nazionale tramite una rete solidale di progettisti e costruttori. Oltre a questo, la vocazione di questo gruppo è quella di diffondere le conoscenze pratiche e teoriche per la realizzazione e la manutenzione di biolaghi, biopiscine e impianti di fitodepurazione, creando un’utenza partecipe e consapevole. Il modello costruttivo prevede una zona rigenerativa di circa il 60% della superficie totale, in cui vengono messe a dimora piante palustri ed ossigenanti. Il fondo impermeabilizzato è realizzato con un telo di EPDM, posato su tessuto-non-tessuto e la zona balneabile è costruita interamente in legno. Le piante vengono messe a dimora sui lati del fondo e sui bordi. I criteri con cui vengono progettati e realizzati gli impianti sono l’inserimento paesaggistico ottimale, la ricerca dell’armonia estetica ispirata ad ambienti naturali e la sostenibilità ambientale, che si traduce nella ricerca di materiali eco-compatibili e nella scelta di limitare al massimo l’utilizzo di pompe, macchinari e cemento».

Maggiori informazioni sul sito www.rigenerafitodepurazione.it ewww.granara.org.

Fonte. ilcambiamento.it

Quanti pesticidi nelle acque italiane?

A rivelarlo è l’ultimo rapporto dell’Ispra sui pesticidi nelle acque: i siti interessati salgono del 20% nelle acque di superficie e del 10% in quelle sotterranee. Il glifosato è tra le sostanze che superano più spesso i livelli di qualità ambientaleacqua

(Credits: Ron Kroetz/Flickr CC)

È boom di pesticidi nelle acque italiane. A rivelarlo è l’ultimo rapporto nazionale Pesticidi nelle acque dell’Isrpa, relativo al biennio 2013/2014, che fotografa un progressivo incremento di contaminanti nelle risorse idriche del nostro paese: i siti in cui sono presenti infatti sono aumentati del 20% in quelle superficiali, e del 10% in quelle sotterranee. Il 21,3% dei siti monitorati ha mostrato inoltre concentrazioni di sostanze superiori ai limiti di qualità ambientali, dovute in un’alta percentuale dei casi al glifosato, dichiarato probabilmente cancerogeno dallo Iarc solo lo scorso anno (anche se l’Efsa è di opinione differente). Tra le 224 sostanze contaminanti individuate dall’Ispra, la maggior parte arriva dai diserbanti, che possono raggiungere più facilmente le falde acquifere a causa del loro utilizzo diretto sul suolo, spesso concomitante con i periodi di maggiore piovosità. Nei bacini superficiali i pesticidi sono stati rinvenuti nel 63,9%degli oltre 1.200 siti monitorati (erano il 56,9% nel 2012), mentre per le falde sotterranee la percentuale si arresta al 31,7% dei siti (era del 31% nel 2012). Nelle acque superficiali in cui i livelli monitorati superavano le concentrazioni di qualità ambientale, le sostanze più comuni sono risultate il glifosato e il suo metabolita Ampa(acido aminometilfosforico), il metolaclor, triciclazolo, oxadiazon,terbutilazina e il suo principale metabolita, desetil-terbutilazina. Per glifosato e Ampa, presenti rispettivamente nel 39,7% e nel 70,9% dei siti in questione, l’Arpa sottolinea che vengono cercati però solamente in due regioni, Lombardia e Toscana, dove rappresentano i principali inquinanti presenti nelle acque. Estremamente diffusi, sia nelle acque di superficie che in quelle sotterranee, risultano inoltre i neonicotinoidi, tra i più diffusi insetticidi al mondo. Uno studio condotto a livello mondiale nel 2015 dalla Task force sui pesticidi sistemici, si legge nel rapporto, evidenzia come queste sostanze siano tra i principali responsabili della perdita di biodiversità e della moria di api. Dai dati dell’Ispra il Nord Italia, in particolare Pianura padana e Veneto, sembra maggiormente interessato dall’inquinamento delle acque, ma ricorda che in queste aree il monitoraggio è solitamente più efficace, e in molte regioni del Centro-Sud la copertura del territorio non è né completa né omogenea, mentre in Molise e Calabria è addirittura del tutto assente. Unico dato positivo è quello sulle vendite di prodotti fitosanitari, scesa nel 2014 a circa 130mila tonnellate, con una diminuzione del 12% rispetto al 2001. L’agricoltura insomma si sta adeguando a una nuova sensibilità per la difesa dell’ambiente. Una svolta di cui però non si vedono ancora i risultati: nello stesso periodo (2003-2014) i siti contaminati sono aumentati infatti del 20% nelle acque superficiali e del 10% in quelle sotterranee. Serviranno anni, concludono gli esperti dell’Ispra, per eliminare gli inquinanti dalle risorse idriche del nostro paese, perché “la risposta dell’ambiente risente della persistenza delle sostanze e delle dinamiche idrologiche spesso molto lente, specialmente nelle acque sotterranee, che possono determinare un accumulo di inquinanti, e un difficile ripristino delle condizioni naturali”.

Fonte: Wired.it

“Edizero”: dagli scarti dell’agrofood a biomateriali per l’edilizia, premiata eccellenza Italia a WEF di New Delhi

La prima impresa al mondo ad usare oltre 100 diversi tipi di scarti da fonti rinnovabili dell’agrofood, riconvertiti in biomateriali con zero petrolio e acqua, specifici per edilizia, disiniquinamento ambientale, terrestre e idricoindia

L’Italia che crea e fa innovazione nel rispetto del territorio e nello spirito di valorizzare in modo simile donne e uomini, è stata premiata nel 2/o Women Economic Forum (WEF), chiusosi a New Delhi il 21 maggio 2016 con la partecipazione di 1500 donne e uomini provenienti da istituzioni, imprese e associazioni di ben 108 Paesi. Infatti, fra i 20 ‘Pionieri dell’Innovazione’ premiati vi sono Oscar Ruggeri e Daniela Ducato, fondatori di ‘Edizero – Architecture of Peaceprima impresa al mondo ad usare oltre 100 diversi tipi di scarti da fonti rinnovabili dell’agrofood, riconvertiti in biomateriali con zero petrolio e acqua, specifici per edilizia, disiniquinamento ambientale, terrestre e idrico.india2

Inoltre, ha ricevuto un premio anche Emanuela Donetti, di ‘Urbano Creativo‘, docente di Green building all’università di Ginevra, che ha sviluppato le prime applicazioni e relativi sistemi tecnologici per una urbanistica sostenibile e smart.

Tra i temi approfonditi in piu’ di 400 sessioni di discussione, vi sono stati il ruolo cruciale dell’innovazione nella leadership, sviluppo sostenibile e tutela dell’ambiente, ed in sanità, istruzione e ‘public diplomacy’. La giuria internazionale composta da economisti e scienziati, docenti di prestigiose università tra cui Harvard e la New York University, ha valutato le imprese innovative in base non solo all’eccellenza nel proprio settore, ma soprattutto alla capacità di valorizzare il contributo di donne leader. La sostenibilità ambientale e l’innovazione tecnologica nei settori ‘green’, sono stati oggetto di approfondimento dei premiati con l’ambasciatore d’Italia a New Delhi, Lorenzo Angeloni, che ha confermato come risparmio energetico, edilizia ‘green’ e smart cities siano temi prioritari nel mondo, e in particolare in un paese in crescita come l’India. A tal proposito ha ricordato che il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale è da tempo impegnato a promuovere più alti standard ambientali con un Piano d’Azione ‘Farnesina Verde‘ comprensivo di varie iniziative ecologiche, soprattutto nelle sue ambasciate e consolati.

Fonte: ecodallecitta.it

L’acqua costa sempre di più

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Secondo l’Osservatorio Prezzi e mercati di Unioncamere, nel corso del 2015 le tariffe idriche sono aumentate dell’8,5% rispetto al 2014, un aumento quattro volte e mezzo superiore a quello dei prezzi dei servizi gestiti dagli enti locali (1,8%) e sei volte superiore a quello delle tariffe a controllo nazionale. L’aumento delle tariffe idriche fa da traino all’aumento del paniere dei servizi nonostante sia in atto una fase di deflazione: soltanto i servizi postali (+12%) hanno subito un aumento maggiore, mentre ad andare controcorrente sono le tariffe per lo smaltimento dei rifiuti che nel 2015 sono scese del 2,9%. Nel settore energetico i costi dell’elettricità e del gas sono diminuiti del 2,5% nel 2015.

Fonte:  Ansa

 

Pulire l’acqua con gli scarti di agrumi e i rifiuti petroliferi

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Acqua depurata sostenibilmente, utilizzando i residui del trattamento degli agrumi e i rifiuti dell’industria petrolifera, è questo lo straordinario risultato raggiunto da un gruppo di ricercatori della Flinders University di Adelaide, Australia. I risultati dello studio condotto dai ricercatori australiani insieme a quelli dell’Università statunitense di Tulsa, dell’Institute of Molecular Medicine, dell’università di Lisbona e di quella di Cambridge sono stati pubblicati sulla rivista Angewandte Chemie e sono a dir poco sorprendenti. Grazie alle bucce d’arancia e ai rifiuti petroliferi si può infatti creare un polimero in grado di pulire le acque dall’inquinamento da mercurio. Ogni anno gli impianti petroliferi producono 70 milioni di tonnellate di zolfo residuo, mentre la lavorazione degli agrumi produce 50 milioni di tonnellate di limonene: dall’unione di questi due composti reperibili in abbondanza si può ottenere il zolfo-limonene che funge da collante con il mercurio, impedendone la diffusione in acqua e suolo. Obiettivo dei ricercatori è arrivare a utilizzare il polimero come rivestimento per tubi o filtri idrici, in modo da depurare le acque dai metalli dannosi per la salute.

Fonte:  Angewandte Chemie

Acqua, l’oro blu da cui dipende il futuro della Terra

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È uno degli elementi imprescindibili per la nostra esistenza eppure nei luoghi più fortunati del pianeta l’acqua viene data erroneamente per scontata. L’acqua potabile che ora è una costante nelle nostre vite non lo è sempre stata nella storia e non lo è nelle zone più aride della Terra. Per comprendere quanto l’accesso all’acqua potabile sia importante, Giulia Bruno e Lida Perin hanno deciso di intervistare alcuni abitanti di Berlino: è nato così Capital, documentario il cui titolo gioca sull’ambivalenza di una parola che indica sia una centralità geografica, sia l’importanza “capitale” di questo elemento. Arno Steguweit racconta il suo ruolo di idro-sommelier, la sua capacità di guidare i propri clienti nella scelta dell’acqua migliore per la propria dieta e i propri gusti. Per poter approfondire la conoscenza dell’acqua, Steguweit acquista tutte le acque presenti nei luoghi in cui viaggia. L’idro-sommelier sostiene che l’Europa dispone di risorse idriche per altri 1000 anni, ma che nell’immediato futuro l’umanità dovrà fare fronte alle migrazioni conseguenti alle carenze idriche: nei prossimi vent’anni, infatti, 50 Paesi non avranno più la possibilità di accedere all’acqua potabile.

Se Steguweit sostiene le ragioni dell’acqua in bottiglia, il suo connazionale Samuel Höller, membro di un’associazione ambientalista berlinese, promuove l’uso dell’acqua del rubinetto: “Le analisi ci dicono che l’acqua del rubinetto è uguale a quella in bottiglia. Inoltre, da un’indagine condotta su 600 persone, è emerso che nel 70-80% dei casi l’acqua del rubinetto viene percepita come identica quando non migliore di quella imbottigliata”. Nel documentario viene intervistata Rachele Raffaela Cutolo, un’esercente di un negozio di articoli religiosi e acque sante che illustra il rapporto devozionale di alcuni fedeli con le acque provenienti da Lourdes o Fatima. Il film si sposta, infine, fra gli abitanti di una baraccopoli nata nel cuore della capitale tedesca dove non esiste allacciamento alla rete idrica e l’acqua è un bene prezioso. Un documentario breve e incisivo che mostra i paradossi della società contemporanea dove, a pochi chilometri di distanza, convivono un ristorante che propone un menu delle acque e uno slum in cui non c’è alcuna possibilità di avere ad acqua potabile e non contaminata.

Foto | Cinemambiente

Fonte: ecoblog.it

Kerry: “Migrazioni una sfida per l’Europa? Peggio quando mancheranno acqua e cibo”

Il segretario di stato traccia un quadro a tinte fosche sul futuro del Pianetagettyimages-486229136

Gli echi dell’emergenza profughi che percorre l’Europa arrivano anche Oltreoceano e il Dipartimento di Stato degli Usa sta valutando quali passi intraprendere per aiutare l’Unione Europea a far fronte all’arrivo di migliaia di rifugiati politici. Proprio ieri, però, il segretario di Stato americano, John Kerry, ha tenuto a sottolineare che gli attuali flussi migratori non sono che l’inizio di un esodo di massa dovuto ai cambiamenti climatici:

“Pensate che le migrazioni oggi siano una sfida per l’Europa, ma aspettate di vedere cosa accadrà quando mancheranno acqua e cibo”

ha detto Kerry. Già nel 2013 il report The Arab Springs and Climate Change del Center for Climate Change and Security aveva posto l’accento sulla rapporto di causalità fra i cambiamenti climatici e la Primavera Araba e la guerra civile siriana. Ci sono voluti due anni e mezzo perché questo rapporto di casualità passasse dai report scientifici alla conferenza stampa del capo del Dipartimento di Stato Usa. La mancanza di risorse idriche è e sarà sempre di più uno dei principali problemi con cui dovrà fare i conti il Medio Oriente. Nel solco di quanto affermato dal report del 2013 il segretario di Stato Usa ha motivato la guerra civile siriana con cause climatiche:

“La Siria è stata destabilizzata da un milione e mezzo di persone che sono scappate dalle zone rurali a causa di una siccità durata tre anni, resa ancora più intensa dal cambiamento climatico a opera dell’uomo, una condizione che sta rendendo l’intero Medio Oriente e le regioni mediterranee ancora più aridi”

ha aggiunto Kerry. La popolazione mondiale continua a crescere e le risorse idriche continuano a diminuire. Oltre al Medio Oriente, una delle principali emergenze idriche da affrontare sarà quella del Corno d’Africa. Gli anni che ci attendono saranno quelli dell’idrodiplomazia come qualcuno chiama le negoziazioni tese a garantire che le risorse idriche non vengano accaparrate solamente da chi sta a monte dei grandi corsi d’acqua.

Fonte: ecoblog.it

Energy [R]Evolution: nel 2050 il 100% di rinnovabili. Si può!

In dicembre la conferenza sul clima di Parigi farà capire chi sta facendo sul serio e chi sta parlando a vanvera. Raccontarsi le favole non basta più e lo scenario dipinto da Greenpeace ci dimostra che nel 2050 si può (volendo) arrivare al 100% di rinnovabili. Basta scuse.energyrevolution

Leader politici e uomini potenti siederanno in dicembre al vertice per il clima a Parigi, il solito gotha costituito da pochi che parlano e decidono a nome di molti, di tutti. Ma qui veramente non c’è più margine, non ci sono scuse per chi si nasconde dietro il greenwashing. Il 100% di energia rinnovabile può essere raggiunto da qui al 2050 ed è l’unico modo per evitare che il mondo venga travolto da una catastrofe climatica sempre più sotto gli occhi di tutti. Le energie rinnovabili sono diventati la scelta mainstream in molti paesi e i costi sono diminuiti drasticamente. A confermare quella che non è solo più una ipotesi ma una possibilità dimostrabile è il rapporto di Greenpeace, Energy [R]Evolution 2015 (QUI il rapporto integrale), secondo cui non solo possiamo stabilizzare le emissioni di CO2 entro il 2020, ma possiamo anche ridurle fino allo zero nel 2050.

Cosa ci dice il rapporto

I carburanti fossili vanno progressivamente eliminati, per fasi

Il settore dell’energia rinnovabile può trasformare un’epoca

  • Le rinnovabili hanno contribuito per il 60% alla produzione di energia nel mondo nel 2014
  • Questa diffusione ha visto un calo drastico dei prezzi, ora il fotovoltaico e il solare sono competitivi con il carbone
  • Le rinnovabili guadagnano terreno malgrado un sistema di sussidi globali che privilegiano le fonti fossili (550 miliardi di dollari annuali, più del doppio di quanto va alle rinnovabili)
  • Nei prossimi 15 anni la produzione di energia elettrica da rinnovabili passerà dal 21% al 64%

Il riscaldamento e i trasporti sono una grande sfida

  • Il petrolio per il riscaldamento sarà sostituito da collettori solari, energia geotermica e calore da idrogeno
  • Il gas sarà l’ultima fonte fossile in uso, ma sarà sostituita dall’idrogeno
  • I trasporti richiedono una rivoluzione tecnologica e più ricerca e sviluppo

Il passaggio al 100% di rinnovabili creerà lavoro

  • Ad ogni fase della transizione ci saranno sempre più settori di lavoro nell’energia. La Energy [R]evolution potrà creare 20 milioni di posti di lavoro nel mondo da qui al 2030
  • Il solare fotovoltaico fornirà 9,7 milioni di posti di lavoro, l’equivalente delle persone che oggi lavorano nel carbone. Nel solare i posti di lavoro saranno 7,8 milioni, il doppio di quanti oggi sono impiegati nel petrolio e nel gas.

L’investimento necessario per raggiungere questo obiettivo entro il 2050 sarebbe più che ripagato dai futuri risparmi derivanti dall’abbandono dei combustibili fossili. Per un futuro 100 per cento rinnovabile al 2050, l’investimento aggiuntivo medio nelle rinnovabili sarebbe di circa 1000 miliardi di dollari l’anno. Il risparmio medio legato al mancato uso di combustibili fossili rispetto allo stesso periodo sarebbe invece di 1070 miliardi di dollari l’anno, quindi più degli investimenti necessari per la completa transizione verso le rinnovabili. Quindi, è bene parlare di fatti, cifre e decisioni. Non c’è proprio più tempo da perdere.

Fonte: ilcambiamento.it

Quando il potere globale si mangia la politica

La Politica è ormai robetta locale, è il Potere ad essere divenuto globale. Con queste parole, il più grande sociologo vivente, Zygmunt Bauman, è solito sintetizzare il processo di spoliticizzazione dell’economia, a favore di un potere transnazionale che detiene tra le sue mani le sorti dell’intero pianeta e dei suoi abitanti.potere_nelle_mani_di_pochi

Alle parole del grandissimo sociologo, aggiungerei che il Potere è sì globale nei suoi effetti, ma è sempre più concentrato nelle sue determinanti. Cioè,nelle mani che lo esercitano. La concentrazione del Potere, infatti, procede parallelamente a quella della ricchezza. E non è ormai più un mistero che l’attuale livello di iniquità distributive non abbia precedenti nell’intera storia del genere umano. Se cinquant’anni fa la ricchezza del più ricco 5% della popolazione umana era pari a 30 volte la ricchezza del 5% più povero, vent’anni fa lo era 60 volte e oggi lo è all’incirca 150 volte. Una recente analisi dell’Oxfam annuncia che il 2016 sarà finalmente l’anno in cui la ricchezza dell’1% più ricco del pianeta supererà quella della restante popolazione: un’ulteriore, amara legittimazione allo slogan internazionale del movimento Occupy “siamo il 99%”.Gli effetti sociali di questo livello di disuguaglianze sono potenzialmente deflagranti. La mia personalissima convinzione è che tale frattura non sia ancora degenerata solo perché, abilmente narcotizzata da un sistema mediatico egemonico, la popolazione “civilizzata” non ha ancora pienamente raggiunto la consapevolezza degli effetti sistemici di una tale situazione. Né soprattutto è mai stata correttamente informata sulle cause, come invece tento di fare io nei miei interventi pubblici di presentazione del mio libro e di introduzione alla Bioeconomia, focalizzando l’attenzione proprio sul dogma dell’utilità, vero e proprio “mostro sacro” dell’impostazione culturale dominante. Sul piano culturale ed economico, poi, occorre tenere sempre ben presente come dal 1989, ben sepolta sotto le macerie del muro di Berlino, sia stata (definitivamente?) archiviata l’unica concezione alternativa e su larga scala allo sviluppo socioeconomico dell’umanità: da allora, infatti, il pensiero unico capitalistico e neoliberista si è trovato la strada spianata, sia sul piano delle prassi umane che, soprattutto, su quello del pensiero. Provate a spiegare oggi a un ragazzino di quindici anni che può esistere un “mondo” che non sia fondato sulla competizione, sull’arrivismo, sul darwinismo sociale e sul predominio dell’avere sull’essere! Come dico sempre, esistono ovunque provvidenziali “sacche di resistenza” illuminata in tutti i campi (alimentare, medico, educativo, economico, spirituale…), ma fintantoché queste “cellule di alterità” resteranno autoreferenziate e prive di un coordinamento evoluto, il massimo che potranno fare sarà salvare se stesse (che è già tantissimo, mi raccomando), ma non potranno mai illudersi di mettere anche minimamente in discussione il sistema culturale egemonico. Solo per fare l’ennesimo esempio, è di qualche giorno fa la notizia che Nikkei – holding dell’informazione finanziaria asiatica – sia sul punto di concludere l’acquisto del Financial Times, testate e case editrici satellite incluse. Un colosso della cultura finanziaria globale, già titolare del Nikkei-daily (il quotidiano, distribuito in quasi 5 milioni di copie, diventato un “must” per i CEO di tutto il mondo) s’impadronisce della più autorevole testata giornalistica economico-finanziaria occidentale! Politica locale e potere globale, ricordate? Concentrato nelle mani di pochissimi: Tsuneo Kita, CEO dei Nikkei, è un uomo. Uno solo. Una persona, capite? Con delle idee, dei progetti, degli obiettivi. Chi, come il sottoscritto, ha lavorato vicinissimo al vertice di compagnie di migliaia di persone sa benissimo come la “cinghia di trasmissione” della cultura aziendale sia apparentemente lunghissima, ma, nella pratica, inesistente. In questo modo, le pochissime mani che concentrano il Potere avranno gioco facile a condizionare le menti e le prassi – cioè: le vite – di migliaia e milioni di persone!  Senza andare dall’altra parte del mondo, pensiamo anche a quanto sta accadendo in casa nostra, con la fusione di RCS e Mondadori; o con quella, meno recente, di FIAT con Chrysler, acclamata dai circuiti informativi mainstream come il trionfo internazionale della forza persuasiva del “made in Italy”, peraltro abilmente orchestrata da un individuo che – ricordiamolo – guadagna in un anno centinaia di volte quello che guadagnano i suoi collaboratori. Secondo gli analisti, il 2015 sarà l’anno che farà registrare il record assoluto del valore economico delle operazioni di compravendita societaria a livello mondiale, superando dell’11% il precedente record del 2014: un settore che non conosce crisi, apparentemente. Un settore, guidato da personaggi al cui cospetto se la darebbe a gambe un branco di squali bianchi (a digiuno), che favorisce la massificazione giuridica delle società quotate, all’interno di un mondo in cui, purtroppo, già da decenni avviene la massificazione culturale delle persone che ne subiscono le conseguenze. In quella che io amo definire economia di prossimità – e che Ivan Illich definiva “società vernacolare” – credo risiedano le risposte. Un’economia fatta di vite basse illuminate da pensieri alti. Per non soccombere al cospetto del mostro capitalistico, per scoprire la pienezza di noi stessi all’interno di una dimensione necessariamente limitata ma inevitabilmente rigenerante, per rifiutare consapevolmente l’inafferrabile concetto di accumulo e dedicarsi alla sapiente amministrazione dei beni domestici. Che – udite, udite! – è esattamente ciò che significa “economia”.

Fonte: ilcambiamento.it