Acqua pubblica: dite la vostra opinione all’Europa

E’ on line da qualche giorno la consultazione pubblica rivolta ai cittadini europei per conoscere la loro opinione in merito all’acqua potabile che bevono ogni giorno

E’ on line dal 23 giugno e fino al 23 settembre 2014 la consultazione pubblica aperta dall’Europa per conoscere l’opinione dei cittadini europei nel merito dell’acqua che usano. Nasce così la Consultazione pubblica su iniziativa dei cittadini europei nell’ambito del progetto Right2Wateraccolta dalla Commissione per migliorare l’accesso all’acqua potabile di qualità nell’UE. Dunque ecco l’occasione tanto attesa per comunicare all’Europa la propria opinione sull’acqua pubblica e per suggerire miglioramenti o interventi circa l’erogazione. L’occasione è importante poiché i risultati della consultazione serviranno per decidere se e quando rivedere la direttiva 98/83/CE sull’acqua potabile.FRANCE-WATER

Il questionario che richiede circa 15 minuti per essere compilato ha domande specifiche anche nel merito delle questioni sollevate in seno al progetto Right2Water come accessibilità al servizio e costo e che non rientrano nello specifico dell’attuale direttiva europea a che comunque saranno affrontate nel merito di altre iniziative. Il questionario peraltro è aperto sia ai cittadini, sia alle amministrazioni, organizzazioni internazionali o non governative e a tutte le parti interessate che possono inviare ai servizi della Commissione i loro pareri scritti sulle questioni anche via mail. In pratica la direttiva sull’acqua potabile, per cui si intendono tutti i tipi di acqua destinati all’uso umano e domestico serve a proteggere la salute umana e dunque anche dell’ambiente da ogni forma di contaminazione garantendo che il prezioso liquido che sgorga dai rubinetti sia di qualità, salubre e pulito.

© Foto Getty Images

Fonte: ecoblog.it

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Papa Francesco contro il fracking e per l’acqua pubblica lavora a un Enciclica sull’Ambiente

Papa Francesco contro il fracking e per l’acqua pubblica si prepara a scrivere un Enciclica per la tutela dell’ambientepapa-fracking

Il Creato è un tema che sta a cuore a Papa Francesco e dunque eccolo in foto con con t-shirt contro il fracking e poi con un’altra maglietta per sostenere l’accesso all’acqua pubblica (di fatto da noi mai rispettato dopo il referendum del 2011) dopo aver incontrato il senatore argentino Fernando Pino Solanas. I predecessori di Papa Francesco pure avevo preso posizione per la tutela del creato: Papa Wojtyla era ecologista e aveva istituito la Giornata della salvaguardia del Creato che cade il 1 settembre di ogni anno e che stava a cuore anche da Papa Benedetto XVI.

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Papa Francesco però è andato oltre e come rivela Fernando Pino Solanas ricevuto in Vaticano, il Papa è in procinto di preparare una Enciclica proprio sull’Ambiente.

El papa Francisco me reveló que está trabajando una gran Encíclica sobre el Medio Ambiente

— Pino Solanas (@fernandosolanas) November 11, 2013

La questione del fracking tocca direttamente la sua terra, l’Argentina per cui lo scorso agosto scoppiarono disordini contro la decisione del governo Provinciale di autorizzare Chevron a trivellare per la ricerca di gas di scisto peraltro a condizioni economiche sfavorevoli per gli argentini. Nella foto con papa Francesco proprio Fernando Pino Solanas regista e vincitore dell’Orso d’Oro a Berlino nel 2004 autore del documentario Oro impuro che attualmente senatore per il Frente Unen coalizione di sinistra. Papa Francesco per l’acqua pubblica e contro il fracking
fonte:  La Nacion, Greenreport,

 

Acqua pubblica, la ‘tariffa truffa’ italiana e le richieste dei cittadini europei

Mentre in 13 paesi dell’Ue (Italia compresa) vengono consegnate quasi due milioni di firme per l’acqua pubblica, nel nostro paese è sempre più chiara l’inadeguatezza della nuova tariffa idrica introdotta dall’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas, che viola apertamente i referendum lasciando intatti i profitti sull’acqua e fa scontenti cittadini e gestori.acqua_pubblica_eu

Continua, pur fra mille ostacoli, il percorso di ripubblicizzazione dell’acqua. In 13 paesi dell’Unione europea (fra cui l’Italia) sono da pochi giorni state consegnate circa un milione e 800mila firme, a conclusione dell’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) per l’acqua pubblica. Nel frattempo nel nostro paese è sempre più evidente l’inadeguatezza della nuova tariffa idrica introdotta dall’ l’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas (AEEG) sul finire del 2012 in piena contraddizione con i referendum.

Partiamo dall’Europa. Sono state da poco presentate le firme raccolte per l’Iniziativa dei Cittadini Europei per l’acqua pubblica con lo straordinario risultato di un milione e ottocentomila firme raccolte in 13 paesi dell’Unione. Le firme italiane, consegnate il 10 settembre al Ministero degli Interni, sono state circa 70mila, ben oltre la quota richiesta al nostro paese. Ma è stato soprattutto il dato complessivo a far ben sperare: oltre 1.800.000 raccolte fra Germania, Austria, Belgio, Finlandia, Grecia, Ungheria, Italia, Lituania, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Slovenia e Slovacchia. Cosa significa l’ICE? L’Iniziativa dei cittadini europei è una forma di partecipazione diretta alla politica dell’Ue. L’art.11 comma 4 della versione consolidata del Trattato sull’Unione Europea stabilisce infatti che i “Cittadini dell’Unione, in numero di almeno un milione, che abbiano la cittadinanza di un numero significativo di Stati membri, possono prendere l’iniziativa d’invitare la Commissione europea, nell’ambito delle sue attribuzioni, a presentare una proposta appropriata su materie in merito alle quali tali cittadini ritengono necessario un atto giuridico dell’Unione ai fini dell’attuazione dei trattati”. Insomma, non si tratta di uno strumento d’azione diretta ma di una metodo per fare pressione sulle autorità europee. In Italia invece, la tariffa idrica introdotta dal governo Monti sul finire del proprio mandato mostra sempre più apertamente i propri limiti. La tariffa, che viola apertamente il secondo quesito del referendum, quello che prevedeva l’eliminazione dei profitti dalla gestione dell’acqua, incontra sempre maggiori ostacoli sia fra i gestori sia fra i cittadini. Sul Metodo Tariffario Transitorio pendono 35 ricorsi tra cui quello promosso dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e da diversi gestori. Il forum dei movimenti per l’acqua parla di dati impietosi: “se si ragiona su base regionale sono ben 9 su 20 le regioni da cui non è pervenuta all’AEEG nessuna approvazione, ovvero il 45%; mentre se si fa riferimento al numero delle AATO esistenti prima della soppressione avvenuta il 31 dicembre 2012, solo 21 su 91 hanno approvato la nuova tariffa (ossia il 23%).” Il 19 settembre, inoltre, l’AEEG ha comunicato il recepimento della nuova tariffa idrica da parte di due AATO, quello di Marche Sud Ascoli Piceno e quello della Valle del Chiampo. Infine, fa notare ancora il Forum, “l’Authority non si preoccupa neanche di rispondere ai cittadini che chiedono chiarezza in materia di tariffa idrica. Sono passati oltre 100 giorni, ovvero ben 40 in più di quanti previsti dalle procedure della stessa AEEG, dal deposito di un esposto da parte del Comitato Acqua Pubblica di Arezzo. Attendiamo fiduciosi una celere risposta perchè si tratta di un dovere a cui l’Authority non può sottrarsi.”

Fonte: il cambiamento

Acqua, i referendum due anni dopo. La mappa delle trasformazioni città per città

A Torino il Forum italiano per l’acqua pubblica ha fatto il punto sulla ripubblicizzazione del servizio idrico a due anni dai referendum. E’ stata anche tracciata una mappa dei comuni che hanno trasformato le società del servizio idrico. Eccone una sintesi376301

Pietro Mezzi

Non c’è solo Napoli nella realtà municipali che, sulla scorta del voto del giugno 2011, hanno trasformato le loro società del servizio idrico. Ci sono diverse realtà, da Nord a Sud, della Penisola che hanno declinato in modo diverso il contenuto dell’esito referendario. Vediamo, città per città, cos’è successo.

Forlì
E’ stato costituito un tavolo provinciale per l’acqua che tra Forlì e Rimini ragioni in direzione di uno scorporo di Romagna Acque dalla multiutility Hera. Il tavolo è aperto ai Comitati per l’acqua pubblica. Nelle riunioni sono emerse differenze sulle scelte strategiche da operare, cosa questa che ha determinato una battuta d’arresto dei lavori.

Imperia
Viene definito, quello della città ligure, un caso esemplare, grazie al lavoro congiunto del Comitato per l’acqua pubblica e i sindaci per l’acqua pubblica. Uno dei primi risultati è stata l’eliminazione dalla tariffa d’ambito della componente corrispondente alla remunerazione del capitale investito, così come prevedeva uno dei due referendum sull’acqua. Il Comune inoltre ha provveduto a bloccare il rinnovo della gestione mista della società idrica locale per procedere a una gestione solo pubblica. Sono state così estromesse dalle società della provincia di Imperia i soci privati ed è stata costituita una società consortile affidataria del servizio idrico provinciale.

Napoli
Si tratta dell’operazione più importante e più nota voluta dall’amministrazione De Magistris, che in poco tempo ha costituito la società pubblica Abc, Acqua bene comune.

Palermo
Il 4 aprile scorso la giunta comunale Orlando ha approvato la delibera di trasformazione di Amap spa in azienda speciale.
Pescara
Il 16 aprile scorso l’assemblea dei sindaci della provincia di Pescara ha votato la trasformazione di Aca spa in azienda in house di diritto pubblico. E’ stato anche deciso l’azzeramento della quota di remunerazione del capitale dalla bolletta. L’assemblea dei sindaci si è impegnata ad avviare anche la Valutazione ambientale strategica e la Valutazione di incidenza ambientale sulle opere previste. Però, a distanza di un anno il percorso di ripubblicizzazione non è ancora partito.
Piacenza
Nel 2013 è stata avviata la verifica della possibilità di ripubblicizzazione del servizio idrico, anche grazie alla conclusione della concessione di Iren con i sindaci della provincia, scontenti della gestione della multiutility emiliana. In maggio è iniziato il percorso di partecipazione per la ripubblicizzazione, anche se non mancano le difficoltà, anche politiche, nella stessa giunta comunale.

Pistoia
Mesi fa è iniziato il percorso di ripubblicizzazione a cui hanno aderito i sindaci di Pistoia, Prato, Vernio, Poggio a Caiano, Agliana, Quarrata e molti sindaci del Valdarno. L’idea era di assegnare il servizio a un consorzio pubblico di comuni. Questi mesi però sono stati all’insegna dell’incertezza politica e il tavolo fatica a procedere.

Reggio Emilia

Nel dicembre del 2012 il comune di Reggio Emilia decise di concludere il rapporto con Iren e di iniziare la ripubblicizzazione del servizio idrico locale. Il Comune ha provveduto inoltre a modificare il proprio Statuto introducendo i principi cari ai movimenti per l’acqua pubblica.

Savona
Il progetto di privatizzazione è stato stoppato in consiglio comunale e ora i sindaci della zona savonese si stanno orientando a bloccare la privatizzazione del servizio e guardano invece con favore a una soluzione esclusivamente pubblica e partecipata.

Torino
Nel luglio 2012 il consiglio comunale ha votato un mozione con la quale si indirizzava la gestione pubblica del servizio idrico gestito da Smat e alla cancellazione dalla tariffa delle rumenerazione del capitale investito. Il 4 marzo scorso, la delibera di iniziativa popolare è stata approvata dal consiglio comunale, con alcune modifiche. Tra queste la necessità di una verifica di fattibilità della trasformazione di Smat in azienda speciale consortile. Il 23 luglio scorso però il consiglio comunale vota una mozione con la quale si afferma che tale trasformazione non è opportuna.

Varese
Nel 2012 il Comitato per l’acqua bene comune di Varese ha condotto un’azione importante nei confronti dei sindaci del territorio per un approfondimento sul tema dell’azienda speciale. Grazie anche a questo lavoro dal basso, il servizio idrico sarà gestito da una srl in house.

Vicenza
Il 13 febbraio scorso il consiglio comunale di Vicenza, a larga maggioranza, ha approvato una delibera che dà mandato alla giunta di procedere a un percorso per trasformare il gestore del servizio idrico attuale in una società di diritto pubblico, senza scopo di lucro e aperto alla partecipazione dei cittadini.

Fonte: ecodallecittà

 

Acqua pubblica: l’energia per gestirla costa più dell’illuminazione stradale

Il consumo energetico per gli acquedotti supera stabilmente quello per l’illuminazione pubblica: gli acquedotti comunali hanno bisogno di immense quantità di energia per le attività di sollevamento, potabilizzazione, depurazione e alimentazione delle condotte adduttrici cittadine 73080889-586x390

Gestire le acque pubbliche costa caro e la bolletta energetica è sempre più salata. Per Alleanza per il Clima (la più grande rete europea di enti locali e territoriali impegnati per una politica di energia intelligente e favorevole al clima) il tema della spesa energetica necessaria per portare l’acqua ai nostri rubinetti è un tema da affrontare con estrema urgenza.

I comuni aderenti al Patto dei Sindaci (il network della Commissione europea per raggiungere e superare gli obiettivi del 20-20-20 del quale fanno parte quasi 2.500 comuni italiani, ndr), nella redazione dei loro Piani d’Azione per l’Energia Sostenibile sono chiamati a dar conto dei propri consumi energetici anche in riferimento ai consumi delle infrastrutture di servizio pubblico, direttamente o indirettamente attribuibili alla competenza comunale. Tra questi è emerso evidente il peso e il relativo potenziale di risparmio energetico delle infrastrutture pubbliche del servizio idrico, voce che in molti bilanci energetici comunali ha addirittura superato quella relativa ai consumi per la pubblica illuminazione,

si legge in una nota di Alleanza per il Clima. Secondo i dati di Terna Spa relativi al quinquennio 2007-2011, in Italia, il consumo energetico per gli acquedotti ha superato stabilmente quello per l’illuminazione pubblica. L’ingente spesa energetica è dovuta alle immense quantità di energia necessarie per sollevare, potabilizzare, depurare e alimentare le condutture adduttrici cittadine. Inoltre non va trascurato il problema della dispersione idrica che, in quest’ottica, è un doppio spreco: di acqua e dell’energia utilizzata per veicolarla. Ma mentre l’acqua dispersa (in Puglia, Sardegna, Molise e Abruzzo e più del 50% di quella intubata) torna nel ciclo naturale, l’energia elettrica è persa con la relativa CO2 emessa inutilmente in atmosfera. Un problema da risolvere al più presto con interventi decisi sulle infrastrutture.

Fonte: Comunicato stampa 

Acqua pubblica, l’Europa apre ma l’Italia non ascolta

Per la prima volta l’Europa sembra mostrare aperture verso l’acqua pubblica, dopo il grande consenso dell’Iniziativa dei cittadini europei (Ice) Right2Water. In Italia invece continua l’ostilità del governo e dell’Autorithy verso gli esiti dei referendum. Quest’ultima in particolare ha deliberato una modalità di restituzione dei profitti di gestione ai cittadini estremamente favorevole per i gestori.acqua_europa

In Italia, vuole il luogo comune, ci piace arrivare in ritardo anche quando siamo all’avanguardia. I fatti, purtroppo sembrano confermare l’affermazione. Mentre l’Europa mostra i primi segnali di apertura verso l’acqua pubblica, da noi che per primi ci siamo opposti alle privatizzazioni con un referendum, lo stato sembra remare contro la ripubblicizzazione con tutte le proprie forze, calpestando apertamente la volontà popolare. Qui Europa. Il Commissario Europeo Michel Barnier si è recentemente dichiarato contrario alla privatizzazione del servizio idrico e ha firmato una dichiarazione che va incontro all’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) Right2Water, sottoscritta da un milione e mezzo di cittadini in tutta Europa (è possibile firmarla su www.acquapubblica.eu) Con una dichiarazione ufficiale del 21 giugno scorso, Barnier ha escluso l’acqua dalla direttiva sulle concessioni e rassicurato i cittadini dell’Unione Europea: “Capisco bene la preoccupazione che deriva da una privatizzazione dell’acqua contro la vostra volontà, anche io reagirei allo stesso modo”. Qui Italia. Se fino a ieri i fautori italiani delle privatizzazioni continuavano a ripetere come un mantra ”ce lo chiede l’Europa”, beh, adesso l’Europa non lo chiede più. Eppure la linea istituzionale non sembra esere cambiata così tanto. Il nuovo governo Letta si muove in perfetta sintonia con i passati esecutivi e l’Autorithy continua a mostrare un atteggiamento ostile verso gli esiti referendari, nonostante i pronunciamenti della Corte costituzionale, del Consiglio di Stato e del TAR della Toscana. Il 25 giugno scorso, infatti, l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas ha approvato l’ennesimo provvedimento che elude l’esito dei referendum del 2011. Nel deliberare sulle modalità di restituzione ai cittadini della “remunerazione del capitale investo”,illegittimamente percepito dai gestori nel periodo compreso tra luglio 2011 e la fine di quell’anno, l’AEEG ha costruito un metodo che garantirà ai gestori un esborso minimo assai minore di quanto dovuto visto che saranno detratti gli oneri finanziari, quelli fiscali e gli accantonamenti per la svalutazione crediti. Una decisione che va contro ogni logica. Già ai tempi dei referendum la Corte costituzionale aveva specificato che qualora il referendum avesse avuto successo i profitti sull’acqua (la cosiddetta remunerazione del capitale investito) sarebbero dovuti immediatamente sparire dalle bollette. Ciò non era avvenuto e il Consiglio di Stato aveva osservato, in un parere pubblicato a fine gennaio scorso, come l’applicazione degli esiti referendari “non sia stata coerente – […] – con il quadro normativo risultante dalla consultazione referendaria”. Infine anche il TAR della Toscana, nella sentenza di accoglimento del ricorso presentato dal Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua, aveva stabilito che “il criterio della remunerazione del capitale (…) essendo strettamente connesso all’oggetto del quesito referendario, viene inevitabilmente travolto dalla volontà popolare abrogatrice…”. Ma non c’è sentenza o referendum che tenga, quando dall’alto la volontà è quella di mantenere lo status quo. L’ennesima palese violazione dei referendum ha fatto insorgere il popolo dei referendum. In un comunicato il Forum italiano dei movimenti per l’acqua ha dichiarato: “Di fronte all’ennesima dimostrazione della palese intenzione di non voler rispettare la volontà popolare e mettere in discussione gli esiti del referendum come Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ribadiamo la nostra richiesta di dimissioni dei vertici dell’Authority.” La strada per la ripubblicizzazione e l’esclusione dei profitti dall’acqua è ancora lunga. Per una volta, cerchiamo di non restare indietro.

Fonte: il cambiamento

Acqua in Vendita?
€ 15

Case dell’acqua pubblica, i milanesi sono proprio dei “gasati”

71.385 litri di acqua gasata contro i 42.082 di “naturale”, nei primi 2 mesi di prelievi di acqua pubblica gratuita ai nuovi distributori del Comune ed MM. Stillati 110mila litri in totale. Il Comune calcola un risparmio di circa 3.000 kg di plastica e di 40mila euro rispetto all’acquisto di acqua in bottiglia. 6 litri il prelievo massimo. Dove sono i distributori a Milano374944

Le “Case dell’acqua” milanesi sono state accolte con successo dai cittadini che hanno prelevato 113.467 litri di acqua pubblica e gratuita nei primi 52 giorni(2 marzo-22 aprile) dalla loro installazione. Una media di quasi 2.200 litri ogni giorno e, calcolando il tetto di 6 litri a prelievo, di quasi 19.000 utilizzi. Si conferma la preferenza dei milanesi per l’acqua gasata, di cui sono stati prelevati 71.385 litri, rispetto a quella naturale (42.082 litri). Grazie alle case dell’acqua gestite da MM – Metropolitana Milanese – il Comune ha stimato inoltre 3.500 i chilogrammi di CO2 non immessi in atmosfera e in più di 3.000 i chilogrammi risparmiati di Pet (la plastica con cui sono fabbricati bottiglie e bicchieri). Le cinque Case dell’acqua milanesi sono al Parco Formentano, in largo Marinai d’Italia, al parco Chiesa Rossa, in via San Domenico Savio (Metro 2, Abbiategrasso), presso il Parco Bassi, in via Livigno, al Giardino Cassina de’ Pomm, in via Zuretti (ang. Cassoni) e ai giardinetti di via Morgagni. Il Comune ha stimato anche il risparmio sui costi, che può portare l’utilizzo dell’acqua dell’acquedotto pubblico al posto di quella minerale che si compra in bottiglia: è di oltre 40mila euro. Per calcolarlo si è tenuto conto del costo medio dell’acqua in bottiglia nei supermercati, circa 0,36 centesimi di euro al litro (media tra naturale e gasata), e lo si è confrontato con il costo dell’acqua pubblica, che a Milano è di 0,60 centesimi di euro per 1.000 litri.

Le informazioni sulla qualità dell’acqua di Milano consultabili sul sito www.milanoblu.com

Fonte: eco dalle città

 

“Recepito l’esito del referendum del 2011”. Torino aumenta la tariffa dell’acqua

La tariffa passa da 1,42 €/m³ a 1,53 €/m³. Per salvaguardare le famiglie con redditi più bassi il parametro ISEE sale da 9.500 a 12.000 euro. Ronco: “Recepito l’esito del referendum che stabiliva l’eliminazione della remunerazione del capitale”

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“La nuova tariffa dell’acqua recepisce l’esito del referendum del 2011, che stabiliva l’eliminazione della remunerazione del capitale investito dal prezzo. Questo significa che a un totale di 323 milioni di euro di ricavi di SMAT previsti per il 2013 si devono defalcare 16 milioni di euro”. L’assessore all’Ambiente della Provincia di Torino Roberto Ronco, che ha presieduto la conferenza dell’ATO Acque del Torinese svoltasi nell’Aula del Consiglio provinciale di Torino, illustra così le decisioni prese dall’assemblea. Tra le più importanti, per salvaguardare le famiglie con redditi più bassi, la scelta di portare il parametro ISEE da 9.500 a 12.000 euro, mantenendo le riduzioni di 30 euro all’anno per nuclei familiari da 1 a 3 persone e di 45 euro all’anno per quelli maggiori di 3 persone. “In questo modo -prosegue Ronco- le bollette per le famiglie meno abbienti diminuiscono. L’ATO 3 ha inteso salvaguardare, in questo momento di crisi, i soggetti più deboli economicamente, senza con questo interrompere gli investimenti, soprattutto quelli sui depuratori, la cui efficienza è indispensabile per preservare l’ambiente e per evitare le sanzioni europee”. La nuova tariffa per il sistema idrico (acquedotto, fognatura e depurazione) passa da 1,4232 €/m³ a 1,5373 €/m³. E’ stata calcolata con un nuovo metodo stabilito dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG), che prevede l’inclusione nella tariffa dei costi relativi alle opere realizzate negli anni dai Comuni e utilizzate da SMAT. Tali costi, prima non considerati, contribuiscono alla creazione di un fondo per gli investimenti previsti per i prossimi 3 anni, che l’ATO quantifica in 270 milioni di euro. Inoltre, la nuova tariffa tiene conto dell’inflazione, calcolata dall’AEEG per il 2013 in circa il 3%. “Tuttavia -conclude Ronco- per calmierare al massimo gli aumenti sono stati ridotti al minimo tutti gli elementi discrezionali della tariffa”.

Fonte: eco dalle città

Novara più amica dell’ambiente con la comunità ecosostenibile

E’ partito in questi giorni il progetto di Comunità Ecosostenibile Novarese: tra le prime azioni un mercatino solidale di scambio di oggetti per ridurre i rifiuti, risparmio energetico di edifici e automezzi e la valorizzazione dell’acqua pubblica

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La città di Novara è al secondo posto in Italia per la raccolta differenziata dei rifiuti (72,5% nel 2012 secondo i dati ASSA), con valori piuttosto bassi di produzione pro capite (423 kg a fronte della media nazionale di circa 600).

Il progetto di Comunità Ecosostenible Novarese avviato in questi giorni vuole migliorare ulteriormente questi livelli e introdurre altri importanti innovazioni nel campo del risparmio energetico e dell’acqua.

Tra le prime buone pratiche previste:

Mercatino no profit di scambio di oggetti prima che diventino rifiuti secondo la famosa massima per cui la monnezza de n’omo è il tesoro de n’antro (one man’s trash is another man’s treasure). Ogni oggetto avrà un valore in ecostelline, un sistema di punti che in prospettiva potrebbe  diventare una vera e propria moneta locale virtuale. Risparmio energetico: consulenza gratuita a cittadini e amministratori di condominio per migliorare l’efficienza energetica degli edifici, oltre alla sperimentazione del recupero di energia durante la frenata su due mezzi ASSA utilizzati per la raccolta rifiuti: dovendo continuamente fermarsi e ripartire, il recupero di energia può arrivare fino al 40%.

Acqua pubblica senza bottiglie: è stata aperta la prima casa dell’acqua che permette di acquistare alla spina acqua pubblica refrigerata anche gassata al prezzo di 5 centesimi al litro; ci si aspetta una significativa riduzione del consumo di bottiglie di plastica. Le prospettive sono interessanti e la loro effettiva realizzazione dipenderà anche dalla partecipazione dei cittadini.

 

Fonte: ecoblog

 

Con Stefano Rodotà le politiche per acqua pubblica e banda larga nella Repubblica italiana

Ecco perché Stefano Rodotà, l’80enne che potrebbe a breve essere nominato presidente della Repubblica Italiana, piace al Movimento 5 stelle e a molti italiani: ha portato avanti le battaglie per l’acqua pubblica e banda larga.

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L’acqua pubblica in Italia ha il suo paladino in Stefano Rodotà, giurista calabrese, ex garante della privacy, che potrebbe essere eletto il nostro prossimo Presidente della Repubblica. Rodotà è uno degli autori del referendum avendone scritto i quesiti. Sotto lo spot a cui ha preso parte Rodotà con Ascanio Celestini e Lella Costa proprio per chiedere all’Europa di rendere pubblica tutta l’acqua così come riconosciuto tra i diritti dell’ONU.

Ma tra gli interessi del possibile futuro presidente della Repubblica anche la banda larga per cui quando era Garante della Privacy e dunque con conoscenza approfondita dello stretto legame tra diritti e doveri in materia di protezione dei dati personali, giunse a proporre un articolo bis da aggiungere alla Costituzione italiana, come addendum all’articolo 21 sulla libertà di espressione, a cui sarebbe da integrare:
Tutti hanno eguale diritto di accedere alla Rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale.
Capirete bene che questi due temi, acqua pubblica e banda larga, già di per sé rappresentano una sostanziosa rivoluzione qualora Rodotà fosse eletto presidente della Repubblica italiana, perché nonostante i suoi 80 anni conosce molto bene la rete e soprattutto ha ben chiare le sue potenzialità in merito alle declinazioni di democrazia partecipativa e governance politica. Inoltre conosce benissimo i meccanismi di diffusione delle informazioni anche relative alla protezione dei dati personali che come ha più volte sottolineato restano diritti inviolabili anche con la diffusione capillare di internet, considerato un diritto fondamentale dei cittadini.
Fonte: ecoblog