Fukushima, duemila lavoratori rischiano il cancro

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Quasi duemila operai che lavorarono nella centrale nucleare di Fukushima nei giorni e nelle settimane seguite dal disastro nucleare, sono stati esposti a livelli tali di radiazioni che adesso rischiano il cancro alla tiroide. In seguito all’incidente nell’impianto, avvenuto nel marzo 2011, la Tepco ha condotto controlli su 19.592 lavoratori. Gli esami hanno stabilito che 1.973 operai lavorarono in un ambiente con indici di radiazioni superiori ai 100 millisievert annui (la Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni raccomanda livelli inferiori ai 20-100 millisievert). Il dato è superiore di 10 volte alla stima precedente della società che gestisce l’impianto sul numero di possibili vittime da cancro e arriva dopo che l’azienda era stata pesantemente criticata per aver fornito dati troppo ottimistici. Soltanto qualche giorno fa l’ex capo della centrale nucleare di Fukushima, Masao Yoshida, colui che autonomamente decise di raffreddare i reattori danneggiati dal sisma/tsunami del 2011 con acqua di mare violando gli ordini dei superiori, è deceduto in un ospedale di Tokyo per un cancro all’esofago. Yoshida, 58 anni, si era dimesso dal suo incarico nel dicembre 2011 a causa della malattia, ma soltanto dopo aver avviato gli sforzi per portare sotto controllo la struttura. La Tepco, annunciando la morte, ha escluso legami tra cancro ed esposizione radioattiva. Di recente ha destato nuovi timori il balzo della radioattività alla centrale nucleare di Fukushima, registrato nei campioni di acqua prelevati da un pozzo di osservazione vicino all’impianto. Le conseguenze del peggior disastro nucleare dai tempi di Chernobyl sembrano dunque ancora lontane dall’essere contenute.

Fonte: il cambiamento

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Plastisfera, la comunità batterica sui frammenti di plastica nei mari

I microrifuti di plastica che galleggiano nei mari sono diventati un habitat per una flora batterica distinta da quella marina tradizionale, con conseguenze ecologiche difficilmente prevedibiliBatteri-su-plastica-586x452

Con una produzione annua di plastica pari a 35 kg pro capite per ogni abitante del pianeta, è evidente che una discreta frazione di questa finisca nei mari e negli oceani, spesso sotto forma di detriti di meno di 5 mm (microplastica).

Questi rifiuti sono dannosi per i pesci e gli uccelli che possono ingerirli inavvertitamente, ma possono anche rappresentare un altro tipo di rischio, poiché ospitano un’abbondante flora batterica, in gran parte diversa da quella che si trova nell’acqua di mare. Gli scienziati hanno chiamato “plastisfera” questa comunità di batteri che vive sui residui microplastici che galleggiano sugli oceani del pianeta. (1)

L’immagine in alto riporta una foto al microscopio elettronico a scansione (2)della comunità batterica su un filamento di materiale plastico raccolto in mare (illustrato nel riquadro in basso a destra). Le tacche bianche rappresentano una scala di 10 µm. L’essere a forma di medusa è un batterio ciliato con altri batteri simbiotici che vivono sulla sua superficie (ben visibili nel riquadro in alto a destra), oltre a diatomee e cellule filamentose. Ciò che desta maggiore preoccupazione è il fatto che le popolazioni di batteri della plastisfera sono distinti dalla tipica flora microbica marina (come si vede dal diagramma di Venn qui sotto, da cui si deduce che sono poche le specie di batteri comuni all’idrosfera e alla plastisfera), il che significa chela plastica funge da nuovo habitat ecologico oceanico. Trattandosi di rifiuti poco degradabili e dalla lunga vita è difficile prevedere quali possano essere le conseguenze ecologiche a lungo termine.

Si teme in particolare che la plastisfera possa diventare un vettore di trasporto di microorganismi patogeni, come i vibrioni.Diagramma-Venn-batteri1-586x584

(1) In alcuni siti o blog di lingua italiana il termine ”plastisfera” è usato impropriamente per identificare l’insieme dei rifiuti plastici oceanici, mentre i biologi usano questo termine per indicare le forme di vita che vi risiedono.

(2) La fonte è uno studio del laboratorio di biologia marina del Massachusetts

Fonte: ecoblog

Meduse in mare, la mappa e la app per segnalare gli avvistamenti e la ricetta per gustarle

Meduse in mare anche se non fa troppo caldo. La causa dei banchi di meduse presenti in questi giorni nel Mar Mediterraneo è dovuta alla pesca intensivamarevivo-620x350

Mancano i predatori naturali e le meduse proliferano in mare, anche se le temperature estive non giustificano la loro massiccia presenza nelle nostre acque. Come evitare un incontro ravvicinato in acqua e sopratutto come ridurre la loro presenza in mare? I bagnanti sono le sentinelle migliori per controllare a lungo e in maniera capillare il mare e dunque ecco tornare anche per quest’anno la mappa interattiva meteomeduse che può essere aggiornata da smartphone grazie a una App creata con il mensile Focus e in collaborazione con Università del Salento e CNR – Ismar. Per quanto riguarda il contenere la presenza delle meduse in mare arriva un consiglio dalla FAO e recepito d MareVivo: mangiare le meduse. Non sia considerata un aberrazione questa del mangiare meduse poiché posso assicurare e con certezza che queste hanno fatto parte della dieta di alcuni posti di mare come Torre del Greco, di cui so per certo che erano consumate quando pescate. In ogni caso MareVivo recupera questa antica tradizione della cucina povera di mare e grazie alla collaborazione con lo Chef Gennaro Esposito nasce il progetto La Tavola Blu rivolto agli istituti alberghieri che formano i nuovi chef e che propone la tutela degli stock ittici attraverso acquisti consapevoli di varietà di pesce meno commerciale ma altrettanto nutriente e gustoso.

Meduse con mozzarella di bufala con pesto di fiori di zucca

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Ingredienti

Meduse, mozzarella di bufala, fiori di zucca, un cucchiaio di pinoli, sale, olio evo, un bicchiere di acqua di mare, un po’ di zucchero

Preparazione

Le meduse prima di essere consumate vanno pulite per bene e liberate dai tentacoli che contengono le sostanze urticanti. Poi va eseguita la marinatura con un po’ di sale e zucchero. Una volta perso il liquido vanno risciacquate con acqua di mare e vanno scolate e asciugate.

Si prepara il pesto di fiori di zucca sbollentando i fiori in acqua bollente salata, vanno raffreddati, asciugati e pestati con i pinoli nel mortaio che sarà stato prima strofinato con aglio.

Una fetta di mozzarella di bufala sarà la base su cui appoggiare un cucchiaio di meduse ricoperte dal pesto di fiori di zucca. Accompagnare d bastoncini di zucchina alla julienne freschi.

Fonte: Itenovas