Energy [R]Evolution: nel 2050 il 100% di rinnovabili. Si può!

In dicembre la conferenza sul clima di Parigi farà capire chi sta facendo sul serio e chi sta parlando a vanvera. Raccontarsi le favole non basta più e lo scenario dipinto da Greenpeace ci dimostra che nel 2050 si può (volendo) arrivare al 100% di rinnovabili. Basta scuse.energyrevolution

Leader politici e uomini potenti siederanno in dicembre al vertice per il clima a Parigi, il solito gotha costituito da pochi che parlano e decidono a nome di molti, di tutti. Ma qui veramente non c’è più margine, non ci sono scuse per chi si nasconde dietro il greenwashing. Il 100% di energia rinnovabile può essere raggiunto da qui al 2050 ed è l’unico modo per evitare che il mondo venga travolto da una catastrofe climatica sempre più sotto gli occhi di tutti. Le energie rinnovabili sono diventati la scelta mainstream in molti paesi e i costi sono diminuiti drasticamente. A confermare quella che non è solo più una ipotesi ma una possibilità dimostrabile è il rapporto di Greenpeace, Energy [R]Evolution 2015 (QUI il rapporto integrale), secondo cui non solo possiamo stabilizzare le emissioni di CO2 entro il 2020, ma possiamo anche ridurle fino allo zero nel 2050.

Cosa ci dice il rapporto

I carburanti fossili vanno progressivamente eliminati, per fasi

Il settore dell’energia rinnovabile può trasformare un’epoca

  • Le rinnovabili hanno contribuito per il 60% alla produzione di energia nel mondo nel 2014
  • Questa diffusione ha visto un calo drastico dei prezzi, ora il fotovoltaico e il solare sono competitivi con il carbone
  • Le rinnovabili guadagnano terreno malgrado un sistema di sussidi globali che privilegiano le fonti fossili (550 miliardi di dollari annuali, più del doppio di quanto va alle rinnovabili)
  • Nei prossimi 15 anni la produzione di energia elettrica da rinnovabili passerà dal 21% al 64%

Il riscaldamento e i trasporti sono una grande sfida

  • Il petrolio per il riscaldamento sarà sostituito da collettori solari, energia geotermica e calore da idrogeno
  • Il gas sarà l’ultima fonte fossile in uso, ma sarà sostituita dall’idrogeno
  • I trasporti richiedono una rivoluzione tecnologica e più ricerca e sviluppo

Il passaggio al 100% di rinnovabili creerà lavoro

  • Ad ogni fase della transizione ci saranno sempre più settori di lavoro nell’energia. La Energy [R]evolution potrà creare 20 milioni di posti di lavoro nel mondo da qui al 2030
  • Il solare fotovoltaico fornirà 9,7 milioni di posti di lavoro, l’equivalente delle persone che oggi lavorano nel carbone. Nel solare i posti di lavoro saranno 7,8 milioni, il doppio di quanti oggi sono impiegati nel petrolio e nel gas.

L’investimento necessario per raggiungere questo obiettivo entro il 2050 sarebbe più che ripagato dai futuri risparmi derivanti dall’abbandono dei combustibili fossili. Per un futuro 100 per cento rinnovabile al 2050, l’investimento aggiuntivo medio nelle rinnovabili sarebbe di circa 1000 miliardi di dollari l’anno. Il risparmio medio legato al mancato uso di combustibili fossili rispetto allo stesso periodo sarebbe invece di 1070 miliardi di dollari l’anno, quindi più degli investimenti necessari per la completa transizione verso le rinnovabili. Quindi, è bene parlare di fatti, cifre e decisioni. Non c’è proprio più tempo da perdere.

Fonte: ilcambiamento.it

Agenzia Ambiente Ue: “Europa lontana da economia low carbon per il 2050, acceleri” | Documento

Sul fronte dell’economia sostenibile l’Agenzia Europea dell’Ambiente vede un peggioramento nei prossimi vent’anni ma lancia un appello: “Potremmo diventare la Silicon Valley dell’economia low carbon, creare posti di lavoro, ma servono azioni urgenti e più coraggiose” (ansa ambiente)382117

Se l’Europa vuole veramente diventare un’economia sostenibile e a basso contenuto di carbonio per il 2050, deve premere l’acceleratore, adesso. L’appello arriva dall’Agenzia europea dell’ambiente (Aea), che in un maxi-rapporto sullo stato della salute ambientale dell’Ue, in una prospettiva oltre i 20 anni vede una generale tendenza al peggioramento: dalla tutela della natura, già in grande sofferenza, all’uso di carburanti fossili, all’inquinamento dell’aria, fino agli effetti dei cambiamenti climatici. “Potremmo diventare la Silicon Valley dell’economia low carbon, creare posti di lavoro, ma servono azioni urgenti e più coraggiose” spiega Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’Aea, secondo cui “le politiche ambientali e sul clima se ben disegnate funzionano, ma per il 2050 serve un approccio più sistematico. Una transizione nei campi dell’energia, dei trasporti, di consumi alimentari e di materiali sarà essenziale”.
Facendo l’esempio del settore trasporti, le attuali politiche non sono sufficienti. Gli standard di emissioni di CO2 sono migliorati, ma l’uso dell’auto è ancora centrale. Allora “viaggiare tutti in auto elettriche non risolve il problema, bisogna riflettere su quale ruolo debba avere l’auto” spiega Bruyninck, secondo cui occorrono grandi investimenti e tecnologie per passare ad una nuova economia. Già “abbandonare sussidi insostenibili” come quelli ai carburanti fossili, per il direttore dell’Aea “libererebbe finanziamenti pubblici”. Ecosistemi e risorse naturali sono sistemi complessi, da cui dipendiamo e ai quali servono decenni per fare progressi. L’emergenza numero uno è sul fronte natura, per cui il 60% delle specie valutate e il 77% degli habitat risultano in un cattivo stato di conservazione. Oltre il 40% di fiumi e acque costiere sono interessati da un inquinamento diffuso causato dall’agricoltura, mentre sono soggetti a inquinamento da fonti specifiche, come strutture industriali e sistemi fognari, fra il 20 e il 25% a livello Ue e in oltre il 90% dei casi nell’Italia meridionale.
Gli ecosistemi marini e costieri sono quelli in condizioni peggiori e nel Mediterraneo il 91% degli stock di pesce valutati nel 2014 è stato vittima di un eccessivo prelievo. Anche l’inquinamento dell’aria nelle città europee è da allarme rosso, considerando che nel 2011 si stima abbia provocato 430mila morti premature, mentre sono 10mila quelle legate a problemi di cuore, complice l’inquinamento acustico. La produzione dei rifiuti è un altro tasto dolente: è calata di appena l’1% fra 2004 e 2012 in Europa, in Italia da 540 kg a 529 kg pro capite. Il tasso di riciclo medio dell’Ue nel 2012 è arrivato a quota 29%, contro il 22% nel 2004. Su questo fronte l’Italia si è data da fare, passando dal 18% al 38%, ma si ricorre ancora troppo alla discarica, che altri Paesi hanno quasi eliminato. In sostanza la gestione dei rifiuti fa progressi, ma secondo l’Aea “l’Europa è ancora lontana dall’essere un’economia circolare”, cioè in grado di ricorrere al minimo a risorse extra al di fuori di quelle a disposizione. Materie prime sempre più care, ormai al centro della grande competizione globale.

Fonte: ilcambiamento.it

Efficienza energetica, il Piano d’azione nazionale non convince gli osservatori europei

Nell’ambito del progetto europeo “Energy-Efficiency-Watch”,un gruppo di esperti ha esaminato i Piani d’azione nazionale dei 27 Stati Ue in materia di efficienza energetica. Quello dell’Italia non ha convinto, soprattutto per quanto riguarda il settore dei trasporti

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Il Piano d’azione nazionale in materia di efficienza energetica (Paee) appare inadeguato per quanto riguarda le misure relative al settore dei trasporti. Lo sostengono 61 esperti incaricati dal Wuppertal Institute e da Ecofys Germania di esaminare il Piano dell’Italia nell’ambito del progetto europeo “Energy-Efficiency-Watch”. Oltre al documento italiano, sono stati presi in esame i piani d’azione di tutti i 27 Stati membri, che entro il mese di giugno 2014 dovranno recepire la nuova direttiva Ue sull’efficienza energetica. Il report relativo al Piano italiano (vedi allegato), dunque, ha rilevato una serie di carenze in materia di trasporti. «Molte politiche sono allo stadio di progettazione – commentano gli esperti – ma il Piano d’azione nazionale sull’efficienza energetica non spiega come e quando saranno realizzate». Il capitolo mobilità, però, non è l’unico a presentare delle lacune. Per quanto riguarda il settore industriale, ad esempio, ‘non sono previsti obiettivi obbligatori di risparmio energetico, anche se alcune industrie si sono date dei target volontari. Per quanto riguarda invece gli enti pubblici, anche se oltre mille Comuni italiani hanno aderito al Patto dei sindaci, sono ancora pochi ad aver elaborato il loro Piano d’azione per l’energia sostenibile (Seap).
Di qui la necessità di apportare una serie di modifiche, suggerite dagli stessi esperti che hanno realizzato lo studio europeo: prima di tutto, occorre allungare il respiro temporale delle politiche nazionali in materia di energia, prevedendo una strategia al 2050 per ciascun settore. Necessari inoltre incentivi economici per promuovere la diffusione di apparecchiature ad alta efficienza, nonché stabilire dei target vincolanti di riduzione dei consumi per i vari settori industriali. Per quanto riguarda infine i trasporti, il report suggerisce di introdurre incentivi per i veicoli a basso impatto ambientale e di prevedere iniziative di informazione per i cittadini.

Fonte. Eco dalle città