Vacanze sostenibili, 8 percorsi di trekking in Italia

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Dai sentieri percorribili in poche ore agli itinerari di oltre 700 km: armatevi di scarpe adatte ed acqua fresca e preparatevi a camminare, da soli o in compagnia, alla scoperta delle bellezze del nostro Paese. Qualunque sia la vostra avventura non dimenticate le regole base: non sporcare e non inquinare, rispettando sempre terra, cielo e mare.

Per chi quest’estate sta cercando una vacanza “slow”, sostenibile e immerso nella natura, Virail, la piattaforma e app che compara tutti i mezzi di trasporto, ha selezionato 8 percorsi di trekking in tutta Italia.

Per raggiungere i punti di partenza dei percorsi di trekking sempre con un occhio all’ambiente, Virail suggerisce il treno, che permette di emettere meno CO2 rispetto all’automobile o all’aereo*, oppure il carpooling, per conoscere nuove persone e dividere le emissioni di CO2. Basterà andare sull’app di Virail, inserire data e luogo di partenza e di arrivo, per confrontare in tempo reale tutte le proposte di viaggio.

Alpe-Adria-Trail: dalle Alpi all’Adriatico (FVG)

43 tappe, tre diverse nazioni, 750 km: è l’Alpe Adria Trail, il percorso di trekking che parte in Carinzia, in Austria, passa per la Slovenia e scende in Italia fino al porto di Muggia. Il tracciato può essere percorso da qualunque punto si desideri, in entrambe le direzioni, partendo anche da Trieste: ciascuna tappa è di 20 km (circa 6 ore di cammino).

Arriva con Virail da Roma a Trieste in treno e risparmia 50 kg di CO2

Arriva con Virail da Milano a Trieste in treno e risparmia 32 kg di CO2

Tra le rogge di Merano con i Sentieri dell’Acqua (Alto Adige)

Oltre 80 km, 8 tappe da percorrere in una settimana, a contatto con la natura per scoprire Merano, in Alto Adige, e i suoi dintorni. Si tratta dei Sentieri d’Acqua Meranesi, 11 diversi sentieri delle rogge (“Waalwege”), i vecchi canali d’irrigazione, che si estendono fino alla mezza montagna della Val d’Adige ed abbracciano la conca di Merano.

Arriva con Virail da Roma a Merano in treno e risparmia 49 kg di CO2

Arriva con Virail da Milano a Merano in treno e risparmia 14 kg di CO2

Da Albenga ad Alassio: a picco sul mare lungo la Via Julia Augusta

Per un trekking all’insegna della storia, l’itinerario da seguire è quello della pittoresca via Julia Augusta, l’antica strada romana che collega Albenga ad Alassio. Si parte dal centro storico medievale di Albenga e dalle sue famose torri e si cammina per quasi 6 km a picco sul mare, fermandosi lungo il percorso presso la necropoli della romana Albingaunum e l’antica chiesa di Sant’Anna ai Monti , fino ad arrivare alla Chiesa di Santa Croce ad Alassio.

Arriva con Virail da Roma ad Albenga in treno e risparmia 43 kg di CO2

Arriva con Virail da Milano ad Albenga in treno e risparmia 16 kg di CO2

Via degli Dei: tra Emilia Romagna e Firenze sulla strada romana

Tra mito e storia, partendo da Bologna e arrivando a Firenze attraverso l’Appennino: è la Via degli Dei, un itinerario di 130 km per ripercorrere in 6 giorni l’antica viabilità storica, denominata Flaminia Militare, utilizzata fin da epoche romane. Il nome “Via degli Dei” si deve alle località che si attraversano come Monte Adone, Monzuno (Mons Iovis, monte di Giove), Monte Venere, Monte Luario (da Lua, dea romana dell’espiazione).

Arriva con Virail da Roma a Bologna in treno e risparmia 28 kg di CO2

Arriva con Virail da Milano a Bologna in treno e risparmia 16 kg di CO2

Dall’Adriatico al Tirreno: attraverso l’Italia centrale lungo la Coast2Coast

410 km da percorrere per scoprire l’Italia centrale: è Italia Coast2Coast, il percorso in 18 tappe che unisce l’Adriatico al Tirreno attraverso quattro Regioni. Si parte da Portonovo, nei pressi di Ancona, si raggiunge l’Umbria all’altezza di Nocera Umbra e si prosegue per Assisi. Si attraversa quindi la Valle Umbra e si entra nel Lazio, dove si sosta ad Orvieto, per poi continuare alla volta di Sorano, la prima delle “città del tufo”, in Toscana. Le ultime tappe sono verso il mare, per raggiungere Orbetello.

Arriva con Virail da Roma ad Ancona in treno e risparmia 22 kg di CO2

Arriva con Virail da Milano ad Ancona in treno e risparmia 33 kg di CO2

Percorrendo la Dormiente Sannita: il panorama della Campania

Per scoprire la provincia Sannita non si può che partire dalla Dormiente del Sannio, il massiccio del Taburno che sembra formare un’immagine stilizzata di una donna sdraiata, detta “la Dormiente”. Il trekking attraverso questi luoghi è adatto a tutti, da fare anche in bici o a cavallo, per un totale di 35 km da Montesarchio a Vitulano. Un percorso che permette di ammirare le bellezze del parco regionale del Taburno-Camposauro.

Arriva con Virail da Roma a Benevento  in treno e risparmia 17 kg di CO2

Arriva con Virail da Milano a Benevento  in treno e risparmia 58 kg di CO2

Il Cammino Materano: tutte le strade portano a Matera

Il Cammino Materano è composto da 4 direttrici (Via Peuceta, Via Ellenica, Via Sveva, Via Dauna) che, ricalcando sentieri di età storica e arcaici tratturi, consentono di partire Bari, Brindisi, Trani o Lucera e giungere alla Cattedrale della Madonna della Bruna di Matera. In totale sono 170 km di cammino che tra trulli, masserie, ma anche cattedrali, borghi medievali e chiese rupestri permettono ai viaggiatori di scoprire la bellezza e la vastità del patrimonio apulo e lucano.

Arriva con Virail da Roma a Bari in treno e risparmia 32 kg di CO2

Arriva con Virail da Milano a Bari in treno e risparmia 66 kg di CO2

Trekking vista mare: la Riserva dello Zingaro in Sicilia

7 chilometri di natura incontaminata lungo la costa siciliana: è l’itinerario che attraversa la Riserva Naturale dello Zingaro partendo dai suoi due ingressi, a nord nei pressi di San Vito Lo Capo oppure a sud da Scopello. Un percorso tra palme nane, simbolo della riserva, e la speranza di avvistare la rara aquila di Bonelli. Lungo il percorso impossibile non concedersi una sosta nelle meravigliose calette.

Arriva con Virail da Roma a Trapani  in treno e risparmia 76 kg di CO2

Arriva con Virail da Milano a Trapani  in treno e risparmia 116 kg di CO2

*Dati Trenitalia: per ogni passeggero/km, le FS producono 44 grammi di CO2 contro i 118 dell’auto, i 140 dell’aereo e i 158 dei tir.1

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Chi è Virail

Virail è il motore di comparazione in grado di confrontare prezzi e soluzioni di viaggio relative a treni, bus, carpooling e aereo. È disponibile in 24 lingue e, grazie a numerose partnership con le principali compagnie di trasporto in tutto il mondo, è in grado di offrire agli utenti i percorsi migliori e più economici durante il tuo viaggio.

Virail è consultabile su piattaforma web oppure tramite applicazione pers smartphone, disponibile su App Store e Google Store.

Maggiori informazioni: virail.it

Fonte:  agenziapressplay.it
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Chi vive in siti contaminati si ammala e muore di più: studio conferma le ipotesi

La logica già portava in quella direzione da un pezzo; ma con il nuovo studio “Sentieri” è arrivata una ulteriore conferma. Chi abita in siti contaminati ha un rischio di morte più alto del 4-5% e un aumento di tumori maligni, con un eccesso di incidenza del 62% per i sarcomi dei tessuti molli e del 50% per i linfomi Non-Hodgkin.9846-10632

Chi vive nei siti contaminati da amianto, raffinerie o industrie chimiche e metallurgiche ha un rischio di morte più alto del 4-5% rispetto alla popolazione generale. E questo, in un periodo di 8 anni, si è tradotto in un eccesso di mortalità pari a 11.992 persone, di cui 5.285 per tumori e 3.632 per malattie dell’apparato cardiocircolatorio. E’ quanto emerge dai dati relativi a 45 siti di interesse per le bonifiche inclusi nella nuova edizione dello studio Sentieri, a cura dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss). Non solo: vivere in siti contaminati comporta un aumento di tumori maligni del 9% tra 0 e 24 anni. In particolare “l’eccesso di incidenza” rispetto a coetanei che vivono in zone considerate ‘non a rischio’ è del 62% per i sarcomi dei tessuti molli, 66% per le leucemie mieloidi acute; 50% per i linfomi Non-Hodgkin. Il dato riguarda solo le zone d’Italia dove e’ attivo il registro tumori, 28 siti sui 45 oggetto dello studio Sentieri, ed e’ stato elaborato sui dati del periodo 2006-2013. A illustrare questi dati e’ stato Ivano Iavarone, primo ricercatore Iss e direttore del centro collaborativo OMS Ambiente e salute nei siti contaminati. “L’eccesso di incidenza di patologie oncologiche rispetto alle attese riguarda anche i giovani tra 20 e 29 anni residenti nei cosiddetti Siti di Interesse Nazionale, tra i quali si riscontra un eccesso del 50% di linfomi Non-Hodgkin e del 36% di tumori del testicolo”, ha spiegato all’ANSA Iavarone.
Per quanto riguarda, in generale, le ospedalizzazioni dei più piccoli, “l’eccesso è del 6-8% di bimbi e ragazzi ricoverati per qualsiasi tipo di malattia rispetto ai loro coetanei residenti in zone non contaminate”. La stessa situazione non risparmia i piccolissimi. “Per quanto riguarda il primo anno di vita – sottolinea l’esperto – vi è un eccesso di ricoverati del 3% per patologie di origine perinatale rispetto al resto dei coetanei. E un eccesso compreso tra l’8 e il 16% per le malattie respiratorie acute ed asma tra i bambini e i giovani”.

“Nonostante la maggiore vulnerabilità dei bambini agli inquinanti ambientali – ha aggiunto Iavarone – e l’aumento dell’incidenza dei tumori pediatrici nei paesi industrializzati, l’eziologia della maggior parte delle neoplasie nei bambini è per lo più ancora sconosciuta”. E’ necessario, conclude, “proseguire la sorveglianza epidemiologica nelle aree contaminate, basata su metodi e fonti informative accreditati, per monitorare cambiamenti nel profilo sanitario in relazione a sorgenti di esposizione/classi di inquinanti specifici e per verificare l’efficacia di azioni di risanamento”.

“Sono numeri degni di nota e nel complesso tracciano un quadro coerente con quello emerso dalle precedenti rilevazioni. Questo significa che non vi è stato ancora un generale miglioramento della situazione della contaminazione ambientale a livello nazionale”, spiega Pietro Comba, responsabile scientifico del progetto Sentieri. In 360 pagine, il rapporto Sentieri esplora caratteristiche e problematiche di 45 Siti di Interesse Nazionale o Regionale (SIN/SIR) presenti in tutta Italia: dalle miniere del Sulcis alle acciaierie dell’Ilva, dalle raffinerie di Gela alla citta’ di Casale Monferrato ‘imbiancata’ dall’eternit, passando per il territorio del litorale flegreo con le sue discariche incontrollate di rifiuti pericolosi. Aree in cui vivono complessivamente 6 milioni di persone, residenti in 319 comuni, e i cui dati sono stati studiati nell’arco di tempo tra il 2006 e il 2013. Nove le tipologie di esposizione ambientale considerate: amianto, area portuale, industria chimica, discarica, centrale elettrica, inceneritore, miniera o cava, raffineria, industria siderurgica. Sono state esaminate le associazioni tra residenza e patologie, come tumori e malformazioni congenite. “Nella popolazione residente nei siti contaminati studiati è stato stimato un eccesso di mortalità per tutte le cause pari al 4% negli uomini e al 5% per le donne. Per tutti i tumori maligni la mortalità in eccesso è stata del 3% nei maschi e del 2% nelle femmine”, ha illustrato Amerigo Zona, primo ricercatore dell’Iss. In un periodo di 8 anni, dal 2006 al 2013, “è stato osservato – nella popolazione generale, prosegue – un eccesso di mortalità per tutte le cause di 5.267 casi negli uomini e 6.725 nelle donne. Per tutti i tumori maligni è stata di 3.375 negli uomini e 1.910 per le donne”. “Il significato di questi dati va ora approfondito in ognuno dei territori considerati, anche con la collaborazione delle istituzioni, con gli amministratori locali e la società civile”, spiega Comba. “I dati da noi prodotti – conclude Comba – servono sostanzialmente a capire quali sono gli interventi di risanamento ambientale più utili e urgenti a fini di tutela della salute”.

 

Fonte: ilcambiamento.it

 

Audi bonifica una ex raffineria a Ingolstadt

Il mega cantiere da 75 ettari verrà completato a fine 2022, al posto della raffineria un campus di ricerca Audi.IN-Campus GmbH: Audi and the city of Ingolstadt remediate refine

Ci vorranno altri quattro anni per portare a termine l’ultimo progetto di Audi nella sua città natale, Ingolstadt. Si tratta di un grosso lavoro di bonifica di un sito industriale altamente contaminato, una ex raffineria di Bayernoil chiusa dall’agosto 2008 e acquistata da Audi a novembre 2015. Al posto del sito chimico sorgerà il nuovo IN-Campus di Audi, un centro ricerca con 1.400 dipendenti specializzati in nuove tecnologie, sicurezza di guida, energia. Nel maggio 2016 Audi e la città di Ingolstadt hanno firmato il protocollo di intenti che dava il via ai lavori. La prima fase è stata quella di bonificare il sito, altamente inquinato dopo oltre 40 anni di attività petrolchimica. Si è proceduto, e si sta ancora procedendo, a rimuovere gli inquinanti volatili che si sono depositati al suolo, scavare a lavare il terreno (circa 600 mila tonnellate) per recuperarne almeno il 90%, a depurare le acque reflue delle attività di bonifica. Al termine delle operazioni 15 ettari dei 75 complessivi verranno destinati a opere naturalistiche e paesaggistiche di compensazione ambientale, il resto diventerà il nuovo IN-Campus di Audi. Un campus situato in posizione strategica: non lontano dagli stabilimenti produttivi della casa dei quattro anelli, il sito è ben collegato alla rete stradale e autostradale. La grande estensione, tutta contigua, permetterà ad Audi di creare un unico grande campus. Non è prevista la cementificazione di nuove aree, rispetto a quelle già occupate dal vecchio sito chimico. Christian Lösel, sindaco di Ingolstadt commenta: “Sono particolarmente fiero che un importante mattone del futuro di Ingolstadt abbia trovato casa dopo la profonda bonifica del vecchio sito di raffinazione. E’ una vittoria per la città e per l’ambiente“. Gli fa eco Thomas Vogel, Managing Director di IN-Campus GmbH (la società di AUDI AG che costruirà e gestirà il campus): “Vedo questo progetto come una enorme opportunità. Sviluppando questo sito, stiamo dando un enorme contributo alla regione e alla trasformazione di Ingolstadt in un polo dell’high-tech“.

7 Guarda la Galleria “Audi bonifica una raffineria a Ingolstadt”

 

Fonte: ecoblog.it

Orto a scuola: come crescere bambini consapevoli

Abbiamo intervistato Maria Panteghini, maestra bresciana che insieme ai suoi alunni cura un orto scolastico, un ottimo strumento per insegnare ai bambini a rapportarsi con la Natura e ad autoprodurre. Nel suo progetto tuttavia non c’è solo l’orticoltura: pulizia degli spazi scolastici, yoga, nuoto, camminate, interculturalità sono altri aspetti che contribuiscono a creare consapevolezza nei piccoli. La Natura è un’ottima maestra per i nostri bambini: insegna loro la pazienza, il rispetto per gli altri esseri viventi, l’importanza di conoscere come si crea e da dove arriva il cibo che mangiamo. Strano dunque che sia così poco presente nelle nostre scuole! Eppure, nella primaria di Erbanno (BS) è una grande protagonista grazie a Maria Panteghini, una maestra che ha voluto coinvolgere i suoi studenti in un percorso di conoscenza e sperimentazione del mondo naturale creando un orto a scuola e proponendo una serie di attività in cui i piccoli si possono “sporcare le mani”.orto-a-scuola-2

Come ti è venuta l’idea di proporre queste attività ai tuoi alunni?

Avevamo a disposizione dei cassoni riempiti di terra, alcuni rastrelli, cinque palette di un vecchio progetto della Regione Lombardia e la maestra Rosi, che è mia collega e ortolana coi fiocchi. Io cercavo qualcosa di diverso su cui lavorare con i bambini della classe 4^, ma un qualcosa che fosse un progetto condiviso, che mi permettesse di trasformare la parola “inclusione” — spesso così aleatoria nella scuola da essere percepita come galleggiante in uno spazio astratto — in azioni concrete che ci portassero a riflettere su collaborazione, impegno, attesa, fatica, regole e tempo. Amo i fiori, le piante, gli animali, mi sarebbe piaciuto avere a scuola un asino o una capretta, invece avevo un possibile orto…

Il progetto si è poi dimostrato perfettamente capace di interdisciplinarietà: le attività di italiano e di arte per esempio, con la stesura dei testi sulla costruzione degli spaventapasseri o delle decorazioni per l’orto riciclando tappi e barattoli, si sono perfettamente inserite nel progetto, così come quelle di matematica: con il mio collega sono stati calcolati perimetri e aree dei cassoni, divisi e moltiplicati semi e piante.

Loro come hanno reagito?

Con entusiasmo fin da subito, lasciandosi coinvolgere e trascinare, ma anche suggerendo e agendo. Credo che troppo spesso a scuola forniamo agli studenti risposte, invece di porre loro domande o problemi. Stavolta abbiamo detto loro: bene, abbiamo tre cassoni ricolmi di buona terra ed erbacce e un pezzo di Terra pieno di sassi a nostra disposizione, che si fa? Da allora ogni idea ne ha trascinata con sé un’altra. Per esempio, mentre attendevamo pazientemente i primi germogli, abbiamo ripulito i vialetti scavando e togliendo i sassi che affioravano, poi siamo passati ai muri, liberandoli da una parietaria davvero rigogliosa, lì da anni ormai. Ci sono bambini che, dopo pranzo, lavoravano nell’orto anche per un’ora e mezza senza sosta. E bambini che all’inizio non toccavano nulla se non indossando i guanti che a maggio rimestavano nella terra con naturalezza. Avresti dovuto vedere il loro stupore quando abbiamo scoperto che una pianta di fico era nata fra i sassi del muro e altre due fra quelli del monumento ai caduti lì vicino. Sono già diventate le protagoniste dei testi che scriveremo a settembre e il bello è che è stata una proposta dei bambini, così li collegheremo alle attività che abbiamo programmato per ripercorrere i sentieri della Grande Guerra, soggiornando per qualche giorno nella Casa del Parco dell’Adamello a Vezza d’Oglio. Lì l’anno scorso abbiamo impastato e cotto il nostro pane in un prato e ci siamo lanciati e arrampicati con le corde, a settembre cammineremo insieme per ricordare e parlare di pace. Ma questa è un’altra storia.orto-a-scuola-3

I bambini costruiscono uno spaventapasseri

 

Quali attività svolgete oltre all’orticoltura?

Quest’anno abbiamo coinvolto i bambini in un corso di yoga, con l’obiettivo di lavorare su concentrazione, attenzione, coordinazione e resistenza. Mi piaceva l’idea che, nei momenti di meditazione e rilassamento, riconoscessero la bellezza del silenzio e della lentezza. Poi ci siamo buttati sull’acqua con il nuoto e devo dire che tutti hanno affrontato insicurezze e paure: se accompagnati, i bambini sanno essere più resilienti di quanto ci si possa aspettare.

Pensi che avvicinare i ragazzi alla Natura e all’autoproduzione possa essere una buona base per costruire una società migliore un domani?

Lo è sicuramente. A Erbanno siamo fortunati perché abbiamo uno spazio esterno che chiamiamo “boschetto” e cerchiamo di passarci più tempo possibile. Lì niente tecnologia o giochi già preparati e guidati da un adulto. Ci si arrampica, si costruiscono case sull’albero e stagni, si scava, si coltiva un noce, si mettono in comune sassi e foglie, che poi si comprano o barattano. Chiaramente nascono litigi e sono capitate anche vere e proprie battaglie di pigne, però nella natura i bambini scoprono la bellezza di uno stare insieme diverso, che ha un sapore più sobrio, di una comunità che è più creativa e vera. Non so se dobbiamo riscoprire vecchie strade di produzione e di distribuzione o scoprirne di nuove, so che con il progetto dell’orto scolastico facciamo un piccolo passo per rifletterci.

Come mai oggi abbiamo perso questo legame con la terra?

Perché abbiamo pensato che avremmo potuto farne a meno. Che c’è di più facile che volere frutta e verdura e trovarla in un supermercato? Lucida, pulita, impacchettata. Nessuna fatica, nessuna attesa, ogni desiderio immediatamente realizzato. E anche perché non ci poniamo le domande giuste: mi interessa davvero sapere da dove provengano i pomodori che acquisto? Voglio davvero riflettere sul fatto che dietro quei pomodori ci siano esseri umani privati della dignità e resi schiavi, pagati 2,50 euro a cassone riempito? E infine, se magari ci penso e mi sento impotente, che faccio?

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Le foglie di salvia sono un ottimo spazzolino naturale!

Spesso i ragazzi vengono visti come superficiali, disinteressati, iper-tecnologicizzati, incapaci di impegnarsi. È vero?

Per niente. I ragazzi sono però bravissimi nell’accorgersi se fingi e se usi una maschera. Non puoi pensare di “insegnare” loro la poesia o l’amore per la lettura o il rispetto per la natura o tante belle regole se avvertono che a te per primo nulla importa. Sono sospettosi nei confronti delle convenzioni e delle apparenze. Se vuoi che si impegnino tu lo devi fare con loro, e poi ascoltarli, parlarci, lasciarli esprimere, creare, proporre, fare e sbagliare. Puoi pretendere rispetto o impegno o passione se somministri una preconfezionata lezione, magari da studiare/memorizzare, e tutto finisce lì? Devono pensare e fare, sentirsi coinvolti.

Quest’anno abbiamo accolto una proposta dell’università Cà Foscari di Venezia che ci proponeva di riflettere sul significato dell’accoglienza: ne è nato un diario a più mani che abbiamo intitolato “Desiderosi… rosi dal desiderio”, in cui i ragazzi hanno immaginato che fare se avessero dovuto accogliere in classe un bambino straniero, Abdou, e leggere le loro idee e le loro riflessioni su temi così dibattuti dà di loro un ritratto sensibile, intelligente, preoccupato e sicuramente pensante.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/06/orto-a-scuola-crescere-bambini-consapevoli/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

MAcA: il primo museo in Europa dedicato all’ambiente

Non si finisce mai di imparare e di scoprire, a qualsiasi età. Questo il principio ispiratore del primo museo in Europa interamente dedicato alle tematiche ambientali. Nato a Torino dal riciclo architettonico di una fabbrica dismessa, il MAcA – Museo A come Ambiente offre un concentrato di esperienze per promuovere conoscenza e consapevolezza intorno a quattro tematiche principali: acqua, energia, rifiuti e riciclo, alimentazione. A Torino sorge un museo interamente dedicato all’ambiente che incrocia in qualche modo arte, cultura e scienza. Può sembrar poca cosa, ma è il primo in Europa e tra i primi nel mondo! Eppure in pochi lo sanno. Anzi, ancora oggi, quando si parla di Italia si sottolinea come i musei siano vetusti, arretrati, poco multimediali.

Per fortuna non è sempre così. Per saperne di più su questo importante strumento di divulgazione e formazione, siamo andati a visitare il MAcA – Museo A come Ambiente e abbiamo intervistato il Direttore Paolo Legato che ha avviato un processo di rinnovamento e aggiornamento dei percorsi e del posizionamento culturale del MAcA.

“In questi edifici prima sorgeva una fabbrica della Michelin – ci spiega Paolo – Siamo l’esempio vivente del riciclo architettonico. Non credo che sia un caso che il primo museo europeo dedicato all’ambiente sia sorto nel capoluogo piemontese. Torino, infatti, è sempre stata ed è una realtà particolare: tante delle novità che caratterizzano il nostro Paese partono da Torino. Qui ribollono molte iniziative”. Gli chiedo di spiegarci cosa contraddistingua questo museo. Non ha dubbi. “Non è un luogo di collezione, ma un concentrato di esperienze. Si inserisce in un filone europeo dei musei di scienza, i cosiddetti ‘science center’, sia dal punto di vista dei contenuti che da quello pratico. Non a caso facciamo parte della rete ECSITE”.museo-a-come-ambiente

Al momento il museo si occupa di quattro grandi aree tematiche, a cui presto si aggiungerà il tema dei trasporti: acqua, energia, rifiuti e riciclo, alimentazione. Per promuovere conoscenze e consapevolezza in questi ‘mondi’ vengono usate postazioni interattive attraverso le quali il visitatore può giocare con i contenuti imparando qualcosa. L’obiettivo è creare un ponte cognitivo attraverso l’approccio pratico.

“Questo approccio nasce a San Francisco, con l’Exploratorium – continua Legato – Il fenomeno e la conoscenza sono mediate dall’oggetto stesso. Noi non interroghiamo il visitatore, ma rispondiamo ai suoi dubbi o ne creiamo”.

Tra gli obiettivi del Museo vi è la valorizzazione delle buone prassi. I giovani frequentatori, inoltre, vengono stimolati nel proporre le loro idee. Ci sono offerte per tutte le età, dai bambini molto piccoli ai diciottenni, ma anche gli adulti non sembrano disdegnare! Per raggiungere pubblici così diversi, il contenuto viene ‘modulato’. Un ruolo fondamentale è svolto dai laboratori, della durata di 90 minuti, caratterizzati da un apprendimento non formale e guidati da circa una decina di animatori. Nel museo, inoltre, vengono svolti ogni anno circa 30-35 eventi eventi tematici. L’anno poi è caratterizzato dalle visite delle scuole e dai turisti di passaggio, nonché dai laboratori didattici.

“Abbiamo 17 obiettivi da raggiungere entro il 2030 – spiega Paolo Legato riferendosi all’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile dell’Onu – li ho stampati in italiano e messi su un muro simbolico che alla fine dei laboratori viene abbattuto”.museo-a-come-ambiente-4

Gli chiedo quali siano i loro di obiettivi per il prossimo triennio. “Proporremo mostre temporanee. A maggio inauguriamo il ‘padiglione guscio’. Queste mostre temporanee dovrebbero attirare chi è già venuto e vuole tornare per visitare qualcosa di nuovo”.

Ma non è tutto! Stanno nascendo anche collaborazioni internazionali! “Attualmente il museo è stato inserito in un progetto in Etiopia. Una onlus italiana – CIFA – ci ha chiamato per fare formazione sulla plastica in Etiopia. A questo progetto si interessano anche Francia e Germania. Questo vuol dire che quando un progetto è fatto bene e con il cuore può diventare un modello. E magari pian piano verrà finanziato”.

Come si può diffondere un approccio come questo? “Rubare le idee è fondamentale! Il corpo insegnanti è molto sensibile ed è il nostro pubblico di acquisto. Quando vengono ricordano e riportano nelle classi quanto appreso. Molte aziende usano una visita da noi come premio. E il passa parola è a carico dei bambini e delle bambine, che sono sensibili ma hanno bisogno di essere formati. Il tema ambientale nei programmi scolastici è tema di discussione ma non è detto che si abbia le competenze e gli strumenti per affrontarlo. Per questo ho anche fatto abbassato il prezzo del biglietto”.maca-museo-a-come-ambiente-2

Chiudiamo riflettendo sul nostro Paese: “Nessuno sa che l’Italia è al vertice per quanto riguarda le energie rinnovabili e che più in generale le aziende green sono più resilienti e economicamente solide”.  Un altro insegnamento che ci viene dalla Natura. Tutto comincia con imparare le basi, l’alfabeto, la lettera A. A come Ambiente.

Intervista: Daniel Tarozzi e Lorena di Maria
Realizzazione video: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/06/io-faccio-cosi-215-maca-primo-museo-europa-dedicato-ambiente/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Con Helbiz un assaggio della mobilità del futuro

Helbiz è un nuovo sistema di car sharing tra privati basato su blockchain, per garantire sicurezza e semplicità.

Il futuro dell’automobile sembra sempre più simile a quello di un servizio digitale, piuttosto che la proprietà di un bene fisico. Se da anni esistono servizi come EnJoy, DriveNow e Car2Go che permettono agli utenti di sfruttare la flotta auto di un fornitore privato (rispettivamente ENI, BMW e Mercedes, negli esempi), nuove opportunità tecnologiche stanno aprendo la porta a piattaforme innovative che potrebbero influenzare positivamente il mercato. Helbiz è una piattaforma di car sharing  peer-to-peer che consente il noleggio d’auto fra privati. La soluzione si basa su un sofisticato hardware che viene installato (gratuitamente) a bordo auto, permettendo così ai noleggiatori di localizzare la vettura, sbloccarla e utilizzarla con le dovute garanzie (assicurazione compresa) senza bisogno di prenotazioni, scambi chiave e ulteriori interazioni.

Automatizziamo l’intero processo di noleggio, compresa la verifica, i contratti, le condizioni e i termini di servizio, i pagamenti, l’assicurazione personalizzata e la consegna delle chiavi“. A parlare a Ecoblog.it è Salvatore Palella, imprenditore e fondatore di Helbiz.

Helbiz sfrutta la forza della blockchain come sistema di tracciabilità per assicurare un pagamento granulare del servizio e soprattutto la sicurezza sia per l’utente che per il fornitore di auto. Helbiz si divide tra i servizi di Car Sharing (noleggio auto fra privati), Transportation Platform (piattaforma inclusa delle varie forme di trasporto pubblico) e Pay, un sistema di pagamento con portafoglio digitale. I servizi Pay e Transportation Transportation Platform verranno lanciati negli Stati Uniti a partire dalla prossima estate. Non è stata annunciata una data per la piattaforma di Car Sharing.

Fonte: ecoblog.it

Retake Torino: i cittadini si attivano per il decoro urbano

Retake Torino è un movimento di cittadini apartitico e no-profit, fondato a Torino ed attivo nella lotta contro il degrado urbano che si esplicita nell’azione collettiva a favore della valorizzazione e della tutela dei beni pubblici, realizzata attraverso azioni di sensibilizzazione, pulizia e ripristino del patrimonio cittadino. L’iniziativa, lanciata nell’ottobre 2014, fa parte del più ampio movimento di rilevanza nazionale dal nome Retake Italia. Retake Torino è un’iniziativa spontanea che nasce in città con la forte ambizione di dare vita ad un’azione concreta per trasformare gli spazi in cui viviamo e renderli più funzionali, puliti e belli da vivere.  Retake Torino è il punto di partenza di un insieme di esperienze e di un’unione di persone di diverse età che si mettono in gioco, intraprendendo un’azione collettiva e partecipata che guarda verso un obiettivo comune. Il fine è infatti quello di mettere in atto iniziative localizzate nei diversi quartieri della città per promuovere il decoro urbano tramite azioni mirate quali la ritinteggiatura delle panchine, l’eliminazione dei rifiuti abbandonati, la pulizia delle aree gioco nei parchi pubblici e dei muri e serrande nelle vie della città.retake-torino-cittadini-si-attivano-per-decoro-urbano-1528445782

In particolare, il movimento promuove l’arte di strada, scoraggiando la realizzazione di graffiti abusivi e l’affissione di poster che in molti casi depauperano i muri della città, favorendo invece l’arte legale, secondo l’ottica per cui “l’arte è considerata la medicina per il degrado”. Nasce quindi il cosiddetto il ruolo del “Retaker”, ovvero un “qualunque cittadino che ambisce a vivere in una città in cui regni legalità, rispetto delle regole, senso di comunità e che attivamente si dedica a favorire il recupero degli spazi e dei beni pubblici”.  L’iniziativa fa parte del più ampio movimento di rilevanza nazionale Retake Italia, a cui ad oggi ha aderito un totale di 35 città, tra cui Firenze, Napoli, Palermo, Brescia e Roma, in cui il movimento è nato nell’anno 2009 e che attualmente conta più di 80 gruppi di quartiere.retake-torino-cittadini-si-attivano-per-decoro-urbano-1528445877

I quattro pilastri su cui si fonda il movimento nel complesso sono: migliorare la qualità della vita tramite azioni volte alla riduzione del degrado, favorendo la crescita del senso civico dei cittadini e dei turisti nel rispetto dell’ordinamento e delle norme di legge in un percorso di collaborazione tra cittadini, Comune, Sovrintendenza, Forze dell’ordine e istituzioni varie; accrescere una cultura solidaristica e di cittadinanza attiva, secondo il concetto della sussidiarietà (art. 118 della Costituzione italiana); sostenere la legittima espressione artistica sotto forma di Street Art, incoraggiando artisti di talento a promuovere la propria arte in luoghi pubblici e privati, previa autorizzazione; favorire l’integrazione sociale in zone urbane periferiche per la diffusione di un maggiore orgoglio e senso civico. Il movimento è auto-finanziato mediante acquisti di materiali effettuati direttamente dai partecipanti in maniera etica e trasparente e punta a dare vita a circuiti virtuosi di volontariato e attività di team building. Nella città di Torino sono state condotte numerose iniziative in diversi quartieri. Ne è esempio l’azione collettiva effettuata nel parco pubblico di Piazza Peyron, in cui sono state ritinteggiate le panchine e pulita l’area giochi, così come in via Salbertrand, nella quale sono state rimosse le scritte sui muri ed è stato riqualificato il parco.retake-torino-cittadini-si-attivano-per-decoro-urbano-1528445843

I partecipanti al movimento torinese hanno inoltre contribuito ai progetti di riqualificazione urbana condotti dal Comitato spontaneo “Rilanciamo via Sacchi” e “Rilanciamo i Portici di via Nizza”, finalizzati alla pulizia collettiva dei portici quali elemento identitario del quartiere, stimolando i residenti della zona ed i cittadini ad intraprendere azioni per il loro miglioramento. Il movimento si sta inoltre espandendo sul nostro territorio, come ne è esempio il gruppo di Retake Collegno che ha intrapreso diverse iniziative a cui hanno partecipato con entusiasmo i cittadini più giovani. Entrare a far parte di Retake è un’occasione per noi tutti di sentirci partecipi alla vita della città in cui viviamo, attivandoci in prima persona per valorizzare, dare un contributo e dignità agli spazi che ci circondano. Obiettivo dell’azione condotta è proprio quella di aumentare la consapevolezza ed il senso di responsabilità dei cittadini nel vivere e condividere il luogo che abitano, favorendo una cultura basata sull’attenzione, il rispetto reciproco ed il senso di comunità.

Foto tratte dalla pagina Facebook di Retake Torino

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Starship: il camion ibrido, fotovoltaico e aerodinamico di Shell

Per ridurre i consumi e le emissioni del trasporto merci su gomma Shell sta sperimentando su strada un concept camion, ecco come va.camion-shell-starship-1

Il trasporto merci su gomma è uno dei settori più inquinanti dell’economia moderna: i consumi elevati di carburante dei camion causano emissioni di CO2 e particolato enormi. Shell sta tentando di risolvere questo problema con oli e lubrificanti avanzati e un trattore stradale assolutamente innovativo. Si chiama Starship e non raggiungerà mai i bassi livelli di impatto ambientale reale del trasporto su rotaia, ma almeno offre qualche vantaggio rispetto a un camion tradizionale grazie a soluzioni tecniche studiate specificatamente per ridurre i consumi. Già l’estetica di questo tir fa capire che ci troviamo di fronte a un mezzo che punta moltissimo sull’aerodinamica: carrozzeria affusolata che fa largo uso di fibra di carbonio, coda da barca e una griglia di raffreddamento che si chiude quando non è necessario raffreddare il motore del mezzo aiutano a ridurre l’attrito dell’aria durante la marcia. I sensori di pressione e un compressore tengono gli pneumatici sempre alla corretta pressione, per ridurre l’attrito da rotolamento.  Lo Starship, poi, è un mezzo ibrido: insieme al classico motore diesel che spinge l’assale anteriore del trattore monta anche un motore elettrico, che spinge l’assale posteriore e “aiuta” il termico nelle partenze e nelle salite. Due momenti della marcia critici in quanto a consumo di carburante. Lo Starship, poi, utilizza come olio motore lo Shell Heavy Duty Engine Oil, un 5W-30 a bassa viscosità completamente sintetico con additivi anti attrito. I lubrificanti Shell Rotella DEF Exahust Fluid e Shell Rotella Extended Life Coolant aiutano a mantenere motore e circuito di raffreddamento più efficienti per un consumo di carburante inferiore.  Sul tetto del rimorchio, poi, è presente un impianto fotovoltaico da 5 kWp che ricarica le batterie da 48 volt necessarie ad alimentare il motore elettrico. Nonostante il maggior peso dovuto al motore elettrico aggiuntivo, alle batterie e all’impianto fotovoltaico (peso, comunque, in parte recuperato dall’utilizzo del carbonio per la carrozzeria) questo tir ha una efficienza superiore di 2,5 volte rispetto a una classica coppia trattore-rimorchio. Durante un viaggio di test da San Diego, California, a Jacksonville, in Florida, lo Starship ha percorso più di 3.700 chilometri con un carico di circa 18 tonnellate facendo registrare un valore di 178.4 tonnellate-miglia per gallone di carburante consumato.  La media del trasporto su gomma in Nord America è di 72 tonnellate-miglia per gallone.

3 Guarda la Galleria “Shell Starship Camion ibrido, fotovoltaico, aerodinamico”

 

Fonte: ecoblog.it

 

Festa dell’Altra Velocità: per il futuro che è già presente

Dal 29 giugno al 1 luglio ad Avigliana, in Piemonte, un nuovo appuntamento per supportare le connessioni fra i soggetti che operano nel cambiamento e fra essi e il grande pubblico delle persone in transizione. Un programma in via di definizione attraverso la progettazione partecipata e tuttavia già ricco di temi. Si chiama Altra Velocità ed è una festa completamente nuova, dedicata a persone e gruppi portatori di esperienze di cambiamento, di alternative possibili, di un futuro che – sebbene ignorato dai media tradizionali – è già presente. Ideato e organizzato da un gruppo di associazioni operanti nel consumo critico, nella comunicazione, nell’agricoltura contadina e nell’accoglienza ai migranti, l’evento si svolgerà dal 29 giugno al 1 luglio prossimi ad Avigliana, in Val di Susa (TO). Altra Velocità (e la sua versione francese Autre Vitesse) nasce dalle numerose esperienze che, in Italia e in Europa, stanno da tempo lavorando per costruire una società orientata al bene comune e al rispetto dell’ambiente piuttosto che all’incremento delle ricchezze materiali di pochi. Alcune di queste esperienze hanno semplicemente scelto di ritrovarsi e di invitare le altre a raggiungerle.

Ci saranno laboratori, incontri tematici ed escursioni divisi in tre filoni: il benvivere, ossia dove vogliamo andare; le alleanze, ossia insieme a chi; e gli strumenti, ossia come vogliamo muoverci. Saranno presentati i progetti attivati negli ultimi anni orientati alla promozione di stili di vita sostenibili e al bene comune. Oltre ai progetti italiani, tuttavia, vi sarà una nutrita partecipazione di esperienze analoghe francesi (non a caso la festa ha un titolo bilingue).festa-altra-velocita-futuro-presente-1528278749

Una 3 giorni che si pone l’obiettivo, da un lato, di celebrare il lavoro svolto dalle diverse reti ed organizzazioni, e dall’altro di mostrare a tutti, operatori e curiosi, la strada da seguire per i prossimi passi. Si parlerà di patti di filiera, co-produzioni, sistemi comunitari di scambio, Piccola Distribuzione Organizzata (PDO), agricoltura sostenuta dalla comunità (CSA), comunicazione partecipata, facilitazione, rapporto tra salute e alimentazione, integrazione. Sarà inoltre presentata la campagna per una legge che riconosca l’Agricoltura Contadina. E, come sempre accade in questo tipo di eventi, ci sarà spazio anche per l’intrattenimento: musica, danza, teatro, cinema e anche attività per bambini.

Molto interessante il metodo adottato per la definizione dei contenuti. Il programma è pensato come un grande laboratorio di progettazione partecipata: viene costruito insieme, con il contributo costante di chi, semplicemente, sceglie di esserci. Una lavagna interattiva in evoluzione segnala gli argomenti proposti, i gruppi attivi, le attività e i collegamenti ai progetti comuni in partenza. Insomma, un work in progress in cui il processo è interessante quanto il risultato, almeno a giudicare dai temi confermati fin qui e dai loro curatori:

1) Co-produzioni e CSA > A cura di Le Galline Felici
2) Strumenti per sistemi di credito > A cura di RETICS
3) PDO > A cura di RES.TO. Partecipano: produttori Locali, DISOTTO, OLTREfoodCOOP, RES Italia
4) Aspetti fiscali per associazionismo dei produttori > A cura di RES.TO
5) Incontro con realtà del territorio > A cura di Scenari di futuro
6) Il valore del cibo > A cura di LoFaccioBene
7) Laboratorio reti contadine> A cura di REES Marche. Partecipano: Rete dei Semi Rurali, Mais, ASCI ed ARI.
8) Laboratorio sui sistemi di credito > A cura di RETICS
9) Gas e salute > A cura di RES.TO
10) Ingredienti per il futuro > A cura di Rete di Reti
11) Comunicazione integrata (compresa quella nelle scuole) > A cura di Le Galline Felici – IRIS
12) Laboratorio su comunicare senza marketing > A cura di Smarketing
13) Laboratorio sulla facilitazione (da confermare) > A cura di Alekoslab
14) Integrazione migranti > A cura di REES Marche. Partecipa Refugees Welcome
15) Intelligenza collettiva > A cura di Usines a gas
16) Laboratorio di autoformazione sul Bilancio del Bene Comune > A cura di IRIS
17) Viaggiare > A cura di Compagnia dei Cammini
18) Attività con bambini e adolescenti > A cura di Praticare il futuro

Le organizzazioni che partecipano e promuovono la festa sono indicate qui di seguito (altre si stanno man mano aggiungendo): Worcup!, Etinomia, Galline Felici, Usine-a-gas (Cortocircuiti francesi), GAStorino, RES.TO (Rete Gas Torino Ovest che comprende i Gas Almese, Alpignano-Pianezza, dal Bass, Arcoiris, Buttigliera, Cavagnetta, Valmessa e Trana), REES Marche, Gas Chiomonte, Gas Pinerolo Stranamore, Praticare il futuro, Gas Avigliana, Solidarius Italia, Iris, Fairwatch, Social Business World, comune-info, LoFaccioBene, Scenari di Futuro, Smarketing, Alekoslab, Genuino Valsusino, Rete di Reti (Associazione Decrescita, Bilanci di Giustizia, Federazione per l’Economia del Bene Comune, Italia che Cambia, Movimento Decrescita Felice, RES Italia, RIVE e Terra Nuova insieme ad altre reti e organizzazioni), Giovani in Vita, Compagnia dei Cammini e Rete Gas Varese.

Le informazioni sulla festa e il programma saranno a breve online sul sito (al momento in costruzione) www.altravelocita.info. Per il momento è attiva la pagina Facebook dell’evento, al quale si può già iniziare a registrarsi, e la mail altravelocita@socialbusinessworld.org.

Fonte: http://piemonte.checambia.org/articolo/festa-altra-velocita-futuro-presente/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Quanti diesel ti fumi? A Milano…troppi!

Succede a Milano, dove la onlus “Cittadini per l’aria” ha elaborato i dati raccolti con un progetto di scienza partecipata e machine learning per mappare il biossido di azoto e il suo impatto sulla salute. L’iniziativa “NO2, No grazie. Stop ai diesel in città” ha coinvolto quasi 300 cittadini.9832-10618

«I recinti non bastano a rendere sicuri asili, scuole e parchi. In questi luoghi, bambini e ragazzi respirano aria che in un caso su due contiene una concentrazione di biossido di azoto (NO2) fuorilegge e altamente nociva. Tra la popolazione generale di Milano, i livelli di NO2 oltre la soglia di legge sono responsabili di un decesso ogni 15 ore»: è il commento di “Cittadini per l’aria onlus” ai dati che emergono dalla nuova mappatura mirata del biossido di azoto in città e nell’area critica. Le mappe sono il risultato del progetto di scienza partecipata “NO2, No grazie. Stop ai diesel in città”,  a cui hanno aderito attivamente 277 persone e tante associazioni. La rilevazione del biossido di azoto nell’aria, realizzata tra il 2 febbraio e il 2 marzo 2018, è stata condotta dai cittadini volontari che hanno posizionato 157 campionatori nei pressi di scuole e asili; 39 vicino a parchi, giardini e aree giochi; e 81 in altri luoghi di Milano.

Cittadini per l’aria ha anche pubblicato una mappa del biossido di azoto a Milano realizzata con tecniche di machine learning a partire dai dati raccolti nella campagna “NO2, No grazie” del 2017. L’elaborazione è un modello LURF (Land Use Random Forest) prodotto dagli studiosi del Dipartimento di Epidemiologia del Lazio: valorizza l’impegno dei cittadini nella campagna di citizen science e punta a predire la concentrazione del biossido di azoto nei punti non direttamente campionati, sulla base di parametri legati alla conformazione urbana e ai flussi di traffico. I dati hanno inoltre permesso di stimare l’impatto dell’NO2 sulla mortalità a Milano.

CONCENTRAZIONI FUORILEGGE

Isolando i dati 2018 relativi a scuole e asili di Milano, emerge che nel 50% dei casi la concentrazione di NO2 nell’aria, stimata su base annuale, supera il limite previsto dalla legge. Tra parchi e giardini, invece, i punti fuorilegge costituiscono il 56% del totale. Il valore-limite indicato dal D.Lgs 155/2010 è una concentrazione media annuale di 40µg/m³ (microgrammi per metro cubo). Prendendo in esame il totale dei punti campionati, la quota fuorilegge ammonta al 55%. Un valore decisamente inferiore all’84% emerso dal campionamento del biossido di azoto che Cittadini per l’aria ha realizzato a Milano nel 2017: tuttavia, la campagna dell’anno scorso non aveva come target specifico i luoghi frequentati da bambini e ragazzi. Comprendeva in gran parte indirizzi selezionati dai cittadini in base alla loro residenza, e tra questi una maggiore quantità di incroci e strade trafficate, che spiegano la differenza. Origine principale degli ossidi di azoto nell’aria (tra cui l’NO2) sono i motori diesel: il 73% delle emissioni di queste sostanze nell’area metropolitana di Milano provengono da trasporto su strada e altre sorgenti mobili (fonte). Anche i diesel di ultima generazione, gli Euro 6, su strada violano i limiti Ue alle emissioni in nove casi su dieci (fonte) e producono ossidi di azoto in quantità fortemente superiori a quanto dichiarato, dal doppio fino a 13 volte di più.

L’IMPATTO SU SALUTE E MORTALITÀ

Dai dati del 2017 che gli epidemiologi hanno ora elaborato in machine learning, è possibile stimare a Milano 594 decessi aggiuntivi ogni anno dovuti all’inquinamento fuorilegge da NO2; in percentuale, 5 morti ogni 100 in città. Questi, i decessi imputabili alle concentrazioni superiori ai 40µg/m³. Ma l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) registra effetti sulla salute già al di sotto della soglia di legge, per concentrazioni superiori ai 20µg/m³ (fonte). La mortalità da NO2 a Milano più che triplica se consideriamo le concentrazioni superiori ai 20µg/m³, perché la porzione di popolazione esposta è molto maggiore. La stima annuale è di 1791 decessi aggiuntivi, ossia 14 decessi ogni 100 in città. Secondo l’Oms, a partire da questa soglia e su base annuale, per ogni 10 µg/m³ di biossido di azoto aggiuntivi si verifica un incremento della mortalità del 5,5% e un incremento del 21% nella frequenza dei sintomi di bronchite nei bambini asmatici. Anche a breve termine, un incremento di 10µg/m³ della media giornaliera (24h) di biossido di azoto determina un aumento dei ricoveri ospedalieri per malattie respiratorie del 1,8%. A ogni 10 µg/m³ di incremento nel livello del biossido di azoto nell’aria si ricollega una maggiore incidenza (2%) di tumore al seno nelle donne in menopausa (fonte). La letteratura scientifica menziona inoltre, in collegamento all’esposizione al biossido di azoto, effetti nocivi sul feto, come riduzione di peso alla nascita, impatti sullo sviluppo polmonare dei bambini, e danni al sistema cognitivo dei più piccoli e degli anziani.

LE DICHIARAZIONI

Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’aria: “È necessaria una vera e propria svolta nelle politiche della mobilità a Milano e dintorni, un cambio deciso di prospettiva. Muoversi in auto, quando sono disponibili valide alternative, non può essere considerato un diritto. Lo è quello di crescere, vivere e respirare senza avvelenarsi giorno dopo giorno. Fermare i diesel, i principali responsabili delle emissioni di biossido di azoto, non è un’utopia o un sogno ambientalista, è una scelta urgente e necessaria per garantire a questa generazione di bambini e ragazzi, e a noi stessi, qualità dell’aria e della vita. Il biossido di azoto si riduce facilmente con misure locali. Chi governa oggi ha il dovere di adottare, in tempi brevi, le misure necessarie per rientrare al più presto nei limiti di legge e difendere la salute di tutti. Qualunque amministratore sceglierà la strada del vero cambiamento, ci avrà dalla sua parte. E con noi i cittadini”.

Massimo Stafoggia, del Dipartimento di Epidemiologia – Servizio Sanitario Regione Lazio: “La campagna di rilevazione dell’NO2 condotta dai cittadini ci ha offerto l’opportunità unica di sviluppare un modello di machine learning sui dati al fine di stimare le concentrazioni medie annue di NO2 sull’intera area di Milano. Si tratta della prima volta in Italia in cui una tecnica di questo tipo viene “addestrata” sui dati rilevati dai cittadini ed “esportata” sull’intero territorio comunale. Essa presenta il vantaggio unico di “imparare” dai dati misurati, e predire i livelli di inquinamento a una elevata risoluzione spaziale, con margini di incertezza contenuti. Inoltre, la quantità di dati misurati, oltre 200 punti di misura, ha permesso lo sviluppo di un modello robusto e riproducibile. Le stime di inquinamento ottenute hanno permesso di quantificare l’impatto dell’NO2 sulla popolazione dell’intera città di Milano, fornendo evidenze uniche e preziose ai decisori a livello comunale”.

Francesco Forastiere, Direttore della Rivista Epidemiologia e Prevenzione: “Grazie alle formidabili campagne di misurazione dell’NO2 condotte da Cittadini per l’aria, abbiamo mappe dettagliate dell’inquinamento dell’aria a Milano e Roma, con stime che arrivano in ogni angolo delle nostre città. Il biossido di azoto è un gas tossico originato principalmente dai fumi di scarico dei veicoli, soprattutto i motori diesel. È un gas altamente reattivo, e quando entra nel sistema respiratorio può causare problemi di salute. Lo Studio Longitudinale di Roma, una coorte di 1,2 milioni di individui adulti abitanti in città, seguiti per molti anni, ha mostrato chiaramente una relazione diretta tra l’esposizione all’NO2 e un aumento del rischio di mortalità, specialmente a causa di malattie respiratorie e cardiovascolari. È un gas letale e l’unico modo per liberarsene è ridurre i veicoli in circolazione, specialmente i diesel”.

Fonte: ilcambiamento.it