Ricetta degli gnocchetti di farina di castagne

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Anche se le tendenze culinarie più in voga negli ultimi tempi non le hanno riservato il posto d’onore che meriterebbe, la farina di castagne è senza dubbio uno degli ingredienti più antichi e preziosi (per quanto semplice) che la nostra tradizione possa annoverare. Conosciuta anche come ‘farina dolce’, ottenuta dall’essiccatura e dalla macinatura delle castagne, un tempo rappresentava la principale fonte di sostentamento soprattutto per le popolazioni appenniniche settentrionali e meridionali. Da sempre utilizzata per la preparazione di svariate pietanze, dolci o salate, la farina di castagne ha conosciuto gli usi più svariati nelle tradizioni contadine di molte regioni italiane e in alcuni casi ha ottenuto importanti riconoscimenti: si tratta della farina di castagne della Luigiana, premiata con la Denominazione di Origine Protetta nel 2006 e della ‘Farina di neccio DOP della Garfagnana’ (Lucca), l’unica farina di castagne DOP riconosciuta in Europa. Per rendere omaggio a questo umile, e al contempo, nobile prodotto, noi di Tuttogreen vi proponiamo la ricetta degli gnocchetti di castagne, facile da preparare, a condizione che abbiate a disposizione una buona farina ben setacciata per evitare la formazione di grumi. Questo primo piatto può essere servito con qualche fiocchetto di burro o margarina vegetale e salvia. Vi occorrono questi ingredienti.

  • 300 gr di farina di castagne
  • 150 gr di farina 00
  • 400 ml di acqua
  • sale

Per il condimento:

  • 5 foglie di salvia
  • 120 gr di burro o margarina vegetale
  • ricotta salata o tofu morbido (opzionale)

Preparazione. La prima regola da tener presente per preparare una buona pasta a base di farina di castagne èdosare la giusta quantità di acqua e limitare i tempi dell’impasto per evitare di ridurlo eccessivamente. La farina di castagne, infatti, tende ad assorbire molta acqua e dal momento che il risultato finale deve avere una consistenza morbida, fate attenzione a bagnare il composto fino a quando non assorbirà più acqua. Unite in una terrina capiente la farina di castagna e quella bianca aggiungendo gradualmente l’acqua tiepida e un pizzico di sale. Una volta compatto, trasferite il composto su una superficie piana e infarinata dove finirete di lavorare l’impasto con le mani. Una volta pronto, copritelo con della pellicola trasparente e trasferitelo in frigorifero dove riposerà per almeno un’ora.

Fonte: tuttogreen

Le castagne: proprietà salutari e 5 ricette per gustarle

Le castagne sono il frutto dell’autunno e ci accompagnano fino all’inverno. Hanno moltissime proprietà salutari e sono particolarmente nutrienti2

I castagneti sono probabilmente una delle fonti di cibo più importanti che si siano avute dal Medioevo a oggi. Le castagne, infatti, sono un frutto particolarmente calorico e usato da sempre nell’alimentazione di molte popolazioni. La castanicoltura si consolida nel tempo e diviene una vera e propria forza economica all’inizio del secolo scorso quando le esportazioni delle pregiate castagne italiane raggiungono volumi interessanti. Ma come mai tanto interesse per le castagne? Perché sono ricche di carboidrati ma non hanno glutine e dunque in varie forme, lessate arrosto o come farina si prestano a fornire molte calorie. Infatti 100 gr. di castagne fresche assicurano 200 Kcal, mentre secche apportano 350Kcal, il 7-8% di fibre il 35% di zuccheri, pochi grassi 3gr., tanto potassio, magnesio, calcio, zolfo e fosforo nonché le vitamine B1, B2, PP, C. Insomma, un vero concentrato di energia.

Come si puliscono le castagne3

Pulire le castagne è semplice ma non tutti oggi sanno come si fa e dunque ecco spigato il procedimento. Se vogliamo castagne arrosto allora è necessario inciderle con un coltellino affilato sul lato piatto a forma lineare o a croce (la foto in alto ci mostra quello fatto sulle caldarroste) dopo averle tenute a mollo in acqua fredda per un paio di ore. Una volta pronte e e incise possiamo metterle sulla placca e infornarle a 250 gradi C per circa 25 minuti ricordandoci di rigirarle spesso. Se invece ci servono castagne bollite possiamo procedere così: andiamo a sbucciare le castagne senza eliminare la pellicina interna. Le mettiamo in una pentola e le copriamo di acqua aggiungendo del sale e qualche foglia di alloro. Lasciamo bollire e quando infilando una forchetta in uno dei frutti lo sentiamo morbido, allora possiamo essere sicuri che è cotto. Scoliamo avendo cura di raccogliere l’acqua perfetta per risciacquare i capelli. Infatti un antico rimedio naturale per i capelli vuole che si usi l’acqua dove sono state fatte bollire le castagne per risciacquare i capelli dopo lo shampoo per renderli più lucidi e aumentare i riflessi chiari. Una maschera rinforzante per capelli si ottiene proprio con le castagne bollite mescolate a olio di germe di grano e questo composto va massaggiato su cute della testa e capelli per circa 20 minuti. Si risciacqua poi con uno shampoo e acqua tiepida.

Infuso di foglie di castagno contro tosse e raffreddore4

Le foglie di castagno che si possono anche acquistare in erboristeria in infuso aiutano contro la tose e il raffreddore. Ne bastano 2 cucchiai da far bollire in circa mezzo litro di acqua. Il liquido poi raffreddato va bevuto a piccoli sorsi.

La ricetta del pane di castagne alla calabrese5

A dimostrazione che le castagne erano un alimento molto comune e molto usato in passato eco il pane di castagne tipico della Calabria. E’ un antichissimo prodotto perfetto per accompagnare zuppe e minestre autunnali e invernali. Si prepara mescolando 2 parti di farina di grano a una parte di farina di castagne a cui va unito lievito madre, un pizzico di zucchero e un pizzico di sale. E’ molto saporito e perfetto anche per antipasti a base di patè di olive e verdure lessate.

Le crepes di farina di castagne ovvero i necci toscani6

In Toscana le castagne sono davvero molto comuni e presenti in tantissime ricette tra cui il famoso castagnaccio. Una preparazione che merita di essere riscoperta riguarda i necci, ovvero le crepes con farina di castagne che sono per tradizione farcite con ricotta di pecora addolcita da zucchero o miele. Questi gli ingredienti necessari:

300 gr. di farina di castagne,
mezzo litro di acqua a temperatura ambiente,
un cucchiaio di olio
un pizzico di sale fino

Procedimento. In una ciotola alla farina di castagne si aggiunge il cucchiaio di olio, il pizzico di sale e l’acqua versata a filo. Si mescola fino ad avere un impasto liscio e omogeneo. Nel frattempo scalderemo su fiamma vivace un padellino per preparare le crepes. Il padellino va unto con poco olio e verseremo un mestolo di impasto facendo cuocere i necci da entrambi i lati. Si possono farcire sia con ripieno dolce come pere e cioccolato, ad esempio, sia salato con verdure di stagione.

Fonte: ecoblog

Stili alimentari: a scuola “vegani per un giorno”

In occasione della Settimana Vegetariana, Milano Ristorazione propone un menù vegano ai 75.000 bambini delle 450 scuole milanesi servite. Grano saraceno, crema di zucca e zucchine; insalata con tofu e olive; frutta. E durante l’anno l’integrazione a scuola si fa anche con i menù siciliano, milanese, peruviano, cinese e medio-orientale376409

Martedì 1 ottobre sorpresa nel piatto di 75.000 bambini milanesi; quelli dei 457 istituti scolastici pubblici – dalle materne alle medie – serviti a pranzo da Milano Ristorazione. In realtà la giornata era stata ben preannunciata, anche con un volantino spedito a tutte le famiglie, così come si è fatto in altre giornate di integrazione alimentare.  Abbiamo chiesto a Milano Ristorazione il significato e la portata di queste iniziative. Non è la prima volta che organizziamo delle giornate di integrazione alimentare, per aprire i bambini alla scoperta di altre cucine e stili di vita. Abbiamo già fatto i menù etnici, con le giornate di cucina milanese, peruviane e cinese; sono in programma quelle medio-orientale, siciliana e greca. In occasione della Settimana Vegetariana, abbiamo voluto proporre un menù diverso,non solo vegetariano come fatto altre volte, ma addirittura vegano, quindi senza nemmeno derivati animali come uova e latte.
E com’è andata? La “dieta vegana” si sta molto diffondendo ma non è semplice da fare e da mantenere, nemmeno per gli adulti …E’ vero, ma in fondo anche uno dei piatti più tradizionali italiani, come la pasta al pomodoro con basilico, è vegano, se non gli aggiungi il parmigiano. Comunque questo è stato il menù di oggi: come primo, “grano saraceno con crema di zucca e zucchine”; come secondo, “insalata verde con tofu e olive”, poi la frutta. La scelta del grano saraceno è stata fatta anche per i bambini celiaci, perché non contiene glutine. E con il menù vegano, non si hanno problemi nemmeno per i tanti bambini allergici al latte. Bambini contenti?
Molto incuriositi ed è piaciuto molto il grano saraceno, una scoperta. Qualche perplessità tra le famiglie c’è stata, ma siamo sicuri che queste sperimentazioni aiutino ad aprire al nuovo, anche a tavola. E in generale, durante i menù etnici, i bambini sono molto contenti quando ritrovano in quello che mangiano, un po’ delle loro radici e abitudini.

 

Fonte: ecodallecittà

“Formaggi Veg”, intervista all’autrice Grazia Cacciola

Il primo manuale in italiano per preparare in casa latte, yogurt e formaggi vegetali prodotti con legumi e cereali senza aromi artificiali o conservanti. Con questo originale ricettario – adatto a chi ama la cucina naturale e l’autoproduzione – i vegetariani che vogliono abbracciare un’alimentazione vegan e gli intolleranti al lattosio non dovranno più rinunciare ai “gusti rotondi e corposi dei fermentati”. L’intervista all’autrice del libro, Grazia Cacciola.formaggi_veg_cacciola

Finalmente un ricettario unico nel suo genere. Formaggi Veg. Latte, yogurt e formaggi vegetali fatti in casa di Grazia Cacciola edito da Sonda, uscito in libreria il 25 settembre, si presenta come un manuale adatto a tutti, anche ai cuochi meno abili ed esperti, grazie alle spiegazioni dettagliate dell’autrice correlate da oltre 600 fotografie ad alta risoluzione. I vegani etici, consapevoli dell’enorme sofferenza animale ingiustificata che si cela dietro l’industria casearia, troveranno sicuramente in questo libro proposte fantasiose, bilanciate e altamente proteiche per diversificare la propria alimentazione. Mi sento però di consigliare questo manuale soprattutto a chi che non è vegan, perché tra le sue pagine potrà scoprire, conoscere e apprezzare, per usare le parole dell’autrice, “un universo diverso ma popolato di profumate e saporite creme: i formaggi vegan!”. Il cambiamento verso un’alimentazione consapevole ed etica potrebbe partire da questo libro. Abbiamo incontrato Grazia Cacciola.

Sei vegana per motivi etici. Cosa si cela dietro l’industria casearia?

Questa è una domanda che potrebbe richiedere due giorni di monologo! Per una risposta breve direi: molta sofferenza. Per quanto, infatti, i media mostrino immagini di mucche felici sulle confezioni di yogurt e formaggi, non c’è alcun animale felice in un allevamento; ci sono da decine a centinaia di animali tenuti in cattività, in condizioni di profondo disagio, di scarsa igiene e senza nemmeno lo spazio sufficiente per muoversi. A causa di queste pessime condizioni di vita, la maggior parte contrae una serie di malattie che trasmette immediatamente anche ai compagni di sventura sani, rendendo necessario l’uso massiccio di antibiotici e vaccini. Inoltre, per massimizzare la produzione, gli allevatori sono autorizzati ad impiegare ormoni per la crescita e la lattazione. Tutti questi medicinali passano, inevitabilmente, nel latte e nei derivati: i latticini. Questo vale anche per gli allevamenti ‘biologici’, il controllo in Italia è pessimo e volutamente “cieco”.

Le origini del tuo libro. Quale passione ti ha spinta a creare un ricettario di formaggi veg?

La gola! Avendo fatto una scelta di non violenza e salutista, decidendo di non alimentarmi più con prodotti animali, mi mancavano alcuni alimenti e tra questi il formaggio. Ho iniziato diversi anni fa a sperimentare, facendo cagliare o fermentare delle bevande vegetali come il classico latte di soia e poi man mano ho riprodotto ricette che trovavo nei libri, come il classico formaggio crudo di mandorle. Subito dopo ho sentito, però, la necessità di personalizzare, di inventare delle mie ricette come per esempio le sottilette sanissime, la formaggella ai semi di lino e i formaggi a pasta dura che si possono tagliare a fette. Ho visto che in rete giravano poche buone ricette e spesso bilanciate male o dai risultati discutibili; come si può pretendere di chiamare formaggio un prodotto al quale è stato aggiunto l’aroma artificiale di formaggio in un composto di glutine o addirittura su una patata! Abbiamo pensato, dunque, con Sonda, l’editore, di riunire le mie ricette e dare ai lettori, oltre al classico elenco di ingredienti e istruzioni per prepararle, anche le basi scientifiche del formaggio vegetale, affinché tutti possano avere la possibilità nel tempo di apportare modifiche o inventare, perché no, anche i propri formaggi veg!formaggella_semi_lino

Perché non aprire una tua attività di produzione e vendita invece di scrivere un libro?

Perché sono convinta che ognuno debba fare il proprio mestiere. Io scrivo e nei miei libri parlo soprattutto di quello che faccio e di come provare a cambiare il mondo. Questo manuale non è l’ennesimo libro di cucina; è uno strumento nuovo che credo possa servire a chi in questo cambiamento ci crede davvero. Un cambiamento che passa anche dal non utilizzare prodotti animali per una scelta di non violenza. Si pensa, spesso, che le automobili e le industrie siano tra le principali cause di inquinamento mondiale mentre invece sono gli allevamenti intensivi ad avere un forte impatto ambientale sul nostro pianeta. Lo scopo del mio lavoro è dare uno strumento ulteriore per cambiare tipo di alimentazione, non di brevettare delle ricette o delle formule segrete: non voglio che siano segrete o solo una piccola produzione locale! Ho avuto delle intuizioni per alcune ricette e per altre ci ho lavorato con molta passione, a colpi di millilitri e grammi. Queste ricette sono servite a me per affrontare il cambiamento e spero che possano servire a molte persone per affrontare il passaggio ad un’alimentazione completamente etica. E poi in Italia ci sono già ottimi artigiani che fanno squisiti formaggi vegan con materie prime da agricoltura biologica e senza conservanti, da consumare freschi.

Fai dei corsi di autoproduzione di formaggi?

Non faccio dei corsi perché non è il mio lavoro. Ci sono già degli ottimi insegnanti di cucina che tengono dei corsi in tutta la penisola. Io faccio alcuni workshop, di solito a scopo benefico, per aiutare le associazioni onlus di area animalista a raccogliere fondi. Oppure piccoli seminari in occasione di presentazioni del libro. Abbiamo appena fatto un workshop con la LAV a Montecatini, divertendoci tra ricotte e creme, mentre sarò a Bologna il 4 Ottobre per la NotteVeg con ANPANA e LAV e poi a Roma il 20 Ottobre al ristorante veg La Capra Campa. Per tutti gli eventi rimando alla pagina apposita del mio sito Erbaviola.com, perché alcuni sono ancora in fase organizzativa e li annunceremo prossimamente.

Sembrano ricette semplici e facili da preparare. In realtà quanto tempo ci hai messo per creare tutti questi prodotti e riunirli in un libro?

Quando ho iniziato a scrivere questo libro, come ti dicevo prima, avevo già delle ricette mie, in parte condivise sul mio sito. L’argomento è piuttosto nuovo e al momento esistono solo due libri in inglese che però documentano le ricette solo con il testo. Ho pensato che, oltre alla spiegazione, sarebbe stato di aiuto ai lettori anche un servizio fotografico per ogni ricetta che illustrasse passo dopo passo le varie fasi della preparazione. Un lavoro enorme durato un paio di anni e che conta ora più di 600 fotografie ad alta risoluzione. Credo di poter affermare che in questo modo le spiegazioni siano assolutamente chiare e alla portata di chiunque, anche di chi non cucina tutti i giorni o pensa di essere una frana!formaggi_veg_cacciola_1

Scusa la domanda diretta ma le fotografie sono reali o sono solo esempi riprodotti in uno studio fotografico per rendere il libro più “appettibile” da un punto di vista grafico?

Le fotografie le ho fatte io, sono assolutamente reali, non ci sono artifici. Anzi, uno c’è stato: rifare un formaggio anche cinque volte perché la foto non era invitante! Il mio compagno ha dovuto convivere con una fonduta di formaggi alla piemontese in pieno agosto perché dovevo rifare al volo l’immagine! Per non parlare dei ravioli alla scamorza con sfoglia tirata a mano! Non sono riuscita a farli diventare fotogenici! Dopo che io e il mio compagno abbiamo mangiato per quattro giorni consecutivi la stessa ricetta nella speranza di ottenere un’allettante fotografia, sono stata costretta ad optare per i tortellini!

Quali materie prime usi per produrli?

Solo materie prime naturali, soprattutto cereali e legumi per fare il latte da cui si ottengono in seguito i formaggi per cagliata o fermentazione. Pochi addensanti e solo naturali, come l’agar agar. Per questo libro ho selezionato solo ricette alla portata di tutti, limitando molto gli ingredienti difficili da reperire o molto costosi. Potete trovare la maggior parte delle materie prime nei comuni supermercati, come ad esempio il latte di soia (vi consiglio, comunque, di prepararlo in casa seguendo le diverse ricette che ho inserito nel libro). Tutti i formaggi utilizzano latti vegetali e questi arrivano da legumi e cereali. Nulla di più semplice: 100 gr di soia fanno 1 litro di latte di soia che fa una formaggella da 200 grammi. E così via con riso, orzo, avena, mandorle…

Alcuni ingredienti però non mi sembrano così comuni come ad esempio il nigari. Dove si possono reperire gli ingredienti “particolari” da te citati nel libro?

Ho dedicato la parte iniziale del libro agli ingredienti indicando anche come autoprodurli (se possibile) e dove reperirli. Quelli che non si trovano nei comuni negozi di alimenti possono essere acquistati in erboristeria o nei negozi di alimentazione naturale, come ad esempio il nigari, che può essere acquistato anche negli store online. Ha un costo esiguo, circa 1 euro per 100 gr. e se ne usano pochi grammi per volta. Si può comunque sostituire con cloruro di magnesio, acquistabile in tutte le farmacie e anche qui il costo è davvero basso.

Usi degli aromi artificiali o dei conservanti?

Chi mi conosce dalle precedenti pubblicazioni o dal blog sa che sono piuttosto agguerrita verso le sofisticazioni alimentari. Uso conservanti ma solo naturali: l’olio extravergine di oliva e l’olio di girasole, se da agricoltura biologica e spremuti a freddo, sono ottimi conservanti così come l’aceto di mele, che oltre ad essere un altro ottimo conservante, è anche un agente di fermentazione. Stesso discorso per quanto riguarda gli aromi. Ci sono alcuni alimenti, come ad esempio il classico lievito alimentare a scaglie, che oltre a conferire un’aroma di formaggio, è un ottimo alimento ricco di vitamina B12. Ho utilizzato nelle mie ricette un unico aroma che però ho autoprodotto. Vi invito a scoprire nel libro la ricetta per riprodurre l’aroma di affumicato!formaggi_veg

Ci sono degli attrezzi di cui non possiamo fare a meno per preparare i prodotti da te descritti nel libro?

Non si può fare a meno del frullatore che può essere a immersione, a boccale o di un robot da cucina. Ho volutamente semplificato l’attrezzatura affinché le ricette siano alla portata di tutti. Per questo motivo ho preferito utilizzare, invece degli stampi professionali, i contenitori per alimenti o le pirofile da cucina; sono articoli che si trovano facilmente nei nostri scaffali e sono funzionali per la produzione dei formaggi veg. Possiamo ottenere un’ottima fuscella per formaggi bucherellando un contenitore per alimenti. Per yogurt e cagliate, invece, è assolutamente indispensabile il termometro per alimenti.

Come e quanto si mantengono i formaggi veg?

Dipende dal tipo di formaggio. Diciamo che possiamo conservarli in frigo per circa 5-7 giorni; alcuni formaggi possono anche essere congelati (nelle ricette troverete anche questa indicazione). Per conservarli in modo corretto dobbiamo metterli in scatole da alimenti con coperchio e nel caso del tofu in acqua fino a coprirlo.

I celiaci possono mangiare i tuoi formaggi o contengono glutine?

Il 90% dei formaggi in questo libro non contengono glutine. In poche ricette si usa l’avena e ho approntato una tabella delle sostituzioni nei casi di formaggi prodotti con questo ingrediente.

Confrontando i formaggi tradizionali e quelli vegetali quali sono le differenze tra le proprietà nutrizionali?

Notevoli e per questo vi invito a guardare le comparazioni che ho fatto nell’introduzione. I dati dei formaggi tradizionali sono quelli dei protocolli IGP e DOP del Ministero, quindi, il meglio della produzione italiana. La prima cosa che salta immediatamente all’occhio è che i formaggi vegetali sono completamente privi di acidi grassi trans (TFA). Questi grassi, comunemente indicati come ‘colesterolo’, sono una componente del grasso che si origina dalla bioidrogenazione a livello ruminale di lipidi insaturi, presenti nell’alimentazione animale e assenti, invece, in latte e formaggio vegetale. Questi grassi sono all’origine della formazione di placche sclerotiche, dell’insorgenza di arteriosclerosi, malattie coronariche, eventi ischemici. Per non parlare del calcio: non c’è bisogno di latte animale per avere una buona biodisponibilità di calcio, anzi, il latte animale è in larga parte responsabile della fragilità ossea.

I prodotti vegetali di questo libro puntano solo verso la salute: non solo possiamo farci in casa ottimi formaggi vegetali, ma addirittura assumere un cibo ben bilanciato, che ci fa bene e per il quale possiamo finalmente non sentirci in colpa. La formaggella ai semi di lino, piuttosto che il kefyr, sono ottimi prodotti per la flora intestinale, i vari tipi di tofu hanno un ottimo contenuto di calcio e manganese, l’agar agar, con cui sostituisco le gelatine animali, è un’ottima fonte di calcio e ferro. Insomma, invece di sentirci in colpa per il pezzetto di formaggio che ingrassa, possiamo degustare dei formaggi vegetali che fanno bene alla salute!

Il tuo formaggio veg preferito, quello che secondo te è il tuo “capolavoro”?

Il formaggio Erbaviola! Ma ci sto ancora lavorando, ora è un pasta dura, ma potrebbe arrivare presto una versione fermentata. Il lavoro di ricerca non è finito…

Fonte: il cambiamento

Formaggi Veg - Libro

Voto medio su 3 recensioni: Da non perdere

€ 19.9

Gli ingredienti della cucina naturale: l’uva

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L’uva e la vite, rappresentano un vero patrimonio dell’umanità, specie per i paesi della zona Mediterranea, proprio come l’olio. Questa pianta ha moltissime proprietà benefiche, che ne giustificano l’importanza anche nelle culture antiche. La vite nasceva spontanea in Asia, e in tutta l’area del Mediterraneo, e presso i Greci aveva rilievo anche a livello religioso tale da essere simbolo del dio Bacco. Parliamo della Vitis vinifera, dalla quale derivano tutti i vitigni destinati alla produzione di uva da vino e da tavola. L’uva, che sia destinata a fare del vino o ad essere mangiata, contiene molti sali minerali, soprattutto potassio, importante per il benessere della muscolatura, ma anche manganese, rame, fosforo, magnesio, silicio (che fa particolarmente bene a pelle e capelli), cloro e ferro. Per quanto riguarda le vitamine, la A (betacarotene,cioé antiossidante), la B1 (presiede al corretto funzionamento dell’apparato digerente e del sistema nervoso), la B2 (combatte le malattie della pelle, degli occhi e serve per l’accrescimento) la C (rafforza le difese immunitarie, i capillari e favorisce lo sviluppo di denti e ossa) e la PP (importante contro la pellagra). Questi principi nutrizionali, uniti ai polifenoli (di cui uno degli elementi più importanti sono i flavonoidi), fanno sì che l’uva abbia effetto antiossidanteantitumorale e antivirale, in particolare grazie al revestratolo, e favorisce la risoluzione dei problemi legati alla circolazione sanguigna. Il revestratolo, infatti, combatte l’insufficienza venosa, la flebite e la fragilità capillare, rafforza le pareti dei vasi sanguigni, ne favorisce la contrazione e quindi la risalita del sangue dagli arti inferiori al cuore. Sul fronte del vino, va anche detto che diverse ricerche scientifiche hanno chiarito che pochi bicchieri bevuti al pasto non sono dannosi. Anzi, migliorano la stabilità del plasma e contribuiscono alla diminuzione dell’LDL (lipoproteine a bassa densità conosciute anche come colesterolo cattivo) e all’aumento dell’HDL (lipoproteine ad alta densità conosciute anche come colesterolo buono), sempre grazie ai polifenoli. A beneficiare delle virtù benefiche dell’uva è anche la circolazione dell’occhio, poiché svolge azione astringente e previene le emorragie. A livello fitoterapico l’uva è utilizzata per numerosi problemi – oltre alla flebite – per le vene varicose, le gambe pesanti, la couperose, i disturbi della menopausa e quelli emorroidali. Per la bellezza della pelle l’uva è importantissima perché i sali minerali, le vitamine ed i polifenoli che contiene, aiutano sul fronte dell’azione antinvecchiamento, contrastano i radicali liberi e la formazione delle rughe, favoriscono la produzione di collagene ed il rinnovo dell’epidermide. Non ultimo hanno un’azione depigmentante sulle macchie scure. Introdurre l’uva nei pasti quotidiani è una saggia idea, perché tra i tanti pregi è rimineralizzante, lassativa e diuretica. In settembre, poi, i nostri nonni parlavano della famosa ‘cura dell’uva’. Attenzione a non esagerare, però, se si deve tenere la bilancia sotto controllo oppure se si soffre di diabete perché è molto zuccherina. Su 100 gr di uva fresca il potere calorico è pari a 61 kcal.

Fonte: tuttogreen

I muffin alla carota con la ricetta vegana

Pietro Leeman proporrà il suo menù vegano nelle scuole milanesi il primo ottobre in occasione della Settimana mondiale vegetariana e per dessert presenterà i muffin alla carota con la ricetta veganamuffin-carota-620x350

Il primo ottobre, in occasione della Settimana mondiale vegetariana, Pietro Leemann chef stellato del Joia di Milano, preparerà per 80 mila bambini delle scuole milanesi un menù vegetariano che comprende primo piatto con grano saraceno, crema di zucca e zucchine, insalata di tofu con salsa di soia e come dolce muffin alla carota. E vi proponiamo proprio quest’ultima ricetta ossia i muffin alla carota ma nella versione vegana, che non comprende dunque latte, burro e uova e neanche il lievito chimico già pronto ma si userà cremor tartaro e bicarbonato di sodio.

Ingredienti per 10-12 muffin alla carota

200 gr di zucchero di canna, 60 ml. di olio di semi di girasole, 100 gr. di yogurt di soia, 350 gr. di farina
secondo gusto (integrale, di farro, mista ecc.) mezzo cucchiaino di bicarbonato e mezzo cucchiaino di cremor tartaro, 250 gr. di carote finemente grattugiate, 50 gr. di mandorle tritate, cannella, zenzero grattugiato, vaniglia e se piace uva passa oppure gocce di cioccolato.

Procedimento

Accendere il forno a 180 gradi. Preparare la miscela per i muffin di carote mescolando in una ciotola assieme prima tutti gli ingredienti secchi (farina, zucchero, lievito e aromi) e aggiungendo poi l’olio e lo yogurt di soia. Versare il composto negli stampi da cupcake oppure nei pirottini di carta e metterli adagiati sulla teglia. Infornare per circa 20-30 minuti, non ventilato. I muffin possono poi essere ricoperti da una leggera glassa ottenuta con zucchero a velo a cui si aggiungono poche gocce di limone. La crema va così lavorata e resta fluida e vellutata. Si applica sui muffin con una spatola. Si possono decorare inoltre con frutta fresca di stagione tagliata a dadolini.

Fonte: ecoblog

Culinary Misfits, due ragazze cucinano frutta e verdura scartata perché non ha forma perfetta

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A volte, per evitare uno spreco è possibile cominciare ispezionando il frigorifero dove, si sa, vengono consumati i maggiori sprechi alimentari. Questo accade in molte famiglie e, su scala più vasta, anche nei ristoranti e nei supermercati. A questo proposito, in Germania, due ex designerLea Emma Brumsack e Tanja Krakowski,hanno creato un progetto per combattere lo spreco alimentare. Si trattav del primo servizio catering che utilizza solo ingredienti scartati da ristoranti e supermercati e l’hanno chiamato, in modo ironico ed evocativo, Culinary Misfits, perché gioca sul doppio significato di ‘scherzo di natura’ ma anche ‘non adatto’, della parola misfit. Insomma le due ragazze si prendono cura della frutta e della verdura ‘ranocchie’ per farne delle ‘regine’ della tavola! Seguendo il motto ‘l’apparenza inganna’, le due food designer tedesche selezionano ortaggi e frutta di stagione che, per via della loro forma a volte bizzarra o della loro dimensione non standard, i supermercati ed i ristoranti della zona scartano. E’ noto infatti che la grande distribuzione e la ristorazione obbediscono a dei rigidi criteri dimensionali ed estetici che comportano quindi un enorme spreco di alimenti. Con pomodori ammaccati, pastinache e cetrioli troppo incurvati o deformati per essere esposti nei banchi alimentari, le ideatrici di questo catering tuttogreen, creano gustosi piatti da proporre ai clienti, limitando gli sprechi e cercando in loco gli ingredienti. Così si rispettano anche i criteri della distribuzione a chilometri zero. Dopo l’avvio, all’inizio del 2012, con una serie di eventi gastronomici a base di ortaggi biologici, progettati per lanciare l’attività, Culinary Misfits ha trovato una sua sede nel quartiere più trendy di Berlino, Kreuzberg, e sta cercando finanziamenti attraverso il crowfunding.

GUARDA LE FOTO DELLA FRUTTA E VERDURA PIU’ STRANA!thumbs_peperoncinothumbs_patatathumbs_fragolathumbs_melanzanathumbs_pomodoro

Così, proponendo piatti speciali come una zuppa di cetrioli incurvati o un contorno di carote storte, Culinary Misfit potrebbe essere d’ispirazione per progetti anti-spreco alimentare, dimostrando che la vera bellezza sta sotto alla superficie e che basta riflettere un momento prima di cestinare quelli che potrebbero rivelarsi, invece,preziosi ingredienti da riutilizzare, anche nelle nostre cucine.

 

Fonte: tuttogreen

 

Pasta Madre: come preparare il lievito naturale

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Il segreto per un buon pane, anche di quello fatto in casa, è la pasta madre. In questa epoca di crisi, sono in molti a cercare di arrangiarsi a preparare in casa quegli alimenti diventati troppo onerosi per il bilancio familiare. Il pane è senz’altro uno di questi alimenti ma la pasta madre è comunque utile anche per preparare dolci di stagione come panettoni, pandori o colombe.

La pasta madre, detta anche pasta acida, lievito naturale lievito madre, nell’immaginario collettivo è assimilato ad una sorta di blob appiccicoso, dal comportamento tanto imprevedibile da spaventare generazioni di abili e volenterose massaie. Con una buona dose di pazienza e comprendendo a fondo i meccanismi che ne regolano la fermentazione, si può ottenere, in realtà, un buon composto, sano e attivo per decenni. La preparazione classica della pasta madre comincia da un impasto acido spontaneo ottenuto con la lievitazione innescata in un impasto di farina e acqua: questo impasto deve essere lasciato acidificare spontaneamente, permettendo così lo sviluppo di varie specie di batteri.

Ingredienti dell’impasto

  • 200 grammi di farina Manitoba tipo 0;
  • 100 ml di acqua tiepida.

(alcune ricette prevedono l’aggiunta di yogurt, frutta zuccherina e miele, ma si tratta di varianti in realtà poco significative a livello pratico).

Preparazione

La pasta madre va preparata in una cucina in cui la temperatura media è di 22-25 gradi. Mettere la farina in una terrina, aggiungendo l’acqua un po’ per volta fino ad ottenere un impasto molto morbido ma non troppo appiccicoso. L’impasto così ottenuto va messo in un contenitore di vetro precedentemente infarinato; incidere la superficie dell’impasto con un taglio a croce e coprire il contenitore con un panno umido e della pellicola trasparente. L’impasto va lasciato riposare per 48 ore sempre in un luogo tiepido (20 gradi). Può essere utile avvicinare o, comunque, avere all’interno della stanza della frutta matura perché questa favorisce la fermentazione. Trascorse le 48 ore, pesare l’impasto e aggiungere la medesima quantità di farina e il 50% di acqua. Fare riposare per altri due giorni e ripetere nuovamente questa operazione (il cosiddetto rinfresco), con la medesima procedura e le medesime quantità. Al sesto giorno, dopo due rinfreschi, la pasta madre sarà pronta: a questo punto, dovrebbe sprigionare un gradevole profumo d’aceto. Il lievito madre si conserva in frigo, senza problemi, per una settimana: trascorso tale lasso di tempo, è necessario rinfrescarlo di nuovo, con la stessa procedura già descritta, lasciandolo per sei ore a temperatura ambiente, sempre ricoperto dal panno umido e dalla pellicola, per poi riporlo nuovamente in frigo. Per poter conservare la pasta madre negli anni, occorre ripetere PER SEMPRE il rinfresco ogni 5/6 giorni.

Fonte: tuttogreen

Come fare lo yogurt in casa in modo naturale

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Leggero, ideale per uno spuntino sano, poco calorico, amico delle donne e anche dei bambini. ma è lo yogurt, una presenza fissa nel nostro carrello della spesa. Però cominciano in molti a chiedersi: e se lo facessi io? Dopotutto non ci vuole molto: solo un po’ di tempo a disposizione. Bontà e risparmio sono garantiti! Intanto vi serve un litro di latte UHT o fresco intero e delle bustine di fermenti liofilizzati. In alternativa, basta comprare 4 vasetti di yogurt naturale bianco. La prima cosa da fare è scaldare il latte in una pentola: la sua temperatura, però, deve essere compresa tra i trentotto e i quarantasei gradi. Se il latte è UHT ci si ferma a 40° che è la temperatura di fermentazione. Se il latte è fresco pastorizzato o crudo allora prima si fa bollire e poi raffreddarlo fino a 42°. La precisione è importante perché il caldo fà partire la fermentazione ma se eccessivo “uccide” completamente i batteri. Quindi è meglio usare un termometro da cucina (ricordate che quello che non avete in casa, ce l’ha sicuramente la super- organizzata vicina, perciò bussate senza paura). Dopodichè unite al latte i fermenti o il contenuto dei vasetti di yogurt. Amalgamate senza fare grumi. A questo punto, dovete mantenere la temperatura tra i 38° e i 45° per lasciare fermentare il composto. A seconda del grado di cremosità che si vuole raggiungere e del tipo di latte impiegato, si devono far passare dalle 6 alle 12 ore. Per questo ideale è usare un thermos capiente. Altri metodi per tenerlo leggermente caldo sono: tenere in forno appena tiepido (attenzione a non superare i quaranta gradi) per tutta la notte.  Dopo la fase di fermentazione, setacciate il composto con un colino per togliere i grumi del coagulo. Potete dividere in vasetti e mettere in frigo: con questo passaggio fermerete la fermentazione. E, soprattutto, avrete pronto al il vostro yogurt artigianale.

GUARDA IL VIDEO: spiega come fare lo yogurt in poche rapide mosse. Prova anche tu!

Fonte-. tuttogreen

Come fare il pane cotto al sole

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Si può immaginare una pratica più sostenibile di questa? Il pane cotto al sole è sostenibilità all’ennesima potenza, ma è anche una storia delle nostre radici che va riscoperta. Il pane cotto al sole è ispirato dal testo apocrifo Vangelo esseno della pace e la leggenda racconta come il pane cotto al sole sia stato mangiato da Gesù e dai discepoli all’ultima cena.

Approfittiamo del sole di questa stagione per vedere come si prepara.

Di cosa abbiamo bisogno (oltre al sole, ovviamente, e un balconcino dove esporlo):
– mattarello
– 1 chilo di farina di frumento integrale
– sale
– rosmarino o altre erbe aromatiche tritate finissimamente.
– una rete da zanzariera con telaio

Preparazione:
Impastiamo la farina con acqua, sale e le erbe aromatiche e facciamo dei dischetti sottili stendendoli col mattarello (più sono sottili, meglio e più velocemente cuocerà). Disponiamo i dischetti sulla zanzariera ed esponiamola al sole su cavalletti o sedie, affinchè possa prendere aria da entrambe le parti, fino a quando saranno essiccati e croccanti. Il risultato assomiglia molto al pane carasau sardo. Delizioso e dura parecchi giorni.

Fonte: tuttogreen