Gli empori solidali in aiuto alle famiglie in difficoltà

Sono all’incirca 180 gli empori solidali in Italia, distribuiti in 19 regioni, diffusi in quasi tutte le regioni. Una forma di contrasto della povertà che ha vissuto una crescita impressionante negli ultimi tre anni e che continua a essere in forte espansione, con una ventina di nuove aperture già previste nei prossimi mesi.

Il punto sui numeri e sulla situazione italiana è stato fatto nei giorni scorsi alla presentazione del primo Rapporto nazionale sul tema curato da Caritas e CSVnet.

Quella degli empori solidali è una storia di volontariato.

Nati alla fine degli anni ’90, dopo il 2008 hanno iniziato a darsi una forma più organizzata; oggi, alla tradizionale distribuzione delle borse-spesa per aiutare le persone in stato di povertà si affiancano ulteriori servizi di accompagnamento. Gli empori sono servizi simili a un negozio o a un supermercato dove individui o famiglie in situazione di difficoltà economica, accertata in base a determinati parametri, possono recarsi per scegliere prodotti (cibo, vestiti, articoli per la casa, eccetera), acquisendoli gratuitamente attraverso una tessera a punti.

Gli empori sono una forma avanzata di aiuto per le famiglie che vivono situazioni temporanee di povertà; spesso costituiscono un’evoluzione delle tradizionali e ancora molto diffuse (e indispensabili) distribuzioni di “borse-spesa”.

Mendicanti e senza tetto ormai sono solo una minima parte della fascia dei poveri assoluti, che negli ultimi 10 anni in Italia sono aumentati del 182%. Poveri oggi spesso sono lavoratori, pensionati, famiglie numerose, madri single. Per loro il “pacco viveri” regalato dalla parrocchia o il pasto alla mensa dei bisognosi rischiava di essere un’ulteriore miliazione. Ecco allora l’idea, nata a fine anni ’90 ma esplosa nell’ultimo decennio, di creare luoghi simili negozi di alimentari dove chi ha bisogno può fare la spesa riempiendo il carrello con i prodotti più conformi alle proprie abitudini.

Il 57% degli empori (102) ha aperto tra il 2016 e il 2018, quota che sale al 72% se si considera anche l’anno precedente. Il primo è nato nel 1997 a Genova. Nella quasi totalità dei casi gli empori sono gestiti da organizzazioni non profit, spesso in rete fra loro: per il 52% sono associazioni (in maggioranza di volontariato), per il 10% cooperative sociali, per il 35% enti ecclesiastici diocesani o parrocchie, per il 3% enti pubblici. Le Caritas diocesane hanno un ruolo in 137 empori (in 65 casi come promotrici dirette); i Csv lo hanno in 79 empori, offrendo prevalentemente supporti al funzionamento. Gli empori sono aperti per 1.860 ore alla settimana per un totale di oltre 100 mila ore all’anno. La maggioranza apre 2 o 3 giorni alla settimana in giorni infrasettimanali, mentre 37 sono aperti anche il sabato.

L’utenza è anagraficamente molto giovane: il 27,4% (di cui un quinto neonati) ha meno di 15 anni, appena il 6,4% supera i 65. L’86% degli empori offre anche altri servizi come accoglienza e ascolto, orientamento al volontariato e alla ricerca di lavoro, terapia familiare, educativa alimentare o alla gestione del proprio bilancio, consulenza legale ecc. Il costo mensile per la gestione degli empori oscilla tra 0 e 28 mila euro, tuttavia più del 70% si attesta nella fascia tra 1.000 e 4.500 euro. A pesare maggiormente sono le voci di costo relative all’acquisto diretto dei beni (circa 40%) e personale (per il 22%). Gli empori gestiscono: alimenti freschi e ortofrutta (in 124 servizi), alimenti cotti (in 30) e surgelati. Ma anche prodotti per l’igiene e la cura della persona e della casa (in 146 empori), indumenti (in 50), fino ai prodotti farmaceutici, ai piccoli arredi e agli alimenti per gli animali. Quella degli empori è una storia di volontari, che sono presenti in tutte le strutture. Sono stati 5.200 (32 in media) quelli dichiarati nell’attività di questi anni e 3.700 (21) quelli attivi al momento della rilevazione. Presenti anche i volontari stranieri, mediamente 4 per servizio. Sono 178 gli operatori retribuiti dichiarati da 83 empori: 54 di questi ha solo personale part-time; le persone a tempo pieno sono 49 distribuite nei restanti 29 empori, mentre sono 44 i giovani in servizio civile.

Fonte: ilcambiamento.it

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La lezione di Pepe Mujica: il tempo è il bene più prezioso

Una panoramica sulla vita e sulle idee di un personaggio politico decisamente fuori dal coro: l’ex presidente e attuale senatore uruguaiano José Mujica. Rinunciando a buona parte del suo stipendio, vivendo in una fattoria e sostenendo i concetti di sobrietà e semplicità, è stato uno dei capi di Stato più vicini al pensiero della decrescita. Josè Mujica è stato Presidente dell’Uruguay dal 2010 al 2015 e attualmente è senatore sotto la presidenza di Tabaré Vazquez. Per chi crede in un mondo più equo, più sostenibile e più etico è una figura fondamentale, non tanto per i risultati politici ottenuti, quanto per l’esempio che egli stesso fornisce, improntato su uno stile di vita sobrio, sincero e a contatto con la Natura.

Vive tutt’ora – e ci viveva anche da Presidente, avendo rifiutato la residenza a lui riservata – nella sua fattoria di Rincon del Cerro, dove si stabilì con la moglie Lucia negli ottanta, appena uscito dal carcere. Quando venne liberato, quel posto era abbandonato e in rovina. Con la moglie e qualche amico lo rimise a posto e proprio lì – in una modesta casa di campagna con una sala, la cucina, un bagno e la camera da letto – accolse capi di stato, ministri e alti rappresentanti politici.

«Non sono povero – ha sempre detto – sono austero perché voglio la mia libertà e voglio avere tempo di godermela. Non mi piace la povertà, mi piace la sobrietà e mi piace avere un bagaglio leggero». Ai giornalisti che venivano a trovarlo per parlare di politica, raccontava invece come faceva la conserva: «Ci metto pomodori tagliati e schiacciati, poi ci aggiungo un paio di foglie di alloro, un cucchiaio di sale e li copro. Quando la cottura è finita, li metto in un contenitore di acqua, li faccio bollire e poi li lascio mezz’ora a raffreddare».

Da uomo di campagna, ha un rapporto privilegiato con il mondo naturale. Mentre era in viaggio per questioni istituzionali, chiamava sempre a casa per salutare Manuela, la sua cagnetta con tre zampe, e il primo impegno della sua giornata presidenziale – che iniziava con la sveglia di Claudio, uno dei galli del suo pollaio – era una passeggiata con la sua piccola amica. Dalle sue visite istituzionali all’estero, più che regali di rappresentanza, amava portare a casa semi da piantare in giardino.mujica1

Parlando della sua morte, una volta disse: «Non scambierei la mia fattoria per niente al mondo, me ne andrò da qui con le gambe in avanti! Ma se dovessi andarmene, il posto ideale sarebbe la campagna, nel mezzo dell’Uruguay. Sceglierei uno di quei posti in cui guardando in lontananza ti viene da dire “sembra che laggiù ci sia qualcuno”. Adoro la solitudine del campo».

Uno degli aspetti su cui ha sempre insistito di più è quello della qualità del tempo che trascorriamo, che si rivela il bene più prezioso e che spesso è dilapidato in attività inutili e dannose: «Stiamo perdendo la battaglia contro il consumo inutile e la banalizzazione della vita», ha affermato. «Se potessi scegliere qualcosa da lasciare alle nuove generazioni sarebbe questo: la capacità di destinare più tempo alla vita vera».

Quando ha espresso queste considerazioni a Rio si è quasi meravigliato del successo clamoroso che ha avuto il suo discorso, poiché credeva di aver detto delle cose brutte, di aver dipinto un quadro negativo. Evidentemente, aveva colto nel segno. «Si può vivere con sobrietà lasciando che ce ne sia per tutti», dice sfoderando il suo tipico ottimismo utopistico. «Questo non vuol dire tornare all’età delle caverne, ma solo guadagnare in maniera razionale».

Mujica ce l’ha anche con le “teste pensanti” che, a suo modo di vedere, non sono capaci di dare risposte a questo tipo di problemi. Per questo ha sempre cercato, a volte anche combinando dei pasticci politici, di fare dell’Uruguay un “paese esempio”. Fra le riforme più rivoluzionarie possiamo ricordare la depenalizzazione dell’aborto, la legalizzazione del matrimonio fra omosessuali e la regolarizzazione della vendita di marijuana attraverso lo Stato. Nel commentarle, Mujica le definisce “riforme liberali”, ispirate però al liberalismo del suo predecessore di inizio secolo Battle, che introdusse il voto femminile, autorizzò il divorzio e regolamentò la produzione di alcool. La sua crociata contro l’opulenza rimane uno degli insegnamenti più grandiosi. Rinunciò allo stipendio presidenziale destinandolo quasi tutto ad associazioni e organizzazioni benefiche e lottò per anni contro i privilegi, soprattutto economici, della “casta”. «L’organo più sensibile che esiste è il portafogli», diceva parlando dei suoi colleghi senatori, criticando in particolar modo la “sua” sinistra, troppo capitalista per i suoi gusti.mujica2

Refrattario alle cerimonie, non si curava più di tanto neanche della sua sicurezza, che veniva in secondo piano rispetto alla tranquillità domestica. Una sera, mentre leggeva vicino al camino della sua casa, un uomo si introdusse in casa sua e gli mostrò un video in cui comparivano dei paramilitari con atteggiamento minaccioso e poi se ne andò senza dire nulla. Mujica, pur preoccupato, non rese pubblico questo episodio, sia per non creare troppo clamore, sia perché temeva che la sua scorta sarebbe diventata più massiccia e invadente, turbando la quiete rurale della fattoria.

Ma Pepe, anche da Presidente, non ha mai nascosto la sua vera natura e il suo carattere schivo e poco espansivo. Questo lo ha portato molte volte a contravvenire all’etichetta ufficiale, ma ha anche dato risalto ai momenti in cui il suo animo emergeva, come quando si commosse scoprendo che un giardiniere dell’ambasciata uruguaiana in Spagna aveva salvato sul suo cellulare il famoso discorso al vertice di Rio de Janeiro e che lo riascoltava ogni volta che voleva motivarsi e tirarsi su di morale. Al centro del suo mondo non ci sono la lotta politica o gli impegni istituzionali, ma sua moglie Lucia e la sua fattoria di Rincon del Cerro. In questo rifugio, i due vivono come una normalissima coppia di anziani coniugi, passando del tempo sul divano a leggere e a conversare, svolgendo le faccende domestiche, tagliando la legna e andando a trovare i vicini. Era così anche quando era Presidente.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/11/lezione-pepe-mujica-tempo-bene-prezioso/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

In dicembre, a Roma, gli internauti si mobilitano per donare un Natale differente ai senzatetto grazie alle proprie ricerche sul web

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(Roma, 1 dicembre 2017). L’operazione “Un Sorriso Per Natale”, che avrà luogo dal 4 al 23 dicembre, è un’iniziativa del motore di ricerca Lilo.org lanciata dalla studentessa romana Federica Fusco. L’obiettivo dell’operazione è condividere un momento di scambio e convivialità con le persone senza fissa dimora della Capitale.

L’operazione inizierà il prossimo 4 dicembre con la raccolta fondi “gratuita” per finanziare regali di Natale per le persone senzatetto. Gli internauti potranno raccogliere gratuitamente il denaro semplicemente attraverso le loro ricerche sul motore di ricerca Lilo.org. Potranno inoltre lasciare dei messaggi di solidarietà sul sito dell’operazione, messaggi che verranno consegnati alle persone senza fissa dimora assieme ai regali.

La campagna terminerà il 23 dicembre. La giornata inizierà alle ore 10.40 in Piazza della Repubblica a Roma, dove i volontari del motore di ricerca solidale assegneranno differenti quartieri della città agli internauti. Il punto principale dell’operazione sarà il momento di condivisione e d’incontro, nel quale gli internauti volontari offriranno ai senzatetto i messaggi raccolti durante il mese di dicembre e dei regali scelti proprio dai senzatetto stessi. Gli internauti che desiderano partecipare all’iniziativa possono scrivere i loro messaggi ed iscriversi alla distribuzione sul sito dell’operazione Natale.lilo.org.

A Roma, più di 20 persone, tra le quali i primi utilizzatori di Lilo, hanno già risposto positivamente per condividere questo momento di solidarietà con le persone senzatetto. Il motore di ricerca Lilo lancia un appello ai romani per partecipare, attraverso piccoli e semplici gesti, ed esprimere il proprio sostegno alle persone senza fissa dimora.

La campagna Un Sorriso Per Natale è stata realizzata in altre città europee. Lo scorso anno, a Parigi, hanno partecipato più di 400 volontari e sono stati ricevuti quasi 15000 messaggi di speranza per le persone senzatetto (Operation Joyeux Noel).

 

Un Sorriso Per Natale, dal 4 al 23 dicembre 2017 – natale.lilo.org 

1.     Per partecipare gratuitamente alla raccolta fondi : utilizzare il motore di ricerca Lilo.org/it

2.     Per personalizzare la propria partecipazione : scrivere un messaggio di solidarietà sul sito; questo sarà trascritto su delle grandi buste rosse e consegnato, insieme ai regali, ad ogni persona senzatetto incontrata.

3.     Per iscriversi e partecipare all’incontro e alla distribuzione dei regali del 23 dicembre : gli internauti possono partecipare iscrivendosi direttamente sul sito natale.lilo.org/. Il team dei volontari Lilo invierà una mail con tutte le informazioni utili e li accoglierà per consegnargli le buste con i messaggi degli internauti, dividerli in coppie e definire le loro rispettive zone geografiche.

 

Per tutto dicembre, gli internauti possono seguire le ultime novità del progetto Un Sorriso Per Natale sul sito dedicato all’operazione e sulle risorse sociali di Lilo.org (Facebook).

Per saperne di più su Un Sorriso Per Natale, cliccare qui

Ma cos’è esattamente il motore di ricerca Lilo.org?

Lilo.org ha l’obiettivo di diffondere la pratica di un web più etico, grazie ad un modello economico responsabile che finanzia progetti sociali ed ambientali. Durante tutto l’anno, questo motore di ricerca riversa il 50% dei propri profitti a progetti sociali e ambientali, attraverso un’apposita piattaforma. Ad ogni ricerca su Lilo.org, l’internauta guadagna una goccia d’acqua, simbolo del denaro genato con la propria ricerca e simbolo del motore di ricerca Lilo. L’internauta potrà in seguito donare le proprie gocce d’acqua ad uno o più progetti di sua scelta, classificati in quattro categorie: ambiente, sociale, salute, cultura. La Fondazione Slow Food per la Biodiversità che realizza 10 000 orti in Africa, rispettando la biodiversità e la cultura locale e promuovendo cibo buono, pulito e giusto per tutti o Made In Carcere che dona una seconda possibilità alle detenute e una seconda vita ai tessuti, sono esempi di azioni utili che Lilo ha deciso di sostenere dietro a “dei semplici click”. Dalla sua creazione in settembre, circa 90 000 ricerche mensili permettono di finanziare già 6 progetti in Italia.

Per saperne di più sul motore di ricerca solidale Lilo, cliccare qui

Per saperne di più sui progetti sostenuti da Lilo, cliccare qui

https://www.lilo.org/it/

https://www.facebook.com/Lilo-2071872019708188/

Fonte : 5minutiperlambiente.wordpress.com

 

Muore e lascia un milione e mezzo di euro a Elena Cattaneo “per la ricerca scientifica”

Si chiama Franco Fiorini, è un imprenditore malato di poliomielite e morto a 64 anni. Nel testamento ha disposto di destinare tutti i suoi averi a Elena Cattaneo per la sua attività di ricerca scientificastaminali

Un milione e mezzo di euro “alla dottoressa Elena Cattaneo, senatrice a vita, perché li destini come meglio crede alla ricerca scientifica“. Sono queste le volontà testamentarie di Franco Fiorini, dirigente di un’azienda edile emiliana, malato di poliomielite e recentemente scomparso all’età di 64 anni, rese ufficialmente pubbliche il 21 giugno scorso. Un gesto di grande nobiltà e sensibilità, come ha sottolineato la stessa Cattaneo: “Non conoscerò mai con certezza i motivi che lo hanno spinto”, ha detto la ricercatrice a Nature. “Ma il messaggio è estremamente positivo: ci sono persone, come Franco, sensibili all’importanza della scienza e della ricerca per il futuro dell’Italia”. La senatrice ha intenzione di utilizzare i fondi per istituire delle borse di studio da destinare a giovani ricercatori italiani.A causa della sua malattia, contratta durante l’infanzia, Fiorini era parzialmente paralizzato e costretto da tempo su una sedia a rotelle. All’inizio del 2016, aveva contratto un’infezione, che si è aggravata nei mesi seguenti e lo ha portato alla morte il 21 giugno scorso. “Era una persona molto riservata”, ha commentato Paolo Ghedini, legale e amico intimo di Fiorini. “Usciva di rado e non aveva parenti stretti. Ma leggeva di continuo, mi parlava di storia, medicina, politica. Amava riordinare la sua collezione di oltre 5mila libri, la maggior parte relativi a scienza e filosofia”. Il 28 maggio, sempre stando alla ricostruzione di Nature, il notaio di Fiorini aveva informato Cattaneo delle volontà del suo assistito: all’inizio, la senatrice aveva pensato a uno scherzo. Non lo era: grazie davvero, signor Fiorini.

Via: Wired.it

 

L’ITALIA LA FANNO GLI ITALIANI: IL NOSTRO TERRITORIO VERA SCUOLA DI APPRENDIMENTO PER FUTURI IMPRENDITORI

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Qualcuno dice che i nostri bambini andrebbero cresciuti nei Paesi del Nord Europa, perché lì è più tutelato il loro apprendimento e la loro rigorosa formazione. Ma da dove nasce tutta la simpatia che il mondo ci accorda? E tutta la professionalità del nostro lavoro, che anche quando è industriale è artigianale? Se non ci sono generazioni che nascono e crescono in Italia, potremo ancora avere quell’impronta tutta italiana nelle cose che facciamo?

Perché l’italianità non è un timbro con sopra il tricolore o una carta d’identità con il nome della città di un ospedale che ci ha fatti venire al mondo. L’italianità nasce da un modus vivendi ben preciso, patrimonio di chi è cresciuto e vissuto in Italia. Se viaggi sei fortunato, ma se viaggi dopo essere cresciuto in Italia cominci ad essere speciale, hai un valore aggiunto. E non importa se non conosci ancora perfettamente una lingua estera, come avviene in Nord Europa: hai probabilmente delle conoscenze fuori dall’ordinario, hai una base senza uguali. Appoggiare le tue future esperienze all’estero su quella base tutta italiana ti darà una completezza che verrà riconosciuta e apprezzata. Sei mesi all’estero e una lingua è imparata, ma la ricchezza artigianale italiana è nata nello stare immersi, per molti anni, nel caleidoscopio di paesaggi, volti, abitazioni del Bel Paese, ascoltare l’italiano tra i dialetti delle province e cogliere la varietà dei loro singoli fonemi che con una lettera spigolosa, un sibilo, una cadenza arrotondata si fanno sfuggire un ben preciso paese di provenienza. Quale quantità di input ricevono i sensi, immersi in un ambiente così? A quali precisioni sono stati abituati l’udito e gli occhi?

Essere cresciuti in Italia significa essere abituati alle sfumature, a miriadi di dettagli coi quali la mente si forma a visioni complesse. Questa complessità ti entra dentro, forma un patrimonio che nessuno ti potrà insegnare in un altro modo. Ci sono bambini che girano il mondo coi propri genitori, vivendo in luoghi molto diversi, costruendosi un patrimonio culturale enorme, in Italia ti basta fare trenta chilometri per dare a tuo figlio la sensazione di aver attraversato tre confini. Al lodevole perfezionismo dei paesi nordici, al loro ordine e rigore non rispondiamo solo con i nostri primati nel food e nel fashion, ma anche con lo straordinario mondo imprenditoriale italiano. Forse il pullman che portava i nostri più grandi imprenditori a scuola o il treno con il quale raggiungevano i loro primi posti di lavoro era costantemente in ritardo e forse quel ritardo, che costituisce un enorme problema e una perdita in termini economici, sociali e perfino ecologici, ha formato delle teste capaci di affrontare l’imprevisto, di essere vigili e abituate a riorganizzare un’intera giornata nel giro di venti minuti. Tutti gli imprevisti incontrati nel nostro imperfetto Paese ci hanno resi capaci di flessibilità e di comprensione per circostanze diverse. Il mondo ci ama perché noi siamo capaci di capire, sappiamo metterci nelle situazioni degli altri, cambiare prospettiva, assumere altri punti di vista, accogliere nuove visioni. E’ tutto ciò che è Italia che ci ha abituati quotidianamente a farlo. E straordinariamente lo sappiamo fare pur nel fissismo dei nostri valori, delle tradizioni che ci stanno nel cuore, salde come il colonnato del Bernini. E che ci portiamo dentro, come un’impronta benevola, anche quando non vi aderiamo più. In Europa del Nord ci saranno anche i mezzi più puntuali del mondo, ma la prima e la seconda provincia industriale d’Europa l’abbiamo noi: si chiamano Brescia e Bergamo. E se non bastasse, tra le prime dieci province industrializzate ben sei sono italiane. E questi non sono bei sogni all’italiana, sono bei fatti e anche, tra l’altro, buone notizie.

Fonte: buonenotizie.it

Il prete che sforna pizze per aiutare i poveri

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PIACENZA – Bosco dei Santi: un nome un destino. Perché qui, fra le brume dell’argine del Po, poche case, una chiesa a ridosso della frazione di Mortizza, la misericordia trova corrispondenza nella realtà ogni giorno (e notte). «La canonica è sempre aperta. Chi ha fame e chiede aiuto entra e si siede a tavola con me». In trent’anni centinaia di bisognosi hanno bussato alla porta di don Giuseppe Sbuttoni, 68 anni, che pur tra mille difficoltà (e rischi per la propria incolumità) da quando è parroco in questa zona ai margini della città è riuscito a togliere decine di giovani donne dalla strada. In stretta collaborazione con le comunità “Giovanni XXIII” di don Benzi, è conosciuto anche come il prete-pizzaiolo perché finanzia la sua incessante opera di carità impastando e sfornando pizze (e altre prelibatezze). «Con le sole offerte dei parrocchiani riesco a pagare a malapena la bolletta della luce». A cena da lui – e sono frequenti le prenotazioni di associazioni di volontariato, circoli sportivi, rotariani e talvolta pure del sindaco – si assapora il piacere dell’ospitalità e si sostiene la sua attività.
 
CRESCE IL BISOGNO D’AIUTO

Molti gli italiani. Senza lavoro o precari con una paga al limite della sopravvivenza. «Ieri sera si sono presentati marito e moglie disperati con tre bambini affamati». Quella di don Giuseppe non è una carità cieca. «Subito rispondo al bisogno. Nelle emergenze metto a disposizione anche delle stanze. Cerco di instradarli e indirizzarli al lavoro. Se però mi accorgo che si adagiano, dò un po’ di soldi e li lascio andare per far posto ad altri. Chiunque se si sente amato riesce a riscattarsi, ma deve imparare il rispetto, le regole».

«L’EGOISMO CHE AVVELENA»

Montanaro della Val Mozzola, tra Fonovo e Borgotaro, famiglia contadina, terzo di cinque figli – «Mia madre apriva la casa ai poveri. Al primo che si presentava papà cedeva sempre il posto a capotavola» – ha grinta da vendere in quest’angolo rosso d’Emilia. «Ho un solo partito: la sincerità. Se davvero lavori per il bene degli altri non c’è distinzione di colore. L’egoismo è il pericolo che avvelena i nostri giorni. Purtroppo sto diventando vecchio, mentre il carico di responsabilità aumenta: tre parrocchie da gestire, un oratorio e messe al cimitero urbano. No, l’aiuto non mi manca, ma non c’è più un gruppo organizzato come una volta».

Fonte: @CorriereSociale

Ombrelloni gratis per famiglie a basso reddito e anziani. Succede in Versilia

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Duecento sdraio gratis per le famiglie con certificazione Isee non superiore ai 15mila euro l’anno e i pensionati o soggetti seguiti dai servizi sociali che hanno bisogno di cure marine. Succede anche questo in periodo di crisi. L’iniziativa, partita il 1 giugno di quest’anno a Camaiore, in Versilia, durerà fino al 30 settembre. Sembra che al bando abbiano aderito circa 25 stabilimenti balneari, ognuno dei quali ha messo a disposizione un determinato numero di ombrelloni e sdraio, il 20% in più rispetto agli altri anni. Il presidente dei balneari precisa che “in particolar modo si tratta dei bagni che nella loro concessione hanno un tratto lineare perpendicolare alla strada di accesso alla spiaggia. L’ombrellone e le sdraio sono gratuite: so che in alcuni casi anche altri servizi vengono messi a disposizione gratuitamente da chi viene indicato dal Comune. Ormai è una decina di anni che questa collaborazione va avanti. Una collaborazione che abbiamo esteso anche alle associazioni del volontariato presenti sul territorio comunale”.

Un’iniziativa di solidarietà, prevista per i più bisognosi. Le domande per poter usufruire del servizio possono essere presentate entro il prossimo 31 luglio. Tra le categorie che hanno diritto di partecipare al bando ci sono: nuclei familiari residenti sul territorio con certificazione ISEE non superiore a 15 mila euro, pensionati bisognosi di cure marine (con ISEE non superiore a 9 mila euro), cittadini seguiti dai servizi di assistenza sociale, e anche associazioni o enti con scopi umanitari, sociali o sanitari. Un progetto interessante per una Versilia che non mostra solo il suo lato mondano, ma anche quello umano. In questo modo tutti possono godersi l’estate in uno stabilimento balneare a prescindere dalle possibilità economiche. Gli ombrelloni “speciali” sono completamente integrati nello stabilimento che aderisce all’iniziativa e sono dotati di due sdraio come tutti gli altri. Secondo un ultimo aggiornamento del Corriere della Sera, sembra chela disponibilità degli ombrelloni, quest’anno, sia stata estesa anche agli under 25, senza distinzione di censo. Una clausola prevede però un punteggio maggiore nelle graduatorie al gruppo di ragazzi che deciderà di portare al mare anche un “nonno”, cioè una persona anziana. “Un modo per far stare insieme generazioni diverse” e aprire un altro percorso sociale di condivisione. Per maggiori informazioni sull’iniziativa, si può consultare il sito del Comune di Camaiore o contattare l’ufficio Sociale del Comune.

(Foto: will ockenden)

Fonte: ambientebio.it

La bella storia di Marco e del suo riscatto personale e sociale

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La bella storia che vi raccontiamo oggi è quella di Marco: la storia di un riscatto personale da un passato difficile e di un successo lavorativo che, da semplice operaio, lo ha portato a diventare socio e, infine, responsabile della cooperativa per cui lavora. Nel settembre 2003, Marco viene assunto da una cooperativa sociale di Rimini, grazie a due soci della cooperativa che collaboravano con la comunità in cui Marco era all’epoca inserito.“Al tempo”, ricorda, “venivo da un passato di tossicodipendenza e stavo terminando il mio percorso in comunità. Mi ero già reso conto che il lavoro, per me, era una cosa urgentissima, ma forse ancora non immaginavo quanto. Mi ero separato da mia moglie, avevo paura di quello che mi aspettava, ma ero anche fermamente deciso a voltare pagina, volevo a tutti i costi riscattarmi, per me e per mio figlio, che allora aveva solo 4 anni”.

“Ricordo bene che mi misero in guardia più di una volta: che non sarebbe stato facile, perché già altri della mia comunità avevano provato e qualcuno si era perso per strada”. Ma Marco sapeva che questa era un’occasione unica e che non andava sprecata. Si è rimboccato le maniche ed ha imparato diversi lavori, poiché la cooperativa offre numerosi servizi, che vanno dalla raccolta differenziata alle pulizie civili ed industriali, dalle affissioni pubblicitarie alla manutenzione stradale e segnaletica verticale.

E, come racconta lui stesso, il fatto di lavorare in un’impresa sociale – oltre a dargli una seconda possibilità –  ha avuto un ruolo fondamentale nel trasformare la sua vita. “Mi ci è voluto un po’ per mettermi a regime e lavorare con affidabilità: fidandomi di chi mi dava il lavoro e facendo in modo che si fidassero di me. Non sono state poche le crisi, non ho mollato neanche nei momenti più bui, e alla fine ci sono riuscito. Adesso posso dire che il lavoro mi ha restituito anche più di quello che speravo”.

 “Qualche anno più tardi“, continua Marco, “dopo aver raggiunto una certa sicurezza per me e per chi mi stava attorno, non ero più concentrato solo su di me e ho iniziato a guardarmi intorno. Ho iniziato a capire la funzione di una cooperativa sociale, il fatto che i soci, pur essendo proprietari dell’azienda, non si dividono nessun utile a fine anno, perché l’unico obiettivo è quello di creare nuovi posti di lavoro. E’ stato allora che ho capito veramente il valore dell’opportunità’ che mi era stata data”.

“Ho scelto di diventare socio, per partecipare più attivamente e dare anche ad altri l’occasione del riscatto che avevo avuto io”. E poi è arrivata una sorpresa inaspettata: proposta di diventare membro del Consiglio d’Amministrazione: “E’ stata una possibilità che mi è capitata da qualche mese e che ho voluto cogliere. Un impegno importante, di grande responsabilità, che mi fa sentire ancora più coinvolto e mi consente, in un certo senso, di restituire alla cooperativa un po’ di quanto ho ricevuto. Fra i miei impegni personali nel C.d.A. c’è anche quello di tenere unite le persone fra i diversi settori di lavoro, fra chi lavora in ufficio e chi è sulla strada e fra la direzione e gli operai”.

“Oggi come oggi, sono davvero contento del mio lavoro, mi sento affezionato alle persone che ho più vicine, ho costruito dei rapporti di lavoro seri, diventati poi anche belle amicizie, grazie al fatto che ogni giorno si lavora fianco a fianco e ci si aiuta”.

E conclude: “In cooperativa, è vero, ci sono tanti aspetti da migliorare, ma credo che con un po’ di pazienza, comprensione e con la coerenza ai nostri impegni, possiamo superare, com’è già successo, anche i momenti più difficili”.

Fonte: buonenotiziei.t

Nasce l’ambulatorio gratis per chi non può permetterselo

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Lucca si cura in modo solidale: è nato un ambulatorio gratuito per tutti coloro che non hanno il medico di base, soprattutto per le persone immigrate, in alcuni casi senza documenti e privi di assistenza sociosanitaria. L’iniziativa è stata promossa dall’Associazione medici cattolici, dal Rotary Club di Lucca e dall’Arciconfraternita di Misericordia, in collaborazione con la Caritas e con l’Usl 2 di Lucca. Lo sportello, attivo da metà gennaio 2014 , sarà una struttura gratuita di medicina generale e specialistica a tutti gli effetti, e avrà anche una sezione di mediazione culturale.

«L’iniziativa nasce per venire incontro a tutte quelle persone che non possono rivolgersi al medico di base – spiega Sergio Mura, presidente Misericordia Lucca al quotidiano il Tirreno – e che anche per interventi ambulatoriali o per assistenza medica generale (un’influenza, un dolore ecc) sono costretti ad andare al pronto soccorso. La funzione di questo ambulatorio è proprio quella di decongestionare, almeno in parte, i servizi di pronto soccorso, a cui si rivolgono spesso (anche per problematiche non urgenti) immigrati sprovvisti di medico e di iscrizione al servizio sanitario nazionale».

L’ambulatorio funzionerà una volta alla settimana e, all’interno, opereranno medici volontari e infermieri: verranno erogate prestazioni gratuite e potrà offrire anche servizi di pronto soccorso per casi non gravi.
«Abbiamo aderito immediatamente al progetto – spiega sempre al quotidiano il direttore dell’Asl 2 di Lucca, Antonio D’Urso – perché crediamo nel diritto di ogni cittadino ad essere assistito e curato. È bene precisare che il servizio non ha una valenza sostitutiva di quelli svolti dall’Asl, ma ha valore integrativo. Ecco perché è molto importante che anche l’amministrazione comunale sia coinvolta in questo percorso».

Fonte: buonenotizie.it

Chi adotta un bastardino farà una vita meno da cani

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Agevolare ed essere solidale. Con questa premessa la giunta di Avellino ha deliberato che chi adotta un cane presso il canile comunale (o convenzionato che sia) può ottenere fino a 700 euro l’anno come contributo per il pagamento della Tares. Come riporta il Giornale tutto nasce dal fatto che un cane abbandonato costa e quindi il comune irpino ha pensato di trovare una forma di risparmio che sia anche un atto nobile e generoso. L’assessore all’ambiente Giuseppe Ruberto, artefice dell’iniziativa, spiega: «Non si tratta soltanto di realizzare risparmi, ma anche di favorire iniziative di cittadinanza attiva indispensabili per la gestione dei servizi di pubblico interesse».

Un provvedimento simile era stato adottato dai comuni di Teramo e Lecce, stabilendo, per chi accoglie in casa un cane del canile, uno sconto sulla Tares, per il biennio 2014-2015 di 300 euro. A Solarino, nel siracusano, il contributo massimo annuo ammonta a 750 euro, mentre a Bondeno, nel ferrarese, chi adotta uno dei 23 cani ancora presenti nel rifugio gestito dalla Lega nazionale del cane, si vedrà esentato completamente dal pagamento della tassa sull’immondizia.

Fonte: buone notizie.it