Pass Vaccinale: non si sa se i vaccinati siano contagiosi e ci sono dubbi sull’effettiva efficacia dei vaccini. Quindi perché tanta fretta?

La Commissione Europea vuole accelerare sul passaporto vaccinale, a cui è stato cambiato il nome in Pass Verde Digitale, forse per renderlo più “digeribile”. Ma non si ha ancora la certezza se i vaccinati siano contagiosi e ricercatori mettono in dubbio l’effettiva percentuale di efficacia dei vaccini. Quindi perché tutta questa fretta?

La presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, comunicava l’1 marzo sulla sua pagina Twitter:

Entro questo mese presenteremo una proposta legislativa per l’istituzione di un Pass Verde Digitale. Lo scopo è quello di fornire
– la prova che una persona è stata vaccinata;

– l’esito dei tamponi per coloro che ancora non sono stati vaccinati;

– informazioni in caso di guarigione dalla Covid-19.

Il Pass Verde Digitale rispetterà la protezione dei dati, la sicurezza e la privacy.

Il Pass Verde Digitale dovrebbe facilitare la vita agli europei. Lo scopo è quello di consentire gradualmente ai cittadini di viaggiare in sicurezza nell’Ue o all’estero, per lavoro o per turismo.

Quindi il documento, soprannominato elegantemente Pass Verde Digitale, non sarebbe altro che una sorta di passaporto vaccinale che dovrebbe contenere ancora più informazioni su dati sensibili delle persone, come l’esito dei tamponi e la malattia eventualmente già contratta. Quanto ci vorrà prima che ci si accorga che questo “Pass Verde”, dal nome morbido e innocuo, è la stessa cosa del passaporto vaccinale, anzi è anche di più?

Quindi, come potrebbero cadere tutte le problematiche legate alla violazione della privacy, al totalitarismo delle decisioni sanitarie imposte dall’alto, alle libertà e diritti fondamentali delle persone?

Ma anche volendo mettere da parte i problemi di privacy (e di certo non è cosa da fare!), resta ancora un grande interrogativo: quale scopo reale, al di là delle dichiarazioni, ha questo Pass e quale interesse pubblico vuole perseguire? Corrisponde a realtà che potrà consentire “gradualmente ai cittadini di viaggiare in sicurezza nell’Ue o all’estero, per lavoro o per turismo”?

Da quanto si evince da fonti qualificate e autorevoli parrebbe proprio di no. Vediamo perché (più di) qualcosa non torna.

Sul sito dell’Agenzia Italiana del Farmaco alle FAQ relative ai “Meccanismi d’azione e protezione dei vaccini Pfizer e Moderna“, si legge la domanda: “Le persone vaccinate posso trasmettere comunque l’infezione ad altre persone?”. La risposta è la seguente: “Gli studi clinici condotti finora hanno permesso di valutare l’efficacia dei vaccini mRNA sulle forme clinicamente manifeste di Covid-19, ma è necessario più tempo per ottenere dati significativi per dimostrare se i vaccinati si possono infettare in modo asintomatico e contagiare altre persone. Sebbene sia plausibile che la vaccinazione protegga dall’infezione, i vaccinati e le persone che sono in contatto con loro devono continuare ad adottare le misure di protezione anti Covid-19″.

È poi intervenuto sull’argomento il professor Jonathan Van Tam , consulente del governo britannico e vice capo della Sanità inglese: “Le persone che sono state vaccinate contro il coronavirus potrebbero comunque trasmetterlo a chi non ha ancora ricevuto il farmaco, per questo è importante continuare a seguire le regole di distanziamento sociale. Il vaccino può evitare di ammalarsi in modo grave, ma non sappiamo ancora se impedisce il contagio”.

E ci sono anche altre fonti che ci dicono che, al momento, nessuno può affermare che i vaccinati non possano trasmettere il virus.

Inoltre, rispetto alla pubblicizzata percentuale di efficacia dei vaccini autorizzati, che sarebbe al di sopra del 90%, ci sono ricercatori che contestano i dati a supporto. Come per esempio Peter Doshi, associated editor del British Medical Journal, secondo cui, stando a un esame attento dei dati disponibili, l’efficacia dei vaccini Pfizer e Moderna potrebbe essere intorno al 29% anzichè al 95%. Quindi, come ignorare tutte le persone che potrebbero essere state vaccinate senza essere diventate immuni?

Ma non è finita qui. Sempre nelle FAQ del’Aifa alla domanda “La vaccinazione consente di tornare alla vita di prima?”, si legge questa risposta: «Anche se l’efficacia dei vaccini disponibili è molto alta (oltre il 90%) vi sarà sempre una porzione di vaccinati che non svilupperà la difesa immunitaria, inoltre, ancora non sappiamo in maniera definitiva se la vaccinazione impedisce solo la manifestazione della malattia o anche il trasmettersi dell’infezione. Ecco perché essere vaccinati non conferisce un “certificato di libertà” ma occorre continuare ad adottare comportamenti corretti e misure di contenimento del rischio di infezione».

E non c’è nemmeno la certezza dell’eventuale durata dell’immunità, se sviluppata.

Ma allora perché questo fantomatico certificato vaccinale è diventato questione tanto urgente?

Bravo chi troverà la risposta.

Fonte: ilcambiamento.it

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