Ricchezza e povertà: le disuguaglianze si riducono rifiutando il consumismo

Sono stati resi pubblici i dati della ricchezza a livello mondiale e risulta che ventisei multimiliardari hanno una ricchezza pari al reddito di 3 miliardi e 800 milioni di persone che si dibattono fra disperazione e fame.

I dati sono stati diffusi ufficialmente.  Sono dati incredibili, inaccettabili e la forbice continua ad allargarsi invece di diminuire, il che è anche logico: più sei ricco e più avrai la possibilità di diventare ancora più ricco, comprandoti governi e mass media, diversificando i settori di investimento e avendo sempre più influenza e potere. Questo dimostra ancora una volta che la ricchezza in mano, appunto, ai ricchi non si ridistribuisce affatto a tutti, o anche solo a tanti, vecchia stantìa favoletta dei fan del capitalismo, secondo i quali è meglio non tassare chi ha tantissimo, meglio non frapporre loro alcun ostacolo, perché grazie a loro migliorerà la situazione per tutti…

Il dato di fatto, invece, è che loro si arricchiscono sempre di più e la gente impoverisce di conseguenza. I mega-ricchi operano qualsiasi strategia pur di dare il meno possibile alla società e aumentare i loro profitti con ogni mezzo e in ogni modo, sfruttano bestialmente la manodopera, collocano le loro sedi nei paradisi fiscali, pagano tasse irrisorie (se le pagano) rispetto ai loro profitti e, non appena intravedono condizioni migliori, delocalizzano le produzioni laddove il costo del lavoro corrisponde a una miseria. Quindi gli allocchi, con tanto di lauree e prestigiose cattedre universitarie, che continuano a dire che bisogna lasciare fare al mercato, che non bisogna tassare troppo le multinazionali e che non bisogna disturbare i miliardari ma agevolarli in qualsiasi modo, sono praticamente i corifei del suicidio, corresponsabili della conduzione di miliardi di persone alla miseria. I politici e gli Stati in genere, invece di richiedere il giusto e sacrosanto contributo ai Dracula del soldo, li supportano cedendo ben volentieri al ricatto che grazie a loro si ottiene occupazione (fino a che gli fa comodo); ricevuti tutti i benefici possibili e spolpato bene l’osso, i Dracula vanno da qualche altra parte a succhiare sangue. C’è chi pensa che la soluzione stia nei redditi forniti dallo Stato alle persone meno abbienti per farle uscire dalle cosiddette sacche di povertà. Di per se non è una cattiva idea, ma una volta ottenuti i soldi dallo Stato dove e come verranno spesi? Basta vedere chi sono i più ricchi del pianeta per capire che i soldi che vengono spesi non fanno che alimentare il sistema che rende povere le persone stesse e che allarga la forbice fra ricchi e poveri. I più ricchi al mondo sono infatti spesso persone che vendono prodotti in massa cioè che devono la loro ricchezza al sistema consumista. Ai primi posti c’è ad esempio il proprietario di Amazon, Jeff Bezos, che paga le tasse dove e se gli pare, che affonda librerie e ogni tipo di vendita al dettaglio e che sfrutta i lavoratori in maniera sistematica. In classifica c’è anche il suo fratellino cinese, Jack Ma, con il sito di E-commerce Ali Baba che come Amazon vende qualsiasi cosa. Ciò che vendono questi colossi del consumismo è superfluo oppure indispensabile? Per la gran parte è paccottiglia superflua e che non serve per sopravvivere ma solo per fare girare la ruota del grande criceto PIL; e la gente spesso, pur di comprare i prodotti superflui propagandati dalla pubblicità martellante che li spaccia per prodotti indispensabili, si indebita e impoverisce. Fra i mega miliardari non può mancare il settore informatico con Bill Gates e Steve Ballmer della Microsoft, i capi di Google e poi c’è Zuckerberg che con Facebook ha inventato la migliore e più redditizia piattaforma di pubblicità del mondo travestita da social e interamente sovvenzionata dagli utilizzatori che gli regalano tutti i loro dati e lavorano gratis alacremente per lui. E’ singolare poi constatare che malgrado i capi di Google, Zuckerberg o Bill Gates si dicano progressisti e benefattori dell’umanità, donino spiccioli a fondi umanitari, finanzino Ong o ne creino ex novo, la situazione non faccia che precipitare anziché migliorare. E se il loro progresso significa affamare miliardi di persone, forse non è vero progresso considerando che con tutti i soldi che guadagnano la situazione la potrebbero migliorare davvero immediatamente. Continuando a leggere la classifica dei super miliardari, c’è Amancio Ortega, padrone dei vestiti Zara che pubblicitariamente imperversano ovunque; in un paese come il nostro dove gli armadi traboccano di vestiti è veramente un prodigio miracoloso che se ne comprino ancora. Questo la dice lunga sulla potenza enorme del messaggio consumista.

Poi c’è la capa dell’Oreal Francoise Bettencourt, che guida l’azienda di profumi e cosmetici. La Bettencourt e tutti i soggetti che vendono prodotti status symbol sprigionano una capacità di attrazione così forte che, nonostante i loro prodotti siano del tutto superflui, riescono a venderli a milioni di persone e fare guadagni stratosferici. Poi c’è il capo della LVMH Bernard Arnault che vende prodotti di lusso, altro acquisto imprescindibile per il povero che vuole fare finalmente il salto di qualità. E abbiamo i capi di Wal Mart, altro mega supermercato che strangola concorrenza e lavoratori e nel quale viene venduta qualsiasi cosa (superflua). Ci sono i compari della Koch Industries che fanno dell’aggressione all’ambiente da sempre il loro passatempo principale e Sheldon Adelson della Las Vegas Sands proprietario di catene di hotel-casinò in tutto il mondo, altra attività benefica tutta a favore dei poveri…

L’arricchimento stratosferico di queste persone, e tanti altri come loro, non ha come conseguenza solo l’aumento delle disuguaglianze e il dilagare della miseria ma anche lo scempio ambientale, dato che tutte le attività svolte da costoro, e tutte le merci che vengono prodotte e acquistate attraverso i loro canali, aumentano i consumi energetici, l’inquinamento e fanno diventare il mondo una pattumiera. Quindi, per diminuire le disuguaglianze bisogna innanzitutto non buttare i soldi dandoli a questi squali, perché più si danno a loro e più la situazione peggiora e la gente impoverisce. Considerando che gli Stati e la politica sono fermi a un centinaio di anni fa e hanno ancora l’illusione che, se le multinazionali e gli imprenditori guadagnano, ci si guadagna tutti, bisogna che le persone singolarmente inizino a prendere in mano il loro destino.

I soldi vanno usati con grande oculatezza perchè attraverso il loro uso si decide che sistema si vuole supportare. Quindi meglio non ascoltare nessuna sirena della pubblicità, non ascoltare nessuno che dica che bisogna spendere per fare crescere il paese; bisogna invece smettere di sprecare, occorre comprare solo se strettamente necessario, investire localmente, rivolgersi a filiere corte, acquistare da gruppi di acquisto collettivo, creare circuiti locali di supporto reciproco, far nascere progettualità collettive, investire nell’autoproduzione energetica e alimentare. In questo modo ci si sgancia da un sistema votato al suicidio e che rende sempre più ricchi i paperoni del mondo, che vanno invece abbandonati al loro destino; bisogna dar loro minore supporto possibile e creare zone di resilienza e resistenza al consumismo imperante. Questo è il modo per combattere veramente le disuguaglianze; nessuno Stato o governo schiavo dei super ricchi lo farà mai per voi. Invece di prendere questi multimiliardari come esempi di successo e osannarli,  bisogna trattarli per quello che sono: persone senza alcuna morale che hanno smarrito qualsiasi umanità e relazione con la realtà, visto che guadagnare così tanto in un mondo pieno di sofferenza, disperazione e miseria è paragonabile a un crimine contro la stessa specie umana.

Fonte: ilcambiamento.it

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