Piacciono i negozi “Plastic-free”

Ha fatto notizia il supermercato olandese che ha deciso di destinare un intero comparto al “plastic free”, cioè ai prodotti in vendita senza plastica. Ma non è l’unico esempio di un circuito virtuoso, ancora di nicchia ma che convince e sta conquistando i consumatori.9779-10557

Ad Amsterdam il supermercato della catena Ekoplaza (prodotti biologici) ha istituito un comparto dove la plastica non c’è; ciò che si compra ne è privo. La notizia è rimbalzata su tutti i giornali del mondo perché, oggi, pensare a un mondo senza plastica appare per tutti quasi impossibile. Ma così non è. Il market olandese ha deciso di fornire e compostabili o in vetro, metallo e cartone. Anche se nel resto del negozio tutto resta come prima; ma almeno si sperimenta e si verifica se il consumatore gradisce. E gradisce, di questo state certi. Perché sempre più persone sono sensibili su questo fronte e la consapevolezza aumenta in fatto di rifiuti e di impatto ambientale del packaging e dell’uso della plastica. Sian Sutherland, co-fondatore di A Plastic Planet, gruppo di attivisti che sta portando Avanti questa battaglia, ha definito l’iniziativa emblematica ed estremamente importante. “L’isola” plastic-free di Ekoplaza propone 700 prodotti, tra cui carne, salse, cereali, yogurt e cioccolato. Ma non sono solo l’Olanda o Ekoplaza a muoversi. In gennaio il primo ministro inglese Theresa May ha accennato alle “isole plastic-free” nei supermercati in un discorso sull’ambiente e nello stesso mese l’Unione Europea ha reso pubblico il suo programma di rendere riciclabile tutta la plastica utilizzata sul mercato europeo entro il 2030.

Addirittura un paese come il Rwanda ha iniziato una campagna per abbattere l’utilizzo della plastica, rendendo illegale importare, produrre, usare o vendere borse e confezioni di plastica, ad eccezione di prodotti specifici per ospedali e farmaci.

Il giornale Independent ha poi dedicato un ampio articolo al negozio plastic-free di Londra, gestito da Ingrid Caldironi, che vende prodotti sfusi e non a marchio, ma di cui spiega la provenienza, solitamente aziende agricole della zona.

Sempre in Inghilterra, la multinazionale Marks and Spencer ha fatto un primo passo riducendo del 20% la plastica utlizzata per il confezionamento dei prodotti.

Negli Stati Uniti, già dal 2009 i mercati contadini della Bay Area di San Francisco hanno iniziato a eliminare le borse di plastica già nel 2009, cosa che stanno iniziando a fare anche i mercati contadini in Italia. In Italia ci sono i negozi dello sfuso, che si stanno diffondendo un po’ in tutte le regioni, dove si acquistano prodotti senza imballaggio abbattendo quindi anche l’uso delle plastiche. È assolutamente possibile dunque fare un passo come quello di Ekoplaza, che peraltro ha scelto di comunicare la propria scelta con un impatto fortemente comunicativo, accogliendo i clienti con la scritta: “Step into a plastic free world”.

Fonte: ilcambiamento.it

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