Chi inquina, paga? I danni sanitari e ambientali delle attività economiche in Italia: quanto costa l’inquinamento alla collettività (e chi lo paga)

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Il documento redatto dall’Ufficio Valutazione Impatto del Senato della Repubblica lascia intravedere la possibilità che si può rilanciare “l’economia con l’attuazione dell’Accordo di Parigi sul clima e dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite” .

Nel nuovo documento dell’Ufficio Valutazione Impatto del Senato della Repubblica Chi inquina, paga? i costi esterni ambientali generati da ciascun settore dell’economia nazionale sono confrontati con l’ammontare complessivo delle imposte ambientali pagate dal settore (accise sui prodotti energetici, imposte sui veicoli, tasse sul rumore e altre imposte su inquinamento e risorse naturali) e, a seguire, anche con l’ammontare delle agevolazioni fiscali e di altri sussidi dannosi per l’ambiente che vanno a beneficio dello stesso settore, allo scopo di formulare un’ipotesi complessiva di riforma della fiscalità ambientale.388824_2

Una riforma che potrebbe essere completata dall’introduzione graduale di imposte speciali su specifici inquinanti e sull’estrazione di risorse naturali scarse, opportunamente calcolate con un’attività sistematica e regolamentata di misura dei costi esterni sanitari e ambientali associati a tali fattori d’impatto. Questa nuova prospettiva potrebbe agevolare l’attesa riduzione delle tasse sul reddito del fattore lavoro, migliorando l’equità e la trasparenza del sistema fiscale nazionale. Rappresenta, dopo il Catalogo dei sussidi dannosi per l’ambiente, un ulteriore passo verso una proposta per una fiscalità più ecologica per l’Italia. Accise sui prodotti energetici, imposte sui veicoli, tasse sul rumore o su inquinamento e risorse naturali: le tasse ambientali pagate dai residenti in Italia hanno assicurato, nel 2013, un gettito di 53,1 miliardi di euro. Ma è possibile quantificare anche i costi ambientali sopportati dalla collettività, cioè i danni per l’inquinamento prodotto da famiglie e imprese?388824_3

Un primo conto – limitato per il momento alle sole emissioni in atmosfera e al rumore dei trasporti – ha visto le famiglie produrre, nel 2013, danni sanitari e ambientali per 16,6 miliardi, seguite dall’industria (13,9 miliardi) e dall’agricoltura (10,9). Esiste però un forte squilibrio tra chi inquina e chi paga: nel 2013 le famiglie hanno pagato il 70% in più rispetto ai danni creati, le imprese il 26% in meno. Il record degli sconti, 93%, va all’agricoltura. Ci sono margini per una riforma della fiscalità ambientale all’insegna di maggiore equità e trasparenza? Il dossier propone un nuovo approccio per applicare meglio il principio Chi inquina paga, tenendo conto non solo delle tasse ambientali ma anche dei sussidi dannosi per l’ambiente.

Se accompagnata dalla parallela riduzione dell’imposizione fiscale sui redditi da lavoro, – si legge tra le osservazioni fatte dall’ufficio Valutazione del Senato – la riforma della fiscalità ambientale potrebbe avvenire senza incidere sulla pressione fiscale complessiva. Inoltre, essa consentirebbe di finanziare anche un piano di interventi green (infrastrutturali e di sostegno alla green economy) che coniughi gli obiettivi di rilancio dell’economia con l’attuazione dell’Accordo di Parigi sul clima e dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.”

Ai seguenti link il Focus e il Dossier realizzato dall’Ufficio Valutazione Impatto del Senato della Repubblica

 

Fonte: Senato della Repubblica e Arpa Piemonte

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