Grano canadese contaminato: maxi-sequestro a Bari

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Grano canadese contaminato. La scoperta dei Carabinieri forestali ha portato al sequestro di 50mila tonnellate di prodotto importato. Le sostanze contaminate sarebbero finite in pasta e pane nostrani…

Non è la prima volta che ne parliamo, purtroppo. Il grano canadese che importiamo in Italia contiene spesso livelli molto elevati di micotossine, sostanze tossiche che possono danneggiare l’organismo. Questo perché i livelli massimi ammessi di tali sostanze cambiano a seconda della regolamentazione del Paese produttore. E il Canada ha una soglia di sicurezza molto più alta della nostra. Ieri a Bari, un nuovo sequestro. Decine di migliaia di tonnellate di grano, che sarebbero finite nella pasta e nel pane che mangiamo ogni giorno, sono state bloccate. Oggi ci è andata bene, quindi. Ma cosa succederà se verrà approvato il CETA, trattato di libero scambio che l’UE vuole stringere con il Canada?

Micotossine nel grano canadese: il maxi-sequestro

Partiamo dalla vicenda barese. Lo scorso 8 giugno, ha attraccato nel porto di Bari la Cmb Partner, nave proveniente da Vancouver, in Canada, dopo più di un mese di navigazione. Al suo interno, un carico di grano da 50mila tonnellate. Per provare a immaginare la quantità di prodotto, sappiate che per trasportarlo a panifici e pastifici italiani sarebbero occorsi circa 1.600 autoarticolati. I Carabinieri forestali, però, hanno bloccato lo scarico e la commercializzazione. La ragione? Dopo le prime analisi effettuate, i militari avrebbero rinvenuto sostanze nocive in misura maggiore rispetto ai limiti consentiti dalla legge. Il maxi-sequestro sarebbe avvenuto grazie anche all’intervento di Coldiretti Puglia, che ha organizzato un blitz all’uscita del Varco della Vittoria, da dove sbarcano carichi di grano importati da tutto il mondo. Questo almeno è il resoconto di Marco Mangano su La Gazzetta del Mezzogiorno. Che ci ricorda anche l’allarme lanciato da Coldiretti proprio sul grano canadese: per l’associazione, il prodotto è “sotto accusa di continuo“. Le ragioni principali sono due. Innanzitutto per le irregolarità riscontrate più volte sui residui di deossinivalenolo, sostanza conosciuta anche come Don o vomitossina. Si tratta di una pericolosa micotossina che può provocare disturbi anche gravi. La seconda rimostranza riguarda invece l’impiego di glifosate. Il diserbante, che noi tutti conosciamo, sarebbe impiegato in modo intensivo in Canada, nella fase di pre-raccolta. Una pratica che in Italia è vietata.

Grano canadese e concorrenza sleale

L’impiego del glifosate, oltre a destare preoccupazione dal punto di vista ambientale e per la sicurezza alimentare, offrirebbe poi un indebito vantaggio ai produttori stranieri su quelli italiani. Ecco perché Coldiretti Puglia parla di ‘guerra del grano’. Se le aziende agricole estere possono impiegare questo tipo di prodotti chimici, è l’accusa, hanno anche un vantaggio in termini di quantità finali raccolte. Una pratica che abbatte i costi, rendendo insostenibile l’agricoltura nostrana, fatta di limiti di legge più restrittivi a favore della tutela dei consumatori. Secondo il rapporto sui residui di prodotti fitosanitari del Ministero della Salute, i campioni cereali di importazione ‘irregolari’ sono risultati circa 3 volte più numerosi rispetto a quelli italiani. Secondo i dati divulgati l’8 giugno, lo 0,8% dei campioni stranieri sono irregolari dal punto di vista dei limiti di residui di pesticidi. La percentuale scende invece allo 0,3% per i campioni nazionali. La preoccupazione di Coldiretti e produttori italiani è che il Ceta peggiori ulteriormente la situazione. Il Ceta è il Comprehensive economic and trade agreement, accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada. Accordo “contro il quale la Coldiretti si dice pronta a scatenare una mobilitazione per scongiurare il paventato azzeramento strutturale dei dazi“.

Fonte: ambientebio.it

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