Buone pratiche dei Comuni e riduzione della tariffa sui rifiuti a quasi un anno dalla legge contro gli sprechi alimentari

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Si allunga la lista dei comuni che oltre a sviluppare buone pratiche per la riduzione degli sprechi alimentari a favore di chi ne ha bisogno riducono anche la Tari in proporzione alle quantità dei beni donati. Ecco alcune esperienze

Si allunga la lista dei comuni che oltre a sviluppare buone pratiche per la riduzione degli sprechi alimentari a favore di chi vive una situazione di disagio sociale ed economico, riducono anche la tariffa sui rifiuti in proporzione alle quantità certificate dei beni ritirati dalla vendita e donati dalle utenze non domestiche. Alcune di queste esperienze sono state presentate martedì 23 maggio alla Camera dai deputati del Partito Democratico Maria Chiara Gadda e Dario Parrini, assieme ad alcuni sindaci provenienti da diverse Regioni italiane, che si sono attivati per attuare la legge 166/2016 contro gli sprechi alimentari a distanza di quasi un anno dalla sua approvazione.

Alla conferenza stampa sono intervenuti i sindaci Davide Galimberti (Varese) e Brenda Barnini (Empoli, FI), l’assessore Stefano Pellizon (San Stino di Livenza, VE) e l’assessore Carmen Celi (Potenza) e hanno partecipato anche il Tavolo di coordinamento interministeriale che proprio la legge 166/2016 ha istituito presso il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, e a cui partecipano rappresentanti delle imprese e degli enti caritativi. Hanno inoltre portato la loro esperienza l’associazione “Solidarietà in Vallesina” (costituita da 14 Comuni della provincia di Ancona), e il Comune di Bucine (Arezzo) e altre amministrazioni comunali impegnate su questo fronte.

Ad introdurre la conferenza stampa, l’on. Maria Chiara Gadda, promotrice e relatrice alla Camera della norma, che ha fatto una presentazione, “non esaustiva” ha tenuto a precisare, delle iniziative che si sono sviluppate sull’onda della legge “o in continuità con le esperienze avviate in precedenza e che dimostrano come il recupero delle eccedenze alimentari è possibile.” Gadda ha poi passato la parola agli amministratori locali presenti dopo aver sottolineato l’importanza della risoluzione del parlamento europeo sulla riduzione dello spreco alimentare, approvata qualche giorno fa, il 16 maggio. I deputati europei chiedono: di tagliare lo spreco alimentare del 30% entro il 2025 e del 50% entro il 2030, di facilitare le donazioni di cibo e di rendere più chiare le etichette (“da consumarsi preferibilmente entro” e “da consumarsi entro”).

Ecco alcune delle esperienze presentate:

C’è San Stino di Livenza (VE) che nel regolamento della TARI ha introdotto uno sconto fino ad un massimo del 20% della parte variabile della tariffa per le attività commerciali che donano gli alimenti.  Le aziende che intendono donare le eccedenze alimentari per poter ottenere la riduzione della tariffa sui rifiuti dovranno integrare i documenti già in loro possesso con una certificazione dell’Associazione che riceve le donazioni. In questo caso sono stati seguiti i suggerimenti del Banco Alimentare.

A Empoli il comune oltre a recuperare abiti usati (passando dal sistema a cassonetto stradale ai contenitori nelle parrocchie)  ha inserito nel regolamento TARI “la riduzione della tassa per tutte quelle attività commerciali, industriali, professionali e produttive in genere che producono o distribuiscono beni alimentari, e che a titolo gratuito cedono, direttamente o indirettamente, tali beni alimentari per scopi assistenziali, ai fini della  ridistribuzione agli indigenti e alle persone in maggiori condizioni di bisogno ovvero per l’alimentazione animale, proporzionale alla quantità, debitamente certificata, dei beni e dei prodotti ritirati dalla vendita e oggetto di donazione, ai sensi della Legge n. 166 del 19 agosto 2016. A queste utenze, come previsto all’art. 17 L. 166/2016, viene riconosciuta un somma di denaro in rapporto ai kg effettivamente donati (0,225 €/Kg).”

Il comune di Bucine, in provincia di Arezzo, che oltre alla riduzione della tariffa rifiuti per le utenze no domestiche che donano il cibo ha anche programmato una campagna informativa per la promozione di una rete di distribuzione delle eccedenze e un progetto per l’ascolto e il sostegno di cittadini e famiglie che vivono in condizioni di disagio socio-economico.

Nei comuni di Collegno e Grugliasco (Torino) c’è il progetto “Fa bene” che consente alle famiglie in difficoltà di accedere a cibo fresco in cambio di attività di “restituzione”.

C’è anche il progetto “Kiss Mugello” del comune Scarperia e San Piero (Firenze) che in occasione del prossimo Gran Premio d’Italia Moto GP,  all’autodromo del Mugello dal 2 al 4 giugnoha proposto la quinta edizione di un programma di sostenibilità ambientale e sociale che coinvolge team, piloti, spettatori, fans, imprese, addetti ai lavori, la comunità e le organizzazioni non profit. L’obiettivo è quello di aumentare i comportamenti orientati alla sostenibilità nei grandi eventi sportivi con un programma che avrebbe “permesso in questi anni di ridurre l’impatto ambientale connesso all’evento e di sviluppare sempre più riflessi culturali e sociali positivi“.

Ci sono anche 14 comuni della provincia di Ancona che hanno costituito l’associazione “Solidarietà in Vallesina” e dal 2014 hanno avviato una raccolta giornaliera di cibo coinvolgendo più di 40 aziende, anche fuori regione, e 39 associazioni caritatevoli che riescono a sostenere quasi 2.500 persone. Il cibo raccolto viene adeguatamente selezionato grazie anche al supporto della Asl locale che ha organizzato un corso per volontari. I responsabili delle organizzazioni hanno ricevuto invece una formazione di tipo fiscale per la compilazione dei moduli e la stipulazione delle convenzioni con gli esercizi commerciali e le aziende che possono detrarre l’importo della merce donata e poi recuperare anche l’iva. Ecco in sintesi la procedura seguita: “Il cibo arriva in magazzino con la bolla di consegna dell’azienda fornitrice; il documento viene caricato in un programma computerizzato ed al momento della consegna dei prodotti alle Caritas parrocchiali, viene generata un’altra bolla di consegna in modo che l’amministrazione dell’associazione possa sempre tenere sotto controllo le entrate e le uscite dei prodotti in magazzino. ”

La sintesi dal punto di vista numerico in sintesi, tra kg di cibo recuperato, distribuito e valore economico simbolico: “Dal giugno 2014 ad oggi l’associazione “Solidarietà in Vallesina” ha raccolto e distribuito: 250 quintali di pane,3.600 quintali di frutta e verdura,71 mila litri di latte, 4.100 quintali di pasta, scatolame 2.100 quintali, 950 chili di dolci, 120 litri di olio fra semi e d’oliva, 4 mila quintali di latticini, 10 quintali di zucchero, 750 uova, 41 quintali di alimenti vari, 5 mila litri di succhi di frutta. Se simbolicamente si attribuisse il valore della merce distribuita tutta ad €. 1,00 si può stabilire che da quando ha iniziato la propria attività l’associazione “Solidarietà in Vallesina” ha distribuito merce per un valore totale di €. 490.000,00“.

A Carpi (Modena) dal 2007 il comune ha avviato una collaborazione con la Caritas e altre associazioni per il recupero delle eccedenze attraverso iniziative come “il pane in attesa”, sul modello del “caffè sospeso”, e il progetto “S.O.Spesa” e “la Spesa in dono” che consente agli esercizi commerciali di donare l’invenduto alle famiglie in difficoltà economica.

Fonte: ecodallecitta.it

 

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